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	<title>weltanschauung Archivi - EreticaMente</title>
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		<title>Sparta e la weltanschauung dorica &#8211; Carlo Giuliano Manfredi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Sep 2018 06:32:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizione Classica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mito di Sparta si prospettava a fronte della crisi dell&#8217;universo ellenico, e ateniese nella fattispecie. Il governo dei migliori contro quello dei mestieranti della politica; un reciproco controllo delle funzioni che era garanzia di equilibrio, contro la cronica instabilità delle democrazie; la sovranità della legge, contro la passionalità dei collegi giudicanti. Sparta rappresentava la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il mito di Sparta si prospettava a fronte della crisi dell&#8217;universo ellenico, e ateniese nella fattispecie. Il governo dei migliori contro quello dei mestieranti della politica; un reciproco controllo delle funzioni che era garanzia di equilibrio, contro la cronica instabilità delle democrazie; la sovranità della legge, contro la passionalità dei collegi giudicanti. Sparta rappresentava la nostalgia della sobrietà: tanto nello strenuo controllo dei consumi, mentre le smanie futili e gravose del fasto devastavano altrove quella misura che si era un tempo identificata con il gusto ellenico, quanto nell&#8217;economia della parola. Altrove la comunicazione era pervasa da fiumi di incontrollata emotività che intorpidivano la vita collettiva, sostituivano ai concetti le opinioni e le passioni, impostavano scelte affidate alla retorica anzichè alla persuasione. Ma gli Spartani amavano tacere, e quando parlavano le loro frasi erano scabre e rade, come oracoli: andavano al cuore delle cose, e come questo erano talvolta indecifrabili. Essi scartavano l&#8217;enfasi, l&#8217;esibizione, le mode; la venerazione dovuta agli anziani premiava l&#8217;esperienza, insegnava alla gioventù il lungo percorso che ne avrebbe ammaestrato le menti e purgato gli ardori. Intanto, ai giovani spettava di esercitare il vigore e l&#8217;armonia dei corpi, così da renderli simili a quelle immagini marmoree di divinità e di <a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/09/S-2-3.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-30470 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/09/S-2-3-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>atleti che erano il simbolo dell&#8217;energia trasmessa dall&#8217;interiore all&#8217;organismo fisico. L’impersonalità attiva propria ad uno stile guerriero che si esprime in una comunità organica di &#8220;pari&#8221; protesa alla realizzazione di fini metapolitici era l’atteggiamento naturalmente assunto.</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti, l&#8217;elemento indispensabile dell&#8217;edificio della &#8220;paideia&#8221; della Grecia è il grandioso ethos educativo, l&#8217;ideale dell&#8217; Aretè Eroica. Per esempio, la leggenda di Eracle indica all&#8217;uomo Dorico il suo destino: &#8230;Vana fatica e lavoro sarà la Tua vita; ma la ricompensa suprema è certa. Tu non devi camminare per la strada maestra, come fa la vile massa che nasce dalle terra e dalla terra non sa staccarsi, tu percorrerai la strada stretta, quant&#8217;è vero che tu nasci di seme divino, e andrai sempre più avanti, sempre più in alto. Ti attende la porta del cielo&#8230;Per l&#8217;Aretè, virilità e onore, sei nato: ora devi conquistartela. Il suo prezzo è la vita; ma chi paga questo prezzo si è guadagnata la vita eterna. Quindi, Sparta come patria IDEALE per uomini degni di essere considerati in virtù delle loro qualità poste al di sopra di tutte le altre, cioè delle virtù borghesi e mercantilistiche. Da una realtà storica è scaturito quindi un mito bimillenario, assurto infine nei migliori tra Noi a presenza interiore salda e insostituibile. La ri-visitazione dell&#8217;essenza Laconica, come sguardo non su un qualunque passato storico ma su una ben delineata &#8220;visione del mondo&#8221; che richiama a sè (o allontana con decisione ciò che si oppone) gli Animi che sentono aderirvi per appartenenza, non può, infine, non sottolineare l’opera del legislatore di Sparta, quale fautore dello stile di vita spartano, Licurgo. Per esempio è noto che, dopo aver sancito l&#8217;annullamento dei debiti, decise di dividere in parti uguali anche tutti i beni privati (degli &#8220;Uguali&#8221;), in modo da eliminare ogni forma di disuguaglianza e di disparità. Tolse valore alla moneta d&#8217;oro e d&#8217;argento, e lasciò in circolazione solo quella di ferro; poi fissò il limite massimo dei patrimoni privati, definendolo in base a questa moneta. Così facendo liberò Sparta da ogni ingiustizia. Quando, invece, gli chiesero perchè affaticava il corpo delle ragazze con la corsa, la lotta, il lancio del disco e del giavellotto, disse: &#8220;Così i loro bambini avranno una radice robusta in un corpo sano, e potranno svilupparsi bene; e loro stesse avranno la forza di sopportare il parto e resisteranno facilmente alle doglie. In caso di necessità, poi, saranno in grado di battersi per se stesse, per i loro figli e per la patria&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il privilegio più grande e più importante che Licurgo, a giudizio di molti, assicurò ai suoi concittadini, fu l&#8217;abbondanza di tempo libero. Agli Spartani infatti era assolutamente proibito esercitare un&#8217;arte manuale, e non avevano alcun bisogno di accumulare faticosamente denaro dedicandosi agli affari o a un&#8217;altra attività, dal momento che Licurgo aveva tolto alla ricchezza ogni significato sociale. Negli antichi costumi spartani, per continuare, si imparava a leggere e a scrivere solo a scopi pratici e l&#8217;educazione si proponeva di sviluppare nei giovani un&#8217;obbedienza pronta, la resistenza alla fatica e la determinazione a battersi fino alla vittoria o alla morte. Non si indossava mai la tunica, ma si riceveva in dotazione un solo mantello per tutto l&#8217;anno avendo, inoltre, una cura approssimativa del proprio corpo, in effetti si rinunciava quasi completamente a bagni e unzioni. C&#8217;era l&#8217;usanza che i più anziani facessero domande ai più giovani, chiedendo dove stavano andando e perchè; chi non rispondeva o chi cercava scuse veniva aspramente rimproverato. Se un anziano non rimproverava un giovane che sbagliava in sua presenza, era passibile della medesima reprimenda che toccava al colpevole: chi non accettava serenamente il biasimo era giudicato con molta severità. Nei banchetti comuni la dieta era scarsa per questo scopo: si voleva che i giovani si abituassero a non riempirsi il ventre e fossero capaci di sopportare il digiuno. Si pensava infatti che sarebbero stati più utili anche in guerra, se avessero saputo faticare pur senza mangiare, se fossero stati più temperanti e più sobri, se avessero tirato avanti più a lungo con poca spesa. Ritenevano <a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/09/S-3.png" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-30471 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2018/09/S-3-300x117.png" alt="" width="300" height="117" /></a>anche che la capacità di sopportare il digiuno e di adattarsi a qualunque cibo producesse corpi più sani. Agli Spartani non era consentito fare viaggi, perchè si voleva che non fossero contagiati da costumi stranieri e da stili di vita lontani dalla loro disciplina. C&#8217;era l&#8217;abitudine di usare i servi dei vicini come se fossero propri, in caso di necessità, e di fare lo stesso con i cani e i cavalli, se i padroni non dovevano servirsene. In campagna, se qualcuno aveva bisogno di qualcosa che non aveva portato con sè, poteva aprire un deposito altrui, attingere alle scorte del proprietario e andarsene dopo aver riapplicato i sigilli. Dopo aver fatto ubriacare gli Iloti, li mostravano ai ragazzi, per far loro passare la voglia di bere troppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Finchè applicò le leggi di Licurgo e mantenne l’antico giuramento, Sparta fù la città greca meglio governata e godette per cinquecento anni di un prestigio grandissimo. Ma quando la costituzione di Licurgo (quale organizzata “forma mentis” appartenente alla Tradizione) cominciò via via ad alterarsi, e l’ambizione e l’avidità si insinuarono nella gente, anche il suo potere si indebolì. Sparta finì per essere governata tirannicamente dai suoi cittadini, senza conservare più alcuna traccia dell’antica disciplina. Quanto detto sopra affinchè non rimanga sterile contatto con il passato o accademico argomento storico da annoverare tra gli studi bensì che possa coinvolgere per effettivo “sentire” (quindi in qualità di Forma mentis utile come richiamo non per attirare anime ma per dar loro fuoco) la sfera spirituale dell’ Essere (Vir) contemporaneo dedito, per dovere di destino, ad edificare e portare avanti il proprio cammino.</p>
<p>Carlo Giuliano Manfredi</p>

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		<title>Politicamente scorretti – Fabio Calabrese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jan 2016 14:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è un proverbio che dice che per capire davvero un uomo, bisognerebbe camminare almeno un anno con le sue scarpe. Penso che contenga una verità profonda. Se doveste considerare Fabio Calabrese in maniera superficiale, sono sicuro che trovereste in questo personaggio una serie di (apparenti) contraddizioni. Fra queste, la più marcata è probabilmente quella, da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è un proverbio che dice che per capire davvero un uomo, bisognerebbe camminare almeno un anno con le sue scarpe. Penso che contenga una verità profonda. Se doveste considerare Fabio Calabrese in maniera superficiale, sono sicuro che trovereste in questo personaggio una serie di (apparenti) contraddizioni. Fra queste, la più marcata è probabilmente quella, da un lato di una scelta politica che va chiaramente contro le tendenze emerse negli ultimi settant&#8217;anni della nostra storia, e dall&#8217;altro un interesse, anche come autore, per generi di narrativa fantastica di cui la parte predominante è rappresentata da quella fantascienza che perlopiù (fortunatamente non sempre) ha un atteggiamento di aspettativa ammirata e un ottimismo ingenuo verso le “magnifiche sorti e progressive” (locuzione che già Leopardi citava in senso fortemente ironico).</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, le cose non stanno esattamente in questi termini, perché non solo la fantascienza, che è in realtà una cosa molto diversa da come la interpreta certo popolino che la confonde con l&#8217;ufologia e la credenza nei dischi volanti, in diversi suoi autori e sotto-filoni, di atteggiamento critico nei confronti delle possibili evoluzioni/involuzioni del nostro mondo, ne contiene parecchio, ma vi sono altri filoni e autori del fantastico a cui tutto si può attribuire meno che un acritico progressismo. Pensiamo per esempio a Robert Howard che nel personaggio di Conan ha esaltato il barbaro, l&#8217;uomo nella pienezza dei suoi istinti vitali contrapposto al debole uomo civilizzato (auto-addomesticato avrebbe detto un grande scienziato come Konrad Lorenz) e ancora di più a Howard Phillips Lovecraft, il grande innovatore della letteratura horror del XX secolo, che di Howard fu amico e ispiratore, impietosamente critico verso la civiltà moderna e le sue illusioni di potere e conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Se proprio vogliamo, c&#8217;è anche John R. R. Tolkien, l&#8217;autore del <em>Signore degli anelli</em>, ma qui si dovrebbe fare un discorso a parte. Tolkien che apparteneva all&#8217;esigua minoranza cattolica britannica, ci teneva a ostentare il suo cristianesimo, e piace molto agli ambienti cattolici ma, detto senza peli sulla lingua, in ciò era in profonda contraddizione con se stesso: da un lato il recupero e il riutilizzo letterario di tradizioni e mitologie continuate nel folclore, che risalgono all&#8217;Europa pre-cristiana, dall&#8217;altro una morale, un&#8217;etica che affonda le radici nella tradizione eroica e cavalleresca ed è tutto meno che cristiana, che prescrive NON di porgere al male l&#8217;altra guancia, ma di opporvisi con le armi in pugno. Sono questi aspetti PAGANI che io apprezzo in Tolkien, mentre il suo cristianesimo lo lascio volentieri a chi preferisce avere Bergoglio piuttosto che orgoglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, è un fatto di cui devo prendere nota, non è che questi due aspetti della mia vita e della mia attività culturale, l&#8217;impegno politico-ideologico e la passione per la letteratura fantastica con la connessa attività letteraria, si siano incrociati molto spesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, ogni tanto capita che queste due cose disparate diventino una, che scopra quasi con sorpresa per me stesso, che non sono altro che due aspetti, due sfaccettature di un medesimo impegno culturale. Penso di avervene dato un esempio l&#8217;estate scorsa presentando sulle pagine di “Ereticamente” una mia ricerca sui miti arturiani e del Santo Graal, tematica che non ha una relazione diretta con la politica, ma ne ha invece molta con il piano metapolitico e metastorico, di quei valori e di quei simboli su cui si fonda, magari inconsapevolmente per i più, il nostro comune sentire di uomini appartenenti alla civiltà europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso l&#8217;occasione si presenta per così dire in negativo, nel senso che, sia come appassionato di letteratura fantastica, sia come partecipe di una certa <em>Weltanschauung</em> riguardo alla quale sulle pagine di “Ereticamente” mi sono ampiamente espresso, devo esprimere il mio disgusto e la mia riprovazione per un esempio di quella fetida morsa di costrizione ideologica che è la “political correctness” democratica che ci viene imposta, il più delle volte surrettiziamente, talvolta, come in questo caso, con un clamoroso atto di prepotenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino a ora, i premi letterari del World Fantasy Award assegnato  annualmente negli Stati Uniti, “gli oscar” potremmo dire, della narrativa fantastica, erano rappresentati da delle statuette-busti riproducenti le fattezze di H. P. Lovecraft. Un riconoscimento, io penso, assolutamente dovuto alla memoria del grande autore di Providence.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna ricordare che Lovecraft è stato un grande innovatore nel campo della letteratura horror, che fino alla sua intuizione geniale, tutto questo sottogenere del fantastico si basava sulla descrizione di un&#8217;umanità deformata e resa “mostruosa”: spettri, vampiri, licantropi, streghe, zombi, cinque tematiche, non una di più, estremamente ripetitive che, tolto qualche raro capolavoro, condannavano questo ramo della letteratura fantastica a essere inevitabilmente una produzione di serie B nei casi migliori o altrimenti a livelli ancora più infimi.</p>
<p>P. Lovecraft (confidenzialmente HPL per gli appassionati) ha spostato le tematiche dell&#8217;orrore e del mistero al livello cosmico (egli stesso definiva <em>“Cosmic Horror” </em>la sua narrativa. Le inquietanti presenze che emergono dai suoi scritti, spesso interpretate come divinità, sono gigantesche entità aliene non antropomorfe, espressione di un Cosmo estraneo e indifferente alle vicende e alle aspirazioni dell&#8217;umanità “che non hanno negli annali del Cosmo più importanza di quanta ne abbia in quelli delle tribù della Terra un pupazzo di neve fatto da un bambino”. Uno spirito che avvicina molto l&#8217;horror alla fantascienza, ma con un senso di sgomento davanti all&#8217;immensità cosmica che a quest&#8217;ultima, cloroformizzata dal lenitivo ideologico delle “magnifiche sorti e progressive”, generalmente manca. Il critico letterario Dirk Mosig ha sintetizzato tutto ciò molto bene definendo H. P. Lovecraft “Un Copernico della letteratura”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò, naturalmente, non conta proprio nulla in confronto alla mancanza di “correttezza politica” agli occhi degli ossessionati e ossessivi, orwelliani cultori dell&#8217;ortodossia democratica. Politicamente, Lovecraft era ostile alle utopie democratiche e progressiste. Da qualche anno in qua, si è sparsa la voce che fosse un “razzista”, imperdonabile peccato dei peccati agli occhi dei santoni democratici, quanto basta per essere cacciati nell&#8217;inferno dei reprobi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest&#8217;anno, una petizione firmata da 2600 idioti trinariciuti (dato il livello intellettuale di una simile iniziativa, è possibile che molti di loro non abbiano in realtà firmato ma si siano limitati ad apporre un segno di croce) invocante la rimozione del busto di HPL come simbolo del World Fantasy Award è stata consegnata agli organizzatori del premio, che hanno graziosamente acconsentito. Se qualcuno pensava che gli idioti trinariciuti di sinistra fossero una specialità tutta italiana, si deve ricredere, ne esistono anche negli USA.</p>
<p style="text-align: justify;">La faccenda è grottesca: Lovecraft è morto da quasi ottant&#8217;anni. In questi decenni  sono state pubblicate e ripubblicate, rese disponibili al grosso pubblico tutta la sua narrativa e il suo corposo epistolario, e mentre generazioni di lettori non vi hanno trovato nulla da ridire, a più di tre quarti di secolo dalla sua scomparsa, qualcuno si accorge che era “un razzista”, un fascista magari.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest&#8217;accusa ha fatto strada e si è ingrandita fino a diventare “vox populi” precisamente con la tecnica calunniatoria raccomandata da don Basilio, a partire dalle escogitazioni, qualche anno fa di tale Michel Hoellebecq. Costui, un critico letterario con velleità di autore cresciuto alla scuola peggiore che possiate immaginare, quella dei “nouveaux philosophes” francesi, usi a produrre intrugli indigeribili di marxismo, psicanalisi, esistenzialismo, strutturalismo, scuola di Francoforte, pensò bene di farsi i denti affondandoli in un bersaglio facile, il povero HPL non in grado di replicare in quanto defunto da decenni.</p>
<p style="text-align: justify;">Lovecraft non ha mai nascosto per tutta la sua vita l&#8217;avversione verso le idee “progressiste”, ha stigmatizzato le degenerazioni estetiche dell&#8217;arte moderna, era, per indole, tradizione e cultura una persona che non si potrebbe collocare altro che “a destra”. Questo basta per farne il “bieco” razzista e fascista descritto da Hoellebecq?</p>
<p style="text-align: justify;">Il “critico” francese fa una semplificazione grossolana di molte cose, a cominciare dal fatto che le idee razziali erano comuni nella cultura occidentale fino alle due guerre mondiali, esattamente come negli ultimi settant&#8217;anni è diventata comune la loro messa al bando; e inoltre il fatto che H. P. Lovecraft era, a detta di tutti coloro che l&#8217;hanno conosciuto, un uomo di un&#8217;innata signorilità, che non avrebbe trattato nessuno meno che con cortesia, a prescindere dalle origini di quest&#8217;ultimo. Fra i suoi corrispondenti e amici, c&#8217;erano anche diversi ebrei; fra questi il più noto è certamente Robert Bloch, che doveva poi essere l&#8217;autore di <em>Psycho</em>, e che fu iniziato alla letteratura fantastica proprio da HPL.</p>
<p style="text-align: justify;">Lovecraft non amava le folle anonime e razzialmente ibride che popolavano le grandi città americane, e deplorava la progressiva sparizione del vecchio ceppo anglosassone discendente dai coloni. E&#8217; un sentimento che oggi, che vediamo le nazioni della vecchia Europa sconvolte etnicamente e minacciate di estinzione dall&#8217;immigrazione, possiamo ben capire.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si tratta di dimostrare intolleranza, chiusura mentale e stupidità, in Italia ci si tiene a non essere secondi a nessuno. Poiché a Lovecraft non piaceva l&#8217;immigrazione, e poiché gli Italiani erano ai suoi tempi una componente non trascurabile dell&#8217;immigrazione negli Stati Uniti, da noi qualcuno che presumibilmente non ha mai letto un rigo dei suoi scritti, ha pensato bene di mettere in giro la voce che ce l&#8217;avesse in maniera particolare con gli Italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, Lovecraft parla di immigrati italiani una sola volta in tutta la sua opera narrativa, nel racconto <em>L&#8217;abitatore del buio</em>, li descrive armati di lumi, crocefissi, immagini sacre, preghiere e coraggio, che cercano di fare barriera contro il mostruoso “abitatore” che ha preso possesso della vecchia chiesa sconsacrata; un&#8217;immagine di fede ingenua e di coraggio che non è certo denigratoria.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; piuttosto verosimile che a questa prima operazione censoria segua una tacita messa al bando delle opere dello scrittore “razzista”. Poi? Il prossimo nel mirino è probabilmente Robert Howard, il creatore di <em>Conan</em>, amico e discepolo di HPL, che si è già da tempo attirato l&#8217;odio delle femministe per il suo personaggio “troppo virile”.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto la fantascienza, soprattutto quella televisiva che raggiunge milioni di individui che non prenderebbero mai un libro in mano, è ridotta a veicolo dell&#8217;ideologia mondialista. Se guardiamo quella che è di gran lunga la serie televisiva “di fantascienza” più diffusa a livello mondiale, “Star Trek”, vediamo che ci viene rappresentata una società ibrida dove convivono a stretto contatto di gomito le più diverse razze interplanetarie, trasparentissima metafora di quella società multirazziale che vogliono imporci a tutti i costi e di cui ci vantano anche in tal modo le presunte piacevolezze. Per la cronaca, il defunto Leonard Nimoy che ha interpretato il personaggio umano-alieno del dottor Spock ed è stato uno degli sceneggiatori della serie, era ebreo, e il famoso saluto col palmo della mano aperta e il medio e l&#8217;anulare divaricati che egli volle introdurre a tutti i costi, è un gesto “di benedizione” rabbinico.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo, ma non mancano neppure, per quanto la cosa sia scientificamente inverosimile, gli ibridi fra gli umani e le più diverse specie aliene, a cominciare dallo stesso personaggio di Spock, sempre in lode della società multirazziale, sebbene qualcuno abbia fatto osservare che un ibrido fra specie di due pianeti diversi sia meno credibile dell&#8217;incrocio fra un uomo e una pianta di carciofo, che almeno condividono miliardi di anni di storia evolutiva sullo stesso pianeta. In una mia recente antologia fantascientifica, “Le vie delle stelle” pubblicata dalle Edizioni Scudo (e reperibile su lulu.com), c&#8217;è un racconto, “Il connettore”, in cui ho ridicolizzato questa tendenza immaginando l&#8217;incontro fra il dottor Spock e un uomo-carciofo.</p>
<p style="text-align: justify;">Spostiamoci nel nostro Vecchio Continente. Ci sarebbe da credere che il fatto di appartenere a una civiltà millenaria, di avere alle spalle una tradizione culturale vasta e diffusa attraverso un ampio arco temporale, possa offrire una protezione contro certe ubbie censorie che oggi impazzano alla grande contro gli autori che hanno il torto di essere “politicamente scorretti”. Bene, sappiamo che le cose non stanno affatto così.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensiamo alla Francia: Pierre Drieu La Rochelle, Louis Ferdinand Celine, Robert Brasillac sono, fuori di discussione, una parte importante della letteratura francese della prima metà del XX secolo, tuttavia sulla loro opera è calata un&#8217;implacabile scura censoria, la condanna all&#8217;oblio. Per la Germania vale la stessa cosa. Hanns Heinz Ewers è stato probabilmente uno dei migliori e più inquietanti scrittori fantastici europei del XX secolo, tuttavia la sua opera narrativa è oggi censurata e caduta nell&#8217;oblio; la sua colpa inespiabile: essere stato un fervente nazionalsocialista e avere scritto il testo dell&#8217;Horst Wessel Lied, l&#8217;inno del NSDAP.</p>
<p style="text-align: justify;">Se vi illudete che in Italia siamo messi meglio di così, bene, vi sbagliate di grosso! Come docente di scuola superiore, mi trovo regolarmente ogni anno a fare da commissario agli esami di maturità, e questo mi dà un quadro piuttosto chiaro di cosa è diventato l&#8217;insegnamento della letteratura italiana, almeno riguardo alla quinta classe.</p>
<p style="text-align: justify;">Di tutto il florilegio degli scrittori e dei poeti risorgimentali, in pratica l&#8217;unico sopravvissuto, in ragione probabilmente del suo sbavante atteggiamento devozionale, è Alessandro Manzoni. Per il resto, i nostri giovani non devono sospettare che per oltre un secolo, dal 1815 al 1918, i nostri antenati hanno sognato, sofferto, combattuto, affrontato la galera o la morte sul campo di battaglia per ridare all&#8217;Italia unità politica e dignità di nazione.</p>
<p style="text-align: justify;">In compenso, antologie, storie della letteratura e insegnanti si effondono tantissimo su Giovanni Pascoli fino ad averlo trasformato nella figura centrale della nostra letteratura tra XIX e XX secolo, a motivo – s&#8217;intende – del suo “impegno” politico socialista e “rosso”. Perlopiù si omette di dire che questo impegno in concreto si ridusse alla partecipazione a una sola manifestazione non autorizzata nel corso della quale Pascoli fu arrestato, che intervenne il suo docente, il reazionario Carducci, a toglierlo dai guai, e che egli fu talmente sconvolto da quell&#8217;esperienza da non osare mai più occuparsi di politica attiva, fu, in anticipo sui tempi, il classico esempio di intellettuale “rosso” che “si impegna” solo là dove non c&#8217;è nulla da rischiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Pare strano, ma un autore “politicamente scorretto” non ancora del tutto caduto sotto l&#8217;implacabile maglio della censura democratica, è Gabriele D&#8217;Annunzio, ma sospetto che il motivo di tale quasi inesplicabile benevolenza sia il fatto che l&#8217;autore pescarese ha dato un&#8217;interpretazione eccessivamente estetizzante del superuomo nietzschiano, e può dunque essere strumentalizzato per denigrare e ridicolizzare indirettamente la filosofia di Nietzsche, cosa che le zecche in cattedra fanno spesso e volentieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto di essere stato uno dei pochi premi nobel della letteratura italiana (forse perché non si chiamava Dario Fo), invece non è valso a salvare Giosuè Carducci da un&#8217;implacabile epurazione; è stato letteralmente cancellato dalle antologie e dall&#8217;insegnamento della letteratura italiana. Vogliamo scherzare? Fervente patriota e anticlericale, il massimo della scorrettezza politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Io vorrei ricordare la bellissima preghiera che conclude la poesia “Piemonte”:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Per quella polve eroica fremente, /per questa luce angelica esaltante/o Dio rendine la patria/ rendi l&#8217;Italia agli Italiani”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Oggi l&#8217;Italia, “grazie” a settant&#8217;anni di democrazia appartiene a tutti: alla NATO, alla UE, al Vaticano, alla mafia, a una classe politica talmente parassitaria e avulsa dal contesto della nazione da essere stata soprannominata “la casta”, all&#8217;ultimo straniero sbarcato sulle nostre coste, a tutti meno che agli Italiani. Immaginatevi se queste parole potessero giungere all&#8217;orecchio dei nostri giovani e ispirare loro la voglia di riprendersi l&#8217;Italia, di riavere ciò che dovrebbe essere loro di diritto!</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;eliminazione di Carducci dalla storia della nostra letteratura, probabilmente è solo un primo passo, non vedo molto sicura nemmeno la posizione di Luigi Pirandello, di cui erano note le simpatie fasciste (al punto che i “compagni” l&#8217;avevano soprannominato P.randello; e tralasciamo naturalmente il fatto che a scatenare in Italia un clima di violenza dopo la prima guerra mondiale furono “i rossi” e quella del fascismo fu solo una risposta).</p>
<p style="text-align: justify;">Non vedo troppo al sicuro nemmeno Giovanni Verga; dopotutto nei suoi ultimi anni si accostò al fascismo e nella sua ultima opera, “Dal tuo al mio”, espresse tutta la sua delusione per le utopie “socialiste”.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi sotto attacco, e prossimo a cadere vittima della mannaia censoria democratica, sembra essere nientemeno che il padre della nostra letteratura, Dante Alighieri che, dal punto di vista della “political correctness” era un pessimo soggetto, islamofobo e antisemita; nella Divina Commedia non ha solo messo Maometto all&#8217;inferno, ha anche scritto:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Uomini siate, e non pecore matte/sì che il giudeo tra voi/di voi non rida”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Versi estremamente pericolosi, che potrebbero far riflettere sul fatto che l&#8217;antisemitismo non è un&#8217;invenzione dei nazionalsocialisti del XX secolo, e che se gli Ebrei, dovunque e in qualsiasi epoca, si sono attirati l&#8217;ostilità dei popoli che dovevano convivere con loro, dei motivi potevano anche esserci.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando a guardare fuori dall&#8217;Italia, anche William Shakespeare sembra destinato a finire presto sulla lista nera. Nel “Mercante di Venezia”  con il personaggio di Shylock ha fatto un ritrattino niente male dell&#8217;usuraio ebreo.</p>
<p style="text-align: justify;">“Democrazia” è il nome moderno della tirannide, la “political correctness” è la nuova ortodossia ideologica, la prescrizione di ciò che il “buon” democratico deve obbligatoriamente credere: che le razze non esistano, che il meticciato e la creazione di una società multietnica, la sparizione di nazionalità, popoli e culture in un calderone dominato dai signori del mercato globale, siano un fatto positivo. È ovviamente importante che la gente, più è ignorante meglio è, non abbia accesso a idee e modi di pensare in contrasto con questa prospettiva, o critici verso di essa. Parafrasando lo slogan di una casa editrice, si potrebbe dire “meno libri, meno liberi”, perché il fine è proprio questo, di trasformarci in zombi incapaci di pensare e ubbidienti schiavi dei padroni della “democratica” economia di mercato planetaria.</p>

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		<title>MISTICA VÖLKISCH</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2014 18:26:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Weltanschauung]]></category>
		<category><![CDATA[Effepi Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Libreria]]></category>
		<category><![CDATA[weltanschauung]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>MITO DEL SANGUE E METAFISICA DELLA RAZZA NELL&#8217;ETNONAZIONALISMO VÖLKISCH Federico Prati – Silvano Lorenzoni – Luca L. Rimbotti. Effepi Edizioni, pagg. 140, Euro 20,00 IL LIBRO – Nel testo, pubblicato in occasione del decennale di fondazione del Sodalizio etnonazionalista völkisch &#8220;Identità e Tradizione&#8221;, gli autori intendono evidenziare gli aspetti trascendentali, metafisici e numinosi dell’ Idea etnonazionalista völkisch. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>MITO DEL SANGUE E METAFISICA DELLA RAZZA</strong><br />
<strong>NELL&#8217;ETNONAZIONALISMO VÖLKISCH</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Federico Prati – Silvano Lorenzoni – Luca L. Rimbotti.</strong><br />
<strong>Effepi Edizioni, pagg. 140, Euro 20,00</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL LIBRO</strong> – Nel testo, pubblicato in occasione del decennale di fondazione del Sodalizio etnonazionalista völkisch &#8220;Identità e Tradizione&#8221;, gli autori intendono evidenziare gli aspetti trascendentali, metafisici e numinosi dell’ Idea etnonazionalista völkisch.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DAL TESTO</strong> – “Più di dieci anni sono oramai trascorsi dall’atto di fondazione dell’associazione etnonazionalista völkisch &#8220;Identità e Tradizione&#8221;. I fondamenti concettuali, etici, spirituali e filosofici, nonché la Weltanschauung del nostro Sodalizio etnonazionalista völkisch, sono rimasti immutati in questo decennio e mai subiranno variazioni; essi, infatti, scaturiscono da verità sacre, originarie ed arcaiche e, pertanto, assolute, immodificabili ed eterne. Dieci anni d’attività metapolitica volta, fin dall’inizio, alla diffusione dell’unica Idea‐forza, capace realmente di stravolgere le oscure trame e le infere manovre della Sovversione e, allo stesso tempo, di mobilitare il Volk, ridestandone le immani forze ed energie insite da sempre nella sua eterna essenza animico‐spirituale ed etno‐razziale. Tale Idea‐forza è rappresentata dalla nostra filosofia ed idealità: l’Etnonazionalismo völkisch.”</p>
<p style="text-align: left;"><strong>GLI AUTORI</strong> – Federico Prati – Silvano Lorenzoni – Luca L. Rimbotti.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>INDICE DELL’OPERA</strong><br />
<strong>PREMESSA</strong></p>
<p style="text-align: left;">Dieci anni di Identità e Tradizione.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>CAPITOLO I. IL MITO DEL SANGUE.</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>CAPITOLO II. SANGUE E SPIRITO.</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>CAPITOLO III. ANIMA DELLA RAZZA</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>CAPITOLO IV. METAFISICA DEL SANGUE.</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Note Bibliografiche </strong></p>

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		<title>&#8220;Nei confronti degli Afrikaner&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Feb 2013 11:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Controstoria]]></category>
		<category><![CDATA[Afrikaners]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Fallisi]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>
		<category><![CDATA[weltanschauung]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Joe Fallisi Il paragone Afrikaner/ebrei sionisti-razzisti è per molti versi sballato e ingiusto &#8211; nei confronti degli Afrikaner. Ecco le date rispettive: 1652 (insediamento degli olandesi nell&#8217;Africa del Sud), 1948 (fondazione dell&#8217;entità sionista). Da una parte 342 anni (il dominio dei bianchi finì nel 1994), dall&#8217;altra 65. Il primo arco temporale comportava e giustificava [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="clear: both; text-align: center;"><a style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2013/02/wilhelm-pretorius_3.jpg"><img decoding="async" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2013/02/wilhelm-pretorius_3.jpg" width="320" height="215" border="0" /></a></div>
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<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Il paragone Afrikaner/ebrei sionisti-razzisti è per molti versi sballato e ingiusto &#8211; nei confronti degli Afrikaner. Ecco le date rispettive: 1652 (insediamento degli olandesi nell&#8217;Africa del Sud), 1948 (fondazione dell&#8217;entità sionista). Da una parte 342 anni (il dominio dei bianchi finì nel 1994), dall&#8217;altra 65. Il primo arco temporale comportava e giustificava un eventuale <i>jus soli</i> (accanto a quello dei nativi) secondo il concetto insuperato della giustizia romana, tenendo in considerazione il fatto che i boeri 1) furono grandi lavoratori e amanti della terra in cui erano emigrati; 2) all&#8217;inizio della loro impresa &#8220;riuscirono a stabilire rapporti pacifici con le popolazioni locali&#8221; (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_del_Capo_di_Buona_Speranza" target="_blank" rel="noopener">http://it.wikipedia.org/wiki/<wbr />Storia_del_Capo_di_Buona_<wbr />Speranza</a>); 3) lottarono da eroi contro i peggiori imperialisti del mondo, quelli albionici al compasso e cazzuola; 4) contribuirono enormemente allo sviluppo del Sudafrica? Credo proprio di sì. D&#8217;altronde gli Afrikaner, neppure nel periodo più buio del loro percorso, durante l&#8217;apartheid (istituito formalmente proprio nell&#8217;infausto 1948), concepirono, né, tanto meno, attuarono una politica di espulsione e pulizia etnica. Tattica-strategia genocidaria che viceversa connota la storia dell&#8217;entità sin dalla sua origine. Si ascoltino le parole del sudafricano John Dugard (v. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_Dugard" target="_blank" rel="noopener">http://en.<wbr />wikipedia.org/wiki/John_Dugard</a><wbr />), professore universitario di diritto internazionale e relatore speciale dell&#8217;ONU sui diritti umani nella Palestina occupata:</span></div>
<p><a name="more"></a></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">&#8220;Dunque, qual è la differenza principale? La differenza principale che riscontro tra il sistema di apartheid sudafricano e quello che prevale nei Territori palestinesi Occupati è che in Sud Africa il regime era più onesto. Avevamo un sistema legale rigido, che prescriveva con grande esattezza come dovesse avvenire la discriminazione, e come implementarla. C&#8217;era un&#8217;ossessione per i dettagli e la legalità, in un modo molto simile a come avveniva nella Germania nazista. Nel caso di Israele, lo si nasconde. C&#8217;è una bellissima storia narrata da Shulamit Aloni, ex ministro dell&#8217;Istruzione in Israele, di un confronto con un soldato dell&#8217;IDF (letteralmente: Forze Israeliane di Difesa) mentre arrestava un palestinese e gli confiscava la carta [di identità], perché aveva guidato su una strada riservata ai coloni. Lei aveva obiettato: &#8216;Ma come può sapere che questa è una strada ad uso esclusivo dei coloni? Non vi è indicato in alcun modo&#8217;. E lui: &#8216;Certo che i palestinesi lo sanno, o che dovrebbero saperlo&#8217;. Aveva aggiunto: &#8216;Cosa vuole che facciamo? Vuole che mettiamo cartelli ad indicare &#8216;solo palestinesi&#8217;, &#8216;solo coloni&#8217;? In modo che tutti dicano che siamo uno stato di apartheid come il Sud Africa?&#8217; [Cfr. <a href="http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/70406" target="_blank" rel="noopener">http://it.<wbr />groups.yahoo.com/group/<wbr />libertari/message/70406</a>] Così, c&#8217;è questo nascondere la discriminazione; esistono quindi differenze.</span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Immagino che mi chiederete qual è il regime peggiore. Come bianco sudafricano, trovo difficile rispondere: pur avendo vissuto in Sud Africa per tutto il periodo dell&#8217;apartheid, non ero ovviamente soggetto alle leggi discriminatorie, rivolte e dirette contro i neri. Ma quel che è interessante è che ogni nero sudafricano che aveva visto i territori palestinesi e a cui ho parlato era inorridito; hanno tutti sostenuto senza esitare che il sistema adottato in Palestina è peggiore. E questo per un certo numero di motivi.</span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Prima di tutto credo che si possa dire che vi sono caratteristiche del regime israeliano nei territori occupati che ai sudafricani erano sconosciute. Non abbiamo mai avuto un muro a separare i neri dai bianchi. So che viene chiamato il Muro dell&#8217;apartheid, ma è davvero un termine improprio: in Sud Africa non c&#8217;era alcun muro di quel genere. E, come ho detto, non vi erano strade separate. Queste sono caratteristiche nuove, proprie del regime di apartheid israeliano.</span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">In secondo luogo, le imposizioni sono molto più rigide. In Cisgiordania, per non parlare di Gaza, ci sono ripetute incursioni militari. Gaza tende ad attirare una maggiore attenzione, ma vi sono in Cisgiordania continui raid condotti dalle forze dell&#8217;IDF; si compiono arresti, si spara ai palestinesi e li si uccidono. Quello che è interessante è che in Sud Africa gli attivisti politici erano processati dai tribunali penali regolari del territorio, con dibattimenti pubblici. In Israele, invece, i palestinesi sono processati da tribunali militari, basati su norme e regolamenti di emergenza ereditati dai britannici, che non sono tribunali in senso proprio.</span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Forse la differenza più importante è che l&#8217;apartheid israeliano non ha caratteristiche p<br />
ositive. Il regime di apartheid sudafricano aveva davvero provato a pacificare la maggioranza nera offrendo benefici materiali. Così, erano state costruite scuole e università; il regime aveva costruito anche ospedali e ambulatori. Nelle aree nere erano state costruite fabbriche speciali, per incoraggiare gli operai a lavorare nelle zone africane. Così vi era un aspetto molto positivo dell&#8217;ordinamento dell&#8217;apartheid, anche se solo materialistico. Invece, nei Territori Occupati, Israele praticamente non contribuisce affatto ad assistere la popolazione palestinese: lascia tutto alla comunità dei donatori. Naturalmente questo solleva il problema, dibattuto molto vigorosamente in Palestina, se sia saggio che i Paesi donatori tolgano ad Israele le castagne dal fuoco; se non sia meglio ritirarsi, lasciando che tutto il mondo veda la cattiveria degli israeliani in Palestina. Ma è una questione separata.</span></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Vorrei concludere commentando sulla reazione della comunità internazionale, perché qui c&#8217;è un&#8217;altra grande differenza. Vi ricorderete che il regime di apartheid era vituperato internazionalmente, negli Stati Uniti, nell&#8217;Occidente e in tutto il mondo. Gli Stati avevano applicato sanzioni al regime d&#8217;apartheid. Le Nazioni Unite erano attive, pure imponendo alcune sanzioni al Sud Africa. La comunità internazionale considerava l&#8217;apartheid un regime illegale, ritenendo che si dovesse fare di tutto per sbarazzarsene. Invece, nel caso di Israele, sebbene vi siano serie e palesi violazioni del diritto internazionale, sappiamo che i Paesi occidentali o la comunità internazionale non prendono alcuna iniziativa. Sappiamo tutti qual è il motivo. Posso supporre che diciate che, in ultima analisi, negli Stati Uniti è la forza dell&#8217;AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) e la lobby evangelica; penso però che in Occidente, in genere, sia il senso di colpa per lo sterminio egli ebrei, come se ne fossero responsabili i palestinesi anziché l&#8217;Europa. E così vediamo applicare nei confronti di Israele la politica &#8216;due pesi, due misure&#8217;. Secondo me, questo ha gravi implicazioni per il futuro. Si possono comprendere le affermazioni del Presidente [sudanese], [Omar] al-Bashir: &#8216;Va bene sottopormi a un mandato d&#8217;arresto, ma che dire di Gaza?&#8217; Ed è l&#8217;appello che si ode ripetutamente, nel mondo in via di sviluppo. Ci si chiede di agire contro il Sudan, lo Zimbabwe e Burma, per le violazioni dei diritti umani, ed io ritengo che lo si debba fare. Ma i Paesi in via di sviluppo hanno replicato: &#8216;Perché dobbiamo intraprendere delle azioni contro questi Stati, quando voi stessi siete impegnati a difendere Israele&#8217;.&#8221; (Cfr. <a href="http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/70407" target="_blank" rel="noopener">http://it.groups.yahoo.<wbr />com/group/libertari/message/<wbr />70407</a>)</span></div>

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		<title>Pensiero mitico ed orizzonte simbolico nel fascismo europeo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2013 08:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Weltanschauung]]></category>
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		<category><![CDATA[Casalino2]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>PENSIERO MITICO ED ORIZZONTE SIMBOLICO NEL FASCISMO EUROPEO CONSAPEVOLEZZA PRINCIPIALE COME AUTORICONOSCIMENTO L’IDEA DEL MONDO: &#160; 1)     DA DOVE VIENE? &#160; &#160; Dal Mito dei Guerrieri, dall’eco del passo pesante e metallico della più potente e disciplinata fanteria corazzata della storia militare di tutta l’umanità: le legioni di Roma; dalla Tradizione eroica: Tebe (Battaglione Sacro, Pelopida, ed [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><br />
PENSIERO MITICO ED ORIZZONTE SIMBOLICO </strong><strong>NEL FASCISMO EUROPEO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>CONSAPEVOLEZZA PRINCIPIALE COME AUTORICONOSCIMENTO</em></strong></p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="257"><strong><em>L’IDEA DEL MONDO:</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1)     DA DOVE VIENE?</td>
<td width="558">&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dal Mito dei Guerrieri, dall’eco del passo pesante e metallico della più potente e disciplinata fanteria corazzata della storia militare di tutta l’umanità: <em>le legioni di Roma</em>; dalla Tradizione eroica: Tebe (<em>Battaglione Sacro, Pelopida, ed Epaminonda</em>), Sparta (<em>Termopili</em>), Atene (<em>Salamina &#8211; Filosofi</em>), Roma (<em>Impero Eterno</em>), Berlino (<em>Il mito del Terzo Reich</em>)</td>
</tr>
<tr>
<td width="257">2)     CHE COS’È?</td>
<td width="558">L’Eredità che conserva e rinnova ed è Rivoluzione Conservatrice. Nella vicenda umana si manifesta come il <em>Segmento </em>del percorso che inizia dalla più alta preistoria <em>Indoeuropea</em>: Germani, Britanni, Celti, Latini, Elleni, Hittiti, Arii dell’India.</td>
</tr>
<tr>
<td width="257">3)     DOVE VA?</p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="558">Nella presente epoca è una <em>vena aurea</em> sommersa nella roccia ed attende il <em>momento</em> in cui riemergerà al Sole e sarà di nuovo visibile. L’etica degli uomini che vivono nell’Idea, con l’Idea e per l’Idea è quella del legionario di Roma che a Pompei, durante l’eruzione, non avendo ricevuto l’ordine di lasciare il posto, lì rimase e lì è stato trovato dopo duemila anni!</p>
<p>Questa è la scuola di disciplina e la religione dell’obbedienza e della fedeltà che consentì a Roma di edificare l’Impero eterno.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: center;">*** *** *** *** ***</p>
<p style="text-align: justify;">È necessario avere preliminarmente la consapevolezza che il Fascismo è fenomeno epocale europeo; ciò vuol significare che è fatto storico coinvolgente l’Europa; sorge in Europa e segna con la sua essenza profonda l’intera epoca come potenza arcaicamente evocatrice della guerra totale, spirituale e politica, religiosa ed economica, alla modernità e della controffensiva finale della stessa nei confronti di tale suo nemico mortale. La causa profonda del Fascismo, ciò da cui proviene come emergere della sua stessa essenza nell’esistenza è la rivolta IMMUNITARIA, l’ultima, dei popoli europei al male, alla malattia mortale che li uccide e che è la modernità come frattura, separazione, <em>diabállein</em>…Da ciò consegue che, come in ogni organismo vivente, la rivolta immunitaria, che ha per finalità e funzione quella di salvare lo stesso organismo consentendogli di TORNARE alla sua vera natura che è quella più vicina al concetto di salute, deve fare appello, deve evocare le forze profonde, ancestrali, spirituali, la stessa ragion d’essere, il medesimo corredo genetico dei popoli europei, quello che sono stati o quello che dovrebbero essere e non lo sono o quello che vorrebbero essere ma non hanno la forza per essere. <em>Quali sono queste radici? Qual è questo corredo genetico dell’Europa?</em>La stessa Rivolta immunitaria ce lo dice manifestamente, anzi lo rivendica come vessillo, come arma, come segno di distinzione, come carattere di forte dignità: è la spiritualità virile che sta nel mondo, la visione religiosa, eroica e guerriera, è la SACRATA MILITIA, concetto che proviene dalla più luminosa preistoria indoeuropea e si rimanifesta folgorante e disciplinatamente feroce in tutta la lunga storia dei popoli d’Europa, nella loro Tradizione vivente: Omero, Sparta, Atene, Roma, Medioevo Ghibellino. La Rivolta immunitaria perché sia efficace deve fare appello alle cellule giovani, alle forze vitali dell’organismo, alla Vita stessa come base (fondamento per ricostruire l’Edificio dello Spirito, cioè la <em>Res Publica</em>, la <em>Polis</em>, l’Impero come immagine del Cosmo), alla Vita come vigoria del BIOS, ed è la gioventù, sono i giovani e le giovani, nuovi opliti, nuovi legionari che marceranno cantando militarmente e religiosamente liberi nelle loro comunità. È la giovinezza come categoria dello Spirito, il <em>Fascismo è l’ultimo canto alla Vita della gioventù Europea</em>. È l’età degli Eroi, dei guerrieri che, in ogni civiltà precede quella dei mercanti, dei sofisti e dei corrotti, divenendo, quella civiltà, <em>civilizzazione</em>in senso spengleriano.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora esso è il Mito dell’Europa, è il “racconto” delle gesta eroiche degli ultimi Achille, Leonida, Pelopida, Scipione … dell’Europa. Com’è accaduto con gli aedi che nella Grecia arcaica cantavano le gesta degli Eroi e le “storie” dell’Età degli Eroi, come l’impresa di Troia e cioè quello che sarà poi il poema dell’Iliade, educando, con la rappresentazione dell’esempio, le giovani generazioni ed al contempo conservando l’immortalità e la gloria degli Eroi stessi e tutto ciò provenendo dalle Muse, poiché esse cantavano attraverso i cantori; così l’Età eroica del Fascismo deve essere cantata e narrata ai giovani, ai posteri affinché non solo si sappia che è possibile un altro tipo di uomo, ma che questo è quello più vicino agli Dei e quindi al Bene. Tutto questo è la funzione PEDAGOGICA ed ANAGOGICA del Mito e della Musica  che devono <em>prendere </em>le anime formarle e condurle in Alto!</p>
<p style="text-align: center;">*** *** *** **** ****</p>
<p style="text-align: justify;">Gli studi storici sulla contemporaneità (Mosse, Sternhel, De Felice, Eugene Weber, Gentile, …) hanno, pur tra diverse valutazioni e articolati criteri di giudizio della materia, acquisito la convinzione, supportata peraltro scientificamente, che il Fascismo come fenomeno europeo, fenomeno, e lo si è detto, non solo e non tanto politico quanto <em>epocale</em>, come hanno esplicitato gli studi di Adriano Romualdi e Giorgio Locchi, che noi teniamo fondamentalmente presenti, abbia rivestito i caratteri e la natura di una autentica invasione degli “Hiksos”, per usare la nota espressione di Croce. Cosa significa tutto ciò? In sostanza si vuole esprimere il dato antropologico, incontestabile, che la ispirazione, le <em>idee senza parole</em>, l’immagine del mondo (e ciò vuol dire concezione della politica, della società, dell’uomo nonché del rapporto tra religione e politica, tra etica, politica ed economia …) del fenomeno storico in oggetto, sia stata una sorta di <em>irruzione </em>nella modernità di “qualcosa”, come fatto culturale prima che politico, e culturale non nel senso libresco della parola ma in quello latamente spirituale, che ha sconvolto (della modernità) i fondamenti medesimi, in termini filosofici. Nei primi decenni del Novecento compare, infatti, in tutta Europa, <em>contemporaneamente</em>,<em> </em>un tipo umano essenzialmente guerriero e pertanto differente da tutta la restante umanità. Questo è un <em>fatto</em>, sul piano storico, di una rilevanza enorme e che segna un’epoca, in quanto esprime, in guisa se pur latente ma intuitiva, una inconfondibile Idea del Mondo e la radice indoeuropea di tale spiritualità. Questo concetto è supportato dalla nota affermazione hegeliana: “la filosofia è considerazione pensante dei fatti”. Se, appunto filosoficamente, e cioè secondo l’analisi e lo studio dei concetti esplicativi perché fondativi delle epoche storiche, la modernità ed il mondo moderno nascono con l’Umanesimo ed il Rinascimento, si sviluppano e si consolidano, in termini politico-istituzionali ed economico-sociali, nell’evento rivoluzionario francese dell’89 e nel suo habitat culturale illuministico, il Fascismo, sin dalle sue prime espressioni politico-culturali, si distingue e si caratterizza con un atteggiamento di totale e radicale rifiuto dell’intero complesso ideologico della modernità: o da Cartesio in poi o dall’Illuminismo in poi…! A questo punto, sorge la necessità di esprimere tale negazione, sia da parte del Fascismo italiano come di quello tedesco (il Nazionalsocialismo e la galassia culturale della rivoluzione conservatrice), di quello rumeno (la legione dell’Arcangelo Gabriele e cioè la Guardia di Ferro fondata da Codreanu), nonché di quello spagnolo (la Falange di Josè Antonio De Rivera) e quello francese (i movimenti politici e culturali come la <em>Action Francaise</em> di Maurras ed il <em>Parti Populaire Francais</em> di Doriot) … nella specifica modalità in cui ogni complesso ideale, nuovo e rivoluzionario si è affermato nella storia, utilizzando cioè il lessico dell’avversario (non possedendone uno proprio), mutandone però il semantema e, a volte, la stessa collocazione nell’ordine del discorso, ed è la fase <em>mitica</em> dell’evento che precede quella <em>logica</em>! Infatti, l’intera <em>Welthanscauung </em>del Fascismo, avendo come suoi immediati e più prossimi padri generatori Nietzsche e Wagner ed il loro mito del sovrumano come <em>oltre-uomo</em> (accezione esatta del cosiddetto “super-uomo”), Sorel e la revisione antimaterialistica del Marxismo, i sindacalisti rivoluzionari ed i nazionalisti radicali, D’Annunzio ed il suo estetismo politico, i Futuristi ed i Tradizionalisti, si deve esprimere in termini essenzialmente mitici. Ciò vuol dire che, come accadde al Cristianesimo, che si caratterizzava nel confronto-scontro con la cultura pagana greco-romana come un movimento che assorbiva e superava le antinomie e le contrapposizioni dialettiche della cultura egemone, così il Fascismo, inaugurando e supportando il diffondersi in Europa del pensiero mitico, ha utilizzato, nello stesso <em>momento</em> e nel medesimo <em>logos</em>come discorso, tutte le contraddizioni concettuali della cultura moderna egemone (Individuo-Comunità; Stato-Lavoro; Fede-Sapere; Spirito-Materia; Patria-Socialismo) in modo contestuale ed unitario, dimostrandone la fecondità spirituale e non invece quello che per il comune sentire era solo una contraddittorietà di concetti che nel separare (<em>diabállein</em>) la società e la cultura le frantumava e ne paralizzava qualsiasi vitale movimento. Ciò significa che tale fenomeno europeo ha operato una sintesi (<em>sunbállein</em>) fattuale di tali contrapposizioni, che, mentre per la cultura moderna sono infatti inconciliabili ed inconiugabili, il Fascismo, coniugandole, non solo dimostrava che il loro uso non è contraddittorio ma, in virtù di una visione mitica delle stesse, le ha pensate con i significati che possono aver avuto prima della loro scissione, operata dalla stessa cultura moderna, essendo la scissione, come aveva capito già Hegel, la natura più intima della modernità! D’altronde, per negare ed annullare le basi di una cultura, che sia egemonicamente pervasiva e fondativa di un’intera civilizzazione, non possedendo alcuno degli strumenti lessicali alternativi per esprimere i propri complessi ideali, non si può non fare appello alla fase cosiddetta “mitica” del pensiero che, come è noto, vive ed opera proprio in virtù delle contraddizioni dialettiche (che sono tali solo per la successiva fase razionale del pensiero stesso) facendole proprie e riconoscendole, anzi rivendicandole. Valga ad esempio tanto la prospettiva visuale e logica di Eraclito quanto, in antropologia culturale, il pensiero dei popoli pre-moderni o tradizionali. Pensiero mitico, che sarebbe forse più esatto chiamare mistico, significa ed ha fondamento sul fare appello al Principio, all’<em>arché</em> del modello di civiltà che si vuole opporre a quello dominante; Principio che, pur trovandosi nel <em>Passato</em>, deve essere comunque realizzato nel <em>Futuro</em>, mediante il Rito e la sua attualizzazione quotidiana: <em>qui ed ora</em> (il Mito della Romanità nel Fascismo, della germanicità nel Nazionalsocialismo, della <em>Hispanidad</em>nel Falangismo spagnolo …). Il Mito supera, pertanto, il tempo nella sua accezione cristiana e quindi lineare e profana (ed è qui presente l’intuizione di Nietzsche a proposito dell’eterno ritorno e della concezione sferica della storia) ed introduce una visione ciclica del tempo, che è quella della cultura indoeuropea e greco-romana, dove PASSATO, PRESENTE e FUTURO si ritrovano CONTESTUALMENTE in un <em>presente spirituale</em> (la fondazione-rinnovazione dell’Impero Romano nella cultura fascista …).</p>
<p style="text-align: justify;">Il pensiero mitico implica, pertanto, il ricorso al RITO che attua il Mito, ed ecco la ritualità mistica della vita politica del Popolo inteso in maniera totalitaria (cioè olistica); ecco le adunate del Popolo secondo il calendario rituale della nuova religione civile (il culto del Littorio); ed ecco la concezione estetica della politica, affermatasi con l’esperienza di D’Annunzio a Fiume, che si realizza mediante l’uso del Simbolo che veicola in modo intuitivo i concetti fondamentali di tale visione del mondo; ed ecco il Partito, infine, che a differenza della modernità, più ed oltre un’organizzazione politica appare ed è vissuto dai membri dello stesso come un organismo mistico-religioso e militare: una <em>Sacrata Militia</em>! Il Fascismo, pertanto, ha inaugurato qualcosa di <em>inaudito</em>per la modernità: il ritorno della vita politica della comunità come celebrazione giuridico-religiosa totale nella cultura dei popoli europei ed, in piena modernità, il ritorno rivoluzionario del Mito, del Rito e del Simbolo, quali espressioni culturali e strumenti logici tipici delle culture indoeuropee tradizionali pre-moderne. Ciò lo ha fatto utilizzando la tecnica moderna per tentare, mediante una Rivoluzione continua delle mentalità, più che sociale e/o economica, la formazione di un <em>Uomo nuovo</em>sentito e vissuto, comunque, come ANTICO.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Giandomenico Casalino</strong></p>

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