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	<title>Antonello Cresti Archivi - EreticaMente</title>
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	<description>Cultura, Azione, Identità</description>
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	<title>Antonello Cresti Archivi - EreticaMente</title>
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		<title>Verso la musica divina: note a margine del saggio di Antonello Cresti “La musica e i suoi nemici” – Roberto Siconolfi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jun 2021 05:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un’epoca di dissoluzione a più livelli, a cominciare dal tessuto cognitivo stesso dell’uomo, in un’epoca di conformismi nauseanti, di banalità e ridicolezze di ogni sorta, in quest’epoca, anche la musica, l’arte e la creatività sono sotto attacco. E a quest’attacco, l’uomo “centrato”, consapevole, “sovrano di sé”, l’uomo integrale e creativo, o più semplicemente l’“uomo”, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In un’epoca di dissoluzione a più livelli, a cominciare dal tessuto cognitivo stesso dell’uomo, in un’epoca di conformismi nauseanti, di banalità e ridicolezze di ogni sorta, in quest’epoca, anche la musica, l’arte e la creatività sono sotto attacco. E a quest’attacco, l’uomo “centrato”, consapevole, “sovrano di sé”, l’uomo integrale e creativo, o più semplicemente l’“uomo”, non può che rispondere con altrettanta volontà “distruttiva”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Distruggere per ricominciare</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La distruzione è una cosa seria! Una scienza, una capacità, un’arte, una connessione con le energie sottili della realtà, e che potremmo collegare allo Shiva della trimurti indù, il “distruttore”, o meglio il “trasformatore”. Perché ogni distruzione provoca invero una “trasformazione”, un ripristino dello “stato di ordine”, un riavvio della realtà in un nuovo ciclo. Ecco, il saggio di Antonello Cresti <em>La musica e i suoi nemici </em>(Uno editori, 2020) va in questa direzione! Cresti li menziona tutti i feticci della musica e della gioventù contemporanea che vanno letteralmente bruciati in questo rogo sacro della spazzatura postmoderna. Dai mostri di laboratorio della Trap o dei Talent, ai fighetti dell’Indie, alla ribellione finto stracciona alla Manu Chao-Primo maggio-Centro Sociale Okkupato, ai noiosissimi ambienti chiccati del Jazz, alle esterofile congreghe della World Music, fino all’esibizionismo ingessato di quel che resta della musica sinfonica. E’ questo lo stato attuale della musica! E non c’è da fuggire, da criticare o da giudicare, ma semplicemente da prenderne atto “andando oltre”, e farlo provocando, spezzando il “politicamente corretto artistico” e tornando soprattutto ad essere sé stessi e a vivere la propria vita – non quella fabbricata dalle società di marketing, dai media e dalle novelle scuole-azienda “politicamente corrette”. Tornare a dare dignità alla musica come dice lo stesso autore,  ad essere creativi, a fare arte! Perché la musica e l’arte non è, almeno non solo, fenomeno commerciale, né tantomeno psicologico o sociale: la musica è “scintilla”, un attimo di intuizione, di connessione divina!</p>
<p style="text-align: center;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-50039 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/06/S-3-1-300x192.jpg" alt="" width="300" height="192" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/06/S-3-1-300x192.jpg 300w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/06/S-3-1-768x492.jpg 768w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/06/S-3-1.jpg 950w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Schifosamente conformisti…la ribellione capitanata dalla élite!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Aspetto fondamentale messo in luce dal saggio di Cresti è quello del conformismo/ribelle di tutta una generazione di musicisti, i quali riecheggiano gli slogan scritti dalle grandi multinazionali e funzionali allo status quo, e lo fanno apparendo ribelli, appunto, e contrapponendosi ai nemici fabbricati dalle élite (Trump, Bolsonaro, Orban, Salvini, Meloni, ecc.). E’ la differenza che fa Fukuyama nella sua semplificazione élitistica della realtà “da un lato ci sono le élite e dall’altra i fascisti”! Ecco, queste band, questi divi, questi personaggi della musica, da veri e buoni cortigiani di tali élite, gridano costantemente al fascismo, al razzismo, al negazionismo e all’analfabetismo funzionale, e perdipiù come atto di “ribellione”. Ma se il conformismo è la veste del cortigiano, lo è pure dell’“uomo/massa”, dello schiavo, il quale, parafrasando Julius Evola, non è schiavo perché “costretto” a faticare al servizio di qualcun altro, ma proprio perché “concepisce” la vita come fatica al servizio di qualcun altro.  E se togliamo “fatica” e inseriamo “conformarsi” fa lo stesso. Con la sottile differenza che mentre gli schiavi dell’antichità faticavano “per” le piramidi, quelli della postmodernità “sono” la piramide! E non ultimo quel “manichino scarabocchiato” eletto a paladino della lotta alla censura in RAI. Censura? Ma la TV avrebbe bisogno di un po’ di censura, e quella “vera” alla vecchia maniera! In quel marasma di disinformazione, frivolezze e lascività che dispensa a qualunque ora del giorno – salvo poi mettere il bollino rosso agli erotici della mezzanotte! Eh già, perché dalle delizie della società odierna e postmoderna si erge un vero e proprio “puritanesimo invertito”, nel quale è obbligatorio adempiere ai nuovi e relativi principi religiosi.</p>
<p style="text-align: justify;">E se il vecchio puritanesimo era bigotto, moralista, ipocrita, anche quello di oggi lo è. Tuttavia sostituisce al “vietato scopare” degli anni addietro il vietato “non” scopare di oggi – tranne se politicamente scorretto – svilendo la stessa natura divina e creatrice dell’eros, e riducendo l’uomo e la donna a mera corporeità da accoppiare come in zootecnia. Detti, luoghi comuni, stereotipi, scemenze di ieri e di oggi, alla costruzione di questo polpettone di ignoranza e idiozia hanno contribuito tutta la “cultura della liberazione” degli anni ’60-’70 – più precisamente la sua fase terminale e degradata – e le trivialità degli anni ’80 e ’90 in particolare insediatesi in Italia nelle reti Fininvest, come giustamente annota Cresti. Traslando l’analisi dalla musica alla società giovanile possiamo dire che il sinistrato – e pure il destroide – da Centro Sociale e il fighetto/tamarro alla sesso-soldi-successo sono due lati della stessa medaglia. Sono le due maschere del “fesso postmoderno”, alla disperata rincorsa dell’effimero, dell’evasione, della fissazione. Categorie su categorie, etichette su etichette, giudizi soggettivi e morali di ogni sorta che “manco l’inquisizione”, tutto pur di non essere sé stessi e guardare in faccia alla realtà! Fanno i trasgressivi, ma quando li conosci da vicino sembrano “un tran tran da vecchie zitelle, unite in un culto comune, caste, inacidite, pettegole, e che si ritrovano scandalizzate quando si parla male della loro religione” (cit. Drieu La Rochelle – Fuoco Fatuo); ignavi, sempre pronti ad abbassare alla loro mediocrità chi spicca, a incanalare in binari prestabiliti ogni forma di creatività – artistica, intellettuale, umana, ecc. Persino la concezione delle droghe è fasulla in questi soggetti, come annota il Cresti. Abbiamo passato epoche, infatti, dove le sostanze psicotrope costituivano la porta d’accesso verso “piani di esistenza” non ordinari, il collante di determinate subculture giovanili, lo strumento di nichilistiche volontà autodistruttive, di creatività “aumentate” e di tentativi di socialità o asocialità, seppur opinabili.  Ebbene, questi manco lo sanno perché si drogano. Parlano di sostanze con la stessa ordinarietà di una massaia che va a fare la spesa. Completamente idioti anche nello sballo, sono più artificiali di una droga sintetica!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Trasgressivi? Ma meglio preti e monache!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Uno degli inganni maggiori del nostro tempo, l’ennesima <em>Grande Truffa del Rock’n’Roll</em> alla Malcolm McLaren, e ben messo in luce dal Cresti, è quello della trasgressione. La maggior parte di questi gruppi e personaggi del mondo musicale seppur lo sembrano non trasgrediscono proprio nulla, e comunque non il “sistema”, anzi loro “sono” il sistema. La trasgressione all’insegna di certe tematiche e stili di vita era possibile quando ancora vi era un asse di valori introno al quale ruotare (la religione cristiana, le ideologie politiche, la famiglia, l’individualismo borghese alla vecchia maniera), di conseguenza esisteva una zona “effettivamente” trasgressiva (da <em>transgredi</em> “andare oltre”), la quale viveva “oltre” questo asse. Oggi che invece l’asse è costituito dall’edonismo – un edonismo di stampo mercantilistico-neorelgioso – dal culto, o meglio schiavitù, dei sensi, dei <em>chakra</em> (centri di energia) bassi dell’ìndividuo – gli impulsi, la venialità, il sentimentalismo (vedasi buonismo) –, oggi è l’“uomo virtuoso” il trasgressivo! E a questo uomo virtuoso, con tutto ciò che concerne il Covid, aggiungiamo il “dotato ancora di pensiero logico”,  simbolo di un potere gerarchico e autoritario. Caratteristica da abbattere per i nuovi “ribelli della pulsione”, che invece vorrebbero un mondo di emotività, strepitii e lamenti – “come si permette questa logica di dirmi quello che devo fare? La mente è mia e faccio quello che voglio!”  Bersaglio fondamentale della musica contemporanea, o meglio dei “nemici della musica contemporanea”, è la qualità. Cominciando dai Trapper con le voci robottizzate, quantizzate, standardizzate dall’Autotune – caratteristico effetto vocale –, riconoscibili per quella maledettissima timbrica altrettanto riconoscibile per la sua cacofonia snervante, da aprirgli la gola e strappargli le corde vocali – Autotune compreso. Proseguendo per tutta quella spazzatura stereotipata commerciale che è la musica passata dalle radio e che fa rimpiangere la dance anni ’90; per giungere sino alla musica colta – dal jazz alla sinfonica – la quale subisce gli effetti omologanti e mediocrizzanti del virtuosismo professionale, della scarsità di investimenti, del formalismo da serata di gala e perfino delle raccomandazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’uomo è peggiorato &#8211; Sulla qualità</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In questo quadro uno degli elementi da cogliere, forse quello principale, è quello di tipo antropologico. La musica è peggiorata, perché come annota il Cresti è frutto di apatia, mancanza di carattere e soprattutto, aggiungiamo, l’“uomo è peggiorato”, o meglio decaduto; secondo un moto temporale che non è lineare ma “circolare”, e per il quale non si “evolve” verso un futuro aureo, ma si “decade” da un passato aureo. E per peggiorata non intendiamo giudicare il tipo di musica vigente, alla maniera dei puritani appunto, i quali giudicavano il rock o il punk come “musica del demonio”. Cosa tra l’altro che se depurata di quello sfondo religioso ha una sua parte di verità, in quanto il rock e i suoi derivati rappresentano il “caos” per eccellenza, in ambito vibrazionale, musicale e socio-antropologico. Per peggiorata si intende che oramai la musica di oggi è scarica! E’ scarica di energia, al pari della cosiddetta cultura e dei cosiddetti intellettuali di punta dell’egemonia culturale a banda unica: questa musica è frutto di un “pensiero morto”, e per pensiero non intendiamo la capacità logica ma la “forza” pensiero. Non c’è fiamma in questi personaggi, non c’è vita, non c’è luce, le loro menti sono oscurate, le loro anime inabissate, i loro virtuosismi, le loro audiofilile, le loro spocchie creano distanza, repulsione; le loro composizioni sono stanche, ripetizioni di forme stanche ad opera di gente stanca, o “morta” per meglio dire! Non  si investe in musica e in cultura – con la cultura non si mangia! Cortezza mentale, e pure di portafogli, dell’<em>homo oeconomicus</em>, o più semplicemente “le rughe han troppi secoli oramai, truccarle non si può più” (cit. Lucio Battisti). Certo è che “abbassare le aspettative di fronte a una manifestazione creativa significa schiacciare la componente animica dell’uomo sotto il peso della totale assenza emotiva, relegandolo all’essere un individuo senza identità, buono solo a consumare e produrre” (pp. 87-88).</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-50040 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/06/S-2-1-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/06/S-2-1-207x300.jpg 207w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/06/S-2-1.jpg 431w" sizes="(max-width: 207px) 100vw, 207px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ma poi che economia? Molti di questi soggetti non sanno manco organizzare bene uno spettacolo e manco far soldi! Cresti riporta un articolo di Enrico Ruggeri sulle capacità di profitto di uno dei tanti trapper bene in vista, e nota come facendo le dovute proporzioni, analizzando gli utili prelevati da Spotify, egli guadagnasse meno della sua baby sitter. E’ il “like” che interessa, nemmeno più il profitto! Un tripudio di stupidità egoica, talmente stupida da non essere in grado nemmeno di tutelare i propri interessi!  Genio e sregolatezza? Ma anche no!  Sono talmente stupidi e ripiegati nel ventre molle dell’Occidente decaduto, che malmenarli per bene potrebbe avere un effetto salvifico. Anziché coccolarli e disquisire sulla loro “tecnica” e sui loro “caratteracci” – ma dove poi?! – una bella “paliata”, si direbbe a Napoli, e forse qualcuno lo riprendiamo! Ora, che tutto ciò sia voluto o meno lo lasciamo all’eterno dibattito tra cospirazionisti e anticospirazionisti, noi più utilmente prendiamo atto dicendo che questo è un passaggio necessario, una cenere, un morte dalla quale risorgere. E risorgere per tornare al punto di partenza, ma ad un livello superiore, laddove la circolarità del tempo da noi menzionata diviene “spirale evolutiva”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’arte, dono degli dei!  </strong><strong>L’uomo nuovo, la nuova élite, il nuovo ciclo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E il punto successivo è il ritorno all’arte divina, un “nuovo ciclo” per delle “nuove élite artistico-culturali”, la cui capacità è appunto quella di “connettersi” al divino. Queste nuove élite, già oggi hanno il compito di condurre in vita la “propria” vita, adempiendo al loro <em>dharma</em> di artisti, musicisti, uomini di cultura, “contro tutto e tutti” se necessario, contro le condizionalità economiche e culturali della società del mercato e del “politicamente corretto”. Questa nuova élite trarrà giovamento dalla postmodernità e da alcuni dei suoi indiscussi prodigi, da tutte le sue innovazioni tecnologiche – giustamente notate dal Cresti nell’ambito musicale – e dai suoi nuovi orizzonti di nicchia, o meglio da tribù postmoderna! (cit. Michel Maffesoli).  Tribù di creatori, amatori, appassionati veri di musica. Tribù nelle quali la musica viene “coltivata”, recuperando la sua aura magica, “divina”!  Per Antonello bisogna “concentrare le nostre vite su ciò che amiamo” (p. 32), “facciamo valere allora la nostra diversità al massimo livello, cercando di valorizzare con ogni forza le nostre modalità espressive […] Nel culto della propria diversità, anche della “stranezza”, perché no, si può fuggire dalla stretta cinghia del successo e divenire però ‘importanti’, realizzare qualcosa che non si brucia nella fiammata dell’attimo, ma che carsicamente continuerà a riemergere continuamente, poiché, come Tolkien ben sapeva, ‘le radici profonde non gelano’” (p. 132).</p>
<p style="text-align: justify;">La sfida è ardua ma “il gioco vale la candela”, pure dal punto di vista strettamente pragmatico. Perché a non seguire le suddette condizionalità si riguadagna innanzitutto la propria vita, e vivere la propria vita è un’altra cosa del vivere quella altrui o dettata da altri. E’ un continuo stare nella gioia, nel fuoco divino, “nel” divino, ovvero all’interno dell’unico piano di realtà possibile, quello che collega la terra “al” divino.  Le nuove élite artistico-culturali avranno il compito di distruggere l’attuale panorama culturale e di farlo attraverso la forza del bene, di ciò che è “giusto, buono e bello”. Magnetica luce positiva, che come in un “caos rigenerante” ma illuminato dal “raggio solare” rimette l’asse al centro, “ripristinando l’ordine”, e portando tale luce laddove la luce potrebbe sorgere ma ha bisogno di stimoli e anche laddove impera l’oscurità! Soltanto da questo fuoco distruttore e rigenerante è possibile “andare oltre”, e ricostruire tutto. Ricostruire tutto ma dopo aver incenerito <em>La musica e i suoi nemici</em>!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roberto Siconolfi</strong></p>

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		<title>EreticaMente intervista Antonello Cresti &#8211;  a cura di Maurizio L&#8217;Episcopia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jan 2021 16:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Antonello Cresti]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[maurizio lepiscopia]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo intervistato Antonello Cresti, critico musicale ma anche musicista, da anni attivo oltre che nella critica musicale vera e propria anche nella descrizione di una serie di meccanismi “perversi” tesi a fare del mondo musicale il territorio prediletto dal Sistema liberal-democratico quale veicolo del proprio Pensiero Unico.Da pochissimo è uscito il suo ultimo saggio: “La [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Abbiamo intervistato Antonello Cresti, critico musicale ma anche musicista, da anni attivo oltre che nella critica musicale vera e propria anche nella descrizione di una serie di meccanismi “perversi” tesi a fare del mondo musicale il territorio prediletto dal Sistema liberal-democratico quale veicolo del proprio Pensiero Unico.Da pochissimo è uscito il suo ultimo saggio: “La musica e i suoi nemici. Dai talent show alla trap: come l’industria discografica crea il conformismo di massa” (Uno Editori). Abbiamo parlato con lui di questo e di molto altro.</p>
<p style="text-align: center;"><strong> <img decoding="async" class="aligncenter wp-image-48490 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/01/M-3-2-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/01/M-3-2-210x300.jpg 210w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/01/M-3-2-718x1024.jpg 718w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/01/M-3-2-768x1096.jpg 768w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/01/M-3-2-1076x1536.jpg 1076w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/01/M-3-2.jpg 1435w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai scritto numerosi libri sull’importanza della musica e sull’attenzione che la narrazione comune liberal-capitalista dedica alla sua strumentalizzazione ai propri fini “ideali” e al suo “depotenziamento”. Vuoi spiegarci il tuo pensiero?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Non è una novità che l’Arte possa essere utilizzata con finalità propagandistiche, e del resto il rapporto tra creatività e Potere raramente è stato risolto in maniera netta anche nel passato. Ciò che però è una novità dei tempi ultimi che viviamo è il fatto che ci troviamo di fronte ad un pensiero di matrice totalitaria, che non ha alcun interesse ad edificare la propria grandezza anche su una propria estetica, su una propria idea di bellezza. Il Pensiero Unico neoliberista infatti predilige il disarmonico, il banale, il passivo senza offrire nessuna reale forma di identificazione. E’ nemico del bello, e come tale si oppone fermamente a qualsiasi libera espressione di creatività che celebri l’Uomo, lo Spirito… Ecco dunque che la musica “gastronomica” di oggi – corrispettivo in suoni del fast food – non solo non mette in difficoltà la narrazione egemonica, ma, per così dire la accompagna in maniera osmotica. Insomma, per metterla in altri termini, il fatto che tanta musica che ascoltiamo oggi sia “brutta” non è certamente un caso…&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ritieni che negli ambienti che si oppongono alla globalizzazione si ponga poca attenzione al mondo musicale e ai suoi meccanismi? Se sì, per quale motivo, a tuo avviso?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Gli ambienti della contestazione hanno via via smarrito il senso della esperienza creativa. Che era stata fondativa nelle avanguardie, ma che aveva avuto un ruolo determinante anche in altre stagioni (penso certamente a tutta la controcultura, ma anche a certi aspetti del Maggio Francese o agli Indiani Metropolitani). Aver perso questa capacità di linguaggio ha enormemente impoverito il terreno del mondo “alternativo” che ha finito per condividere il linguaggio del potere, da un punto di vista strutturale. Questo vale per la cosiddetta sinistra, oramai schiacciata sui più imbecilli slogan del politicallycorrect, e vale per la cosiddetta destra che – storicamente – ha sempre avuto una sorta di sospetto antropologico per la dimensione underground. Inutile dire che in entrambi i casi, si tratta a mio avviso di un grande errore…&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ribadisci spesso che la musica può essere “rivoluzionaria”, anche inconsapevolmente. A tutti coloro che ne sottovalutano questo potenziale cosa ti senti di rispondere?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il Suono è intrinsecamente rivoluzionario. Sono le grandi narrazioni cosmogoniche presenti tra ipopoli di questo pianeta a spiegarcelo chiaramente… Non è una questione di linguaggio esplicito, ma di potenziale profondo. Naturalmente questo potenziale – che è enorme e per molti aspetti ancora non indagato – può essere utilizzato per nobili fini o per schiacciare l’umanità. In un disegno di ipnosi collettiva – che mi sembra particolarmente evidente in queste settimane e mesi – è evidente che questo “potere sottile” del suono e della comunicazione musicale verrà utilizzato per provocare una apatia indotta che prepari il terreno alla distruzione del dubbio e del pensiero critico. Quando ascoltiamo – o meglio subiamo – le canzonette del Regime non solo vediamo offeso il senso del Bello, ma siamo sottoposti ad una sorta di lavaggio del cervello…&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giustamente contestualizzi il concetto di trasgressione: ossia, l’andare contro-corrente ai valori e alle narrazioni collettive, quindi alla narrazione comune del proprio tempo. La “trasgressione” innocua e fuori contesto diventa dunque, invece, la migliore alleata dei “nemici della musica”?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Come la vera trasgressione è nemica del Potere, quella falsa, di facciata, è funzionale a produrre il suo contrario, ovverosia un conformismo becero e monolitico. Ma il rischio maggiore – che il Sistema conosce bene e cavalca – è quello di generare in queste masse di individui conformi l’idea di stare perseguendo una forma di trasgressione o libertà. Ecco dunque che questi idoletti tatuati, venduti nel profondo dell’anima, si prestano al gioco e conducono alla passività tantissime persone. Si tratta di un cortocircuito che deve essere disinnescato e dobbiamo essere desti per farlo.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sottolinei spesso che la musica ha a che fare con il Rito e il Divino e che la forza dell’Artista “umanizzato” è proprio il risveglio, cosciente o meno che sia, di quest’energia in essa insita. Puoi spiegarci meglio?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Oggi si definisce “artista” qualsiasi persona che operi nel mondo dell’entertainment (uso questo anglismo non a caso…), ma evidentemente si tratta di una distorsione. L’Artista avrebbe una enorme responsabilità poiché sarebbe chiamato a condurre tramite il ricorso ad un linguaggio non convenzionale oltre i canoni del quotidianamente accettato. L’Artista è un ponte tra noi e il Cosmo che dovrebbe risvegliare ad una modalità non barbaramente materialistica. Farci sapere che esiste un Oltre è il compito dell’Arte. Ciò che si situa sotto questa soglia è altro, e non è detto neanche che si tratti di qualcosa di inoffensivo…&#8221;</p>
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<p style="text-align: justify;"><strong>Solitamente, la gioventù ha dettato stili e codici che volevano, in qualche modo, infrangere la “morale” vigente. E’ solo l’impressione di un nostalgico che sta invecchiando oppure la sovversione del music business attuale sta proprio nell’annullare ogni tendenza di nichilismo attivo e ribellione giovanile fino a imporre e manipolare i giovani dettando loro l’agenda “sistemica”?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Spesso sono coloro che stanno relegando i giovani ad un ruolo di spettatori ad essere i primi che intessono una “mistica della gioventù” totalmente fuori luogo in questi tempi. No, non si tratta di noi che siamo invecchiati. Si tratta, e lo spiego lungamente nel libro, della scomparsa della categoria di gioventù intesa ovviamente non come dato anagrafico, ma come categoria dell’essere. Se i giovani scelgono come strada l’omologazione, il gregge, quasi una forma di nascondimento, invece che l’idea di evincersi per differenza, è evidente che questo non potrà non avere ripercussioni disastrose sulla Musica e soprattutto sul ruolo attivo che essa può rivestire in positivo nella nostra società. Senza la spinta dei giovani resta infatti solo la testimonianza. E tutta la buona musica che ancora oggi resiste è – mi dispiace dirlo – solo testimonianza e niente più…&#8221;</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-48489 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/01/M-2-2-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/01/M-2-2-194x300.jpg 194w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2021/01/M-2-2.jpg 639w" sizes="(max-width: 194px) 100vw, 194px" /></p>
<p style="text-align: right;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Musica senza più “umanità”. Cosa si intende precisamente con tale concetto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La disumanizzazione del medium musicale è perseguita a livello strutturale dalla industria discografiche. Ritmiche robotiche, sonorità livellate, distruzione delle dinamiche, standardizzazione delle interpretazioni, sono tutte leve per separare la musica dall’uomo, renderla al massimo un orpello incapace di lasciare un segno profondo. E naturalmente tutto ciò va anche nella direzione di una piena mercificazione. Oramai la musica la si diffonde come la pubblicità di un detersivo…&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I talent show, non solo a tuo avviso, rappresentano la legittimazione di un’industria impersonale di mediocri, spesso privi di talento, intercambiabili e privi di qualsiasi personalità o passione. E’ solo una degenerazione o c’è, a tuo avviso, un preciso processo culturale?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;E’ un processo culturale. La standardizzazione assoluta dei timbri vocali significa espungere dalla comunicazione musicale l’idea stessa di personalità. Questo ha ripercussioni non solamente estetiche, ma ben più controverse. Se infatti riesco a realizzare in laboratorio una intercambiabilità assoluta degli interpreti, riuscirò ad imporre e vendere tali pedine alla stregua di un detersivo, come dicevo prima. Cambiano i nomi, ma la storia è sempre la stessa, così come cambiano le confezioni, ma il bucato viene fuori sempre uguale…&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Individui nella trap il punto più “alto” (o basso, che dir si voglia) di questo progetto di mediocrità massificante e disumanizzante. Perché?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La Trap esprime al massimo livello quella attitudine alla falsa trasgressione che descrivevamo prima. In superficie siamo davanti ad un genere che utilizza il turpiloquio, una idea esibita di sessualità e di rapporto con le sostanze psicotrope che potrebbero far pensare ad una forma di ribellismo, ma scrostando questa superficie ci troviamo di fronte ad un orizzonte nichilistico fatto di mercificazione, resa totale ai disvalori del Dio Denaro e del carrierismo. I cosiddetti trapper sono così spudorati che i loro testi spesso sono in ultima istanza una sequela di slogan di pubblicità esplicita ai marchi di lusso. Spazzatura, ma spazzatura tossica per i ragazzi che la approcciano partendo da un orizzonte di pensiero totalmente desertificato come spesso capita…&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Esistono genere musicali che vogliono resistere alla banalizzazione dei contenuti e al trionfo del politicamente corretto che vuole far detonare il potere potenzialmente pericoloso del messaggio musicale?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Si, certamente. Le musiche rivoluzionarie esistono a prescindere dai musicisti, che spesso sono squallidamente innamorati delle loro catene da servi spirituali e materiali. In generale penso che tutta la Musica che esprima una vocazione spirituale sia oggi utile a farci individuare. Può essere certa musica elettronica, legata al drone così come il black metal. Così come trovo intollerabili e pericolosi certi accrocchi “world music” penso anche che partire dalle tradizioni musicali del mondo e riscoprirle sia uno straordinario strumento di consapevolezza contro la globalizzazione culturale. Imparare dagli altri e riscoprire chi siamo sono a  mio avviso due dimensioni inscindibili. Naturalmente ciò è possibile solo quando non si abbia terrore del concetto di differenza o di alterità.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si ha l’impressione che un mondo di “vecchi” diriga un baraccone di artisti e fruitori solo anagraficamente giovani.  Se da un lato, si fomentano i particolarismi e le guerre (sociali, anagrafiche, di casta, politiche) dall’altro, invece, è tutto sconfortantemente omogeneizzato. Concordi con noi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Credo che le due dimensioni da te evocate siano interconnesse. I “vecchi” comandano poiché sono l’ultima generazione dotta di volontà di potenza e trovano campo libero in virtù della apatia che descrivevamo prima. E’ l’ora di invertire la rotta, non perché qualcuno voglia una “rottamazione” generazionale, ma perché occorre riportare il mondo “a quote più normali”, per citare la canzone di Battiato “Povera Patria”. E’ probabile che non avremo altre occasioni…&#8221;</p>
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<p>Intervista a cura di Maurizio L&#8217;Episcopia</p>
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