27 Aprile 2026
Politica

Tastare il polso, terza parte – Fabio Calabrese

Come sapete, mi piacciono gli articoli seriali, soprattutto perché fanno risparmiare tempo ed energie nella scelta dei soggetti,  cosa importante quando si è assunto l’impegno di essere presente settimanalmente su queste pagine. Se volete, ditemi pure che sono un serial writer.

Tuttavia, stavolta, come le due precedenti, non ho intenzione di dare il via a una nuova serie vera e propria di articoli, semplicemente, ogni tanto, si dovrà pur tastare il polso a questa nostra malata Italia, per non dire della situazione internazionale che appare sempre più delirante e febbricitante.

L’evento che ha maggiormente caratterizzato i primi tre mesi di questo 2026, almeno sul piano interno italiano, è stato il referendum sulla riforma della giustizia, ma non si può nemmeno tacere sul fatto che la scomparsa di un personaggio controverso come più non si potrebbe, della politica italiana, quale è stato Umberto Bossi, è stata seguita sui media da un’onda di discussioni intorno alla sua figura che, come era del resto prevedibile. Raramente hanno ubbidito alla regola de mortuis, nihil nisi bonum, anzi potremmo dire che al di là delle parole di cordoglio ufficiale dei coccodrilli istituzionali, sarebbe stato difficile trovare per chiunque altro giudizi così contrapposti fra estimatori e detrattori.

Mi occuperò per prima cosa di ciò, per passare poi all’argomento referendum.

Il nome di Umberto Bossi è inestricabilmente legato a quello della sua creatura, la Lega Nord, oggi diventata Lega e basta. E’ quasi paradossale constatare che questa formazione politica, la cui fondazione ha preceduto sia l’ultima trasformazione dell’ex PCI in PD, sia la discesa nell’agone politico di Berlusconi, è in effetti il partito più longevo della seconda repubblica.

Per uno come me, nato e residente a Trieste, ma di padre meridionale, come testimonia chiaramente il mio cognome, ma che, oltre a ciò, si ritiene un fervente patriota italiano, un partito come la Lega Nord, non solo separatista, ma con un atteggiamento di disprezzo verso metà dei miei antenati e verso metà di quella che è la mia impronta genetica, non avrebbe avuto alcuna attrattiva, anzi, esattamente il contrario.

Né il cattolicesimo integralista e bigotto talvolta manifestato, poteva di certo ispirare simpatia a chi si era formato intellettualmente sui testi di Nietzsche e di Evola e, conoscendo bene la storia anche per motivi professionali, sapeva bene quale ostacolo è stata la Chiesa cattolica per secoli alla riunificazione in un’entità statale della nazione italiana.

Ma le cose non sono così semplici. Forse, data la quantità di tempo intercorsa, i più giovani non ne avranno memoria, o ne avranno un’idea confusa, ma chi, come me ha i capelli ormai più bianchi che grigi, ricorderà certamente il periodo intorno al 1991, quando il crollo dell’Unione Sovietica portò come effetto di rimbalzo quello della prima repubblica italiana, il cui asse portante era l’egemonia democristiana fondata sulla paura del comunismo. La cosa, che aveva assunto l’aspetto di un’inchiesta giudiziaria, era in realtà un’abile truffa che nascondeva la sporcizia in casa comunista, mentre svelava quella degli altri.

Allora, fino alla discesa nell’agone politico di Silvio Berlusconi, la sinistra avanzava dappertutto, tranne là dove trovava la Lega a sbarrarle la strada.

In più, c’era, e c’è ancora, anzi progressivamente aggravata, la questione dell’immigrazione-invasione dal Terzo Mondo, che rischia ogni giorno di più di trasformarsi in sostituzione etnica, e a cui solo la Lega sembrava di volersi seriamente opporre.

Nello stesso tempo, quello che in anni che furono era stato il MSI (pur con tutte le sue contraddizioni sulle quali ora non voglio discutere), era spinto sotto la guida di Gianfranco Fini in una direzione sempre più dubbia.

Aggiungo che la Fratelli d’Italia meloniana, nata sulle ceneri di questa esperienza, non mi ha mai ispirato nessuna fiducia. In quello che fu il MSI convivevano due anime, una che si rifaceva all’esperienza storica anteriore al 1945, l’altra borghese, conservatrice, atlantista, filosionista. Fini aveva dato impulso a questa seconda, sopprimendo la prima, e la Meloni ha continuato nella stessa direzione, coadiuvata dall’ex democristiano Crosetto. Il linguaggio dei simboli è talvolta più chiaro e più onesto di quello delle parole, e il fatto che Fratelli d’Italia abbia ripreso la fiamma tricolore nella versione sminuita, alonata dal bianco-azzurro finiano, è di una chiarezza solare, una misera fiammella tricolore.

Ma ovviamente il discorso non è solo sui simboli. Per me, la cartina di tornasole è stata alcune legislature fa, quando Fratelli d’Italia si astenne assieme a Forza Italia di Berlusconi sulla proposta di legge del PD che ha reso irrespingibili i migranti che si dichiarano minorenni anche se hanno i capelli grigi, lasciando solo la Lega a votare contro.

Siamo sinceri: la destra, quella destra nella quale non ci possiamo riconoscere e che ha come riferimento il mondo dell’imprenditoria, non può essere realmente ostile all’immigrazione, che serve a tenere basso il costo del lavoro.

D’altro canto, ho trovato veramente triste il fatto che a spendersi in difesa della nostra identità etnica, sia stato solo un partito separatista o ex separatista, questo dimostra la scarsa coesione nazionale di un popolo che perciò sta andando allegramente incontro al peggiore dei destini.

Tuttavia, come dice un noto proverbio, “non importa il colore del gatto, importa che mangi i topi”. Era abbastanza chiaro che la Lega i topi li mangiava o almeno mostrava l’intenzione di mangiarli, mentre Fratelli d’Italia e Forza Italia no. Senza considerare che allora le sedi e i militanti della Lega erano spesso sotto attacco degli estremisti di sinistra, e si parlava di fascio-leghisti.

In tutta sincerità, ho accolto con sollievo la sostituzione di Bossi con Salvini e la trasformazione della Lega da movimento separatista in partito nazionale, sembrava la quadratura del cerchio. Nel 2018 il primo governo Conte, basato su una coalizione Lega-Cinque stelle è sembrato per un attimo la realizzazione di un sogno. Il motivo per cui Salvini decise di porre fine a quest’esperienza, fu il fatto che, contrariamente ai patti, i rappresentanti grillini al parlamento europeo sostennero la Von Der Leyen alla guida della Commissione, impedendo ai movimenti identitari di mettere gli europeisti sotto scacco, ma questa è una costante nel DNA della sinistra, mentre finge, a uso e consumo dei gonzi, di essere anti-sistema, sa benissimo di essere profondamente compenetrata nel sistema stesso.

Tuttavia è stata la Lega a pagare il prezzo maggiore, forse non solo di questo, da allora ha visto progressivamente ridursi la sua base elettorale fino a diventare un partitino nella coalizione di centrodestra, destino per la verità comune a Forza Italia, del pari “mangiata” dalla crescita esponenziale dei Fratelli meloniani.

Riguardo a ciò, mentre la Fiammella Tricolore, appiattendosi su posizioni di conservatorismo, atlantismo, filo-sionismo leccapiedi, ha sempre più deluso persone vicine alle nostre posizioni, contemporaneamente è cresciuta più del pane lievitato. La mia sensazione è che abbia intercettato una certa anima democristiana sempre presente, ma che dal 1991 non aveva più un chiaro punto di riferimento.

Ma non è soltanto questo. Rinunciando al separatismo e al razzismo anti meridionale, la Lega si è svuotata della sua ragion d’essere. Paradossalmente, nel tentativo, peraltro vano, di guadagnare al sud quel consenso che sta perdendo al nord, è diventata oggi il partito del ponte sullo stretto di Messina. Il colmo del grottesco.

Cosa rimane oggi dell’eredità politica di Umberto Bossi? Nulla, cenere al vento.

Passiamo all’evento più infausto per quanto riguarda l’Italia, di questo primo trimestre, e probabilmente dell’intero anno 2026, vale a dire il risultato sciaguratamente negativo del referendum sulla riforma della giustizia.

La “nostra” costituzione, “la più bella del mondo” come l’ha definita Roberto Benigni raggiungendo un inarrivabile vertice di comicità, con ogni probabilità redatta in base a diktat segreti contenuti nell’armistizio del 1943, disseminata di trappole per vanificare in concreto quella sovranità popolare proclamata in teoria, assegna alla magistratura un potere del tutto indipendente da qualsiasi altro all’interno dello stato e dalla volontà popolare, e strumenti per interferire in ambiti che non le sono propri, per fare politica senza dovere in alcun modo rispondere ai cittadini. Io personalmente dubito che si sia trattato di un errore, nella presunzione erronea che una magistratura indipendente sarebbe per ciò stata una magistratura imparziale, credo che si sia trattato piuttosto di una delle tante trappole, e non la minore, disseminate nel fogliaccio “più bello del mondo” per vanificare la volontà popolare.

Ottant’anni di esperienza stanno lì a dimostrare che la casta dei magistrati agisce in modo tutt’altro che imparziale, che si è caratterizzata per continue interferenze nella politica sempre a danno degli avversari della sinistra. Io adesso non vorrei ripetere il contenuto dei due articoli Come il timone che ho recentemente pubblicato su “Ereticamente”, caso mai, li potete rileggere.

Tuttavia, ciascun nostro concittadino, a meno di non avere gli occhi pesantemente coperti da fette di prosciutto, cosa comune fra i militanti di sinistra, potrebbe verificare facilmente quel che ogni giorno ci dicono i fatti di cronaca, sentiamo quotidianamente parlare di stupri e femminicidi, per poi scoprire che il delinquente in questione, di solito extracomunitario, aveva già una fedina penale lunga un miglio, ma era sempre stato rimesso prontamente in libertà da qualche toga rossa, abbiamo notizie di persone, soprattutto anziani, che rientrando a casa dopo un periodo, perlopiù una degenza ospedaliera, la trovano occupata da abusivi, e in questo caso le autorità hanno le mani legate, nessuno farà niente per aiutarli a rientrare in possesso di ciò che è loro.

In compenso abbiamo visto che le toghe rosse sono spietate verso le forze dell’ordine e i cittadini che si difendono, e sempre operano in modo da eliminare qualsiasi ostacolo all’immigrazione-invasione extracomunitaria e alla sostituzione etnica.

La riforma della giustizia che si prospettava avrebbe solo intaccato il potere della casta dei magistrati, della mafia in toga, garantito dalla palla al piede “più bella del mondo”, ma sarebbe stato un segnale forte e chiaro dell’esasperazione della gente, di cui non si sarebbe potuto non tenere conto, e allora la domanda da porsi è come mai abbia prevalso il NO, a parte le ipotesi di brogli che non sono mai da escludere.

Avere un’età che ormai si avvicina ai tre quarti di secolo è paradossalmente un vantaggio se la mente è lucida e la memoria è buona. La memoria è subito corsa al referendum sul nucleare del 1987.

Per me era assolutamente chiaro che rinunciare alle centrali nucleari e persino alla ricerca in questo campo, era una decisione autolesionista. I costi dell’energia di cui avevamo ed abbiamo disperatamente bisogno sarebbero lievitati come è avvenuto, e il rischio di incidenti nucleari non sarebbe diminuito, ma aumentato, perché avremmo dovuto comprare energia elettrica prodotta dai nostri vicini, Francia e Jugoslavia, prodotta da centrali poste ai nostri confini, sulle quali non avremmo avuto nessun controllo.

Ma sapevo anche, ben prima che si chiudessero le urne, che sarebbe stata fatta la scelta sbagliata, sull’onda emotiva del disastro di Chernobyl, supportata da un campagna mediatica manipolatoria il cui scopo non era in alcun modo quello di arrecare un qualche beneficio alla nostra disgraziata Italia, ma di far avanzare la sinistra con la creazione di un partito “verde”. In un arco di vita che ormai si avvicina ai tre quarti di secolo, posso dire di non aver mai visto arrivare da sinistra nulla che non fosse falso e nocivo.

Ora, sulla questione della giustizia si è ripetuto in maniera identica lo stesso sporco giochetto, il NO ha prevalso facendo leva sull’emotività della gente, bypassando del tutto la parte razionale della psiche delle persone che hanno subito una “informazione” manipolatoria e tutt’altro che onesta.

Se non altro, analizzando i dati di questo referendum, si può dare una risposta per le rime a Nicola Gratteri, procuratore della repubblica di Napoli che, unitosi alla schiera dei mentitori di professione che hanno il  compito di rimbambire la gente, i vari Saviano, Santoro, Travaglio, Gilletti, aveva profetizzato che per il SI avrebbero votato i delinquenti. Bene, i dati dicono esattamente il contrario, le zone d’Italia dove il NO ha prevalso più nettamente, sono proprio quelle a più alta percentuale di criminalità organizzata, e d’altra parte non si capisce perché le organizzazioni criminali sarebbero dovute essere ostili a un sistema che in ultima analisi le favorisce a scapito delle persone per bene.

Tuttavia, io a questo punto mi rendo conto di aver risposto solo parzialmente alla domanda su cosa ha spiegato la prevalenza del NO.

Ci sono altri fattori da tenere in considerazione. Innanzi tutto, come sempre, le segreterie dei partiti di sinistra a cui le toghe rosse sono strettamente collegate possono contare sull’obbedienza dei loro militanti, “pronta, cieca, sordomuta” come la definiva Guareschi, mentre i loro avversari, essendo perlopiù teste pensanti, possono avere fatto scelte diverse dal SI, come l’astensione o addirittura il NO, sebbene questo progetto di riforma sia stato in pratica l’unica cosa che ha differenziato la politica del governo di centrodestra da quella dei centrosinistra che finora l’hanno preceduto.

Ma soprattutto moltissimi senza entrare nella questione specifica e probabilmente senza nemmeno capirla, hanno interpretato questo referendum come se fosse un pronunciarsi a favore o contro il governo Meloni. Nelle manifestazioni che abbiamo visto a sostegno del NO, abbiamo  constatato attacchi alla premier e al ministro Nordio, slogan pro Palestina, proteste contro la guerra in Medio Oriente, come se un corteo che si svolge a Roma potesse incidere su quella situazione, tutto tranne qualcosa che avesse a che fare con il tema specifico del referendum.

Nel gergo dei cronisti parlamentari, il periodo immediatamente seguente all’insediamento di un nuovo governo in cui quest’ultimo gode di una maggiore benevolenza da parte della stampa, dei media e conseguentemente dell’opinione pubblica, è chiamato “la luna di miele”, e di solito ha una durata attorno ai sei mesi. Il governo Meloni ha registrato una luna di miele insolitamente lunga, tre anni, probabilmente generata dalla stanchezza degli eterni centrosinistra, che a conti fatti ci hanno dominati attraverso la prima e la seconda repubblica per più di mezzo secolo. Ora però l’esito di questo referendum dimostra che la luna di miele è finita, i consensi che i sondaggi ci dimostrano ha guadagnato in questi anni al centro hanno raggiunto il limite, non compensano più la crescente disaffezione “a destra”.

Quali scenari si apriranno, ora, è tutto da vedere.

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