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	<title>luddismo Archivi - EreticaMente</title>
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	<title>luddismo Archivi - EreticaMente</title>
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		<title>L&#8217;ira scaturita dalla macchina (seconda parte)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2015 10:23:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Non deporremo mai le armi prima che la Camera dei Comuni voti una legge per distruggere tutto il macchinario nocivo alla comunità ed abroghi quella per l’impiccagione dei Fracassatori dei telai. Ma noi, noi non presenteremo mai più nessuna petizione: non serve a nulla! Lotta deve essere». Così si rivolsero i luddisti nel pieno delle [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>«Non deporremo mai le armi prima che la Camera dei Comuni voti una legge per distruggere tutto il macchinario nocivo alla comunità ed abroghi quella per l’impiccagione dei Fracassatori dei telai. Ma noi, noi non presenteremo mai più nessuna petizione: non serve a nulla! Lotta deve essere».</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Così si rivolsero i luddisti nel pieno delle loro lotte.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo breve comunicato si capisce già come sia grossolanamente falso quanto ci è stato raccontato sui luddisti. Si parla infatti principalmente del macchinario<em> nocivo alla comunità,</em> non di <em>qualsiasi</em> macchinario.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non è solo questo. Il desiderio di distruggere le macchine non è necessariamente un rifiuto della modernità in sé, quanto, più precisamente, un attacco contro chi detiene il potere, cioè il capitalista: annientandone la proprietà, ed in particolare la macchina, l&#8217;uomo si libererebbe dalle disparità sociali e dallo sfruttamento ai quali è incatenato.</p>
<p style="text-align: justify;">La rivolta di Ned Ludd divenne così popolare che persino Lord Byron s&#8217;appellò alla Camera dei Lord in difesa dei Luddisti, affinché cessassero le impiccagioni dei distruttori di macchina.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli eventi si riproposero con la rivolta di Swing, nel 1830, quando un misterioso caporivolta &#8211; tale  Capitan Swing &#8211; guidò la distruzione delle trebbiatrici nelle campagne del sudest inglese.</p>
<p style="text-align: justify;">Velocemente la rivolta si espanse colpendo i ricchi latifondisti, gli enti per la tassazione religiosa e le strutture di supporto sociale. Le motivazioni della rivolta sono da ricercare ancora una volta nell&#8217;abbassamento dei salari generato dall&#8217;aumento di produzione della macchina e dall&#8217;aumento di disoccupazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Interessante l&#8217;argomento che sviluppa Nietzsche &#8211; in totale opposizione alla modernità e alle sue ideologie egualitarie, essenza di tale modernità &#8211; il quale esprime il desiderio di un completo ritorno alla natura ed alla sua dolce brutalità:</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>«Progresso secondo il mio intendimento &#8211; parlo anch&#8217;io di ritorno alla natura, quantunque questo non sia propriamente un retrocedere, quanto invece un andare in alto &#8211; in alto verso l&#8217;eccelsa, libera, e anche tremenda natura e naturalità, una natura che gioca e può giocare coi grandi compiti. Per esprimerci con una similitudine: Napoleone fu un frammento del ritorno alla natura, così come lo intendo io, per esempio in rebus tacticis e più ancora, come sanno i militari, nella strategia. Ma Rousseau, questo primo uomo moderno, idealista e canaille in una sola persona; che ebbe bisogno della dignità morale per sopportare il suo stesso aspetto; malato di una sfrenata vanità e di un illimitato disprezzo di sé. Anche questa creatura mal riuscita, che ha preso posto sulla soglia della nuova età, voleva il ritorno alla natura &#8211; dove, chiediamo ancora una volta, voleva tornare Rousseau? &#8211; Odio Rousseau anche nella rivoluzione: essa è l&#8217;espressione nella storia universale di quella doppia natura d&#8217;idealista e di canaille. La farsa sanguinosa in cui questa rivoluzione si sviluppò, la sua immoralità, m&#8217;importa poco: quel che odio è la sua rousseauiana moralità &#8211; le cosiddette verità della rivoluzione con le quali essa continua sempre a esercitare i suoi effetti e a conciliarsi tutto ciò che è piatto e mediocre. La dottrina dell&#8217;uguaglianza!&#8230; Ma non c&#8217;è tossico più velenoso: essa infatti sembra predicata dalla giustizia&#8230; l&#8217;uguale agli uguali, il diseguale ai diseguali &#8211; questo sarebbe il vero discorso della giustizia: e, come ne consegue, mai uguagliare il disuguale. Il fatto che intorno a questa dottrina dell&#8217;uguaglianza si siano avuti tanti orribili e sanguinosi avvenimenti ha conferito a questa idea moderna par excellence una specie di aureola e di fiammeggiante splendore, cosicché la rivoluzione come spettacolo ha sedotto anche i più nobili spiriti. Ma infine questa non è una ragione per apprezzarla di più.»</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver considerato l&#8217;opinione del filosofo sassone, è doverosa una panoramica sul pensiero di Heidegger, il maggiore tra i luddisti, appellativo che egli stesso ha adoperato per definirsi negli anni &#8217;30.</p>
<p style="text-align: justify;">In quel periodo Heidegger sosteneva la necessità di distruggere tutta la tecnologia moderna e di ritornare ad una società agraria con soli strumenti a mano, depopolando le città e ripopolando le aree rurali orientali.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il filosofo svevo c&#8217;è una seria differenza tra la tecnica antica e la tecnica moderna.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mondo concettuale greco, τέχνη equivale alla perizia, al sapere pratico: l&#8217;artigiano antico aveva col mondo un approccio attivo, dettato dall&#8217;esperienza e dalla capacità di intuire la realtà e dunque di svelarla; diversamente, la tecnica moderna si risolve in una relazione passiva in cuil&#8217;operaio sa solo ripetere all&#8217;infinito l&#8217;azione dettata dalla macchina.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il pensatore tedesco la natura cessa di <em>essere</em> per trasformarsi in <em>sfruttabile</em>, e l&#8217;uomo stesso della catena di montaggio diventa merce da lavorare e plasmare ad uso e consumo delle necessità del mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">La critica mossa da Heidegger, per quanto via via mitigata, ha resistito nel tempo ed è possibile rilevarlo anche nella celebre intervista del Der Spiegel del 1966 dove Heidegger accusa l&#8217;insostenibilità dell&#8217;economia moderna il cui destino inevitabile è quello di un ritorno indietro di tre secoli.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è chi pensa che si possa mettere una pietra tombale sul pensiero luddista, il quale invece si è mantenuto estremamente vitale anche dopo la morte di Heidegger: gli argomenti dei luddisti sono fiaccole ancora accese, mantenute ardenti fino ai nostri tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni &#8217;60 e &#8217;70 l&#8217;enorme surplus industriale prodotto ha finito per generare una classe di giovani che sognavano un ritorno alla natura, in una dimensione libertaria, corredato da una fittizia spiritualità orientale.</p>
<p style="text-align: justify;">Costoro in fondo non erano altro che l&#8217;avanguardia della nuova borghesia, non avevano più nulla a che fare con i Luddisti e lo scontro per la classe operaia, gli Stati Uniti erano in pieno <em>boom</em> economico ed essi godevano propriamente del benessere della produzione senza lavoro. Erano borghesi che potevano studiare al college e l&#8217;agognato ritorno alla campagna aveva più la valenza libertaria di rifiuto dalla società dei doveri che un carattere “virgiliano”, come potevasi invece ritrovare nella lega degli Artamani.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, non è da sottovalutare tale fenomeno hippy, il quale certamente manifestava anche una volontà di ritorno alla natura, ad una purezza primigenia; essi probabilmente avvertivano nei loro cuori il vuoto dell&#8217;essere senza radici, senza cultura: ecco che immediatamente ne cercarono una, pur se ciò avrebbe significato inventarsela partendo da zero. Il fenomeno hippy ha una certa rilevanza in quanto prima sottocultura che si sviluppa in piena terza industrializzazione; se costoro si trovarono a proporre tematiche anche tradizionali quali lo yoga, il buddismo e il riavvicinamento alla natura, fu fondamentalmente per la necessità contingente di scontrarsi con la generazione precedente, con la società che li aveva cresciuti.</p>
<p style="text-align: justify;">In fondo la nostra opinione sugli hippy non è dissimile da quella di Nietzsche sui Rousseaiani e sui falansteristi del primo diciannovesimo secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il più netto cambiamento si ha tra la fine degli anni &#8217;80 e gli inizi degli anni &#8217;90.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progresso, nella società americana, ha anche significato un&#8217;evoluzione delle droghe che dall&#8217;iniziale omogeneità portò a una differenziazione sempre maggiore nel mercato, con sostanze sempre più potenti; il degrado della tossicodipendenza e la disoccupazione del 1984 posero le basi sulle quali si sarebbe formata una generazione di illusi.</p>
<p style="text-align: justify;">Una società agonizzante, i cui giovani cercano nella droga un rimedio alla noia; l&#8217;uso della macchina fa il suo ingresso nella vita di tutti e il computer diventa uno strumento dall&#8217;utilizzo sempre più quotidiano, creando le condizioni di un inesorabile asservimento ad una catena, spesso invisibile, che ci lega al comando.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni &#8217;80 gli anarchici francesi si raggrupparono in un&#8217;organizzazione sotto la sigla CLODO ed in nome di Ludd distrussero le società informatiche sostenendo che «<em>Il computer è il preferito strumento della classe dominante</em><em>. Esso è usato per sfruttare, mettere in files, controllare e reprimere»</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Poco prima di essere arrestati, nel 1983, produssero un manifesto  in cui asserivano che:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>«Il computer rappresenta una entità paraumana, non un demone o un angelo, capace di addomesticare, ma un servo zelante del sistema che noi viviamo. In questo modo loro sperano di trasformare i valori del sistema in sistema di valori».</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il maggior rappresentante delle tesi luddiste degli ultimi tempi resta tuttavia Theodor Kaczynski, meglio conosciuto come Unabomber.</p>
<p style="text-align: justify;">Ted Kaczynski compie un percorso fuori dalla norma: si laurea ad Harvard in matematica a soli 20 anni ed è già professore a 27 anni. Possiede un QI di 167, ben al di sopra della soglia del genio. Nel &#8217;69, influenzato dal suo tempo, si ritira nella vita solitaria di campagna affascinato dall&#8217;idea di apprendere tutte le nozioni pratiche di costruzione o coltivazione, ma presto si rende conto che l&#8217;industrializzazione dei terreni vicini finisce per influenzare anche la sua campagna. Da lì inizia ad interessarsi di sociologia e filosofia coltivando tesi anarco-libertarie. Kaczynski inizia ad inviare pacchi bomba ad Università e compagnie aeree arrivando ad uccidere tre persone, facendo ciò per attirare l&#8217;attenzione su di sé e sullo scritto che riuscirà a pubblicare nel &#8217;95 nel quale elencava le sue tesi.</p>
<p style="text-align: justify;">La critica che muove Kaczynski è trasversale, da un lato attacca i paesi occidentali rei di avere sfruttato i paesi poveri del mondo e dall&#8217;altra si scaglia contro i sinistroidi, considerati un sintomo della malattia <em>modernità</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Interessante la lettura dell&#8217;intero manifesto ideologico prodotto da Kaczynski, noi ci limiteremo ai frammenti più significativi:</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>1. La rivoluzione industriale e le sue conseguenze sono state un disastro per la razza umana. Esse hanno incrementato a dismisura l&#8217;aspettativa di vita di coloro che vivono in paesi &#8220;sviluppati&#8221; ma hanno destabilizzato la società, reso la vita insignificante, assoggettato gli esseri umani a trattamenti indegni, diffuso sofferenze psicologiche (nel Terzo mondo anche fisiche), inflitto danni notevoli al mondo naturale. Il continuo sviluppo della tecnologia peggiorerà la situazione. Essa sicuramente sottometterà gli esseri umani a trattamenti sempre più abietti, infliggerà al mondo naturale danni sempre maggiori, porterà probabilmente a una maggiore disgregazione sociale e sofferenza psicologica e a incrementare la sofferenza fisica in paesi &#8220;sviluppati&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>2. Il sistema tecnologico industriale può sopravvivere o crollare. Se sopravvive, potrebbe, alla fine, raggiungere un basso livello di sofferenze psicologiche e fisiche, ma solo dopo un lungo periodo, molto doloroso, di aggiustamento e solo al costo di ridurre permanentemente gli esseri umani e molti altri organismi viventi a prodotti costruiti, semplici ingranaggi nella macchina socia- le. Inoltre, se il sistema sopravviverà, le conseguenze saranno inevitabili: non vi e possibilità di riformare o modificare il sistema così da impedire che esso privi la gente di dignità e autonomia.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>3. Se il sistema crolla le conseguenze saranno ancora molto dolo- rose. Ma più il sistema si ingrandisce più disastroso sarà il risultato del suo collasso, così che se deve crollare e meglio che sia prima che dopo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>4. Per questo noi peroriamo una rivoluzione contro il sistema industriale. Questa rivoluzione può o no fare uso di violenza: potrebbe essere un processo rapido o relativamente graduale del- la durata di alcuni decenni. Non possiamo saperlo, ma possiamo delineare in generale, le misure che coloro i quali odiano il sistema industriale dovrebbero adottare per preparare la via ver-so una rivoluzione contro quella forma di società. Questa non e una rivoluzione politica. Il suo obiettivo sarà quello di rovesciare non i governi ma i principi economici e tecnologici.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>6. Quasi tutti saranno d&#8217;accordo sul fatto che noi viviamo in una società profondamente turbata. Una delle più diffuse manifestazioni della pazzia è il sinistrismo. Perciò, una discussione sulla psicologia della sinistra può servire come introduzione alla disamina dei problemi della società moderna in generale. [&#8230;]</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>9. Le due tendenze psicologiche che costituiscono il fondamento della sinistra moderna vengono da noi definite come &#8220;complessi di inferiorità&#8221; e &#8220;sovrasocializzazione&#8221;. I complessi di inferiorità sono caratteristici dell&#8217;intera sinistra moderna, mentre la sovrasocializzazione e una caratteristica solo di un determinato segmento della sinistra moderna; ma questo segmento e di gran lunga uno dei più influenti. Complessi di inferiorità</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>10. Con &#8220;complessi di inferiorità&#8221; non ci riferiamo solo a quei complessi nel senso più stretto ma a uno spettro completo di tratti caratteristici correlati: bassa autostima, sensazioni di impotenza, tendenze depressive, disfattismo, sentimenti di colpa, odio di sé. Noi sosteniamo che le persone di sinistra tendono ad avere questi complessi (di solito più o meno repressi) e che questi sono decisivi nel determinare la direzione della sinistra moderna.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>11. Quando qualcuno interpreta come degradante quasi tutto quello che si dice su di lui (o sui gruppi con cui si identifica), noi deduciamo che soffre di sentimenti di inferiorità o di bassa autostima. Questa tendenza e marcata tra coloro che sostengono i diritti delle minoranze, appartengano o no ai gruppi minoritari che difendono. Essi sono ipersuscettibili alle parole usate per designare le minoranze.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Se i sinistroidi sono trattati alla stregua di malati di debolezza e sovrasocializzati, dunque contigui al potere, Kaczynski non risparmia neanche i conservatori:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>50. I conservatori sono sciocchi; lamentano la decadenza dei valori tradizionali, tuttavia sostengono entusiasticamente il progresso tecnologico e la crescita economica. Apparentemente sembra loro sfuggire il fatto che non si possono produrre cambiamenti rapidi e drastici in campo tecnologico e nella economia di una società senza causare rapidi mutamenti in tutti gli altri aspetti di detta società; e tali mutamenti rapidi inevitabilmente fanno crollare i valori tradizionali.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>51. </em><em>Il crollo dei valori tradizionali in una certa estensione implica il crollo dei legami che uniscono gruppi sociali tradizionali di picco- le dimensioni. La disintegrazione dei gruppi sociali di piccole dimensioni e inoltre promossa dal fatto che le condizioni moderne spesso richiedono, o tentano, di spostare 1&#8217;individuo verso altre località, separandolo dalla comunità di origine. Oltre a ciò, una società tecnologica deve indebolire i legami familiari e comunitari se vuole funzionare efficientemente. Nella società moderna la lealtà di un individuo deve essere rivolta prima al sistema e solo in secondo luogo alla comunità ristretta.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">La visione di  Kaczynski si conclude con una nota drammatica: il destino del mondo tecnologico è proprio quello della perpetua privazione della libertà, a fronte di un permissivismo ed una regolamentazione di ogni attività sempre più minuta, fino al raggiungimento di una dimensione interamente virtuale, in cui tutto sarà soggetto a controllo.</p>
<p style="text-align: justify;">Riflettendo sul fatto che al tempo di Kaczynski il cellulare, internet, i social network non esistevano o non si erano ancora radicati del tutto, le città non erano ancora piene di videocamere né i cieli erano ancora solcati dai droni, si può ben osservare come egli avesse perfettamente compreso quale sarebbe stato l&#8217;utilizzo di ogni invenzione tecnologica.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale dimensione di totale controllo, in cui i vertici del potere dominano le masse attraverso tecnologie sempre più sofisticate, trova in ultima analisi la sua espressione nel modello “Sorvegliare e punire” dell&#8217;insigne sociologo francese Foucalt e nella finale e definitiva realizzazione di un gigantesco Panopticon globale, retto invece dall&#8217;ausilio delle macchine.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo concludere affermando che il luddismo rappresenta, dalla nascita del movimento fino ai giorni nostri, un avvertimento sulla reale natura del mondo delle macchine e del controllo &#8211; oppressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Alberto Catalano</p>

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		<title>L&#8217;ira scaturita dalla macchina (prima parte)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2015 20:04:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Capita, non così raramente, che la gente mi chieda come mai non abbia uno smartphone. Io, tra riso e serietà, rispondo sempre di essere un luddista e pertanto di non poterne fare uso. Qualche giorno fa, durante una discussione sul tema &#8216;attualità&#8217;, mi è capitato di citare il Luddismo e di notare, con certa sorpresa, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Capita, non così raramente, che la gente mi chieda come mai non abbia uno smartphone.</p>
<p style="text-align: justify;">Io, tra riso e serietà, rispondo sempre di essere un luddista e pertanto di non poterne fare uso.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche giorno fa, durante una discussione sul tema &#8216;attualità&#8217;, mi è capitato di citare il Luddismo e di notare, con certa sorpresa, che il mio interlocutore ne era a conoscenza &#8211; il che ai giorni nostri è un evento assai raro&#8230; Così ho deciso di scrivere un articolo su cosa pensassi a riguardo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anticipo che sono perfettamente conscio del fatto che l&#8217;annullamento totale della tecnologia nell&#8217;era di internet riscontri una possente resistenza &#8211; dunque risparmiatemi eventuali critiche a riguardo &#8211; nonché una sorta di contraddizione visto che ne ho fatto utilizzo per la scrittura di quest&#8217;articolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che mi interessa di più è percepire lo spirito di rivolta contro l&#8217;utilizzo massivo delle macchine ed indurvi a un ragionamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritorniamo al principio e cerchiamo di spiegare bene cosa portò alla nascita dei Luddisti in Inghilterra.</p>
<p style="text-align: justify;">I Luddisti, che prendono il nome dal caporivolta Ned Ludd, furono un movimento spontaneo di operai i quali, accortisi che all&#8217;aumentare del livello tecnologico delle macchine nelle fabbriche diminuiva il numero necessario di operai, cosa, questa, che segnava il graduale aumento della disoccupazione, decisero di passare all&#8217;azione e di distruggere i macchinari industriali.</p>
<p style="text-align: justify;">Non avevano metodologie d&#8217;azione avanzate, la loro era solo un&#8217;istintiva rabbia rivolta contro le macchine che li avevano incatenati allo sfruttamento.</p>
<p style="text-align: justify;">La critica generale mossa al Luddismo è che non si può ritornare indietro nel tempo e che l&#8217;avanzamento tecnologico sia inevitabile, dunque le posizioni degli antiluddisti si chiudono in una sorta di positivismo assoluto, segnato oltretutto da una cecità di tale preteso e <em>inevitabile</em> &#8216;sviluppo tecnologico&#8217; nei confronti dei rapporti sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Persino Marx ed Engels criticarono il Luddismo come neutralizzatore di quella crescita tecnologica che saboterebbe gli assetti sociali, additandolo persino come forza conservatrice.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur non essendo d&#8217;accordo con Marx su questo punto, ne usufruirò velocemente per spiegare l&#8217;evoluzione della macchina in un contesto marxiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Marx, all&#8217;avanzare del capitalismo, la macchina è destinata anch&#8217;essa ad una sua evoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Se nell&#8217;iniziale catena di produzione la macchina è ad uso e consumo del lavoratore, il quale decide quando e dove usarla, con l&#8217;avanzare del livello tecnologico si invertono i ruoli e la macchina dirà all&#8217;uomo quando deve essere accesa e spenta.</p>
<p style="text-align: justify;">La macchina, dunque, da strumento nelle mani dell&#8217;uomo, si trasforma in controllore del lavoratore nella catena di produzione.</p>
<p style="text-align: justify;">La macchina è il capitale che incatena l&#8217;operaio ai rapporti sociali di sfruttamento e del suo detentore.</p>
<p style="text-align: justify;">Distruggere la macchina, sempre in un&#8217;ottica ottocentesca, sarebbe stato il modo migliore per abbattere lo sfruttamento sociale: spezzare, cioè, l&#8217;arma detenuta dal capitalista; ma il capitalismo si è dimostrato più forte e ha invece trionfato l&#8217;utilizzo della macchina contro l&#8217;uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi il discorso non è più lo stesso e ne descriverò dopo le motivazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella rivolta, in pieno senso luddista, che voglio celebrare, non posso che citare, sempre rimanendo ancorati al succitato periodo storico, il pensiero di Thoureau, la cui opera maggiore, <em>Walden</em> <em>ovvero Vita nei boschi, </em>esalta il ritorno alla natura selvaggia americana come liberazione dalla società delle macchine:</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<blockquote><p><em>«In effetti, un uomo che lavori duramente non ha abbastanza tempo per conservare giorno per giorno la propria vera integrità: non può permettersi di mantenere con gli altri uomini i più nobili rapporti, perché il suo lavoro sarebbe deprezzato sul mercato; ha tempo solo per essere una macchina.»</em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il ritorno alla purezza della natura, per Thoureau, è come un battesimo alla vita da uomo libero.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul finire dello stesso secolo, sempre negli Stati Uniti, le comunità Amish più conservatrici decisero di lasciarsi permeare dalla tecnologia del tempo, ancorandosi però al livello raggiunto allora – nell&#8217;Ottocento – anche successivamente, segnando comunque una rivolta contro progressismo tecnologico. Costoro, inoltre, si rifiutarono non solo di partecipare alla leva militare ma anche di riconoscersi nello stato americano e di pagarne le tasse.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/02/10962084_394212420753152_1672768301_n.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-5562 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2015/02/10962084_394212420753152_1672768301_n-206x300.jpg" alt="10962084_394212420753152_1672768301_n" width="206" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;isolazionismo è una forma di resistenza al mondo moderno. Per carità, una tale forma di isolamento può configurarsi come un assedio alla modernità, esaltando e conservando lo spirito della sua comunità; ma senza uno spirito “barbaro”, distruttivo, senza una precisa volontà di sabotare il mondo altrui, un mondo in cui non ci si riconosce – l&#8217;idea alla base del Luddismo, appunto &#8211;  ogni tentativo di resistenza è destinato ad una lenta e progressiva morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Saltando a pie&#8217; pari l&#8217;antipositivismo di Nieztsche, ci ritroviamo un secolo dopo la fine delle guerre napoleoniche, persino dopo la prima guerra mondiale, in un periodo in cui il positivismo è già crollato <em>su se</em> stesso, <em>da se</em> stesso, e senza bisogno di “aiuti” dall&#8217;esterno&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso sviluppo capitalistico, che aveva dato impulso alla formazione di una ricca e numerosa classe borghese durante la Belle Epoque, la quale viveva con ogni sorta di vizio, finisce per causare milioni di morti e mutilati in tutta Europa nonché la netta sensazione di essere stati usati come macchine al servizio dei potenti industriali.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo periodo si sviluppa nella stessa onda luddista un pensiero cogente di esaltazione del mondo rurale, caratterizzato anch&#8217;esso da un netto rifiuto del  mondo delle macchine e delle moderne città industriali: il Ruralismo, il quale troverà massima espressione in Germania nel movimento Wandervögel prima e Volkisch dopo; in Italia il Ruralismo sarà sostenuto negli anni &#8217;30 dal Fascismo.</p>
<p style="text-align: justify;">In Germania, nel 1923, si forma ad Halle la lega degli Artamani: tale associazione si prefiggeva l&#8217;obiettivo di incentivare e sostenere l&#8217;agricoltura come metodo per il raggiungimento dell&#8217;autarchia totale oltre che l&#8217;esaltazione romantica dello spirito comunitario e delle tradizioni contadine.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale associazione nacque in funzione antilatifondista.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il latifondo rappresentava in agricoltura il modello capitalista imposto, gli Artamani erano per lo più contadini che cercavano di liberarsi dall&#8217;ingiusto rapporto che si era creato tra latifondista e coltivatori sfruttati. L&#8217;obiettivo era la liberazione da questo sfruttamento e la realizzazione di terreni per coltivatori diretti.</p>
<p style="text-align: justify;">Un tema essenziale di cui trattare è la difesa della razza.</p>
<p style="text-align: justify;">Se i primi socialdarwinisti si inseriscono in una logica positivista sul tema della difesa della razza, in questo periodo avviene la totale opposizione delle tesi iniziali.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi spiego meglio. Inizialmente si credeva che chi fosse più ricco avrebbe procreato di più, ergo i migliori elementi razziali avrebbero figliato in numero superiore agli strati bassi della società (da notare la sorta di classismo che caratterizzava il primo socialdarwinismo).</p>
<p style="text-align: justify;">Con il tempo l&#8217;evidenza demografica mutò completamente e ci si accorse che le città e i luoghi di industrializzazione erano i punti focali della sterilizzazione per ogni razza e proprio i proletari crescevano con maggiore velocità.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui si inseriscono le opere di Darré, anche lui Artamano, e del dr. Hans Günther, i quali per la difesa della razza, in particolar modo la nordica, sostenevano la necessità di costituzione e radicamento delle comunità rurali nel territorio orientale, in gran parte in mano ad i grandi latifondisti prussiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Una difesa della razza totalmente agli antipodi di quella che poteva trovarsi nella filosofia inglese o americana, fondata esclusivamente sulla terra e su un ritorno a questa.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale opera di espropriazione del latifondo e di ridistribuzione dei terreni a coltivatori diretti fu praticamente immediata una volta che Walther Darré giunse al ruolo di Ministro delle politiche agricole.</p>
<p style="text-align: justify;">A questa si aggiunsero vincoli paesaggistici sulle opere di industrializzazione e forti limitazioni sull&#8217;uso di pesticidi e fertilizzanti chimici in agricoltura.</p>
<p style="text-align: justify;">Stabilirono un anno di servizio agricolo obbligatorio attraverso il quale i ragazzi potevano finalmente vivere a contatto con Madre Natura: oltre allo studio, praticavano educazione fisica nonché spirituale, prestavano servizio nelle campagne come contadini e partecipavano alle feste folkloristiche della zona.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;opera di Darré fu encomiabile, mai nessuna nazione fece così tanto per la difesa del contadinato e la sua rivitalizzazione tra coltivatori diretti e nuova gioventù. ( continua )</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alberto Catalano</strong></p>

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