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	<title>Razzismo Archivi - EreticaMente</title>
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	<description>Cultura, Azione, Identità</description>
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	<title>Razzismo Archivi - EreticaMente</title>
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		<title>Un ributtante scritto razzistico – Claudio Antonelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jan 2019 07:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Razzismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Montréal 04/01/2019 Il vero scandalo di questo purulento scritto razzistico, pubblicato in una rivista canadese medico-scientifica intitolata « L’information médicale et paramédicale », (5 ottobre 1971) è dato dalla rimozione di cui esso è stato fatto oggetto. Subito dopo la pubblicazione, l’infame scritto sparì infatti nel nulla. A parte la reazione del momento di alcuni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Montréal 04/01/2019</b></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Il vero scandalo di questo purulento scritto razzistico, pubblicato in una rivista canadese medico-scientifica intitolata « L’information médicale et paramédicale », (5 ottobre 1971) è dato dalla rimozione di cui esso è stato fatto oggetto. Subito dopo la pubblicazione, l’infame scritto sparì infatti nel nulla. A parte la reazione del momento di alcuni italiani di Montréal, nessuno da allora cita questo testo che, fatto veramente inusuale, non è reperibile in Rete. A ricordalo si direbbe che sia rimasto solo il sottoscritto. Eppure il suo autore, François Hertel, è considerato un gigante del Pantheon culturale e politico del Québec. Basti dire che Hertel fu il mentore di Pierre Elliott Trudeau, e fu l’ispiratore di numerosi altri personaggi di spicco del Canada francese.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Devo confessare che ho dovuto fare un grande sforzo per infine riproporlo. Mi ero accinto più di una volta a farlo, perché si tratta di un importante documento della disumanizzazione di cui noi italiani abbiamo fatto le spese in certi tristi momenti della storia della nostra patria adottiva. Ma ho dovuto attendere anni prima di riuscirvi, perché la rilettura delle infami parole di François Hertel comportava per me, ogni volta, accanto a un senso di incredulità e sconcerto, un’intima pena mista a ribrezzo. Inoltre, ogni volta tornavano alla mia mente altri episodi d’intolleranza da noi patiti nel passato, il cui ricordo mi rattristava.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Le incredibili parole dell’ex gesuita Hertel rivelano uno stato d’animo di ostilità, allora purtroppo assai diffuso, verso di noi “les Italiens”. Io ne sono testimone.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT"> Il termine geograficamente riduttivo “Siciliens”, al quale Hertel fa ricorso, non è altro, secondo me, che un sinonimo di “Italiens”. Del resto, gli immigrati siciliani, a Montréal e altrove nel Québec, erano e sono indistinguibili, per la popolazione maggioritaria, dal resto degli italiani.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">A scatenare la “reazione” di Hertel furono, molto probabilmente, gli aspri dibattiti sulla lingua in conseguenza della cosiddetta “crisi scolastica”, quando si ebbe la rumorosa reazione di molti italiani al cambiamento radicale che stava per avvenire in campo educativo nei confronti della lingua inglese, rimpiazzata da quella francese come lingua d’insegnamento scolastico per i figli degli immigrati. Furono probabilmente l’indecisione del governo del tempo ad andare subito fino in fondo nell’imposizione della lingua francese come lingua obbligatoria d’insegnamento a suscitare le ire di François Hertel (che si guardò bene dall’accusare invece gli ebrei, nettamente favorevoli all’inglese, ma minoranza temibilissima).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Vi sarebbe troppo da dire su questa complessa, delicata questione, su cui io d’altronde ho molto scritto; sempre prendendo posizione non per la cosiddetta “libera scelta”, che nei fatti si traduceva nella prevalenza massiccia dell’inglese nelle scuole del Québec frequentate dai figli degli immigrati, ma per i diritti della maggioranza francese di stabilire le regole in materia imponendo il francese come lingua obbligatoria d’istruzione. Ma la posizione da me tenuta allora, sulle colonne del settimanale di lingua italiana di Montréal “Il Cittadino canadese”, in contrasto con quella di molti dei cosiddetti leader della comunità italiana favorevoli invece all’inglese, non mi valse mai un commento di simpatia da parte dei nazionalisti quebecchesi, poiché io non ero considerato un individuo: Claudio Antonelli, responsabile delle sue scelte e dei suoi scritti, e non delle scelte e degli scritti degli altri, ma ero per loro un “Italien”. Incarnavo, insomma, ai loro occhi un’intera collettività.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Per lo spasmodico senso identitario collettivo che alberga nell’animo dei franco-quebecchesi io non potevo essere considerato un individuo, ma appunto un “Italien”. Infatti, anche quando si rivolgevano direttamente a un solo italiano, i quebecchesi erano soliti usare il plurale: “Vous, les Italiens…“ Quindi, pur rivolgendomi io a loro sempre e solo in francese, mi sentivo da loro rivolgere l’eterna domanda: “Ma perché voi Italiani parlate solo l’inglese?”</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT"> “Nous-autres” e “Vous-autres” : la mente dei quebecchesi ritagliava “les autres” in blocchi etnici a loro ostili.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Io mostrai questo incredibile manifesto razzistico a tre colleghi universitari ai quali mi sentivo molto vicino e che stimavo. Lo mostrai ad ognuno di loro separatamente e in momenti diversi. Rimasi raggelato vedendo la loro uniforme reazione: con espressione un po’ imbarazzata, ma con tono assolutorio e un po’ spicciativo, ognuno di loro pronunciò due o tre brevi frasette di commento, non di condanna dell’osceno scritto, bensì di sostegno e solidarietà a Hertel, l’ex gesuita “in esilio in Francia”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Fu per me un colpo. Il sentimento tribale quebecchese ancora una volta mi mostrava il suo volto non sempre gradevole. Cosa volete, in quelle particolari circostante l’amico e collega Claudio Antonelli tornava ad essere per loro l’“Italien”. Io tornavo insomma ad assumere una veste, una valenza, un’identità collettiva che rendeva legittimo l’uso da parte loro del plurale: “Vous, les Italiens…”</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Tra gli uomini più ricchi del Canada vi è oggi Lino Saputo, magnate di prodotti caseari, presente anche in altri campi dell’economia della sua patria adottiva. Saputo, nato in Sicilia da genitori siciliani, è tra le tante cose anche un generoso contributore di cause caritatevoli. L’apporto della famiglia Saputo alla società quebecchese è stato e continua ad essere molto rilevante. Spero che lino Saputo non abbia letto lo scritto di Hertel, o forse lo ha letto ed esso gli è stato di sprone… Innumerevoli altri siciliani, e i loro discendenti, hanno dimostrato, in questa terra, capacità d’intrapresa e qualità umane non indifferenti</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Come mai i responsabili dell’ “Information médicale et paramédicale” permisero la pubblicazione di un simile osceno scritto, vero concentrato di odio razzistico e di assurdità (i siciliani, tra l’altro, difetterebbero di cultura…)? La semplice risposta è che il razzismo antitaliano in quegli anni era ammesso. Inoltre “omnia munda mundis”, e dalla bocca e dalla penna di un celebrato personaggio come François Hertel non potevano fuoriuscire che verità assolute.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Ma chi sono questi siciliani, colpevoli d’ogni male, campioni d’ignoranza, autentiche bestie “dal coito puzzolente” contro i quali Hertel lancia i suoi strali, in questo capolavoro retorico d’incitazione all’odio? Secondo me sono tutti gli immigrati italiani, anche se la frase evocante il “periodo d’oro” in cui “les émigrants italiens se recrutaient dans le nord du pays ou dans les centres et devenaient des citoyens paisibles de leur pays d’adoption” sembra voler fare una distinzione tra loro. Perché infatti Hertel non cita i calabresi, i molisani, molto numerosi in Québec e in Canada, e gli altri italiani del sud, napoletani e campani ad esempio, che di certo non si distaccavano molto dai siciliani nelle loro preferenze linguistiche? Nulla in questo indecente scritto ha la pretesa di essere fattuale. Infatti, non si accusano i siciliani di cose precise, ma li si condanna in blocco tutti perché “non vogliono parlare francese”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">In questo lurido scritto, i siciliani sono una pura astrazione. Sono una categoria antropologica del male. Essi non hanno nulla né di reale né di umano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">L’analisi di Hertel evoca senz’altro l’epoca in cui i siciliani, negli USA, erano visti come una “razza” a parte. Venivano infatti distinti dagli altri italiani. Ma neppure quest’ultimi, nel loro insieme, erano considerati dei bianchi a pieno titolo, venendo inseriti in una categoria intermedia tra i bianchi e i neri, ma pi</span><span lang="IT">ù vicini ai</span><span lang="IT"> neri che ai bianchi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">È difficile ed anzi impossibile trovare una spiegazione al fatto che questo lurido scritto sia stato ignorato per mezzo secolo. Eppure I diritti dell’uomo sono divenuti una religione, e ogni atteggiamento discriminatorio del passato, quando “discriminare” dopo tutto non aveva il significato dilatato e direi esagerato che tale verbo ha assunto oggi, è stato oggetto di innumerevoli analisi critiche e di aspre condanne. Io l’ho talvolta menzionato nei miei articoli giornalistici, ma senza approfondire l’argomento. La mia reticenza è da attribuire unicamente al grande disagio che questo scritto provocava in me ogni volta che i miei occhi lo sfioravano. Dopotutto, non si rimesta lo sterco con piacere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Ed è uno sterco in fondo misto a sangue. Non vorrei apparire retorico, ma la Sicilia essendo parte d’Italia, fa parte, almeno nel mio cuore, della sfera sacra della nostra patria d’origine. Inoltre penso a certi straordinari siciliani che ho avuto la fortuna di conoscere e che meritano da me affetto, stima, lealtà e riconoscenza. Ne menzionerò qui solo tre, ma basterà: Franco Palmeri (mio zio acquisito), Baldassarre Sparacino (Alitalia), Francesco Paolo Fulci (Ambasciatore).</span></p>
<div></div>
<div>
<hr />
<p><span lang="IT">Dalla rivista “L’information médicale et paramédicale” (5 ottobre 1971)</span></p>
<hr />
</div>
<p><span lang="IT">Questi orrendi siciliani</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Vi fu un tempo in cui gli emigranti italiani si reclutavano nel nord del paese o nel centro e divenivano cittadini tranquilli del paese adottivo. Tutto è cambiato da quando i siciliani si sono messi ad emigrare. Questa gente, che parla un dialetto talvolta completamente incomprensibile per un milanese o un romano, è profondamente incolta di padre in figlio, di origine molto dubbia, di onestà discutibile. Emigrano per sfuggire alla miseria dovuta a una sovrappopolazione che è però cara ai merdosi. Pi</span><span lang="IT">ù</span><span lang="IT"> il coito è puzzolente, pi</span><span lang="IT">ù</span><span lang="IT"> è fecondo!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Eccoci alle prese con questi nuovi venuti, sudici, rumorosi, senza la minima educazione. Essendo sfuggiti alla condizione di bisognosi, hanno fretta di diventare miliardari. Senza dubbio non ignorano che la Mafia americana sono loro. Senza voler pervenire a tanta opulenza, vogliono cessare di far parte del semplice popolino. Quando si stabiliscono nell’Ontario, la cosa va da sé, dimenticano il siciliano e si arrampicano. Qui, poveri martiri si vuol far loro imparare due lingue. Poiché non ne parlano neppure una, ciò li mette in serio imbarazzo. Da qui il loro cattivo umore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Invece di azzuffarsi con loro, che li si convinca benevolmente ad andare a farsi impiccare altrove! Sarà vantaggioso per tutti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Ecco le riflessioni, poco amabili, che mi permetto di pubblicare, da che questi nuovi arrivati senza interesse hanno fatto indietreggiare il governo del Québec stesso.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Mentre gli emigranti di origine ungherese, greca, polacca, o fiamminga, etc. non chiedono nulla di meglio che d’imparare il francese quando si stabiliscono nel Québec, questi strampalati individui si oppongono, con il loro cicaleggio siciliano di bassa lega, a una cultura di cui non hanno mai avuto la minima nozione nel loro stesso paese.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Confesso di stentare molto a capire questo peso sulla coscienza che i nostri dirigenti hanno provato nei confronti di chi opponeva loro questo rifiuto elementare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">I cittadini quebecchesi d’origine britannica, con i quali avemmo un tempo numerosi conflitti, hanno deciso di darsi al francese. Non lo fanno sempre con un entusiasmo delirante, ma fanno un simpatico sforzo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Adesso che il Québec si è dato un ufficio d’immigrazione autonomo, speriamo che la ricerca in Italia non superi i limiti continentali e che si trascuri di sollecitare gli insulari del sud, decisamente irrecuperabili.</span></p>
<div>
<p><span lang="IT">François Hertel dell’“Accademia canadese-françese”</span></p>
</div>
<hr />
<p><u><span lang="IT">Testo originale, in francese</span></u></p>
<hr />
<p><span lang="IT">« L’information médicale et paramédicale » (5 ottobre 1971)</span></p>
<p><span lang="FR">Ces affreux Siciliens.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="FR">Il fut un temps où les émigrants italiens se recrutaient dans le nord du pays ou dans le centre et devenaient des citoyens paisibles de leur pays d’adoption. Tout est changé depuis que les Siciliens se sont mis à émigrer. Ces gens, qui parlent un patois complétement incompréhensible pour un Milanais ou un Romain, sont profondément incultes de père en fils, d’origine assez douteuse, d’une honnêteté souvent discutable. Ils émigrent pour fuir la misère due à un surpopulation chère aux crottés. Plus le coït est puant plus il est fécond!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="FR">Nous voici aux prises avec ces nouveaux venus, crasseux, bruyants, sans la moindre éducation. Ayant fui la condition de nécessiteux, ils ont hâte de devenir milliardaires. Il ne sont pas sans savoir que la Maffia américaines c’est eux. Sans vouloir atteindre a tant d’opulence, ils veulent cesser d’être des gagne-petit. Lorsqu’ils s’établissent dans l’Ontario, ça va tout seul. Il s’oublient leur sicilien et il s’accrochent. Ici, pauvres martyrs!, on veut leur faire apprendre deux langues. Comme il n’en parlent même pas une, ça les gêne aux entournures, D’o</span><span lang="IT">ù</span><span lang="FR"> leur mauvaise humeur.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="FR">Au lieu de se bagarrer avec eux, qu’on les persuade donc en douce d’aller se faire pendre ailleurs! Tout le monde y trouvera son compte.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="FR">Voilà le réflexions, peu aimables, que je me permets de publier, depuis que ces nouveaux venus sans intérêt on fait reculer le gouvernement du Québec lui-même.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="FR">Alors que les immigrants d’origine hongroise, grecque, polonaise, voire flamande, etc… ne demandent pas mieux que d’apprendre le français quand ils s’établissent dans le Québec, ces hurluberlus s’opposent, avec leurs pialleries siciliennes de mauvaise aloi, à une culture dont ils n’ont jamais eu la moindre notion dans leur propre pays.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="FR">J’avoue que je suis loin de comprendre cette sorte de mauvaise conscience qui s’est emparé de nos édiles vis-à-vis de ce refus élémentaire.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="FR">Le citoyens québécois d’origine britannique, avec lesquels nous eûmes jadis maints conflits, ont décidé de se mettre au français. Ils ne le font pas toujours avec un enthousiasme délirant, mais ils font un effort sympathique.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="FR">Maintenant que le Québec s’est donné un office d’immigration autonome, espérons que la prospection en Italie ne dépassera plus les limites continentales et que l’on négligera de solliciter les insulaire du sud, décidément irrécupérables.</span></p>
<div>
<p><span lang="FR">François Hertel de l’Académie canadienne-française</span></p>
</div>
<hr />
<p><b><span lang="IT">Tratto da “L’Encyclopédie Canadienne”</span></b></p>
<p><b><span lang="IT">Hertel, François</span></b></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">François Hertel, pseudonimo di Rodolphe Dubé (Rivière-Ouelle, Qc, 31 maggio 1905—Montréal, 4 ott. 1985). A 20 anni entra nei Gesuiti ed è ordinato sacerdote nel 1938. Professore di letteratura, di filosofia e di storia, insegna nelle scuole Jean-de-Brébeuf, Ste-Marie e André-Grasset, come anche nel Collegio dei gesuiti di Sudbury. Nel 1946, lascia l’ordine e diviene prete secolare a Montréal, ma domanda la laicizzazione l’anno seguente. Nel frattempo, scrive articoli per diversi periodici, inclusa la rivista America Francese fino al 1947. Nel 1949, parte per la Francia dove dà conferenze, fonda una rivista d’arte (<i>Rythmes et Couleurs</i>, che diverrà più tardi <i>Fer de lance</i>) e dirige la casa editrice “Éditions de la Diaspora française”. Dopo 37 anni di esilio volontario ritorna a Montréal. Gli scritti di questo autore poligrafo comprendono quasi 40 titoli. (…)”</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte copertina: <strong><span style="color: #333333;"><a style="color: #333333;" href="http://m.dagospia.com/nel-1891-new-orleans-sembrava-palermo-dai-linciaggi-razzisti-alle-esibizioni-musicali-in-cui-179338" target="_blank" rel="noopener">Dagospia</a></span></strong></p>

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		<title>E’ nato prima l’uovo o l’Antirazzista? &#8211; Enrico Marino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Aug 2018 15:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[antirazzista]]></category>
		<category><![CDATA[buonismo]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Marino]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”. Così sentenziava alcuni anni fa Umberto Eco, guru [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”. Così sentenziava alcuni anni fa Umberto Eco, guru della sinistra e uomo sicuramente colto, ma non per questo necessariamente intelligente. Le due prerogative, infatti, non viaggiano sempre di conserva e se tanta spazzatura oggi circola in rete è proprio perché non tutti hanno la capacità di discernere le bufale dalla realtà né di cogliere l’idiozia e la capziosità di certi ragionamenti e di certe argomentazioni molto abusate nel quotidiano della polemica politica. Se com’è stato detto “Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità” non dobbiamo stupirci del dilagare in rete di gente come Roberto Saviano o Saverio Tommasi.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/08/M-2.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignright wp-image-29665 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/08/M-2-300x150.jpg" alt="" width="300" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente i collettori del pensiero unico radical progressista sono tutti orientati a rilanciare un farsesco allarme sull’immaginaria deriva razzista che starebbe prendendo piede nel Paese. Ma in questa faccenda del razzismo, che secondo la sinistra si sta scatenando in Italia, c’è qualcosa di più della semplice imbecillità. C’è l’ipocrisia, la malafede e lo spirito di rivalsa di chi, sconfitto nelle urne e schifato dal popolo, cerca ogni appiglio e ogni pretesto più squallido per cercare di riemergere dalla palude e dal fango in cui è stato relegato. Ricordate le bufale della sinistra? Dal bagnino “fascista” di Chioggia, alla bandiera “nazista” (in realtà del Kekistan, Stato immaginario creato sui social) esibita a un comizio di Salvini, fino all’altra bandiera “del Reich” (in realtà bandiera della marina del Kaiser) fotografata nella stanza di un carabiniere? Tutte fake news, insieme a tante altre, che per settimane hanno occupato le cronache e intere paginate di giornali come l’Espresso, Repubblica, il Corriere della Sera e la Stampa. Stupidaggini montate ad arte e gonfiate, spesso con la complicità di ministri della Repubblica come la Pinotti, per dimostrare che in Italia, prima delle elezioni del 4 marzo, c’era il pericolo fascista di un ritorno alla dittatura, di una montante intolleranza e di un grave rischio per le Istituzioni democratiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Non polemica politica, ma propaganda, seminazione di paura, disinformazione, consapevole imbroglio. Questa, da sempre, è la strategia della sinistra e di chi la supporta dalle posizioni del cattolicesimo progressista e della finanza democratica, da correnti della magistratura, da manager pubblici e istituzioni lottizzate, da gran parte dei media e da larga parte dell’apparato burocratico statale. Tutta questa platea autoreferente di assistiti di regime s’è trovata, a un tratto, sbugiardata, respinta dal popolo e isolata da un’opinione pubblica esacerbata e stanca di ascoltare le sue insopportabili e assillanti litanie calibrate su astrazioni ideologiche ma completamente avulse dalla realtà e dai problemi concreti del Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">L’animale ferito reagisce con rabbia, i progressisti messi all’angolo hanno alzato le cortine fumogene della disinformazione, ricorrono a tutte le armi della propaganda di cui ancora dispongono, sguinzagliano i loro agenti inseriti nei gangli statali, dall’Inps al Cnr, fanno quadrato attorno ai centri di potere in cui sono asserragliati da anni, dal Copasir alla Rai o alla CdP. Il pretesto del razzismo è per costoro un’arma potente, che trasforma nelle loro cronache addomesticate episodi di ordinario bullismo in truci manifestazione di discriminazione e di brutalità; è un’arma sempre più spendibile, dopo che per anni hanno riempito il Paese di clandestini e reso sempre più frequenti e possibili contrasti sociali e fenomeni di degrado civile; è un’arma vigliacca e spregevole, perché rivolta soprattutto contro altri italiani che, se sbagliano, vanno puniti, ma non colpevolizzati sempre e a prescindere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il razzismo è l’arma dei falsi buonisti che vogliono seminare astio e disordine, stravolgere la realtà, creare i mostri, delegittimare gli avversari e sollecitare ovunque una caccia alle streghe, trasformando una bravata da teppistelli, cioè un uovo tirato in faccia a una giovane nera, in una inquietante e intollerabile manifestazione di razzismo. Per farlo ricorrono ai sillogismi più stravaganti e alle più insensate dichiarazioni, né si arrendono di fronte all’evidenza di un atto deprecabile, ma più volte reiterato anche contro altre persone, anziani e donne bianche. Uno sfregio insensato, ma che per loro diventa immediatamente una manifestazione di razzismo quando ne è vittima una ragazza nera. Peraltro, una ragazza nera militante del PD e, come tale, poco attendibile nel momento che esterna le sue personalissime impressioni sull’accaduto, senza alcun riscontro oggettivo di quanto afferma. Una ragazza che fa notizia in quanto nera e componente della squadra italiana di atletica, mentre le precedenti aggressioni con lancio di uova contro italiani e italiane bianchi sono passate del tutto sotto silenzio e derubricate come una cosa da nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Una evidente <a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/08/M-3.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-29666 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/08/M-3-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a>montatura, ma una notizia sulla quale si sono lanciati come avvoltoi tutti i tromboni dell’antirazzismo, a cominciare da Enrico Mentana per finire con Matteo Renzi, con dichiarazioni avventate, grottesche e scellerate. A dar retta a tutti questi indignati democratici, finiremmo per trovarci in una situazione paradossale di vero razzismo rovesciato: ogni sgarbo ovvero ogni reato che avesse come vittima un negro sarebbe tacciabile di razzismo, con la conseguenza di due pesi e due misure nella valutazione e nella eventuale sanzione da comminare a secondo del colore della vittima, con una evidente disparità di giudizio e la conseguente penalizzazione dei bianchi. I negri sarebbero tutelati due volte, dalle norme di legge e dal colore della loro pelle. Per questi cialtroni un simile assioma, “vittima nera uguale atto razzista”, sarebbe l’uovo di Colombo per ridare fiato ai loro farneticanti teoremi, per inscenare le loro gazzarre mediatiche, cavalcare il fasullo vittimismo degli immigrati africani e così riaprire ai clandestini e all’invasione, mettere sul banco degli imputati tutti i loro avversari e criminalizzare chiunque la pensasse diversamente. Non si deve lasciare spazio all’armata luddistico ideologica della sinistra, ai comici schierati, ai vignettisti di regime, ai nani e ballerine e a tutti quelli che anche con la satira e le scemenze sono pronti ad amplificare le menzogne sul pericolo razzismo e sulle uova anti negri.</p>
<p style="text-align: justify;">Una tesi assurda, pericolosa e cretina che può essere partorita solo da menti malate dal pregiudizio ideologico e dall’ipocrisia ovvero da una disgustosa discriminazione premeditata nei confronti degli italiani bianchi, nel momento stesso in cui le statistiche raccontano di una criminalità diffusa tra gli immigrati che, piuttosto che vittime di razzismo, sono artefici di violenze e reati nei confronti degli italiani. Una tesi da contrastare e respingere con decisione, così come tutte le altre farneticazioni con le quali i progressisti inquinano ogni tematica sociale e politica. Perché se è vero, com’è stato detto, che “l’uovo ha una forma perfetta, benché sia fatto col culo”, le idee dei radical democratici non hanno il pregio della perfezione, pur avendo la medesima origine.</p>
<p>Enrico Marino</p>

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		<title>Una Ahnenerbe casalinga, quindicesima parte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Calabrese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2015 10:56:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ahnenerbe]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Calabrese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Fabio Calabrese In attesa che la ricerca storica, archeologica, scientifica ci fornisca nuovi elementi sulla tematica delle origini, questa volta procederemo in modo un po&#8217; diverso dedicandoci a un approfondimento metodologico. Non si può affrontare il problema delle origini della specie umana e del lungo lasso di tempo che va dalla sua genesi all&#8217;inizio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Fabio Calabrese</p>
<p style="text-align: justify;">In attesa che la ricerca storica, archeologica, scientifica ci fornisca nuovi elementi sulla tematica delle origini, questa volta procederemo in modo un po&#8217; diverso dedicandoci a un approfondimento metodologico. Non si può affrontare il problema delle origini della specie umana e del lungo lasso di tempo che va dalla sua genesi all&#8217;inizio della storia documentata senza imbattersi nella questione delle razze. La specie umana, come tutte quelle esistenti (e verosimilmente esistite) nel mondo animale o vegetale, è suddivisa in razze, ed è presumibile che alle differenze fisiche corrispondano differenti qualità intellettuali e comportamentali.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la tirannide democratica da cui siamo oppressi, il concetto di razzismo si è spostato dal voler opprimere o peggio ancora sopprimere una razza umana, o degli esseri umani per la loro appartenenza razziale, a questa semplice constatazione, che le razze esistono. E&#8217; il segno di un&#8217;ideologia che si fa man mano più soffocante e oppressiva quanto più si sente forte.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni studiosi vicini alla nostra “area” adoperano il termine “razzialismo”, volendo indicare la teoria, la constatazione, che le razze esistono, senza pretesa, a differenza del “razzismo”, di stabilire una gerarchia di valore fra esse. Pur apprezzando il tentativo, temo che non sarà sufficiente una parola per sventare gli strali di un nemico a cui della verità e dell&#8217;obiettività scientifica non importa un bel nulla, ma che intenzionato a imporre con tutto il peso del potere mediatico e, all&#8217;occorrenza, col pugno di ferro della repressione poliziesca, la più soffocante ortodossia.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aspetto paradossale della questione è che se noi intendiamo la parola “razzismo” nel suo significato “tradizionale” e autentico, ossia discriminare, diffamare, perseguitare degli esseri umani in base a null&#8217;altro che alla loro origine etnica, “razziale”, questa è una colpa dalla quale i democratici e i “sinistri” non possono certo chiamarsi fuori, anzi, è per davvero la storia del bue che dà del cornuto all&#8217;asino.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi abbiamo sotto gli occhi l&#8217;esempio ripugnante dei democratici, della sinistra nostrana quella che si riconosce nelle sigle del PD e di SEL, ma arriva fino all&#8217;estremismo dei sedicenti centri sociali, che pratica una politica di discriminazione razzista verso i propri connazionali, gli italiani nativi, allo scopo di favorire gli stranieri, gli immigrati che, ultimi arrivati, dovrebbero avere tutti i diritti e nessun dovere, ma questa politica non è unica, senza precedenti in Europa; è già stata adottata vent&#8217;anni prima dai laburisti britannici, e per gli stessi sordidi motivi: calcolando che ogni voto di un immigrato naturalizzato sarebbe stato un voto dato “a sinistra”, hanno pensato, come i nostri PDidioti, di procurarsi in tal modo il margine che avrebbe consentito loro di rimanere al potere in eterno. Solo oggi alcuni di costoro hanno mostrato un tardivo pentimento, rendendosi conto del danno arrecato alle classi lavoratrici inglesi, il valore del cui lavoro si è deprezzato e le cui condizioni di vita si sono abbassate precisamente in conseguenza dell&#8217;importazione di braccia non qualificate a basso costo,  Nigel Farage e i suoi seguaci si sono staccati dal partito laburista dando vita a un movimento anti-euro e anti-immigrazione. Quando i buoi sono scappati, ci si affanna a fare la porta alla stalla. Chissà se fra venti o trent&#8217;anni i nostri PDidioti mostreranno analoghi segni di pentimento. C&#8217;è da dubitarne, visto che nessuno più di loro ha mai mostrato di considerare il popolo “sovrano” altro che un gregge di pecore da sfruttare per fini di arricchimento personale.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a questo razzismo pratico, c&#8217;è un razzismo semi-argomentato o pseudo-argomentato sempre democratico, sempre di sinistra e diretto, come al solito, verso chi ha la colpa di essere caucasico, “bianco”. Ve ne ho parlato con una certa ampiezza nel mio precedente scritto <em>La vergogna, la violenza e la stupidità</em>, per cui ora ve lo richiamo in breve: si tratta di un&#8217;invenzione dei <em>liberal </em>americani, analoghi dei nostri sinistrorsi: in poche parole, secondo costoro, l&#8217;appartenere a una comunità unirazziale, scegliersi un partner della propria razza, come anche negli USA continua ad avvenire soprattutto negli ambienti rurali, sarebbe l&#8217;equivalente dell&#8217;incesto. Un concetto, non occorre sottolinearlo, che vale solo per i bianchi caucasici, non per gli afro-americani né per gli appartenenti ad altre etnie e tanto meno per gli intoccabili ebrei, che hanno un&#8217; “identità culturale” da preservare.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi abbiamo visto, e non credo sia necessario ritornarci se non con un fuggevole accenno, che la FAVOLA, che non si può nemmeno considerare un&#8217;ipotesi né tanto meno una teoria scientifica, dell&#8217; “Out of Africa”, dell&#8217;origine africana della nostra specie, con il sottinteso che noi bianchi caucasici saremmo dei neri “sbiancati”, è stata inventata per distruggere il concetto di razza, per imporre il dogma democratico che “le razze umane non esistono”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, è difficile impedire alla verità di venire a galla: scienziati e ricercatori, etnologi, antropologi, linguisti sono costretti a ricorrere a circonlocuzioni macchinose, imbarazzanti e ridicole per non dire le cose come stanno troppo esplicitamente e venire così apertamente in urto con il dogma, il pregiudizio, la mistificazione democratica, ma talvolta la verità che non vorrebbero dire scappa loro fra i denti.</p>
<p style="text-align: justify;">In un precedente articolo di questa serie, vi ho citato un&#8217;incauta ammissione di quello che è probabilmente almeno da noi il top dell&#8217;antropologia “politicamente corretta”, Luigi Luca Cavalli Sforza a cui in un&#8217;intervista è scappata un&#8217;incauta ammissione: “Etnia e razza sono praticamente la stessa cosa”.</p>
<p style="text-align: justify;">Decenni di elucubrazione di Claude Levi Strauss e discepoli, che si sono sforzati di persuaderci che l&#8217;etnia è determinata da fattori culturali: il linguaggio, le credenze, gli usi e i costumi, che non hanno nulla a che vedere con la genetica, la razza, l&#8217;eredità biologica, spazzati via all&#8217;improvviso, come ragnatele sotto un colpo di scopa!</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, si comprende bene che una cosa è un&#8217;osservazione casuale, quasi di sfuggita, come questa, ben altro è quando un ricercatore ammette in maniera esplicita che i risultati delle sue ricerche vanno chiaramente a smentire l&#8217;ortodossia democratica imposta e dominante.</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio in questo senso è rappresentato da Edward O. Wilson, fondatore della sociobiologia, lo rilevava Sergio Gozzoli in un bell&#8217;articolo, <em>La rivincita della scienza</em>, pubblicato nel 1997 su “L&#8217;uomo libero”: molte caratteristiche umane, e proprio quelle che siamo portati a considerare specificamente umane, dipendono da un&#8217;ineludibile base genetica:</p>
<p style="text-align: justify;">“Il problema centrale, conclude Wilson, è che dalla genetica non dipendono soltanto l&#8217;intelligenza, le inclinazioni, i ruoli, l&#8217;aggressività e l&#8217;emotività, ma anche le scelte morali fondamentali, che non sono affatto il prodotto di un libero arbitrio, ma espressione di tendenze iscritte da sempre nel patrimonio genetico del nostro cervello”.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste ammissioni in palese contrasto con il dogma democratico, devono essere costate a Wilson un&#8217;autentica sofferenza, infatti ci racconta Gozzoli:</p>
<p style="text-align: justify;">“Edward O. Wilson, è un vecchio liberal, infarcito da sempre delle antiche sciocche credenze <em>politically correct</em> &#8211; antirazzismo, femminismo, permissivismo sessuale, bontà naturale dell&#8217;uomo, raziopacifismo &#8211; ed enuncia le verità inconfutabili della scienza con palese rammarico”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il che però non ha impedito che le sue conferenze siano state bruscamente interrotte da violente aggressioni, soprattutto a opera di commando di femministe, quando si è permesso di ipotizzare che le differenze di comportamento fra uomo e donna non derivino da fattori educativi, ma affondino le loro radici nella differenza biologica fra i due sessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un caso ancora più emblematico è quello di Arthur Jensen. Jensen, uno dei più eminenti psicologi americani, ha iniziato le sue ricerche che lo hanno portato nella categoria dei reprobi, con l&#8217;intento di dimostrare che la ben nota differenza di Q.I. medio di ben 15 punti fra bianchi caucasici e afroamericani, non dipende dalla razza ma da rimediabili fattori sociali e culturali, come prescrive il dogma democratico, ma esse gli hanno presto dato l&#8217;evidenza del contrario, e vale la pena di citare un esperimento davvero notevole, un <em>experimentum crucis</em>, avrebbe detto Francesco Bacone, uno di quegli esperimenti cruciali che davvero tagliano la testa al toro.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi sappiamo che gli afroamericani non sono un gruppo razzialmente omogeneo, presentano un 20-30% di sangue caucasico. Jensen usò come soggetti degli afroamericani che suddivise in tre gruppi, a seconda che si avvicinassero come caratteristiche fisiche all&#8217;europeo caucasico, fossero in una situazione intermedia o fossero maggiormente vicini al nero puro africano.</p>
<p style="text-align: justify;">I tre gruppi appartenevano al medesimo strato sociale e culturale e tutti e tre erano composti da soggetti considerati “neri”, si erano bilanciati, “randomizzati” si dice in gergo scientifico, i fattori di ordine ambientale, culturale, appreso. Jensen si aspettava che, sottoposti a test d&#8217;intelligenza, fra essi non emergesse alcuna differenza significativa; invece i risultati furono presto chiari: il gruppo più “bianco” risultava più intelligente e vicino allo standard della popolazione caucasica, quello più “africano” otteneva i risultati peggiori, e quello “di mezzo” si poneva in una situazione intermedia. Era la prova evidente della dipendenza del quoziente intellettivo da fattori genetici, cioè razziali.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna notare che Jensen non era affatto “un razzista”, riteneva di agire nell&#8217;interesse degli afroamericani evidenziando il fatto che i loro ragazzi necessitano di programmi educativi differenziati, soprattutto commetteva l&#8217;errore di pensare che in ciò che viene chiamata “scienza” i fatti contino più del pregiudizio ideologico. E&#8217; in questa chiave che va letta la relazione da lui presentata nel 1973 al XXVII Congresso Internazionale di Psicologia Applicata, <em>Educability and Group Differences</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato fu la perdita della cattedra, l&#8217;essere additato come campione di razzismo, e diversi attentati alla sua vita che lo costrinsero a vivere per parecchi anni sotto scorta (pagando i <em>bodyguard</em> di tasca propria, non era mica Saviano!). Bizzarro, vero? I metodi con cui si difende l&#8217;ortodossia democratica somigliano stranamente a quelli della mafia.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia, una traduzione della relazione di Jensen è stata pubblicata nel 1981 su “L&#8217;uomo libero” (non poteva essere che una pubblicazione “di area”), <em>Genetica, educabilità e differenze fra le popolazioni</em>, un testo alquanto tecnico, di lettura non facile, ma di estremo interesse.</p>
<p style="text-align: justify;">“L&#8217;uomo è PER NATURA un animale culturale”, diceva il grande Konrad Lorenz, evidenziando il fatto che è precisamente la sua NATURA biologica e genetica che gli consente di essere un produttore e portatore di cultura e che pertanto, contrapporre le due cose è un assurdo. C&#8217;è, a dire il vero, l&#8217;implicito sottinteso che poiché la natura, l&#8217;eredità genetica biologica non è uguale in tutti gli uomini e in tutti i gruppi umani, del pari differenti saranno le capacità di creare e trasmettere cultura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pensare il rapporto natura-cultura in termini di opposizione è tipico del marxismo (e dell&#8217;antropologia culturale di Levi Strauss, che però rappresenta a livello di mentalità comune, dell&#8217;auto-percezione della gente, qualcosa di ben meno rilevante dell&#8217;ideologia “rossa”), e non è altro che la traduzione in forma laicizzata e moderna della contrapposizione materia-spirito tipica del cristianesimo, ed è del pari una concezione innaturale e anti-naturale. Il marxismo per questo lato si dimostra chiaramente una filiazione adattata alla nostra epoca del “bolscevismo dell&#8217;antichità”, una visione dell&#8217;uomo e del mondo deformata e deformante.</p>
<p style="text-align: justify;">Io credo tuttavia che sia sbagliato reagire a un errore con un errore di segno opposto, è meglio rispondere ad esso imboccando la strada della ragionevolezza e, per quel che le nostre possibilità e conoscenze ce lo consentono, della verità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto fra natura e cultura è di tipo dinamico e dialettico; la base genetica e razziale è imprescindibile, ma a sua volta la cultura, l&#8217;ambiente, l&#8217;appreso, hanno un&#8217;influenza su di essa. Lo si vede molto bene dal fatto, ad esempio, ben noto agli antropologi, che fra popolazioni geograficamente vicine ma culturalmente differenti, lo scarto genetico è corrispondente allo scarto culturale, in particolare linguistico. In questi casi, l&#8217;incomunicabilità linguistica agisce come ostacolo all&#8217;interscambio genetico proprio come se fosse un ostacolo fisico, ed è il motivo per cui la lingua è solitamente un buon indicatore (non assoluto, s&#8217;intende) della nazionalità.</p>
<p style="text-align: justify;">La genetica dà delle potenzialità che poi saranno, l&#8217;ambiente, l&#8217;educazione, l&#8217;apprendimento a sviluppare o a deprimere. Un esempio drammatico in questo senso è rappresentato dalla profonda giudaizzazione degli Stati Uniti, dovuta alla loro cultura protestante, calvinista e all&#8217;ossessione biblica, a cominciare proprio dal nucleo caucasico anglosassone degli “States”. Come faceva rilevare Silvano Lorenzoni, “Un calvinista è un ebreo in tutto fuorché nel nome”, pur trattandosi di persone caucasiche dai tratti spesso nordici.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Stati Uniti sono un&#8217;invivibile società multietnica, come l&#8217;Europa stessa si appresta a diventare in conseguenza di un&#8217;immigrazione che si poteva evitare aiutando in loco le popolazioni povere del Terzo Mondo, e che invece e stata voluta e incoraggiata per imbastardire i popoli europei, ma hanno almeno il vantaggio di presentarsi come un enorme laboratorio dove le differenze fra le diverse etnie possono essere studiate.</p>
<p style="text-align: justify;">Si constata che le persone di origine asiatica (cinese o giapponese) hanno un quoziente di intelligenza lievemente superiore a quello dei bianchi caucasici, cinque punti, un terzo della distanza che separa i bianchi dai neri, tuttavia questa differenza esiste.</p>
<p style="text-align: justify;">En passant, essa costituisce una risposta nei fatti concreti a tutti i <em>liberal </em>che, arrampicandosi sugli specchi, sostengono che i test di Q. I. non sarebbero obiettivi ma rifletterebbero gli standard culturali della popolazione caucasica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricerche più attente hanno dimostrato che questa differenza non esiste nel momento dell&#8217;ingresso nella scuola elementare, quando il livello dei bambini afroamericani si dimostra già nettamente inferiore a quello dei loro coetanei bianchi e asiatici, ma si evidenzia man mano con gli anni.</p>
<p style="text-align: justify;">La spiegazione più probabile, è che essa sia dovuta all&#8217;apprendimento e ai diversi stili educativi delle famiglie bianche e asiatiche. I genitori asiatici sono in genere più severi di quelli europei, pretendono dai figli impegno e rispetto puntuale delle consegne scolastiche, laddove questi ultimi sono di solito più lassisti e permissivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Capite quello che significa? L&#8217;educazione lassista, permissiva, “democratica” non soltanto impone ai ragazzi un&#8217;acquisizione carente e imperfetta delle conoscenze culturali e anche delle nozioni tecniche che domani dovranno essere loro utili sul lavoro, ma deprime lo sviluppo stesso dell&#8217;intelligenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Razza e cultura, quest&#8217;ultima si riassume soprattutto nel concetto di tradizione che parte dal rispetto dell&#8217;autorità genitoriale. Purtroppo la direzione – LA CHINA – verso cui si sta sempre di più avviando il nostro mondo, non è certo questa.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">

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		<title>Una Ahnenerbe casalinga, sesta parte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Calabrese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2014 10:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ahnenerbe]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Calabrese]]></category>
		<category><![CDATA[parte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Fabio Calabrese Io vi devo chiedere scusa se torno a insistere con la formula degli articoli “seriali”, essa risponde a due motivazioni. In certi casi, mi sono imbracato in un lavoro che per la sua ampiezza non è possibile contenere dentro le dimensioni di un solo pezzo, e credo che Opus maxime rhetoricum in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="line-height: 115%; text-align: right; text-indent: 19.85pt;">
<div style="clear: both; text-align: center;"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/06/Ereticamente_Silenzio.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"><img decoding="async" border="0" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/06/Ereticamente_Silenzio.jpg" height="111" width="200" /></a></div>
<p><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">Di Fabio Calabrese</span></b></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">Io vi devo chiedere scusa se torno a insistere con la formula degli articoli “seriali”, essa risponde a due motivazioni. In certi casi, mi sono imbracato in un lavoro che per la sua ampiezza non è possibile contenere dentro le dimensioni di un solo pezzo, e credo che <i>Opus maxime rhetoricum</i> in cui mi sono assunto il compito di smascherare le falsificazioni che accompagnano (o che formano) la narrazione della storia come ci viene presentata dall&#8217;antichità fino all&#8217;attualità contemporanea ne sia l&#8217;esempio più evidente, oppure è anche possibile che la serie di articoli omonimi e successivi venga a comporre una sorta di rubrica alla quale si possono, e direi si devono aggiungere periodici aggiornamenti.</span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><i><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">Una Ahnenerbe casalinga </span></i><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">è, mi pare, il luogo più adatto dove collocare gli aggiornamenti sulla questione delle origini. Le risposte che possiamo dare, o crediamo di poter dare alla domanda <i>da dove veniamo</i>, sono una parte essenziale dell&#8217;idea che possiamo avere su <i>chi siamo</i>, e sembra proprio che oggi su questo tema si sia riacceso un dibattito vivace, anche perché c&#8217;è un dogma, un dogma che è stato forzatamente imposto alla conclusione della seconda guerra mondiale, elemento essenziale della <i>Weltanschauung </i>dei vincitori, che oggi sta miseramente crollando sotto il peso delle evidenze scientifiche, quello dell&#8217;inesistenza delle razze, o della loro riducibilità a costrutti culturali.</span><a name='more'></a></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">Prima di procedere oltre, vorrei però esprimere un sentito ringraziamento a Luigi Leonini, una persona che sta facendo un lavoro davvero prezioso di raccolta delle informazioni attinenti a questo e molti altri ambiti. La maggior parte degli aggiornamenti che citerò nel presente articolo, infatti, deriva da sue segnalazioni.</span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">Cominciamo con il riportare una notizia che compare su “Atlantean Gardens” del 4 maggio di quest&#8217;anno. Gli scienziati russi avrebbero ufficialmente confutato la “teoria” (anche se è certamente eufemistico considerarla tale) dell&#8217;Out Of Africa, della presunta origine africana dell&#8217;<i>homo sapiens</i>. E&#8217; certamente paradossale, eppure è un fatto innegabile: ai tempi dell&#8217;Unione Sovietica la ricerca scientifica in Russia non era libera, era pesantemente condizionata dall&#8217;ideologia comunista, la genetica – tra l&#8217;altro – schiacciata da quella bufala che è stata la “biologia” socialista di Lysenko, è stata fuori legge fino agli anni &#8217;70. Oggi, mentre gli scienziati russi non sono vincolati da preoccupazioni di ortodossia ideologica, quelle che attanagliano i ricercatori statunitensi, sono diventate sempre più stringenti e la democrazia è divenuta un&#8217;ideologia sempre più totalitaria e oppressiva che ha ben poco da invidiare al vecchio dogmatismo comunista, non possono non ribadire i dogmi dell&#8217;inesistenza delle razze e dell&#8217;origine africana della specie umana senza mettere a serio rischio le loro carriere e con possibilità di pesanti riflessi anche sul piano giudiziario. Il triste gioco della Guerra Fredda si ripropone oggi a parti invertite.</span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">“Atlantean Gardens” riporta un articolo già apparso in “Anthroplogy” n. 2 del 2012, pagine 80-86 a firma di Anatole A. Klyosov e Igor L. Rozhanski: <i>Re-Examining the “Out of Africa” Theory and the Origin of Europoids (Caucasoids) in Light of DNA Genealogy.</i>(<i>Riesaminando la teoria dell&#8217;origine africana e le origini degli Europei (Caucasoidi) alla luce della genealogia basata sul DNA</i>). Gli autori hanno esaminato 7556 aplotipi umani, in particolare riguardo al cromosoma Y (quello che determina i caratteri maschili), suddivisi in 46 sub-cladi a loro volta raccolti in 17 aplogruppi maggiori, e il responso è chiarissimo: gli aplogruppi europei (caucasici) NON derivano dagli aplogruppi africani A o B. La teoria dell&#8217;origine africana delle popolazioni europee è chiaramente smentita dal DNA.</span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">L&#8217;articolo riporta anche un commento dello storico australiano Greg Jefferys che spiega che “La leggenda (“the myth”) dell&#8217;origine africana fu introdotta nel 1990 per cancellare il concetto di razza&#8230; ma è totalmente smentita dalla genetica”.</span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">In realtà, favole antirazziste hanno costituito da sempre la base dell&#8217;ideologia “democratica” americana, e sono state imposte come dogmi anche all&#8217;Europa a partire dal 1945. Semplicemente, dal 1990 in coincidenza, si noti bene, con la vittoria yankee nella Guerra Fredda, esse diventavano in maniera più esplicita e aggressiva la base dell&#8217;ideologia pseudo-scientifica che si voleva e si vuole imporre con ogni mezzo (il che il più delle volte significa tappare la bocca ai dissidenti) nella prospettiva di imporre al mondo che ha avuto la sventura di cadere sotto il dominio statunitense l&#8217;universale meticciato. </span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">Lo stesso articolo ci parla del sequenziamento del DNA di un uomo di Cro-Magnon vecchio di 28.000 anni, esso appare sorprendentemente “moderno” e sostanzialmente identico agli Europei attuali, il che rende l&#8217;ipotesi africana sempre più vacillante.</span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">Un contributo a renderla ancora più precaria, a mostrare che questa <u>favola</u>inventata a giustificazione di tutta l&#8217;ideologia antirazzista e pro-meticciato che sta all<br />
a base della politica yankee non ha alcun fondamento, potrebbe contribuire anche una ricerca condotta da scienziati indonesiani che hanno studiato due siti lungo il corso del fiume Solo, già noto in passato per aver dato alla luce importanti ritrovamenti di <i>homo erectus</i>, di questa ricerca ha parlato il “Daily Mail” del 30 giugno 2011 intervistando Etty Indriati della Gadjah Mada University.</span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">Stando ai risultati emersi da questa ricerca, sembrerebbe che l&#8217;<i>homo erectus </i>indonesiano si sarebbe estinto al più tardi 143.000 anni fa, e forse già 550.000 anni fa, mentre l&#8217;<i>homo sapiens </i>anatomicamente moderno sarebbe giunto nella regione circa 35.000 anni fa, più di centomila anni più tardi, e quindi non ci sarebbe stato nessun periodo in cui le due specie umane abbiano convissuto nella regione, al contrario di quanto si è sempre creduto finora.</span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">Secondo gli autori della ricerca, questo fatto andrebbe decisamente contro l&#8217;ipotesi dell&#8217;origine africana e a favore di quella dell&#8217;evoluzione multiregionale, mentre ad esempio la scoperta degli hobbit dell&#8217;isola di Flores, piccoli <i>homo erectus </i>adattati a condizioni di vita insulari che sarebbero sopravvissuti fino a 40.000 anni fa, andrebbe in qualche modo a sostegno dell&#8217;ipotesi dell&#8217;origine africana.</span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">E&#8217; un ragionamento che, lo confesso, non sono riuscito a capire. Semmai, mi sembra, la scoperta degli hobbit di Flores dovrebbe rappresentare un duro colpo per l&#8217;ipotesi dell&#8217;origine africana. Secondo quest&#8217;ultima, infatti, tra 50 e 70 mila anni fa una mega-eruzione del vulcano Toba nell&#8217;isola di Sumatra, una della maggiori dell&#8217;arcipelago indonesiano, avrebbe provocato una sorta di inverno nucleare e portato quasi all&#8217;estinzione tutta l&#8217;umanità allora esistente, lasciando in vita solo un&#8217;esigua popolazione di africani che sarebbero gli antenati di tutti noi.</span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">La sopravvivenza degli hobbit di Flores fino a 30-10 mila anni dopo questa fantasticata catastrofe in un&#8217;area, quella indonesiana, proprio vicina al suo presunto epicentro, rappresenta un colpo mortale a questa fantasiosa ricostruzione. </span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">Comunque è importante constatare il fatto che sempre più scienziati in tutto il mondo stanno constatando, o per meglio dire non possono fare a meno di ammettere, che la favola dell&#8217;origine africana con la sottintesa implicazione dell&#8217;inesistenza delle razze, è una gigantesca bufala, forse la peggior bufala scientifica dei nostri tempi. </span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">Non è finita qui, perché gli studi scientifici, soprattutto le ricerche sul DNA, stanno facendo emergere un quadro ben diverso da quella che è l&#8217;ortodossia ufficiale “politicamente corretta” che ci si vuole imporre a tutti i costi, e quando una pubblicazione come “Le scienze” riporta cose che solo pochi anni fa era impensabile che qualcuno dicesse, tranne forse in qualche rivista o in qualche sito particolarmente coraggioso dell&#8217;estrema destra, viene davvero il dubbio: adesso cosa faranno i “buoni democratici”, dovranno imporre anche agli studi di genetica la stessa censura liberticida che oggi soffoca le ricerche revisioniste sul cosiddetto olocausto? Cosa dobbiamo pensare di una democrazia il cui ingrediente sostanziale si rivela il blocco alla circolazione delle idee, il divieto di pensare e di essere a conoscenza dei fatti?</span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">“Le scienze” del 2 agosto 2012 riporta un&#8217;intervista con Sarah Tishkoff dell&#8217;Università della Pennsylvania. La ricercatrice, che è considerata una star della genetica delle popolazioni, il 26 luglio dello stesso anno ha pubblicato sulla rivista “The Cell” un articolo che illustra i dettagli del sequenziamento completo del genoma di cinque individui per ciascuno dei tre gruppi di cacciatori-raccoglitori ancora esistenti: i pigmei del Camerun e gli Hadza e i Sandawe della Tanzania.</span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">I risultati di questa ricerca sono poco meno che sbalorditivi.</span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">“Vari studi hanno dimostrato un certo livello di incroci tra i primi umani moderni usciti dall&#8217;Africa e altre specie arcaiche non africane, tra cui i Neanderthal e, in Asia, la specie detta di Denisova. Ma non si è mai trovata alcuna prova di un DNA neanderthaliano in Africa. Il problema è che in Africa non si ha una buona conservazione dei fossili. Quindi, quello che abbiamo fatto è stato usare i metodi statistici sviluppati da Josh e Ben Akey Vernot dell&#8217;Università di Washington per riconoscere le regioni del genoma che sembrano essere di origine arcaica.</span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">La prima cosa che abbiamo fatto è stata testare questa statistica applicandola a non-africani, trovando in questi genomi un notevole arricchimento del DNA di Neanderthal. Ma non tra gli africani, che non avevano DNA neanderthaliano. Quando abbiamo applicato la statistica agli africani, in compenso, abbiamo visto molto dati che testimoniano incroci con un ominide che si è separato da un antenato comune circa 1,2 milioni di anni fa”.</span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">Vi è chiaro quel che significa tutto ciò? Nel nostro DNA ci sono le tracce di incroci avvenuti tra il <i>sapiens </i>Cro-Magnon e altre linee umane sviluppatesi in parallelo: uomini di Neanderthal e di Denisova, questo per quel che riguarda il ceppo eurasiatico della nostra specie. Queste tracce non si riscontrano nei neri africani. <u>In compenso</u>, ci sono le prove genetiche del fatto che queste popolazioni sono il risultato di un incrocio, avvenuto qualche decina di migliaia di anni fa, con un <i>homo </i>primitivo il cui lignaggio si sarebbe separato dalla linea umana principale circa un milione<br />
 e duecentomila anni fa, e che quindi non poteva essere altro che una variante di <i>homo erectus</i>.</span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">Il nero africano, dunque, ben lungi dall&#8217;essere il modello ancestrale di tutti noi, rappresenta un vero e proprio passo indietro sulla via del <i>sapiens</i>. E&#8217; razzista affermarlo? Allora mi dispiace tanto, ma sono <u>i fatti</u> a essere razzisti.</span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">Questa carrellata sulle scoperte recenti riguardo alle nostre origini più remote, si può ben concludere con un&#8217;altra notizia – di cui sono debitore sempre al buon Luigi – ma che è apparsa sul sito di <i>Stormfront</i>. Tuttavia il punto importante da sottolineare è il fatto che oramai ciò che appare sulle pubblicazioni scientifiche più accreditate si salda senza soluzione di continuità con ciò che viene pubblicato sulle riviste e i siti dell&#8217;estrema destra. La scienza sta dando sempre più ragione a qualcuno, e questo qualcuno <u>non sono</u> i “buoni democratici”.</span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">La notizia è questa:</span></div>
<div style="line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-fareast-language: AR-SA;">“Vincent Sarich (professore emerito di antropologia all’Università di Berke<span style="font-weight: normal;">ley, California) e Franck Miele</span>, senior editor di “Skeptic” (“Lo scettico”), <span style="font-weight: normal;">hanno scritto un libro a 4 mani,</span> <i>Razza: la realtà della diversità umana</i>; nel libro essi documentano dettagliatamente e ampiamente come il senso comune della gente sulla diversità umana stia gradualmente trovando consensi nella comunità scientifica, nonostante conservatorismi duri a morire.</span></div>
<div style="layout-grid-mode: char; line-height: 115%; margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="layout-grid-mode: char; line-height: 115%; margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">Innanzitutto confutano i programmi televisivi che passa la TV pubblica USA, i quali negano l’esistenza delle razze umane. Leggere lo splendido articolo <i>L’ultimo tabù, diversa razza=diversa capacità</i>. (<i>The Final Taboo: Race Differences</i>in <i>Ability</i> Vincent Sarich).</span></div>
<div style="layout-grid-mode: char; line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="layout-grid-mode: char; line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">Richard Dawkins, il leggendario e popolarissimo autore de <i>Il gene egoista</i>, ha elogiato pubblicamente sul “New York Times” Sarich per il suo lavoro di enorme importanza! Nel corso degli anni Sarich è diventato uno dei rari antropologi fisici, esperti sia degli scheletri che della genetica, ha dissotterrato e studiato 2500 teschi umani di 29 razze diverse e li ha comparati con quelli di 347 scimpanzé (compresi gli straordinari bonobo)</span><span style="font-size: 13.0pt; font-weight: normal; line-height: 115%; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">,</span><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-size: 12.0pt;"> e concludendo: “Non conosco nessun’altra specie di mammiferi che sia cosi diversificati razzialmente, eccetto i cani, che però sono stati sottoposti, di proposito a tale differenziazione”.</span></div>
<div style="layout-grid-mode: char; line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="layout-grid-mode: char; line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">Qui ci sono alcune considerazioni che si impongono in tutta evidenza. Notiamo per prima cosa la contrapposizione fra “il senso comune della gente” che riconosce a colpo d&#8217;occhio il fenomeno razziale, e l&#8217;ideologia diffusa a partire dagli ambienti accademici e dalla cultura ufficiale, ma non certo su basi scientifiche, che tende a negare questo fatto evidente, anche se proprio la comunità scientifica, nonostante la resistenza degli ambienti più “conservatori” non può, a lungo andare, non riconoscere i fatti, e dobbiamo evidenziare che “conservatore”, cioè chiuso in una visione del mondo dogmatica ed estranea alla realtà, tendente a ignorare le chiare smentite che vengono da essa, qui, come su questa sponda dell&#8217;Atlantico, significa <u>di sinistra</u>.</span></div>
<div style="layout-grid-mode: char; line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="layout-grid-mode: char; line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">In secondo luogo, non può non far piacere il fatto che il libro di Sarich e Miele abbia ricevuto l&#8217;autorevolissimo avallo di Richard Dawkins, stella di prima grandezza della biologia contemporanea, ma soprattutto pensatore coraggioso e anticonformista che in più di un&#8217;occasione ha dimostrato di mettersi sotto i piedi i pregiudizi dominanti. Dawkins, oltre che de <i>Il gene egoista</i> è l&#8217;autore de <i>L&#8217;illusione di Dio</i>, un saggio sulla religione che scava impietosamente il terreno sotto i piedi del cristianesimo e delle religioni abramitiche, e questo non ce lo può rendere certo antipatico.</span></div>
<div style="layout-grid-mode: char; line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="layout-grid-mode: char; line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">Il terzo punto che occorre toccare è un po&#8217; meno incoraggiante. Io credo che senza alcun dubbio gli autori abbiano confutato in maniera efficace i programmi televisivi che passa la televisione pubblica, che cercano di negare l&#8217;esistenza delle razze umane, cosa di certo che non presenterebbe alcuna difficoltà se si trattasse di un confronto di idee fatto su basi eque, ma – ed è questo il punto – quanta gente leggerà il libro e quanta gente guarda i programmi televisivi, o per meglio dire subisce giornalmente il plagio mediatico che proviene dal malefico apparecchio, totem familiare dei nostri tempi?</span></div>
<div style="layout-grid-mode: char; line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="layout-grid-mode: char; line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">La questione di nuovo si può paragonare al confronto, anch&#8217;esso sicuramente non su basi che abbiano un minimo di equità, sulla questione dell&#8217;olocausto. Gli studi di Faurisson, di Zundel, di Mattogno sicuramente sono seri e documentati, ma dall&#8217;altra parte non c&#8217;è un contraddittorio, quando non c&#8217;è la risposta censoria e repressiva, c&#8217;è il diluvio mediatico, l&#8217;appello continuo all&#8217;emotività, il lavaggio del cervello che gioca sulla difficoltà a livello inconscio di distinguere fra realtà e fiction.</span></div>
<div style="layout-grid-mode: char; line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="layout-grid-mode: char; line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.8
5pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">Vi chiedete perché la democrazia non funziona? Perché è, a voler essere espliciti, una gigantesca truffa, forse la più enorme della storia umana? Eccola la risposta, chiara come il sole: la diffusione di “idee”, atteggiamenti, stati d&#8217;animo nella cosiddetta pubblica opinione è inversamente proporzionale in maniera pressoché esatta alla loro corrispondenza al reale.</span></div>
<div style="layout-grid-mode: char; line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>
<div style="layout-grid-mode: char; line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">Di sicuro, la lotta per la verità è ancora lunga e irta di difficoltà, ma noi in ogni caso siamo qui, senza paura, a combatterla.</span></div>
<div style="layout-grid-mode: char; line-height: 115%; text-align: justify; text-indent: 19.85pt;"></div>

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