7 Luglio 2026
Remigrazione Renzi

REMIGRAZIONE. Parte sesta: “comunisti” al caciucco – Gianluca Padovan

La lega che ti lega.

Altro che caciucco! Il primo sindaco mussulmano d’Italia è della Lega (vedere la sua foto accostata al simbolo “LEGA SALVINI PREMIER”). Ora, cari figli della sconfitta, cari guappi di cartone e carissimi becchi del mondo moderno, fatevi due conti.

Identico agli altri partiti, la Lega è l’ennesima riprova di come non solo non comandi alcunché, ma non faccia l’interesse degli Italiani… quelli veri.

 

Un “candidato premier alternativo”.

Nel precedente articolo (REMIGRAZIONE. Parte quinta: URSS) ho parlato di massoni e di comunismo. Ora guardiamo un po’ che cos’abbiamo a casa nostra.

In: «Il blog di Daniele Martinelli», ho preso visione di uno scritto del 31 ottobre 2011 e il cui titolo è: «Ecco un articolino sull’attuale sindaco di Firenze candidato a fare da controfigura al Pdl di Alfano come possibile (finto?) candidato premier “alternativo”».

Eccovi il link: http://www.danielemartinelli.it/2011/10/31/renzi-figlio-darte-massonica/

Il così detto “articolino” è contenuto nell’Archivio dell’Unione Inquilini nell’anno 2009:

https://archivio.unioneinquilini.it/index.php?id=528

 

«Renzi, figlio (d’arte) massonica».

Ecco che cos’ho letto nell’Archivio di Unione Inquilini:

«Firenze: Ritratto di Matteo Renzi, candidato PD a sindaco. Interessanti i suoi rapporti con dei noti immobiliaristi e altro ancora. Altro che l’Obama fiorentino! (A cura della sinistra unita e plurale (SUP) di Firenze).

Matteo Renzi è figlio di Tiziano Renzi, ex parlamentare della DC e gran signore della Margherita e della Massoneria in Toscana. Il feudo incontrastato della famiglia Renzi è il Valdarno, dal quale si stanno allargando a macchia d’olio. Il padre di Matteo controlla dalla metà degli anni ’90 la distribuzione di giornali e di pubblicità in Toscana. Questo, unito agli affari con la Baldassini-Tognozzi, la società un po’ edile e un po’ finanziaria che controlla tutti gli appalti della Regione, spiega l’ascesa di Matteo Renzi. Le prime 10 cose che non vanno di Matteo Renzi:

1) Da presidente della Provincia, tra il 2004 e il 2009, ha acquisito il controllo di tutta la stampa locale, radio e tv, in Toscana. L’ultimo giornale che un po’ gli era ostile era “La Nazione”. Per questo, in occasione dei 150 anni di questo giornale, ha fatto ospitare dai locali della Provincia, in via Martelli, una mostra che, naturalmente, è stata pagata coi soldi di noi contribuenti. In questo modo, La Nazione è divenuta renziana.

2) Renzi per controllare ancora meglio l’informazione locale, ha trovato un secondo lavoro a moltissimi giornalisti: gli uffici stampa degli eventi organizzati dalla Provincia, come il Genio fiorentino, il suo stesso portavoce, tutta una serie di riviste inutili e costossime per la collettività (Chianti News, InToscana, ecc.) servono a lui e a Martini, il presidente della Regione, a tenersi buoni i cronisti locali. Inoltre, trasmissioni come “12 minuti col Presidente”, che va in onda su RTV 38 e Rete 37, gli sono servite a dare delle tangenti legalizzate alle redazioni di queste emittenti che ormai, in lui, riconoscono il vero datore di lavoro.

3) Tra le cose di cui più si vanta Renzi, vi è il recupero di Sant’Orsola. Il grande complesso situato in San Lorenzo, chiuso e abbandonato da molti decenni, sarebbe stato recuperato dalla Provincia -così dice Renzi- con un investimento iniziale di 20 milioni di euro. E questo non è vero. Infatti, a bilancio, a fine anno, la Provincia per Sant’Orsola ha stanziato la miseria di un milione di euro. È un esempio del suo continuo modo di mentire.

4) Renzi in questi 5 anni ha utilizzato la Provincia allo scopo di promuovere la propria immagine personale coi soldi nostri. A questo servono manifestazioni inutili e costose come “Il Genio fiorentino” e “Riciclabilandia”. Attraverso l’utilizzo delle consulenze, degli uffici stampa, della commissione di sondaggi, pubblicazioni e pubblicità ha creato una vasta rete clientelare di giornalisti che non ne contraddicono mai le posizioni.

5) L’inchiesta di Castello: Matteo Renzi, come presidente della Provincia, è molto più coinvolto del sindaco Domenici. Infatti, le opere oggetto dell’inchiesta sono quasi tutte commissionate dalla Provincia: tre scuole, una caserma nonché naturalmente il nuovo (e che bisogno c’è?) palazzo della Provincia. Eppure sui giornali ci è finito Domenici.

6) Il braccio destro di Ligresti, patron della Fondiaria, Rapisarda, lo si vede bene nelle intercettazioni telefoniche, pretende che per le commissioni di Castello la Provincia faccia una gara d’appalto. “sennò ci accusano di fare noi il prezzo”, spiega Rapisarda al telefono all’assessore Biagi. Pochi giorni dopo quella telefonata, compare questo titolo su Repubblica: “Renzi contro la Fondiaria: per Castello si farà la gara d’appalto”. Ovvero: Renzi è colui che meglio esegue le volontà della Fondiaria e poi appare addirittura come quello contro i poteri forti!

7) Nel 2004 come prima cosa taglia i fondi della Provincia per la raccolta differenziata. Risultato, i Verdi si arrabbiano (giustamente) e lui li espelle dalla Giunta.

8) Dal 2004 Renzi ha creato un’infinità di società alle quali la Provincia commissiona eventi culturali, indagini di mercato e così via. Il caso più clamoroso è quello di “Noilink” che, durante le primarie del PD, diventa il suo vero e proprio comitato elettorale!

9) Tutti i giornaletti del cappero che arrivano nelle case dei fiorentini a partire da “Prima, Firenze!” sono stampati coi soldi della Provincia.

10) Nessun giornalista osa fare una domanda su quanto abbiamo riportato nei primi nove punti a Matteo Renzi.

da: Discussioni mailing list

Discussioni@xsinistraunitaeplurale.net

http://lists.xsinistraunitaeplurale.net/mailman/listinfo/discussioni [attenzione: tale collegamento non è più in funzione]».

Articolo tratto da: https://archivio.unioneinquilini.it/index.php?id=528

 

Ed ora, cari figlioli, fatevi due conti… sempre che non v’abbiano bocciato in algebra anche alle Differenziali.

 

Tanto per non farci mancare alcunché: Fascismo e Massoneria.

Ah, non venitemi a raccontare che il “Governo Mussolini” mise effettivamente fuori legge la Massoneria. La realtà è che fece “la guerra” a certe logge della Massoneria italiana e in una di queste era affiliato Tito Zaniboni. Per il resto, nel Gran Consiglio del Fascismo, erano quasi tutti iscritti in Massoneria.

Un personaggio del Fascismo che coerentemente uscì dalla Loggia è stato Aurelio Padovani, ma ebbe vita breve nel vero senso della parola. Si dipartì all’italiana, per un banale incidente (?). Ma io alla storiella del “banale incidente” non credo affatto.

Mussolini, perché sottacerlo, si trovò così non più adombrato dall’imperiosa figura di Padovani.

 

 

(foto copertina tratta da: https://www.danielemartinelli.it/2011/10/31/renzi-figlio-darte-massonica/).

 

 

2 Comments

  • simoneburlone 12 Giugno 2026

    Salve, le notizie sui malaffari dei Renzi erano divulgate quotidianamente da Radio Studio 54, di Scandicci(Firenze), che poi hanno chiuso due volte(!), additando il proprietario Gheri Guido della sempreverde accusa di “razzismo”, tanto che il tribunale non volle far testimoniare i suoi amici africani, sudamericani e dell’est europa… Poi se ne è andato, anche per l’amarezza, ma con la consapevolezza di cercare la verità in ogni campo, anche quello sanitario.
    Riposa in pace, Guido

  • nico cerni 14 Giugno 2026

    confermo da fonti interne alla fratellanza murtatoriam tutto vero, allevato e nutrito da squadra e compasso fin da quando era boy scout, era già anche noto a L Gelli ( …abbiamo un giovane qua che vedrete ….)

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