4 Ottobre 2026
Remigrazione

REMIGRAZIONE. Parte ventiquattresima: siamo ancora in guerra? – Gianluca Padovan

Premessa.

In riferimento al conflitto Cristiano-musulmano e più nello specifico a quello Italo-turco, nella Parte ventunesima ho scritto: «Per gli attacchi subiti nel XX e nel XXI secolo basterà che cerchiate informazioni, con cautela e un minimo di discernimento, digitando sul mefistofelico web».

In effetti avrei evitato di riaffondare il dito in questa piaga, ma considero che oggi siamo nuovamente in guerra.

Pertanto riprendo -seppure succintamente- da quel fatidico 20 ottobre 1827, quando la flotta da guerra turca viene letteralmente azzerata nel corso della Battaglia di Navarino (vedere l’articolo relativo su EreticaMente: https://www.ereticamente.net/20-ottobre-si-azzera-la-flotta-da-guerra-turca-gianluca-padovan/). Soprattutto riprendo e cucio assieme alcuni eventi menzionati anch’essi nelle precedenti parti.

Il XIX secolo segna la chiara battuta d’arresto dell’impero turco in Europa e la fine dell’oppressione di decine di milioni di cristiani. Fatti, questi, che molti testi storici e talune enciclopedie italiane oggi minimizzano o addirittura ignorano. Le mie parole suonano “strane”? Prendete la popolarissima Enciclopedia pubblicata come «Edizione Speciale per il Corriere della Sera 2003 RCS Quotidiani S.p.A.» e stampata l’anno seguente. Alla voce «Turchia, ufficialmente Repubblica di Turchia» si parla del suo territorio, si mostra la foto dei “Dervisci rotanti di Konya”, ma non una parola sul millenario e continuo attacco all’Europa, non un accenno ai reiterati massacri delle popolazioni che non si arrendevano immediatamente, non un solo pensiero sulla distruzione sistematica di luoghi di culto e delle biblioteche europee laddove arrivava la mano dell’Islam.

Per questa popolare enciclopedia la «Storia» (Corriere della Sera, Enciclopedia, Vol. 21, Milano 2004, p. 762) comincia il 10 agosto 1920, con il trattato di Sèvres che «disgregava l’Impero ottomano» (Ivi). Non si parla del genocidio dei Greci d’Anatolia, non si parla del genocidio degli Armeni.

In tempi recenti l’attacco turco principiato il 20 luglio 1974 e denominato “Operazione Attila”, porta all’occupazione militare di parte dell’Isola di Cipro ed è così liquidato dalla menzionata “enciclopedia”: «Menderes operò un avvicinamento con la Grecia e la Jugoslavia (trattati di Ankara, 1953 e di Bled, 1954), e aderì al patto di Bagdad (1955), ma il problema di Cipro turbò a lungo le relazioni con il governo di Atene» (Ibidem, p. 763). Poche parole per liquidare un grave fatto che ancora oggi non si è risolto e sul quale i vari governi (direi “di facciata”) italiani da allora ad oggi hanno magari speso le quattro frasi di circostanza, ma non hanno preso chiara e inderogabile posizione di condanna.

Questa ancor’oggi e soprattutto oggi è la “non-storia” che in Italia s’insegna. Dal punto di vista sociale e militare l’inconsapevolezza è la prima mossa per agevolare una nuova guerra d’invasione e contro l’Italia, ovviamente. Il Popolo è tenuto nell’ignoranza e quando il bubbone scoppia oramai è troppo tardi.

XIX secolo.

Nel corso dell’Ottocento l’impero turco è in difficoltà militare ed economica. Conseguentemente le popolazioni oppresse, in larga maggioranza di confessione cristiana, chiedono un trattamento meno oppressivo da parte del governo musulmano. La risposta è una lunga sequela di stermini e di rivolte perpetrate contro una popolazione male armata, ma indomita e soprattutto stanca dell’oppressivo tallone turco-musulmano.

Quello che oggi -adesso- rimane evidentemente chiaro è che il fenomeno musulmano è avanzato territorialmente solo ed esclusivamente grazie ad attacchi e guerre su larga scala, ininterrotte dal VII secolo. Ovvero quattordici secoli di guerra continua. L’azione di conquista è stata supportata da periodici massacri delle popolazioni civili. Dalla seconda metà del XX secolo la strategia è cambiata e in questo XXI secolo la guerra contro i non musulmani e soprattutto contro l’Europa e l’Italia è già in atto. Il nemico non è “alle porte”, ma già in casa nostra perché una schiera di traditori gliele ha aperte.

–1829: termina la Guerra d’Indipendenza greca. Con i primi anni dell’Ottocento la popolazione greca è esausta della dominazione turca e dà luogo alla ribellione a partire dal 1821: un vero bagno di sangue.

–1853-1856: la volontà d’espansione dell’impero russo nei Balcani (la così detta “polveriera d’Europa”) e la ricerca d’uno sbocco sul Mare Mediterraneo scatenano la Guerra di Crimea. Da una parte abbiamo l’impero ottomano sostenuto da Francia, Inghilterra e Regno di Sardegna, dall’altra vi è l’impero russo, che ne esce sconfitto.

–1866-1869: i cittadini di Creta si rivoltano contro l’occupazione ottomana; i turchi, per sedare e sterminare la popolazione, ricevono aiuti militari dall’Egitto. Emblematici gli episodi denominati “Olocausto del Monastero di Arkadi” e “Massacro di Agios Myron” dove donne e bambini greci, nascosti in una grotta, vengono scovati, violentati e massacrati dalle truppe musulmane.

–1877-1878: Guerra Russo-turca. Le rivolte dei Cristiani slavi contro l’impero turco innesca il conflitto e l’impero russo (slavo) si schiera con i Volontari Bulgari, il Montenegro, i Principati di Romania e Serbia. Il risultato è la sconfitta dei musulmani e la costituzione del Principato di Bulgaria e l’indipendenza di Montenegro, Romania e Serbia.

–1894-1895: avvengono i così detti “Massacri hamidiani”. Il sultano turco Abdul Hamid II ordina di sterminare gli Armeni e almeno in 300.000 perdono la vita (le varie voci fluttuano tra gli 80.000 -cercando di sottostimare il dramma- e i più di 300.000). Non si contano i feriti, gli stuprati, i seviziati e i profughi.

–1897: i Greci dell’Isola di Creta si rivoltano contro l’oppressione del governo musulmano turco.

–1898: massacro dei Greci di Candia (Isola di Creta). Intervengono i governi di Gran Bretagna (Regno Unito), Italia, Francia e Russia per ristabilire l’ordine e preservare la popolazione civile da un ulteriore sterminio. Il comando della Gendarmeria viene affidato al Capitano Federico Craveri dei Carabinieri Reali italiani.

XX secolo.

–1911-1912: Guerra Italo-turca. La Turchia è sconfitta e perde la sovranità su taluni territori: il Trattato di Losanna stabilisce l’annessione all’Italia del Dodecaneso (Grecia) e dell’attuale Libia (Cirenaica e Tripolitania).

–1914-1918: l’Impero ottomano entra ufficialmente nella Prima Guerra Mondiale al fianco agli Imperi centrali (Austria-Ungheria e Germania).

–1914-1923: genocidio dei Greci del Ponto o “Catastrofe dell’Asia Minore”. Circa 350.000 Greci di confessione cristiano-ortodossa sono sterminati e più di un milione costretti a fuggire. Essi risiedevano in quella parte d’Anatolia denominata storicamente “Ponto” e lungo le coste adiacenti (a questo proposito andatevi a vedere la mai ratificata Repubblica del Ponto). Il 19 maggio di ogni anno se ne ricorda la memoria; la Turchia ancor’oggi nega tutto.

–1915: il governo musulmano dei così detti “Giovani turchi”, frangia della massoneria creata anche con l’aiuto di massoni italiani, nel mese di aprile dà inizio allo sterminio sistematico del Popolo Armeno mediante attacchi e deportazioni di massa nel deserto.

–1923: è creata “a tavolino” la Repubblica di Turchia.

–1925: Mustafa Kemal Ataturk, militare e primo presidente della Repubblica di Turchia, promuove la modernizzazione dell’abbigliamento femminile, sconsigliando l’uso del velo in pubblico; per gli uomini il cappello sostituirà il fez negli uffici e nei luoghi pubblici mediante un’apposita legge.

–1919-1923: Guerra Greco-turca, che per la Grecia è il conflitto per l’indipendenza dall’occupazione turca.

–1931: la cattedrale di Santa Sofia a Costantinopoli (Istambul), convertita in moschea dai musulmani nel 1453, cessa di essere un luogo di culto.

–1935: la cattedrale di Santa Sofia a Costantinopoli diviene un museo.

–1939-1945: Seconda Guerra Mondiale. La Turchia si mantiene neutrale fino al febbraio del 1945, quando si schiera accanto agli U.S.A. Pur chiudendo le relazioni diplomatiche con il Giappone a gennaio del 1945 e dichiarare guerra alla Germania a febbraio dello stesso anno, non invia truppe in alcun fronte, ma si “guadagna” la possibilità di entrare nella NATO. Grazie a manovre politiche, milioni di Turchi, denominati gastarbeiter (lavoratori ospiti), saranno poi introdotti in Germania.

–1947: Trattato di Parigi. Il Dodecaneso passa dall’Italia alla Grecia e dal quel momento la Turchia solleva reiterate questioni di vario genere sul Dodecaneso e altre isole dell’Egeo, ma senza tentare azioni militari dirette. In ogni caso prosegue nella contestazione sui confini di influenza marittima nel Mare Mediterraneo e continua a contestare alla Grecia i diritti di estensione delle acque territoriali.

–1961: i Turchi sono invitati a emigrare in Germania per lavorarvi; seppure le cifre siano flottanti e contraddittorie, fino ad oggi almeno 3 milioni di turchi vi si sono stanziati.

–1974: il 20 luglio la Turchia invade militarmente la Repubblica di Cipro con l’“Operazione Attila”, con il conseguente sfollamento e pulizia etnica della popolazione greca di religione cristiano-ortodossa. In pratica, dopo 1325 anni dalla prima invasione dell’isola e dopo 404 anni dalla seconda, i turchi ci “riprovano” nel fatidico 1974. Questo sta a dimostrare che per loro la guerra è continua, incessante, e l’unico loro obiettivo è d’impossessarsi dell’Europa. Il modus operandi è sempre quello -immutato- da mille e cinquecento anni: attacco militare, violenze e stermini contro i civili inermi, sostituzione di amministrazione, usi e costumi con quelli musulmani, sostituzione progressiva della popolazione locale. Se pensate che le “guerricciole mediterranee” dell’oggi siano episodi sporadici e del tutto casuali vi sbagliate. Un esempio per tutti è dato proprio da Cipro. E vi rinfresco la memoria con le note già presentate nei precedenti capitoli:

-649-653: Cipro, isola dell’arcipelago greco, è attaccata dal governatore musulmano della Siria. Costanzia (Costantia), città costruita sull’antica Salamina, è conquistata, saccheggiata e distrutta; la popolazione superstite si rifugia principalmente nella vicina Famagosta.

-1570: La città fortificata di Nicosia (Cipro) è assediata e conquistata dalle truppe turche; militari e civili sono in gran parte seviziati e trucidati; i pochi che scampano sono resi schiavi.

-1570-1571: Famagosta, città fortificata di Cipro, è difesa da Marcantonio Bragadin, il quale comanda circa 6000 soldati della Serenissima Repubblica di Venezia, contro l’assedio di 70-100.000 turchi guidati da Lala Kara Mustafa Pascià. Dopo quasi un anno di combattimenti e la forza militare ridotta a circa 600 uomini, i Veneziani stipulano l’atto di resa, ma poi i turchi tradiscono l’accordo e trucidano tutti i militari che hanno reso le armi. I civili sono in parte seviziati e massacrati e chi si salva è reso schiavo. Marcantonio Bragadin è fatto scorticare vivo e la sua pelle esposta a Costantinopoli (ma viene recuperata e oggi riposa a Venezia).

–1980: colpo di stato in Turchia. Una delle riforme introdotte per la “modernizzazione” del paese è il progressivo divieto per le donne d’indossare il velo nei luoghi pubblici e nelle università. Ma si tratterà, nel corso della storia turca, solo di una breve parentesi e di facciata.

XXI secolo.

–2004: nell’ambito delle “manovre” per poter entrare in Europa la Turchia abolisce la pena di morte.

–2008: in Turchia vi è la progressiva rimozione dei divieti d’indossare i copricapi tradizionali e i veli nei luoghi pubblici, negli uffici e nelle università. In pratica, l’aberrante usanza di “nascondere” le donne viene pian piano ripristinata. Ad esempio, in ambito musulmano, lo stato iraniano occulta i dati delle violenze soprattutto contro le donne: le esecuzioni sono fatte passare per suicidi, come le impiccagioni nelle carceri. In ogni caso le organizzazioni umanitarie concordano nell’affermare che il dissenso, soprattutto femminile, è punito corporalmente e sovente con la morte. Non solo nel web appare chiaro che “l’Iran è uno dei maggiori esecutori di donne al mondo” e, aggiungo io, per chiari motivi di ribellione alla religione musulmana e alle variegate interpretazioni del Corano. A questo proposito occorrerebbe indagare minuziosamente sui suicidi, veri o presunti, delle donne nelle carceri turche.

–2020: il “presidente-pascià” Erdogan fa riconvertire in moschea la cattedrale di Santa Sofia a Costantinopoli (Istambul), divenuta museo nel 1935.

–2026: a Tirana (Albania) è inaugurata la grande moschea finanziata dalla Turchia.

–2026: l’isola di Cipro, ex Repubblica di Cipro, ha la parte nord ancora militarmente occupata dalle forze turche, proclamatesi “Repubblica di Cipro del Nord”. La storica capitale, un tempo fortificata dai Veneziani con impianto stellare, è divisa a metà. La parte sud è la riconosciuta Repubblica di Cipro. La demarcazione tra i territori della Repubblica di Cipro e quelli invasi dall’islam è ancora costituita dalla così detta Linea Verde controlla dall’ONU.

–2026: nel mese di agosto viene firmato l’accordo militare denominato “Scudo d’Achille” tra Grecia e Israele, anche in funzione antiturca.

–2026: 22 agosto, articolo di Piero Matica su Il Sole 24 Ore web. Il lungo titolo… la “dice lunga”: «Dietro lo scontro Turchia-Israele, la strategia di Erdogan per contare (di più) in Europa. Mandato d’arresto, Gaza e controllo della Siria. La tensione tra i due Paesi aumenta e impone alla Ue scelte di campo tecnologiche. L’impatto principale è sull’industria della Difesa, così come sugli schemi Nato di sicurezza del Mar Nero. Ecco perché Ankara alza il tiro nella regione»

(https://www.ilsole24ore.com/art/dietro-scontro-turchia-israele-strategia-erdogan-contare-di-piu-europa-AJ9Dycr).

Un pezzo per tutti: «La contrapposizione tra Turchia e Israele non è più una crisi diplomatica circoscritta a Gaza. Sta diventando una competizione per l’architettura di sicurezza che unisce Siria, Mediterraneo orientale, Mar Nero, Difesa europea, corridoi energetici e controllo delle rotte strategiche. Ankara dispone di leve che nessuna capitale europea può ignorare: peso Nato, Stretti turchi, industria militare, gestione migratoria, infrastrutture energetiche e connessione con Caucaso e Asia centrale» (Ivi).

Potenziali soldati stranieri sul nostro suolo.

Nel territorio italiano abbiamo ad oggi dai 300.000 ai 500.000 irregolari, ovvero stranieri non registrati, sprovvisti di regolare permesso di soggiorno. Talune stime dicono che la cifra di 500mila è stata superata. Passo sinteticamente alle mie osservazioni e valutazioni:

-Una percentuale sicuramente elevata è musulmana.

-Se vi sono delle stime e delle cifre vuol dire che qualcheduno sa e non dice alcunché, ovvero i report su carta stampata con le valutazioni d’obbligo degli analisti anche militari non giungono al Popolo che li paga. E il governo italiano tace e su questo punto invito a rileggere REMIGRAZIONE. Parte prima: il lavoro.

-Fossero solo 300mila, vuole comunque significare che potenzialmente abbiamo un esercito d’invasione straniero già sul suolo italiano. Le domande che spontaneamente dovrebbero sorgere sono le seguenti:

-Chi li ha fatti entrare?

RISPOSTA: Sono entrati liberamente perché non vi sono frontiere. E non raccontate al Popolo la storiella che i flussi migratori sono controllati. Perché, se effettivamente fossero sotto controllo, allora qualcheduno è stato pagato per guardare dall’altra parte e in Italia esiste una rete che garantisce a centinaia di migliaia di potenziali soldati di vivere, mangiare, dormire, delinquere, lavorare e procreare come meglio a loro pare e piace. Questo sottende le motivazioni di chi si è “girato dall’altra parte”, le quali potrebbero essere plausibilmente le seguenti:

-ha preso i soldi e quindi è stato corrotto;

-o semplicemente gli è stato promesso qualche “benefit” come l’auto nuova, l’avanzamento di carriera, etc.,

-oppure è stato minacciato, ma anche solo ricattato.

-per “fede politica” è un traditore dello Stato Italiano.

-Come vivono?

RISPOSTA. Bella domanda! Presupponendo che debbano vivere come ogni altro essere umano vuol dire che qualcheduno gli affitta l’appartamento, che si procurino i soldi legalmente e/o illegalmente. In ogni caso non sono invisibili e per cucinarsi un piatto di riso o farsi un brodo debbono avere un tetto sulla testa.

CONCLUSIONE: pertanto, andando “al sodo”, in Italia vi è un esercito-ombra di ITALIANI e di ITALIANE che lavorano per coprire questo esercito invasore. Ho detto LAVORANO, perché costoro svolgono -per la maggior parte- di fatto un lavoro che consente loro di eludere, collocare, richiedere sussidi, fino all’ottenimento di un non rimpatrio per chi è saltuariamente “scoperto” senza permesso di soggiorno. Non solo: costoro impediscono alla Giustizia di fare il consueto corso.

La “pista dei soldi”.

I soldi arrivano a questi TRADITORI da noi contribuenti. Ovvero, siamo così idioti da non protestare per il fatto che i soldi che versiamo allo Stato siano impiegati per occultare e coccolare in casa l’esercito d’invasione. Ma i soldi arrivano anche da chi desidera islamizzare l’Italia e l’intera Europa.

Andiamo alle centinaia di migliaia di “nuovi italiani”: non v’è alcun motivo valido per fare diventare italiani a tutti gli effetti degli elementi che potenzialmente potranno essere un altro esercito, ma non solo d’invasione, bensì innanzitutto antitaliano perché già strutturato e -beffa delle beffe- tutelato, che stavolta armiamo e sempre a spere nostre.

Un breve aggiornamento: i bengalesi.

Fino a ieri il territorio dell’odierno Bangladesh è stato funestato da carestie aggravate dalle speculazioni economiche. Magari il cibo per sfamare tutti esisteva, ma contrabbando e accaparramenti destinavano i meno abbienti alla morte per inedia. A ciò si aggiungono la guerra d’indipendenza dal Pakistan, che ha causato centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi e i vari scontri di confine. Aggiungiamoci, visto che “piove sempre sul bagnato” le altrettanto disastrose alluvioni.

Nonostante questo lo stato del Bangladesh ha fornito e fornisce a profusione i soldati per il risibile “mantenimento della pace” in mezzo continente africano e persino nell’ex-Jugoslavia. A parere mio non hanno nulla da insegnare all’Italia, paese che oggi costoro criticano.

Ora consideriamo che su una popolazione di più di 170 milioni, il 90% è musulmano. Adesso almeno 200mila bengalesi, stanziati in Italia, vogliono imporre la loro presenza e la loro religione. Ma stiamo scherzando? Vanno rimandati tutti immediatamente a casa loro. Sono gli Italiani che devono poter lavorare -e con salari congrui- nella loro Italia, non questi STRANIERI.

Guardiamo la faccenda da un’altra angolazione.

L’Italia è (ma direi “dovrebbe essere”) una Repubblica.

Questo stato di cose è dato dal fatto che almeno nell’ultimo mezzo secolo i politici italiani hanno letteralmente rubato i soldi al Popolo d’Italia che glieli ha dati e continua a darli, pagando anche pensioni d’oro a chi è già in panciolle.

Certamente, come già detto, comunisti e cattocomunisti hanno fatto in modo che l’invasione avesse luogo. Ma le altre forze politiche non hanno contrastato ciò. Pertanto, ecco chi sono i veri NEMICI DEL POPOLO ITALIANO.

Il dramma è che continuiamo a pagare e a mantenere lautamente i distruttori della Repubblica Italiana.

2 Comments

  • UnUomo.InCammino 4 Ottobre 2026

    Esiste una lunga tradizione di livore, odio e “razzismo” anti italiano nella sinistra (citerò solo l’orroredel cosiddetto “Treno della vergogna”).

    Diciamo che dagli anni 2000 in poi, stante la via minore fascinazione degli elettori nei confronti del problema sinistrante, un destarsi dal torpore causato al loro oppio ideologico, i sinistri hanno deciso di allearsi cogli islamici nella lotta per il potere. Qui la funzione “cortocircuitazione logica” che già aveva valori elevati per le panzane dello ugualismo, raggiunge il massimo: allearsi con ciò che è antitetici per usi, credenze, visiono, valori.
    La sinistra detesta la storia perché detesta la realtà: da Mamma li Turchi! ai deliri salameccanti della signora Boldrini su nuovi e superiori stili di vita (degli invasori) nei quali il razzismo anti italiano ed anti europeo è palese. La deficiente (da deficere) si mette il velo e va alla moschea di Roma. Peccato che non la abbiano rinchiusa in un harem per farle comprende i superiori stili di vita per i quali ella si sdilinquisce.
    La storia nella quale gli islamici hanno sempre usato i sinistri e poi li han fatti fuori (Bani Sadr, Al Fatag, etc.).

    Moltiplicare per mille mila.
    Potremmo passare alla magistratura democratica-anti e alle razziste che osteggiato sistematicamente ogni misura, che reprimono ogni dispositivo che non favorisca la penetrazione degli alloctoni.
    Eccetera eccetera.

  • UnUomo.InCammino 4 Ottobre 2026

    Scusate per i refusi.

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