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	<title>fascista Archivi - EreticaMente</title>
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		<title>Storie controcorrente: Giuseppe Solaro e il sogno della socializzazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 May 2019 13:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Socializzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;anno il 25 aprile è passato, intriso come sempre della sua immancabile retorica  strumentale, oligarchica, fondata sulla manichea divisione fra buoni e cattivi secondo la lettura che i &#8220;padroni del discorso&#8221; impongono da più di settant&#8217;anni. Adesso passata la sbornia delle celebrazioni vogliamo raccontare un&#8217;altra storia, quella di un giovane uomo a cui in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em>Anche quest&#8217;anno il 25 ap</em><em>rile è passato, intriso come sempre della sua immancabile retorica  strumentale,</em><em> oligarchica, fonda</em><em>ta</em><em> sulla manichea divisione fra buoni e cattivi secondo la lettura che i &#8220;padroni del discorso&#8221; impongono da più di settant&#8217;anni. Adesso passata la sbornia delle celebrazioni vogliamo raccontare un&#8217;altra storia, quella di un giovane uomo a cui in quei giorni venne barbaramente tolta la vita proprio da coloro i quali oggi vengono definiti &#8220;eroi&#8221;, e gli venne tolta solo perché schierato dalla parte sbagliata della storia, un uomo che non ebbe altra colpa che questa e che spese la sua esistenza in favore delle classi lavoratrici e dell&#8217;ideale della socializzazione.</em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo dalla fine, perché fu una fine tragica quanto virile ed eroica. Giorno 29 aprile del 1945,  un ragazzo poco più che trentenne, dallo sguardo limpido e sereno, senza timore della morte che di li a poco sarebbe sopraggiunta, sguardo di chi coerentemente lottò fino alla fine, di chi non si arrese all&#8217;inevitabilità della sconfitta, sguardo impetuoso di un rivoluzionario al servizio della giustizia sociale&#8230; Questo era lo sguardo di Giuseppe Solaro, un grande italiano ucciso da suoi compatrioti, un italiano ancora troppo poco conosciuto e ricordato. Ora facciamo qualche passo indietro per raccontare la sua storia. Solaro nacque da famiglia proletaria, il padre lavorava come ferroviere, egli però era portato per lo studio, quindi prese prima il diploma di geometra e poi si iscrisse nel 1936 alla facoltà di Economia di Torino allo stesso tempo aderendo ai GUF di cui in breve fu rappresentante cittadino. Dopo il primo anno di università però Solaro si arruolò volontario nelle Camicie Nere (Milizia volontaria per la sicurezza nazionale MVSN)  ed andò a combattere nella guerra in Spagna. Egli già aveva cominciato a scrivere  su alcune riviste a proposito di tematiche legate al lavoro ed all&#8217;economia, e continuò a farlo anche quando, rientrato definitivamente in Italia, si laureò nel 1940 e fu richiamato alle armi come Ufficiale di complemento in artiglieria.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2019/05/giuseppe-solaro.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-34497" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2019/05/giuseppe-solaro-300x123.jpg" alt="" width="623" height="256" /></a>Continuò nel frattempo anche la sua attività politica e giornalistica, così sempre nello stesso anno fondò il Centro Studi Economici e Sociali, scrisse anche sul quotidiano &#8220;La Stampa&#8221; di Torino e per il periodico della Federazione provinciale del PNF.  Nel 1943 aderì alla RSI e il 16 settembre dello stesso anno fu nominato Federale di Torino da Alessandro Pavolini, che lo ebbe sempre in grande stima. Solaro da questo momento inizia quella che sarà la sua principale lotta, ovvero quella per la socializzazione dei mezzi di produzione, lotta che lo porterà a scontrarsi con molti poteri e lobby sia esterne, sia purtroppo anche interne al Fascismo. Egli si occupò principalmente delle rivendicazioni degli operai della Fiat, che il 15 novembre di quell&#8217;anno si mobilitarono in uno sciopero, Solaro che sosteneva le loro richieste si recò personalmente allo stabilimento Mirafiori per parlare con gli stessi e nel dicembre su richiesta del PFR le autorità tedesche acconsentirono un aumento del 30% dei salari. In questo periodo Solaro fu in grado anche di evitare alcune rappresaglie in seguito ad attentati e violenze partigiane, questo andrebbe ricordato agli attuali manichei della storia. La sua lotta per la socializzazione delle classi lavoratrici del nord Italia lo pone come uno dei massimi esponenti della corrente rivoluzionaria e ortodossa del Fascismo che forse troppo tardi ritrovò la sua vera natura che dal sansepolcrismo giunge fino al Manifesto di Verona, una natura che però era stata spesso tenuta a bada oppure contrastata non solo dalle forze reazionarie del paese, ma anche dalle forze che si dicevano emancipatrici e che invece lavoravano in accordo con i grandi capitalisti sia nazionali che internazionali. Comunque per tornare a Solaro, egli si dedicò convintamente al sostegno della socializzazione, attraverso l&#8217;attuazione dei decreti ed allo stesso tempo organizzando fra i lavoratori dei corsi per far conoscere e spiegare i contenuti della nuova legislazione, fra questi si può ricordare il &#8220;Corso di preparazione dei lavoratori alla socializzazione&#8221; avviato nell&#8217;aprile del 1944. Solaro aveva un rapporto molto confidenziale e di immensa stima con il Duce, pare che egli fosse uno dei pochi a potersi recare sulle rive del Garda senza preavviso e in quel periodo del &#8217;44 ebbe a denunciare anche dei boicottaggi verso le sue iniziative di socializzazione da parte dei tedeschi in accordo con la Fiat, segnalando al contrario l&#8217;ottima ricezione avuta fra le classi lavoratrici:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">«Posso informare che il provvedimento di legge circa la socializzazione della produzione ha incontrato il favore dei lavoratori intelligenti, che vedono in questo equilibrato e ponderato programma sociale la salvaguardia a movimenti estremisti, che porterebbero al comunismo e cioè alla statolatria.»</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è un ottimo libro che ci sentiamo di consigliare, uno dei pochissimi che tratta puntualmente la biografia e le lotte di Giuseppe Solaro, ed è &#8220;Giuseppe Solaro. Il fascista che sfidò la Fiat e Wall Street&#8221; scritto da Fabrizio Vincenti, per chiunque voglia approfondire questa grande figura di socializzatore, di autentico fascista dal cuore rosso, vale la pena leggerlo. Ora torniamo a noi, siamo arrivati al 1945 e precisamente il 23 aprile Solaro diventa ispettore regionale per le Brigate Nere, da qui in avanti il suo percorso sarà esemplare e ci darà un idea di chi fu quest&#8217;uomo. Dopo la resa italiana, quando ormai anche il crollo della RSI sembrava impossibile da evitare i vertici militari decisero di lasciare Torino e riparare in Valtellina, l&#8217;indomito Solaro provò  inutilmente a convincerli a restare per opporre una  resistenza, perlomeno simbolica in città ai partigiani. Così egli decise comunque di rimanere ed organizzò una squadra di franchi tiratori intento a &#8220;fare di Torino un Alcazar&#8221; e bloccare l&#8217;avanzata partigiana almeno fino all&#8217;arrivo degli anglo-americani. Ormai però la smobilitazione era inevitabile ed egli a questo punto, con centinaia di franchi tiratori al suo comando compì un ultimo gesto di giustizia nei confronti di questi fedeli militi, infatti il 26 aprile ordinò di prelevare dalla Banca d&#8217;Italia una  somma di denaro sufficiente a pagare gli stipendi arretrati di tutti, ma avendola trovata chiusa diresse i commilitoni con un blindato verso la Cassa di Risparmio, a questo punto dopo un rifiuto del direttore sfondarono il cancello e prelevarono circa 17 milioni di lire; in seguito quando presso Casa Littoria gli fu contestato questo prelievo forzoso da parte dell&#8217;avv. Salza egli disse:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">&#8220;L&#8217;ho fatto io e ne assumo tutte le responsabilità&#8230; non potevo lasciare tutta questa gente alla mercè dell&#8217;uragano&#8221;&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">così consegnati gli stipendi egli decise la smobilitazione che era ormai inevitabile delle Brigate Nere di Torino, ma non si unì alla colonna in partenza riparando appunto insieme con altri camerati nel consorzio agrario, che era poco lontano da <em>Casa Littoria,all&#8217;insaputa anche di alcuni </em>famigliari, infatti mentre il fratello Ferdinando recatosi in federazione lo aveva pregato di unirsi alla gente in fuga, l&#8217;altro fratello Adriano che si era già unito alla colonna lo aspettò inutilmente fino all&#8217;ultimo. Comunque nonostante la smobilitazione delle Brigate Nere alcuni gruppi di franchi tiratori rimasero dando filo da torcere ai partigiani e seguendo così alla lettera il piano di Solaro di difendere ad oltranza la città. Solaro, come abbiamo detto, aveva riparato con altri camerati nel consorzio agrario di via Mario Gioda 22 ,vicino sia a casa Littoria che alla caserma Podgora, ma proprio qui la mattina seguente a seguito di una soffiata il gruppetto fu catturato dai partigiani e portati alla caserma Bergia.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2019/05/Solaro2.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignright wp-image-34494 size-full" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2019/05/Solaro2.jpg" alt="" width="220" height="168" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ora purtroppo è necessario, come in un movimento circolare, tornare all&#8217;inizio del nostro racconto, ovvero alla fine coraggiosa, immortalata per sempre in una stupenda foto, di questo giovane grande italiano, avvenuta il 29 aprile del 1945. Egli fu sottoposto a sommario processo avvenuto a porte chiuse, di cui non ci sono verbali ma di cui sappiamo che la sentenza fu la condanna tramite impiccaggione, egli che spesso aveva evitato inutili rappresaglie da parte dei tedeschi  ed aveva lottato per la giustizia sociale e l&#8217;emancipazione della classe lavoratrice adesso subiva, forse proprio per la sua vicinanza a certi ideali, un trattamento ingiusto e bestiale,ma del resto sappiamo come le pagine della resistenza siano piene di fatti simili&#8230;scrisse un ultima lettera alla moglie Tina  che recita:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">«Cara Tina, prima di morire ti esprimo tutto il mio amore e la mia devozione. Sono stato onesto tutta la vita e onesto muoio per un’idea. Che essa aiuti l’Italia sulla via della Redenzione e della costruzione. Ricordami e amami, come io ho sempre amato l’Italia. Cara Tina, viva l’Italia libera, viva il Duce! Tuo Peppino.»</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno dopo la sentenza come abitudine partigiana fu portato in processione per le vie cittadine, in questi momenti è stata scattata la celebre foto in cui egli con sguardo fiero e sereno affronta la morte imminente, sapendo di aver combattuto per le sue idee fino alla fine da uomo libero, crediamo senza rimpianti ne rancori perchè questo ci dice quella foto.  In seguito fu condotto in via Vinzaglio dove nove mesi prima erano stati impiccati quattro partigiani in rappresaglia al ferimento di un ufficiale della RSI. Ma Solaro non aveva alcuna responsabilità per i quattro partigiani che erano stati impiccati. Qui l&#8217;esecuzione fu cruenta, Solaro fu impiccato una prima volta ma il ramo si spezzò ed egli rimase in stato di semi-incoscienza, quindi fu impiccato una seconda volta ed alla fine il cadavere fu nuovamente portato in processione per le strade e infine gettato nel fiume Po dal Ponte Isabella. Ma lo scempio non era ancora finito, così dalle rive ci fu un barbaro tiro al bersaglio sul cadavere. Poi fu ripescato, messo in una bara e portato via.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2019/05/03-Solaro-pochi-istanti-prima-dellesecuzione.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignright wp-image-34493 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2019/05/03-Solaro-pochi-istanti-prima-dellesecuzione-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /></a>Oggi è sepolto al cimitero monumentale di Torino presso il sacrario dei <em>Caduti della Rsi (terza ampliazione sud est, scomparto 539) </em>, dove riposa sotto lo stemma della Repubblica Sociale. Quella foto però non può e non deve essere solo un motivo di ricordo nostalgico, perchè la lotta e le idee di Solaro sono assolutamente attuali, egli infatti oltre alla sua immagine pulita e coraggiosa ci lascia in eredità anche le sue battaglie e le sue idee sulla sovranità monetaria, sull&#8217;Europa, sulla lotta a favore della liberazione dei  popoli dalla  tecnocrazia finanziaria che noi oggi sperimentiamo in tutta la sua aggressività usuraia&#8230;  Quindi oggi più che mai possiamo riscoprire questo &#8220;fascista immenso e rosso&#8221;  che è stato Giuseppe Solaro, che merita di essere debitamente ricordato e amato come lui amò l&#8217;Italia, merita di essere riconosciuto come un grande socializzatore e fra i migliori esponenti della parte più pura, rivoluzionaria ed ortodossa del Fascismo, è doveroso altresì ristudiare la sua opera oggi che i problemi dell&#8217;economia gravano come mai sul paese, forse quella &#8220;terza via&#8221; che il Fascismo cercò con alti e bassi di incarnare, quel socialismo nazionale che guardava oltre il capitalismo liberale occidentale ed il capitalismo di stato sovietico è ancora oggi una possibilità che se attualizzata alla situazione odierna potrebbe rappresentare una strada maestra da seguire.  Giuseppe Solaro fu fedele sempre all&#8217;Idea per la quale morì pur avendo occasione di salvarsi, un esempio che va al di là di ogni appartenenza ideologica soprattutto in un mondo, come quello in cui viviamo, caratterizzato da edonismo individualista e nichilismo di massa, in cui parole come sacrificio, senso dell&#8217;onore, fedeltà, coraggio, sembrano solo fantasmi di un passato lontano che pure, in qualche modo, pensiamo possano essere ancora presenti, almeno a livello sommerso e potenziale, nel carattere della migliore italianità di cui il patriota Solaro fu fulgido esempio.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Scritto da:  Stefano Savo</em></strong></p>

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		<title>Gli immigrati africani si ribellano ai loro sinistri benefattori</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2018 07:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo so, comprendo i palati fini che vorrebbero articoli di alto profilo culturale, ma siamo ancora in campagna elettorale, che lo vogliamo o meno, anche per gli irriducibili astensionisti. Grazie al rosatellum, che ha mantenuto lo stesso colore epidermico del porcellum, l’Italia è ingovernabile fino a data da definirsi. Potremmo continuare a rinfocolare il nostro [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Lo so, comprendo i palati fini che vorrebbero articoli di alto profilo culturale, ma siamo ancora in campagna elettorale, che lo vogliamo o meno, anche per gli irriducibili astensionisti.</p>
<p align="justify">Grazie al rosatellum, che ha mantenuto lo stesso colore epidermico del porcellum, l’Italia è ingovernabile fino a data da definirsi.</p>
<p align="justify">Potremmo continuare a rinfocolare il nostro atavico malcontento popolare con le solite lamentele da cornuti e mazziati dal governo ladro di turno &#8211; che non sto qui a ripetere perché ovvietà su ovvietà, non meno ripetitive della vacuità delle vacuità quale è diventata la democrazia – ma non possiamo non commentare quanto sta accadendo a Firenze, in una delle ultime roccaforti sinistre, sinistrate dal voto populista e oggi dalla marea nera che la travolge di sputi e insulti razzisti.</p>
<p align="justify">I LeUrci, i piddementi e i centri a-sociali, loro braccio armato di bombe ripiene di chiodi, si sono dimostrati del tutto incapaci di comprendere l’andazzo nelle loro centrali di potere. Convinti di avere in pugno intere città e i loro abitanti, storici elettori dessinistra, Macerata docet, hanno pensato bene di scaricare su di loro un bel po&#8217; d&#8217;immigrazione africana clandestina, attraverso prefetti compiacenti, sicuri che il bravo teleguidato piddino, istruito da Repubblica, Crozza, Fazio e Littizzetto, non avrebbe avuto niente da ridire.</p>
<p align="justify">Ed ecco i risultati delle politiche che consegnano il paese reale a Lega e M5S.</p>
<p align="justify">Lo spargere veleno antifascista ha sortito un altro effetto inatteso: la comunità senegalese (300 individui), si ribella a Firenze contro l’amministrazione sinistra dopo l’omicidio di un suo connazionale.</p>
<p align="justify">Si trattava di un venditore ambulante, abusivo, freddato da un italiano ridotto alla disperazione economica da parte dello Stato-mafia, che invece di suicidarsi, come aveva premeditato, ha sparato, senza nessuna velleità razzista, come confermato dagli inquirenti, al primo malcapitato di passaggio sul Ponte Vespucci.</p>
<p align="justify">Il Senegal-clan spalleggiato dagli immancabili centri sociali e sigle sindacali al seguito &#8211; che se la prendono violentemente con il rosso sindaco Nardella che li dovrebbe rappresentare &#8211; ha marciato come un&#8217;orda nera contro gli stessi che li hanno sempre difesi a scapito della legittima difesa del popolo italiano.</p>
<p align="justify">L’ironia supera di gran lunga la tragedia.</p>
<p align="justify">Dai video che circolano in rete si sentono gli integratissimi senegalesi che vomitano odio nei confronti di noi italiani al grido di: “FASISTI, FASISTI!”</p>
<p align="justify">Noi ci chiediamo: cosa sanno del fascismo tali personaggi incazzati neri?</p>
<p align="justify">Cosa gliene frega dell’arte di Firenze, del Rinascimento, del turismo nazionale e internazionale, degli Uffizi, quando spaccano vetrine e danneggiano beni pubblici che i cari elettori di sinistra e non solo, dovranno poi rifondere attraverso le loro tasse.</p>
<p align="justify">Il giocattolo dell’antagonismo nero pilotato dai sinistrati è fuori controllo?</p>
<p align="justify">Inutile ricordare che il caso contrario avvenne a Torino, tragedia per la quale si mossero solo gli attivisti della Lega. Al mercato di libero scambio Barattolo un italiano di 52 anni, venditore ambulante regolare, fu ammazzato con un taglio alla gola da un nigeriano di 27 anni, il 15 ottobre del 2017, abbandonato sul cemento in un lago di sangue, sgozzato come i nigeriani sgozzano le capre negli slums di Makoko.</p>
<p align="justify">Il Poliscriba</p>
<p align="justify">Fonte immagine</p>
<p align="justify">agenziaimpress.it</p>

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		<title>Anche “Mio padre era fascista” – Enrico Marino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2016 08:45:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Enrico Marino]]></category>
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		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[generazione]]></category>
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		<category><![CDATA[padri]]></category>
		<category><![CDATA[pierluigi battista]]></category>
		<category><![CDATA[Storia del fascismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Leggo sul Corriere della Sera del 23 gennaio, la recensione di Aldo Cazzullo del libro di Pierluigi Battista dal titolo: “Mio padre era fascista”. Questo incipit per il sensibile Cazzullo è come “un pugno nello stomaco” perché illumina crudamente la “doppiezza” di quella figura paterna che il figlio Pierluigi così descrive: “Mio padre erano due. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Leggo sul Corriere della Sera del 23 gennaio, la recensione di Aldo Cazzullo del libro di Pierluigi Battista dal titolo: “Mio padre era fascista”.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo incipit per il sensibile Cazzullo è come “un pugno nello stomaco” perché illumina crudamente la “doppiezza” di quella figura paterna che il figlio Pierluigi così descrive: “Mio padre erano due. C’era mio padre integrato. E c’era quello apocalittico. C’era il borghese tranquillo che osservava con orgoglio una sua rigorosa etica del lavoro. E c’era il fascista sconfitto e piagato che rimuginava senza sosta, nel suo foro interiore, risentimento e rabbia. C’era il conservatore e c’era il ribelle. C’era il professionista di successo, l’avvocato stimato nel mondo forense, che esibiva con fierezza la sua casa arredata con gusto tradizionale, la sua famiglia numerosa, i simboli del benessere. E c’era l’uomo intimamente devastato da una storia che lo aveva condannato, tormentato da un dolore indicibile, schiacciato da un’ombra pesante, mangiato dentro da un’ossessione che non lo abbandonava mai. C’era l’italiano solare, socievole, spiritoso, con un senso dell’umorismo che mi piace ricordare ancora arguto e sottile. E c’era un uomo, mio padre, divorato dal suo lato notturno, esacerbato, cupo, talvolta lugubre.”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non leggerò il libro di Battista. Francamente me ne frego dei turbamenti e dei rimpianti di Pierluigi tanto quanto delle sue gioie o delle sue riconciliazioni postume con la memoria del padre. Anzi, confesso che queste sue personali emozioni, insieme al compassionevole e patetico panegirico che ne fa Cazzullo, mi indispongono.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche mio padre, nato negli anni ’20 e cresciuto sotto il Fascismo era rimasto legato a quell’idea, a quella concezione di una società operosa e frugale, ordinata, asciutta, essenziale. Era l’idea di un fascismo assimilato con l’educazione e gli studi e che gli ricordava gli anni della giovinezza. Tanti, come lui, restarono legati a quell’esperienza, a quella stagione nella quale s’erano formati.</p>
<p style="text-align: justify;">Io, invece, diventai fascista nonostante la stagione della mia giovinezza fosse percorsa da un antifascismo grottesco e di seconda mano e diventai fascista con rabbia e convinzione, oltrepassando di molto mio padre in oltranzismo politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, anch’io ho vissuto le esperienze descritte da Battista, ma senza lacerazioni famigliari, anzi sempre amando e rispettando mio padre, leggendo lo sgomento e il disappunto nei suoi occhi, ma anche vivendo intimamente il travaglio e la rabbia rispetto alla realtà ostile e aliena che ci circondava.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella lacerazione tra l’essere cittadini di un Paese che ci rinnegava, tra il nostro agire nel quotidiano, il lavoro e la famiglia e il nostro impegno civile e politico era un tormento che ha accompagnato tutti i nostri anni dal ’69 in poi.</p>
<p style="text-align: justify;">A differenza di Battista, infatti, io non avevo scelto la parte a lui opposta, non militavo contro mio padre né mi vergognavo del suo passato. Non solo perché non ci si vergogna mai dei propri padri, dei loro limiti, dei loro errori e della loro povertà, ma anche perché non avevo nulla di cui vergognarmi.</p>
<p style="text-align: justify;">Mio padre non aveva mai ucciso, picchiato e minacciato nessuno. Non aveva mai impedito a qualcuno di esprimere le sue idee. Non aveva mai rubato, corrotto e truffato nessuno. Ma soprattutto non s’era mai venduto, non aveva mai rinnegato e nutriva le stesse idee che aveva da ragazzo. Senza covare propositi di rivincita, ma senza pentirsi di nulla e si dichiarava di destra senza rancori.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia generazione aveva letto di quei “giorni terribili seguiti alla guerra civile” di quelle “scene da girone dantesco: i prigionieri di Salò in catene che sfilano tra due ali di folla che li insulta, li minaccia, rifiuta loro un sorso d’acqua, sputa, tira sassi. E poi la prigionia a Coltano, il compagno falciato dai mitra dei vincitori solo per essersi avvicinato ai reticolati, Ezra Pound nella «gabbia del gorilla»” e ne aveva ricavato tutta l’avversione possibile verso quella mattanza chiamata pomposamente “Liberazione” e i suoi artefici patibolari.</p>
<p style="text-align: justify;">A noi sono toccati i loro epigoni, una schiatta di nuove leve dell’assassinio, senza neppure l’alibi dei loro padri che avevano conosciuto la guerra. No, questi erano cresciuti nella bambagia, erano i figli del boom economico e molti di loro come Battista provenivano da famiglie agiate. Ma erano già marci dentro, inquinati dalle infezioni provenienti d’oltre oceano che qui avevano ulteriormente contaminato coi veleni del comunismo e della farsa resistenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Era la generazione dei Mughini, Cerami, Mazzantini, Sofri, Ferrara, Capanna, Liguori, Ardito, Strada, Toscani e tantissimi altri, troppi per poterli elencare in una pagina. La generazione che tornava a casa rauca dal corteo in cui aveva urlato “Lollo libero” e ignorava le carte del processo, da cui si deduceva con chiarezza che Lollo e gli altri compagni erano responsabili del rogo di Primavalle. Mentre “…i padri della patria antifascista non erano turbati da nessuna scossa, da nessun soprassalto emotivo, da nessun senso di sconfinata ingiustizia per la morte atroce di un bambino bruciato vivo, solo perché era figlio di un fascista.”</p>
<p style="text-align: justify;">Passati quegli anni, costoro si sono integrati nel sistema che avevano finto di combattere, ma molti non hanno rinunciato alla loro pratica di odio e di settarismo. Sono tutti quelli per i quali “uccidere un fascista non era reato” e lo hanno messo in pratica vigliaccamente ma, senza fare i conti con quel passato, oggi chiedono sanzioni e pretendono divieti per le commemorazioni di vittime innocenti come Sergio Ramelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa generazione di malnati e malvissuti mi indigna, mi fanno ribrezzo le loro storie, disprezzo tutto di loro, anche i loro ripensamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">E leggendo quanto Cazzullo scrive: “E alla fine anche chi non ha alcuna accondiscendenza per il fascismo nelle sue varie forme — il regime, Salò, la nostalgia — finisce per provare simpatia per questo padre pieno di humour e di amore frustrato per l’Italia e per i propri figli.”, ho pensato che io, invece, per quei figli e per tutti i loro compagni non proverò mai simpatia né comprensione.</p>
<p style="text-align: justify;">Alle spalle di quella generazione ci sono troppe sigle criminali, troppa violenza gratuita, troppa vigliaccheria atavica, c’è una mitologia fasulla confezionata da migliaia di voltagabbana, ci sono fatti di sangue e vergogne che non si possono dimenticare.</p>
<p style="text-align: justify;">E se a Fiuggi, Battista, osservando la fine del mondo del padre e dei “decenni della marginalità voluta come simbolo di fedeltà a se stesso”, finalmente ha trovato sfogo al suo senso di colpa, al rimpianto per non aver siglato in vita la riconciliazione col padre fascista, io trovo invece una ragione in più per maledire anche quella classe politica che, confondendo miserabili farse con tragiche grandezze, ha tradito e svilito la storia di un’intera comunità, di chi la fece e di chi la patì.</p>

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