Scrivo, quindi controllo e comando.
Attenzione, lo dichiaro: ora vi provoco e parto con la “scrittura alfabetica”.
La così detta scrittura alfabetica è colei nella quale ad ogni segno corrisponde un suono. In ambito “scientifico” si scrive a chiare lettere che sia stata introdotta nel XV secolo a.C. dai Fenici, dando origine alla scrittura greca, etrusca e latina. Anche questo dato, come molti altri, meriterebbe almeno una onesta rivisitazione dal punto di vista scientifico.
Personalmente considero che l’affermazione sulla deriva della scrittura alfabetica dai Fenici sia una panzana grande quanto la storia che l’Essere Umano “nasca in Africa”.
In ogni caso si vuole che i Fenici (tra cui i Cartaginesi o Puni) un tempo abbiano costituito quella che oggi si denominerebbe “risorsa” per l’Occidente e in primis per l’Italia.
Fenici: un popolo splendente?
Ancora oggi si dibatte sul conflitto tra Roma e Cartagine. Qualcheduno ricorda la disfatta di Canne, altri vivificano la memoria d’Annibale Barca, politico e generale cartaginese, il cui nome nella lingua dei Puni significava “la mia grazia è Baal”.
Dalla metà del XX secolo ad oggi si è assistito al revisionismo storico operato da personaggi sinistri, semplici strumenti nelle mani di chi ha inteso cambiare a proprio uso e consumo la Storia. Pertanto Roma, “ladrona”, ruba il Mediterraneo ai simpatici e industriosi Fenici. Roma, a spregio, fa gettare sale sulla distrutta Cartagine dopo la definitiva sconfitta di Annibale.
Raccontando una diversa realtà dei fatti accaduti s’induce il “popolo bue” a credere alle moderne e ben confezionate panzane. Ciò serve all’insorgenza del dubbio, del senso di colpa, dell’accettazione di una invasione per rimediare inconsciamente (e stupidamente) alla cattiveria dei nostri Avi.
Nella realtà dei fatti la contrapposizione tra Fenici e Romani, tra Roma e Cartagine con le altre città fenicie come Tiro, non è confinata nel semplice “controllo territoriale”.
Si tratta invece e soprattutto delle differenti concezioni della funzione dell’essere umano sulla Terra: mondo fenicio e mondo romano discordano tanto sull’impostazione della societas quanto su quella d’ogni singolo individuo.
Cartagine.
Ecco alcune brevi note su Cartagine, città un tempo situata sulle coste dell’odierna Tunisia. Secondo la tradizione i Fenici la fondano nell’814 a.C. ed è chiamata Charthago dai Romani. Nei secoli successivi Cartagine predomina sugli altri empori fenici e impone la propria presenza nell’intero Mare Mediterraneo, entrando in conflitto con i Greci, gli Etruschi e successivamente con Roma. Per quanto concerne il suo ordinamento: «Poco incline alla speculazione e mediocre nel campo della creazione artistica, la società cartaginese dedicò le sue forze soprattutto alle attività pratiche e commerciali. La politica dello Stato cartaginese era interamente subordinata alla conquista del monopolio dei commerci, che poggiavano soprattutto sul traffico delle merci rare di paesi lontani (oro dal Marocco, argento dalla Spagna, stagno dalla Cornovaglia, ambra dal Baltico, avorio e schiavi dall’Africa)» (Rizzoli Larousse, Enciclopedia, Vol. 4, Bologna 2003, p. 442).
Una “simpatica” tradizione locale.
Un aspetto della religione fenicia era in netto contrasto con quella greca e romana: si tratta dei sacrifici umani, soprattutto di bambini e bambine, alla divinità principale: Baal o Baal Hammon, noto nella Bibbia con il nome di Moloch.
Non scordiamo Tanit, predominante divinità dell’Africa del nord, congiunta di Baal; al proposito troviamo scritto: «il cui nome ricorre sovente sulle stele votive associato a quello di Tanit, era onorato con sacrifici di fanciulli» (Ivi).
Come accennato poc’anzi Baal è assimilabile a Moloch, o Molok: «in ebraico Molek (da melek, re), presunta divinità cananea, il cui nome è nella Bibbia associato al sacrificio dei bambini che venivano bruciati nel Tophet, il bruciatoio, nella valle di Hinnon (Geenna), presso Gerusalemme» (Rizzoli Larousse, Enciclopedia, Vol. 14, Bologna 2003, p. 157).
Baal o Ba’al ovvero “il Signore”, era «presso i semiti occidentali, appellativo di Hadad, dio dell’atmosfera che porta la pioggia feconda e la folgore distruttrice, il “signore” per eccellenza, la figura principale del pantheon cananeo, al quale corrisponde un ciclo di divinità» (Rizzoli Larousse, Enciclopedia, Vol. 2, Bologna 2003, p. 628).
A Megitto, in Palestina, è stata rinvenuta una statuetta in bronzo dorato inquadrabile al XII secolo a.C. e raffigurante il dio Baal.
Da Vecchio e Nuovo Testamento.
Scrive Enzo Fassitelli: «Cartagine, il Tophet. Qui non è questione di acqua, ma di sangue. Di ideologie, di civiltà. Qui, i Puni, per seicento anni, hanno sgozzato i loro bambini e ne hanno bruciato i corpi per offrirli alla divinità» (Fassitelli Enzo, Pipelines degli acquedotti di Roma antica, Petrolieri d’Italia, Milano 2002, p. 98.).
A spiegazione dell’immagine che presenta e che si ripropone a corredo di questo articolo, Fassitelli scrive: «A noi sembra che questo sacerdote, bello, diritto, imponente autorevole e sereno, lui, il sacerdote, porti amorevolmente il bimbo a chissà quale festa, a chissà quale incontro, a chissà quale rito di umanità e di bellezza. E invece lo porta “amorevolmente” a sgozzarlo per il “suo dio” (suo, del prete, s’intende)» (Ivi).
Vecchio Testamento: possiamo vedere che nella Genesi è scritto: «8. E Abramo disse: Iddio ci provvederà la vittima per l’olocausto, figliol mio. Andavano dunque innanzi di conserva: 9. E giunsero al luogo mostrato a lui da Dio, in cui egli edificò un altare, e sopra vi accomodò le legna; e avendo legato Isacco suo figlio, lo collocò sull’altare sopra il mucchio della legna. 10. E stese la mano, e diè piglio al coltello per immolare il suo figliolo» (Martini Antonio -traduzione secondo vulgata di-, La Sacra Bibbia, Vol. I, p. 29, XXII,8-10).
Nel Levitico vi è invece un chiaro ammonimento contro i sacrifici umani utilizzando i bambini: «Non darai de’ tuoi figlioli ad essere consacrati all’idolo Moloch», segno che questi erano pratica usuale (Ibidem, p. 149, XVIII,21).
Nel Nuovo Testamento, in Geremia, leggiamo: «E alzarono a Baal gli altari, che son nella valle del figliuolo di Ennom, per consacrarvi a Moloch i suoi figli e le sue figlie, cosa che io non comandai loro giammai, nè mi cadde in pensiero ch’ei facessero simile abbominazione, e Giuda precipitassero nel peccato» (Martini Antonio -traduzione secondo vulgata di-, La Sacra Bibbia, Vol. II, p. 256, XXII,35).
Anche questo raggelante passo non necessita di commenti.
Negli Atti degli Apostoli (Nuovo Testamento) possiamo leggere: «Ma voi avete portato il padiglione di Moloch, e l’astro del vostro dio Rempham, figure fatte da voi per adorarle. E io vi trasporterò di là da Babilonia» (Ibidem, p. 629, VII,43).
Attenzione: le menzioni a Baal e a Moloch sono diverse, non solamente quelle qui citate.
Le “risorse”.
Bene, se siete arrivati fino a qui vi porgo le mie congratulazioni: so bene di essere decisamente “pesante” nelle mie esposizioni.
Pertanto, cari Ragazzi e care Ragazze, ora fatevi due conti sulle “risorse” che a carrettate oggi scaricano sull’Italia e sull’Europa. E che molti di voi accolgono con favore.
P.S.: dimenticavo: l’articolo è tratto da altri miei scritti pubblicati su Ereticamente alcuni anni fa.
-Percorsi iniziatici alternativi. Parte prima: le due colonne; in: https://www.ereticamente.net/percorsi-iniziatici-alternativi-parte-prima-le-due-colonne-gianluca-padovan/
–Percorsi iniziatici alternativi. Parte seconda: 6 settembre 1666; in: https://www.ereticamente.net/percorsi-iniziatici-alternativi-parte-seconda-6-settembre-1666-gianluca-padovan/
–Percorsi iniziatici alternativi. Parte terza: La Stella d’Italia; in: https://www.ereticamente.net/percorsi-iniziatici-alternativi-parte-terza-la-stella-ditalia-gianluca-padovan/
Repetita iuvant.

