Non si può sottovalutare l’importanza della conoscenza del passato, ripercorrere con lo sguardo il cammino percorso è indispensabile per capire dove siamo oggi e non perdere quel tesoro prezioso che chiamiamo civiltà. Se poi oggi consideriamo che la lettura dominante della nostra storia impone favole come l’origine africana della nostra specie e l’origine mediorientale della civiltà, tutte intese a negare la centralità dell’Europa in questi processi, a deprimere il legittimo orgoglio che potremmo provare per essere europei, capiamo che una comprensione diversa e più ampia delle nostre radici, è un fatto anche politico.
In questa ottica, io vi ho quasi sempre tenuto un’informazione puntuale sulle conferenze che ho potuto tenere in questi anni al festival triestino Triskell, e in esse ho dato risalto in particolare al fenomeno dei megaliti, prova tangibile e spesso ignorata dell’antichità e, diciamolo pure, della grandezza della civiltà europea.
Quasi sempre, perché al riguardo ho lasciato un buco piuttosto vistoso, nel 2023, un anno nel quale ho pubblicato sulle pagine di “Ereticamente” quasi solo articoli della serie L’eredità degli antenati alla ricerca di un’esaustività rivelatasi impossibile, non vi ho parlato della conferenza Ritorno nel mondo dei megaliti che ho tenuto quell’anno, e che era un aggiornamento sul ciclo da me tenuto tra 2016 e 2020.
I due articoli dallo stesso titolo del 2024 che trovate su “Ereticamente”, infatti, sono stati per così dire l’aggiornamento dell’aggiornamento. Ho pensato perciò di presentarvi un ritorno fuori stagione al Ferdinandeo (così si chiama, da un omonimo edificio, la collina boscosa sulla cui sommità si svolge annualmente il festival celtico triestino, fuori stagione perché il periodo del Triskell è solitamente all’inizio dell’estate in coincidenza con il solstizio).
Non mi sembra tuttavia utile presentarvi pari pari il testo della conferenza del 2023, perché in quella dell’anno successivo ne ho ripreso i temi, e non vorrei essere troppo ripetitivo, vorrei darvi piuttosto una sintesi di ciò che nel 2024 ho omesso.
Solo raccontarvi la storia, interessante, penso, ma un po’ intricata di queste conferenze, ha richiesto lo spazio di un intero articolo, la prima parte di questo Ritorno al Ferdinandeo, ragion per cui vi ho promesso di entrare nel vivo in un articolo successivo. Bene, il pezzo promesso è questo.
Come era forse inevitabile, il nostro riesame delle parti allora omesse ricomincia proprio da Stonehenge. Il famoso circolo megalitico attorno al 2020, infatti è stato oggetto di una serie di nuove scoperte, non tutte delle quali ho raccontato nella più sintetica conferenza del 2024.
Su “Ancient Origins”, che è forse il sito più completo di informazioni archeologiche reperibile in internet, un articolo di Ashley Cowie del 4 luglio 2020 sostiene che riguardo al famoso monumento megalitico “tutto cambia”, un’affermazione che a conti fatti si dimostra esagerata, in concreto, il più importante fatto nuovo è che un ricercatore, Rob Ixer, sottoponendo il materiale della pietra d’altare centrale del monumento alla spettrografia cristallografica, avrebbe determinato che esso non proviene, come finora si era ritenuto, da Milford Haven, dalle Praseli Hills gallesi. Per ora, l’origine di questa pietra resta incerta.
Ma in effetti, se non cambia proprio tutto, quanto meno dei grossi mutamenti nel modo di considerare il più iconico dei monumenti megalitici europei, sono in arrivo di lì a poco, infatti di lì a poco un articolo di Andrew Collins ci ha informati che attorno a Durrington Wall (un vasto terrapieno circolare che si trova a 2 miglia – 3 chilometri da Stonehenge, e si suppone racchiudesse la “città dei vivi” laddove Stonehenge avrebbe rappresentato la “città dei morti”), è stato scoperto un anello di pozzi ciascuno profondo 5 metri e con 10 metri di diametro. Finora ne è stata scoperta una ventina, ma gli archeologi sospettano che ce ne siano circa 50.
Questa struttura risalente al tardo neolitico (ma alcuni pozzi potrebbero essere più antichi), che è stata chiamata Durrington Shafts, con un diametro massimo di 2,31 chilometri, potrebbe essere la più vasta struttura preistorica mai scoperta non solo nelle Isole Britanniche ma in tutto il mondo.
Si può comunque osservare che questo ritrovamento viene a confermare le idee esposte già nel 2005 da Mike Parker Parson che aveva individuato in Durrington Wall la “città dei vivi” che si affiancava a Stonehenge, la “città dei morti”.
il 22 giugno, apprendiamo che la stessa notizia è riportata anche in un articolo a firma di Ed Whelan sempre su “Ancient Origins”, un articolo che ci fornisce qualche particolare in più rispetto al precedente.
Per prima cosa, apprendiamo che quello individuato potrebbe essere “il più ampio circolo megalitico mai scoperto in Gran Bretagna” (questa è anche la traduzione italiana del titolo dell’articolo), il che certamente non è poco, considerando che ad esempio il circolo di Avebury che dovrebbe essere quello che finora detiene il primato, copre un’area quattro volte superiore a quella di Stonehenge (o forse dovremmo dire della parte visibile di Stonehenge).
L’ampiezza complessiva del nuovo circolo scoperto a Durrington Wall, infatti, dovrebbe coprire un’area di circa 1,2 miglia quadrate (approssimativamente 2 kmq). Prima che si procedesse agli scavi, la scoperta è stata fatta con l’impiego del georadar, uno strumento che sta rivoluzionando la ricerca archeologica.
Una prima approssimativa stima dell’età di questo monumento lo colloca tra 4.000 e 4.500 anni fa. Non c’è che dire, è almeno un quindicennio che quest’area del Wiltshire, la piana di Salisbury, non cessa di rivelarci nuove sorprese.
Cosa si può dire, se non che c’è da rimanere sbalorditi: con ogni probabilità Stonehenge è il sito preistorico più noto d’Europa, ci aspetteremmo dunque che esso e i suoi dintorni siano stati da tempo accuratamente esplorati e studiati, e che non possano quindi riservare sorprese del genere, ma evidentemente non è così, e questo dimostra una volta di più la trascuratezza con cui l’archeologia ufficiale, a differenza del grosso pubblico che vi ha riconosciuto spontaneamente uno dei simboli più potenti della nostra eredità europea, tratta queste testimonianze del nostro passato che, possiamo dirlo con certezza, se invece che in Europa, si trovassero in Egitto o in Mesopotamia, avrebbero ricevuto ben altra attenzione.
Non è solo Stonehenge a rivelarci sempre nuove sorprese, ma tutta la ricerca attorno al mondo dei megaliti sembra essersi rimessa in moto negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda le Isole Britanniche dove, come sappiamo, di monumenti megalitici c’è una particolare densità, ed è proprio il caso di tenerne conto, sapendo che in tal modo il nostro discorso sull’antichità e la priorità della civiltà europea diventa sempre più solido.
Sempre sulle pagine di “Ancient Origins” lo ha ricordato il 31 maggio 2020 un articolo di Alexa Vu’kovi sulle “pietre erette”, i menhir che costellano quasi ogni angolo d’Europa. L’autrice ci spiega che essi corrispondono principalmente a due tipologie, o contrassegnano una sepoltura, probabilmente di qualche personaggio importante, oppure sono collocati in punti che sembrano essere particolarmente rilevanti per le correlazioni astronomiche, disegnando una sorta di mappa del cielo sulla terra.
“Quando si tratta delle credenze e dei rituali dei nostri antenati più antichi”, scrive, “Nulla può essere più accattivante delle pietre erette e simili strutture megalitiche. Risalenti indietro nel tempo al Neolitico, al Calcolitico, all’Età del Bronzo, le pietre erette continuano a incantare studiosi e ricercatori, e lasceranno un estraneo semplicemente sbalordito e ispirato (…). Solitarie e pittoresche, queste pietre sono una fantastica ispirazione per chiunque le possa osservare. Se vi capitasse di osservare uno di questi testimoni muti dei secoli passati, sicuramente attingereste da quel pozzo profondo di ispirazione e vi riconnettereste con il passato più lontano che è inciso nel vostro DNA”.
Una questione che non ho ripreso nella più sintetica conferenza del 2024 e quindi negli articoli su “Ereticamente”, è l’ipotesi che l’Irlanda sia stata l’Atlantide platonica.
Il 17 giugno 2020 un articolo di Alicia McDermott su “Ancient Origins” ci porta nuove rivelazioni su di un importante monumento megalitico, la tomba di Newgrange in Irlanda. I genetisti del Trinity College di Dublino hanno sottoposto ad analisi il DNA dei resti umani contenuti nella tomba ed hanno fatto una scoperta sorprendente i cui esiti sono stati comunicati ad “Ancient Origins” dal professor Daniel Bradley responsabile dello studio.
Gli esseri umani sono diploidi, cioè ogni carattere è l’espressione di una coppia di geni, o di gruppi di geni che agiscono in coppia, metà dei quali sono ereditati dalla parte paterna e metà dalla parte materna. I geni che lavorano in coppia si definiscono alleli.
L’analisi del DNA ha dimostrato che le persone che sono state inumate a Newgrange avevano alleli estremamente simili, i loro genitori erano perlopiù parenti di primo grado, cioè fratello e sorella oppure padre e figlia, madre e figlio.
Teniamo conto del fatto che sepolture imponenti come quelle della valle del Meath di cui Newgrange è semplicemente la più famosa e meglio conservata, ma neppure la più imponente, non erano certo destinate ai ceti popolari, ma riservate alle élite. Ne consegue che queste ultime praticavano l’incesto dinastico in modo simile a quello dei faraoni egizi.
Ciò, ha spiegato Daniel Bradley, può fornire indicazioni sul tipo di società che ha realizzato questi monumenti.
La pratica dell’incesto dinastico per conservare la purezza del sangue reale o comunque nobile, unita alla costruzione di tombe monumentali riservate alle élites. Immagino che a tutti voi sarà subito venuto in mente l’accostamento con l’Egitto faraonico.
Naturalmente non sono mancati i soliti strabici mediorientali con il pallino della “Luce da Oriente” che hanno subito immaginato che la cultura irlandese della valle del Boyne sia stata una colonia egizia.
E se la verità fosse esattamente opposta, se fosse stato l’Egitto faraonico a essere nato come una colonia irlandese? Per quanto ciò possa suonare strano alle orecchie dei patiti dell’Oriente e, in generale alla concezione “ufficiale” della storia antica che vede la civiltà come un lento passaggio dall’Oriente all’Europa, è questa seconda ipotesi, non la prima, a trovare elementi a suo sostegno.
Ricordiamo innanzi tutto Platone, che riporta quanto suo nonno Solone ebbe a sapere dalla viva voce dei sacerdoti egizi: che l’Egitto faraonico era nato come colonia di Atlantide. Atlantide sarebbe potuta essere l’Irlanda? Bene, anche qui gli elementi a sostegno non mancano (lasciamo magari stare il fatto che questa ipotesi è stata prospettata anche da Roberto Giacobbo nel programma televisivo “Freedom”), il 4 luglio 2021, un articolo con la firma collettiva della Keystone University, ci pone un enigma singolare, un Enigma di smeraldo. E se Atlantide fosse stata l’Irlanda?
Nominate un qualsiasi luogo – ci dicono gli autori – dall’Antartide all’Africa, dalla Svezia a Sud America, qualcuno avrà affermato che era Atlantide. Rispetto a queste teorie, l’Irlanda come sede reale dell’Atlantide platonica, presenta alcuni indubbi vantaggi: la collocazione geografica di isola dell’Atlantico, la presenza di una cultura avanzata già nell’Età della Pietra , una struttura fisica – una pianura centrale circondata da montagne che digradano verso il mare – corrispondente alla descrizione di Platone.
Gli autori della Keystone University ci informano che questa teoria non è nuovissima, e fu formulata già nel 2004 dal ricercatore svedese Ulf Erlingsson e pubblicata nel libro Atlantide dalla prospettiva di un geografo. Ulf Erlingsson sulla base di considerazioni geografiche molto semplici, fa notare che se esaminiamo le cinquanta grandi isole esistenti al mondo, scopriamo che quella che coincide meglio con la descrizione di Platone (al 98%, precisa Erlingsson), è appunto l’Irlanda.
Il giorno seguente, il 5, un nuovo articolo in tema atlantideo della Keystone University: Irlanda-Atlantide: antichi indizi egiziani e greci. Gli indizi greci sono ovviamente costituiti dal racconto di Platone che, come sappiamo, poneva il racconto di Atlantide a diecimila anni prima della sua era. All’epoca, si pensava fino a poco tempo fa, che quella che è oggi l’Irlanda fosse inabitabile, sepolta sotto una spessa cappa glaciale. Oggi sappiamo che questo non è vero, perché, contrariamente a quel che si è creduto fino a poco tempo fa, anche allora esisteva la Corrente del Golfo, e di conseguenza l’Irlanda doveva godere di un clima nettamente più mite di quanto preventivato. Ciò è stato confermato dal ritrovamento di tracce di presenza umana sull’isola durante l’età paleolitica.
Gli indizi egiziani sono diversi. Platone racconta che la storia di Atlantide fu narrata a suo nonno Solone dai sacerdoti egizi secondo i quali, stando al suo racconto, l’Egitto stesso era una colonia di Atlantide sopravvissuta allo sprofondamento della madrepatria.
Ma a tagliare veramente la testa al toro, è ancora una volta la genetica: grazie alla pratica della mummificazione, oggi possiamo conoscere bene il DNA delle élite egizie dell’epoca faraonica. Gli autori fanno notare che il cosiddetto eritrismo, i capelli rossi accompagnati agli occhi azzurri e a una carnagione molto chiara, spesso costellata di efelidi, è una caratteristica tipica dell’Irlanda che associamo spontaneamente agli abitanti dell’isola. Bene, questa è una caratteristica che ritroviamo in meno dello 0,1% della popolazione umana, tuttavia la si ritrova con frequenza nelle mummie egizie che hanno i capelli perlopiù biondi o rossicci. Gli Egizi delle classi elevate rappresentavano un tipo umano nettamente più “europeo” e “nordico” della maggioranza della popolazione di allora, e tanto più degli Egiziani di oggi. Il faraone Tutankhamon presenta un aplogruppo del cromosoma Y comune nelle Isole Britanniche ma praticamente assente nell’Egitto attuale.
E’ innegabile che le élite egizie che hanno guidato la civiltà della Valle del Nilo dell’epoca faraonica, avessero caratteristiche fisico-antropologiche “europee” che non si riscontrano negli Egiziani di oggi.
La parte riguardante le Isole Britanniche era piuttosto ampia nel testo della conferenza del 2023, e di conseguenza è stata quella che ha subito i maggiori tagli nell’anno successivo e negli articoli che ho riportato su “Ereticamente”, mentre le parti riguardanti l’Europa continentale e l’Italia ve le ho riportate in modo sostanzialmente completo. Tuttavia, prima di concludere il nostro discorso, sarà bene ricordare che anche l’Europa continentale e la nostra Italia presentano un esteso megalitismo di cui i testi storici non parlano, e di cui perlopiù la gente non sa nulla.
Tuttavia, è proprio essendo consapevoli dell’antichità e della grandezza della nostra civiltà, che possiamo trovare la forza per guardare con fiducia al futuro.
NOTA: Nell’illustrazione, la tomba neolitica irlandese di Newgrange.


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