23 Febbraio 2026
Giornata del Ricordo

Sobrietà e misura per il Giorno del Ricordo?? NO, grazie. – Maria Cipriano

È l’ennesimo sfacciato eufemismo -immaginiamo proveniente da chi- di chi da almeno due decenni da quando fu istituito tardivamente, ma meglio tardi che mai, il Giorno del Ricordo nel 2004, sta cercando di tutto per glissare, aggiustare, sminuire, temperare, oscurare, adombrare, minimizzare, banalizzare la tragedia degli italiani sul nostro Confine Orientale.

Lasciando perdere i soliti ragazzini ignoranti, imbeccati dagli adulti che ne tirano i fili come marionette, hanno provato a togliere di mezzo per bocca di storici allineati, professori e giornalisti amici e compiacenti questo giorno fastidioso che tanto rompe le scatole alla vulgata e ai suoi divulgatori: non ci sono riusciti. Hanno provato a tacciarlo di essere une commemorazione fascista frequentata da fascisti: non ci sono riusciti. Hanno provato a dire che i morti eran tutti fascisti, inizialmente solo qualche centinaio, aumentato poi, bontà loro, a “qualche migliaio”: non ci sono riusciti. Hanno provato a buttare tutte le colpe sul Fascismo e sull’occupazione della Jugoslavia da parte di Mussolini: non sono riusciti nemmeno a questo. Hanno provato a mettere in piedi libri e conferenze di ricercatori che hanno ricercato ben poco in verità, eppure son partiti in quarta con la pretesa di trattare l’argomento, inneggiando all’obiettività e alla completezza storica, quando proprio i vuoti e le falle macroscopiche, logiche prima che storiche delle loro trattazioni hanno lasciato poco convinti perlomeno i lettori che si attestano al di sopra del parco buoi.

E dunque il Giorno del Ricordo per nostra fortuna è rimasto inalterato al suo posto, instancabilmente lì a dare fastidio ai suoi nemici ogni 10 febbraio, e, forse, anche per il resto dell’anno, visto che la sua cupa ombra pare si allunghi più che accorciarsi, disturbando non poco la sacralità della Resistenza titina e di Tito medesimo, nonché di tutta la filiera di jugoslavi smaniosi di continuare a raccontare la versione dei fatti a loro più comoda, alla quale s’abbevera tutta una categoria di “allineati” che non sanno nemmeno dove comincia e dove finisce la Dalmazia, ripetono a pappagallo frasi e sentenze senza possedere le basi storiche attinenti, e dunque tanto somigliano ai ben noti denigratori del Risorgimento, quelli che pretenderebbero spiegarci che Garibaldi fu amputato di un orecchio per aver rubato i cavalli in Sudamerica, ma non sanno chi era il chirurgo che all’orecchio l’operò, dove, come, quando e perché: non certo per aver rubato i cavalli.

E che significa, poi, sobrietà?

Che dovremmo rimanere calmi e tranquilli di fronte a chi ci ha sottratto con l’inganno e la violenza il nostro, e sottolineo l’aggettivo, meraviglioso Confine Orientale? Forgiato da noi, costruito da noi, vissuto da noi, abitato da noi, battezzato da noi, difeso da noi col sangue anzitutto contro i Turchi in tante battaglie e assedi, ma anche contro avventurieri e pirati di ogni risma? E in quel NOI intendo anche le schiere di allogeni non solo di origina slava che in quelle terre trovarono rifugio nei secoli e a noi nei secoli si assimilarono.

Dovremmo rimanere impassibili e silenti di fronte allo scempio di una persecuzione ignobile, condita di ignobili menzogne a cominciare da quella che gli slavi erano lì da mille anni se non da duemila? E rimanere zitti e proni di fronte a chi continua a battere la grancassa del Fascismo e delle sue presunte indicibili colpe? O dovremo continuare a tacere di fronte ai vacui soloni che, allo scopo di sminuirla, non fanno che mettere avanti la shoah, declamando che la nostra tragedia, anzitutto dal punto di vista numerico, non può minimamente starle a pari?

Come ho già fatto notare nei miei due corposi libri che trattano l’argomento, la shoah riguarda ben venti nazioni -non regioni!- tante furono quelle in cui operarono i nazisti, che sono le seguenti: Germania, Austria, Francia, Olanda, Belgio, Danimarca, Norvegia, Polonia, Ungheria, Bulgaria, Italia, Grecia, Albania, Cecoslovacchia, Romania, Russia, Ucraina, Lettonia, Lituania, Estonia.

La nostra tragedia avvenne invece in uno spazio estremamente esiguo di territorio, a malapena una regione, un niente in confronto all’immenso territorio in cui agirono i nazisti -un continente intero!-, dunque è proprio quest’immensa sproporzione geografica a rendere mostruosa la nostra tragedia con le sue decine di migliaia di morti e centinaia di migliaia di fuggiaschi.

In questo modestissimo spazio territoriale gli jugoslavi “brava gente” ne commisero di tutti i colori a prescindere dal Fascismo, perché entrati in azione ben prima di questo onde sottrarci il nostro appetibile confine con tutto ciò che di appetibile ci stava sopra. Agli ordini di Tito ne commisero di tutti i colori soltanto nel paesino di Capodistria; soltanto nell’isoletta di Cherso che è poco più grande dell’isola d’Elba, portarono la devastazione. Altro che “qualche migliaio di morti!”. Ovunque si macchiarono di crimini aberranti e abominevoli dentro e fuori i loro famigerati lager ove ben poche probabilità c’erano di rimanere vivi anche per ragazzi giovani e robusti quali erano i nostri militari.

Sobrietà? No, grazie.

Piuttosto il 10 febbraio dovrebbe essere un giorno di lutto nazionale, con due minuti di silenzio in tutte le scuole e gli uffici pubblici, e i Tricolori esposti a mezz’asta in tutta Italia.

                     Maria Cipriano

1 Comment

  • UnUomo.InCammino 11 Febbraio 2026

    Grazie, signora Cipriano.
    Considerate che sono i nipoti di quella masnada di razzisti anti italiani, di comunisti che organizzò l’abominio detto “Treno della vergogna”, la feccia criminale delle brigate garibaldi, responsabile degli eccidi e stragi efferati a Schio, ad Argelato, a Porzüs, etc. .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *