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	<title>Leon Degrelle Archivi - EreticaMente</title>
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	<description>Cultura, Azione, Identità</description>
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	<title>Leon Degrelle Archivi - EreticaMente</title>
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		<title>Leone d’altri tempi! – Gianluca Padovan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2020 15:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Controstoria]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[gianluca padovan]]></category>
		<category><![CDATA[Leon Degrelle]]></category>
		<category><![CDATA[seconda guella mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[seconda guerra mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ottant’anni. Girando e rigirando pigramente sul web non ho trovato cenni, o anche solo semplici sussurri, a quel dieci giugno millenovecentoquaranta. Ottant’anni fa, inopinatamente, il regno d’Italia entrava in guerra. Potevamo fare come la Spagna, ma abbiamo fatto come… i Savoia: cominciata la guerra con uno e terminata accanto all’altro. Ma non è certo questo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Ottant’anni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Girando e rigirando pigramente sul <em>web</em> non ho trovato cenni, o anche solo semplici sussurri, a quel dieci giugno millenovecentoquaranta. Ottant’anni fa, inopinatamente, il regno d’Italia entrava in guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Potevamo fare come la Spagna, ma abbiamo fatto come… i Savoia: cominciata la guerra con uno e terminata accanto all’altro. Ma non è certo questo che desidero rimembrare.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcun’altro, invece, il quel periodo storico aveva già chiuso la partita, come il Belgio. Eppure una persona aveva meditato sulla sconfitta e non si era data per vinta. Compreso il quadro generale del drammatico evento che vedeva una nuova guerra civile europea, aveva capito che il nemico da cui guardarsi era ben altro.</p>
<p style="text-align: justify;">E dopo questa breve introduzione ecco quello che desidero riproporre: la prima parte dell’introduzione di Léon Degrelle ad un proprio libro tradotto e pubblicato in Italia, seppure in “due tempi”, negli Anni Settanta.</p>
<p style="text-align: justify;">Si ricordi che nel XX secolo Léon Degrelle è stato forse l’unico il quale si sia arruolato come Volontario, cominciando dal primo scalino come soldato semplice, per terminare la guerra, pochi anni dopo, con il grado di Generale di Divisione. Con tanto di onorificenze meritate sul campo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco la prima parte della prefazione a <em>Fronte dell’est</em>:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fronte “sovieto-belga”.</strong></p>
<p style="padding-left: 30px; padding-right: 30px; text-align: justify;">«Sono stato, nel 1936, il più giovane capo politico d’Europa. A ventinove anni, avevo fatto fremere il mio paese fin nelle sue più intime fibre. Centinaia di migliaia di uomini, donne, giovani, ragazze, mi seguivano con una fede e una passione totali. Avevo fatto entrare come un uragano al Parlamento belga dozzine di deputati e senatori. Potevo diventare ministro: non avevo che da dire una parola, entrare nel gioco dei partiti.</p>
<p style="padding-left: 30px; padding-right: 30px; text-align: justify;">Ho preferito proseguire, fuori del pantano ufficiale, la dura battaglia per l’ordine, la giustizia, la pulizia, perché ero posseduto da un ideale che non ammetteva né compromessi né spartizioni.</p>
<p style="padding-left: 30px; padding-right: 30px; text-align: justify;">Volevo liberare il mio paese dalla dominazione dittatoriale delle forze del denaro che corrompevano il potere, falsavano le istituzioni, insudiciavano le coscienze, mandavano in rovina l’economia e il lavoro. Al regime anarchico dei vecchi partiti, tutti sviliti da ammuffiti scandali politico-finanziari, volevo sostituire, legalmente, uno Stato forte e libero, ordinato, responsabile, che rappresentasse le reali energie del popolo.</p>
<p style="padding-left: 30px; padding-right: 30px; text-align: justify;">Non si trattava né di tirannia, né di “fascismo”. Si trattava di buon senso. Un paese non può vivere nel disordine, nell’incompetenza, nella irresponsabilità, nell’incertezza, nel marciume.</p>
<p style="padding-left: 30px; padding-right: 30px; text-align: justify;">Rivendicavo l’autorità nello Stato, la competenza nelle funzioni pubbliche, la continuità nelle imprese della nazione, un contatto reale, vivo, tra le masse e il potere, una concordia intelligente e produttiva tra i cittadini che, solo lotte artificiose separavano e opponevano: lotte di classe, lotte religiose, lotte linguistiche, tutte mantenute e alimentate con cura minuziosa perché costituivano la via stessa dei partiti rivali che, con pari ipocrisia, si contendevano teatralmente o si dividevano discretamente i vantaggi del potere.</p>
<p style="padding-left: 30px; padding-right: 30px; text-align: justify;">Mi sono scagliato, scopa in pugno, in mezzo a quelle bande corrotte che esaurivano la vigoria della mia patria.</p>
<p style="padding-left: 30px; padding-right: 30px; text-align: justify;">Le ho sferzate e flagellate, Ho distrutto, davanti al popolo, i sepolcri imbiancati sotto i quali esse nascondevano le loro turpitudini, i loro brigantaggi, le loro collusioni lucrose. Ho fatto passare nel mio paese un soffio di giovinezza e d’idealismo; ho esaltato le forze spirituali e le alte memorie di lotta e di gloria di un popolo tenace, lavoratore, appassionato alla vita» (Léon Degrelle, <em>Fronte dell’est. Periodo 1941-’42</em>, Versione italiana di Antonio Guerin, Sentinella d’Italia, Monfalcone 1978).</p>
<p style="text-align: justify;">Io, italiano, veneto, penso all’Italia. Il “pezzo” trascritto si presta a più letture e sarebbe fin troppo facile il “paragone all’italiana” da farsi con uno dei nuovi partiti dello stivale. Oggi non più nuovo e già nato ideologicamente molto vecchio. Oggi compromesso e destituito d’ogni credibilità. Ma, a ben vedere, lo era fin dall’inizio. Bastava volere capire chi fosse il suo vero capo e quali scheletri avesse da nascondere il suo finto promotore-imbonitore. Basta vedere, adesso, la deriva che porta ai sovietici e il denaro che da costoro arriva per comperare coscienze e paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimarremo in silenzio? A qualcheduno farà balenare una scintilla lo scritto di Degrelle?</p>

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		<title>Feldpost &#8211; Mario Michele Merlino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Mar 2017 08:19:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Punte di Freccia]]></category>
		<category><![CDATA[Leon Degrelle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi telefona Maurizio. E’ uscito presso Ritter, leggo gennaio 2016, Feldpost, appunti di un soldato politico, di Léon Degrelle. Ne ha curato l’introduzione, ci tiene a dirlo. Un segno di legittima civetteria, che da scrittore apprezzo; un gesto di cameratismo sincero. Quest’ultimo, merce rara, in tempi di degrado di uomini e idee di ciò che, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ereticamente.net/feldpost-mario-michele-merlino/">Feldpost &#8211; Mario Michele Merlino</a> proviene da <a href="https://www.ereticamente.net">EreticaMente</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mi telefona Maurizio. E’ uscito presso Ritter, leggo gennaio 2016, Feldpost, appunti di un soldato politico, di Léon Degrelle. Ne ha curato l’introduzione, ci tiene a dirlo. Un segno di legittima civetteria, che da scrittore apprezzo; un gesto di cameratismo sincero. Quest’ultimo, merce rara, in tempi di degrado di uomini e idee di ciò che, un tempo, si definiva ‘l’area’… Mi traccia rapido la natura – oltre che il contenuto – di queste novanta o poco più pagine. N’è entusiasta, come lo è Maurizio ogni volta che affronta un analogo argomento. C’è in lui il militante che sa riconoscere abbeverarsi trasmettere l’immagine di uomini e vicende che furono scontro di Titani, di guerrieri che seppero coniugare la crescita interiore con il gusto estremo del combattimento. Si parla dell’autore. Per ciascuno di noi incontrarlo divenne occasione mancata. ‘Non mi sentivo pronto ad affrontare la sua grandezza’, mi confida; meno nobile la mia, lo riconosco, motivazione…</p>
<p style="text-align: justify;">Sono in Spagna, a Barcellona. ‘Con le strade brulle e rosse’, come poetava Brasillach ne Il testamento di un condannato, 22 gennaio 1945, nella cella n.77 del carcere di Fresnes, quindici giorni prima d’essere legato al palo e, davanti a sé, le dodici bocche di moschetti avide del suo sangue giovane e generoso. E Barcellona mi affascina, mi intriga, tento penetrare in quelle atmosfere di vicoli aperti nella notte e di profumi e di spezie e di salmastro e di orizzonti da travalicare. E, poi, non sono solo. Da Madrid i camerati reclamano la mia presenza; mi attardo, prendo tempo. Mi sollecitano con il comunicarmi che c’è nella capitale Léon Degrelle. L’occasione mancata. Quando mi decido a partire, se n’è ritornato a Malaga. Oggi mi pento; allora le ondate ormonali della mia giovinezza trovavano compensazione e m’appagavano. (Ah! Ferdinand… lei finché vive, andrà tra le gambe delle donne a cercare il segreto del mondo!’ e come ho avvertito mia questa espressione di Céline).</p>
<p style="text-align: justify;">Feldpost. Il titolo ricorda la carta da lettere in dotazione ai soldati, il timbro è quello dell’esercito tedesco, della Wehrmacht. (Va ricordato come i volontari valloni, così come di altre nazionalità, indossino l’uniforme feldgrau in quanto, non essendo in guerra i loro paesi contro l’Unione Sovietica, non potrebbero accampare il ruolo di belligeranti e subire, di conseguenza, la medesima sorte delle bande partigiane). Dei foglietti ingialliti, scritti tra un combattimento e la caccia ai partigiani nelle foreste, tra una marcia nel fango o sul ghiaccio e il fragile e precario riposo in qualche isba o edificio dai vetri rotti, il freddo che penetra nelle ossa i pidocchi il nudo pavimento o una manciata di paglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Annotazioni rapide, vergate alla luce tenue di un mozzicone di candela, senza tempo e cura di dare loro migliore stile e maggiore respiro. Certo – e Maurizio l’evidenzia – non raggiungono l‘apice, la forza spirituale, l’aderenza tra la guerra interiore e quella che vede uomini contro, la capacità di coinvolgimento di cui ‘eccelle senza ombra di dubbio Militia’. Eppure esse appartengono, a pieno diritto, all’universo inflessibile e coerente di Degrelle, del soldato sul fronte dell’Est e, successivamente, dei decenni del lungo tormentato esilio in terra si Spagna. Sono, dunque, anch’esse la sua voce, una lezione di stile, un monito verso tutti coloro – in guerra e in quest’epoca fiacca e vile – che hanno deciso d’essere alto e altro modo. E, senza false ipocrisie imbecilli e con animo forse un po’ presuntuoso – consentitemi – ‘ci’ appartengono.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/03/feldpost-ritter-1.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-21827 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/03/feldpost-ritter-1-213x300.jpg" width="213" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">‘Sono qui – annota – perché l’ideale che mi bruciava alla partenza mi rende tuttora assai insopportabile l’atmosfera soffocante dall’odore di muffa del vecchio universo borghese che muore’. E, volgendosi al tramonto della propria esistenza, lo sguardo sereno e l’ampio sorriso (così mi appare in una fotografia con dedica), può dirci: ‘Ho voluto riempirmi l’anima di grandezza. E’ un cibo che costa caro. Ne pago il conto. La fortuna che ho avuto di seguire la mia vocazione, di forgiarmi un alto destino, compensa le più sferzanti amarezze. Considero, con gli occhi chiari, questa vita che mi ha dato un massimo di tormenti e di gioie. Ricapitolo. Ne valeva la pena. Sono felice Ma sì, sono felice’.</p>
<p style="text-align: justify;">Né beoti idioti né stucchevoli pessimismi – la vita si rende in dura e costante lotta. E, come insegnava Seneca: ‘Non chiedere agli dei una vita priva d’affanni, ma un animo grande’. In questa consapevolezza risiede la felicità possibile – e da non confondersi con quella che pretendono imporci, quasi fosse un dogma, con la Bibbia in mano e il cuore a forma di portafoglio. Ignota ai più, oscura profonda umile. Un dono in sé, un dono per gli altri. Ancora Degrelle, ancora in Feldpost. Sottoscrivo: ‘Virtù, grandezza, felicità, tutto ruota intorno a ciò: donarsi, completamente, sempre, fare ciò che si deve fare, coraggiosamente, con il massimo impegno, anche se l’oggetto del dovere è senza grandezza apparente. Ovunque si sia, in alto o in basso, civili o soldati, uomini o donne, il problema è esattamente lo stesso: è il dono che rende le anime limpide o le anime torbide e sporche’. Nietzsche avrebbe inteso ‘al di là del bene e del male’…</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1980, per le Edizioni di Ar, esce La nostra Europa. Anche questo libro di esile formato. Sono passati circa quarant’anni da quando Degrelle scrive gli appunti poi raccolti in Feldpost (settembre 1941-3 febbraio 1942); sono ormai quasi quaranta anni da La nostra Europa. Eppure, anche qui, parole simili a pietre, medesime le idee medesimi gli intenti… ‘Siamo qui per le battaglie di oggi, ma anche per quelle di domani. Siamo qui, perché nelle nostre trincee di ghiaccio si lotta, si vuole, si crede, ci si dona. Siamo qui, perché qui, almeno, si respira!’. E, ricordando l’esperienza del fronte, trentacinque anni dopo la fine del conflitto, poteva scrivere, fiero e sicuro: ‘Questo milione di Waffen SS doveva necessariamente comporre dopo la vittoria l’armatura della nuova Europa. Esse si accingevano a costituire la forza, il potere, lo spirito politico, la volontà dell’Europa unificata’. E così di seguito. D’altronde chi lo conosce, chi s’è accostato alla persona e ai suoi scritti, chi l’ha inteso e, soprattutto, s’è sforzato di farlo ‘suo’, non abbisogna di ulteriori citazioni, rimandi, richiami…</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2004, Edizioni Settimo Sigillo, pubblico Inquieto Novecento in collaborazione con l’amico Rodolfo Sideri. Un ‘buon’ libro, come avrebbe suggerito il Nietzsche di Ecce Homo, prossimo alla follia. Una sorta di antologia a dimostrazione come la cifra del ‘900, quella della cultura e non solo, appartenga a pieno diritto a quegli intellettuali – termine ambiguo e riduttivo – che furono ‘tentati’ dal Fascismo. E ne omettemmo tanti, per negligenza e spazio editoriale. E non casualmente, negli ultimi due capitoli compaiono le figure di José Antonio e del Capitano Codreanu e del D’Annunzio della epopea di Fiume e, va da sé, di Léon Degrelle. Uomini di idee; uomini d’azione che, a ben rendere, sono espressione di quel ‘realismo eroico’ che ci fu insegnato, quando eravamo ancora esili e timorosi adolescenti, ad apprezzare.</p>
<p style="text-align: justify;">La pietra spinta al fondo prende velocità, tracima con sé altre pietre, si trasforma in valanga… Da Inquieto Novecento sono trascorsi appena tredici anni – eppure fu libro che strappò giudizio più che lusinghiero a Giano Accame, per natura poco sollecito in complimenti. Il deserto… Un mondo in rovina, dove pochi ostinati e poche comunità sopravvivono, testimoni arditi ardenti di questa desolazione. Pubblicare Degrelle ha un senso? E sottolinearne la figura, come indica Maurizio, di ‘soldato politico’?</p>
<p style="text-align: justify;">Accostare il termine soldato a quello di politico… Ne rilevo bene il senso. Ci furono uomini – e fra costoro Léon Degrelle – che intesero come rivoluzionaria la guerra a cui donarono il corpo e vi gettarono l’anima. Disciplina interiore in primo luogo, non soltanto cieca obbedienza a ordini sovente ottusi (qui, lo so, prende il sopravvento lo spirito libertario e insofferente che mi ruggisce dentro!). Una Weltanschauung, il cui termine era caro ad Adriano Romualdi il cui mito della battaglia di Berlino, aprile 1945, difesa da Waffen SS europee e giovanissimi della HJ, avrebbe dovuto ridestare la gioventù e opporla ai miti internazionalisti della contestazione. Un andare oltre e sempre avanti per donare un Nuovo Ordine, quel Fascismo ‘immenso e rosso’ tanto caro a Brasillach…</p>
<p style="text-align: justify;">Sognare in grande, illusi forse, ridestarsi in un incubo. I soldati – dove sono? I politici – dove? Gli uni mercenari dei potentati finanziari; gli altri ‘camerieri dei banchieri’. E entrambi servi e non servitori.</p>
<p style="text-align: justify;">A conclusione del capitolo dedicato a Degrelle: ‘Eppure – o, proprio, per questo – la sua lezione di vita rimane in alcuni di noi il segno d’una speranza da mantenere e di una fierezza da proteggere. Insomma – Mi ricordo tre parole che un giorno avevo decifrato su una tomba di marmo nero giù a Damme in Fiandra, dentro una chiesa della mia patria perduta: Etsi mortuus urit’. E Maurizio conclude la sua introduzione così veemente e coinvolta: ‘Possiamo, forse, dubitare di un uomo così? Assolutamente no. Possiamo solo ascoltarlo e in silenzio. Seppur morto, egli arde… Ancora! Nonostante tutto. Nonostante tutti’.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Léon Degrelle, ultimo atto: l&#8217;amore per il fumetto e il libro “eretico” messo al rogo!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 May 2014 08:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fumetto d'Autore]]></category>
		<category><![CDATA[Leon Degrelle]]></category>
		<category><![CDATA[Libreria]]></category>
		<category><![CDATA[TINTIN]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco G. Manetti]]></category>
		<category><![CDATA[Fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[Storia del fascismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È possibile commettere “eresia” agli sgoccioli del XX secolo pubblicando un volume che tratta (anche se non solo) di fumetti? È pensabile in Europa vedere, a un passo dal 2001, un&#8217;odissea nello strazio di libri bruciati &#8211; come le streghe fra le fiamme americane di Salem? Sembrerebbe proprio di sì&#8230; Negli ultimi mesi della sua [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: right;" align="right">
<div style="clear: both; text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">È possibile commettere “eresia” agli sgoccioli del XX secolo pubblicando un volume che tratta (anche se non solo) di fumetti? È pensabile in Europa vedere, a un passo dal 2001, un&#8217;odissea nello strazio di libri bruciati &#8211; come le streghe fra le fiamme americane di Salem? Sembrerebbe proprio di sì&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi mesi della sua vita Léon Degrelle lavorò a una singolare e finale opera di saggistica. Decise di scrivere una sorta di quaderno di memorie – ricordi delle sue esperienze sociali e umane, del suo lavoro di giornalista, di opinionista e di editore, delle sue vicende politiche, militari e belliche. E nel farlo ebbe l&#8217;idea di usare come filo conduttore la sua amicizia con Hergé, il celeberrimo creatore del personaggio di Tintin – universalmente noto ancor prima che Spielberg decidesse di trarre da una delle sue avventure (“Il segreto dell&#8217;unicorno”) la pellicola cinematografica in animazione computerizzata lanciata nel 2011.</p>
<figure id="attachment_1137" aria-describedby="caption-attachment-1137" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/syldavia.png"><img decoding="async" class="wp-image-1137 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/syldavia-300x200.png" alt="La bandiera dell'immaginaria Sildavia " width="300" height="200" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/syldavia-300x200.png 300w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/syldavia-768x512.png 768w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/syldavia.png 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-1137" class="wp-caption-text">La bandiera dell&#8217;immaginaria Sildavia</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Dicevamo del “libro maledetto” di Degrelle che si vorrebbe colpito in eterno da una <em>damnatio memoriae</em> insieme al suo autore&#8230; Si tratta di “Tintin, mon copain”. Il libro fu finito di scrivere da Degrelle nel 1994 (l&#8217;anno della sua morte, che lo colse nella città di Malaga, nel suo esilio in terra spagnola) e sonnecchiò per sei anni nelle braccia di amici, simpatizzanti, camerati e confidenti, finché venne pubblicato “clandestinamente” nel dicembre 2000 dalle Editions Pélican d&#8217;Or, fantomatica casa editrice con sede a Klow, in Syldavie – come si legge sul frontespizio originale! La Sildavia (conosciuta anche come Regno del Pellicano Nero), con capitale Klow, è una fiorente monarchia balcanica&#8230; del tutto fittizia! Fu inventata dallo stesso Hergé nel 1938 per le ambientazioni mitteleuropee dell&#8217;episodio di Tintin intitolato “Lo scettro di Ottokar”, nella sua prima versione in bianco-e-nero, uscita quasi un decennio prima della ben più conosciuta versione a colori; questo Stato immaginario riappare in altre storie di Tintin.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;opera fu editata in 1000 esemplari irripetibili, più 25 a tiratura limitata (cartonate e numerate a mano da I a XXV, con allegata una cartella stampa con la presentazione del tomo). Il libro fu subito colpito dagli strali della Moulinsart SA (la società che detiene i diritti commerciali di Tintin) e della Foundation Hergé (l&#8217;organizzazione voluta dalla vedova dell&#8217;artista, che si occupa invece dei “diritti morali”): ne furono rintracciate, sequestrate e arse 850 copie per “violazione del <em>Copyright</em>” (impossibile infatti pubblicare senza permesso scritto degli aventi diritto qualsivoglia immagine concernente l&#8217;opera di Hergé senza rischiare querele e altre grane legali – e questo vale anche per Internet: basta dare un&#8217;occhiata all&#8217;ufficialissima Wikipedia, com&#8217;è “nuda” di immagini nelle voci riguardanti Remi e i suoi personaggi). Le restanti 150 (più 25) orfanelle di cellulosa si rifugiarono nelle catacombe e da allora vengono contese sul mercato del collezionismo – non solo del collezionismo “nostalgico”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la Rete è ben più potente della “censura”. Nel 2005 il libro di Degrelle fu scansionato e messo su Internet (ovviamente con tutti i dovuti, politicamente corretti e pessimi commenti, con tutto il contorno di sberleffi, pernacchie e smorfie scandalizzate di disgusto, e via dicendo), sia in versione integrale (che appare e riappare con andamento sincopato), sia in estratti. Finché nel marzo 2014 ecco spuntare a sorpresa la traduzione italiana su carta stampata, con “Il mio amico Tintin” delle Edizioni Astrid (distribuzione Ritter).</p>
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<p style="text-align: justify;"><strong>A Bruxelles, fra gli anni Venti e gli anni Trenta</strong> <a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/ISO-8859-15-Le_petit_vingti-C3-A8me_15_mai_1930.jpg"> </a></p>
<p style="text-align: justify;">Due vite in parallelo, quelle di Degrelle e Hergé, che solo occasionalmente si intersecarono, da colleghi più che da amici, all&#8217;ombra delle rotative e negli uffici di un importante quotidiano di Bruxelles. Tutto merito dell&#8217;abate Norbert Wallez. Il prete era infatti il direttore del giornale cattolico belga nazionalista e tradizionalista <em>Le Vingtième Siècle</em> (fondato nel 1895), e vi rimase in carica dal 1924 al 1933. Fu il religioso ad assumere fra i suoi collaboratori il disegnatore e fumettista Georges Remi, in arte Hergé (dalle iniziali del suo cognome e del suo nome – R. G. &#8211; lette come un acronimo in francese), proveniente dal mondo delle pubblicazioni dello scoutismo e creatore del personaggio di Totor (nel 1926). Il 1° novembre 1928 uscì il primo numero del supplemento settimanale del giornale <em>Le Vingtième Siècle,</em> rivista dedicata ai ragazzi: <em>Le Petit Vingtième</em>. Il giovane Hergé fu fin da subito la colonna dell&#8217;ebdomadario.</p>
<figure id="attachment_1138" aria-describedby="caption-attachment-1138" style="width: 196px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/ISO-8859-15-Le_petit_vingti-C3-A8me_15_mai_1930.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-1138 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/ISO-8859-15-Le_petit_vingti-C3-A8me_15_mai_1930-196x300.jpg" alt="La copertina del Petit Vingtième del 15 maggio 1931, appena finita la pubblicazione di “Tintin nel Paese dei Sovieti”" width="196" height="300" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/ISO-8859-15-Le_petit_vingti-C3-A8me_15_mai_1930-196x300.jpg 196w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/ISO-8859-15-Le_petit_vingti-C3-A8me_15_mai_1930.jpg 640w" sizes="(max-width: 196px) 100vw, 196px" /></a><figcaption id="caption-attachment-1138" class="wp-caption-text">La copertina del Petit Vingtième del 15 maggio 1931, appena finita<br /> la pubblicazione di<br /> “Tintin nel Paese dei Sovieti”</figcaption></figure>
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<p style="text-align: justify;">Non aveva ancora 22 anni quando, il 1° gennaio 1929, iniziò ad apparire a puntate sul periodico “Les aventures de Tintin, reporter du Petit Vingtième, au Pays des Soviets”, prima avventura in assoluto del giovane reporter col ciuffo biondo, l&#8217;unica a non aver mai avuto una versione a colori nel dopoguerra e l&#8217;ultima a essere tradotta in Italia – addirittura negli anni Novanta! Anche in Francia e in Belgio rimase piuttosto “nascosta”, dalla prima edizione integrale in volume del 1930 alla prima ristampa del 1973, fino al fac-simile del 1981 – appena un biennio prima della morte del disegnatore. “Tintin nel Paese dei Sovieti” è una spassosa, irriverente, impietosa e diretta (talvolta cruda) satira del regime stalinista e del comunismo. Da sbellicarsi dalle risate le sequenze in cui si vedono i progressisti europei in pellegrinaggio nel “paradiso dei lavoratori” &#8211; un “paradiso” che si rivelerà ben presto una patacca d&#8217;infimo conio. E infatti il nostro Hergé fu soprattutto un conservatore: appoggiò il “colonialismo illuminato” con “Tintin in Congo” e non si fece affascinare dal consumismo e dagli scintillii d&#8217;Oltreoceano, dimostrandolo a chiare lettere nell&#8217;episodio “Tintin in America”; negli anni della Seconda Guerra Mondiale rimase su posizioni piuttosto neutrali, preferendo dedicarsi anima e corpo alla sua arte espressiva, a quel linguaggio – il fumetto – del quale rimane tuttora uno degli indiscussi maestri e artefici. Hergé è l&#8217;inventore di quel particolare stile grafico chiamato “linea chiara”, un modo di disegnare che si ispira al movimento Liberty del principio del Novecento e al “giapponesismo”, che vede le sue muse negli autori dell&#8217;Impero del Sol Levante. Le caratteristiche di questa nuova scuola delle strisce disegnate sono la mancanza di sfumature, di tratteggi e di chiaro-scuri, con i contorni netti e precisi delle figure. Sulla scia di Hergé – anni più tardi – arriverà E. P. Jacobs con i suoi <em>Blake &amp; Mortimer</em>, e altri ancora fino ai giorni nostri. I fumettisti della <em>ligne claire</em> ripulivano così tanto le matite delle loro tavole (nella fase precedente all&#8217;inchiostratura), che arrivavano addirittura a bucare con la gomma il cartoncino, pur di raggiungere l&#8217;auspicata e pura essenzialità del tratto! Anche l&#8217;italiano Roberto “Magnus” Raviola (il disegnatore di <em>Alan Ford</em>, <em>Kriminal</em> e <em>Satanik</em>), nei suoi ultimi lavori – a partire da <em>Necron</em>degli anni &#8217;80 – si rifece “chiaramente” alla Linea Chiara franco-belga.</p>
<figure id="attachment_1139" aria-describedby="caption-attachment-1139" style="width: 191px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/wallez.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1139 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/wallez-191x300.jpg" alt="L'abate Norbert Wallez, direttore del XX Siècle" width="191" height="300" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/wallez-191x300.jpg 191w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/wallez.jpg 250w" sizes="(max-width: 191px) 100vw, 191px" /></a><figcaption id="caption-attachment-1139" class="wp-caption-text">L&#8217;abate Norbert Wallez,<br /> direttore del XX Siècle</figcaption></figure>
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Negli stessi mesi dell&#8217;esordio di Georges Remi sul settimanale per piccoli lettori del <em>Vingtième</em>, l&#8217;abate Wallez invitò nel suo nutrito staff editoriale un altro pezzo forte della cultura belga – stavolta come giornalista, inviato e commentatore per le colonne del quotidiano. Si trattava ovviamente dell&#8217;altrettanto giovane Léon Degrelle, nato nel 1906 (appena un anno prima di Hergé) a Bouillon e ancora studente all&#8217;Università. Sentiamo il particolare dell&#8217;incontro dalla viva voce del protagonista (capitolo II di “Tintin, mon copain”): <em>L&#8217;ultima delle mie piccole opere si intitolava “Jeunes plumes et vieilles barbes de belgique” </em>(nota: uno dei suoi primi scritti in volume, risalente al 1928)<em>. Evidentemente le vecchie barbe venivano maledettamente strigliate! Fu allora che un grande critico letterario che, beato, non portava la barba ma in compenso possedeva molto talento, Monsignor Schyrgens, notò il detto libretto. Con mio stupore, la domenica seguente, gli consacrò una recensione sensazionale proprio sul “XX Siècle”, dicendo che “promette molto bene questo giovane puledro che scalcia, scalpita e vuole saltare gli ostacoli! L&#8217;abate Wallez, curioso di conoscere quell&#8217;impetuoso puledro, mi invitò a passare nel suo ufficio di Bruxelles. In dieci minuti fu tutto sistemato: avrei continuato i miei studi universitari a Lovanio, ma sarei diventato redattore del suo quotidiano, scrivendo, dalla capitale studentesca, tutto quello che volevo. Decisione magnifica che, bruscamente, mi assicurava un vasto pubblico e, meraviglia per un giovanissimo studente, delle gradevoli pepite d&#8217;oro nel fondo del mio magro borsellino! Senza tardare, pubblicai sul “XX Siècle” un&#8217;inchiesta illustrata sulle catapecchie che avrebbe fatto un grande scalpore. Il Ministro belga del Lavoro ne sottolineò l&#8217;importanza prefazionando il volume che avrebbe raccolto, poco dopo, l&#8217;insieme di quei discorsi. Ero lanciato nella pampa dei papiri! Georges Remi, il debuttante Hergé, divenne istantaneamente mio amico”.</em></p>
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<p style="text-align: justify;"><strong>Dalla realtà al fumetto</strong></p>
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<p style="text-align: justify;">Secondo Degrelle, quando Hergé stava ancora dando un aspetto grafico definitivo al suo parto artistico, il reporter Tintin, fu proprio a lui che si ispirò – sia per quanto riguarda l&#8217;abbigliamento, sia per le caratteristiche del volto. C&#8217;è da dire, innanzitutto, che la “faccina” di Tintin è volutamente stilizzata, volutamente anonima. Si tratta di una delle più geniali invenzioni del fumetto, come linguaggio a se stante, trovata che fu sfruttata e portata alle massime conseguenze dagli autori della <em>Ligne Claire</em>. In una “faccina” così pulita e addirittura “ideale” come quella di Tintin (un semplice ovale dove gli occhi sono poco più che due punti, il naso una “virgola” e la bocca una sottile falce), TUTTI i lettori possono identificarsi, sognando di vivere insieme a lui le sue mirabilanti imprese da giramondo. Ma Degrelle, in alcuni ritratti e foto risalenti al 1927/28 pubblicati nel suo volume, a Tintin somiglia per davvero tantissimo – anche grazie al ciuffo sbarazzino inalberato in cima alla testa! E inoltre i pantaloni “alla zuava” di Tintin, indossati anche dagli Avanguardisti italiani, avrebbero avuto la loro fonte d&#8217;ispirazione in un costosissimo paio di pantaloni da golf che Degrelle sfoggiava proprio in quel periodo – facendosi ammirare dai suoi colleghi del giornale.</p>
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<figure id="attachment_1140" aria-describedby="caption-attachment-1140" style="width: 184px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/degrelle-ciuffo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1140 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/degrelle-ciuffo-184x300.jpg" alt="Il famoso ciuffo di Degrelle, in una foto del 1928!" width="184" height="300" /></a><figcaption id="caption-attachment-1140" class="wp-caption-text">Il famoso ciuffo di Degrelle, in una foto del 1928!</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Ma la serie delle “coincidenze” non è finita qua. Fra la fine del 1929 e gli inizi del 1930 Degrelle fu inviato in Messico per seguire da vicino la rivolta dei Cristeros contro le persecuzioni anticattoliche. Poi si spostò brevemente negli Stati Uniti e in Canada. Insieme ai reportage il giornalista Léon inviava in Belgio anche altro materiale cartaceo, tra cui copie di giornali su cui apparivano fumetti statunitensi, come Krazy Kat e Bibì &amp; Bibò. Il fumetto moderno in senso editoriale – inteso come allegato settimanale per i ragazzi all&#8217;interno di un quotidiano per adulti – nasce proprio in America, grazie a editori come Hearst e Pulitzer, alla fine dell&#8217;800; tanta fu la fortuna e la potenza di quel mezzo di comunicazione (e propaganda: basti pensare al ruolo che ebbe durante la guerra per Cuba!) che ancora oggi sui giornali USA vengono pubblicate strisce a fumetti giornaliere in bianco-e-nero (le cosiddette <em>daily strips</em>) e tavole a colori domenicali (le <em>sunday pages</em>), distribuite alle varie testate da apposite agenzie (le <em>syndications</em>) che ne detengono i diritti.</p>
<figure id="attachment_1141" aria-describedby="caption-attachment-1141" style="width: 209px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/degrelle-zuava.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1141 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/degrelle-zuava-209x300.jpg" alt="I pantaloni alla zuava (o da golf) indossati da Degrelle" width="209" height="300" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/degrelle-zuava-209x300.jpg 209w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/degrelle-zuava.jpg 689w" sizes="(max-width: 209px) 100vw, 209px" /></a><figcaption id="caption-attachment-1141" class="wp-caption-text">I pantaloni alla zuava (o da golf) indossati da Degrelle</figcaption></figure>
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A tal proposito racconta ancora Degrelle (capitolo III del libro su Tintin): <em>Fu lo stesso Hergé, sfidando gli odi del dopoguerra, ad avere il coraggio di riconoscere senza tentennamenti la filiazione degrelliana (del suo personaggio) in un&#8217;intervista rilasciata a “La Libre Belgique” del 30 dicembre 1973, dicendo: Ho scoperto il fumetto&#8230; grazie a Léon Degrelle! Questi era infatti partito come giornalista per il Messico, inviando al “Vingtième Siècle” non solo delle cronache personali ma anche (per inquadrare l&#8217;atmosfera) dei giornali locali in cui comparivano dei fumetti americani. Fu così che conobbi i miei primi comics”</em>.</p>
<figure id="attachment_1142" aria-describedby="caption-attachment-1142" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/krazy-kat.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1142 size-thumbnail" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/krazy-kat-150x150.jpg" alt="Una tavola del fumetto americano Krazy Kat del 1922" width="150" height="150" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/krazy-kat-150x150.jpg 150w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/krazy-kat-200x200.jpg 200w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-1142" class="wp-caption-text">Una tavola del fumetto americano Krazy Kat del 1922</figcaption></figure>
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Il quadro si completa qualche tempo dopo, quando nel 1931 le Editions Rex di Lovanio (Léon ne sarebbe diventato proprietario nel 1933) pubblicano il saggio di Degrelle “Histoire de la guerre scolaire 1879-1884”, a sostegno della scuola cattolica. Le illustrazioni, di fortissimo impatto visivo, in un bianco-e-nero abbagliante stupiscono ancora oggi per la loro atemporalità. Futurismo, espressionismo, razionalismo: difficile collocarle&#8230; E sono firmate Hergé, fin dalla copertina del volume. Per restare nel mondo del fumetto, quelle masse bianche che emergono da uno sfondo nero (e viceversa) non ricordano forse il celebratissimo “Sin City” di Frank Miller di oltre 60 anni dopo? Nella biografia di Remi che il francese Pierre Assouline scrisse nel 2003, il padre di Tintin ammetteva di non avere alcun rimorso per quella “scomoda” collaborazione, e di non volerla assolutamente rinnegare. Il destino gioca a volte scherzi incredibili! La “Guerre Scolaire” con la copertina di Hergé fu stampata da Casterman. Sì, proprio da quello che in futuro sarebbe stato l&#8217;editore delle raccolte in volume delle avventure di Tintin! Fra gli altri lavori di Hergé per la Rex di Degrelle si ricorda la copertina del libro “Le carnaval de Binche” di Alfred Labrique (1930).
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<p style="text-align: justify;"><strong>Il “Mio amico” sviscerato: prima e durante la guerra</strong></p>
<figure id="attachment_1143" aria-describedby="caption-attachment-1143" style="width: 210px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/histoire.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1143 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/histoire-210x300.jpg" alt="Frontespizio del libro di Degrelle “Histoire de la Guerre Scolaire” illustrato da Hergé" width="210" height="300" /></a><figcaption id="caption-attachment-1143" class="wp-caption-text">Frontespizio del libro di Degrelle “Histoire de la Guerre Scolaire” illustrato da Hergé</figcaption></figure>
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<p style="text-align: justify;">Il volume “Tintin, mon copain” si apre con una sentita dedica: <em>Alla memoria di mio fratello Edouard, assassinato, nella sua casa di Bouillon, davanti alle sue bambine, dagli epuratori belgi, l&#8217;8 luglio 1944; così come alla memoria di mia madre (che aveva quasi ottanta anni) e di mio padre, morti di stenti nelle prigioni dell&#8217;odio a Bruxelles, il 23 ottobre 1947 e l&#8217;11 marzo 1948.</em> Léon sta parlando di Marie-Louise Boever e di Édouard Degrelle e della loro indegna fine. Non può non venire in mente Brasillach e la sua amatissima madre tenuta in ostaggio perché il figlio si consegnasse alle nuove autorità&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro è organizzato secondo un ordine cronologico (non rigoroso) degli eventi, iniziando dal fatidico 1928. È diviso in otto parti che comprendono ben 41 capitoli, per un totale di 252 pagine – copertine comprese. La prima parte, “La nascita di Tintin”, si compone di cinque capitoli. Il primo, “Hergé e Totor al Vingtième Siècle”, parla degli albori dell&#8217;arte fumettistica di Georges Remi – fino all&#8217;arrivo al giornale diretto da Wallez. Il capitolo II (che si intitola “Re dei Papua, se occorre”<em>)</em> tratta del primo incontro fra Degrelle e l&#8217;abate Wallez. La vicenda dei fumetti americani spediti in Belgio viene narrata invece nel capitolo III, “La B.D. europea nasce in Messico” (B.D. sta per <em>bande dessinée</em>, ovvero “fumetto” in lingua francese; talvolta si scrive Bédé): si narra anche delle presunte analogie fra Milou – il buffo <em>fox terrier</em>di Tintin, sua inseparabile “spalla” dal carattere quasi umano – e il cagnolino che fungeva da mascotte nel reggimento tedesco della Prima Guerra Mondiale nel quale militava Adolf Hitler. “I calzoni da golf di Tintin” è il capitolo IV: è qui che Degrelle ci racconta delle origini degrelliane dell&#8217;abbigliamento del giovane reporter creato da Hergé. La storia della capigliatura di Tintin e dei lavori di Remi per la Rex è infine l&#8217;argomento del capitolo V, “Da dove è uscito il ciuffo?”
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<figure id="attachment_1144" aria-describedby="caption-attachment-1144" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/Rex.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1144 size-thumbnail" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/Rex-150x150.png" alt="La bandiera del Rex" width="150" height="150" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/Rex-150x150.png 150w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/Rex-200x200.png 200w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-1144" class="wp-caption-text">La bandiera del Rex</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">La seconda parte si intitola “I corrotti e le scope”, con riferimento alle sfilate del Rex in cui venivano issate scope e si ripulivano i marciapiedi, simbolo della volontà dei manifestanti di ripulire il sistema: altri cinque capitoli. Il VI, “Tintin dai Soviet”, a dispetto del titolo si occupa della figura femminile nella vita e nei primi lavori dei Hergé, e degli inizi della carriera dell&#8217;artista al <em>XX Siècle</em>. “La baracca politica” è il capitolo VII: qui il rapporto con Hergé entra in gioco solo in maniera incidentale, e al centro del discorso c&#8217;è la situazione politica, burocratica e sociale europea del dopoguerra – considerando anche i primi anni &#8217;90. Con il capitolo VIII, “L&#8217;arpionamento dei pescicani”, Degrelle descrive la nascita del suo movimento, il Rex: le prime adunate, i primi comizi, le lotte contro i bancari, contro la corruzione, contro il parassitismo (siamo intorno al 1935). “Il padrone nel fango” è il titolo del capitolo IX, in cui Degrelle si occupa del giro di denaro che comincia a vorticare intorno al <em>XX Siècle</em>, corrompendone l&#8217;animo. Arriviamo così al capitolo X, “I tre amici e la vittoria”, con le traversie economiche di Degrelle, Hergé e Paul “Jam” Jamin – un altro dei disegnatori di punta del <em>Petit Vingtième</em>, anche lui proveniente dall&#8217;universo cattolico/scoutista. A differenza di Remi, il fumettista Jam (1911 – 1995) ebbe numerosi e gravi problemi giudiziari dopo la guerra: fu incarcerato, condannato a morte, graziato e liberato nel 1952. Tutto questo per aver collaborato al giornale degrelliano <em>Le Pays Réel</em>, a partire dal 1936, e a <em>Le Soir</em> e <em>Brüsseller Zeitung</em> &#8211; cosiddetti “fogli collaborazionisti”. Nei decenni successivi alla libertà Jamin avrebbe firmato i propri lavori con lo pseudonimo di Alidor.</p>
<figure id="attachment_1145" aria-describedby="caption-attachment-1145" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/jam.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1145 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/jam-300x202.jpg" alt="Un disegno di Paul Jamin, collaboratore di Degrelle al Pays Réel" width="300" height="202" /></a><figcaption id="caption-attachment-1145" class="wp-caption-text">Un disegno di Paul Jamin, collaboratore di Degrelle al Pays Réel</figcaption></figure>
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“Tintin ai tempi della croce uncinata”, quarta parte del libro, comincia con il capitolo XVII (primo di quattro), “La fioritura di un divo”: gli inizi di Hergé (e del già citato Jam) a <em>Le Soir</em>, nel 1940, e l&#8217;inizio della Fama con la “F” maiuscola. Il capitolo XVIII – “Il caro prezzo di un naso adunco” – si occupa delle “grane” che dovette passare Hergé, soprattutto nel dopoguerra, con la pretesa di aver raffigurato “stereotipi giudaici” negli anni 1940/44 al <em>Le Soir</em>. “Seguito militare di Tintin nel paese dei Sovieti” è il titolo del capitolo XIX: Degrelle ricorda l&#8217;esperienza della campagna in Russia, della Legione Wallonie e della nascita della 28° <em>SS-Freiwilligen-Grenadier-Division der SS Wallonien</em>. L&#8217;argomento finisce in un campo minato con <em>I gas e i campi</em>, capitolo XX, dove non si parla soltanto dei campi tedeschi&#8230;“L&#8217;Hergé del 1940” è la terza parte del volume; si apre con il capitolo XI (primo di sei), “Lo spauracchio Hitler”, dedicato alla situazione politica europea prima del conflitto. “Il metodo Coué”, titolo del capitolo XII, fa riferimento alle tecniche di autosuggestione e di autoipnosi per migliorare se stessi introdotte dallo psicoterapeuta e farmacista francese Émile Coué fra gli anni &#8217;10 e gli anni &#8217;20 del secolo scorso; tecnica metaforicamente applicata un po&#8217; dovunque, secondo Degrelle, in senso antigermanico, come un mantra eterno. Nel capitolo XIII, “Il sonaglio oltre la morte”, l&#8217;attenzione si sposta al 1939 e alla collaborazione di Hergé al periodico <em>L&#8217;Ouest</em>, con le strisce “neutraliste” di Monsieur Bellum. Il capitolo seguente è il XIV: “Tintin, Germaine e il gatto siamese”. Siamo nel 1940, con i Tedeschi in Belgio e in Olanda: la popolazione, in parte inizialmente fuggita, torna a casa. Nel capitolo XVI, “Degrelle fucilato”, l&#8217;autore narra della falsa notizia della sua morte e di come riuscì a sfuggire alle esecuzioni di Abbeville, nel nord della Francia. “Tintin e Milou al Soir volé”, capitolo XVI, si occupa del periodo successivo alla fine della vita editoriale del <em>XX Siècle</em> e del trasferimento dei fumetti di Hergé sul quotidiano <em>Le Soir</em>.</p>
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<figure id="attachment_1146" aria-describedby="caption-attachment-1146" style="width: 220px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/uniforme.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1146 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/uniforme-220x300.jpg" alt="Degrelle in uniforme" width="220" height="300" /></a><figcaption id="caption-attachment-1146" class="wp-caption-text">Degrelle in uniforme</figcaption></figure>
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Si giunge dunque alla quinta parte, “Guai ai vinti”, che comprende cinque capitoli. Il XXI si apre con una domanda: “Chi ha vinto la Seconda Guerra Mondiale?” E soprattutto, a quale prezzo? Questo si chiede Degrelle, con stimolanti considerazioni a proposito di Roosevelt. Il capitolo XXII si intitola “Il Belgio in salsa Hitler”: i rapporti fra la Germania e Bruxelles. In “Hergé sotto chiave”, capitolo XXIII, si racconta la tragica storia delle epurazioni, delle vendette, delle uccisioni, delle umiliazioni &#8211; con le donne rasate, con le svastiche dipinte sulla fronte – scene già viste, anche in altri luoghi d&#8217;Europa&#8230; E la turpitudine continua nel seguente capitolo XXIV, “L&#8217;intolleranza assoluta”. Persino Hergé – che aveva mantenuto posizioni politiche di assoluta neutralità – fu brevemente incarcerato nel 1944! E nonostante il suo non-impegno con il Rex e con il nazionalsocialismo, Hergé non dimenticò i suoi colleghi che invece incapparano nelle rivalse e negli anni di galera, offrendo loro conforto e ospitalità (capitolo XXV, “Era terrificante! Terrificante!”).</p>
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<p style="text-align: justify;"><strong>Il “Mio amico” sviscerato: tacciono i cannoni</strong></p>
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<p style="text-align: justify;">Si giunge così al dopoguerra, al 1945, con la sesta parte, “L&#8217;Europa sotto il giogo” (due soli capitoli). Nel capitolo XXVI, “Un aereo precipita”, Degrelle ricorda tutte le sue imprese e tutte le sue disavventure nel periodo bellico: i combattimenti, le prigioni, le percosse, le torture, le fughe, il volo Norvegia/Spagna, il velivolo che cade – calandosi nei panni di una sorta di Tintin più realistico, in un mondo ben più pericoloso! “Nel paese dei 100.000 arresti” è il capitolo XXVII del tomo, in cui Degrelle efficacemente si difende dalle accuse di “crimini di guerra” che gli furono mosse.</p>
<p style="text-align: justify;">Di sei capitoli è composta la settima parte del libro, “Le maree dell&#8217;odio”. Nel capitolo XXVIII, “Hergé: vietato disegnare”, veniamo edotti sui guai che anche Georges Remi dovette passare nei due anni fra il 1944 e il 1946 per “sospetto collabarazionismo”, fino all&#8217;ottenimento del “certificato di civismo” necessario per poter continuare a lavorare in ambito editoriale. “Il consorzio Hergé” (capitolo XXIX) è la storia di come l&#8217;artista dovette adattarsi e piegarsi, dopo il 1946, per non rischiare di finire stritolato dalle accuse di razzismo, di rexismo &#8211; per non dire di “nazismo”; l&#8217;argomento continua nel capitolo XXX, “Tu ben parlato, missié” e si conclude con il capitolo XXXI, “Di destra? Di sinistra?” Nel capitolo XXXII (“L&#8217;uccello è volato via”) Degrelle abbandona ancora una volta la stretta disanima dei suoi rapporti con Hergé e torna a parlare delle sue esperienze personali: la fine della guerra e l&#8217;esilio in Spagna, con l&#8217;ospitalità di Franco. “Cinque rapimenti alla Tintin” (capitolo XXXIII) è una specie di breve romanzo di spionaggio! Degrelle sostiene di essere scampato a numerosi tentativi di sequestro, messi in atto da agenti del Mossad o da emissari “democratici” dal Belgio.</p>
<figure id="attachment_1147" aria-describedby="caption-attachment-1147" style="width: 215px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/forces.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1147 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/forces-215x300.jpg" alt="Una caricatura di Degrellenel le vesti di Tintin apparsa nel 1991 sulla rivista nazionalista francese Forces Nouvelles" width="215" height="300" /></a><figcaption id="caption-attachment-1147" class="wp-caption-text">Una caricatura di Degrellenel le vesti di Tintin apparsa nel 1991 sulla rivista nazionalista francese Forces Nouvelles</figcaption></figure>
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<p style="text-align: justify;">L&#8217;ottava e ultima parte di “Tintin, mon copain” si intitola “Hergé l&#8217;immortale” e si compone di ben otto capitoli. Nel mirino del capitolo XXXIV, “Le vecchie vendette”, ci sono i denigratori di Hergé e della sua opera che continuarono imperterriti a gridare contro di lui anche dopo il 1946, e ben oltre l&#8217;anno della sua scomparsa; stessa sorte, e stessi guai, toccarono a detta di Degrelle al papà letterario del Commissario Maigret, “Il rexista Simenon”, protagonista del capitolo XXXV. Nel capitolo XXXVI, “Gli ultimi sputi”, arriviamo agli ultimi anni di vita di Degrelle, e alle continue ignominie, non solo nei confronti del fondatore del Rex, ma persino del tutto sommato neutrale e innocuo Hergé. La banda di partigiani della resistenza belga, nominatosi <em>L&#8217;Insoumis</em>, pubblicò un libretto dove Remi era indicato come “collaborazionista” &#8211; con tanto di foto segnaletica. E &#8211; secondo le parole di Degrelle vergate nel 1994 &#8211; <em>nel Museo Nazionale della Resistenza di Bruxelles si può tuttora vedere il nome di Hergé affisso nella Galleria dei Traditori, sotto il numero 69</em>, definendolo un infame “rexista” (il documento è tratto dal libello partigiano di cui parlavamo prima). In “Tintin che sodomizza Milou” (capitolo XXXVII), Degrelle si occupa con disgusto delle “parodie pornografiche” di Tintin che circolavano negli anni &#8217;80 e &#8217;90. Nel capitolo XXXVIII, “Tintin da Buddha”, si parla dell&#8217;entusiasmo dell&#8217;ultimo Hergé per il misticismo orientale e del suo avvicinamento a quelle antiche religioni; e nel capitolo XXXIX, “Hergé consegnato agli psicanalisti”, l&#8217;obiettivo di Degrelle si allarga fino a comprendere l&#8217;animo malinconico dell&#8217;artista alla fine della sua vita. “Le querele di Fanny” (capitolo XL) è dedicato alla vedova Remi, Fanny Vlamynck, nata nel 1934, ex-colorista dello Studio Hergé e sua seconda moglie (i due si sposarono nel 1977); dieci anni dopo la morte dell&#8217;artista, Fanny si risposò con Nick Rodwell, un uomo d&#8217;affari britannico di quasi venti anni più giovane di lei; la coppia gestisce in maniera inflessibile tutti i diritti concernenti l&#8217;opera di Hergé, tramite la Moulinsart SA; nel 2009 hanno inaugurato il Musée Hergé (in tutta sincerità un capolavoro di architettura moderna e vero e proprio scrigno di tesori artistici) a Lovanie-La-Neuve in Belgio. L&#8217;ultimo capitolo, il XLI, “Tintin in Paradiso”, è una riflessione sulla morte e un saluto di Degrelle al suo amico, spirato il 3 marzo 1983 a Bruxelles. Il volume si chiude con una postfazione postuma, “La tomba del gigante”, in cui si spiega da parte degli ignoti curatori che le ceneri di Léon Degrelle, morto il 31 marzo 1994, furono disperse nei pressi del paese natale di Bouillon, in un luogo dove un bosco fu tagliato in modo da rappresentare tre rune: la Algiz (morte e vita), la Teiwaz (Dio e giustizia) e la Ansuz (eloquenza).</p>
<figure id="attachment_1148" aria-describedby="caption-attachment-1148" style="width: 214px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/degrelle-legge.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1148 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/degrelle-legge-214x300.jpg" alt="Un collage fotografico di Degrelle mentre legge quattro diversi album delle avventure di Tintin (dalla copertina di “Eu SS Tintim”, libro pubblicato in Portogallo)" width="214" height="300" srcset="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/degrelle-legge-214x300.jpg 214w, https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2014/05/degrelle-legge.jpg 309w" sizes="(max-width: 214px) 100vw, 214px" /></a><figcaption id="caption-attachment-1148" class="wp-caption-text">Un collage fotografico<br /> di Degrelle mentre legge quattro diversi album delle avventure di Tintin<br /> (dalla copertina di “Eu SS Tintim”,<br /> libro pubblicato in Portogallo)</figcaption></figure>
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<p style="text-align: justify;"><strong>Rex &amp; Remi</strong></p>
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<p style="text-align: justify;">Alcune considerazioni finali. Può sembrare che in alcune parti di “Tintin, mon copain” Georges “Hergé” Remi venga tirato un po&#8217; troppo “per la giacchetta”, seppur in virtù di un malcelato entusiasmo, più che per mero calcolo “politico”&#8230; E molte delle accuse rivolte contro Degrelle dai difensori di Hergé e del suo intoccabile “spirito democratico” si muovono proprio in questa direzione. Oppure si prendono per oro colato tutte le considerazioni, tutti i ricordi – persino tutti i momenti iperbolici e tutte le battute di spirito di Degrelle, paradossalmente soprattutto da parte dei suoi avversari ideologici, e Hergé viene senza mezze misure “fascitizzato”, chirurgicamente separandolo in qualche modo dalla sua opera – innegabilmente considerata straordinaria <em>erga omnes</em>. Siamo arrivati all&#8217;assurdo di un grande fumetto creato da un artista da disprezzare! In realtà Degrelle non tende mai ad arruolare con la forza il disegnatore nelle sue schiere, non lo consacra mai fra i martiri epurati, non lo inquadra realmente e univocamente sotto le bandiere del Rex. Addirittura lo difende dalle accuse di “collaborazionismo” e di “tradimento”, riproduce vignette non certo tenere nei confronti di Hitler &#8211; arrivando dunque ad allontanarlo idealmente da sé; per questo il rogo delle “pagine maledette” stona ancor di più. Perché forse dietro le fiamme ci sono solo un pugno di franchi in diritti d&#8217;autore&#8230; La vicinanza, una certa affinità, e forse un periodo di amicizia, se ci sono state, ci sono state – sembra dire Degrelle. Ma soprattutto ci fu un lavoro comune, in un giornale. E l&#8217;umanità. Perché, in fondo, “Il mio amico Tintin” è l&#8217;appassionata e coinvolgente storia di un Uomo, più che di un “rex”.</p>
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<p style="text-align: right;">Francesco G. Manetti</p>
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<p style="text-align: justify;">Léon Degrelle</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL MIO AMICO TINTIN</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Edizioni ASTRID, marzo 2014</p>
<p style="text-align: justify;">pagg. 252 &#8211; € 30,00</p>
<p style="text-align: justify;">brossurato – illustrazioni in b/</p>
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