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	<title>marina Archivi - EreticaMente</title>
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	<title>marina Archivi - EreticaMente</title>
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		<title>Pearl Harbor: Noi sappiamo che Loro sanno! &#8211; Umberto Iacoviello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2017 15:30:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Noi sappiamo che loro sanno, e loro non sanno che noi sappiamo è una frase pronunciata dal generale George C. Marshall il 15 novembre 1941 in una conferenza stampa fatta con pochi giornalisti scelti, appena tre settimane prima dell’attacco giapponese a Pearl Harbor. Il“Noi sappiamo” era riferito alle migliaia di messaggi della Marina giapponese intercettati [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><i><span style="color: #404040; font-family: Calibri;">Noi sappiamo che loro sanno, e loro non sanno che noi sappiamo</span></i><span style="color: #000000; font-family: Calibri;"> è una frase pronunciata dal generale George C. Marshall il 15 novembre 1941 in una conferenza stampa fatta con pochi giornalisti scelti, appena tre settimane prima dell’attacco giapponese a Pearl Harbor. Il“</span><i><span style="color: #404040; font-family: Calibri;">Noi sappiamo</span></i><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">” era riferito alle migliaia di messaggi della Marina giapponese intercettati dai crittografi statunitensi che indicavano le intenzioni giapponesi di un attacco a sorpresa alle Hawaii.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri;"><br />
Dopo l’esperienza della Grande Guerra gli Stati Uniti d’America adottarono una politica isolazionista: nell’estate del 1940 i sondaggi dimostravano che l’opinione pubblica statunitense era contraria al coinvolgimento del proprio Paese nel nuovo conflitto europeo. Tuttavia già dai primi di settembre dello stesso anno, dal governo vennero date direttive che lasciavano pochi dubbi sul protrarsi della </span><i><span style="color: #404040; font-family: Calibri;">neutralità</span></i><span style="color: #000000; font-family: Calibri;"> degli USA, i provvedimenti presi rappresentavano un chiaro preludio alla guerra: chiamata alle armi in tempi di pace, uso degli impianti industriali per la produzione di materiale bellico, cessione di vecchi mezzi della Marina all’Inghilterra e una spesa di 5.000.000.000.000 di dollari per creare una Marina per due oceani: una per l’Atlantico e l’altra per il Pacifico. La grande paura degli Stati Uniti era quella di essere circondati dalle forze militari tedesche dopo la caduta di Londra, inoltre in quegli anni era in corso la Seconda guerra sino-giapponese (1931-1945) e il governo di Washington si era (non ufficialmente prima del 7 dicembre 1941) schierato con la Cina fornendo supporto alle truppe di Chiang Kai-shek, gli Stati Uniti intendevano salvaguardare gli interessi anglo-americani, dei Paesi Bassi e della Francia nel Pacifico. Due minacce incombevano: Il Giappone nel Pacifico e la Germania in Europa. Il 4 ottobre 1940F.D.R. venne informato da Roy Howard che un portavoce giapponese chiedeva agli Stati Uniti la smilitarizzazione di tre basi nel Pacifico: la Wake, la Midway e Pearl Harbor, appena tre giorni dopo un personaggio molto vicino al presidente Roosevelt, il capo del reparto <a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/03/P-2.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-21978 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/03/P-2-300x175.jpg" alt="" width="300" height="175" /></a>dell’Estremo Oriente dell’ONI (Ufficio dei Servizi Informativi della Marina) Arthur McCollum (1) –insieme al presidente- non condivideva il pensiero isolazionista radicatosi dell’opinione pubblica e in un bollettino del 7 ottobre 1940 -mentre la Luftwaffe bombardava l’Inghilterra- inviato ai capitani della marina Walter Anderson e Dudley Knox, illustrava un programma da adottare nei confronti del Giappone. Nel documento vi erano 8 punti in cui venivano riportate le azioni necessarie a provocare il Giappone:<br />
1. Accordarsi con la Gran Bretagna per utilizzare le basi inglesi nel Pacifico, soprattutto Singapore.<br />
2. Accordarsi con l’Olanda per utilizzare le attrezzature della base e poter ottenere provviste nelle Indie orientali olandesi.<br />
3. Dare tutto l’aiuto possibile al governo cinese di Chiang Kai-shek.<br />
4. Mandare in Oriente, nelle Filippine o a Singapore, una divisione di incrociatori pesanti a lungo raggio.<br />
5. Mandare due divisioni di sottomarini in Oriente.<br />
6. Tenere la flotta principale degli Stati Uniti, attualmente nel Pacifico, nei pressi delle isole Hawaii.<br />
7. Insistere con gli olandesi perché rifiutino di garantire al Giappone le richieste per concessioni economiche non dovute, soprattutto petrolio.<br />
8. Dichiarare l’embargo per tutti i commerci con il Giappone, parallelamente all’embargo simile imposto dall’impero britannico. (2)<br />
Il programma venne accolto dal governo Roosevelt e messo subito in pratica, nonostante in pubblico durante la campagna elettorale continuasse a rassicurare i cittadini di non voler inviare i propri soldati in guerre straniere. (3) E’ chiaro che nel caso in cui Stati Uniti e Giappone fossero entrati in guerra tra di loro, il Patto Tripartito (Roma-Berlino-Tokyo) siglato appena due settimane prima (27/09/1940) avrebbe trascinato gli USA anche nel conflitto europeo contro Germania e Italia. (4) Era questa la volontà degli inglesi che si aspettavano l’entrata in guerra degli USA non appena Roosevelt fosse stato rieletto per il terzo mandato (5/11/1940).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri;"><br />
Il 27 gennaio 1941, il segretario di stato Cordell Hull ricevette un messaggio inviato dall’ambasciatore J. Grew da Tokyo in cui scriveva che un suo collega(5) era venuto a conoscenza di piani giapponesi che </span><i><span style="color: #404040; font-family: Calibri;">intendevano attaccare a sorpresa Pearl Harbor</span></i><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">. Da parte del governo non vennero presi provvedimenti e le intercettazioni dei messaggi (tattiche e strategie) in codice del Giappone decrittate da Washington, non vennero inviate al comandante della flotta del Pacifico Husband Kimmel. Tra C.Hulle e K. Nomura (ambasciatore giapponese presso gli Stati Uniti) vi furono più di quaranta incontri in cui si cercò una soluzione alla situazione tesa che si era creata tra Giappone e Stati Uniti per il controllo del Pacifico, in cui sostanzialmente il Giappone chiedeva che si riallacciassero rapporti commerciali e una soluzione pacifica al conflitto con Chiang Kai-shek, le proposte del governo nipponico vennero respinte in blocco: gli Stati Uniti desideravano mantenere lo status quo nel Pacifico. Il presidente statunitense ebbe particolare riguardo per il punto 4 e incoraggiato da Churchill fin dall’ottobre 1940, iniziò a far navigare incrociatori statunitensi </span><i><span style="color: #404040; font-family: Calibri;">violando il diritto internazionale</span></i><span style="color: #000000; font-family: Calibri;"> nelle acque giapponesi a partire da marzo 1941. Il Ministero della Marina del Giappone a fine marzo indirizzò una nota di protesta all’ambasciatore statunitense Joseph Grew a Tokyo ma F.D.R. disposto a sacrificare qualche nave per la sua causa non cedette, era sicuro che i giapponesi prima o poi avrebbero risposto alle provocazioni. Nel luglio del 1941 venne chiuso il canale di Panama alle imbarcazioni giapponesi e messo in pratica in punto 8: il Giappone non importava più dagli USA materiale bellico. Esistono prove documentali(6) su intercettazioni fatte nei primi di novembre dai crittografi statunitensi di messaggi giapponesi che rivelavano i piani di Yamamoto(7) riguardanti le isole Hawaii, fino al giorno prima dell’attacco erano stati intercettati più di 100.000 messaggi radio delle navi giapponesi: tutti sapevano delle intercettazioni, perfino Churchill (che nel frattempo aveva concesso all’esercito statunitense l’usodi basi militari inglesi nel Pacifico, come previsto dal punto 1 del bollettino di McCollum), mentre gli uomini che più di tutti avevano bisogno di quelle informazioni, l’ammiraglio Kimmel (comandante della Flotta del Pacifico) e il generale Short (con l’incarico di difendere le istallazioni militari delle Hawaii) non ricevettero alcun avviso. In un memorandum dell’ambasciatore Grew del 10 novembre 1941 ritroviamo delle parole indicative sulla politica statunitense, infatti secondo l’ambasciatore il Giappone aveva “</span><i><span style="color: #404040; font-family: Calibri;">ripetutamente fatto delle precise proposte per avvicinarsi al punto di vista americano, ma il governo americano… non aveva fatto nulla per andare incontro alle posizioni giappones</span></i><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">i” (8). Due settimane prima dell’attacco l’ammiraglio Kimmel diede l’ordine di spostare la flotta a nord delle isole Hawaii, quando la Casa Bianca venne a sapere di questo spostamento della flotta del Pacifico nel punto in cui sapevano che i giapponesi progettavano di attaccare, diedero l’ordine di ritirare la flotta da quel punto e Kimmel obbedì. Appena qualche giorno dopo, il 26 novembre, a Kimmel –nonostante le sue proteste- venne ordinato di consegnare tutti i caccia dell’esercito insieme alla portaerei </span><i><span style="color: #404040; font-family: Calibri;">Enterprise</span></i><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">alle isole Midway. Nello stesso giorno venne inviata dal governo statunitense una nota che proponeva la risoluzione del conflitto sino-giapponese con delle condizioni inaccettabili per il Giappone che venne recepita dal primo ministro Hideki Tojo come un ultimatum. Roosevelt era cosciente dell’inaccettabilità delle condizioni proposte tant’è che la sua unica preoccupazione espressa il giorno prima che venisse inviata la nota al governo nipponico fu quella di pensare “</span><i><span style="color: #404040; font-family: Calibri;">in che modo potremmo metterli in condizioni di sparare il primo colpo senza esporci ad un pericolo eccessivo</span></i><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">”. (9). Nella sera del 30 novembre venne intercettato l’ennesimo messaggio che indicava l’obiettivo della flotta nipponica e nelle prime ore del 2 dicembre venne intercetto un messaggio che indicava il giorno preciso dell’attacco: 7 dicembre. La settimana che precedette l’attacco i giapponesi vennero informati da un infiltrato alle Hawaii che riferiva la totale mancanza di allerta nella base di Pearl Harbor(10). Il 5 dicembre venne consegnata da Kimmel anche la portaerei </span><i><span style="color: #404040; font-family: Calibri;">Lexington</span></i><span style="color: #000000; font-family: Calibri;"> insieme ad otto moderne navi da guerra. A Pearl Harbor rimasero solo vecchie navi usate durante la Grande Guerra. I sette giorni che precedettero l’attacco il capitano di vascello C. McMoriss e il comandante V. Murphy rassicurarono Kimmel che un attacco giapponese alle Hawaii era improbabile, nonostante i messaggi intercettati dalla Marina dicevano l’esatto opposto. Gli alti ufficiali della Marina non fecero nulla per avvertire Honolulu e quando intercettarono il messaggio giapponese che dava l’ordine di attaccare e lo trasmisero al generale G. Marshall, quest’ultimo per comunicarlo ai diretti interessati si servì inspiegabilmente della comunicazione R.C.A. (la più lenta) senza nemmeno preoccuparsi di far porre sul telegramma il timbro della precedenza. La comunicazione dell’allerta giunse dopo l’attacco.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri;"><br />
Alle 7:<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/03/P-3.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-21977 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/03/P-3-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a>52 del 7 dicembre iniziò l’attacco che provocò la morte di 2476 uomini, nello studio ovale della Casa Bianca, quella mattina vennero staccate tutte le comunicazioni telefoniche mentre Roosevelt sfogliava i suoi album di francobolli. L’idea che il governo degli Stati Uniti abbia </span><i><span style="color: #404040; font-family: Calibri;">lasciato fare</span></i><span style="color: #000000; font-family: Calibri;"> i giapponesi nella vicenda di Pearl Harbor viene presentata al pubblico come un’ipotesi di complotto, la parola magica usata per ridicolizzare qualsiasi versione non conforme alla </span><i><span style="color: #404040; font-family: Calibri;">storia ufficiale</span></i><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">, tuttavia nel caso di Pearl Harbor i dubbi sulla negligenza della Marina vennero espressi fin da subito all’interno della politica statunitense, soprattutto dai rappresentanti repubblicani. Appena dieci giorni dopo l’attacco, alcuni membri del Congresso chiesero al governo come mai la forza militare del Pacifico si sia fatta trovare impreparata, una commissione che stilò un rapporto in meno di un mese declinò ogni responsabilità all’ammiraglio Kimmel che venne sollevato dalla carica il 16 dicembre e al generale Short che venne rimosso dal comando nello stesso giorno dell’attacco. Thomas E. Dewey, candidato alle presidenziali con Partito Repubblicano nel 1944 fece delle pesanti accuse al governo Roosevelt, sostenendo che quest’ultimo era a conoscenza dei piani dei giapponesi prima dell’attacco. Dalle prime indagini congressuali su Pearl Harbor nel 1945, non emerse che i crittografi statunitensi riuscissero decrittare i codici giapponesi, cosa che sappiamo essere non vera. L’attacco di Pearl Harbor è stato battezzato dal presidente Roosevelt come il giorno dell’infamia, </span><i><span style="color: #404040; font-family: Calibri;">il giorno in cui gli Stati Uniti sono stati improvvisamente e deliberatamente attaccati</span></i><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">. Oggi sappiamo che l’attacco venne previsto e intercettato con largo anticipo ma il governo non fece nulla per evitarlo, un attacco che non maturò da un capriccio giapponese ma fu la diretta conseguenza di trattative fallite e di provocazioni statunitensi. Attendiamo il giorno in cui Roosevelt non verrà più ricordato solo come il lungimirante presidente del N</span><i><span style="color: #404040; font-family: Calibri;">ew Deal </span></i><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">ma anche come il responsabile della morte di soldati e civili statunitensi ignari della propria sorte.</span><br />
<i><span style="color: #404040; font-family: Calibri;"><br />
</span></i><span style="color: #000000; font-family: Calibri;"> NOTE<br />
(1)Arthur McCollum (1898-1976) nato e cresciuto in Giappone, a 18 anni tornò negli USA e fu ammesso all’Accademia navale, dopo la laurea tornò in Giappone come addetto navale all’ambasciata di Tokyo. All’interno della marina statunitense, nessuno conosceva il Giappone meglio di McCollum.<br />
(2)Bollettino del 7 ottobre 1940 di Arthur McCollum, riportato in appendice con le immagini dei documenti originali nel saggio di Robert Stinnett</span><i><span style="color: #404040; font-family: Calibri;">Il giorno dell’inganno. La verità su Pearl Harbor</span></i><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">. (Il Saggiatore,2001)<br />
(3)Vi fu qualche dissidente come l’ammiraglio James Richardson, non disposto a mettere a rischio la vita dei propri uomini lasciando una buona parte della flotta statunitense nei pressi delle isole Hawaii, il problema venne risolto sollevando l’ammiraglio dal suo incarico il 1° febbraio 1941. Al suo posto venne nominato Husband Kimmel. Il presidente si impegnò a piazzare nei posti di comando uomini che approvavano o ignoravano la sua politica, come Walter Anderson, un uomo che non godeva di grande stima all’interno della Marina, promosso contrammiraglio comandante di corazzata delle navi da guerra della flotta del Pacifico.<br />
(4)Il ministro degli esteri giapponese Yosuke Matsuoka apprese da un incontro (28/3/1941) con Ribbentrop che </span><i><span style="color: #404040; font-family: Calibri;">la Germania non aveva il minimo interesse ad una guerra contro gli Stati Uniti</span></i><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">.<br />
(5)Si trattava di Max Bishop, un segretario dell’ambasciata statunitense a Tokyo.<br />
(6)Desecretate con la legge Free of Information Act riportate nel saggio di R. Stinnett.<br />
(7)Isoroku Yamamoto (1884-1943) comandante in capo della flotta militare giapponese, ideatore dell’attacco di Pearl Harbor. Il 26 novembre 1941 Yamamoto aveva ordinato il silenzio radio (eccetto emergenze), silenzio che durò appena sei ore. Il silenzio radio giapponese, fu una delle giustificazioni usate dalla mariana statunitense per non essere riusciti ad intercettare l’attacco giapponese, oggi sappiamo che il silenzio radio giapponese non venne rispettato e che le intercettazioni via radio continuarono.</span><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">  </span><br />
<span style="color: #000000; font-family: Calibri;"> (8)</span><i><span style="color: #404040; font-family: Calibri;">I responsabili della seconda guerra mondiale</span></i><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">, Charles C. Tansill (Cappelli Editore, 1962)<br />
(9)Ibid.<a name="_GoBack"></a><br />
(10)Takeo Yoshikawa, inviato dalla Marina giapponese come diplomatico, doveva svolgere azioni di spionaggio alle Hawaii, fin dal suo arrivo alle Hawaii nel marzo del 1941, venne subito individuato dalla marina statunitense e tenuto sotto controllo, compresero il suo ruolo di spia ma paradossalmente non fecero nulla per fermare il traffico di dati tra Yoshikawa e Tokyo.</span></p>
<p>Umberto Iacoviello</p>

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		<title>Una meteora che illumino&#8217; il cielo</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2015 05:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bruno Mussolini]]></category>
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		<category><![CDATA[aviazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Settantaquattro anni fa, il 7 agosto 1941 tutta Italia si fermò, paralizzata, ammutolita, addolorata per lo schianto di un aereo avvenuto vicino a Pisa, incidente nel quale aveva perso la vita, a soli ventitré anni, Bruno Mussolini, il figlio del Duce che, seppur giovanissimo, era amato da tutto il popolo, per il suo eroismo, ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Settantaquattro anni fa, il 7 agosto 1941 tutta Italia si fermò, paralizzata, ammutolita, addolorata per lo schianto di un aereo avvenuto vicino a Pisa, incidente nel quale aveva perso la vita, a soli ventitré anni, Bruno Mussolini, il figlio del Duce che, seppur giovanissimo, era amato da tutto il popolo, per il suo eroismo, ma soprattutto per la sua purezza d&#8217;animo e semplicità.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/08/bruno-funerale.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignright wp-image-7295 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/08/bruno-funerale-300x190.jpg" alt="bruno funerale" width="300" height="190" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il corteo che attraversando Pisa portò la salma di Bruno verso la stazione, fu accompagnato da tutta la cittadinanza che offriva fiori e li gettava a pioggia dai balconi ricoprendo in breve di un manto odoroso il carro funebre. Il triste convoglio partì per raggiungere la Romagna, destinazione finale e, durante il percorso della ferrovia fu accompagnato da moltitudini di uomini, donne e bambini che incuranti della canicola estiva, restavano fissi, allineati lungo i binari, con gli occhi pieni di lacrime onorando il passaggio di Bruno, in silenzio e col braccio teso nel saluto romano.</p>
<p style="text-align: justify;">Giunti a Forlì, il feretro fu caricato su un autocarro scoperto dell&#8217;aeronautica e si addentrò nel cuore delle colline per raggiungere Predappio. Accalcata lungo i bordi delle strade polverose, la popolazione accorse per porgere l&#8217;ultimo saluto, in una immensa manifestazione di affetto, i contadini abbandonarono il lavoro dei campi, i bambini si inginocchiavano facendo il segno della croce e le donne piangendo agitavano bianchi fazzoletti per salutare l&#8217;ultimo ritorno dell&#8217;eroe dal volto umano.</p>
<p style="text-align: justify;">Bruno era il terzogenito di Benito Mussolini, il padre lo aveva chiamato così in onore a Giordano Bruno “martire del libero pensiero”, egli fu l&#8217;incarnazione dell&#8217;eroe fascista, una miscela tra veemenza giovanile e saggezza: spericolato amante della velocità e del volo, pilota di aerei a soli 17 anni. Morì proprio mentre collaudava il nuovo quadrimotore Piaggio108 che cadde a causa di un&#8217;avaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Insieme a lui persero la vita due membri dell&#8217;equipaggio: il tenente pilota Francesco Vitalini Sacconi e il maresciallo motorista Angelo Trezzini, mentre altri restarono feriti.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa la motivazione della Medaglia d&#8217;Oro al Valore Aeronautico conferita alla memoria di Bruno Mussolini:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“</strong>Aviatore di tre guerre, già volontario in Africa ed in Spagna, trasvolatore dei deserti e di oceani, più volte consacrato all&#8217;eroismo nella breve parentesi di una giovinezza audace, materiata di fede e di amore, di passione e di battaglie. È caduto al posto di combattimento con negli occhi la gioia dell&#8217;ardire, mentre effettuava un volo di prova su di un nuovo apparecchio da bombardamento a grande raggio; una delle più recenti conquiste per le nuove battaglie e per le nuove vittorie, come sanno dare solo i pionieri e gli eroi. Volendo dar maggiori glorie all&#8217;ala della Patria, le ha dato la vita”.</p>
<p style="text-align: justify;">E, sia chiaro, gli storici di regime non gli regalarono nulla egli fu veramente all&#8217;altezza del suo mito e della sua leggenda, ma come piace fare a me vorrei tracciarne un ritratto, nei limiti del possibile, privato e personale più che pubblico: le sue imprese, i suoi successi sono noti a tutti, ma il suo carattere mite, schivo e forte a un tempo, il coraggio, la determinazione, la sua abnegazione, il totale rifiuto ai privilegi e l&#8217;immensa capacità di amare una donna sono visibili solo agli occhi di chi cerca di conoscere il Bruno uomo, marito, padre, oltre che eroe.</p>
<p style="text-align: justify;">I suoi avieri il giorno dell&#8217;incidente piansero per lui come per un fratello, non come per il comandante con tanto di cognome. Raccontò la signora Guerrazzi, giunta fra i primi sul posto, che il tenente Musti, ferito alla testa, continuava a gridare:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“</strong>Non pensate a me, lasciatemi stare, pensate a Bruno. Se Bruno muore, voglio morire anch&#8217;io”</p>
<p style="text-align: justify;">e così gli altri disperati più per quello che temevano potesse essere accaduto che per ciò che era successo a loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Bruno era nato a Milano il 22 aprile 1918, fin dai suoi primi anni di vita il bambino parve segnato da un destino malevolo, aveva infatti circa un anno quando la madre, donna Rachele, si ammalò gravemente a causa dell&#8217;epidemia di spagnola che fra il 1918 e il &#8217;20 uccise milioni di persone nel mondo, siccome lo stava ancora allattando, gli trasmise il virus e il piccolo rischiò di morire colpito da difterite e broncopolmonite. Curato con amore, più che con medicinali, si salvò quasi per miracolo e crebbe sotto l&#8217;occhio accorto della madre che lo accudì a modo suo, secondo le tradizioni contadine, con cibi genuini coltivati da lei stessa, latte vaccino e carne bovina, provenienti dal suo personale allevamento di villa Carpena, un casale nella campagna romagnola acquistato dalla donna coi proventi dell&#8217;attività giornalistica del marito.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bambino si fortificò, vivace e intelligente frequentava da esterno il collegio delle Vacche di Forlì insieme al fratello maggiore Vittorio. Dopo la nascita di Romano e dell&#8217;ultimogenita Anna Maria, donna Rachele lasciò la sua tenuta nelle mani fidate di un agronomo che l&#8217;aveva aiutata a far fiorire l&#8217;azienda per tornarvi definitivamente solo dopo la guerra e, finalmente, nel 1929, raggiunse il marito, oramai primo ministro, a Roma dove si stabilì con tutta la famiglia a Villa Torlonia.</p>
<p style="text-align: justify;">Bruno allora undicenne, era un bambino con il viso magro e affilato, lo sguardo sempre assorto tanto da sembrare un po&#8217; triste e aveva conservato un fisico asciutto e agile. Esercitava con naturalezza molte attività fisiche nel parco della villa, amava correre in motocicletta, spregiudicato, imprudente non ascoltava nessuno, la velocità era il suo pallino, animato da grande spirito agonistico a soli tredici anni partecipò in sella alla sua moto al primo Circuito Littoria, classificandosi terzo e raggiungendo punte di oltre 130 km/h. Praticava tutti gli sport dallo sci alla boxe, dal tennis al nuoto, ma il suo sguardo era rivolto sempre al cielo, rimasto affascinato dal suo primo viaggio in aereo, aveva deciso quale sarebbe stata la sua scelta di vita, voleva pilotare aeroplani. Ancora una volta il destino inesorabile lo chiamava ed egli gli andò incontro, determinato, senza mai un ripensamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni dell&#8217;adolescenza Bruno dette prova di grande intelligenza ma, a volte, anche di scarsa disciplina nello studio, frequentava il liceo Tasso a Roma, quando il Duce ricevette rapporti poco lusinghieri circa l&#8217;impegno del figlio verso il latino e l&#8217;inglese in particolare e soprattutto per il comportamento che teneva durante le lezioni “irrequieto, scomposto e svogliato”, ma non appena il padre, con un severo giro di vite, dette disposizione ai professori affinché i figli non ricevessero favori legati al loro cognome e venissero trattati con maggior rigore e severità, Bruno dimostrò anche di saper cambiare con un minimo sforzo le carte in tavola e ottenere benevoli giudizi con brillanti prestazioni nel volgere di un trimestre.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo passava e l&#8217;Italia degli anni trenta viveva un periodo di serenità e benessere. Mussolini aveva raggiunto livelli di consenso altissimi, la popolazione gli riconosceva la crescita del Paese. La grande depressione del &#8217;29 era stata affrontata attraverso una straordinaria campagna di opere pubbliche, le persone lavoravano e amavano poi distrarsi con svaghi e gite. Coi treni “che viaggiavano in orario” milioni di persone si recavano in visita a città d&#8217;arte, si concedevano periodi di villeggiatura al mare, la radio trasmetteva canzonette e la sera si divertivano nei teatri con gli spettacoli della rivista.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche i figli di Mussolini iniziarono a frequentare la società romana, dove i giovani ascoltavano musica, andavano al cinema, in pizzeria, si incontravano in via Vittorio Veneto per prendere l&#8217;aperitivo e cercavano di conoscere e frequentare le ragazze, portando di fatto a una maggiore libertà nei costumi.</p>
<p style="text-align: justify;">In quel periodo iniziarono per Bruno i primi amoreggiamenti, era un ragazzo affascinante che piaceva molto alle donne, fu allora che conobbe e iniziò a frequentare una giovane di due anni più grande, Gina Ruberti. Col passare del tempo gli incontri divennero più assidui e i genitori di lei, preoccupati che la loro figliola potesse diventare il passatempo del figlio del Duce, le proibirono di continuare a vederlo, oltretutto il padre, Guido Ruberti, fervente fascista, non voleva compromettere i suoi rapporti con Mussolini.</p>
<p style="text-align: justify;">Gina era una bellissima ragazza, poco propensa alle facili relazioni aveva rifiutato parecchi corteggiatori, ma gli occhi di Bruno, il suo carattere mite e sensibile l&#8217;avevano fatta innamorare per davvero. I loro incontri erano diventati per lei molto importanti e quando anche Bruno sentì che si trattava di un sentimento nuovo, sconosciuto e travolgente, convinse i suoi genitori affinchè parlassero con la famiglia di Gina. Così, soltanto dopo che i Ruberti furono rassicurati da Mussolini in persona sulle “serie intenzioni” del figlio, i due ragazzi si fidanzarono ufficialmente. Bruno aveva appena diciassette anni quando Gina e gli aerei divennero le uniche passioni della sua vita, ancora al liceo, iniziò a prendere lezioni di volo e il 28 maggio 1935 decollò per la prima volta pilotando da solo: “il pinguino aveva messo le ali”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mese di agosto partì alla volta dell&#8217;Africa per la sua prima guerra. Durante i nove mesi di permanenza in Etiopia, nonostante l&#8217;impegno in numerose missioni alle quali partecipò, l&#8217;amore verso Gina, si era fortificato. I ragazzi si scrivevano bellissime lettere, abitudine che conservarono nel tempo. L&#8217;idillio vero e proprio sbocciò l&#8217;estate successiva mentre si trovavano in vacanza a Riccione. Bruno tornato dalla guerra era cambiato, il suo aspetto era divenuto decisamente più virile, le spalle larghe, le mani grandi da uomo, nonostante i suoi diciotto anni. Gina dal canto suo non gli era da meno, snella, coi capelli neri ondulati che le sfioravano le spalle, un viso dai lineamenti delicati, era intelligente, colta, di carattere aperto, e sempre molto elegante. Una coppia, la cui compagnia veniva gradita da tutti perchè alle doti di simpatia di Gina si univa la pacata presenza di Bruno, bonario e dai modi molto alla mano.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ragazzo che disdegnava essere apprezzato per la famiglia di appartenenza, non voleva approfittare della sua posizione e cercava continuamente con impegno e serietà di guadagnarsi stima e rispetto. Con l&#8217;umiltà dell&#8217;ultimo dei lavoratori, senza mai montarsi la testa anche quando i successi e i riconoscimenti arrivavano, abbracciò anima e corpo la carriera di pilota e si mise a lavorare per il progresso tecnologico dell&#8217;aviazione italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 1937 fu l&#8217;anno della sua partenza volontaria per la guerra di Spagna, ma nonostante le eroiche e pericolose imprese di Bruno, le lettere fra i due innamorati non cessarono mai di tenerli uniti, lui le confidava le sue paure, i suoi successi e Gina lo aspettava preoccupandosi per la sua salute. Soffrivano a stare separati, lei gli inviava libri, baci stampati col rossetto sulla carta da lettere e lui rispondendole con grande impeto, le propose un rapporto serio e duraturo:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“</strong>ti amo più di ogni cosa al mondo&#8230; ci pensi, Ginetta, io e te insieme, sempre, l&#8217;uno dell&#8217;altra in una casa nostra, tutta nostra&#8230; tu sei tutto, io so solo che ti amo più della mia stessa vita e ho solo il mio amore da offrirti”</p>
<p style="text-align: justify;">questo e altro ancora si può leggere nel loro rapporto epistolare conservato dalla figlia Marina.</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva solo vent&#8217;anni Bruno, ma primeggiò come una stella quando con la squadriglia dei “sorci verdi” compì l&#8217;incredibile e mirabolante trasvolata atlantica, missione che vide l&#8217;aeronautica italiana impegnata in un volo transoceanico, fino in Brasile. Furono oltre trecentomila le persone che, all&#8217;atterraggio, festeggiarono gli equipaggi in una sorta di improvvisato carnevale brasiliano, ed è facile immaginare come il bel giovane Bruno fosse ambito da un immenso pubblico femminile urlante che agognava un suo sorriso o chiedeva di trascorrere del tempo in sua compagnia. Lui, serio, schivo, non desiderava affatto fare strage di cuori, amava solo Gina e soffriva anche di queste esternazioni che, piuttosto, lo infastidivano e lo rendevano triste poiché avrebbe voluto in quella meravigliosa festa avere al fianco la donna della sua vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanto ardore, tanta sofferenza nello stare separati, li condusse raggianti all&#8217;altare il 29 ottobre 1938. Fu una fastosa cerimonia tenutasi nella chiesa di San Giuseppe sulla Nomentana a Roma, in un&#8217;atmosfera che fece commuovere anche il Duce mentre le navate risuonavano delle note dell&#8217;Ave Maria di Schubert. La celebrazione religiosa fu seguita da un bel ricevimento al Grand Hotel, ma questo fu l&#8217;unico regalo che Bruno accettò dal padre, perchè subito dopo iniziò una vita indipendente, con la sua donna accanto a cominciare dall&#8217;acquisto del loro appartamento, effettuato con un mutuo che finì di pagare la figlia molti anni dopo.</p>
<p style="text-align: justify;">Maturo, responsabile, motivato e capace Bruno iniziò a progettare e a impegnarsi per la realizzazione della LATI, Linee Aeree Transcontinentali Italiane, che coprivano la tratta Italia-Brasile. Il lavoro compiuto fu immane la linea prevedeva il volo transoceanico Roma-Rio de Janeiro con varie tappe bene individuate in Europa e su isole atlantiche per garantire sicurezza e affidabilità. L&#8217;inaugurazione avvenne il 15 dicembre 1939, Bruno dopo essere stato un valoroso combattente era stato all&#8217;altezza dell&#8217;impegno preso anche da civile e dieci velivoli erano pronti per gestire la linea, ma la possibilità di riconoscere pienamente all&#8217;Italia il ruolo di avvicinamento fra i popoli svanì entro breve tempo, in Europa era iniziata la guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1940, esattamente il 6 marzo nacque Marina la figlia di Bruno e Gina, il padre poté godersi assai poco le gioie familiari perché entro pochi mesi, partì per il fronte, era la sua terza partecipazione ad azioni belligeranti, l&#8217;Italia era entrata in guerra e lui era uno dei migliori comandanti di squadriglia che l&#8217;aviazione avesse.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino al giorno della sua morte vide la figlia solo in qualche rara occasione e ne sentiva forte la mancanza. Amava stare con la truppa e per questo scriveva alla moglie: “Se è possibile telefonerò, ma sai che a me non piace dover dire il mio cognome per poter telefonare&#8230; Marina che fa? A quest&#8217;ora deve essere già golosissima di patate, cotolette e cavoli in insalata se è vero che buon sangue non mente.”<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/08/bruno-aereo-rotto.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-7297 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/08/bruno-aereo-rotto-300x193.jpg" alt="bruno aereo rotto" width="300" height="193" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nei suoi ultimi mesi di vita Bruno cercò di far capire al padre le sue preoccupazioni circa i mezzi aerei di cui erano dotati, segnalava la necessità di velivoli più potenti, ma è evidente che qualsiasi sforzo bellico dell&#8217;Italia era inferiore a quello degli anglosassoni. Mentre la Piaggio produsse ventiquattro P 108, uno dei quali fu fatale a Bruno che cercava di collaudarlo, l&#8217;industria americana produceva trentamila bombardieri “Liberator”. Nonostante la netta inferiorità di mezzi i nostri piloti, a cominciare da Bruno stesso, si dimostrarono coraggiosi, furono protagonisti in ogni occasione di imprese eroiche dando sempre filo da torcere al nemico.</p>
<p style="text-align: justify;">La prematura scomparsa del figlio, squarciò il cuore del Duce che da quel giorno non fu mai più lo stesso uomo, iniziò a dimagrire e fu allora che cominciarono i suoi problemi di stomaco, chi lo conobbe colse un&#8217;ombra nel suo sguardo quale profondo segno di incancellabile dolore. Negli attimi immediatamente successivi la disgrazia cercò conforto nella stesura di un libro che aveva lo scopo di esorcizzare la sua tremenda angoscia. “Parlo con Bruno”, scritto in soli due mesi, vendette subito 140.000 copie e gli introiti furono interamente devoluti a favore dell&#8217;Associazione orfani degli aviatori caduti in guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo Mussolini risentì della scomparsa di Bruno, la persona che peggio ne affrontò la perdita fu Gina. La moglie fedele e innamorata senza il suo uomo, da quel giorno cadde in una profonda depressione, aveva perso la voglia di vivere e non mancò mai di dichiararlo non appena ne avesse occasione. Si fece forza soltanto per la piccola Marina in cui tutti riconoscevano il ritratto del padre:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“</strong>ha i tuoi lineamenti è la prosecuzione della tua vita. Ha i tuoi occhi, i tuoi capelli, il tuo sangue. Forse anche il tuo temperamento. Guardandola, guardo ancora te.” (Mussolini – “Parlo con Bruno”)</p>
<p style="text-align: justify;">Marina e Gina si trasferirono a Villa Torlonia, la nuora rimase accanto al suocero, tanto dolce e fragile seppe dimostrare intelligenza e forza, fedele al ricordo del marito e alla sua famiglia fino all&#8217;epilogo che tutti conosciamo.</p>
<p style="text-align: justify;">La notte tra il 25 e il 26 aprile del 1945 fu l&#8217;ultima della famiglia a vedere vivo Mussolini e a ricevere le sue confidenze e lui, prima di andarsene come ultimo gesto d&#8217;amore, le trovò un rifugio presso la casa di una sua fedele amica.</p>
<p style="text-align: justify;">Non racconterò dei problemi vissuti da Gina e dalla sua bambina subito dopo la guerra, dei sacrifici, della fame, dei maltrattamenti subiti dai partigiani dalle cui angherie, per fortuna, la sottrasse il colonnello Sardagna (referente di Cadorna a Como) che trovò a lei e ai suoi genitori una sistemazione sicura.</p>
<p style="text-align: justify;">Gina sopravvisse con grande sacrificio al suo amato Bruno fino alla sera del 3 maggio 1946 quando accettò, senza nessuna voglia, di fare un giro in barca con un&#8217; amica e il suo il fidanzato, in compagnia di due ufficiali inglesi. Colti da una tempesta sul lago di Como, in circostanze misteriose, il motoscafo iniziò a imbarcare acqua, non resistette alle onde e Gina affogò.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/08/bruno-e-ginainsieme.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-7294 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/08/bruno-e-ginainsieme-300x233.jpg" alt="bruno e ginainsieme" width="300" height="233" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I dubbi sull&#8217;incidente restano molteplici, non fu aperta nessuna indagine dalla Polizia, nemmeno gli Inglesi fecero inchieste nonostante la morte dei loro ufficiali, resta inspiegabile come mai Gina stanca e non in buone condizioni di salute cedette alle insistenze dell&#8217;amica e perchè nessuno era accorso alle grida dei naufraghi per prestare aiuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Gina aveva scritto: “&#8230;Solo se potrò andare da lui avrò pace&#8230;”</p>
<p style="text-align: justify;">Il tragico destino di Bruno e della sua famiglia era arrivato a conclusione, la moglie adorata riposa ora nella cripta Mussolini a Predappio: l&#8217;eroe e la sua Ginetta, insieme per sempre, uniti nella morte come non hanno potuto essere in vita.</p>
<p style="text-align: justify;">

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		<title>Steno Lamonica intervista Marina Simeone</title>
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		<pubDate>Sat, 26 May 2012 18:30:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Simeone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Marina Simeone, giovane, combattiva, preparata e di “buon sangue” dato che è figlia del Militante Generoso Simeone, splendido esempio di fedeltà all’idea ed  alla lotta al Materialismo, alla Plutocrazia e al Mondialismo. Questa è Marina Simeone  che nasce a Benevento nel 1981, laureata in Lettere Classiche, indirizzo Archeologia. E’ giornalista ed è Fondatrice e Presidente dell’Associazione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/steno-lamonica-intervista-marina/">Steno Lamonica intervista Marina Simeone</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="clear: both; text-align: center;"></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><em><span style="color: grey; font-family: Calibri;">Marina Simeone, giovane, combattiva, preparata e di “buon sangue” dato che è figlia del Militante Generoso Simeone, splendido esempio di fedeltà all’idea ed  alla lotta al Materialismo, alla Plutocrazia e al Mondialismo. Questa è Marina Simeone  che nasce a Benevento nel 1981, laureata in Lettere Classiche, indirizzo Archeologia. E’ giornalista ed è Fondatrice e Presidente dell’Associazione Generoso Simeone (</span></em><a href="http://www.associazionesimeone.it/"><span style="color: grey; mso-themecolor: text1; mso-themetint: 127; text-decoration: none; text-underline: none;"><em><span style="font-family: Calibri;">http://www.associazionesimeone.it/</span></em></span></a><em><span style="color: grey;"><span style="font-family: Calibri;">): Il Suo agire politico e culturale  è ricchissimo di date e circostanze che costellano la propria attività di coraggiosa militanza. Iscritta al Fronte Sociale Nazionale di Adriano Tilgher, partecipa al Laboratorio Politico “FORZA UOMO” di Paolo Signorelli. Scrive sul quotidiano “Rinascita”, organizza numerose conferenze ed è produttrice dello spettacolo teatrale “AL CHIAR DI LUNA”. Presenta il libro di Mario Michele Merlino “ATMOSFERE IN NERO”. Partecipa a diversi convegni, tra cui quello  intitolato “LA RIVOLUZIONE IMPOSSIBILE” con Tarchi e Solinas. Recentemente, riscuotendo un grosso successo, ha presentato il libro “QUESTE LE PAROLE DI ZARATHUSTRA” di Friederich Nietzsche, delle Edizioni di AR, assieme ad Anna K. Valerio e Francesco Ingravalle ed alla prestigiosa presenza dell’Editore, Franco Freda. Mentre il sindaco di Roma, Gianni Alemanno nega la sala per la presentazione del libro, l’”Associazione G.Simeone” concede la propria sede! Una durissima lezione di stile…Nel sociale, l’ ”Associazione G. Simeone” ha poi sviluppato battaglie territoriali  e culturali notevoli: organizzazione di tornei sportivi, laboratori culturali, cineforum. L’associazione ha inoltre svolto una incisiva azione per il recupero delle strutture edilizie, difesa dell’ambiente per l’emergenza rifiuti, recupero e tutela degli spazi giovanili destinati allo sport, tempo libero, svago. Raro esempio del coniugare l’azione culturale e diffusione libraria con quella che agisce nel e per il sociale.</span></span></em></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><strong><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 14pt; line-height: 115%; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;">Intervista a cura di Steno Lamonica</span></i></strong></div>
<p><strong><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><a name="more"></a></i></strong></p>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; text-indent: 1cm;"><strong><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">“Associazione Generoso Simeone”: a Suo padre è stato dedicato questo soggetto metapolitico. Alcuni non sanno chi fosse Suo Padre, che cristallino Militante ed esempio fu. Vuole brevemente parlarci di Lui?</span></strong></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><em><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 13pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Tra le domande che poteva pormi questa è sicuramente quella a cui trovo maggior difficoltà di risposta.</span></em></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><em><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 13pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Mi rifugerò nella sfera politica continuando a lasciare per me il ricordo del lato più umano di quest’uomo. Generoso Simeone è stato un lungimirante uomo politico, un militante appassionato non solo in età giovanile, ma anche nella maturità dei cinquant’anni. E’ stato un giornalista di successo, pur preferendo agire e scrivere in un piccolo centro piuttosto che tentare le efferate battaglie a colpi di firma, proprie delle testate più in vista. Questa passione e questa purezza lo hanno aiutato nel compito di rendere politicamente non più periferica, ma centrale, una realtà minore come Benevento e le vittorie del MSI dal ’93 in poi ne sono state la dimostrazione. Generoso Simeone è stato un ribelle nel senso più pieno del termine, uno spirito libero, solitario nella corsa, cantore di una comunità di intenti capace ancora dopo lungo tempo di riunirsi e vivere solo in nome di un ricordo. Riprendendo Romualdi posso solo dire che la sua morte è stata dovuta al fatto che la sua anima non aveva pelle. </span></em></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; text-indent: 1cm;"><strong><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Lei è una giovane estremamente volitiva che non si perde in azioni folkloristiche ed agisce nel territorio con l’Associazione: libri, conferenze, aggregazione. Quello che dovrebbero fare in ogni città chi si riempie il palato di roboanti proclami per poi disertare il pragmatismo. Quali risultati sta ottenendo?</span></strong></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><a style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2012/05/imagesCAY63AZK.jpg"><img decoding="async" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2012/05/imagesCAY63AZK.jpg" alt="" border="0" /></a><em><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 13pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Se il mio impegno fosse dipendente dagli esiti dovrei lasciar perdere. Mi perdoni la battuta, ma credo che per chi con tenacia e convinzione combatta ogni giorno contro pregiudizi, omertà, invidia, rassegnazione e clientelismo non ci potranno essere mai dei risultati soddisfacenti, al sud in modo particolare. Abbiamo a fatica riunito una determinata comunità a Benevento, soggetta agli umori politici ed umani di qualsivoglia società moderna, che per ora va avanti diritta sulla strada scelta, da qui a diventare un punto di riferimento per un’alternativa concreta il passo è forse ancora lungo; anche perché chi realmente vuole questa alternativa? Non so. Certo è che vedere tanti giovani pronti a spendere le proprie energie per un’idea, il cui simbolo è un sole che illumina la nostra terra è emozionante. Sentire la loro passione, capire che hanno un senso ti dà la forza e il coraggio di andare avanti. E noi andiamo avanti, tenendo ben presente il fine e rispettando l’attuale mezzo per raggiungerlo.</span></em></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; text-indent: 21.3pt;"><strong><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Oggi si parla molto e si agisce poco per la difesa delle radici dell’Europa. Secondo noi occorre una sinergia tra tutti i vari soggetti che lottano per questo. Ma è così?</span></strong></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><em><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 13pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">L’Europa, il vecchio continente, ha radici profonde, che vanno conosciute prima di essere difese. La questione a mio parere è tutta qui. Siamo preda dell’omologazione culturale dell’occidente globalizzato, il quale ha tutto l’interesse a fare dell’Europa un blocco monoculturale e a cancellarne il meraviglioso pluralismo, frutto di diverse esperienze storiche, religiose e linguistiche. Questo va evitato. Con una sinergia di gruppi che lottano per questo? Può essere una soluzione a patto che la rivendicazione di determinati gruppi non porti ad un diverso ma inevitabile altro tentativo di assimilazione culturale. Le premesse in questo caso sono importanti.</span></em></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; text-indent: 1cm;"><strong><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Lei, assieme i collaboratori dell’Associazione, ha ospitato nella sede associativa la presentazione del libro curato dall’editore Freda, ”QUESTE LE PAROLE DI ZARATHUSTRA” di Friedrich Nietzsche . Poco tempo dopo, il Sindaco di Roma, Alemanno, ha annullato la Sala del Campidoglio dove si doveva tenere la presentazione di questo libro. Due stili opposti, Signora Marina, e che stili!&#8230;</span></strong></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><a style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" href="http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/cronache/200912images/franco_freda02g.jpg"><img decoding="async" src="http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/cronache/200912images/franco_freda02g.jpg" alt="" border="0" /></a><em><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 13pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Qui parliamo di un uomo che dal ’63 fa l’editore confrontandosi con pregiudizi, ignoranza e indifferenza. Un uomo libero di essere quello che è, dalla cultura sottile, dall’intelligenza brillante e dall’aspetto austero. Franco Freda è un conoscitore del sottosuolo degli uomini, contro il quale esibisce da tempo come scudo il senso racchiuso nei suoi libri. “Queste le parole di Zarathustra” è uno di questi scritti. L’ultimo mirabile lavoro di Ar, parla dei vari aspetti del genere umano, di malriusciti, di malfattori, di tarantole e mosche, di funamboli, di predicatori di morte e tanto altro. In questa sfilata dissacratoria e divertente c’è anche l’immagine del sindaco di Roma Alemanno. L’uomo che non ha dimenticato cosa voglia dire subire le sferzate della democrazia.</span></em></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; text-indent: 1cm;"><strong><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Nei Suoi interessi, uno mi ha colpito: “FACCIAMO PAGARE L’ICI ALLA CHIESA CATTOLICA”. Il “nostro” ambiente è stato sempre ammorbato, salvo rare eccezioni, da un servilismo politico verso la Chiesa. I beni catastali della Chiesa sono colossali e dovrebbero pagare…</span></strong></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><em><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 13pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">In Italia c’è la falsa credenza che non si deve parlare della Chiesa cattolica, possiamo dissertare sulle moschee, sull’islam o il buddismo, possiamo ridere dei pagani, ma non accusare i preti pedofili o criticare la gestione dei beni immobiliari di proprietà della Chiesa Cattolica. La classe politica ovviamente è ossequiente nei riguardi di uno dei tre poteri che governano l’Italia, ovvero il Vaticano; che sia per conquistarsi un posto in paradiso? Ci credo poco, forse solo perché è un braccio importante del sistema liberale. Mi piacerebbe che proprio chi predica carità e compassione in un momento di forte crisi per il Paese intervenga oltre che con le mense Caritas con qualcosa di più concreto come pagare una tassa sui beni immobiliari, con l’esclusione dei luoghi di culto, presenti sul territorio nazionale; ma credo che il mio rimarrà un desiderio inesaudito perché come Nietzsche ci ha insegnato il sentimento della compassione deve presupporre il Male e la povertà; altrimenti a che servirebbero le opere di carità?</span></em></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; text-indent: 1cm;"><strong><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">In Grecia il movimento di Destra “ALBA D’ORO” ha raccolto il 7% dei consensi. Un risultato esplosivo. In Italia i partitini destrorsi viaggiano sullo 0,50%! Lei cosa propone?</span></strong></div>
<div style="clear: both; text-align: center;"></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><em><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 13pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">La destra radicale è una tendenza politica esistente nelle forme del risentimento e dell’ emarginazione; così la definiscono i maggiori politologi italiani e non. Per cui la sua vita politica si svolge ai margini della politica ufficiale. In Italia la situazione peggiora per tre ragioni: la prima è che la destra radicale non ha leader carismatici in grado realmente di dare vita a progettualità concrete, molto spesso questi ultimi si rifugiano nel culto della personalità e tendono a proporre slogan triti e ritriti. Il secondo punto è che la destra radicale continua a sostenere un nostalgismo da cui si sono svincolate gran parte delle destre europee, non alla maniera finiana ovviamente. Il punto però fondamentale è che mentre nell’ambiente di estrema destra<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>italiana si discuteva di chi ha rinnegato e di chi è rimasto puro, sono nate realtà altrettanto radicali nelle rivendicazioni, maggiormente coinvolgenti nell’estetica e nelle forme comunicative, in grado di assorbire l’elettorato dei delusi, in nome di un realismo non mostrato in altri ambienti e parlo quindi della Lega nord e del neo movimento di Grillo. La Lega Nord ora sta ansimando, anche se resistono delle roccaforti come Verona grazie al lavoro di uomini validi e amati dal popolo come Tosi, tuttavia al suo posto è già pronto il movimento cinque stelle di Gillo, pronto a cavalcare il momento dell’antipolitica. E Grillo è credibile, ha visibilità, non è rinchiuso nei paletti assiali di destra e sinistra. Cosa propongo? Se in Italia le destre estreme o radicali o populiste che dir si voglia decidono di risalire la fiumana del consenso, dovrebbero ripartire dall’ordinamento interno: usare estetica e linguaggio nuovi, stendere un concreto progetto e parlare in nome di quello, rappresentando in tal modo un’alternativa. Dovrebbero avere un rapporto con il territorio serrato, è lì che si giocano le nuove guerre della politica ufficiale è lì che si devono creare le riserve del potere, quindi del consenso. Il Nazionale dovrà rappresentare un coordinamento dei territori. La fortuna è che Grillo per ora è forte perché non vi è un avversario meritevole, ma il suo movimento manca di controllo, il pluralismo interno al Movimento cinque stelle è bello e significativo, potrebbe domani causarne la consunzione graduale e poi il progetto per ora è debole, si può ancora sgretolare. Insomma la partita è aperta, anche perché viviamo un momento difficile e in ogni momento difficile la radicalità si assume come rimedio al malanno.</span></em></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; text-indent: 1cm;"><strong><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">L’editoria di Destra, se vogliamo usare un termine assolutamente impreciso, ha un solare esempio ed insegnamento, nelle Edizioni di AR il cui catalogo mostra i gioielli di famiglia degli Indoeuropei. Da Gunher a Romualdi si seminano paradigmi. Molti sono i riferimenti che le AR hanno verso l’Ellade. Lei appartiene, geograficamente, alla Magna Graecia e culturalmente le Radici Elleniche fanno parte della nostra Nazione. Qualcuno, e noi concordiamo, ha azzardato il concetto che la Civiltà Politeista Ellenica sarà la tomba delle filosofie e religioni universaliste. Possiamo dire che la Cultura Greca attende alle Termopili gli eterni nemici dell’Europa: Marxisti, Cristiani, Materialisti, Atei? Insomma, il vero “Impero del Male” si infrangerà sui marmi di Sparta?</span></strong></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><em><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 13pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Lo auspicherei, ma non nascondo un certo scetticismo. L’impero del Male ha indubbiamente esaurito il suo ruolo storico, soprattutto in alcune forme, quali il marxismo e il materialismo, sistemi fragili, sovrastrutture che hanno rinunciato alla struttura. Per quel che concerne ateismo e cristianesimo, la stessa accettazione di fede semplicemente posta da punti di vista opposti, il colpo è stato inferto, la caduta non sarà così immediata. Nietzsche diceva che due millenni di storia non fanno la storia, per cui il Cristianesimo è un semplice passaggio della nostra civiltà, finirà il tempo di Dio come è finito il tempo degli Dei Olimpici; quando accadrà non mi è dato sapere e se sarà il politeismo dell’Ellade a causarlo o la stessa assurda difesa di valori capitalisti e liberisti che avrebbe, in nome di quei principi che ha predicato, dovuto combattere, non posso indovinarlo. Certo è, che sarebbe bello poter assistere al revolvere della storia e a vedere proprio in questo momento di così grave sconvolgimento sociale l’Ellade risollevarsi, rigenerata grazie ad un nuovo patto con gli dei, da un nuovo “vedere” gli Dei.</span></em></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; text-indent: 1cm;"><strong><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Stiamo vivendo un periodo di terrorismo finanziario, dove la Banca e la Plutocrazia (termine che dobbiamo usare sempre, a mio avviso: raramente avviene…) tengono sul filo del rasoio l’esistenza addirittura fisica dell’Uomo. Uno schiaffo ai Plutocrati è indubbiamente l’uscita dall’euro, cosa che “Ereticamente” sostiene. Lei è dello stesso avviso?</span></strong></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><em><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 13pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Che cosa ha rappresentato l’euro per l’Europa? Ci hanno detto che l’euro era l’ultimo gradino per abbattere il concetto di “differenza”. Una moneta simbolo di un progetto di egemonia culturale e politica perpetrata dalle potenze occidentali plutocratiche. L’euro però non ci avevano spiegato che era basato su una menzogna: il fabbricare l’oro dal nulla e che avrebbe portato soltanto all’accrescersi delle disparità tra una oligarchia sempre più ricca e una massa sempre più povera, una disparità che se per ricchezza di spirito poteva anche andar bene, ma non per ricchezza economica. Ora l’uscita dall’euro ci aiuterebbe, ma l’importante è però il recupero della sovranità culturale e politica, altrimenti eliminato l’euro ci colonizzerà il “neuro” o qualsiasi altra moneta dal nome eloquente. Serve ridare allo stato sovranità monetaria e serve ancor più comprendere come non con questa semplice azione si possano risolvere i problemi economico –finanziari di questo folle sistema liberista, di cui da troppo tempo siamo vittime più o meno consapevoli.</span></em></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; text-indent: 1cm;"><strong><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Quali sono stati, per Lei, i libri che più hanno inciso sulle Sue convinzioni?</span></strong></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><a style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2012/05/brasillach_rid.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2012/05/brasillach_rid.jpg" alt="" width="224" height="320" border="0" /></a><em><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 13pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Le mie convinzioni sono state influenzate più dagli uomini che dai libri,però ci sono tre libri senza i quali probabilmente molte parti della mia radicalità sarebbero rimaste nascoste. Il primo è lo “Zarathustra di Nietzsche”, uno specchio del genere umano. Letto la prima volta all’età di 17 anni mi ha allontanato dal mondo, aiutandomi a rinnegare falsi maestri e a dimenticare un’ipocrita morale, così forte da noi al sud. Un libro delicato e terribile. Il secondo libro è sicuramente “Il fuoco di D’Annunzio”. Mi ha coinvolto per l’esaltazione della bellezza che ne traspira, accompagnata da un richiamo erotico e dall’orrore per il trascorrere una vita comune piatta, priva di quell’esaltazione e di quella baldanza giovanile che tra dolore e passione rendono la vita vera e intensa. Un altro testo e una altro autore a me caro è “Memorie dal sottosuolo” di Dostoevskij. Un romanzo anti-illuminista, nel senso dell’accettare i limiti della ragione dinanzi alla volontà umana. Il sottosuolo che poi Freud denominerà l’inconscio è il centro degli impulsi umani, che si manifestano nell’uomo, perché è l’uomo, evocatore di sentimenti “immorali”, ma umani troppo umani.</span></em></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><em><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 13pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">A questi tre libri se ne sono aggiunti altri ovviamente ed hanno caratterizzato ed influenzato in modo diverso i mie vent’anni, tra i tanti ne vorrei citare due: “La ruota del tempo” di Brasillach e “La passione di Eva” di Pesson.</span></em></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><em><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 13pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Evola è arrivato dopo ed ha trovato una personalità già seminata da queste prime ondate di concime culturale di respiro europeo.</span></em></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; text-indent: 1cm;"><strong><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">I futuri impegni, culturali e politici, dell’Associazione?</span></strong></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><em><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 13pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Stiamo per terminare la sessione primaverile della rassegna “Oltre le opposte convergenze. Esperimenti di (r)esistenza politica”, grazie alla quale abbiamo aperto a Benevento un dibattito trasversale su tematiche diverse del tipo “immigrazione”, “Invenzione del Mezzogiorno”, “Impero del male”. A settembre riaprirà la rassegna con la sessione autunnale e con nuove tematiche pronte ad essere messe in campo. </span></em></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><em><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 13pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">E’ importante per noi in questo momento rimettere in discussione i valori del vivere civile, avendo la convinzione di poter abbandonare le deviazioni o costrizioni ideologiche, troppo logorate per rappresentare la soluzione. Il sud come polveriera d’Italia, un copione che può essere ancora scritto.</span></em></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><em><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 13pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">A queste attività culturali siamo pronti ad affiancare visite guidate a giugno sui sentieri dei longobardi e i soliti tornei di calcio. </span></em></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><em><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 13pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Lo sport, la cultura, la natura, le carte che continueremo a giocare per conquistare una nostra posizione sul territorio, un territorio di guerrieri, da troppo tempo servo di colonizzatori iniqui, legittimati a governare dalla paura di chi non trova ancora la dignità di esistere.</span></em></div>

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