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	<title>Filosofia politica Archivi - EreticaMente</title>
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	<title>Filosofia politica Archivi - EreticaMente</title>
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		<title>Farinata degli Uberti tra Dante e Machiavelli. Delle differenti Weltanschauungen tra Guelfi e Ghibellini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Dec 2024 06:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia politica]]></category>
		<category><![CDATA[Castruccio Castracani]]></category>
		<category><![CDATA[Dante Alighieri]]></category>
		<category><![CDATA[Farinata Degli Uberti]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scritto composto tra agosto e novembre 2024 Opera di Castruccio Castracani  &#160; Di seguito, dunque, vorrei esporre con mia notevole sorpresa una consistente scoperta nell&#8217;ambito sapienziale e della conoscenza, seppure ingaggiandomi in cotale lavoro con una chiara e forte premessa: questa opera – seppure nella sua brevità e concisezza – è fortemente caratterizzata da una [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/farinata-degli-uberti-tra-dante-e-machiavelli-delle-differenti-weltanschauungen-tra-guelfi-e-ghibellini/">Farinata degli Uberti tra Dante e Machiavelli. Delle differenti Weltanschauungen tra Guelfi e Ghibellini</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Scritto composto tra agosto e novembre 2024</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Opera di Castruccio Castracani </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Di seguito, dunque, vorrei esporre con mia notevole sorpresa una consistente scoperta nell&#8217;ambito sapienziale e della conoscenza, seppure ingaggiandomi in cotale lavoro con una chiara e forte premessa: questa opera – seppure nella sua brevità e concisezza – è fortemente caratterizzata da una prospettiva di analisi dell&#8217;espressione dei valori che si situa soprattutto sul solco della filosofia politica – con contatti di weltanschauung ed epistemologia – e non si adagia sulla questione letteraria della materia e sui vari orpelli di ricamo stilistico-espostivi su cui gli studiosi di belle lettere e letteratura solitamente invece si concentrano.</p>
<p style="text-align: justify;">     Niccolò Machiavelli (1468/69 – 1527), in quanto ghibellino<strong><sup>1</sup></strong>, nelle sue <em>Istorie Fiorentine</em>, ribalta il giudizio storico sul Farinata Degli Uberti (1212 – 1264), il quale fu il capo e la guida delle forze ghibelline di Firenze e per estensione della Toscana, invertendo così il verdetto che fu dato su tale personaggio storico nella <em>Divina Commedia</em>, da parte di Dante Alighieri (1265 – 1321), schierato ideologicamente come guelfo<strong><sup>2</sup></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">     Perciò, a seguire, si noti quanto segue dal Libro II, Cap. 7, delle <em>Istorie Fiorentine</em> di Machiavelli:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 40px; padding-right: 40px;">«Aveva Manfredi mandato a’ Ghibellini, per capo delle sue genti, il conte Giordano, uomo in quelli tempi nelle armi assai reputato. Costui, dopo la vittoria, se ne andò con i Ghibellini a Firenze, e quella città ridusse tutta alla ubbidienza di Manfredi, annullando i magistrati e ogni altro ordine per il quale apparisse alcuna forma della sua libertà. La quale ingiuria, con poca prudenza fatta, fu dallo universale con grande odio ricevuta; e di nimico ai Ghibellini diventò loro inimicissimo; donde al tutto ne nacque, con il tempo, la rovina loro. E avendo, per le necessità del Regno, il conte Giordano a tornare a Napoli, lasciò in Firenze per regale vicario il conte Guido Novello, signore di Casentino. Fece costui uno concilio di Ghibellini ad Empoli, dove per ciascuno si concluse che, a volere mantenere potente la parte ghibellina in Toscana, era necessario disfare Firenze, sola atta, per avere il popolo guelfo, a fare ripigliare le forze alle parti della Chiesa. A questa sì crudel sentenzia, data contra ad una sì nobile città, non fu cittadino né amico, eccetto che messer Farinata degli Uberti, che si opponesse; il quale apertamente e senza alcuno rispetto la difese, dicendo non avere con tanta fatica corsi tanti pericoli, se non per potere nella sua patria abitare; e che non era allora per non volere quello che già aveva cerco, né per rifiutare quello che dalla fortuna gli era stato dato; anzi per essere non minore nimico di coloro che disegnassero altrimenti, che si fusse stato ai Guelfi; e se di loro alcuno temeva della sua patria, la rovinasse, perché sperava, con quella virtù che ne aveva cacciati i Guelfi, difenderla. Era messer Farinata uomo di grande animo, eccellente nella guerra, capo de’ Ghibellini, e apresso a Manfredi assai stimato: la cui autorità pose fine a quello ragionamento; e pensorono altri modi a volersi lo stato perservare<strong>3</strong>».</p>
<figure id="attachment_66306" aria-describedby="caption-attachment-66306" style="width: 196px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-66306" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/12/Farinata-degli-Uberti-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/12/Farinata-degli-Uberti-196x300.jpg 196w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/12/Farinata-degli-Uberti-669x1024.jpg 669w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/12/Farinata-degli-Uberti-768x1176.jpg 768w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/12/Farinata-degli-Uberti.jpg 784w" sizes="(max-width: 196px) 100vw, 196px" /><figcaption id="caption-attachment-66306" class="wp-caption-text">Farinata degli Uberti, affresco di Andrea del Castagno, Villa Carducci, Firenze, 1455 (circa).</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">     Perciò, secondo Machiavelli, non solamente Farinata fu un magnanimo uomo ed un grande leader, sia dal punto di vista politico che militare, ma egli fu anche un grande patriota ed un nazionalista.</p>
<p style="text-align: justify;">      Dunque, seppure egli sapesse che a Firenze la moltitudine della massa popolare fosse guelfa, ed a discapito del fatto che i ghibellini – fazione di cui si trovava ad essere un importante capo – fossero ora al potere in città, egli – avendo lì i propri natali e la propria patria e nazione – la difese in senso nazionalistico e patriottico dal piano razionale e strategico dei ghibellini di distruggerla. In quanto, dal proprio punto di vista militare, considerate le massime simpatie in tale città della massa popolare, e l&#8217;importanza strategica di un tale centro, ora che espugnata si trovava nelle proprie mani, gli strateghi dei Ghibellini l&#8217;avrebbero voluta radere al suolo al fine di deprivare i guelfi – semmai fossero localmente tornati a primeggiare – di una propria importantissima roccaforte. Ma a ciò, quindi, il Farinata si oppose, in modo fermo e saldo, ponendo in avanti con forza tutto il peso del proprio prestigio e della propria posizione, salvando così la città dalla distruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">     Perciò, sulla scorta di quanto emerge, non solo Farinata degli Uberti è un prode comandante, ma altresì egli è magnanimo, empatico, ed ama il proprio popolo tutto, aldilà delle differenze di parti politiche, e di tradizione, etc., etc.</p>
<p style="text-align: justify;">    Nonché, questa descrizione, piena di magnanimità, segue da vicino, e ricalca in modo pieno, quella di Scipione l&#8217;Africano, così come emerge dagli altri lavori di Machiavelli. Nel merito, difatti, si prenda ad esempio, tal voce dall&#8217;<em>Enciclopedia Machiavelliana </em>curata da parte dell&#8217;<em>Enciclopedia Treccani</em>:</p>
<p style="text-align: justify;">«Ne <em>Il Principe</em> S[cipione, n.d.r.] è citato nel Cap. XIV (Quod principem deceat circa militiam), dove si dice, sulla scorta di Cicerone […], che egli imitava Ciro […]. [Chiunque, n.d.r.] legge la vita di Ciro scritta da Xenofonte riconosce di poi nella vita di Scipione quanto quella imitazione gli fu a gloria, e quanto, nella castità affabilità umanità liberalità, Scipione si conformassi con quelle cose che di Ciro da Xenofonte sono sute scritte […] e nel Cap. XVII (De crudelitate et pietate; et an sit melius amari quam timeri, vel e contra), dove gli è rimproverata (contrapposta alla crudeltà di Annibale) la «sua troppa pietà, la quale aveva data alli suoi soldati più licenza che alla disciplina militare non si conveniva» (§ 19) […]. Nei <em>Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio</em> […] III XXI, il capitolo intitolato Donde nacque che Annibale, con diverso modo di procedere da Scipione, fece quelli medesimi effetti in Italia che quello in Ispagna, nel quale è svolto un tema trattato già, con gli stessi esempi di Annibale e S[cipione, n.d.r.], nei <em>Ghiribizzi al Soderino </em>(si veda infra): «[&#8230;] dico come e’ si vede Scipione entrare in Ispagna e con quella sua umanità e piatà subito farsi amica quella provincia, e adorare e ammirare da’ popoli. Vedesi allo incontro entrare Annibale in Italia e, con modi tutti contrari, cioè con crudeltà, violenza e rapina e ogni ragione d’infideltà, fare il medesimo effetto che aveva fatto Scipione in Ispagna; perché ad Annibale [dativo di vantaggio] si ribellarono tutte le città d’Italia, tutti i popoli lo seguirono» (III, XXI, § 3-4)<strong>4</strong>».</p>
<p style="text-align: justify;">     Ad una attenta osservazione, quindi, tutto questo è un forte parallelo con Farinata, in quanto anche lui è stato troppo mite e clemente, mosso a questo per l&#8217;amore delle sue genti e della sua terra, opponendosi alla distruzione di Firenze. Dunque, egli fu magnanimo come Scipione, e non crudele come Annibale. Ma ciò tanto fu grande nella virtù di magnanimità della sua persona quanto ebbe dure conseguenze per farinata stesso, in quanto, quando i guelfi tornarono al potere tolsero e sequestrarono a lui ed alla sua famiglia le loro proprietà e li costrinsero all&#8217;esilio a Siena<strong>5</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">    Ad ogni modo, Farinata degli Uberti, così come è stato sopra mostrato, e così come appare nelle <em>Istorie Fiorentine</em>, è come Scipione, e quest&#8217;ultimo è mostrato aver acquistato le sue qualità ed aver assunto un cotale calibro in quanto fine allievo e studente delle opere dello storico e – in questo caso soprattutto – filosofo Senofonte.</p>
<p style="text-align: justify;">   In sostanza, Farinata degli Uberti è come Scipione, in modo precisamente qualitativo, in quanto egli è devoto alla magnanimità in virtù delle sue proprie competenze politiche, militari e strategiche (che tali sono in valore della sua stessa virtù).</p>
<p style="text-align: justify;">     Dunque, quella di Machiavelli è – perciò – la descrizione ghibellina di Farinata.</p>
<p style="text-align: justify;">    Quindi, cotale, sovraesposta, è un&#8217;inversione totale della descrizione data dalla parte guelfa, della quale Dante Alighieri, con la sua <em>Divina Commedia</em>, <em>Inferno – </em>«che infatti è un libro essenzialmente guelfo<strong>6</strong>» –, Canto X, lo pone come bruciante “vivo” all&#8217;inferno, condannato in quanto epicureo (cioè empirista e pagano)<strong>7</strong>.</p>
<figure id="attachment_66307" aria-describedby="caption-attachment-66307" style="width: 205px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class="wp-image-66307 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/12/Machiavelli-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/12/Machiavelli-205x300.jpg 205w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/12/Machiavelli-701x1024.jpg 701w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/12/Machiavelli-768x1122.jpg 768w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/12/Machiavelli.jpg 820w" sizes="(max-width: 205px) 100vw, 205px" /><figcaption id="caption-attachment-66307" class="wp-caption-text">Niccolò Machiavelli nel suo studio, dipinto di Stefano Ursi, Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea, Roma, 1894.</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">   Di conseguenza, siamo di fronte ad una totale inversione della descrizione di valore del personaggio. Ciò avviene circa dopo duecento anni di propaganda guelfa, inagurata da Dante, con la sua magnus opus <em>Divina Commedia. </em>In quanto, nel merito, rispetto alla datazione, si ricordi che «gli studiosi ritengono che la <em>Divina Commedia</em> sia stata composta da Dante durante l&#8217;esilio (forse a partire dal 1304 o dal 1307); è inoltre probabile che le due prime cantiche siano state divulgate durante la vita di Alighieri, mentre il <em>Paradiso</em> venne pubblicato postumo<strong><sup>8</sup></strong>». Mentre, di converso, i<em> Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio </em>furono il frutto di una lunga gestazione ed elaborazione durata dal 1513 al 1519, anno di morte di uno dei due dedicatari dell&#8217;opera, e furono per la prima volta pubblicati nel 1531<strong>9</strong>. Perciò, esattamente dopo circa duecento anni di propaganda guelfa ininterrotta ed incontrastata, alfine, Machiavelli interviene, e, con la sua opera, usando la sua penna come una spada, a questa pone freno, ribaltando così, agli occhi pubblici della cultura, il giudizio dato dai guelfi nei confronti dei leaders ghibellini. In special modo di una guida così importante, e dai tratti eroici, come fu il Farinata.</p>
<p style="text-align: justify;">     Da una parte, nella descrizione ghibellina, presentata da Machiavelli, seppure scritta un paio di secoli dopo quella di Dante, abbiamo un eroe, un uomo dal calibro di Scipio l&#8217;Africano, eguale per virtù ai grandi antichi romani protagonisti apicali della Res Publica, in linea con gli insegnamenti del filosofo Senofonte (sì uno studente di Socrate, e tra i più brillanti, ma nemico teoretico di Platone). Quindi emerge, il Farinata, come un grande leader politico, strategico e miliare: un patriota ed un nazionalista, il quale, per l&#8217;amore della sua patria non trama contro di questa, e, invece, la protegge dagli altri ghibellini che la vorrebbero distruggere (tra l&#8217;altro non per rabbia ma per ragioni più che freddamente razionali e strategiche). Dunque, è la magnanimità del Farinata, quindi, che salvò Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;">     Dall&#8217;altra parte, invece, l&#8217;Alighieri, nella <em>Divina Commedia</em>, <em>Inferno</em>, Canto X, lo pone come sofferente in un girone infernale, condannato a “bruciare vivo”, ciò perché pagano e sensista. Nonché, non solamente questa è la sua pozione, Dante, in pieno disprezzo ed astio ideologico, religioso e filosofico, ci comunica, attraverso la sua opera, come anche il Sacro Romano Imperatore Federico II di Svevia stia bruciando all&#8217;inferno nel medesimo girone. Laddove egli, nella sua composizione, nel medesimo luogo, fa pronunciare al Farinata: «Qui con più di mille giaccio, qua dentro è &#8216;l secondo Federico<strong>10</strong>».</p>
<p style="text-align: justify;">     Dunque, visto tutto questo, considerato quanto sovra esposto, possiamo quindi vedere la completa opposizione delle due grandi Tradizioni (con la T maiuscola) della Civiltà Occidentale, da una parte quella ghibellina e dall&#8217;altra quella guelfa.</p>
<p style="text-align: justify;">     Va aggiunto, quindi, come Farinata – così come descritto dal ghibellino Machiavelli – per l&#8217;amore del suo paese e della sua nazione, a detrimento del piano strategico elaborato dagli altri ghibellini, si oppone con forza alla distruzione di Firenze. Un Farinata degli Uberti che è quindi magnanimo verso il popolo nel suo insieme, cioè per tutti e per ciascuno. Mentre, in converso, per Dante Alighieri, il medesimo personaggio storico è bruciante all&#8217;inferno in quanto epicureo e cioè colpevole di paganesimo (a livello di spirito), e di sensismo/empirismo (a livello epistemologico).</p>
<p style="text-align: justify;">     Ora, per quanto riguardi il tema dell&#8217;amore per la propria terra natale e per la propria nazione, e nonché rispetto ad una così grande virtù come la magnanimità, ci si può soffermare ad osservare la descrizione del guelfo Dante elaborata e data da Niccolò Machiavelli nella sua opera titolata <em>Discorso o dialogo intorno alla nostra lingua</em>:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 40px; padding-right: 40px;">«Dante; il quale in ogni parte mostrò d’essere, per ingegno, per dottrina e per giudizio, uomo eccellente, eccetto che dove egli ebbe a ragionare della patria sua; la quale, fuori d’ogni umanità e filosofico instituto, perseguitò con ogni specie d’ingiuria. E non potendo altro fare che infamarla, accusò quella d’ogni vizio, dannò gli uomini, biasimò il sito, disse male de’ costumi e delle leggi di lei; e questo fece non solo in una parte della sua <em>Cantica</em>, ma in tutta, e diversamente e in diversi modi; tanto l’offese l’ingiuria dell’esilio! tanta vendetta ne desiderava! e però ne fece tanta quanta egli poté. E se, per sorte, de’ mali ch’egli li predisse, le ne fusse accaduto alcuno, Firenze arebbe più da dolersi d’aver nutrito quell’uomo, che d’alcuna altra sua rovina<strong>11</strong> ».</p>
<p style="text-align: justify;">     Dunque, da un lato, abbiamo una persona di grande valore, il Farinata, ghibellino, con massimo ed assoluto amore per la sua gente, per la sua nazione, e per la sua terra natia. Il quale, confidente nel proprio valore ed abilità, la salva dalla distruzione e della rovina, opponendosi al piano strategico degli altri ghibellini, e facendolo proprio in virtù della sua magnanimità. Un comportamento che, come già sopra è stato menzionato, negli altri lavori di Machiavelli è riferito a Scipione studente della filosofia e degli insegnamenti di Senofonte.</p>
<p style="text-align: justify;">     Mentre, dall’altro lato, abbiamo il guelfo Dante, che, una volta costretto all&#8217;esilio – e, si badi bene, non da parte dei ghibellini, ma da parte di altri guelfi (conseguenza del fazionalismo e del settarismo interno alla compagine guelfa) – cominciò ad odiare in modo assoluto, innaturale e malsano, la propria patria d&#8217;origine. Finanche, oramai riempito d&#8217;ostile livore e di cieco risentimento, cercare in ogni modo ed in ogni occasione di diffamarla, ovunque egli potè, come ad esempio nelle sue opere scritte, od anche, in modo attivo, nelle cospirazioni politiche, in cui egli tramò per la sua rovina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Conclusioni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Machiavelli, in quanto ghibellino, nelle sue opere, specialmente in relazione alla storia di Firenze, cerca di ribaltare i circa due secoli della incontrastata e totalizzante propaganda guelfa instaurata da Dante nel dominio culturale. Nello specifico, Machiavelli si avventura in codesta operazione ed intrapresa filosofico-politica alterando – in segno opposto – il valore qualitativo dato da Dante nei riguardi dei personaggi ghibellini da egli condannati nei suoi scritti. Machiavelli salva cotali figure storiche, come l&#8217;esempio sovramenzionato del Farinata dimostra, innalzandoli al calibro di virtuosi, e, in converso, condannando Dante stesso ed in toto, in quanto personaggio anti-morale e nefasto.</p>
<p style="text-align: justify;">     Nonché, così come già espresso nella premessa, è di conto ribadire come, questa non sia uno studio di letteratura ma, invece, siffatta sia una pura e cruda analisi di filosofia-politica. Alfine, proprio grazie a cotale indagine ed alle scoperte – o meglio forse “ri-scoperte” – concettuali enucleate, è possibile intravedere il conflitto – vecchio di secoli – tra diverse parti al fine di poter avere posizioni di primazia nell&#8217;influenza culturale diffusa a livello sociale. Cioè, il conflitto tra diverse ed opposti gruppi per vincere il controllo delle menti – nella società e nella politica – grazie alla produzione delle forme concettuali cultura pubblica condivisa. Cosa che qui chiaramente emerge nel tradizionale scontro tra due opposte teoresi e tra due opposte serie di riferimenti filosofici, filosofico-politici, spirituali ed epistemici, come fu quello tra guelfi e ghibellini.</p>
<p style="text-align: justify;">    Dunque, Niccolò Machiavelli, di simpatie ghibelline, esalta Farinata ad eroe, e lo posiziona come parallelo in virtù – così come tale figura è descritta in tutto il corpus complessivo dei suoi lavori – a Scipione. Cioè, quello Scipione l&#8217;Africano, che, nell&#8217;opera complessiva di Machiavelli, è in molteplici luoghi e con assoluta consistenza dipinto come un vero e proprio lume ed un esempio chiaro e distinto di virtù e magnanimità. Il quale è tale, così è riportato, perché studente e discepolo della filosofia di Senofonte (sì studente di Socrate, e forse il più brillante fra tutti, ma indubitabilmente anti-Platone).</p>
<p style="text-align: justify;">     Infine, Dante, cioè uno dei più prominenti tra i guelfi, così come si evince e sia anche evidente dai suoi scritti, aderisce ad una visione cristianizzata – sotto stretto giogo ed attenta supervisione ecclesiale – di una commistione forzosa delle filosofie di Platone ed Aristotele esaltate in modo estremo soprattutto nella loro prospettiva metafisica. Perciò, egli condanna il Farinata, in quanto epicureo – e dunque sensista/empirista dal punto di vista epistemologico, e, nonché, pagano, dal punto di vista spirituale – a bruciare all&#8217;inferno (ed annuncia, al pari, che la figura più simbolica dei ghibellini, il Sacro Romano Imperatore Federico II Hohenstaufen, è similmente condannato).</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Appendice:</strong></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Da parte di chi scrive, cioè l&#8217;autore di questo studio, tutto ciò è alquanto interessante. In quanto, ci si trova di fronte a due profondamente contrapposte visioni del mondo e weltanschauung, ma, allo stesso tempo, radicate nelle fondamenta stesse dell&#8217;identità più tradizionale indubitabilmente vera della Civiltà Occidentale.</p>
<p style="text-align: justify;">     Pertanto, ragionando su cotale stato di cose concettuale, emerge chiaramente un parallelo, ed è quello della civiltà della Cina. Perché, anche lì, in cotale civiltà cinese, vi è un radicamento doppio in due profondamente diverse visioni del mondo, quelle delle due grandi weltanschauung, ideologie, spiritualità, filosofie, epistemologie, filosofie-politiche e teoresi da un lato del taoismo e dall&#8217;altro lato del confucianesimo.</p>
<p style="text-align: justify;">     Dunque, così come nella Civiltà Cinese hanno una Tradizione – con la T maiuscola – che è indubitabilmente doppia, cioè imperniata sue due Tradizioni parallele, da una parte la tradizione del taoismo e dall&#8217;altra parte la tradizione del confucianesimo. Anche nella Civiltà Occidentale abbiamo una Tradizione – con la T maiuscola – che è indubitabilmente doppia, cioè imperniata su due Tradizioni parallele, da una parte la tradizione del guelfismo e dall&#8217;altra parte la tradizione del ghibellinismo.</p>
<p style="text-align: justify;">     Ad ogni modo, nel mondo contemporaneo vi è una sostanziale ed evidente differenza da considerare. Mentre in Cina entrambe le loro maggiori e più significative tradizioni sono ancora oggi significativamente rispettate, e, nonché, con reverenza protette, coltivate e rispettate. Di rimpetto, ed in converso, in Occidente, invece, è alquanto evidente che sia via andato forzosamente ad imporsi una specie di – implicitamente – autoritario giogo di “neo-guelfismo”, o come lo si voglia chiamare, imponente in modo sempre più intollerante e tirannico una cappa unica e totalizzare del cognire, del culturare e del vivere comune. Laddove, al contrario, invece, il “neo-ghibellinismo”, o ciò che comunque potrebbe definirsi tale, è invece nascosto, rimosso, sottomesso od anche censurato.</p>
<p style="text-align: justify;">     Perciò, “<em>la verità effettuale della cosa</em>” è la seguente:</p>
<p style="text-align: justify;">    La Civiltà Occidentale, nei suoi ultimi duemila anni, ha avuto due Grandi Tradizioni, e non solamente una. Le quali sono sempre state profondamente diverse, ma entrambe intrinsecamente vere in quanto radicate, e nonché entrambe tradizionali. Seppure siano state talvolta contrapposte, e/o talaltra volta conviventi, e/o talaltra volta una cercasse di soppiantare l&#8217;altra, il vero della questione è che entrambe hanno contribuito in parimerito al benessere, al fiorire ed alla crescita della medesima e singola civiltà.</p>
<p style="text-align: justify;">     Ad ogni modo, è alquanto evidente, e lo è in modo chiaro e distinto, che nel procedere dell&#8217;ultimo secolo, e specialmente in modo sempre più forte negli ultimi sessanta o cinquant&#8217;anni, una tradizione abbia cercato di prevaricare il bilanciamento – “balance of power” – tra le due realtà, filosofie, episteme, teoresi e spiritualità. Cercando alfine di imporne, con forza, ed in modo totale, solo e solamente una quella “filo-guelfa” e di cancellare ed annullare l&#8217;altra – da sempre altrettanto vera ed esistente – quella “filo-ghibellina”.</p>
<p style="text-align: justify;">     Perciò, è evidente, ed è vivo e vero, all&#8217;interno di quel complesso maglio ed insieme d&#8217;attori e di forze che è la Civiltà Occidentale, che vi sia un profondo sbilanciamento “d&#8217;energie” nella “costituzione della Realtà” (mi si conceda il termine figurativo).</p>
<p style="text-align: justify;">     Questo perché, come sopra è stato largamente dimostrato, la Civiltà Occidentale è sempre stata costituita da queste due diverse tradizioni (seppure diverse ed a tratti anche contrapposte), che però nel complesso ne furono i suoi due pilastri (seppure speculari e diversi). Mentre, nella contemporaneità a noi temporalmente più vicina, invece, una delle due “tradizioni” ha cercato di prendere il potere in modo assoluto, finanche cercando di cancellare l&#8217;altra: imponendosi in modo totale.</p>
<p style="text-align: justify;">    Cotale è lo stato di cose attuale della nostra Civiltà in Occidente, ma, come dimostrato, e come evidente, è fortemente rotto il “balance of power” dei due pilastri su cui questa è da sempre stata tradizionalmente costituita. In quanto, uno ha cercato, e continuamente cerca imperando, di sostiturie completamente l&#8217;altro e di imporsi come unico. Questo altera profondamente il bilanciamento interno della stessa civiltà e delle vastissime e complesse “sottili energie” che da sempre l&#8217;hanno invece composta ed animata.</p>
<p style="text-align: justify;">     Perché, la fazione “guelfa” / “neo-guelfa” / “filo-guelfa”, quantomeno ciò è vero a partire dalla seconda metà del XX secolo, ed è verissimo ancora di più nell&#8217;odierno del XXI secolo, ha cercato e sta cercando di monopolizzare e totalizzare la Civiltà Occidentale nella sua interezza&#8230; Ponendo in persecuzione, cancellazione, repressione e censura la fazione “ghibellina” / “neo-ghibellina” / “filo-ghibellina”.</p>
<p style="text-align: justify;">     Dunque, venendosi a creare questa dinamica, e questo stato di cose, così come Klemens Von Metternich intravide il mondo e specialmente l&#8217;Occidente / l&#8217;Europa dei decenni che condussero fino al 1789 (con tutte le sue conseguenze intese ed inaspettate), come una realtà caratterizzata da una profonda “unbalance of power”. Il sistema complesso di quel maglio plurifattoriale d&#8217;essenze materiale e “d&#8217;energie sottili” che è l&#8217;odierna Civiltà Occidentale è profondamente sbilanciato a causa di quanto sovra esposto.</p>
<p style="text-align: justify;">     In conclusione, lo stato di cose della Civiltà Occidentale è, che, uno dei due pilastri ha cercato, e sta cercando, di distruggere l&#8217;altro, e di soffocarne la sua memoria, ma, così facendo, si sta vastamente creando un profondissimo e vasto “sbilanciamento nella forza” delle “energie sottili” della Civiltà stessa nel suo complesso (intesa come organismo esteso nel materiale e nell&#8217;immateriale ad un sol tempo).</p>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">In copertina: Lo spirito di Farinata degli Uberti da Dante Alighieri nella Divina Commedia, incisione per stampa di Gustave Doré, Francia, 1862</div>
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<div dir="auto"></div>
<p><strong>Note:</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li>Va difatti ricordato che nella cosiddetta Repubblica di Firenze i termini guelfo/i e ghibellino/i fossero stati riesumati ed utilizzati pubblicamente in riguardo a questioni sociopolitiche e socioculturali, e come fossero usati ancora per tutto il XV secolo e finanche l&#8217;inizio del XVI secolo, proprio nel mondo in cui Niccolò Machiavelli vivette. In merito vedasi: «[…] l’uso degli uomini ambiziosi, di ottenere il primo grado nella republica cercano; né avendo altri modi ad occuparlo che le discordie, hanno di nuovo divisa la città, e il nome guelfo e ghibellino, che era spento […] risuscitano. Egli è dato di sopra, acciò che nelle cose umane […] Le antiche e continue divisioni nostre per sbigottirvi […] noi ce ne ricordiamo, […]. Perché in quelle famiglie antiche era tanta grande la potenza, e tanti grandi i favori che le avevano dai principi […] ma ora che lo Imperio non ci ha forze, il papa non si teme e che la Italia tutta e questa città è condotta in tanta ugualità che per lei medesima si può reggere, non ci è molta difficultà». Tratto da: Niccolò Machiavelli, <em>Istorie Fiorentine</em>, Libro III, Cap. 5, in N. Machiavelli, <em>Tutte le opere. Secondo l&#8217;edizione di Mario Martelli (1971) </em>[G. C. Sansoni S.p.A., Firenze, 1971], introduzione di Michele Ciliberto, coordinamento di Pier Davide Accendere, Giunti Editore S.p.A. / Bompiani, Milano – Firenze, 2018 (prima edizione digitale), pp. 1673 – 2144: 1816. Dunque, se la fase di governo del Savonarola si caratterizzò come fanaticamente religiosa ed estremisticamente di Parte Guelfa, di converso, la fase successiva di governo secolare condotto da Pier Soderini, a cui Machiavelli partecipò, assunse – come evidente dal corpus di scritti del Segretario fiorentino – caratteristiche invece eminentemente ghibelline.</li>
<li>In merito vedasi: «Guelfo Dino, come guelfo Dante; questi venuto da&#8217; Grandi, e quello dal Popolo». Tratto da: Dino Compagni, <em>La cronica di Dino Compagni delle cose occorrenti nei tempi suoi e la canzone morale del pregio</em>, a cura di Isidoro del Lungo, Le Monnier, Firenze, 1891, Prefazione, Cap. II, p. VI.</li>
<li>Machiavelli, <em>Istorie Fiorentine</em>, Libro II, Cap. 7, in N. Machiavelli, <em>Tutte le opere. </em>Cit., pp. 1748 – 1749.</li>
<li>Ursini, Francesco, <em>Scipione Africano, Publio Cornelio</em>, in <em>Encilopedia Machiavelliana</em>, 2014, in <em>Enciclopedia Treccani</em>, Istituto dell&#8217;Enciclopedia Italiana fondata da Giuseppe Treccani S.p.A., Roma, <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/scipione-africano-publio-cornelio_(Enciclopedia-machiavelliana)/">https://www.treccani.it/enciclopedia/scipione-africano-publio-cornelio_(Enciclopedia-machiavelliana)/</a>, consultato in data: 11/17/2024.</li>
<li>Sansone, Mario, <em>Farinata</em>, in <em>Enciclopedia Dantesca</em>, 1970, in <em>Enciclopedia Treccani, </em>Istituto dell&#8217;Enciclopedia Italiana fondata da Giuseppe Treccani S.p.A., Roma, <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/farinata_(Enciclopedia-Dantesca)/">https://www.treccani.it/enciclopedia/farinata_(Enciclopedia-Dantesca)/</a>, consultato in data: 17/11/2024.</li>
<li>Tavoni, Mirko, <em>Dante</em>, in <em>Enciclopedia dell&#8217;Italiano</em>, 2010, in <em>Enciclopedia Treccani, </em>Istituto dell&#8217;Enciclopedia Italiana fondata da Giuseppe Treccani S.p.A., Roma, <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/dante_(Enciclopedia-dell'Italiano)/">https://www.treccani.it/enciclopedia/dante_(Enciclopedia-dell&#8217;Italiano)/</a>, consultato in data: 17/11/2024.</li>
<li>In merito vedasi: «In line with Cicero’s treatment in <em>De finibus</em>, Dante elects the noble Roman Torquatus as the advocate for Epicureanism in his prose works, the <em>Convivio</em> and the <em>Monarchia</em>. Aside from the pagan Torquatus, Dante identifies four thirteenth-century magnates as ‘disciples’ of Epicurus in <em>Inferno</em> X: the Holy Roman Emperor Frederick II, the influential Ghibelline Cardinal Ottaviano degli Ubaldini, and the Florentine statesmen Farinata and Cavalcante dei Cavalcanti. To this list we may add Guido Cavalcanti who is indirectly associated with Epicureanism and named in the canto. All five of these thirteenth-century personages appear to have been accused of Epicureanism or of the denial of personal immortality during their lives and, by extension, of irreligion and a sceptical attitude towards Christian revelation». Tratto da: Corbett, George, <em>Dante and Epicurus. A Dualistic Vision of Secular and Spiritual Fulfilment</em>, Routledge, London, 2013, p. 42.</li>
<li><em>Divina Commedia</em>, in <em>Enciclopedia Online Treccani</em>, in <em>Enciclopedia Treccani, </em>Istituto dell&#8217;Enciclopedia Italiana fondata da Giuseppe Treccani S.p.A., Roma, <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/divina-commedia/">https://www.treccani.it/enciclopedia/divina-commedia/</a>, consultato in data: 17/11/2024.</li>
<li>Sasso, Gennaro, <em>Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio</em>, in <em>Enciclopedia Machiavellinana</em>, 2014, in <em>Enciclopedia Treccani, </em>Istituto dell&#8217;Enciclopedia Italiana fondata da Giuseppe Treccani S.p.A., Roma, <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/discorsi-sopra-la-prima-deca-di-tito-livio_(Enciclopedia-machiavelliana)/">https://www.treccani.it/enciclopedia/discorsi-sopra-la-prima-deca-di-tito-livio_(Enciclopedia-machiavelliana)/</a>, consultato in data 17/11/2024.</li>
<li>Dante Alighieri, <em>Divina Commedia</em>, <em>Inferno</em>, Canto X, 118 – 119, in <em>The Divine Comedy</em>, <em>Inferno</em>, tradotto e commentato da Charles S. Singleton, Routledge &amp; Kegan Paul [I ed. Princeton University Press], London, 1971 [I ed. 1970], p. 106.</li>
<li>Machiavelli, <em>Discorso o dialogo intorno alla nostra lingua</em>, in N. Machiavelli, <em>Tutte le opere. </em>Cit., pp. 2362 – 2377: 2366.</li>
</ol>

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		<title>L’ Europa come il Titanic – Renato Padoan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Renato Padoan]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jul 2024 04:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia politica]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Padoan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Governare gli Italiani &#160; Stavolta non voglio ricorrere agli ausili impeccabili di IA, l’Intelligenza Artificiale in chiave BING, e mi fiderò confidente per lo più della mia ottuagenaria memoria. Quel che peraltro importa non è la verità circostanziale dell’aneddoto ma il senso che ne deriva. Pare che in finale di carriera il Duce avesse confidato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/l-europa-come-il-titanic-renato-padoan/">L’ Europa come il Titanic – Renato Padoan</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Governare gli Italiani</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Stavolta non voglio ricorrere agli ausili impeccabili di IA, l’Intelligenza Artificiale in chiave BING, e mi fiderò confidente per lo più della mia ottuagenaria memoria. Quel che peraltro importa non è la verità circostanziale dell’aneddoto ma il senso che ne deriva.</p>
<p style="text-align: justify;">Pare che in finale di carriera il Duce avesse confidato la sua amarezza a una frase o cupo pensamento come questo.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-1.png"><img decoding="async" class="alignright size-full wp-image-65128" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-1.png" alt="" width="209" height="231" /></a> “ …<em> Governare gli italiani non è difficile, si può anche fare, ma non ne vale la pena</em> “.  Pare anche però che una delusione del genere fosse già stata espressa prima di lui dal Crispi e Da Giolitti. E’ evidente comunque che fintantoché governare gli italiani andò bene ne valse la pena.</p>
<p style="text-align: justify;">Se costoro però gli statisti avessero letto tutta l’opera mirabile di un grande dell’Italia o più semplicemente soltanto il preambolo de La folla delinquente (1891) di Scipio Sighele avrebbero esercitato se non la rinunzia all’impegno assunto. perlomeno una maggiore prudenza nell’imbarcarsi per un viaggio come quello di Mussolini alla guida di un paese popolo di navigatori d’ ogni cabotaggio tra le altre molte doti magnificate nelle sue allocuzioni, cui non arrise però la fortuna come a Colombo che scoperse l’America credendo di essere giunto in Asia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-2.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-65127 alignleft" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-2-198x300.png" alt="" width="198" height="300" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-2-198x300.png 198w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-2.png 284w" sizes="(max-width: 198px) 100vw, 198px" /></a>Un altro aneddoto di cui ho memoria ma che non posso minimamente avvalorare che si raccontava tra i socialisti della dirigenza, di cui per il mio settore teatrale feci parte, forse per invenzione di Craxi, che fu uno studioso serio del condottiero nazionale massone, è che Garibaldi dopo una delle sue scorribande vittoriose, messosi da tribuno per gli omaggi della folla alla ribalta di un Municipio, osannato dagli astanti e richiesto di un discorso, avesse risposto solo con queste parole “<strong>Italiani siate seri</strong>!” dopo di che sarebbe rientrato nell’edificio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema del governo degli italiani non è semplice anche ora come lo fu nel passato. Ci si può illudere ed illudendosi ci si può deludere. Ciò va messo nel conto. Tutto qui!</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa rende difficile il governo dei residenti italici, di coloro che vi risiedono affratellati in un <strong>demos</strong><a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> comune, nati o non nati in questa stravagante penisola? Evidentemente prima causa ne è la profonda ed oggi ancor maggiore eterogeneità della popolazione, che ha posto in queste terre la propria ragione di vita e sussistenza, la quale dovrebbe guidare o interdire ogni seria proposta di amalgama fattuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si parlerà ovviamente non più di razze, perché ciò è proibito, ai nostri giorni ma di culture, credenze ed etnie infine senz’altro. La Macedonia<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a> Italia può porsi all&#8217;avanguardia del dissesto universale e chi vivrà vedrà come si dice.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco ora un esempio fra i molti che si potrebbero trarre a suffragio di questa tesi sullo <em>status confusus</em> macedonico dell’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">E’  a tutti noto il caso di quell’indiano deceduto a seguito di un infortunio per la sua mal destrezza. Ciò è capitato già turpemente e continua a capitare e capiterà a molti altri per lo stesso misero compenso. Si è organizzata una protesta per rendere protetto e finanziariamente sostenibile il lavoro di coloro che attraverso una serie di sotterfugi giungono in Italia. Si tratta di superare una legge in sé contraddittoria, la così detta Bossi Fini, per cui il permesso di soggiorno si rendeva necessario per lo  svolgimento di un lavoro sennonché quel lavoro non poteva che conferirsi a chi non avesse una qualche dimora stabile in Italia. E’ questo un classico dilemma del genere se sia nato prima l’uovo o la gallina o di quella sua variante per cui essendo meglio un  uovo oggi che una gallina domani non si farà che mangiar uova per tutta la vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma sono i numeri che fanno esplodere il ridicolo di una manifestazione di buon cuore come solo la sinistra nostrana può organizzare, con meno tenuta ideologica e spirito di sacrificio però della comunità di Sant’Egidio, per cui si chiede a uno Stato Italiano diretto dal buon cuore di un Presidente della Repubblica buono per tutte le legislature di sostenere i lavoratori extracomunitari da ogni parte del globo  essi giungano con le risorse mutilate di un Italia che figura nella Nato per il solo requisito di essere come dicevano gli strateghi cinesi un “ Crocevia “ mediterraneo dell’Impero Atlantico NATO. E tutto ciò si desume da un articolo della Costituzione Italiana, spesso definita come la più bella del Mondo, che così recita:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione Italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ora gli indiani più o meno lavoratori e qui si va dalle nozze faraoniche della coppia ultra miliardaria di turno fino ai morti per strada d&#8217;inedia, dai paria castali  agli emiri e ai maragià sono una popolazione di 1.428.627.663 abitanti e come ebbe a dirmi un caro mio amico indiano direttore d’orchestra, nei giornali indiani perché un evento mortifero vi compaia deve essere almeno una decina di migliaia 10.000 morti e non di uno solo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-3.png" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-65126" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-3-300x173.png" alt="" width="525" height="302" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-3-300x173.png 300w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-3-1024x589.png 1024w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-3-768x442.png 768w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-3.png 1192w" sizes="(max-width: 525px) 100vw, 525px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il buon cuore e l’imbecillità del sindacato nostrano non ha limiti e piuttosto che stare al buio è meglio accendere un fiammifero<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a> per poi morire al buio commemorati in qualche fiaba come la fiammiferaia di Andersen.</p>
<p style="text-align: justify;">Semmai vi fosse un premio per il maggior uso distorto della retorica ciò andrebbe alle nostre sinistre che in combutta con una religione cristiano cattolica che al dire di Claudel<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a> ha trasformato il sale del Vangelo in una dolce melassa buona per ogni credo importato non nostrano, specie se risulta vincitore di un estenuato cristianesimo oramai sterile di figli e di una società comunione arcobalenica fantasiosamente bengodica. Si può morire in modi diversi se il Titanic affonda come quest’Europa senza uno stile proprio arcaico moderno, ma una barzelletta al riguardo va raccontata per temperare questo scherzo presente sui limiti della nostra nostrana retorica un tempo definita buonista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il naufragio dell’Europa mono-democratica.</strong></p>
<p><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-4.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-65125 alignright" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-4.png" alt="" width="300" height="135" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Due ebrei, molto tempo dopo dalla fuga dall’Egitto,  si confrontano decisamente tradizionalisti tra loro e non certo filo-palestinesi. Uno dei due pomposamente afferma che non c’è stato evento importante,</em><em> singolare e universale in cui non ci fosse una presenza ebraica, un ebreo superiore agli altri per talento e fortuna, al che quell’altro ribatte che nella tragedia del Titanic non risulta vi fossero ebrei. E quell’altro di rimando “ Ma che dici! Non c’era anche Eisberg”.<a href="#_ftn6" name="_ftnref6"><strong>[6]</strong></a></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> <a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-5.png" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-65124" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-5-300x190.png" alt="" width="525" height="332" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-5-300x190.png 300w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-5.png 571w" sizes="(max-width: 525px) 100vw, 525px" /></a></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non sembri irridente questa chiusa che tocca invece un punto che definirei teologicamente importante.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Parrà strano ma sia l’Ucraina in cui si ebbe addirittura un tentativo di esarcato giudaico nei tempi passati oltre alle più disparate convulsioni ideologiche e la Palestina sono i luoghi odierni di un conflitto ancestrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa presunzione ebraica che qui viene ridicolizzata ha il suo fondamento nel fatto che gli Ebrei in certo qual senso hanno inventato il Monoteismo e si potrebbe anche dire a loro scapito che si sono anche dimenticati di brevettarlo! E’ questa a ben pensarci una perdita economica rilevante.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal monoteismo di cui è pervasa la Bibbia si derivano gli altri due monoteismi importanti e cioè quello cristiano e quello islamico. Il monoteismo verrà così a sostituirsi al politeismo pagano.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-6.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-65123" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-6-300x167.png" alt="" width="300" height="167" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-6-300x167.png 300w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-6.png 599w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ciò costituisce tra l’altro una notevole semplificazione del modello politeista donde la convergenza della pluralità nell’unicità creazionale. Non si può negare che ciò costituisce una notevole semplificazione del genere che tutte le strade conducono a Roma. Sapere che procedendo all’indietro si perviene ad una meta soltanto come punto di partenza è rassicurante perché ciò garantisce l’unicità del creato.</p>
<p style="text-align: justify;">Dei due monoteismi derivati il Cristianesimo ritrova la complessità enigmatica del politeismo secondo lo schema trinitario ed è pertanto un monoteismo corretto o travisato a seconda del punto di vista. Il monoteismo invece islamico è terribilmente coerente con sé stesso e la sua propria storia da non consentire altro monoteismo che il proprio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cristianesimo poi si è articolato e profuso nella varietà cospicua dei riformati protestanti di contro all’ortodossia greco slava.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora siccome sono sufficienti a garantire un politeismo anche due divinità soltanto paritarie, altrimenti torneremo da capo, ecco che la Cina e con essa il Giappone possono dichiararsi politeisti per via dell’opposizione paritaria Yin Yang Scudo Lancia che trova nel concetto di Tao come cammino intenzionale il punto di convergenza strumentale.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-7.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-65122" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-7-300x273.png" alt="" width="300" height="273" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-7-300x273.png 300w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-7-1024x931.png 1024w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-7-768x698.png 768w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2024/07/europa-titanic-7.png 1048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Se quest’analisi la si accetta come spiegazione ecco che la foga Woke e l’universo LGBT diventa una variante del monoteismo in cui anche il sesso residuale dualista maschio femmina si fonde in un unico crogiolo egualitario democratico. E’ la stessa Democrazia come il migliore dei regimi possibili una forma mascherata di monoteismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se tutto ciò inquieta come un naufragio allora bisognerà rinvenire nel cargo democratico  che affonda un qualche ebreo come causa determinate del  naufragio indotto da un Iceberg che non è un cognome ebraico ma una massa di ghiaccio fluttuante.</p>
<p>Renato Padoan</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>NOTE</h4>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> La sostanza  dell&#8217;inizio de “La Folla delinquente” consiste nell’allegoria dell’edificazione di un muro che se fatto di pietre grezze sarà un muro a secco per gravame di pezzi, se costituito invece di regolari mattoni potrà elevarsi alla consistenza di una muraglia di castello. Gli italiani sono a tutt’oggi dei regolari mattoni od un pietrame singolare e disparato se non disperato ?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Sul significato che deve attribuirsi primariamente alla parola <strong>DEMOS</strong> nella cui radice si comprendono generati anche termini come dominio, demonio, addomesticare, donna e domus = casa, domicilio ecc. svilupperò in un altro prossimo articolo la questione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> **Territorio geografico**: La Macedonia è una regione storica situata nei Balcani, nell&#8217;Europa sud-orientale. Questa regione comprende parti di diversi paesi, tra cui la Grecia, la Bulgaria, l&#8217;Albania e la Macedonia del Nord (che ha preso il nome dalla regione). È un territorio con una storia ricca e una varietà di culture, lingue e tradizioni.<br />
2. **Insalata di frutta**: Come accennato nella mia risposta precedente, la &#8220;Macedonia di frutta&#8221; è un piatto composto da una varietà di frutta fresca tagliata a pezzi e mescolata insieme. Questo termine non è direttamente correlato al territorio geografico, ma è un modo delizioso per unire sapori e colori diversi in un unico piatto.<br />
In entrambi i casi, la parola &#8220;Macedonia&#8221; evoca l&#8217;idea di diversità e mescolanza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Quel detto o aforisma per cui è meglio accendere un cerino piuttosto che stare al buio è l’esempio più spesso corrente di un sofisma che ha il nome tecnico di SORITE o quello più semplice di <em>sofisma del calvo</em> per cui con pazienza e gradualità si dimostra che anche un calvo è un capelluto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Sono debitore della citazione al parroco della Chiesa di Saint Louis le cui omelie mi parvero così toccanti da chiedergli alla fine del mio soggiorno parigino un colloquio personale di cui tratterò a parte per l’importanza successiva che ebbe nel mio giudizio sull’Islam  in un articolo che la bontà di Ereticamente vorrà confidarmi. La chiesa di Saint Louis nel Marais porta effigiati in lapidi all’interno delle navate i nomi dei caduti cattolici perseguitati e giustiziati dai “patrioti” nel corso della Rivoluzione Francese.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a>La freddura si basa sulla constatazione che i cognomi ebraici  finiscono in ambito germanico in BERG che è un nome cognome generico di appartenenza cittadina come dicessimo per la radice comune BORGO di montagna. Presumo senza dimostrarlo che ciò possa essere un cognome assunto dalle comunità ebraiche più proprio della Bavaria Baviera che è regione particolarmente montagnosa.</p>

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		<title>La critica al “conformismo democratico” di Ugo Spirito – Daniele Trabucco</title>
		<link>https://www.ereticamente.net/la-critica-al-conformismo-democratico-di-ugo-spirito-daniele-trabucco/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2021 09:48:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia politica]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Trabucco]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ugo Spirito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ugo Spirito (1896-1979) é stato uno dei maggiori filosofi italiani, allievo di Giovanni Gentile e teorico dell&#8217;immanenza dell&#8217;individuo nello Stato, ossia la mobilitazione degli individui nelle e per le strutture create dallo Stato stesso. Come lucidamente espresso a Ferrara nel 1932 in occasione del convegno di studi corporativi, una volta fusa l&#8217;azienda con la corporazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 107%; font-family: 'Arial',sans-serif; font-size: 10pt;"><span style="color: #000000;">Ugo Spirito (1896-1979) é stato uno dei maggiori filosofi italiani, allievo di Giovanni Gentile e teorico dell&#8217;immanenza dell&#8217;individuo nello Stato, ossia la mobilitazione degli individui nelle e per le strutture create dallo Stato stesso. Come lucidamente espresso a Ferrara nel 1932 in occasione del convegno di studi corporativi, una volta fusa l&#8217;azienda con la corporazione (c.d. corporazione proprietaria) non resta che porre le premesse per &#8220;l&#8217;effettiva immedesimazione della vita economica individuale con quella statale&#8221;. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 107%; font-family: 'Arial',sans-serif; font-size: 10pt;"><span style="color: #000000;">Forte di questa concezione, Spirito, con la pubblicazione nel 1963 dell&#8217;opera &#8220;Critica della democrazia&#8221;, non puó astenersi da un serrato e coerente attacco alle &#8220;conquiste democratiche&#8221; del secondo dopoguerra con una luciditá argomentativa prepotentemente attuale. In primo luogo, il filosofo aretino muove dalla constatazione della adesione globale e acritica al &#8220;mito democratico&#8221; che non consente alcuna possibilitá di confutazione, divenendo esso stesso antidemocratico. Spirito vede nel modello di democrazia accolto dalle Costituzioni patteggiate e &#8220;modulari&#8221; del secondo dopoguerra un principio metodologico-strumentale il quale ha svuotato il termine di qualunque contenuto assiologico, assumendo quale &#8220;meta-valore assoluto&#8221; il continuo bilanciamento di valori costituzionalmente tutelati e volutamente &#8220;anfibologici&#8221;. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 107%; font-family: 'Arial',sans-serif; font-size: 10pt;"><span style="color: #000000;">Il conformismo democratico denunciato da Spirito indica, dunque, &#8220;soltanto la volontá di far passare sotto tale veste qualunque posizione politica e qualunque interesse di parte&#8221;, rendendo in questo modo la politica ed il diritto anche potenzialmente brutali. In secondo luogo, nella riflessione spiritana emerge un ulteriore questione logicamente conseguente alla prima: in nome di quale competenza la maggioranza decide? É innegabile che essa sia quella dell&#8217;uomo in quanto uomo ed é perció indistintamente competenza di ogni uomo. Tuttavia, poiché il singolo individuo non decide riguardo al proprio interesse, ma sulla base di un programma che rappresenta una determinata concezione filosofica, la &#8220;decisione democratica&#8221; non é idonea ad esprimere una volontá unitaria consapevole, rivelandosi in questo modo asistematica o meglio la &#8220;somma di addendi diversi e di una diversitá irriducibile&#8221;. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 107%; font-family: 'Arial',sans-serif; font-size: 10pt;"><span style="color: #000000;">La fine del sindacato, la sua risoluzione nella corporazione e la trasformazione di questa in organismo produttivo appartenente ai produttori (operai e tecnici) rappresenta l&#8217;unica via affinché il potere politico, risultante dalla vita delle corporazioni, si esprima attraverso il contributo specificamente tecnico dei singoli lavoratori. In questo modo, tutta la concezione della rappresentanza politica subisce un radicale ribaltamento: dal &#8220;mito democratico della generica competenza dell&#8217;uomo in quanto uomo&#8221; si passa &#8220;alla competenza di tutti articolata nella competenza di ciascuno&#8221;.</p>
<p>Prof. Daniele Trabucco (Associato di Diritto Costituzionale italiano e comparato e Dottrina dello Stato presso la Libera Accademia degli Studi di Bellinzona (Svizzera)/Centro Studi Superiore INDEF. Dottore di Ricerca in Istituzioni di Diritto Pubblico).</span></span></p>
<p>(fonte della foto: http://www.fondazionespirito.it/ugo-spirito-luomo-la-cui-filosofia-incarno-lo-spirito-del-novecento/)</p>

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		<title>Libertà e Liberalismo &#8211; Umberto Bianchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2020 08:56:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia politica]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia Politica]]></category>
		<category><![CDATA[umberto bianchi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con il persistere della pandemia a livello globale e specialmente europeo, un’ondata di neo-autoritarismo sembra aver investito l’intero orbe terracqueo. Leggi speciali, stati di eccezione, compressioni delle libertà di circolazione, riunione, etc., sono oramai divenuti materia di provvedimenti governativi ed all’ordine del giorno, in molti, troppi paesi del mondo. In special modo, in quell’Europa, da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Con il persistere della pandemia a livello globale e specialmente europeo, un’ondata di neo-autoritarismo sembra aver investito l’intero orbe terracqueo. Leggi speciali, stati di eccezione, compressioni delle libertà di circolazione, riunione, etc., sono oramai divenuti materia di provvedimenti governativi ed all’ordine del giorno, in molti, troppi paesi del mondo. In special modo, in quell’Europa, da sempre un po’ considerata uno dei caposaldi spirituali del diritto e della democrazia, a causa di una lunga storia, che andrebbe dalla democrazia ateniese sino a quel Liberalismo, che affonda le proprie radici nel Proto Illuminismo di autori come un Locke, un Berkeley, un Hume, un Hobbes ed altri ancora. Da più parti, ci si interroga, non a torto, se stavolta in discussione ed in crisi non sia entrato proprio quel sistema di valori, che trovava il proprio  fondamento nelle enunciazioni di questa scuola di pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ vero. Le limitazioni della libertà di riunione, circolazione, lavoro, la stessa figura di un premier non eletto, che governa per decreto, senza prestare ascolto alle camere e che tanto sembra ricalcare la figura di un sovrano assoluto o di un “dictator”,  sembrano collidere decisamente con i principi del più puro Liberalismo. A ben vedere, però, le cose non stanno proprio così. Bisognerebbe, anzitutto, operare una netta distinzione tra quanto enunciato dagli autori Proto Illuministi che abbiamo poc’anzi menzionato e autori come un Rousseau che, all’interno del contesto illuminista, iniziano a rappresentare una di quelle vere e proprie “deviazioni”, connaturate ad un pensiero occidentale, da sempre animato da una costitutiva ed irresolubile contraddittorietà.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel portare avanti un’idea di primigenia “democrazia diretta”, imperniata sull’idea di una costitutiva “bontà” dell’uomo, Rousseau, devia dal percorso tracciato dai Proto Illuministi, in quanto conferisce  un afflato etico ad una istanza che, invece, in autori come Hobbes e Locke è totalmente assente, in quanto fondata su un’idea pessimista della natura umana e che, sulla falsariga di una mentalità mercantilista, porta a una vera e propria arida “contrattualizzazione” dell’anima dello Stato. Quest’ultimo non sarà più inteso quale Comunità spirituale di individui, bensì come anodino assieme di individualità, tenute unite solo dalla oscura presenza da quel Leviatano giuridico, la cui oscura e gelida presenza, è posta quale invalicabile limite alle libertà individuali.</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-47326 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/10/B-2-1-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" /></p>
<p style="text-align: justify;">Quanto detto, ci dimostra quella che potremmo “brevis verbis”, definire quale vera e propria “eterogenesi dei fini” dell’Illuminismo che, in veste di fenomeno inizialmente sospinto da istanze neoplatoniche, le cui radici affondano nelle correnti ermetiche del pensiero rinascimentale, per cui l’umanità doveva essere “illuminata “ dalla luce di una conoscenza pura e priva di ombre, è andato invece assumendo, in molte sue enunciazioni, le connotazioni di uno sfrenato ed arido individualismo che, sorretto dal tecnicistico Empirismo di un Berkeley, avrebbe in seguito spianato la strada all’avvento del Capitalismo Globale, imperniato sulla perfetta sintesi tra Tecnica ed Economia.</p>
<p style="text-align: justify;">Molta parte delle istanze del Proto Illuminismo e del successivo Illuminismo,  si fanno quindi portatrici di un’idea di democrazia “per delega”, che finirà ben presto con il rappresentare uno strumento di potere censitario, stavolta tutto in favore degli emergenti ceti mercantili e (specialmente…sic!) finanziari. Tant’è che la Rivoluzione Francese e le varie esperienze dei Risorgimenti europei, verranno tutte aggruppate sotto la denominazione di “Rivoluzioni borghesi”. Durante tutto il 19° ed il 20° secolo, a cercare di risolvere il problema del rapporto tra libertà ed economia, saranno le scuole di pensiero marxista derivanti dall’Utopismo e dall’Hegelismo, da un lato, e quelle all’insegna dell’irrazionalismo vitalistico dall’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, è chiaro che, quanto stiamo vivendo ora, in termini di cogenti limitazioni alle nostre libertà individuali, è frutto del tentativo volto ad instaurare un nuovo e definitivo assetto globale, fondato sulla coercitiva accettazione di un quanto mai esausto ed insufficiente modello di sviluppo, quale quello liberista globale, (oggidì coniugato in una salsa vagamente “progressive” e buonista), che però affonda le proprie radici proprio in quel Liberalismo, che non potrà, quindi, mai essere eretto a baluardo antisistemico. Una cosa, pertanto, è rivendicare diritti espressione, libertà e movimento ed il diritto dei cittadini a poter intervenire direttamente nella gestione della Res Publica, quando i suoi rappresentanti si rivelino inadatti al compito o questa sia affetta da gravi carenze nei suoi meccanismi (Democrazia Diretta), altro è riesumare quel Liberalismo che, “motu proprio”, come abbiamo visto, porta a quel che, ad oggi, stiamo vivendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo da un punto di vista prettamente di analisi ideologica. E’ chiaro che, viste le attuali contingenze, pensare di affrontare una  battaglia contro l’instaurazione di una Dittatura Globale, in ordine sparso, a mò di ridotto e romantico manipolo massimalista, è quanto di più inutile ed illusorio si possa fare. E’ chiaro che, ora più che mai, si fa pressante la necessità della creazione di un Fronte Trasversale, in grado di accogliere e contemperare al proprio interno, le migliori energie ed istanze di un paese. Questo però, senza dimenticare quella costante e pressante ricerca di una chiarezza,  ( come quella espressa in questa breve disamina…) senza la quale qualunque tentativo, all’insegna dei più nobili intenti, finisce con l’insabbiarsi nel vicolo cieco dell’inazione o del più squallido e controproducente opportunismo.</p>
<p>Umberto Bianchi</p>

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		<title>la Politica umiliata dai partiti e dai loro pupi. Intervista a Emilio Giuliana</title>
		<link>https://www.ereticamente.net/la-politica-umiliata-dai-partiti-e-dai-loro-pupi-intervista-a-emilio-giuliana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2020 13:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia politica]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Emilio Giuliana]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Emilio Giuliana, esponente della Destra trentina: «Riflessioni sulla politica e la necessità urgente di elevarla ai veri valori» La politica fatta con passione è anche quella politica che non è nelle Istituzioni ma contribuisce allo sviluppo di una Nazione. Emilio Giuliana, noto esponente della destra trentina, non entra nelle polemiche legate alle prossime elezioni politiche [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/la-politica-umiliata-dai-partiti-e-dai-loro-pupi-intervista-a-emilio-giuliana/">la Politica umiliata dai partiti e dai loro pupi. Intervista a Emilio Giuliana</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Emilio Giuliana, esponente della Destra trentina: «Riflessioni sulla politica e la necessità urgente di elevarla ai veri valori»</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La politica fatta con passione è anche quella politica che non è nelle Istituzioni ma contribuisce allo sviluppo di una Nazione.<br />
Emilio Giuliana, noto esponente della destra trentina, non entra nelle polemiche legate alle prossime elezioni politiche ma pone delle riflessioni interessanti per tutti.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/08/emilio1.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-46299 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/08/emilio1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Cosa spinge una persona, in questo caso Emilio Giuliana a dare anima e corpo alla politica, esponendosi a possibili conseguenze, bersaglio degli avversari e anche degli «amici» politici?</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Il mio spirito, forgiato da una visione del mondo tradizionale, un portamento cavalleresco, o guerriero così come spiegato da Platone circa 2400 anni fa. Guerriero è colui che vive in un clima di alta tensione, il tipo rispetto a cui la guerra si pone come precisa sollecitazione di una particolare sensibilità.<br />
Guerriero secondo Platone non è semplicemente l’individuo cui inerisce il compito specifico di combattere i nemici esterni, ma è piuttosto, sotto una prospettiva più completa, colui che possiede le qualità necessarie a lottare contro i nemici interni, per reprimere le ribellioni sollevate dagli elementi inferiori. Il coraggio, che costituisce la virtù specifica del guerriero, non è affatto definito esclusivamente dal valore sul campo di battaglia.<br />
L&#8217;essenza del coraggio risiede nella lotta della parte superiore dell&#8217;essere umano contro i nemici interiori, contro il disordine, contro tutto ciò che sotto forma di istinti naturalistici, emozioni, sfaldamenti deve essere abbattuto e dominato.<br />
Il guerriero cerca la propria integrazione, ritrova la natura propria sul campo di battaglia, dove tutto quel che pone a rischio la sua esistenza fisica serve a fissare e disciplinare le sue energie <em>sottili</em>.<br />
Il coraggio virile del guerriero è l&#8217;elemento necessario a suscitare quell&#8217;ascesi eroica che condurrà poi all&#8217;ascesi <em>filosofica</em> della contemplazione dell&#8217;Idea del Bene &#8211; poiché, per Platone, ridurre in dominio gli strati inferiori dell&#8217;essere individuale significa far emergere vittorioso <em>l&#8217;uomo nell&#8217;uomo</em>. (Platone: Lo Stato, secondo Giustizia).»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Quel che asserisce trova riscontro nella società moderna, dunque perché i suoi avversari lo ostacolano?</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Rispondo mutuando un aforisma del filosofo e scrittore francese Francois de La Rochefoucauld: <em>le menti mediocri condannano abitualmente tutto ciò che è oltre la loro portata</em>.<br />
Mai ci fu epoca più ostile alla filosofia classica di quella contemporanea, poiché i <em>moderni</em>(dando a <em>moderni</em> un significato di valore e non di tempo) considerano un lusso, un perditempo da uomini codini e salottieri, la classica ricerca filosofica, cioè quella speculazione che ricerca il vero e si disinteressa dell’arte, intesa nel senso aristotelico, di modificare il mondo. Certamente è vero che la filosofia lascia sterile il terreno sterile; essa, cioè, è una disciplina che non offre i mezzi per costruire una realtà nuova o per modificare quella esistente, ma si limita a scoprire l’essere adeguandone la ragione umana, per la qualcosa il principio dell’essere e quello del sapere vengono a coincidere.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px; padding-right: 30px;">«Forse, perciò, la filosofia non risolve alcun problema; ma è altrettanto vero che nessun problema può essere risolto senza la filosofia. Taluni contemporanei dimostrano di non capire e di non voler meditare questa verità anche perché la meditazione, il silenzio, la contemplazione sono atteggiamenti ed abitudini che l’uomo-massa non può né apprezzare né praticare, bastandogli la continua identificazione in un tipo sociale altro da lui, essendogli sufficiente il riconoscimento esteriore, lo specchiarsi in un suo simile altrettanto vuoto di consapevolezza interiore, altrettanto automa, altrettanto cieco strumento di un io che nulla conserva dei valori essenziali della persona umana, poiché si confonde e scompare dietro l’anonimato della massa, dietro il <em>si dice</em>.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Da dove deriva questa ostilità verso la vera filosofia? Perché questa eclissi della persona?</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Una risposta meditata a questa angosciosa domanda è offerta dalla filosofia del pensatore belga Marcel de Corte, che nulla vorrebbe spartire con quei filosofi che invece di <em>aprirsi</em> alla realtà ne creano una nuova, camminando, così, veramente, tra le nuvole, errando in cerca della verità lungo la loro strada introvabile.<br />
Chi si accosta al suo pensiero si trova dinnanzi alla meditazione sulla storia della filosofia occidentale e ad un’originale interpretazione del problema della filosofia moderna osservata e giudicata dal punto di vista aristotelico-tomista.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-46298 size-full" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/08/plato.jpg" alt="" width="293" height="172" /><br />
Ci si trova in presenza di un aristotelismo cristiano che scaturisce da un ripensamento dei problemi che il mondo moderno pone come interrogativi all’uomo, particolarmente a quello dei nostri giorni, e da una riflessione sui perché ai quali tutti i filosofi, se tali, hanno cercato di dare una soddisfacente risposta per saziare quella sete di conoscenza e di verità che è connaturale all’uomo di ogni epoca e di ogni clima.<br />
Allora, come del resto in ogni tempo, ci si trovava dinnanzi alla necessità di un’opzione radicale: da una parte c’era la strada della filosofia classica-cristiana, cioè quella che si fonda su <em>un ordine increato di valori, appresi dall’intuizione intellettuale e non dipendenti da nessun arbitrio, neppure dall’arbitrio divino</em>; dall’altra si apriva la strada della filosofia moderna, che non riconosce altro fuorché ciò che essa crea e realizza.<br />
In questo secondo caso non possono esistere valori permanenti di fronte ai quali chinarsi in atto di riconoscimento, poiché il <em>positivo</em> non è né naturale né reale ma creatura dell’intelligenza umana, anch’essa subordinata, in questa sua attività poietica, intesa nel significato etimologico, alla volontà e all’arbitrio umano.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px; padding-right: 30px;">«La negazione dell’ordine increato dei valori apre la strada al modernismo sia esso teologico, filosofico, morale o politico, che, a sua volta, segna la fine del valore della tradizione (da non confondersi con la conservazione che è conseguenza dell’accettazione dello storicismo; un aspetto, appunto, del modernismo) e, al limite, della morale e della religione.<br />
«Appaiono a questo punto le difficoltà del modernismo e la sua insufficienza a comprendere e, se si vuole, a spiegare la realtà a contatto della quale ci troviamo quotidianamente, per non dire l’impossibilità di giustificare i postulati dai quali esso stesso parte.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Quali sono secondo Emilio Giuliana le vere domande profonde che aiutano a capire la società e la politica attuale?</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">È realtà evidente, per esempio, che caratteristica della persona umana è di essere relazione con «L’essere è, infatti, per l’uomo essere con, include una familiarità, un accordo, una partecipazione con gli altri esseri e con le cose». Orbene, che significato può avere nell’ordine della visione modernistica della <em>creazione</em> questo rapporto?<br />
A che si riduce la religione se non alla posizione della falsa trascendenza dell’immanenza, alla proiezione nella dimensione religiosa dell’ateismo e che cosa diventa la morale se non regola astratta, imposizione e, al limite, ipocrisia?<br />
Che senso può avere la politica, nell’ipotesi migliore, se non quello di assecondare un presunto senso della storia? La conoscenza ha il compito di decifrare immagini e strutture che, passate dal piano soggettivo a quello oggettivo per trasposizione, vengono da altri imposte. Il diritto è repressivo e, comunque, sempre in ritardo rispetto all’affermata evoluzione sociale.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">«Al limite, che valore ha l’uomo se non quello di essere uno strumento che esiste per assecondare il movimento della Storia? Da ciò la negazione di tutte quelle realtà di cui l’uomo e la società abbisognano e che vengono prima sostituite e poi imposte dispoticamente perché l’uomo possa continuare a convivere.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Una critica netta e sempre più urgente al modernismo a tutto campo?</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo e la società moderna disconoscono e persino disprezzano ciò che non è loro « creatura », ciò che non è stato fatto dalle loro mani, ciò che trova un valore nell’oggettività dell’ordine dell’universo creato da Dio, poiché l’uomo contemporaneo, in particolare, ripete in forma ben più grave di quella primitiva, il peccato originale dettato dalla superbia di voler essere uguale o superiore a Dio, essendo il suo operare una continua ribellione e sfida all’ordine stabilito da Colui che è.<br />
Cartesio, infatti, essendosi chiesto che cosa è l’essere prima di domandarsi se l’essere è, sarebbe partito da un postulato intellettualista, poiché la giustificazione dell’esistenza di una cosa diventa così la sua intelligibilità, la chiarezza con cui essa è concepita dall’intelletto.<br />
Con Cartesio, inoltre, ci troviamo in presenza della rivoluzione dell’idea, che non è più il mezzo con il quale si conosce la realtà, ma una realtà essa stessa separata dall’essere della filosofia tradizionale.</p>
<p style="text-align: center;">«È questa una delle più significative rivoluzioni avvenute nella storia della filosofia.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una lotta come la sua contro li materialismo e la società corrotta sono temi nobili ma che portano anche a critiche, cosa ne pensa?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso marxismo, si inscrive nell’ambito della filosofia moderna e, invece di eliminare le sovrastrutture, come vorrebbe far credere, le crea proprio presentandosi come filosofia della prassi, come pensiero rivoluzionario adatto a cambiare il mondo. Esso lungi dal risolversi nel materialismo, si riporta all’idealismo, poiché è un’idea proiettata nella società per distruggerla.<br />
La forza ed il coraggio sono spesso dati anche dalla fede, che va coltivata prendendosi cura della propria anima.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px; padding-right: 30px;">«La separazione dei valori umani da quelli cristiani porta al parziale e limitato umanesimo di oggi. Anche molti cattolici, che <em>sanno</em> cogliere i segni dei tempi, si dimostrano fin troppo <em>disponibili</em> a questa forma di umanesimo non integrale, non rendendosi conto che, così, riducono il Cristianesimo a religione naturale, ribaltandolo all’interno della filosofia moderna, rendendolo laico e secolare e, perciò, collegandolo, in ultima analisi, a un’opzione atea.»</p>
<p><strong>a cura di Damiano Luchi</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Intervista liberamente tratta da <span style="color: #333333;"><a style="color: #333333;" href="https://www.ladigetto.it/index.php?news=102207" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;Adigetto</a> </span>su autorizzazione dell&#8217;intervistato</p>

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		<title>Postilla a Casalino: precisazioni su Destra e Sinistra – Gianfranco De Turris</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2020 16:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Casalino]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[gianfranco de turris]]></category>
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		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ad un certo punto conclusivo del suo intervento che prende spunto dagli articoli mio e di Veneziani, l’amico Giandomenico Casalino scrive: “Ma, ecco il tragico paradosso, noi qui non ci siamo! A guidare o a tentare di governare quest’immenso ‘corpo psichico’ che sta terremotando l’Occidente, vi sono personaggi assolutamente inconsapevoli del complesso valoriale e ideale [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/postilla-a-casalino-precisazioni-su-destra-e-sinistra-gianfranco-de-turris/">Postilla a Casalino: precisazioni su Destra e Sinistra – Gianfranco De Turris</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ad un certo punto conclusivo del suo intervento che prende spunto dagli articoli mio e di Veneziani, l’amico Giandomenico Casalino scrive:</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Ma, ecco il tragico paradosso, noi qui non ci siamo! A guidare o a tentare di governare quest’immenso ‘corpo psichico’ che sta terremotando l’Occidente, vi sono personaggi assolutamente inconsapevoli del complesso valoriale e ideale di cui sono, nonostante tutto, vettori</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">In tal modo, la sua disamina complessiva e a livello spirituale concorda con l’analisi più pragmatica del sottoscritto che aveva analizzato l’attuale situazione ideologico-politica specificatamente italiana, lamentando l’assenza di un vero intervento della e nella “cultura di Destra”. Ovviamente, inutile precisarlo, che ho usato, e in genere ormai si usa, questa definizione di origine parlamentare, così come Sinistra, in senso ampio e generico, diciamo per convenzione. E con essa si intendono tutte quelle correnti ideali che si possono anche definire, tradizionaliste, conservatrici, identitarie, antimoderne, rivoluzionario-conservatrici ecc. ecc. E’ un modo ormai abituale per classificare un certo tipo di pensiero o meglio, secondo quanto dice Casalino, di “visione del mondo”, in contrapposizione alla Sinistra, termine che anch’esso ha molteplici contenti come si sa: insomma, la cultura “progressista” in antitesi alle concezioni della Destra. Definizioni che un certo vento politico conformista demonizzazione dalla fine della seconda guerra mondiale ha stigmatizzato come Male e Bene a livello ideologico, mentre il senso comune in quasi tutte le lingue, come ha sottolineato Casalino, indica il contrario! E dalla parte opposta persone intelligenti quali il filosofo Massino Cacciari, se ne erano accorti benissimo. In una intervista degli anni Ottanta per il quotidiano Roma, Cacciari mi disse proprio come sinistra/o nel linguaggio quotidiano ha un senso negativo come aggettivo e sostantivo, mentre destra/o ha invece senso di ordine, diritto, positività…</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque sia, ci adeguiamo a queste terminologie politiche acquisite perché altro non si può fare ben sapendo che Giandomenico Casalino è un ottimista, mentre io sono un pessimista, e tutti i lati positivi che egli vede nell’attuale congiuntura internazionale io pure li posso vedere, ma purtroppo non credo che sfoceranno in nulla, o poco, di efficace per noi tutti. Le forze che sono dall’altra parte sono troppo organizzate e potenti. Sarei felicissimo di sbagliarmi, ovviamente. Ma sta di fatto, per tornare a casa nostra e al centro del mio precedente intervento, che oggi come oggi praticamente tutti gli strumenti di informazione (e persuasione) sono in mano agli avversari, e chi potrebbe fare qualcosa, avendone anche le possibilità economiche (il punto-chiave è sempre questo) non fa un accidente.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo ho denunciato ancora una volta la ben nota situazione, ripetendomi ma sperando che qualcosa finalmente si nuova in un clima, quello del governo giallorosso, francamente da Grande Fratello, ricordando come in passato pur avendo in mano le leve del potere la Destra, o meglio il Centrodestra, non ha fatto un bel niente lasciando in mano alla Sinistra quanto già aveva, o comunque non creando mezzi alternativi ad essa. E, come ripeto, se questo modo di pensare si fosse messo in pratica dal 1994, le cose sarebbero andate diversamente. Ma così non è stato. Pura ucronia…</p>
<p>Gianfranco de Turris</p>

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		<title>Le Idee di “Destra” vincono in tutto l’Occidente: risposta a De Turris e Veneziani &#8211; Giandomenico Casalino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Feb 2020 06:35:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[Fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Giandomenico Casalino]]></category>
		<category><![CDATA[gianfranco de turris]]></category>
		<category><![CDATA[Marcello Veneziani]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo mio intervento trova la sua sollecitazione o ispirazione in due articoli che recentemente ho avuto modo di leggere, uno del caro amico Gianfranco De Turris su questa Rivista e l’altro di Marcello Veneziani apparso sul suo blog, aventi ambedue per oggetto l’ennesima, ma necessaria, denuncia della perdurante latitanza della cosiddetta “cultura di Destra”. Entro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/le-idee-di-destra-vincono-in-tutto-loccidente-risposta-a-de-turris-e-veneziani-giandomenico-casalino/">Le Idee di “Destra” vincono in tutto l’Occidente: risposta a De Turris e Veneziani &#8211; Giandomenico Casalino</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questo mio intervento trova la sua sollecitazione o ispirazione in due articoli che recentemente ho avuto modo di leggere, uno del caro amico Gianfranco De Turris su questa Rivista e l’altro di Marcello Veneziani apparso sul suo blog, aventi ambedue per oggetto l’ennesima, ma necessaria, denuncia della perdurante latitanza della cosiddetta “cultura di Destra”. Entro immediatamente in media<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/02/D-.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-43357 " src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/02/D-.jpg" alt="" width="199" height="199" /></a>s res e dico che a me la parola “Destra” non è mai piaciuta, appartenendo essa al lessico parlamentare borghese e, quindi, sentendola e ritenendola radicalmente estranea alla nostra Visione del mondo (vedi sul punto il testo della Dottrina del Fascismo del 1935, scritta a quattro mani da Giovanni Gentile e Benito Mussolini e le opere dello storico Zeev Sternhell, ma, anche e soprattutto, il fatto storico e quindi coscienziale che il M.S.I., nei suoi atti ufficiali e nel suo Statuto, per tutto l’arco della sua vita, non ha mai pronunciato la parola “Destra” né tanto meno si è dichiarato di “Destra”; si è invece definito e qualificato, unico movimento politico nello scenario italiano ed europeo,  “…organizzazione politica ispirata ad una concezione spirituale della vita…” – art. 1 dello Statuto…!). Se non si inquadra la quaestio in tali termini non si fa giustizia alle Idee ed agli uomini e non si rende onore alla Verità! Ciò precisato, parliamo, quindi, di Visione spirituale e religiosa della vita e del mondo e, sul piano politico, organica e comunitaria, pertanto tradizionale in quanto antimoderna e quindi in una nuova e altra visione della modernità, coniugata con il Sacro e legittimata dallo stesso: se tutto ciò, come ci ha insegnato Julius Evola, vogliamo definirlo “Destra” parola che, come ho precisato nei miei libri, in tutte le lingue europee (e quindi indoeuropee…) coincide, a livello semantico e linguistico, con Diritto, Giusto, Retto come retta via, Rito, per non citare le Vie della Mano Destra e della Mano Sinistra nel lessico rituale-religioso Induista, allora con tali semantemi, ed <strong>ESCLUSIVAMENTE</strong> con questi, essa va accettata e rivendicata. Solo in tali termini, aventi un significato essenziale, possiamo comprendere la ragione profonda per cui la parola “Sinistra” coincide semanticamente con le parole “disgrazia”, “evento luttuoso”, “incidente” e quindi “sinistro”! Ciò detto, quale premessa esplicativa, credo che sia oltremodo evidente a tutti coloro che si riconoscono e vivono tale Visione del mondo, che la dimensione epocale delle due guerre mondiali del Novecento ed il loro nefasto esito, sia stato quanto di più catastrofico sia possibile in termini di accelerazione del dominio totalitario e planetario della astrazione antiumana ed antinaturale della ideologia sinistra, proprio nel significato oscuro e letale a cui sopra si è fatto cenno.</p>
<p style="text-align: justify;">E parlo, a ragion veduta, di ideologia e non di cultura poiché, mentre la prima è parola moderna (guarda caso…!) nata nell’epoca dell’Illuminismo, la seconda è antica ed il suo significato coincide con le parole Culto e Coltivazione, cioè con realtà umane concrete e viventi. Diamo per acquisito, quindi che la Cultura non può che essere di “Destra”, in quanto fatto dello Spirito, come dimostrano tanto il fenomeno della Rivoluzione Conservatrice tedesca tra le due guerre, quanto il fatto storico emblematico che nel Novecento, le più grandi menti ed i più eccelsi spiriti, siano stati culturalmente presenti nell’area della Destra nonché politicamente attivi, se pur con elevato senso critico, presso i regimi nazionalsocialista e fascista (Heidegger, Junger, Evola, Marinetti, Pound, Gentile, Knut Hamsun, per citare i più rilevanti) apparendo tutta la cultura europea e non solo (vedi l’indiana Savitri Devi) letteralmente affascinata ed attratta da quello straordinario fenomeno epocale che è stato il Fascismo europeo, come lo ha magistralmente definito il nostro indimenticabile Adriano Romualdi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se tutto questo è vero e se è vero che dagli anni Novanta in poi del secolo scorso è calata la notte più buia su tutto un mondo politico e culturale che si riconosce in quella Visione, pur con tanti distinguo e ciò proprio a causa del fatto spirituale che è una Visione o Intuizione e non una Ideologia (intelligenti pauca…!); ciò è semplicemente accaduto come effetto di un’altra e ancora più feroce accelerazione, quale è stata la fine dei cosid<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/02/V-.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-43358 " src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/02/V--298x300.jpg" alt="" width="232" height="234" /></a>detti “socialismi reali”, verso la compiuta e definitiva mondializzazione della sinistra modernità e del suo principale strumento di dominio economico-finanziario che è il flagello neoliberista, mediante tanto la cancellazione del concetto stesso di organismo politico identitario (vedi operazione “mani pulite”) quanto con la contestuale introduzione, tra canti e balli, del sistema elettorale maggioritario, avente come unico fine la completa americanizzazione delle coscienze e tutto ciò in “strana” coincidenza con l’inizio della svendita del patrimonio industriale pubblico italiano a favore dei grandi gruppi privati speculatori anglo-americani (vedi fatto storico del “Britannia” nel 1992, contemporaneo all’operazione “mani pulite”…!) il tutto in nome delle nuove parole magiche quali: liberalizzazioni e privatizzazioni che altro non si sarebbero in seguito rivelate che il preludio all’attuale potere assoluto mondiale di circa 500 onnipotenti strutture finanziarie multinazionali, nell’ambito della presente globalizzazione dei mercati, delle merci, del denaro virtuale e degli schiavi reali! Questa autentica compiutezza della modernità in quanto tirannia mondiale dell’ideologia del denaro, del profitto, del lusso e della ricchezza, costituendo i contenuti di un autentico pensiero unico, che ovviamente esclude ogni altro pensiero (quanto aveva ragione Werner Sombart… !) di cui è portatrice, religiosamente vessillifera, una ristretta casta di dominatori del pianeta, è giunta alla fine … della “Repubblica di Weimar”!</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa significa questa espressione, che a qualcuno potrà sembrare quantomeno estemporanea? Una sola verità: i tempi attuali, e ancor di più quelli prossimi, segnano, in guisa marcata, la fine della modernità e l’ingresso nell’era che si suol definire postmodernità, e ciò ha il volto chiaro ed inequivocabilmente loquace della catastrofe irreversibile del progetto globalizzatore che (e noi soltanto lo sappiamo…!) è solo uno strumento economico-finanziario esclusivamente finalizzato alla realizzazione dell’antica Idea mondialista che è di natura esotericamente metafisico-religiosa. Quando faccio riferimento alla “fine del sistema di Weimar”, indico il paradigma di un satanico disegno che giunse in Germania quasi ai livelli dissolutori dell’uomo e della sua vita ai quali l’epoca presente si sta avviando, con l’aggiunta dell’attuale ampliamento planetario di quel disegno medesimo: e qui il discorso non è e non deve essere solo di natura politic<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/02/C-4-1.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-43350 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/02/C-4-1-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>a o economica-finanziaria ma è anche, e forse soprattutto, di natura spirituale, etico-esistenziale ed ambientale, poiché il processo dissolutore è giunto a flagellare nel profondo l’animo dell’uomo, generando nello stesso angoscia, paura, tristezza, disperazione e rabbia profonda, quali sentimenti che sorgono, pulsano e tumultuano quando il solve mondialista di ogni e qualsivoglia coagula che è identità, sovranità, cultura, tradizione, religione, radicamento comunitario e legame salvifico con il cordone ombelicale di quello che è la propria Madre Terra, scopre il suo vero volto che è quello di un sistema per uccidere i popoli! A questo punto deve divenire evidente il senso del titolo dato al presente scritto: noi stiamo vivendo l’epoca della avanzata necrosi di questa satanica struttura planetaria (non si dimentichino mai, di Guenon, il concetto della contro-tradizione e l’immagine dei “santi di Satana”!), che, proprio come accadde alla fine di Weimar e per le medesime ragioni, che sono sempre la tracotanza del Potere plutocratico e il suo effettuale disprezzo per l’uomo, ha generato e sta diffondendo una catena reattiva molto forte e radicata, particolarmente in Occidente, da parte dei Popoli che, dinanzi al processo dello scioglimento (solve) che è la morte della Forma, dell’Idea, dell’Essenza, dell’Identità che è sovrana e quindi dell’Io sono quale massimo principio metafisico dello Spirito (vedi il significato autentico del Roveto Ardente…!), rispondono con una specie di “Rivolta contro il mondo moderno” a livello esteso e diffuso in tutto l’Occidente, invocando, reclamando e disperatamente cercando il coagula salvifico di tutto quello che hanno perduto e cioè che gli è stato strappato, appellandosi a Valori, Idee, Dottrine e sentimenti che appartengono, anzi sono l’Architrave su cui poggia tutto il Tempio della cultura di Destra, che è la Visione spirituale del mondo! Ma tutto ciò, i Popoli e coloro i quali si pongono alla loro guida, non lo sanno cioè non ne hanno alcuna consapevolezza!</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco l’atroce frutto del deserto che è stato creato dal crollo del Muro di Berlino in poi: il tempo ed il sistema come pianificazione del progetto hanno provveduto ad instillare lentamente ma pervicacemente nell’animo dei Popoli, e particolarmente in quello degli italiani, l’Oblio di ogni visione o cultura che potesse essere anche in potenza pericolosa per tale progetto e nessuno, se non poche eccezioni, ha opposto resistenza, anche perché si era già provveduto, dopo Fiuggi, alla cancellazione totale di ogni vitalità che fosse opponente, inabissandosi tutti, pertanto, con odiosa stupidità, nella nebbiosa palude del conformismo dominante, in nome dei “fronti contrapposti” e della diluizione (solve) di ogni identità in un personalismo americanizzante ed idiota, all’inseguimento della cosiddetta “società civile”. Il tempo odierno è caratterizzato, pertanto, da questo terribile paradosso: mentre sino alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, il mondo che si ispirava alla nostra Visione della vita pur essendo certamente una minoranza, la stessa era però comunque consapevole, determinata e dotata di sufficienti ed a tratti eccezionali conoscenze mentre i popoli di tutto l’Occidente erano invece estranei o comunque ostili alle nostre Idee; ora la situazione è letteralmente invertita, in quanto quegli stessi Popoli, in guisa aperta e, per il sistema, oltremodo scandalosa e pericolosa, invocano e reclamano, in nome degli attuali sovranismi e populismi, Idee e Valori tipici della Destra radicale, quali la Sovranità nazionale, la volontà popolare, la più alta giustizia sociale, la liberazione dell’economia dalla schiavitù dell’usura e dal potere immenso delle multinazionali, la cancellazione del libero scambismo e la difesa delle frontiere dello Stato (con la sentita necessità, anche se non espressa in sistema, della mutazione dello stesso in una forma imperiale continentale, in un inconsapevole riferimento al concetto schmittiano del grossraum) nella restaurazione dell’antico principio del Politico che governa e programma l’Economico, quindi in quell’insieme di ossimori o coniugazione degli inconiugabili di cui è intrisa tutta la nostra Visione del mondo; ma, ecco il tragico paradosso, noi qui non ci siamo! A guidare o a tentare di governare quest’immenso “corpo psichico” che sta terremotando l’Occidente, vi sono personaggi assolutamente inconsapevoli del complesso valoriale e ideale di cui sono, nonostante tutto, vettori.</p>
<p style="text-align: justify;">I Trump, i Boris Johnson, i Salvini e tutti gli altri componenti dei movimenti sovranisti e populisti che si moltiplicano e si animano in tutta l’Europa, non immaginano nemmeno quale varco immenso la catastrofe globalista abbia aperto negli animi dei Popoli, liberando le forze sottili che sono le sole potentemente attive e radicalmente distruttrici di questo nefasto sistema; e chi se non noi, che non siamo stupidamente materialisti, può parlare di “forze sottili”! <a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/02/C-3-1.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-43352 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2020/02/C-3-1-215x300.jpg" alt="" width="215" height="300" /></a>Infatti le uniche realtà politico-culturali, in senso profondo, che hanno piena e totale consapevolezza di tutto ciò, siamo proprio noi, come minoranze attive in un arcipelago di giornali, riviste, associazioni culturali, librerie ed editori, e coloro che sanno e ci conoscono meglio di quanto noi stessi possiamo mai giungere a conoscerci, e sono i vertici dell’intellighenzia mondialista, padroni di gran parte del sistema informativo e formativo, tra testate giornalistiche, reti televisive, cattedre universitarie e catene editoriali; essi, attraverso tali strutture, non fanno che strillare quotidianamente, contro il “pericolo” sovranista e populista, avviando così il collaudatissimo processo di demonizzazione di questo “corpo psichico” e dell’incardinamento dell’odio pervicace nei suoi confronti.</p>
<p style="text-align: justify;">Rebus sic stantibus, qual’ è il nostro compito? Ritengo che debba essere innanzitutto quello di conservare il nostro immenso patrimonio storico-culturale, curandone l’aggiornamento lessicale ed approfondendo le varie tematiche e campi del sapere tradizionale, ognuno secondo le proprie equazioni personali (e questa Rivista, dal mio punto di vista, credo che svolga più che egregiamente e con onore questa missione…!) e altresì cercare e tentare, in ogni guisa, di far prendere consapevolezza a coloro i quali si riconoscono nei dirompenti messaggi e nelle inaudite parole nazionalpopuliste, dell’autentica natura di tale Discorso, della sua Origine e della immensa capacità liberatoria sia spirituale che nazionale quanto sociale (e questo è l’autentico esoterismo platonico e romano dello Spirito, aperto ed attivo nella cordialità e nella realizzazione dell’autentico bene per il Popolo) di cui lo stesso sia dotato: in una parola, mutatis mutandis, si tratta dello stesso compito, della medesima opera che svolsero Evola, Heidegger, Pound, Gentile e tanti altri grandi spiriti, nei confronti del Fascismo quale fenomeno europeo, non senza difficoltà, incomprensioni e fallimenti ma con forte e serena convinzione di <em>essere ciò che non si vuole e non si può non essere</em>!</p>
<p>Giandomenico Casalino</p>

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		<title>Senso dello Stato e sua evanescenza – Enzo Caprioli</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 11:30:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia politica]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Caprioli]]></category>
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		<category><![CDATA[Filosofia Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Introduzione  L&#8217;Europa ha subito dalla metà del novecento in poi un&#8217;involuzione ambientale, politico-culturale e identitaria di tali proporzioni da non permettere più alle nuove generazioni di guardare al futuro con fiducia. Ristabilire una concatenazione logica tra le fasi di trasformazione sociale che il nostro continente e buona parte del mondo hanno subito serve a neutralizzare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/senso-dello-stato-e-sua-evanescenza-enzo-caprioli/">Senso dello Stato e sua evanescenza – Enzo Caprioli</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Introduzione</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>L&#8217;Europa ha subito dalla metà del novecento in poi un&#8217;involuzione ambientale, politico-culturale e identitaria di tali proporzioni da non permettere più alle nuove generazioni di guardare al futuro con fiducia. Ristabilire una concatenazione logica tra le fasi di trasformazione sociale che il nostro continente e buona parte del mondo hanno subito serve a neutralizzare il veleno ideologico proveniente da oltreoceano. Un veleno che ancora ci fa apparire quasi “normale” la devastazione su scala planetaria degli ambienti naturali e lo svuotamento concettuale di ciò che, in varie epoche storiche, ha garantito la sussistenza di collettività omogenee in relativo equilibrio col territorio: lo Stato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sudditanza psicologica e conseguenze</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>L&#8217;Italia è storicamente uno dei Paesi europei nei quali il senso dello Stato è particolarmente regredito; cercherò di darne una lettura psico-sociale. Nell&#8217;immediato dopoguerra molti italiani, ad esempio, hanno permesso che i propri figli fossero disinfestati dai pidocchi con generose aspersioni sul corpo di DDT in polvere americano. Sostanza che si dimostrerà molti anni dopo cancerogena, mutagena e persistente, capace di annidarsi nel tessuto adiposo rimanendovi a tempo indeterminato<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>. Questo uso va inquadrato nel clima umorale nel quale la fine della guerra coincideva con la presenza di truppe alleate. Prima le bombe a pioggia, la distruzione, i lutti&#8230; poi l&#8217;accettazione, da quegli stessi militari che ne furono artefici, del DDT, del cioccolato, di sigarette, musica, pellicole cinematografiche e quant&#8217;altro. Non è affatto strano che il popolo italico, sotto l&#8217;influenza nordamericana, abbia progressivamente intaccato il senso di appartenenza etnico-culturale, finendo con l<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2019/12/C-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-42535 size-full" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2019/12/C-2.jpg" alt="" width="260" height="194" /></a>o sviluppare politiche contrarie agli interessi del gruppo di appartenenza, che è anche interesse familiare ed individuale. La perdita di identità e di scopi ha toccato l&#8217;intera Europa. É tuttavia necessaria una distinzione: i popoli dell&#8217;est (oggi gruppo di Visegrád), che hanno avuto come oppressore l&#8217;Unione sovietica, apprezzano l&#8217;autodeterminazione dimostrandosi più capaci di perseguire il proprio interesse collettivo. L&#8217;Europa occidentale deve ancora rielaborare il suo vissuto, compresa la Germania, che ha subito una punizione estrema; basti pensare alla divisione del territorio in due aree di influenza o alla distruzione di Dresda a guerra finita con bombe incendiarie e relativo massacro dei civili. C&#8217;è però un vantaggio psicologico per i tedeschi: nessun cittadino può aver pensato di esser stato “liberato” o comunque beneficiato dalle forze armate alleate. Tornando al DDT e all&#8217;atteggiamento divertito di quelle mamme coi loro bambini “infarinati”, si intuisce la manipolazione coscienziale che molti italiani subirono senza accorgersene. Accogliere l&#8217;invasore prendendo doni dalle sue mani lorde di sangue è qualcosa che stravolge la percezione di sé, della collettività e dello Stato; è una celebrazione di sudditanza con effetti a lungo termine incontrollabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;Italia del dopoguerra la dissoluzione del senso dello Stato ha avuto andamento costante e progressivo, direi sino ai nostri giorni. Va invece considerato diversamente sia lo straordinario spostamento dell&#8217;elettorato avvenuto con le ultime elezioni politiche e che ha reso possibile il governo Lega-Cinque Stelle, sia il risultato alle ultime elezioni regionali in Umbria, pur in un quadro istituzionale ribaltato. Entrambe le consultazioni dimostrano esserci un chiaro intento di restaurazione tra gli italiani, che si traduce nella volontà che lo Stato torni ad esercitare almeno in parte il suo ruolo. L&#8217;identificazione collettiva nello Stato è ancora di là da venire per come è stata sentita nel passato, ma analizzando i temi politici più aggreganti emergono: il rifiuto di uno Stato che non riconosce la popolazione autoctona e che addirittura la sfavorisce, la speranza che lo Stato torni ad occuparsi del reddito degli italiani e della dignità del loro lavoro (umiliato dalle delocalizzazioni e dalla precarizzazione). Tutto questo coincide con la sconfitta delle preclusioni antinazionaliste, che in modo così pregiudizievole hanno condizionato tutta la politica italiana del dopoguerra; preclusioni divenute vera propria avversione antinazionale, ossia misconoscimento dell&#8217;identità etnico-culturale <em>tout court</em>. Il Movimento 5 Stelle, pur oggi al governo con Pd e Leu, si dichiara non di destra né di sinistra e in più occasioni ha preso le distanze dalla fobia antinazionale. Forza Italia ha potuto a più riprese governare solo per aver sdoganato un partito che accoglieva nostalgici (Alleanza Nazionale) e Fratelli d&#8217;Italia è rinata dalle ceneri di AN. La Lega oggi appare capofila delle istanze sovraniste. Tutte queste forze assieme oggi rappresentano la gran parte degli italiani, che hanno con maggiore o minore consapevolezza cortocircuitato la retorica suicida, complice della conversione in semplice mercato e luogo di immigrazione di ciò che un tempo era Patria. Una minoranza ormai di confusi continuerà a voler demolire questo Paese; farebbero soltanto pena se non fosse per l&#8217;appoggio che ricevono massicciamente dall&#8217;alta finanza internazionale, con le sue agenzie di stampa, giornali, televisioni e reti di potere consolidate a livello mondiale. Non sono i poveri di spirito nostrani a dover impensierirci ma l&#8217;insistenza dei poteri forti nell&#8217;intento di svuotare di ogni significato il concetto stesso di collettività omogenea e coesa (con un proprio territorio, una storia, una cultura, uno Stato sovrano).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><strong>Idee contro lo Stato</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per dimostrare quanto il plagio post bellico abbia intaccato il senso di appartenenza sociale portando molta gente a pensare e ad agire contro i propri stessi interessi, mi è utile citare uno dei massimi filosofi dell&#8217;illuminismo: Voltaire (François-Marie Arouet). Il suo pensiero ha anticipato il razionalismo materialista, sebbene egli fosse credente; il suo Dio era estraneo alle religioni istituzionalizzate ricoprendo il ruolo di sommo architetto dell&#8217;universo. L&#8217;illuminismo, di cui Voltaire è esponente atipico, ha avuto vaste e non esaurite conseguenze storiche<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>. In particolare il relativismo morale, che di Voltaire è forse l&#8217;espressione più caratteristica, ebbe storicamente sviluppi in varie direzioni, certo non tutte positive. Le conseguenze del pensiero volteriano vanno però dissociate dalla sua personale visione del mondo e per capire in cosa egli credesse, ossia cosa rimanga dopo l&#8217;applicazione del suo relativismo morale, ci è utile recuperare un brano dal “Trattato di metafisica”, capitolo 9: <em>“è talmente vero che il bene della società è l&#8217;unica misura del bene e del male morale che noi siamo costretti a modificare, a seconda delle occorrenze, tutte le idee che ci siamo formate intorno al giusto e all&#8217;ingiusto. Noi proviamo un senso di orrore per un padre che giaccia con la figlia e stigmatizziamo ugualmente col nome di incestuoso il fratello che abusi di una sorella; ma, in una colonia nascente dove non ci siano che un padre con un figlio e due figlie, considereremo una buona azione la sollecitudine di quella famiglia di non lasciar perire la specie. Un uomo che uccida suo fratello è un mostro; ma chi non avesse altro mezzo per salvare la propria patria fuorché di sacrificare il proprio fratello sarebbe un uomo divino”</em>. Il ragionamento di cui sopra antepone l&#8217;interesse collettivo, per l&#8217;autore utilità collettiva, a ciò che egli considera sommamente prezioso, ossia il legame tra consanguinei ed i tabù relativi. La sua è percezione naturalistica del mondo, nella quale senso ed utilità biologica devono coincidere. Ancora non era stata formulata una teoria organica dell&#8217;evoluzione, tanto meno i ragionamenti socio-biologici che dimostrano quanto i comportamenti altruistici animali abbiano una precisa base genetica (dettati dal sangue quindi); tuttavia l&#8217;alveo nel quale scorrono i suoi ragionamenti è questo. Non ha senso per lui la rigidità dei precetti biblici, avulsi dalla storia, che è anzitutto situazione contingente nella quale dovrebbero essere applicati; ha invece senso soppesare ogni posta in gioco. La sua libertà di pensiero gli consente di trarre conclusioni inattese, seppur ancorate ad alcuni principi fondanti. Il concetto di relatività dei costumi e delle leggi era già stato posto al centro della riflessione morale dai sofisti greci del V° secolo a.C., poi trattato da alcuni autori del cinquecento e del seicento, tra i quali M. de Montaigne, P. Charron, J. Locke e P. Bayle. La posizione espressa dal brano riportato dimostra quanto fosse indiscussa ai tempi di Voltaire la sacralità della Patria, persino per colui che più di chiunque altro era intellettualmente impegnato a desacralizzare e relativizzare.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;illuminismo e la rivoluzione francese, che del primo fu in parte conseguenza, assestarono durissimi colpi non tanto al concetto di Patria bensì a quello di autorità. Il bisogno però del popolo di riconoscersi in un capo, ossia qualcuno che incarnasse lo Stato, creò le condizioni per l&#8217;ascesa di Napoleone Bonaparte. Questi poteva contare sull&#8217;abnegazione di ufficiali e soldati, disposti a rischiare la vita per lui in battaglie sanguinosissime<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>. Fu la rivoluzione di ottobre in Russia ad assestare invece colpi mortali al sentimento patriottico. Il marxismo-leninismo propugnava lo scontro definitivo tra classi sociali, alimentando a tal punto l&#8217;antagonismo tra compatrioti da svuotare di contenuto il concetto stesso di collettività nazionale. Il marxismo rispondeva anzitutto alla logica ebraica di vedere il nemico proprio nel senso di appartenenza etnica di ciascun popolo ed al quale le varie comunità ebraiche imputavano la discriminazione cui spesso erano fatte oggetto. Il marxismo ha funzionato come autentico grimaldello concettuale, per violare il tabernacolo dell&#8217;appartenenza etnica e delegittimare l&#8217;ordine costituito in ogni angolo del pianeta. La rivoluzione bolscevica realizzò inizialmente la presa del potere ad opera di un&#8217;elite ebraica, che poi assunse la fisionomia di burocrazia partitica oppressiva che imponeva ordine col terrore. La situazione in Russia finì col favorire l&#8217;ascesa di Stalin (alias Iosif Vissarionovič Džugašvili), persona giusta per non far deflagrare la nuova entità sovietica in quanto privo di alcuno scrupolo e paranoico al punto da diffidare di chiunque, figli compresi. Quando le divisioni tedesche sferrarono il loro attacco raggiungendo rapidamente il cuore del territorio sovietico, Stalin dovette adottare una retorica desueta: fu proprio il senso di appartenenza etnica dei russi a salvare il regime, quello spirito patriottico già evocato dagli zar a cui il capo comunista dovette ricorrere per motivare i soldati, stimolare la loro dignità e capacità reattiva. La Russia odierna è in parte guarita dal classismo comunista, con Vladimir Putin il senso di appartenenza etnica ha recuperato ed è stato superato il crollo economico-organizzativo e la destabilizzazione che rischiava di tradursi in sottomissione all&#8217;impero americano. La Cina di Xi Jinping è regredita ancor meno in fatto di coesione etnica e senso dello Stato; c&#8217;è riluttanza in questi asiatici a mescolarsi con altre etnie<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>. Ciò lo si deve anche al fatto che il loro comunismo sia stato più cinese che cosmopolita e che Mao Tse-tung abbia ambito essere padre del suo popolo e non dei comunisti di tutto il mondo. Comunismo sovietico e capitalismo atlantico hanno in modi diversi desacralizzato la Patria ma è il neocolonialismo mercantile<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a> introdotto dagli americani ad aver dilagato ovunque, anche nel mondo post comunista. Ad oggi le due ideologie non appaiono opposte bensì complementari e utili al meta-scopo di distruggere le collettività omogenee. Nel complesso entrambe hanno finito col rendere lo Stato una mero garante del mercato, ostaggio della grande finanza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il crollo del ponte Morandi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo episodio tragico e paradossale si presta particolarmente a valutare come sia in Italia la percezione dello Stato; al riguardo è interessante citare l&#8217;intervento dell&#8217;allora garante dell&#8217;anticorruzione (presidente ANAC) Raffaele Cantone<a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>. Egli, a proposito del crollo del ponte autostradale di Genova, afferma: <em>“Anche lo stato è responsabile&#8230; nel crollo ci sono responsabilità omissive&#8230; gran parte dei poteri è stata delegata al concessionario (società Autostrade per l&#8217;Italia) ma non vuol dire che l&#8217;autorità pubblica può disinteressarsi dei controlli&#8230;.”</em>. Forse Cantone non valuta che creare confusione a proposito di responsabilità penale e civile e responsabilità politica possa far male al Paese. La società che ha in concessione un bene pubblico, qualunque esso sia, ne deve essere responsabile in toto, fatti salvi quegli eventi eccezionali (terremoti, inondazioni, tornado&#8230;) di cui neppure lo Stato è colpevole. Un ponte che crolla in concomitanza di pioggia implica un dolo più che evidente da parte di chi lo ha in gestione. Le gravi responsabilità del gestore e dei dirigenti preposti a manutenzione e controllo del tratto autostradale coinvolto stanno emergendo nei dettagli in sede giudiziaria; tuttavia la revoca delle concessioni appare poco probabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando all&#8217;intervista di Cantone, lui stesso ammette che il decreto “sblocca Italia” del governo Renzi, con cui tra l&#8217;altro si prorogava di molto la concessione ad Autostrade per l&#8217;Italia senza contropartite (per lo meno ufficiali ed a vantaggio collettivo) neppure sul fronte delicatissimo della sicurezza (come si evince dai fatti) sia stato un blitz in parlamento. Più avanti Cantone afferma: <em>“Si è stratificato un inaccettabile livello di appropriazione di beni pubblici. Un buco nero in un campo cruciale della vita democratica”</em>. A questo punto ci si aspetterebbe una decisa apertura verso la nazionalizzazione, ma il lettore deve accontentarsi di una constatazione <em>“Un carrozzone in perdita è diventato, dopo la privatizzazione, una gallina dalle uova d&#8217;oro”</em>. Questa conclusione molto efficace implica una valutazione prettamente storico-politica, le cui logiche conclusioni condannano senza appello un&#8217;intera classe partitica che per più di mezzo secolo ha dissipato ricchezze che appartenevano a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;opinione di Cantone è interessante anche perché lui si è appena dimesso dalla carica di garante, tornandosene in Magistratura e riconoscendo implicitamente che non si è potuto  garantire granché né col precedente governo (considerate le molte polemiche) né tanto meno con quello attuale; ma forse il problema della corruzione esula dalle funzioni di un “garante” e va concettualizzato ben diversamente rispetto all&#8217;esistenza di una struttura di controllo dedicata, costosa e non eletta dai cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancor prima di Carlo Azeglio Ciampi e Romano Prodi, campioni nella dismissione di beni pubblici, era stato mal gestito e distrutto di tutto e di più, per quanto attiene a società pubbliche o partecipate. La corruzione è stata certamente una concausa di questo sfascio ma il vero nodo è quello ideologico: quale concezione politica tutela effettivamente gli interessi pubblici e, ad oggi, esiste un senso dello Stato che permetta non solo a singoli amministratori ma a tutta la collettività di percepire e sostenere il pubblico interesse? A giudicare dall&#8217;esercizio (operato in primis da certa stampa, certa magistratura e certo sindacato) di addossare ogni possibile responsabilità agli enti pubblici ed allo Stato in particolare, c&#8217;è da dubitarne. Taluni si adoperano attivamente per mettere il cittadino sistematicamente contro lo Stato, soprattutto in termini rivendicativi, sindacalizzando il rapporto tra collettività ed autorità. Questa operazione di sabotaggio è particolarmente accentuata quando a rappresentare le istituzioni sono soggetti sgraditi alla cosiddetta sinistra, che oggi sopravvive nella versione radical chic e che opera protetta dai poteri forti. Per quanto riguarda le nazionalizzazioni, questa è in prospettiva la via per ristabilire ordine economico, funzionalità dei servizi e rendite pubbliche. Tuttavia in questa condizione di assoluto degrado a gestire enti pubblici sarebbero ancora persone suggerite dalle lobby ed esposte al capriccio di molteplici poteri parzialmente sovrapposti: i giudici, i TAR, le banche, i garanti&#8230;<a href="#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a> Per rafforzare il concetto citerei ancora una volta proprio Cantone, il quale correttamente afferma nella sua intervista: <em>“Servono regole chiare. L&#8217;ambiguità sulle competenze è disastrosa: tutti si sentono autorizzati a non fare niente”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo purtroppo lontanissimi dalla condizione che, negli anni trenta, permise a Benito Mussolini di creare Iri e Imi, salvando molte aziende e rilanciando interi settori. Nessuno ricorda più i tecnici di alto profilo Alberto Beneduce e Donato Minichella, né i tantissimi dirigenti, funzionari e operai che operavano con entusiasmo sentendosi parte di un tutto. Queste nazionalizzazioni non sarebbero state possibili se contemporaneamente non fosse stata riformata la Banca d&#8217;Italia, trasformata nel prestatore di ultima istanza per le banche di credito ordinario, divenute di interesse generale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che fece il regime fu molto efficace, non però quanto lo fu ciò che avvenne in Germania dal 1933 al &#8217;39, che trasformò un Paese letteralmente alla rovina in una delle più organizzate e prospere nazioni del mondo. Ciò va riconosciuto, indipendentemente da qualsiasi giudizio storico-politico sui nazionalismi. Nessun ricercatore che abbia perspicacia ed obiettività può misconoscere l&#8217;assoluta criticità che l&#8217;aspetto psicosociale esercita su fenomeni complessi, come ad esempio la nazionalizzazione. Se i cittadini si sentono parte di uno Stato, se ne condividono gli orientamenti gestionali tutto è più semplice, la corruzione limitata, la forza contrattuale dello Stato nei confronti dei soggetti economici privati aumenta a dismisura. Fu infatti dal dopoguerra che l&#8217;Iri operò salvataggi industriali inopportuni e mal gestiti; in un periodo che qualcuno ancora si ostina a definire di “miracolo economico” (1960-1985). <a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2019/12/C-3.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-42536 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2019/12/C-3-300x175.jpg" alt="" width="300" height="175" /></a>Furono gli anni nei quali l&#8217;Iri passò da 257.000 dipendenti a 484.000; questa dilatazione avvenne perché i partiti al potere dovevano creare o mantenere consensi e lo fecero attraverso l&#8217;assunzione di dipendenti pubblici. Un tipo di Stato recuperava spazi di discrezionalità e riorganizzava il tessuto sociale, un altro tipo di stato si addossava oneri economici insostenibili, si ingraziava i privati con regalie e alla fine ha dismesso ciò che era divenuto concausa di debito pubblico. Tutto ciò si è tradotto nel far perdere al Paese settori strategici, passati al capitale cosmopolita. Dopo gli ulteriori danni avvenuti negli anni&#8217; 90 e duemila, il luogo comune più consolidato in politica è che lo stato gestisca male ciò che il privato fa rendere, ma la domanda da porre è: quale collettività sta esprimendo lo Stato? E di che Stato si tratta? Anche le vicende dell&#8217;ex Ilva a Taranto sollevano nuovamente il tema nazionalizzazioni; va ricordato che questa azienda ha ricevuto per oltre dieci volte soldi pubblici che avrebbero dovuto “salvarla”. Si può immaginare che nelle attuali condizioni storico-culturali e con questo governo in particolare si possa percorrere questa strada con vantaggio collettivo? Il problema dei tarantini attualmente è quello di dover scegliere tra morire di cancro con la pancia piena o non sapere come sbarcare il lunario. Unica certezza, per ora, è che lo Stato sborserà soldi a fronte di garanzie relative; il caso Alitalia docet.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Stato e partitocrazia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sui resti dell&#8217;Europa, che sino al dopoguerra è stata l&#8217;area politica della civiltà in senso lato, si è insediata la decadenza. Decadenza ambientale innanzitutto<a href="#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a> ma anche etnica, culturale, scientifica, economica, morale e politica. La politica europea è anzi in anamorfosi, ossia non se ne riconosce una fisionomia funzionale agli interessi europei; essa ci appare come mero controllo burocratico di una collettività costituita da semplici consumatori. A fronte di corruzione, inefficienza, spreco e incapacità ad affrontare l&#8217;emergenza (ambiente, lavoro, competitività) rimane d&#8217;obbligo la partitocrazia, declinazione moderna del principio democratico.</p>
<p style="text-align: justify;">I partiti devono anzitutto sopravvivere, pena il fallimento di coloro che in essi hanno investito tempo, risorse e immagine personale. Il partito antepone quindi la propria logica di sopravvivenza alla sopravvivenza e benessere della collettività nel suo complesso. Tale prevaricazione fa inevitabili e costossissimi danni. Ogni servizio erogato dallo Stato, prima di essere utile al cittadino, deve portare acqua ad una fazione partitica. In questo sistema di alimentazione delle fazioni sono coinvolti non solo ministri, sottosegretari, alti dirigenti, presidenti di enti vari ma anche quadri e semplici funzionari, che devono comunque rispondere a gerarchie a volte neppure esplicite. La spartizione tocca tutti gli ambiti della pubblica amministrazione: dalle aziende partecipate, alle forze armate, alla magistratura, all&#8217;informazione pubblica e privata<a href="#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">I partiti dell&#8217;odierna democrazia svolgono il ruolo una volta ricoperto dalla nobiltà peggiore: usufruire di privilegi e distribuire privilegi. Nel fare questo condizionano e ostacolano il governo, che di fatto non governa perché costretto a mediazioni e compromessi continui. In sintesi i partiti occupano il potere senza mai ambire ad essere Stato. Il potere reale in ogni caso è altrove, in una dimensione dalla quale la democrazia è totalmente esclusa. Le grandi banche d&#8217;affari, le multinazionali ed ogni altro tipo di concentrazione del potere economico sono gestite da un consiglio di amministrazione presieduto da un manager con poteri effettivi, a sua volta controllato dal maggiore azionista. Chi detiene la maggioranza di quote societarie governa e lo fa con maggiore arbitrio di quanto non fosse in grado di fare il Re Sole nella Francia del secolo diciottesimo. Il leader cinese Xi Jinping ebbe a dire, in uno scambio pubblico con Donand Trump, poco dopo il suo insediamento alla presidenza Usa, che otto famiglie (non alcune ma esattamente otto) controllano la gran parte delle ricchezze mondiali e stigmatizzava questa anomalia. Le grandi ricchezze mondiali vengono infatti trasmesse per via dinastica e, come per la mafia, è la famiglia a rappresentare l&#8217;ambito protetto nel quale si consumano i destini della società. Poche famiglie detengono il controllo non democratico di immense ricchezze condizionando anzitutto il sistema monetario e, a cascata, le collettività nazionali ormai ridotte a mercati. Se immaginiamo per un attimo quanto sia oggi difficile, entro un cosiddetto regime democratico, addivenire ad una qualsiasi forma di rapida e coraggiosa decisione, si capisce quanto lo Stato sia enormemente svantaggiato rispetto ad entità (le società private) nelle quali l&#8217;autorità è ben definita, molto circoscritta ed assolutamente riconosciuta da tutti coloro che in esse vi operano. Questo enorme vantaggio è forse la prima causa dello strapotere del denaro sulla politica, uno strapotere talmente macroscopico da aver reso la competizione tra grandi società private e gli stati perdente per quest&#8217;ultimi già in partenza.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;epoca nella quale la democrazia costituiva un mito indiscusso sta tramontando; declino determinato non dai detrattori della democrazia, rari in verità, bensì proprio da coloro che la applicano<a href="#_ftn10" name="_ftnref10">[10]</a>. Potrà rinascere la civiltà europea prima che tramonti il mito democratico, per come è stato interpretato ed applicato? I popoli, ormai pochissimi, che non hanno conosciuto la democrazia parlamentare possono ancora desiderarla; quelli che invece ne stanno subendo gli effetti da tempo sono esausti, pur senza poter scegliere altro. Dopo la vittoria militare degli alleati in Europa, è stato imposto con forza il luogo comune che la peggior democrazia fosse comunque meglio di altri sistemi, sommariamente riuniti nel concetto di dittatura<a href="#_ftn11" name="_ftnref11">[11]</a>. É stato quindi con protervia rifiutato qualsivoglia dibattito circa le modalità più consone perché gli aneliti di un Popolo trovassero adeguati interpreti; il sistema farraginoso delle democrazie parlamentari era intoccabile ed ogni deviazione da esso guardata col massimo sospetto. Democrazia quindi come “meno peggio” obbligatorio; questa soluzione risulta oggi parimenti gradita alle grandi lobby economiche, ai partitocrati (coloro che col sottogoverno partitico ci campano) ed ai conformisti. Questi ultimi sono comuni cittadini che il sistema protegge, tanto da lasciar loro un residuale benessere economico, sempre meno in prospettiva. Chi invece versa già oggi in difficoltà, per salvarsi deve guardare altrove. La democrazia parlamentare e partitica è in sostanza il miglior brodo di cultura per il grande capitale, oggi sempre meno produttivo e sempre più speculativo. Il sistema impedisce la distinzione netta, già formulata da Saint-Simon, tra capitalista che non partecipa al processo produttivo e produttore. Se il secondo svolge una qualche funzione sociale, il primo è totalmente estraneo alla comunità e la sua funzione, valutata da ogni possibile angolatura, non può che essere definita come parassitaria. Purtroppo la democrazia ha reso il capitale non produttivo autentico <em>dominus</em> del mondo moderno, con tutte le più tragiche conseguenze possibili. Tutto il capitalismo ha in verità valenze antagoniste rispetto alla politica, infatti occorre porre limiti giuridici alla sua dimensione ed alla sua discrezionalità in favore dello Stato. La storia ci ha insegnato che negare la proprietà privata <em>tout court</em> soffoca la capacità sociale di intraprendere attività ed impedisce il benessere delle persone, a qualunque classe appartengano o siano appartenute. Così come le cattive monarchie subivano il condizionamento della nobiltà parassita, la democrazia odierna (espressione dell&#8217;alta finanza) favorisce la proletarizzazione e l&#8217;immigrazione. Sovranismo e culto dell&#8217;identità sono l&#8217;estremo tentativo di difesa dei molti contro i pochi, ossia <em>l&#8217;elite</em> capitalista.</p>
<p style="text-align: justify;">Il capitale, soprattutto quello improduttivo delle banche e della speculazione in genere, è nel sistema democratico quel fattore extraparlamentare che regola la politica; la regola in modo che tutti i diritti vengano riservati ad una ristretta cerchia di potenti e che tutti i doveri vengano spalmati su cittadini poco consapevoli. É proprio la loro scarsa consapevolezza a rendere possibile l&#8217;abuso. Per ogni carnefice la storia ha sempre previsto vittime confuse e pertanto impotenti. L&#8217;ottusa presunzione dei carnefici richiede un&#8217;altrettanta ottusa rassegnazione delle vittime. Il potere economico ha affondato così tanto i suoi artigli da imprigionare tutta la realtà del mondo; questa condizione, che appare al conformista l&#8217;unica possibile, è invece una distruzione capillarmente organizzata a beneficio esclusivo delle lobby economiche, ossia dei loro vertici (poche, pochissime persone). L&#8217;ipocrisia e l&#8217;impotenza con cui i governi definiti democratici affrontano ad esempio la crisi ambientale è emblematica: tasse o obblighi di spesa per spremere i cittadini ulteriormente e regalie alle multinazionali. Ciò vale ad esempio riguardo agli incentivi per il “rinnovo” del parco auto, considerando che la sostituzione di un mezzo è impattante quanto molti anni di utilizzo dello stesso. Non avrebbe molto più senso ad esempio favorire la conversione a metano dei mezzi? La combustione del metano è molto pulita, l&#8217;Italia è ben attrezzata al riguardo e tale gas va considerato risorsa rinnovabile perché può essere prodotto per scomposizione biochimica di rifiuti organici. L&#8217;eterno conflitto tra sfruttatori e sfruttati richiede capi che si appellino direttamente alle masse e che abbiano soprattutto una consapevolezza oggi assente, per favorire un cambiamento che io definisco ritorno al reale, recupero collettivo della logica deduttiva, ossia Iperlogica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>NOTE:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a>    L&#8217;uso sconsiderato della tecnologia è un tratto tipico della mentalità americana, che crea danni immensi con leggerezza e quando cerca di porvi poi rimedio trova soluzioni a volte peggiori del male. Gli esempi sono innumerevoli; nell&#8217;articolo “L&#8217;ignoranza della scienza”, Caprioli E., L&#8217;Uomo libero, n° 64, 10/2007, pp. 9-17 si parla del tema amianto, nella cui diffusione gli USA ebbero gravi responsabilità. Recentemente, durante l&#8217;amministrazione Trump, sono stati resi legalmente possibili nuovi usi dell&#8217;amianto (Gabanelli M., Gaggi M., La guerra all&#8217;ambiente di Trump: sì ad amianto, carbone e pesticidi, <a href="http://www.corriere.it/">www.Corriere.it</a>, 9/10/2018).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a>    Nel saggio “L&#8217;individuo e la storia”, Caprioli E., L&#8217;Uomo libero n° 28, 6/1989, pp. 23-33, ho chiarito quanto la concezione storica dell&#8217;illuminismo abbia influenzato e continui ad influenzare tutt&#8217;ora le vicende della modernità contemporanea. Le riflessioni anticipano ciò che poi diventerà il senso del procedere storico in “Iperlogica: il cuore della ragione”, Caprioli E., La Goliardica pavese, PV, 2005.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a>    Le tecniche belliche in uso nel periodo napoleonico esponevano i militari a colpi di artiglieria che ne maciullavano le carni; gli ospedali da campo erano luoghi di tortura nei quali l&#8217;amputazione, senza anestesia, era tra le pratiche più in uso.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a>    I cinesi hanno accolto la competizione mercantile sino ad estreme conseguenze, inquinando anche il loro territorio oltre ogni limite immaginabile; tuttavia oggi stanno cercando di limitare il danno ambientale e sono impegnati in una guerra più importante e duratura di quella commerciale: si tratta di una guerra demografica. Dopo aver rinunciato alla regola del figlio unico, il governo cinese promuove l&#8217;espatrio di individui e famiglie, finanzia imprese cinesi all&#8217;estero, acquista addirittura territori e immobili, in Africa particolarmente. Questa guerra, che noi europei perdiamo senza neppure averla messa a fuoco, può esser condotta dai cinesi perché non si mescolano, mantenendo stretti legami con chi è rimasto in Patria, con la cultura d&#8217;origine e con lo Stato cinese.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a>    Il fondamentale passaggio storico da colonialismo tradizionale a neocolonialismo mercantile è argomentato nell&#8217;articolo “Consumismo”, Caprioli E., L&#8217;Uomo libero n° 76, 12/2013, pp. 27-40.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a>    Le sue dichiarazioni sono tratte dall&#8217;intervista resa a Giuseppe Salvaggiulo de La Stampa, pubblicata in data 22 agosto 2018, quando l&#8217;emozione per il crollo era al vertice d&#8217;intensità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a>    La inutilità dei garanti, i loro costi, la pericolosa sovrapposizione di poteri che determinano è argomentata nell&#8217;articolo <em>“Il garanti della politica neoliberista”, </em>Caprioli E., rinascita.eu, 22/01/2012. Ad oggi in Italia c&#8217;è un garante per qualsiasi cosa, per la privacy, l&#8217;infanzia ….i detenuti. C&#8217;è da chiedersi ad esempio cosa serva un garante per l&#8217;infanzia che non ha evitato i fatti di Nibbiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a>    Il cambiamento climatico impatta pesantemente su tutto il mondo ma in un continente così sovrappopolato come quello europeo le ricadute in termini di consumo di suolo e inquinamento sono particolarmente pesanti, nonostante il fatto che la legislazione in materia ambientale sia per l&#8217;Europa meno peggio che altrove.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a>    A proposito di pluralismo dell&#8217;informazione, confuso con la libertà di informazione, esso si traduce per lo più in pluralismo di strumentalizzazione e dilagante relativismo ideologico. La vera libertà di informazione comporta invece la sacralità del ruolo di chi informa, che si identifica nella collettività, anteponendo anzitutto gli interessi dello Stato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref10" name="_ftn10">[10]</a>  I danni del sistema demo-partitico all&#8217;epoca del bipolarismo vengono descritti nell&#8217;articolo: “La palude democratica”, Caprioli E., L&#8217;Umo libero n° 69, 5/2010, pp. 93-105.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref11" name="_ftn11">[11]</a>  Ci si dovrebbe porre la domanda: gli stati che oggi nel mondo appaiono capaci di strategia sono democratici? Altra domanda critica è: quale sistema politico sembra idoneo ad arginare il fenomeno di gran lunga più grave della nostra epoca, ossia la catastrofe climatico-ambientale? Attualmente l&#8217;unico Paese al mondo che ha saputo assumere decisioni drastiche ed efficaci a favore dell&#8217;ambiente e che mantiene la copertura forestale del territorio ad oltre il 60% di esso è il Bhutan. Non si tratta di una democrazia ma di un regno, con buona pace degli ambientalisti filomarxisti.</p>
<p>Enzo Caprioli</p>

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		<title>È possibile una democrazia illiberale? &#8211; Eduardo Zarelli</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jan 2019 07:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia politica]]></category>
		<category><![CDATA[Alain de Benoist]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Eduardo Zarelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La condizione storica che stiamo vivendo ha involontariamente alcuni risvolti di grande portata, data la pochezza del confronto che caratterizza il dibattito e l’elaborazione ideale, ma è comunque vero chesi possono constatare delle tendenze inaspettate, in controtendenza all’annunciata “fine della storia”. Come in ogni momento di transizione, non è possibile prevedere con certezza quali scenari [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/e-possibile-una-democrazia-illiberale-eduardo-zarelli/">È possibile una democrazia illiberale? &#8211; Eduardo Zarelli</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La condizione storica che stiamo vivendo ha involontariamente alcuni risvolti di grande portata, data la pochezza del confronto che caratterizza il dibattito e l’elaborazione ideale, ma è comunque vero chesi possono constatare delle tendenze inaspettate, in controtendenza all’annunciata “fine della storia”. Come in ogni momento di transizione, non è possibile prevedere con certezza quali scenari si andranno a imporre nel futuro, ma una cosa è oramai certa: la globalizzazione produce effetti contraddittori e spesso opposti alle aspettative create dall’occidentalizzazione del mondo. Il pensiero egemone liberale, affermatosi declamando la presunta morte delle ideologie – conil dettato del “politicamente corretto”, che impone un pensiero unico conformistico–resta, non a caso, sconcertato dalla confutazione aperta della coincidenza tra la democrazia e lo stesso liberalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come noto, Viktor Orbán – primo ministro dal 2010 per più legislature consecutive, con sovrabbondanti maggioranze parlamentari e un consenso diffuso e consolidato in Ungheria(Paese membro dell’Unione Europea) – esprime apertamente la legittimit<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2019/01/Z-2.png" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-31869 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2019/01/Z-2-300x276.png" alt="" width="300" height="276" /></a>à di una “democrazia illiberale”, concetto che trasversalmente anche altri elaborano, sulla scia del montante populismo – fenomeno oramai mondiale – oltre un cristallizzato posizionamento di destra e di sinistra. È d&#8217;altronde lo stesso leader del Fidesz (Unione Civica Ungherese), ad affermare senza giri di parole che «i valori della Patria e dell’identità culturale hanno la precedenza sull’identità individuale». Parole ovviamente irricevibili tanto per i tardi cantori del cosmopolitismo illuminista e del primato universale dei diritti individuali quanto per i nuovi corifei della governance tecnocratica. Diessi prendiamo – tragli altri – l’autorevole giurista Sabino Cassese, il quale– in occasione dell’incontro politico svoltosi a Milano tra Viktor Orbán e Matteo Salvini –sulle pagine del Corriere della Sera scrive che «la democrazia non può non essere liberale», e la ragione è che «se non c’è libertà di parola, o i mezzi di comunicazione sono nelle mani del governo, non ci si può esprimere liberamente e quindi non si può far parte di quello spazio pubblico nel quale si formano gli orientamenti collettivi. Se la libertà di associazione e quella di riunione sono impedite o limitate, non ci si può organizzare in partiti o movimenti e la società civile può votare, ma non organizzare consenso o dissenso. Se i mezzi di produzione sono concentrati nelle mani dello Stato, non c’è libertà di impresa e le risorse economiche possono prendere soltanto la strada che sarà indicata dal governo. Se l’ordine giudiziario non è indipendente, non c’è uno scudo per le libertà. Se la libertà personale può essere limitata per ordine del ministro dell’Interno (come è accaduto nei giorni scorsi in Italia sulla nave Diciotti), i diritti dei cittadini sono in pericolo» (1).</p>
<p style="text-align: justify;">Il compendio giusnaturalista di filosofia del Diritto è sicuramente completo; Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu non potrebbe che sottoscrivere ex postle parole di Cassese, a partire dalla valenza universalistica di tale richiamo della democrazia a un canone liberale, ma in realtà proprio su questo elemento fondante della modernità notiamo una determinante contraddizione di merito. L’idea che La democrazia svanisce se diventa illiberale–come dichiara il titolo stesso dell’articolo scritto dal giudice emerito della Corte costituzionale – non può che essere un’affermazione da contestualizzare storicamente giacché, come tutti sanno, la parola e la pratica della democrazia sono nate ad Atene nel VI secolo a.C., quando il liberalismo era ben lungi dall’aver fatto la sua apparizione sul palcoscenico della storia (avvenuta a partire dal XVII secolo). In Grecia, la democrazia era diretta (tutti i cittadini potevano prender parte all’ekklesìa o assemblea, vero organo decisionale) ea governare erail popolo, invece di eleggere gli uomini incaricati di governarlo. La democrazia è stata concepita quindi in rapporto non all’individuo, ma alla comunità organizzata, alla città (pòlis). Caratteristica principale della sua esistenza, il concetto di cittadinanza, secondo cui cittadino (polìtes) è chi appartiene a una patria, cioè a una terra e a un passato. Anche per il concetto di “libertà” vale la stessa premessa: per il Greco, è l’appartenenza a conferire la libertà, ed essere libero significa avere il diritto di partecipare alla vita politica, dunque alla vita della città. Ebbene, se la democrazia è inscindibilmente legata al concetto di libertà– e questo è legato a sua volta al concetto di appartenenza a una comunità (cittadinanza politica, quindi)– ne consegue che in una città di uomini liberi l’interesse particolare non può che sottostare all’interesse generale, cioè a quello della pòlis, e di ciò ne rimane traccia nell&#8217;insulto moderno “idiota” (idiotes), che in origine indicava per l&#8217;appunto la persona non interessata alla vita politica comunitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo intendimento della democrazia– prima del contrattualismo di John Locke e il formalismo giuridico di Montesquieu a garanzia dei diritti individuali– siè caratterizzato in più contesti nel tempo storico. Il thing o Parlamento dei popoli scandinavi e germanici, assemblea di governo di tutti gli uomini liberi, ha svolto un ruolo decisivo nel Medio Evo sia precristiano che cristiano. Le assemblee cantonali svizzere derivano direttamente dal federalismo premoderno, così come Marsilio da Padova evoca il concetto di sovranità popolare per difendere l’autorità politica dell’Imperatore sulla Chiesa. La concordia e il consenso –nonla costrizione – caratterizzano il rapporto tra governanti e governati nella concezione di Altusio (Johannes Althusius), basata sull’associazione comunitaria e sulla sussidiarietà. Questa consociatio è una struttura cooperativa di gruppi organizzati volontariamente, in cui si sviluppa la vita politica e sociale legittimando dal basso l’autorevolezza del decisore. La democrazia, in ciò che ha di più fondamentale, si contrappone dunque direttamente alla legittimazione liberale dell&#8217;apatia politica, nella quale non si può che vedere una negazione della sovranità popolare; ma il governo democratico si dimostra incompatibile con i principi liberali in molti altri modi perchèè una forma di autorità politica e non ammette che questa venga assoggettata all&#8217;economia, né al controllo dei suoi rappresentanti. Esso fa discendere i diritti politici dalla cittadinanza e implica quindi che l&#8217;individuo si definisca prima di tutto tramite le sue appartenenze associative intermedie. Non si dà democrazia senza popolo, senza nazione e senza città, non essendo queste strutture transitorie e precarie, ma i contesti privilegiati della pratica politica. La democrazia, in ultima analisi, non è altro che la forma politica con la quale il maggior numero di persone può partecipare alla vita pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Per intendere quindi la profonda crisi della democrazia nella contemporaneità, bisogna avere ben presente la differenza fra la democrazia premoderna e quella attuale, definita comunemente liberal-democrazia. Le società occidentali, in cui essa storicamente si è affermata, sono scosse innanzitutto dalla distanza incolmabile tra le classi dirigenti e la popolazione. Le istituzioni rappresentative sono delegittimate nel senso comune, tanto che le élite tecnocratiche e intellettuali dubitano esplicitamente della rappresentabilità del popolo. L’ideale della governance, il modo cioè di rendere “non democratica la società democratica” è oramai nei fatti: senza sopprimere l’apparenza procedurale, si pratica un sistema di governo indifferente al popolo –o,se è il caso, contro – in nome di una etero-direzione transnazionale economico-finanziaria.A dimostrazione di ciò, la surreale discussione intervenuta in merito alla legittimità dell’attuale governo in carica nel nostro Paese: «Dobbiamo integrare i barbari o dobbiamo scacciarli?», così si interrogano apertamente intellettuali e accademici come Paolo Mieli, Giovanni Orsina e Angelo Panebianco, sempre sul Corriere della Sera. I barbari, ovviamente, sono i populisti che siedono oggi inaspettatamente nella “stanza dei bottoni” senza averne ottenuto il permesso dalle oligarchie. Conviene “civilizzare” i barbari, come avevano tentato di fare i Romani con Odoacre (versione Orsina) oppure scacciarli (versione Panebianco)? Metafora inquietante, commenta Mieli, per il solo fatto che la durezza dell’oggi evoca la tenebrosa epoca della caduta dell’Impero. Ma in regime democratico, inquietante per chi? Probabilmente per la comunità dei cittadini, visto che siamo di fronte all’ennesima conferma – la precedente ce l’ha fornita lo stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con il veto anticostituzionale alla nomina politica di ministri dello stesso esecutivo – chela governance di un regime liberale non può accettare gli effetti “collaterali” della democrazia: quando il “popolo bue” esercita il suo ruolo sovrano e si esprime su questioni in cui non avrebbe la competenza, bisogna correggerne l’errore con le buone (Orsina) o con le cattive (Panebianco).Dicono insomma che queste forze rappresentino una minaccia per la democrazia e per la libertà. Ma oggi la democrazia come sovranità popolare è minacciata più da chi vuole invalidare i verdetti elettorali piuttosto che da chi vuole rispettarli.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è certo un caso che questa eterogenesi democratica dei fini liberali si sposi con l’occidentalizzazione del mondo, l’espansione anche cruenta della liberal-democrazia che caratterizza lo scenario internazionale. L’esportazione della “democrazia” e dei “diritti dell’uomo” (ai tempi del primo colonialismo si diceva della “civilizzazione” e del “progresso”) strumentalizza l’universale in funzione di meri interessi politici ed economici opportunistici, parziali. L’universalismo dell’oggi è in realtà il nazionalismo della potenza egemone mondiale. Imporre la democrazia a un popolo non può che portarlo a considerare la “democrazia” come una forma di aggressione. D&#8217;altronde, la falsa coscienza occidentale ha dato l’ultimo evidente sfoggio di sé nella unilaterale celebrazione della figura del senatore John McCain,recentemente scomparso: costui, una delle figure più attive nella destabilizzazione e promozione di aggressioni (tra le altre) in Iraq, Iran, Siria e Libia– con una scia di sangue per centinaia di migliaia di morti –è stato celebrato come campione mondiale della “guerra umanitaria” e quindi dell’egemonia mondiale statunitense cui la Provvidenza avrebbe destinato il Paese nordamericano. È proprio vero che il progressista si compra e si vende con le atrocità: nel commuoversi si sente buono e nell&#8217;indignarsi migliore, tanto che, se le atrocità non ci sono, bisogna inventarle oppure commetterle.</p>
<p style="text-align: justify;">La liberal-democrazia subordina la società alla realizzazione edonistica dell’individuo, che degenera la libertà in liceità, un “dispotismo dolce” – perdirla con Alexis de Tocqueville – chesi installa al di sopra della folla solitaria di uomini simili plagiati nell’ortodossia del “politicamente corretto”, mentre lo scopo della democrazia classica è il bene comune, ove la persona svolge il proprio fine (telos), la vita buona che si riconosce nella comunità di cui è parte. Nello Stato democratico è il popolo a essere sovrano. Altra cosa avviene nello Stato liberale, in cui sovrano diventa il numero a profitto. La modernità pone il limite della libertà soggettiva dove comincia quella dell’altro, mentre l’appartenenza comunitaria ti pone in obbligo verso gli altri, ragione per cui la libertà è intesa come responsabilità, che si fa disinteressato dovere civico. Il liberalismo, per vizi privati e pubbliche virtù, promuove la realizzazione della ricchezza individuale come emancipazione del singolo da ogni misura e norma etica, mentre la democrazia degli antichi mira a evitare che il Re diventi un tiranno, che il singolo diventi un despota in sé e per gli altri, considerandoli uno strumento del suo utile e degradando la potenza di sé alla “volontà di potenza” su una realtà reificata e quindi annichilita. Alla luce di tutto ciò, in presenza del declino della vita associata e della giustizia sociale dovuta alla sussunzione nella forma capitale di ogni intendimento e azione individuale e collettiva, è legittimo immaginare – in controtendenza – una democrazia olistica, in cui il criterio dell’agire politico sia rappresentato non dall’espansione dei diritti individuali, ma dalla promozione e dalla difesa della comunità nazionale, territoriale, religiosa, familiare? Sì, possiamo immaginarla, anzi dobbiamo, se preserviamo ancora il rispetto di noi stessi e una considerazione della dignità umana non degradata a mere pulsioni mercificate. Comeben coglie Rodolfo Casadei,il liberalismo, avendo relativizzato, e infine disarticolato, con successo tutte le forme di appartenenza collettiva della persona – famiglia, comunità territoriale, affiliazione religiosa, patria – può portare avanti con successo il programma di ingegneria sociale totalizzante, incentrato sull’individuo: «Autodeterminazione è la parola d’ordine delle liberal-democrazie; tutte le discussioni politiche, culturali e giuridiche hanno luogo a partire dal presupposto che la volontà autonoma dell’individuo è il criterio da rispettare e valorizzare» (2).<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2019/01/Z-3.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-31870 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2019/01/Z-3-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le critiche liberali portate al governo magiaro di Viktor Orbán sono intellettualmente oneste, o invece rispondono alla mistificazione ideologica? Le sanzioni contro l’Ungheria votate dal Parlamento Europeo aprono una prospettiva inquietante sul rapporto tra volontà popolare e ordinamenti sovranazionali. Sappiamo che le principali accuse mosse da una parte politica riguardano le iniziative nel campo dei media,l&#8217;uso improprio dei fondi europei, le presunte violazioni della libertà di associazione, la corruzione, il “condizionamento” nell&#8217;apparato giudiziario, il mancato rispetto dei «diritti fondamentali di migranti, richiedenti asilo e rifugiati». In realtà, all’oggi in Ungheria, la libertà di parola, di stampa e di associazione è pienamente vigente. L’influenza sui mezzi di comunicazione ufficiali (ma non elettronici), non è certo superiore a quella esercitata in qualsiasi Paese della Unione Europea da una forza politica maggioritaria; anzi, se facessimo una attenta comparazione con l’Italia, probabilmente avremmo esiti assai poco scontati sull’unilateralità dell’informazione. In merito al potere legislativo, tutte le costituzioni democratiche prevedono la possibilità di essere modificate, in nome del Popolo sovrano che ne legittima lo statuto. Opportuna sembra solo la attenzione sulla indipendenza dell’ordine giudiziario; in realtà, senza entrare in merito alle accuse specifiche molto labili, anche in questo ambito, la minaccia allo stato di diritto non è certo appannaggio esclusivo di governi politici plebiscitari. Chiunque sia in buona fede è consapevole chel&#8217;esempio di una giustizia il più delle volte negata è proprio il nostro Paese, in cui la legge la si applica al &#8220;nemico&#8221;, mentre la si interpreta per l'&#8221;amico&#8221;. In generale i giuristi, a livello internazionale, tendono sempre di più a sostituirsi ai rappresentanti del popolo, persino come creatori di leggi, che non andrebbero applicate né alla lettera né secondo lo spirito di chi le ha emanate, bensì reinterpretate alla luce della misoginia morale dei giudicanti. Ora, che cosa dovrebbe rendere un giudice– funzionario non eletto– autorevole interprete della società? Nulla, perché la volontà popolare si esprime in democrazia tramite la partecipazione e il consenso politico. La deriva tecnocratica, quindi, comprende l&#8217;autoreferenzialità dell’ordine giudiziario, che travalica il suo ruolo esi pone come élite dominante sul popolo, anziché servirlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante questa deriva, il primato del comunitario non deve comunque insidiare le libertà personali, compresa la volontaria adesione a un contesto politico e sociale, pena la negazione della giustizia come valore universale,in una deriva autoritaria del potere costituito. Il superamento del paradigma individualista con il paradigma comunitario non legittima alcun sistema politico nel venire meno al rispetto della dignità e della natura umana, cosa che invece sta accadendo con il vero e proprio mutamento antropologico prodotto dalla civilizzazione tecnomorfa e dal dominio totalizzante del materialismo pratico e del riduzionismo tecno-scientifico. È evidente che la demagogia degli “esperti” ha sostituito il dogmatismo confessionale o ideologico con una altrettanto dogmatica fede acritica nella tecnoscienza, tra l&#8217;altro nulla di più lontano dall&#8217;autentico spirito scientifico, che è assai incline alla problematizzazione e al senso di provvisorietà dei risultati. L’individuo mutante post-umano che si prefigura in questo presente distopico non sarebbe possibile, all’oggi, senza la premessa filosofica liberale per cui il soggetto ha il diritto a perseguire la propria massima felicità senza limiti e pregiudizio per gli altri, la natura e l’Essere. L’antropologia individualistica e utilitaristica è insofferente alla natura e il senso comune della realtà, infervorata da una tensione titanica all’illimitato, negala forma e la sacralità del vivente, generando sistemi economici, politici e giuridici destinati a una catastrofe ecologica e a contraddizioni sociali irrisolvibili, nella presunzione irresponsabile dell’affidarsi alla tecnica, per risolvere i problemi che la tecnica stessa crea.</p>
<p style="text-align: justify;">I giornalisti e gli intellettuali neoliberali sono talmente unilaterali da non comprendere che la demonizzazione pregiudiziale del populismo ne alimenta la diffusione. La natura del capitalismo contemporaneo appare “di destra” in campo economico (emancipazione assoluta della logica del profitto), “di centro” in ambito politico (nel senso che vengono mantenute le forme istituite dell&#8217;esistente) e “di sinistra” in campo culturale (il costume dominante è quello del progresso e dell’individualismo “politicamente corretto”). Il ribaltamento di tale triade dominante nel senso comune diffuso lo colse per tempo con efficacia il sociologo americano Daniel Bell nel suo Le contraddizioni culturali del capitalismo, quando scrisse di ritenersi socialista in economia, libero nel campo della politica, conservatore nel campo della cultura. La manipolazione dell&#8217;opinione pubblica ha d&#8217;altronde raggiunto un tale livello, che si invera nel suo opposto, anche perché a furia di manipolare e di mistificare induce chi manipola e mistifica a credere che l&#8217;immagine distorta della realtà sia il mondo reale. Quali sono, quindi, le tendenze da porre effettivamente a discrimine delle politiche sovraniste? In primis, la subalternità al paradigma occidentale dominante. L’Europa oggi “paga” la sua incapacità di smarcarsi dagli Stati Uniti dopo la scomparsa dell’Unione Sovietica, la scelta di tornare al capitalismo predatore e di mettere gli Stati al servizio dei “mercati”. È indispensabile quindi individuare delle procedure qualitative e non meramente quantitative di consenso, riattivare la partecipazione dal basso – attraverso i corpi intermedi, le associazioni, i municipi e le assemblee regionali –e valorizzare il vissuto, il locale e il territoriale nella sostenibilità e nella resilienza, ma in un respiro di grande spazio continentale autosufficiente e multilaterale. A tale fine, gli strumenti concreti sono le autonomie locali reali, la sussidiarietà, l’istituto referendario propositivo; in una parola, va sancita la priorità della partecipazione rispetto alla delega e alla rappresentanza. Appartenenza, socializzazione, reciprocità, partecipazione sono i caratteri di fondo della «democrazia organica», per dirla con Alain de Benoist (3). Per partecipare, è indispensabile riconoscersi nel contesto in cui l’interazione avviene; di conseguenza, risulta essenziale ricostruire la comunità, nella quale il bene comune non è subalterno a quello individuale e anzi l’individuo assume coscienza di sé proprio perché appartiene a una identità culturale collettiva. In una società in cui l’idea di Patria sia volontaristica, disinteressata e inclusiva, la solidarietà non decade in un astratto umanitarismo moralistico (e nelle sue ingerenze internazionali), ma si esprime in un “comune sentire” e si incarna politicamente nella giustizia sociale e nell’autodeterminazione dei Popoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Note</p>
<p style="text-align: justify;">1) “La democrazia svanisce se diventa illiberale”, Corriere della Sera, 29 agosto 2018.<br />
2) “È possibile una democrazia illiberale?”,Tempi, 31 agosto 2018.<br />
3) Alain de Benoist, Democrazia il problema, Pagine editore, 2017.</p>
<p>Eduardo Zarelli</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Il Sovranismo ed il Momento Polanyi &#8211; Roberto Pecchioli</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Nov 2018 16:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo Aristotele, “il maestro di color che sanno “, l’uomo è un animale politico, un essere ragionevole portato dalla sua natura a vivere in una dimensione comunitaria, creare delle società, rintracciare principi generali a cui conformare le sue azioni. E’ quindi anche un essere morale. L’Occidente moderno ha ripudiato il gigante di Stagira, inventando l’homo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Secondo Aristotele, “il maestro di color che sanno “, l’uomo è un animale politico, un essere ragionevole portato dalla sua natura a vivere in una dimensione comunitaria, creare delle società, rintracciare principi generali a cui conformare le sue azioni. E’ quindi anche un essere morale. L’Occidente moderno ha ripudiato il gigante di Stagira, inventando l’homo oeconomicus, l’uomo a una dimensione teso unicamente all’utile immediato, che vive l’esistenza come scambio di beni e servizi regolati dall’interesse e da un motivatore universale chiamato denaro. Ciò dissolve la comunità, che si forma e sviluppa al di fuori e spesso contro i rapporti economici, ma disgrega altresì la società, ossia il contratto iniziale per cui l’uomo vive con i suoi simili all’interno di un sistema di principi, valori, limiti, regole. L’homo oeconomicus non conosce alcuna morale diversa dall’utilità e dal tornaconto espresso in denaro. Suoi maestri furono Bernard de Mandeville, l’anglo olandese di inizio XVIII secolo autore della Favola delle Api, bizzarro apologo di una società in cui i vizi sono accolti come pubbliche virtù se consentono guadagno e arricchimento e Jeremy Bentham, l’inglese contemporaneo di Smith e Ricardo per il quale l’utile è il solo movente umano, inventore del Panopticon, il sistema di sorveglianza centralizzato alla base della disciplina nelle nascenti fabbriche-carceri manchesteriane. La naturale socialità dell’uomo viene ristretta allo scambio mercantile. L’universo morale di Adam Smith si riduce alla celebre frase “non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dalla cura che essi hanno per il proprio interesse.” Il sistema che questi uomini hanno teorizzato è divenuto sinistra realtà. Si chiama società di mercato, in cui l’intera esperienza umana è incorporata, incatenata nella distopia dell’homo oeconomicus. Un modello matematico assai popolare presso gli economisti spiega il sistema meglio di interi libri, le equazioni di Lotka- Volterrache descrivono la dinamica di un sistema in cui interagiscono soltanto due specie: i predatori- mercati, e la prede, tutti noi.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/11/P-2-3.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-31226 size-full" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/11/P-2-3.jpg" alt="" width="291" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">C’è bisogno di una insorgenza contro tale modello disumano per ricostruire un’antropologia di segno opposto. Da circa dieci anni, in concomitanza con i fallimenti epocali del modello liberista finanziario innescati dalla crisi del 2007/2008, si tenta di alimentare un contromovimento. La resistenza manca di una rivolta ideale complessiva, di un nucleo morale e di una ideologia pratica da opporre all’onda liberal globalista. Si stanno tuttavia espandendo idee, valori, principi a cui viene attribuito il nome di populismo e di sovranismo con connotazioni dispregiative, poiché il potere sui significati è in mano all’avversario. Il sovranismo muove da un nucleo di pensiero semplice ma dirompente: la rivendicazione della superiorità della dimensione politica su quella economica, dell’interesse pubblico su quello privato. Individua in una specifica istituzione, lo Stato nazionale, lo strumento più adatto per reagire alla disgregazione sociale, alla disumanizzazione, al comando impersonale della ragione economica e finanziaria. Sovranismo e populismo sono dunque strutturalmente avversi al liberismo. Li possiamo considerare come l’espressione contemporanea di un fenomeno ciclico definito da alcuni “momento Polanyi”, la reazione della società, delle comunità, dei popoli e degli Stati al predominio asfissiante del mercato cosiddetto “autoregolato”, diretto in realtà da immensi oligopoli capitalistici transnazionali. Karl Polanyi è l’autore di uno dei saggi più importanti della prima metà del secolo, La grande trasformazione (1944), la cui influenza ha attraversato più aree culturali e politiche. Ungherese di nascita, ebreo formatosi nell’atmosfera ribollente della Vienna di fine impero e degli anni Venti, fu il fondatore di una disciplina, l’antropologia economica, che, da posizioni non marxiste, lo pose in totale conflitto con il liberalismo, di cui era profondo conoscitore per le dispute viennesi con Von Mises e Von Hajek.</p>
<p style="text-align: justify;">La base del pensiero di Polanyi è che la grande trasformazione, il nuovo portato dal capitalismo, l’“utopia liberale” è la tendenza irresistibile alla mercificazione di ogni relazione, ed il mercato, autoregolato in ossequio alle idee di Smith e di David Ricardo, i classici ed i neoclassici suoi contemporanei, è il fine e insieme il mezzo per subordinare l’intera vita sociale alla logica dell’accumulazione.Una gigantesca operazione di ingegneria, di riconfigurazione del pensiero umano al servizio di un’oligarchia orientata al dominio. L’ipotesi, o momento Polanyi è che ciclicamente la società si rivolti, reagisca contro l’utopia liberale fattasi distopia realizzata, incubo, in nome delle enormi ferite sociali – noi aggiungiamo morali- inferte a popoli, persone, generazioni. Oggi è entrata in crisi la globalizzazione nella forma della privatizzazione del mondo, della decostruzione degli Stati, dello smantellamento delle protezioni sociali, ma anche dell’attacco contro ogni principio etico, spirituale, civile dei popoli frutto della concezione aristotelica ereditata dal pensiero cristiano, dell’uomo come essere socievole governato dalla legge naturale. Dalla fine del Settecento, l’introduzione di nuove tecnologie capaci di accrescere enormemente la produttività delle economie permise l’abbandono dei controlli statali propri della precedente epoca mercantilista, dando vita all’ideologia del mercato autoregolato. Per Polanyi, lo strumento di tale operazione fu la trasformazione in merce del denaro, della natura e del lavoro umano. Questo portò alla costruzione di un mercato comprendente lavoro, terra, moneta, un esperimento unico nella storia umana, dai costi sociali enormi. Le conseguenze costrinsero i governi a iniziare la marcia indietro verso mercati regolati attorno alla metà del XIX secolo (primo momento), culminati con l’avvento del welfare statea seguito della grande crisi del 1929 (secondo momento).</p>
<p style="text-align: justify;">La tesi di Polanyi era che le economie preindustriali si basavano sull’interazione tra l’uomo, la natura, la sua cultura. L’economia era una parte del tutto, inclusa, incorporata nell’esperienza complessiva della civiltà. La grande trasformazione è l’esito del rovesciamento di quell’equilibrio, con la conseguente egemonia della ragione economica. Polanyi chiama utopia il mercato autoregolato (in termini ricardiani “perfetto”, unico, grande quanto il pianeta) in quanto il suo esito è l’annullamento dell’essenza stessa della società. La marcia non si è arrestata, la violenza del sistema si è abbattuta su Stati, nazioni, esseri umani senza alcun riguardo o freno.  La crisi del 2008 dischiude l’opportunità di animare la reazione di un’umanità espropriata e ridotta a merce nelle mani di una cupola criminale negli intenti, negli atti, negli obiettivi. Si impone un terzo “momento Polanyi”, in cui il sovranismo e il populismo diventino soggetti attivi per lo sviluppo di grandi movimenti sociali. I rischi sono grandi, giacché, come insegnava Antonio Gramsci, la crisi consiste nel fatto che il vecchio muore, ma il nuovo non si afferma e in questo interregno si verificano i più svariati fenomeni morbosi. Morboso per il marxista Gramsci è qualsiasi movimento che non abbia il suo sbocco in una società collettivista. Al contrario, noi oggi assistiamo al desiderio dei popoli di riavere un’identità. Non è solo il dissenso economico a gonfiare le vele populiste. Parte della comunità si sente ferita per motivi più profondi dell’esclusione economica. Il mercato misura di tutto è per vocazione cosmopolita, indifferente ai principi spirituali. Nega ogni appartenenza, spezza qualunque legame comunitario, disprezza ogni relazione non basata sullo scambio misurabile in denaro, riconosce il prezzo ma ignora il valore. Il “momento Polanyi” del XXI secolo monopolista e tecnocratico dovrà tendere ad una riumanizzazione integrale. Il principio unificante di un vasto fronte d’opinione è il rifiuto del mercato sovrano e della privatizzazione del mondo. A nulla valgono le idee timide di chi si limita a deplorare le conseguenze senza combattere le cause.</p>
<p style="text-align: justify;">Serve una visione alternativa all’individualismo economico che identifichi la democrazia come prevalenza dei diritti delle comunità e restituisca significato ai bisogni rispetto all’opaco principio di piacere, orizzonte di un sistema che vende desideri soggettivi, diffonde precarietà esistenziale e destituisce ogni anelito etico, comunitario, spirituale. Il fronte deve essere vasto, articolato, differenziato. Il “momento Polanyi” vive di fasi; la presente è quella costitutiva, in cui si procede per negazioni, si individua il nemico, la distopia liberista del mercato globale. L’ipotesi sovranista è probabilmente la risposta più organica, ma non può esservi preclusione nei confronti di istanze identitarie, solidariste, ambientaliste, socialiste non marxiste.  In questo senso la lezione di Karl Polanyi può costituire un punto di incontro, a partire dalla storicizzazione del liberismo. Il capitalismo finanziario padrone di tutto non è un fenomeno naturale, un’evidenza esistenziale alla quale rassegnarsi, ma un impianto ideologico orientato a una precisa visione del mondo. Oggi si fa legge, diritto positivo (non a caso ha screditato ogni teoria giuridica fondata sull’esistenza di leggi naturali) improntando gli ordinamenti costituzionali degli Stati, superandoli con la prevalenza dei trattati, degli accordi e delle organizzazioni transnazionali: è l’ordoliberismoa cui non ci si può opporre se non attraverso una rottura radicale, tesa a smascherare la riduzione della democrazia a procedura, luogo di ratifica di decisioni assunte altrove. Polanyi fu un convinto antifascista, fedele all’interpretazione dei fascismi come degenerazione difensiva del capitalismo. Tuttavia un brano della sua “Essenza del fascismo” consente interessanti riflessioni: “Dopo l’abolizione della sfera politica democratica resta solo la vita economica; il capitalismo organizzato (…) diventa l’intera società. Questa è la soluzione fascista“. Depurata dall’ultima proposizione, sbagliata e ingenerosa nei confronti di un’idea che enfatizzava invece la dimensione spirituale e comunitaria dell’uomo, diffidava della riduzione mercatista innalzando il ruolo dello Stato e il valore etico del lavoro, si tratta della precisa descrizione della fase neoliberista che stiamo vivendo. Il capitalismo, attraverso la mercificazione di tutto, la riduzione a prodotti muniti di cartellino del prezzo, la privatizzazione totale dei mezzi di produzione e dei beni comuni, la fine dello Stato sociale, l’omologazione di gusti e identità, dissolve la società in una fusione per incorporazione: un temibile totalitarismo dal quale proteggerci.</p>
<p style="text-align: justify;">Centro della Grande Trasformazione è il capovolgimento dell’idea liberale secondo cui la società di mercato costituisce un approdo “naturale” delle società umane. L’estrema artificiosità di un sistema in cui l’economia è sottratta al controllo sociale, celata dalle giustificazioni dell’economia politica classica, diventa evidente nei momenti di passaggio. La società di mercato è un interminabile caso patologico della storia, una lunga eccezione destinata a chiudersi con una crisi violenta. Il mercato autoregolato è un’istituzione che annulla la sostanza naturale della società, fino a distruggere l’uomo e il suo ambiente: un’aberrazione. Un meccanismo controllato, regolato e diretto solamente dai mercati, tendenti a diventare il luogo di formazione di ferrei monopoli privati; un mondo che si regge sull’aspettativa che gli esseri umani si comportino in modo da raggiungere il massimo guadagno monetario, in cui anche il lavoro, la terra e la moneta formano oggetto di mercato e tutto ha un prezzo gli appare come una costruzione utopica in contrasto con la natura umana. Il bersaglio di Polanyi è la pretesa di trasformare un’ideologia economica in una categoria naturale universale, mettere il mondo alla rovescia, attraverso il “fanatismo” e il “fervore ideologico” degli economisti liberali. Il suo capovolgimento della razionalità naturale del pensiero liberale, la sua riduzione a utopia negativa avviene sulla base di una concezione della natura umana non individualistica, ma sociale, politica in senso aristotelico. Il mondo ridotto a mercato è percorso “da una veloce corrente di mutamento che inghiotte il passato senza neanche incresparsi alla superficie”. Seguendo Max Weber di Economia e società, egli evidenzia altresì il contrasto tra l’orientamento tradizionale e quello razionale in economia, per cui, in nome della presunta scienza economica,” la compassione fu allontanata dai cuori e una stoica determinazione di rinunzia alla solidarietà umana in nome della massima felicità per il numero massimo di persone acquistò la dignità di una religione secolare” (l’etica “more utilitario demonstrata” di Bentham).</p>
<p style="text-align: justify;">Molto efficace è l’analisi del ruolo dell’alta finanza nella costruzione della società di mercato, le sue relazioni riservate con le banche centrali e commerciali, l’influenza sui governi e sulla diplomazia internazionale. Illuminante è lo spietato ritratto della famiglia Rothschild. Polanyi fu forse il primo studioso a comprendere la decisiva influenza dell’emissione monetaria. In un’analisi di cui possiamo rilevare sorprendenti analogie con il presente, egli pose al centro della crisi economica che scosse l’Europa tra la fine del XIX e l’inizio del XX, prodromo della guerra mondiale, il crollo improvviso del sistema monetario a base aurea, fondato cioè sulla convertibilità in oro del denaro cartaceo. “Quasi nessuno capiva l’importanza la funzione politica del sistema monetario internazionale”, osservò, aggiungendo che per gli economisti liberali la base aurea era un’istituzione esclusivamente economica, di cui rifiutavano di riconoscere la natura di meccanismo sociale. Dopo il massacro del 1914/1918, una nuova drammatica crisi si abbatté sul mondo, e la sua origine, una volta di più, andava ricercata nei meccanismi imposti dall’adesione al vangelo liberale. “La classe media era impoverita, i pescicani della finanza accumulavano fortune rivoltanti.Entrava in scena un altro fattore sconosciuto, <a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/11/P-3-1.png" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-31227 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/11/P-3-1-300x167.png" alt="" width="300" height="167" /></a>la fuga dei capitali, e la moneta diveniva il cardine della politica nazionale.” Non vi è chi non veda le analogie con il nostro tempo, la prova che le crisi sono un elemento interno al sistema, non la sua patologia. Il sistema finanziario ha preso le sue contromisure. Più abile di tutti gli altri attori politici, culturali ed economici, è riuscito a concentrare nelle sue mani il potere, privatizzando l’emissione monetaria. E’ come se la proprietà del sangue che scorre nel nostro organismo fosse di qualcun altro, dotato del potere di sottrarcelo a piacimento, e ci avesse convinto che la circolazione corporea deve essere determinata dalle sue decisioni: è il monetarismo, dogma della scarsità, l’ideologia delle banche centrali e dei mercati finanziari. Polanyi sembra comprenderlo con grande lucidità allorché parla di una sorta di governo economico mondiale pensato dopo il 1918: “l’unica alternativa era l’istituzione di un ordine internazionale dotato di un potere organizzato che avrebbe trasceso la sovranità nazionale “. Va ricordato che il pensatore ungherese scriveva oltre settant’anni fa e si riferiva alla situazione successiva al primo conflitto mondiale. Gli anni dal 1920 al 1939- inizio della guerra del sangue contro l’oro – sarebbero divenuti il periodo del contromovimento avverso all’ideologia e alla prassi neoliberale.</p>
<p style="text-align: justify;">Se accettiamo, pur contestualizzata storicamente, la validità dello schema della Grande Trasformazione, dobbiamo affermare che viviamo uno snodo decisivo per un nuovo “momento Polanyi”. In tale ottica emerge il valore della proposta sovranista all’interno di un ampio schieramento di oppositori del mercatismo monopolista. Il sovranismo non si limita a rivendicare il ruolo centrale dello Stato – e di istituzioni pubbliche come enti territoriali, libere federazioni, confederazioni – e a contrastare la prassi liberista in campo finanziario, giuridico, tecnologico. Lavora per recuperare la dimensione comunitaria, identitaria e spirituale dei popoli non meno che per riportare nelle mani dei popoli la sovranità economica e finanziaria sequestrata dall’ordoliberismo, strangolata dalla privatizzazione dello strumento monetario a favore del sistema delle banche centrali, braccio secolare dell’alta finanza. In Italia una prima proposta riguarda la possibilità di fondare una banca pubblica, riconosciuta dall’art. 123 del Trattato di Funzionamento dell’UE, un istituto a cui la Banca Centrale Europea ha l’obbligo di fornire moneta alle medesime condizioni delle banche centrali nazionali, privatizzate e indipendenti in base al Trattato di Maastricht. Un’ulteriore progetto sovranista tende a restituire alla costituzione nazionale il primato su ogni altra fonte del diritto, attivando meccanismi di controllo di costituzionalità delle norme dell’Unione (direttive e regolamenti) e dei trattati internazionali. Occorre altresì sottrarre agli appetiti speculativi alcuni beni comuni, a cominciare dall’acqua e dalle reti di telecomunicazione, patrimonio indisponibile della nazione sotto il diretto controllo dello Stato. Il campo di battaglia è immenso, l’avversario potente. Non siamo tuttavia disarmati culturalmente o privi di idee. Conta riconoscere il carattere ciclico e sistemico delle crisi interne che il liberismo globalista alimenta e di cui approfitta per completare la sua opera di spossessamento dei beni e poteri pubblici e spoliazione di imprese e cittadini. Siamo percorrendo un tornante complesso di un’ulteriore grande trasformazione. Per difenderci, serve l’apporto di idee nuove ma è altrettanto importante riconoscere il valore di esperienze del passato. Cogliere il “momento Polanyi” per sconfiggere la distopia mercatista, riumanizzare il mondo, rovesciare un tavolo di cui i predatori non ci lasciano che miseri avanzi.</p>
<p>ROBERTO PECCHIOLI</p>

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