9 Giugno 2026
Religione

Tempo di passaggi – Fabio Calabrese

Io mi scuso con tutti voi se, a causa della quantità di argomenti che sto cercando di trattare su Ereticamente, sono in grado di presentarvi soltanto adesso questo articolo scritto in occasione della pasqua.

Il termine pasqua deriva da una parola ebraica che significa passaggio. Presso gli antichi ebrei indicava la ricorrenza della fuga dall’Egitto guidata da Mosè. (Si sarebbe dovuto aspettare fino al 1940, all’episodio di Dunkerque per vedere un’altra fuga altrettanto celebrata come una vittoria).

Per i cristiani la pasqua avrebbe il significato di un passaggio ancora più radicale, quello dalla morte alla presunta resurrezione del fondatore della loro religione.

Naturalmente, queste sono cose di scarsissimo rilievo per chi non crede alla religione del Discorso della Montagna, e neppure si sforza di credere che questa eresia ebraica insinuatasi nella cultura europea sia “la nostra” tradizione e non si considera per nulla un “fratello minore”.

Tuttavia, ed è questa la cosa interessante, da un paio di anni a questa parte, questo periodo dell’anno sembra essere diventato un tempo di passaggi in una misura e in modalità che di certo i credenti in due delle tre religioni abramitiche non hanno contemplato e non contemplano.

Tanto per cominciare, lo scorso anno, il 2025 doveva essere un anno giubilare, e lasciamo pure stare la stranezza del fatto che quella che un tempo doveva essere una scadenza secolare, si ritrova ora con un’inaspettata frequenza che in realtà non serve a ravvivare una fede sempre più languida, ma a incrementare gli introiti degli operatori turistici romani.

Pessima scelta, infatti nello scorso 2025 pasqua è coincisa con il compleanno dell’uomo più calunniato della storia, una ricorrenza molto festeggiata in Germania tra il 1933 e il ’45, e pasquetta con il natale di Roma, e quasi che qualche misteriosa divinità si fosse indignata per essa, il periodo pasquale è coinciso con la morte di papa Francesco. Io mi trovavo a Roma proprio in quei giorni, e ho quasi il sospetto di avervi in qualche modo contribuito.

Non è possibile neppure non notare una bizzarra coincidenza storica, forse uno di quei corsi e ricorsi storici di cui parlava Vico: 1943, Benito (Benedetto, in spagnolo) lascia e arriva Badoglio, poi arrivano gli yankee.   2013 Benedetto lascia e arriva Bergoglio, poi arriva lo yankee.

Fa sorridere amaramente il fatto che per alcuni il papa yankee rappresenterebbe un “ritorno alla tradizione” dopo il populismo estemporaneo che ha caratterizzato il papato dell’argentino.

Illusi, un vero ritorno alla tradizione sarebbe trasformare le chiese cristiane in templi dedicati agli dei. Il cristianesimo non è la nostra tradizione, ma un ramo germogliato sul tronco dell’ebraismo.

Sempre il periodo pasquale dell’anno scorso ci ha riservato una bella sorpresa che smentisce uno dei più radicati simboli della mitologia abramitica, la scoperta che il famoso “muro del pianto” dove sono andati a versare lacrime più o meno coccodrillesche generazioni di israeliani e di leccapiedi del sionismo, non è come si credeva, una rovina del tempio di Gerusalemme, ma di un teatro di età romana, e quindi i suddetti sionisti e leccapiedi sono andati a effondere le loro simulazioni di sentimento su qualcosa che è stato eretto non da coloro che essi pensavano, ma da chi li aveva assoggettati, e la cosa ironica, davvero ironica, è che a dircelo sono stati proprio gli archeologi israeliani.

Quest’anno, pare che il momento clou della spiritualità cattolica sia stato rappresentato dall’ostensione delle ossa di san Francesco d’Assisi. In questo caso, almeno, si è trattato dello scheletro così come è stato esumato, invece di un cadavere nascosto dentro un pupazzo per celarne gli inevitabili segni di corruzione come è avvenuto per le spoglie di padre Pio, ma per chi guarda le cose con occhio scettico, questo culto delle reliquie, che pure ha tanta parte nel cattolicesimo, non può essere altro che un macabro feticismo.

Forse l’unica cosa che si può dire in non totale sfavore, è che i bolscevichi moderni hanno conservato lo stesso vizietto di quelli dell’antichità, si pensi alla mummia di Lenin permanentemente esposta a Mosca nel mausoleo ad essa dedicato.

I passaggi sorprendentemente legati ancora una volta al periodo pasquale di questo 2026 sono invece più strettamente legati a vicende personali, ma credetemi che non ve ne parlerei se non offrissero spunti di riflessione per considerazioni di carattere più generale.

Proprio in questo periodo Facebook mi ha gentilmente(?) informato che il mio account ha subito alcune restrizioni. Il motivo? Un mio vecchio post nel quale dicevo che i Francesi sono talmente inseriti nel sistema consumistico che per ringraziare dicono “Merci”. Questo, secondo FB sarebbe incitamento all’odio, il che è ridicolo. La battuta sarà stata più o meno divertente, ma nessuno può certo odiare i Francesi per una cosa del genere.

Tanto per farvi toccare con mano l’assurdità della cosa, vi faccio notare che proprio negli stessi giorni ha pubblicato su “Ereticamente” un articolo, In ordine sparso, sesta parte dedicato alla figura dell’intellettuale francese Jean François Revel, il cui libro La conoscenza inutile è un poderoso atto di accusa contro il comunismo e il servilismo dei cosiddetti intellettuali di sinistra che ogni anticomunista dovrebbe leggere.

Ci sono francesi per i quali provo un’ammirazione incondizionata, soprattutto quelli che, dopo essere sopravvissuti ai combattimenti per le strade di Berlino, furono fatti fucilare dal generale Leclerc perché portavano un’uniforme tedesca.

Quello che è evidente è invece una volta di più che la political correctnes democratica è una forma di censura tirannica che non permette di esprimere nulla che non siano pensieri perfettamente inquadrati, o se vogliamo, belati da gregge. Bene, da uomo libero quale mi ritengo, penso si possa rispondere solo con un motto per noi ormai classico, “Me ne frego”.

Questa pasqua 2026 mi sono concesso la realizzazione di un progetto che coltivavo da diverso tempo, recarmi in Gran Bretagna e vedere di persona quello che è forse il più classico e iconico dei monumenti megalitici europei: Stonehenge. Devo però dire che l’esperienza è stata in qualche modo simile a quella che ebbi parecchi anni fa visitando il Louvre a Parigi vedendo la Gioconda: quando si è vista una quantità di immagini, quando si sono raccolte un gran numero di informazioni, si è studiata la storia, si sa praticamente tutto quel che è noto al riguardo, il contatto fisico con il monumento reale finisce per non riuscire a provocare più di un’emozione piuttosto blanda.

A peggiorare le cose, c’è stata pure la scoperta che alcuni vandali hanno inciso delle frasi nemmeno troppo simpatiche sui monoliti sarsen.

Tuttavia devo dire che l’impressione più forte e la meno piacevole di questo viaggio me l’ha data la città di Londra. Girando per le sue strade si può vedere e toccare con mano la sostituzione etnica in atto. Vi trovate moltissimi neri, quasi altrettanti indiani o pachistani, arabi e islamici a bizzeffe, asiatici orientali, cioè coreani e giapponesi ma soprattutto cinesi, una sparuta pattuglia di italiani, greci ed europei dell’est, e si dice, ma la cosa non è confermata, che ci sia pure qualche inglese.

Rientrato a casa, mi sono imbattuto in quella che mi sembra una di quelle coincidenze significative che facevano la delizia di Carl Gustav Jung: “Ereticamente” ha appena pubblicato in mio articolo In ordine sparso, sesta parte, stavolta dedicato a Jean François Revel. Uno dei libri più noti dell’autore francese è Né Cristo né Marx. Bene, scopro che con sorprendente contemporaneità, qualcuno ha ri-postato sia su Gmail sia su Facebook la mia recensione, pure essa apparsa su “Ereticamente”, del libro La figura mostruosa di Cristo di Silvano Lorenzoni.

Non posso che confermare una volta di più la mia opinione al riguardo. Il cristianesimo è un’eresia dell’ebraismo a cui un seguito di circostanze storiche davvero infauste ha fatto assumere il ruolo di religione universale, nondimeno le sue origini ebraiche sono evidenti a chiunque le voglia vedere, e se pensate che esso dovrebbe marcare la “nostra” identità, state compiendo un errore di tradizione.

Le considerazioni strettamente inerenti al periodo pasquale si fermerebbero qui, ma non è il caso di fermarsi a questo punto, alla dimensione di un articolo che risulterebbe un po’ troppo mutilo.

Di questi tempi, rientrato in sede dopo la trasferta londinese e la puntata nella piana di Salisbury nel Wiltshire per vedere finalmente di persona l’iconico monumento megalitico, mi sono rimesso al lavoro, in particolare sui testi delle conferenze che ho in animo di tenere il prossimo giugno al Triskell, il festival celtico triestino di cui vi ho parlato più volte. Poiché esso presenta un calendario zeppo di appuntamenti e impegni di svariato tipo, è sempre necessario prenotarsi e prepararsi con parecchio anticipo.

Ora, certamente sapete che io ritengo che queste conferenze abbiano anche una valenza politica e non poco importante, quella di far comprendere a un pubblico più vasto l’antichità e la grandezza della civiltà europea nel momento in cui i nostri avversari vorrebbero vederla sempre più diluita e negata in un contesto mondialista e multietnico, tuttavia, proprio perché ci si rivolge a un pubblico più vasto, e sappiamo di muoverci su di un terreno prevalentemente ostile, il discorso non può essere troppo scopertamente politico. Bisogna trovare un difficile punto di equilibrio, come fare una doppietta in salita.

Come certamente ricordate, io vi ho quasi sempre presentato su “Ereticamente” i testi delle mie conferenze, ma quest’anno è probabile che non lo faccia, o meglio, una delle due certamente no, l’altra forse.  La ragione è questa: una delle due presenta ben scarsi addentellati con un discorso politico, l’altra si basa su elementi che ho trattato anche troppo spesso sulle nostre pagine elettroniche.

Probabilmente saprete, io non ne faccio certo un mistero, che a lato della mia attività di saggista politico, ho anche quella di autore di narrativa fantastica e fantascienza. Ne ho già parlato anche in alcune conferenze al Triskell, grazie al fatto che, a detta degli organizzatori, mentre fantascienza e horror non hanno a che fare con il mondo celtico (non è proprio così, ma prescindiamo), la fantasy ci rientra grazie all’aggancio con il folclore e la mitologia celtica rappresentato da creature mitiche come elfi, gnomi, troll, goblin e via discorrendo, oltre al frequente riferimento a temi specifici come il Ciclo Bretone e la leggenda arturiana.

Bene, da alcuni anni, una casa editrice del fantastico con cui ho intensamente collaborato, le Edizioni Scudo, mi ha affidato il compito di curare le sue antologie collettive di heroic fantasy (o fantasia eroica, se si preferisce la terminologia italiana anche se meno precisa). Perché, ho pensato, non dedicare una conferenza a raccontare precisamente quest’esperienza? In seguito le Edizioni Scudo mi hanno chiesto di estendere le mie competenze anche alla fantascienza e all’horror, ma questo non è necessario specificarlo.

Come mi sono divertito a scrivere nell’introduzione di una di queste antologie, siamo in due ad aver iniziato una nuova attività all’età in cui normalmente si va in pensione, Carlo III re, io curatore di antologie.

Qui trasparenti agganci con la politica non se ne vedono, anche se questo non significa che non ve ne siano. Basta ricordare l’ostilità con cui la sinistra tratta alcuni importanti autori fantastici: Jorge Luis Borges, George Orwell, H. P. Lovecraft, Robert Howard, e alla lista dei reprobi si è recentemente aggiunta anche J. K. Rowlings, l’autrice di Harry Potter per la sua opposizione alla cultura LBGT. Più sfumata la posizione di John R. R. Tolkien, nei cui confronti la palese ostilità si alterna a grotteschi tentativi di assimilazione, ma per tutto questo, vi rimando al mio articolo Narrativa fantastica, una rilettura politica, quarantatreesima parte di prossima pubblicazione, sempre su “Ereticamente”.

Riguardo al testo della seconda conferenza, Il mondo celtico alle origini della civiltà europea, il problema è che si tratta di tematiche che ho già ampiamente trattato sia sulle pagine di “Ereticamente” sia nel mio libro Alla ricerca delle origini, tuttavia c’è perlomeno un punto che vorrei ora evidenziare.

La nostra cultura, che si percepisce erroneamente come giudaico-cristiana, è stata dominata a lungo dall’influenza della bibbia. Non si osava, o se lo si fosse osato, si sarebbero corsi rischi altissimi, mettere in dubbio la presunta “parola di Dio”. Copernico e Galileo ne hanno intaccato l’influenza nell’astronomia e nelle scienze fisiche. Darwin ha fatto lo stesso per le scienze biologiche, ma per quanto riguarda la storia, si può dire che essa rimane pressoché immutata. La storia attende ancora il suo Copernico, il suo Galileo, il suo Darwin.

Solo così si spiega la centralità che nella storia antica viene attribuita al Medio Oriente e all’Egitto, la favola ricorrente della Mezzaluna Fertile, mentre si continuano sostanzialmente a ignorare i grandi complessi megalitici che costellano l’Europa.

Nel testo della mia conferenza (poi va da sé che l’esposizione effettiva che tengo sulla base di una scaletta che mi porto dietro, non lo segue mai pedissequamente) ho scritto:

La centralità attribuita al Medio Oriente nella storia della civiltà umana riflette semplicemente il fatto che è precisamente in Medio Oriente che la bibbia è stata scritta. Voglio qui precisare che quel che vorrei mettere in discussione non è il valore della bibbia come testo religioso. In termini storici, essa riflette semplicemente il punto di vista storico-geografico degli uomini che la redassero in quel particolare contesto. È facendone una sorta di schema base della storia universale, almeno relativamente all’età antica, che le si fa dire ciò che essa non può dirci”.

Potete chiaramente capire quale sia il problema, rivolgendosi a un pubblico generalista, non si può essere troppo espliciti; tuttavia, ciò non toglie che si possa facilmente comprendere (ma la gente perlopiù capisce quello che vuole capire), che una volta che se ne siano evidenziati gli errori scientifici e storici, non è più credibile che essa sia “la parola di Dio”, anche il suo valore religioso viene inevitabilmente a cadere.

NOTA: Nell’illustrazione, Stonehenge, il più noto e iconico monumento megalitico, che ho visitato questa pasqua.

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