7 Giugno 2026
Remigrazione

REMIGRAZIONE. Parte seconda: il piccone – Gianluca Padovan

Premessa.

Nell’Anno Domini 20 13, mese di maggio, giorno numero 12, ho composto un articoletto di colore su di un accadimento increscioso. Ma, seppure mi augurassi il meglio, e augurassi una sveglia ai dormienti, sapevo che prima o poi ci si sarebbe tornati sopra… sull’argomento “ammazzo e me la cavo”. Intanto ecco quanto scrissi.

Picconiamoci con affetto.

Un simpatico africano proveniente dal Ghana, di anni 31 e dal faccione giovane e riccioluto, sabato 11 maggio 2013, all’alba delle ore 6 di mattina, ha lavorato di piccone. D’indole mattiniera, ha pensato bene di lavorare, con il piccone, un Cittadino Italiano di anni 64, in via Adriatico, vicino al quartiere Niguarda, a Milano (Italia), lasciandolo a terra, ferito in modo assai grave. Poi si è diretto in un’altra via e lavorando di piccone ha ucciso un Cittadino Italiano di anni 40. Infaticabile lavoratore, ha continuato a lavorare di piccone in via Monte Rotondo, ferendo gravemente un Cittadino Italiano di anni 21. Ha concluso la sessione lavorativa ferendo altri Cittadini Italiani e intascandosi, a titolo di mancia, i portafogli e i cellulari di coloro i quali aveva lavorato. Complimenti!

Fortunatamente ho avuto il piacere di leggere qui e là sul mefistofelico web che il povero lavoratore diversamente colorato potrebbe non essere incriminato per eccesso di zelo, nonché di rapina a mano armata (e magari nemmeno di omicidio e di tentati omicidi), perché evidentemente colpito e turbato dalla mancanza di lavoro. Difatti il pover’uomo è disoccupato.

Non si spiega, invece, come mai tale lavoratore africano abbia precedenti penali per resistenza a Pubblico Ufficiale, rapina, furto e spaccio di stupefacenti. L’anno scorso pare che sia anche già stato espulso dal Suolo Italiano. Eppure, rieccolo qui a lavorare.

La dabbenaggine, tutta italiana, coccolerà questo lavoratore considerandolo un povero disadatto e non un criminale.

La foga lavorativa con cui ha colpito potrebbe senza dubbio farlo considerare, difatti, un po’ fuori dalle righe e soprattutto un po’ depresso per la mancanza di lavoro. Noi Italiani lo sappiamo bene: la mancanza di lavoro conduce a comportarsi in modo un po’ strano. L’Italiano si ammazza per il dispiacere. Lo straniero, come questo simpatico africano, si dispiace, invece, in modo curiosamente differente. C’è da chiedersi perché!

P.S.: Le mie condoglianze ai familiari chi è morto, i miei migliori auguri di pronta guarigione a chi è stato ferito. Il mio pensiero è che i Cittadini Italiani debbano svegliarsi dalla dabbenaggine e dalla letargìa.

Aggiorniamo il conto.

Purtroppo l’immigrato clandestino espulso e rientrato, Adam Kabobo, ha causato la morte anche dei feriti gravi, facendo così salire il conto: tre omicidi, quattro tentati omicidi, rapine a mano armata.

Per quanto riguarda i processi non ne è bastato uno e con una sentenza definitiva e inappellabile, ma c’è stato un vero “tira e molla”. In buona sostanza si parte con soli 20 anni di reclusione e 3 di ospedale psichiatrico per tre omicidi. Per i tentati omicidi si opta per soli 8 anni di reclusione.

Nel 2020 abbiamo la condanna a 42 anni complessivi di reclusione, subito dopo scontati a 28. Ma, attenzione… attenzione, c’è il “ricalcolo”: nel gennaio 2022 la pena è di 22 anni e otto mesi di reclusione.

I risarcimenti pecuniari alle vittime? Ma non scherziamo! Le famiglie ad oggi non hanno visto un soldo.

La commedia non è finita: nell’udienza del 15 aprile 2026 è stata chiesta l’assoluzione perché Adam Kabobo era “incapace d’intendere e di volere”. Ora stiamo a vedere.

Dare l’esempio.

L’esempio dato è fondamentale: serve alla crescita dell’individuo, serve a educare, a guidare con i dati di fatto, i quali sono più utili di mille parole. L’esempio serve anche a rendere consapevoli e, in questo caso specifico, a fare capire allo straniero che in Italia può fare quello che vuole: tanto se non arriva a compiere una mattanza se la cava -al massimo- con qualche ora di fermo.

Remigrazione “alla kabobo”.

La parola “remigrazione”, o “re-migrazione”, sta suonando tanto bene quanto male alle orecchie degli italiani.

Per sommi capi la parola indica l’azione di rimpatriare talune persone nel loro paese d’origine o di provenienza.

Sulla carta vediamo che vi è una proposta di legge la quale, superate le 50.000 firme, è stata depositata in Parlamento.

Nella pratica nulla vi è di più confuso, italianamente parlando. Invece di capire quale effettivamente possa essere o meno il “Bene del Paese”, la gente totalmente ignara sulla questione si arrocca su di una barricata o sull’altra sventolando la propria bandierina.

Nel frattempo il disagio cresce in modo esponenziale come la febbre durante un derby di campionato: lo Stato Italiano sgancia i soldi per rimpatriare chi lo desidera, ma non scuce un centesimo per assistere i pensionati che grazie al malgoverno languono nell’indigenza.

Il resto… sono dettagli che chi vuole cancellare l’Italiano e l’Italianità ha già considerato e deflesso.

Ma c’è sempre l’ultima parola.

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