In un mio precedente scritto, risalente purtroppo ad alcuni mesi fa, che ha assunto la forma di una maxi-recensione, vi ho raccontato dei testi allora più recenti, di Silvano Lorenzoni. Lorenzoni non è soltanto uno degli intellettuali “nostri” più interessanti, mi onora anche della sua amicizia, e non ha mai mancato di farmi avere le ultime edizioni dei suoi testi. Io mi sentivo fortemente in debito con lui, e recensire il suo lavoro sulle pagine di “Ereticamente” era certamente il minimo per sdebitarmi, senza contare, ovviamente, che il suo lavoro merita di avere la maggiore risonanza possibile.
Decisi allora di fare una recensione cumulativa dei suoi scritti che ammetto di aver trascurato perché, come al solito, le cose di cui parlare nel mio spazio settimanale su “Ereticamente” sono veramente tante.
Poiché il materiale da esaminare era piuttosto vasto, allo scopo di non fare una recensione di una lunghezza davvero abnorme, decisi di fermarmi alle pubblicazioni del 2023, rimandando ad altra data quelle del 2024, ma ora penso che il momento di riprendere in mano e completare l’opera sia veramente venuto.
C’è una cosa che va detta subito in premessa: le pubblicazioni più recenti del Nostro consistono in una serie di agili fascicoli ciascuno dei quali contiene un articolo o poco più, editi in forma privata. Io credo, ipotizzo e mi posso sbagliare, che ciò sia dovuto al fatto che l’urgenza di diffondere le proprie idee, magari a proprie spese, idee importanti in un mondo sempre più disorientato, prevalga sulla soddisfazione editoriale e sul piacere estetico di avere per le mani un proprio libro.
Come è logico aspettarsi, Sunto di anti – ensteinismo riprende e approfondisce la tematica di Contro l’einsteinismo pubblicato nel 2023. Ancora una volta l’autore attacca e smonta la ciarlataneria scientifica legata al nome-feticcio di Albert Einstein. In questo testo, Lorenzoni mi fa l’onore di citarmi. Io mi sono sempre chiesto se ero io a non capire o se erano tutti gli altri a non accorgersi che la famosa formula einsteiniana e = M C² contiene un vistoso errore logico, essa infatti vorrebbe stabilire una proporzione fra l’energia e e la massa M, ma là dove dovrebbe esserci un numero puro, c’è invece una velocità (C² è il quadrato della velocità della luce). Sarebbe come dire “mio padre è più vecchio di me di 24 chilometri orari”, un palese nonsenso. Bene, Lorenzoni mi assicura che la mia obiezione, assolutamente fondata, era già stata avanzata contro Einstein da uno scienziato serio, Herbert Dingle, che per questo, per aver osato toccare il mostro sacro Einstein, è stato condannato alla damnatio memoriae. Naturalmente oggi i presunti scienziati ripetono la formula come un mantra senza realmente capirla. Questo, tra parentesi, illustra molto bene cosa è realmente la “scienza” democratica, un conglomerato di imposture e ciarlatanerie.
Dei quattro fascicoli, Sguardo sull’Iberoamerica è il più ampio, e a questo proposito occorre osservare che Lorenzoni ha, per motivi professionali, viaggiato e vissuto un po’ in ogni parte del mondo, soprattutto in America meridionale, e quindi parla, a differenza di tanti, per conoscenza diretta di quelle popolazioni.
Notiamo anche che preferisce parlare di America iberica, o con un neologismo, appunto, di Iberoamerica, il che è più esatto di “America latina”, che a rigore includerebbe anche il Quebec francofono che qui adesso non c’entra.
Lorenzoni inizia con un’analisi storica. Prima dell’arrivo degli europei, le Americhe hanno conosciuto le civiltà degli Aztechi, dei Maya, degli Inca, ma per noi esse sono sostanzialmente sprofondate nella preistoria, perché i conquistadores, animati dallo zelo iconoclasta monoteista si sono dati un gran daffare per distruggerne le testimonianze, vedendo in esse qualcosa di diabolico, compresi gli esempi di scrittura come i glifi maya o i quipu, le cordicelle annodate usate dagli Inca, sì che i pochi esempi che ci restano ci sono oggi incomprensibili.
“[I conquistadores] furono resi criminali dalla loro religione monoteista. Di monoteismi, a ben vedere le cose, ce n’è uno solo, l’abramismo\ebraismo, e anche sotto la patina dell”amore’ con addosso la quale il ‘dio’ di Abramo viene generalmente presentato, sta annidato il ‘dio’-criminale del cosiddetto vecchio testamento: l’ebraico Geova”.
Non è stata infatti la prima volta che monoteismo ha fatto rima con fanatismo e oscurantismo, basta ricordare le distruzioni e le violenze che la cristianizzazione forzata dell’impero romano ha imposto alla civiltà classica. Non a caso, Lorenzoni ricorda che l’interrogativo posto da Monteczuma, l’ultimo sovrano azteco a Cortes, sul perché si dovessero abbandonare gli dei che da sempre avevano protetto il suo popolo per venerare un Dio straniero e sconosciuto, trova un esatto parallelo in quello posto mille anni prima da un re armeno ai missionari cristiani.
Ritengo però opportuno, al riguardo, evidenziare un punto, è assolutamente vero che i conquistadores spagnoli, sempre in nome del fanatismo monoteista, hanno commesso un crimine inescusabile nei confronti delle popolazioni native delle Americhe sradicandole dalla loro cultura, ma non bisogna dimenticare che gli anglosassoni protestanti hanno fatto ben peggio, attuando nei confronti di queste ultime una vera e propria politica di sterminio.
Le civiltà precolombiane più note sono quella Inca e quelle del gruppo Nahuatl mesoamericano, comprendente Aztechi, i Toltechi che li precedettero, e Maya, tuttavia Lorenzoni ci spiega che ve ne furono anche altre cancellate dalla furia conquistatrice degli europei, o di cui rimangono tracce elusive, compresa l’America del nord, dove ad esempio i Cherokee avevano raggiunto un discreto livello di civiltà prima dell’uomo bianco. C’è poi l’Amazzonia la cui estensione è circa un terzo dell’intero Sudamerica, oggi una giungla selvaggia, ma dove il georadar (peccato che Lorenzoni non parli della nuovissima tecnologia lidar che oggi permette di scrutare sotto la volta arborea come se questa non esistesse) sta rivelando le tracce di antichi ed estesi insediamenti.
Bisogna però dire che livelli più o meno importanti di civiltà raggiunti dalle popolazioni precolombiane non li hanno messi al riparo dalla sorte loro riservata dai nuovi venuti, e questo vale, più che per quelle dell’iberoamerica, per quelle che hanno avuto la disgrazia di trovarsi sotto il tallone dell’anglosfera, come Lorenzoni definisce l’area di espansione anglosassone, gli Stati Uniti, che egli chiama alternativamente Gringonia, termine che non manca di una nota di disprezzo, il cui cordone ombelicale con l’Inghilterra, dominata soprattutto dopo la “gloriosa rivoluzione” del 1688 da elementi ebraici e massonici, non è stato mai veramente tagliato.
Questi ultimi erano e sono protestanti – essenzialmente calvinisti – cioè bibliolatri, per essi l’America ha rappresentato una terra promessa di secondo grado, e non hanno mancato di applicare a sé stessi le dispense morali che la bibbia attribuisce agli antichi ebrei (e a quanto pare, anche a quelli di oggi), dando loro licenza di sterminare gli altri popoli della regione mediorientale, destino che i gringos si sono sentiti legittimati a riservare anche ai nativi americani.
L’intento degli yankee era, in una parola, quello di sterminare i nativi.
“Chi non veniva ucciso subito o non partiva verso luoghi non ancora raggiunti dalla bibliolatria, finiva nelle famigerate riserve indiane dove letteralmente veniva lasciato a morire di fame o veniva contagiato di vaiolo con la distribuzione di coperte provenienti da ricoveri per vaiolosi…In questo modo tra la fine del secolo VXII e la fine del secolo XIX fu sterminata la stragrande maggioranza della popolazione aborigena di quelli che divennero gli Stati Uniti d’America, per un totale di 20 o 30 milioni d’individui …
Importantissimo notare che il sistema delle riserve non fu mai un sano apartheid… per cui all’aborigeno venisse concesso un territorio dove abitare e dove, usando la sua abilità e con un adeguato aiuto, potesse sussistere secondo le sue abitudini…Invece le riserve indigene americhesi erano delle specie di gulag nei quali il pellirossa veniva rinchiuso, e neppure con l’idea di sfruttarlo come manodopera (il che comunque sarebbe stato difficile), ma proprio per farlo morire”.
Sempre premesso che il cristianesimo, religione di origine mediorientale, è un allontanamento dalle originarie radici europee, il cattolicesimo si può considerare un meno peggio rispetto all’anglosfera protestante, bibliolatra e psichicamente semitizzata.
In questo contesto, la Spagna veniva a rappresentare l’Europa – Roma – di contro all’anglosfera bibliolatra – Cartagine –. Purtroppo, il disastro del 1588 che vide la flotta spagnola distrutta più dall’avversità delle condizioni meteorologiche che dagli Inglesi, impedì alla Spagna di estirpare il bubbone alla radice.
Verso la fine del XVIII secolo stava per concretizzarsi il progetto di una Grande Spagna, attraverso l’elevazione delle colonie americane allo stesso status del territorio metropolitano, quando sulla nazione iberica piombò la tempesta dell’invasione napoleonica.
Gli Stati Uniti furono pronti ad approfittarne, nella persona del presidente Monroe che proclamò la cosiddetta dottrina Monroe, “L’America agli Americani”, formula ambigua e ipocrita, che in realtà intendeva significare “Il doppio continente, dall’Alaska a Capo Horn sotto il controllo degli Stati Uniti”.
Ne seguì una serie di guerre “di liberazione”, in realtà guerre civili e fra bande, sapientemente aizzate dagli USA, fra le varie parti dell’ex dominio ispanico, approfittando del fatto che a causa dell’invasione napoleonica, la presenza militare spagnola nelle Americhe era molto scarsa, arrivando a un’“indipendenza” che de facto ha significato il passaggio sotto il controllo yankee.
Io adesso me ne scuso, ma per mantenere l’omogeneità della trattazione, non seguirò l’ordine cronologico con cui Silvano Lorenzoni mi ha fatto pervenire i suoi scritti.
Nel 2024 mi ha inviato il Sunto di anti-einsteinismo, lo Sguardo sull’Iberoamerica, Soma, psiche, persona e La notte dei millenni. Quest’anno ho ricevuto una nuova edizione del Sunto, assieme alla biografia del generale Agualongo, seguite, quando già avevo cominciato a stendere queste note, da una sua ben più corposa autobiografia, di cui in apertura dell’articolo, non ho fatto menzione.
Soma, psiche, persona e La notte dei millenni sono due testi di argomento filosofico, quindi rimanderò la loro trattazione a un prossimo articolo, in cui ve ne parlerò assieme all’autobiografia che al presente devo ancora leggere. Invece, la biografia di Augustìn Agualongo si salda direttamente al discorso dello Sguardo sull’Iberoamerica, e ve ne parlerò ora.
Il titolo completo dell’opera è Il mio nome si chiama fedeltà – Vita e morte del generale Augustìn Agualongo, e, tanto per cominciare, ha dal punto di vista storico un grossissimo merito, quello di dissipare la diffusa leggenda liberale che vorrebbe farci vedere nel movimento di (pseudo)liberazione dalla Spagna dell’America latina a cui subito si sostituì il dominio de facto yankee, quel moto libertario che in effetti non fu.
Essa, infatti, presenta la figura di Augustìn Agualongo, un generale che combatté strenuamente contro le forze boliviane nei primi anni venti del XIX secolo nella zona di confine tra l’attuale Colombia ed Ecuador. Agualongo rimase fedele alla Spagna e alla religione cattolica, percependo l’indipendenza promessa da Simòn Bolìvar come un processo degenerativo.
Il testo ripercorre le gesta della sua giovinezza come pittore a Pasto, fino al suo arruolamento nell’esercito spagnolo nel 1809. Viene descritta la strenua resistenza di Pasto fedele alla Spagna contro i tentativi di sottomissione da parte delle forze indipendentiste. L’autore evidenzia il contrasto tra la nobiltà d’animo di Agualongo e la condotta di Bolìvar, descritto come un individuo assetato di potere.
L’epopea di Agualongo culmina nella sua cattura e fucilazione nel 1824, dopo aver rifiutato di rinnegare il suo giuramento di fedeltà al re di Spagna.
Sinceramente, avevo pensato di stravolgere questa recensione togliendo il riferimento al Sunto di anti-einsteinismo in modo da unire nella prossima tutti i testi di carattere scientifico-filosofico, ma ho preferito non farlo perché la reale importanza e il merito (dal punto di vista del nemico) di Einstein non sono stati scientifici, la discutibile teoria della relatività, ma politici, l’aver persuaso il governo americano a intraprendere la costruzione delle armi nucleari sulla base delle informazioni trafugate da Heisenberg dalla Germania, un aspetto che le agiografie del presunto genio di Ulm si guardano dal sottolineare.
NOTA: Nell’illustrazione, Silvano Lorenzoni, al centro, tra due delle sue opere più note, a sinistra La figura mostruosa di Cristo, a destra Il selvaggio.
Sunto di anti – einsteinismo
Edizione privata 2024
Seconda edizione privata 2025
Sguardo sull’Iberoamerica
Edizione privata 2024
Soma, psiche, persona
Edizione privata 2024
La notte dei millenni
Edizione privata 2024
Il mio nome si chiama fedeltà
Vita e morte del generale Augustìn Agualongo
Edizione privata 2025



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