7 Giugno 2026
Attualità

Viva le alpine – Roberto Pecchioli

Viva le alpine e viva gli alpini, è stato l’incipit del messaggio del sindaco di Genova Silvia Salis per l’adunata nazionale dei soldati di montagna. Con ogni rispetto per le soldatesse arruolate dopo la fine della leva obbligatoria maschile (un errore storico dell’Occidente moribondo) sono rimasto sbalordito. Sessualizzare tutto, anche il raduno delle penne nere, sconcerta. Un secolo e mezzo di storia e sacrificio gettato sull’altare di un approccio ideologico che sta portando al cimitero la nostra identità. Mai l’adunata alpina aveva suscitato tanto fastidio: scritte offensive, dichiarazioni urticanti, un vademecum distribuito alle donne per autodifesa contro la terribile soldataglia, perfino un’esponente grillina tornata dall’oblio dopo una breve stagione di popolarità che afferma di essere stata oggetto di “sguardi inquietanti” sul metrò da parte di alcuni alpini.

Mi vergogno della mia città, che detesto dopo averla tanto amata; è diventata un deserto con poche oasi, un luogo senz’anima in cui il livello della convivenza tra casuali contemporanei è ai livelli più bassi. Nessun progetto per il futuro, se non una gestione clientelare, burocratica, senza prospettive. Giova ricordare che la Salis – a cui mi accomuna purtroppo la fede calcistica – ha rinunciato a un cospicuo finanziamento del PNRR per il trasporto pubblico, inventandosi un’esilarante cabinovia modello stazione sciistica lungo il corso del torrente Bisagno in secca perenne, tranne le ricorrenti alluvioni.

Il sindaco (non userò mai l’orribile “sindaca” sessualizzata) cura assai la propria immagine e l’aspetto glamour – dirlo espone all’accusa di sessismo – ma trascura la quotidianità di chi l’ha eletta. In compenso abbiamo la fortuna di godere (ehm…) dei servigi di una consulente per i diritti LGBT eccetera, con budget di 156 mila euro annui. Che bello pagare l’esosa IRPEF comunale per usufruire di quest’imperdibile servizio. Ma gli alpini no, la Genova multietnica, multiculturale, multi nulla non li gradisce: non sporcano, non commettono reati, tutt’al più cantano canzonacce patriottiche diverse da Bella Ciao. Tanto basta per giorni e giorni di attacchi scomposti da cui la prima cittadina ex lanciatrice del martello non ha preso le distanze. Certo apprezza maggiormente manifesti come quello in cui si deplorano le “penne in erezione” (???) , a cui sono preferite le piume. Immaginiamo siano quelle del gay pride che redimerà presto la città dallo sfregio degli invasori con bandiera tricolore. Quindi tocca ascoltare “viva le alpine”, sempre con totale simpatia per le ragazze con la penna nera (in erezione?) che fanno il mestiere di soldato come i colleghi maschi e “fluidi”.

Poiché dalle nostre parti non ci facciamo mancare nulla, a Celle Ligure, nella Riviera di Ponente, è vietato il lancio di palloncini. Chi lo fa pagherà cinquecento euro di multa. Finalmente un provvedimento risolutivo: esiste senz’altro una virtuosa motivazione moraleggiante, quindi applaudiamo convinti l’avanzamento di civiltà che vieta i palloncini e tace su mille vere illegalità. Del resto nel capoluogo un gruppo di alpini è stato sloggiato e multato per aver occupato un giardino pubblico, mentre le risse quotidiane in pieno giorno tra giovani immigrati hanno avuto come vigorosa risposta la convocazione in municipio delle cooperative che li ospitano a spese dei cittadini.

Meglio abbandonare al suo mesto declino l’ex Superba divenuta una gabbia di matti. No, matto sono io, testimone del mondo di ieri, pieno di difetti ma incomparabilmente migliore di quello di oggi. Per il domani mi protegge l’età: non lo vedrò ed è una gran fortuna. Un amico confessa di avere assistito al furto di un portafogli su un mezzo pubblico, compiuto da uno straniero (o da un “nuovo italiano”) e di non essere intervenuto per paura. Ha fatto la scelta giusta: il ladro non avrebbe avuto conseguenze, a lui sarebbero toccati interrogatori, verbali, fastidi. Questo è il tempo che ci è toccato in sorte, questo è il clima sociale e culturale dominante. Peggio per chi non capisce e non si adegua, per chi non riesce a considerare progresso, ad esempio, che comuni come Ravenna abbiano un assessorato ai “diritti degli animali”. Siamo certi che i diritti degli esseri umani siano rispettati? Penso alla sanità, a un giusto salario, alla sicurezza, alla casa, ma anche alla tutela dell’identità culturale e nazionale calpestata e a tanto altro che andiamo perdendo sull’altare della globalizzazione, della tecnicizzazione e disumanizzazione dell’esistenza.

C’è un momento nella vita in cui non solo non capisci più il mondo e ti senti straniero, un superstite mal sopportato, ma non vuoi più capire e nemmeno sopportare. Al diavolo il presente, il progresso, la finta libertà e la falsa democrazia. Ognuno, scrisse Tolstoj, è infelice a modo suo. Per quanto mi riguarda, la misura è stata colmata da quel mellifluo, inclusivo, ipermoderno “viva le alpine” del sindaco della città in cui sono nato. Evviva la signora Salis dal trucco inappuntabile e dall’outfit tanto fashion, abbasso chi, come me, è esule al suo tempo, alla sua patria derubricata a “paese”, alla sua città. Sogno una riserva per gli ultimi mohicani, da cui osservare non le magnifiche sorti e progressive, le piume e i lustrini di Babilonia, ma il suo gaio suicidio.

1 Comment

  • UnUomo.InCammino 14 Maggio 2026

    Un arguto lettore e caustico commentatore del mio diario, qui apparso come Nemo, passò un breve video nel quale in una cerimonia con onori militari per una festività civie importante (2 giugno? 4 novembre? non ricordo, è irrilevante) una soldatessa chiamata a far detonare a salve un cannone non ebbe la forza sufficiente affinché il percussore si muovesse innescando lo scoppio: dovette intervenire il soldato a fianco, nell’imbarazzo generale.
    Le soldatesse sono un baloccarsi nel genericamente sessualmente indistinto, una delle demenze del progressismo.
    La stessa cacca che si manifesta nelle varie robe LGBTQWERTY, uteri affitto, schwa, accoglienze obbligatorie, eliminazione della storia, ius soli, no-borderismo, tecnoteismo, cibi frankestein, antispecismo, etc. .
    Corollari del sinistro ugualismo che funesta la umanità e il pensiero dall’illuminismo, forse il peggior inquinamento in assoluto in quanto foriero di tutti gli inquinamenti.
    Tra una tartina al caviale e una conferenza in una spa organizzata da OSF ASGi, etc. le Marie Antoniette e gli zeloti seguaci coglioneschi col libretto arcobalengo in mano, si baloccano nei nuovi giochini sfiziosi.

    Più sono dentro la convoluzione, più faticoso smarcare da essa e ammettere che la cacca è cacca anche se ideologicamente orgoglionamente indicata come fine cioccolato con cacao superior.

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