Dal neocolonialismo al neoschiavismo.
Le spallate di neocolonialismo ad Africa e Medioriente hanno fatto inferocire ed esplodere l’alveare di calabroni. Questi saranno gli ultimi atti di una politica depredante ma perdente.
È finito il tempo di vendere allo straniero le perline di vetro in cambio di avorio e argento. È finita la cuccagna dei paesi da occupare, facendo lavorare come schiavi i loro legittimi abitanti.
L’Uomo Bianco è arrivato alla resa dei conti. E chi ne fa le spese siamo noi, gente bianca comune e qualunque, aspirante al titolo di “nuovi-poveri-mondiali”.
Pagheremo il contrappasso: saremo invasi, e già lo siamo, e spogliati di ogni nostro avere. La nostra cultura sarà demolita.
Oggi gli invasori non sono né i Goti, né i Longobardi, che un tempo si fecero comunque paladini e tutori di una sopravvissuta romanità e di uno stentato ordine politico ed economico. Africani, asiatici e sudamericani annienteranno nel giro di pochi anni innanzitutto il popolo italiano. Poi si spartiranno le ceneri del territorio che avranno desertificato, con il chiaro e lampante aiuto della nostra e nostrana malavita organizzata, la quale attualmente controlla il paese e il governo.
Il controllore del mezzo pubblico (nel senso di metà).
Ho detto “controlla”, perché la direzione della Nazione Italiana è imposta dal trattato di resa incondizionata firmato a Parigi nel 1947 e dalle attuali (repetita iuvant) 112 basi militari operative americane.
I Russi? Stanno pronti dietro l’angolo perché lo zar di turno vuole tutt’oggi coronare il sogno di Stalin: conquistare l’intera Europa.
Rinfresco la memoria: l’obiettivo del massone ebreo Iosif Vissarionovic Dzugasvili-Kocha alias Stalin era di fare di tutt’Europa un mondo slavo e comunista e almeno dal 1936 preparava i piani d’invasione. Ma l’ideale panslavista non era certo suo. In tempi moderni tre libri per tutti, scritti dal russo Vladimir Rezun alias Viktor Suvorov, ex agente del KGB sovietico, parlano del piano di Stalin per conquistare l’Europa: “Il rompighiaccio” (in Italia col titolo: Stalin, Hitler, la rivoluzione bolscevica mondiale), “Il giorno M” e “L’ultima Repubblica”.
Ma tutti questi burattini sapranno che qualcheduno sta “pompando soldi” affinché l’Uomo Bianco sia cancellato?
Poche ore fa nel tempo terrestre.
Ecco che cosa ho scritto e pubblicato 13 anni fa in un blog. Potrei averlo scritto oggi che sarebbe lo stesso. Potrei scriverlo domani, ma con lo sguardo cupo sullo sfacelo avanzante.
Ecco: «Ai primi del 2013 le elezioni saranno vinte dalla sinistra ed entro il suo mandato tutti gli stranieri avranno la cittadinanza italiana. Finalmente, soprattutto i Senegalesi che fecero, assieme ai mafiosi italiani, del Parco Lambro di Milano il più grosso centro di spaccio di eroina dell’intera Europa, potranno essere italiani a tutti gli effetti. Finalmente ogni straniero potrà fare legalmente quello che vuole in Italia, dell’Italia e degli Italiani. Se il paganesimo è morto e sepolto, adesso è ora di fare il funerale al cristianesimo, perché l’islamismo avrà il suo momento di gloria. Ed ogni etnìa avrà in parlamento (notare la pi minuscola) i propri rappresentanti di partito».
Penultimo atto.
Cari compagni in giacca e cravatta, cari camerati in camicia rosa, questa è l’Italia che avete condotto allo sfascio.
Siete commedianti in un teatro di ribalta.
Siete commedianti della vostra stessa vita, che non riuscite a recitare per mancanza di intelligenza, di grinta e di coraggio.
Siete commedianti lautamente pagati e tutelati per recitare una parte: quella del politico italiano venduto allo straniero.
Cari apolidi coatti non sarete voi che ne farete le spese, perché da vecchi vi toccherà solo l’ospizio dove quotidianamente abuseranno di voi. A farne le spese saranno i vostri figli e i vostri nipoti. Ma tanto, alla gran parte di voi, che gliene frega? L’unica cosa che riuscite a portare ai giardini sono cani, gatti e tartarughe, ma non dei figli, perchè non siete buoni a farli.
A differenza di chi ci sta invadendo.
Il “ma…” catartico lo lascio per il prossimo articolino. Avantisempre e comunque.

