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	<title>il borghese Archivi - EreticaMente</title>
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	<description>Cultura, Azione, Identità</description>
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	<title>il borghese Archivi - EreticaMente</title>
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		<title>Gli scritti evoliani per la rivista tedesca Antaios</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2019 15:32:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libreria]]></category>
		<category><![CDATA[antaios]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Evola]]></category>
		<category><![CDATA[Hans Thomas Hakl]]></category>
		<category><![CDATA[il borghese]]></category>
		<category><![CDATA[Julius Evola]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Siniscalco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La conoscenza come &#60;&#60;realizzazione&#62;&#62; viene indicata come una conoscenza che trasforma…&#8220; Il Mito, simbolo, iniziazione, spiritualità orientale e occidentale, metafisica del sesso, filosofia della temporalità sono alcuni dei temi affrontati da Julius Evola nei cinque articoli pubblicati su «Antaios», rivista tedesca diretta dallo storico delle religioni Mircea Eliade e dallo scrittore Ernst Jünger e che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>La conoscenza come &lt;&lt;realizzazione&gt;&gt; viene indicata come una conoscenza che trasforma…</strong>&#8220;</p>
<p style="text-align: justify;">Il Mito, simbolo, iniziazione, spiritualità orientale e occidentale, metafisica del sesso, filosofia della temporalità sono alcuni dei temi affrontati da Julius Evola nei cinque articoli pubblicati su «Antaios», rivista tedesca diretta dallo storico delle religioni Mircea Eliade e dallo scrittore Ernst Jünger e che rappresentò un grandioso cantiere intellettuale per la cultura conservatrice e antimoderna dell’Europa del Secondo dopoguerra, ora ripubblicati in italiano per &#8220;I libri del Borghese&#8221;, a cura di Luca Siniscalco, collaboratore della Fondazione Evola, redattore della rivista Antarès e collaboratore de &#8220;Il Giornale OFF&#8221;, con una presentazione del celebre studioso austriaco Hans Thomas Hakl, il quale riprendendo gli intendimenti di Jünger evidenzia la profondità della pubblicazione in essere:<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2019/06/S-2-5.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-35231 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2019/06/S-2-5-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>La rivista vuole servire la causa della libertà nel mondo. Un mondo libero può essere solamente un mondo dello spirito</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel decennio 1960-1970, inserendo le proprie riflessioni nella cornice mitico-simbolica del progetto editoriale tedesco, Evola affronta questioni fondamentali per comprendere il resto della sua opera – e, ancor più rilevante, il nostro presente. A prospettare una alternativa per la civiltà occidentale emerge la sua serrata critica alla modernità: letti in piedi fra le rovine, gli scritti di «Antaios» offrono uno sguardo acuto, di tipo metastorico, sulle fonti della Philosophia Perennis.</p>
<p style="text-align: justify;">Indice del testo:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Nota di Luca Siniscalco</li>
<li>Presentazione &#8211; Julius Eola e &lt;&lt;Antaios&gt;&gt;. Una storia editoriale di Hans Thomas Hakl</li>
<li>Introduzione &#8211; Uno sguardo mitico-simbolico. Le irradiazioni di Evola in &lt;&lt;Antaios&gt;&gt; di Luca Siniscalco</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Antaios (1960 &#8211; 1970):</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Il simbolo, il mito e la falsa strada dell&#8217;irrazionalismo (1960);</li>
<li>Virilità spirituale e simbolismo erotico (1962);</li>
<li>Sull&#8217;iniziazione (1965);</li>
<li>Temporalità e libertà (1968);</li>
<li>Del Mito dell&#8217;Occidente (1970).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Importante, in conclusione, la riflessione del curatore sulla dimensione mitico &#8211; simbolico, quale riferimento essenziale degli scritti evoliani, che ben si conciliano con l&#8217;ancora poco noto Mircea Eliade, nell&#8217;ambito della storia delle religioni. L&#8217;accezione dell&#8217;ermeneutica del filosofo tradizionalista si concentra ad un&#8217;azione di qualificata azione pedagogica, sempre in linea con la personale prospettiva, in ambito di interpretazione delle culture arcaiche, di natura solare ed apollinea:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Evola connette la dimensione del mito, del simbolo e dell&#8217;archetipo a un ordine superiore, super &#8211; reale, potremmo dire, oltre il dualismo razionale/irrazionale, negli spazi aperti dell&#8217;estensione noetica dell&#8217;essere</em>&#8220;.</p>
<p>La Redazione</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>

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			        </ul>
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		<title>Democrazia il problema a cura di Giovanni Sessa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2016 07:10:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alain de Benoist]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Sessa]]></category>
		<category><![CDATA[il borghese]]></category>
		<category><![CDATA[Libreria]]></category>
		<category><![CDATA[pagine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>LIBRI: GIOVEDI’ 16 GIUGNO A ROMA PRESENTAZIONE DI “DEMOCRAZIA IL PROBLEMA” A PALAZZO FERRAJOLI IL SAGGIO DI ALAIN DE BENOIST A CURA DI GIOVANNI SESSA &#160; Roma, 7 giugno 2016 – “Democrazia il problema”, il fortunato saggio di Alain de Benoist uscito in Francia nel 1982 ed oggi in Italia grazie alla volontà dell’editore Luciano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>LIBRI: GIOVEDI’ 16 GIUGNO A ROMA PRESENTAZIONE DI </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“DEMOCRAZIA IL PROBLEMA”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>A PALAZZO FERRAJOLI IL SAGGIO DI ALAIN DE BENOIST A CURA DI </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>GIOVANNI SESSA</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Roma, 7 giugno 2016 – <strong><em>“Democrazia il problema”,</em></strong> il fortunato saggio di <strong>Alain de Benoist</strong> uscito in Francia nel 1982 ed oggi in Italia grazie alla volontà dell’editore <strong>Luciano Lucarini</strong> che ha deciso di pubblicarlo per la collana de <em>“I libri del Borghese”</em>, a cura di <strong>Giovanni Sessa</strong>, sarà presentato a Roma giovedì 16 giugno, alle ore 17.30, presso Palazzo Ferrajoli, piazza Colonna 355.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni, nell’ambito della scienza politica, si è riacceso il dibattito intorno alla crisi della democrazia. Sul tema sono stati pubblicati moltissimi libri e sono state proposte soluzioni politiche disparate. La crisi della rappresentatività democratica si è trasformata nella sottrazione della sovranità politica ai popoli che, in tale sistema, dovrebbero essere i reali detentori del potere. A farci riflettere su quanto sta avvenendo e a proporre fattive soluzioni, contribuisce la nuova edizione di un volume di Alain de Benoist. Il libro rappresenta un momento significativo del percorso articolato e complesso del filosofo transalpino, caratterizzato, fin dagli esordi, da una certezza irrinunciabile: la critica radicale del liberalismo. Con <em>Democrazia, il problema</em>, de Benoist ha anticipato la profondità della crisi che viviamo, sia sotto il profilo politico che antropologico. Come ricorda nel saggio introduttivo Giovanni Sessa, la crisi della democrazia rappresentativa liberale, si accompagna alla più generale crisi del progetto moderno, storicamente incarnatosi nella volontà totalizzante della <em>ratio</em> illuminista e negli apparati della tecno-scienza. La fatica di de Benoist, in tal senso, lancia un appello accorato all’Europa perché ritrovi se stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Interverranno: <strong>Paolo Borgognone</strong> saggista e membro del Comitato Scientifico del CIVG<strong>; Giuseppe del Ninno</strong>,<strong> </strong>giornalista e scrittore; <strong>Giovanni Sessa</strong>, autore della prefazione e segretario della Scuola Romana di Filosofia politica.  Modererà l’editore <strong>Luciano Lucarini. </strong></p>

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		<title>Il caso Evola, Oltre il muro del tempo – Giovanni Sessa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2015 19:32:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Julius Evola]]></category>
		<category><![CDATA[gianfranco de turris]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Sessa]]></category>
		<category><![CDATA[il borghese]]></category>
		<category><![CDATA[Libreria]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>    Nei mesi scorsi, su queste pagine, abbiamo presentato a beneficio dei lettori i risultati dei convegni di studio che nel 2014, in occasione del quarantennale della morte di Julius Evola, si sono tenuti     in Italia per celebrarne degnamente la memoria. E’ giunto ora il momento di entrare, in modo più analitico, nelle tesi presentate [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">    Nei mesi scorsi, su queste pagine, abbiamo presentato a beneficio dei lettori i risultati dei convegni di studio che nel 2014, in occasione del quarantennale della morte di Julius Evola, si sono tenuti     in Italia per celebrarne degnamente la memoria. E’ giunto ora il momento di entrare, in modo più analitico, nelle tesi presentate dai relatori in quegli incontri. In questo senso, cominciamo richiamando l’attenzione su una prima pubblicazione, da poco nelle librerie per Pagine editore-Fondazione Evola, che raccoglie gli Atti della giornata di studio tenutasi l’11 giugno 2014 a Palazzo Ferrajoli in Roma. Si tratta del volume, <em>Julius Evola oltre il muro del tempo. Ciò che è vivo a quarant’anni dalla morte</em>, curato da Gianfranco de Turris (per ordini: 06/45468600, euro 12,00).</p>
<p style="text-align: justify;">     Il curatore muove da una constatazione preliminare: le opere di Evola, nonostante un ostracismo ideologico non del tutto superato, sono in continua ristampa in “edizione critica”. Sono state tradotte all’estero in molte lingue, dal russo, al greco, al ceco, finanche in bosniaco ed il dibattito intorno al suo pensiero è, oggi, quanto mai vivace: “<em>Quanti cosiddetti “grandi” della letteratura e della filosofia italiane sono regolarmente ristampati dopo la loro morte?</em>” (p. 9). Ben pochi.</p>
<p style="text-align: justify;">    Le quattro relazioni della giornata sono sostanziate da un atteggiamento esegetico che si situa oltre la sterile esaltazione agiografica, ma anche al di là del preconcetto demonizzante che, per troppo tempo, ha gravato sull’indagine critica del pensiero di Evola. Lo scritto che apre la silloge è di Marcello Veneziani il quale, fin dal titolo, torna a ribadire quella che, a suo parere, è l’essenza più profonda dell’<em>iter</em> speculativo ed esistenziale del pensatore, la sua <em>solitudine stellare. </em>Per il noto giornalista e scrittore il senso ultimo dell’evolismo va colto “<em>… nel complesso di un pensiero magico incentrato sul Principio della Tradizione</em>” (p.13), distante dalla tradizione italiana, persino dall’attualismo di Gentile, con il quale pur colloquiò in termini critici. Nelle opere del filosofo avviene l’incontro tra la cultura della crisi di matrice mitteleuropea e le tradizioni iniziatico-ermetiche d’Occidente e d’Oriente. Ciò, a dire di Veneziani, rende la sua Tradizione acefala, senza storia né continuità nel tempo, astratta e, per così dire, priva di Patria, oltre che di un effettivo riferimento alla trascendenza, in quanto centrata sull’idealismo trascendentale. Per questo, ancora oggi, “<em>Evola resta avvolto in un alone sinistro di silenzio astioso</em>” (p. 16), filosofo-dei-pochi, filosofo della <em>solitudine stellare</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">   Al contrario, Gennaro Malgieri attribuisce ad Evola un ruolo fondamentale, in quanto la sua lezione di vita e di pensiero rappresenta una sfida al totalitarismo del Pensiero Unico. La proposta del tradizionalista va letta come “rivoluzione spirituale” capace di far superare il senso di apatica impotenza rispetto allo stato presente delle cose, indotto dalla ideocrazia dominante. Egli, infatti, faceva conto sul “risveglio” di una minoranza attiva, i cui componenti fossero interiormente “signori di sé stessi”, nucleo portante di un possibile Nuovo Inizio. “<em>Cicli si chiudono e cicli si riaprono</em>” (p. 22), ricorda Malgieri. Quella di Evola è un’idea dinamica di Tradizione, essa “<em>…è veicolo per l’affermazione di un pensiero altro…per i tempi ultimi</em>” (p. 24), cui far riferimento in termini individuali e comunitari.</p>
<p style="text-align: justify;">    Diego Fusaro, giovane pensatore di formazione hegelo-marxista, allievo di Costanzo Preve, analizza l’antiamericanismo di Heidegger e di Evola, rilevandone prossimità e differenze. Entrambi colsero la medesima essenza di fondo dell’americanismo e del bolscevismo, e individuarono il pericolo della “morsa” americano-sovietica che stringeva l’Europa. Per Heidegger, in particolare, il comunismo, non rappresentò un’alternativa al capitalismo, in quanto come quest’ultimo inscritto nella storia della metafisica occidentale, anzi suo compimento. Americanismo e bolscevismo,  impegnati nella costruzione del <em>Gestell</em>, l’impianto della tecno-scienza, hanno reso mondo la “volontà di potenza”. Evola colse, in termini cronologici, prima di Heidegger, la comune essenza materialistica e massificante di americanismo e bolscevismo. Anzi, individuò profeticamente nel primo dei due fenomeni storici un tasso di maggiore pervasività spirituale. Il pericolo del comunismo era, invece, di tipo “fisico-fattuale”, rappresentato dall’uso della pura forza in termini storico-politici (possibili colpi di Stato nei paesi occidentali ecc.). La capacità di infiltrazione sottile del virus americano era, secondo il tradizionalista, indotta dall’uso dei mezzi di comunicazione di massa, dal diffondersi degli anglismi nelle altre lingue, nell’individuazione nell’<em>american way of life</em> quale punto apicale del progresso umano. Alla luce di ciò, Fusaro non comprende come il tradizionalista possa aver approvato l’adesione dell’Italia al Patto Atlantico, con il consenso parlamentare dell’MSI. Probabilmente, contestualizzando storicamente quel voto, la risposta avrebbe potuto trovarla: per poter costruire un nucleo di resistenza all’americanismo, era comunque necessario scongiurare il pericolo immediato, nel quale erano, purtroppo per loro, stati intrappolati altri popoli europei: l’espansione militare del bolscevismo. Per il giovane studioso, Heidegger ed Evola non avrebbero compreso il ruolo geo-politico dell’URSS, “forza frenante” dell’invasività capitalista. Forse lo avevano capito, invece, fin troppo bene. Conveniamo con l’autore, invece, rispetto all’attuale ruolo “catecontico” della Russia di Putin.</p>
<p style="text-align: justify;">   Andrea Scarabelli, attento lettore del <em>pensiero di Tradizione</em>, compie il proprio attraversamento del pensiero evoliano, inserendolo nelle problematiche toccate dalla <em>filosofia della crisi </em>e     rilevandone le differenze sostanziali, rispetto ad interpreti della stessa corrente di pensiero. E’ la crisi l’elemento discriminante che consente di pensare la Tradizione di Evola in termini dinamici “<em>&#8230;l’uomo deve riconoscere nella propria interiorità la controparte della crisi epocale e qui risolverla, operando – per così dire, alchemicamente – sulla realtà stessa, nella sua totalità</em>” (p. 64). La crisi è un’occasione alla quale l’individuo deve saper fornire una risposta al fine di propiziare un Nuovo Inizio: insomma la crisi è un compito che è possibile assolvere positivamente, a condizione che il proprio mondo interiore sia “<em>radicato nel mondo della Tradizione</em>” (p. 68), che rende impossibile qualsiasi sfaldamento o cedimento lungo il cammino.</p>
<p style="text-align: justify;">   Quattro saggi, quelli presentati, che prospettano accessi diversi al mondo ideale di Evola, testimoniando la sua complessità e la sua innegabile attualità.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Tratto da “il Borghese” ottobre 2015</strong></p>

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