Il termitaio.
Inizi Anni Ottanta.
Conobbi un personaggio assai curioso, per non dire inquietante.
Costui ci raccontò d’essere appena tornato dagli U.S.A., dove in un certo ambiente si studiava come risolvere la questione “popolamento-produzione”.
Avevano pensato alla costruzione di “mega complessi compatti per 100.000 persone”, con all’interno tutti i posti di lavoro e ogni servizio per la comunità. Così ogni persona poteva non allontanarsi da questa sorta di gigantesco “favo” perché lì, oltre a dimorare, essa lavorava, acquistava, allevava i figli, beneficiava dell’ospedale e solo dopo morta veniva portata altrove.
Per evitare che gli abitanti del “favo” potessero dare noia al Governo occorreva però che non fossero in grado di fraternizzare tra loro.
La soluzione pensata era la seguente, per rendere difficoltosa o improbabile la coesione e la “fraternizzazione”:
-il “favo” andava oculatamente popolato: una certa percentuale di italiani, un’altra di afroamericani, africani, messicani, irlandesi, sudamericani, asiatici, ecc.;
-creazione, da subito, di “bande” a stampo sia religioso sia raziale;
-induzione articolata di “provocatori” e di “provocazioni” per innescare l’odio raziale e l’intolleranza.
Questo avrebbe impedito ai tanti “favi” in progetto di fare “rete” tra di loro.
Se, comunque, uno o più “favi” si fossero rivoltati al Governo si sarebbe passati alla “fase droga”: ovvero riempire letteralmente di droga a basso costo gli ambienti.
A ciò avrebbero fatto seguito lo sciacallaggio, il vandalismo, la delinquenza e quanto poteva condurre all’implosione del “favo” stesso.
Azzerata o quasi la popolazione del “favo” si sarebbe passati alla pulizia e alla ripopolazione.
Ad esempio, quello che posso dire è che tale “soluzione”, pur in modo embrionale e utilizzando soli italiani, era già stata applicata a Milano e per l’esattezza al Quartiere Olmi (situato accanto a Baggio). Si trattava di un quartiere d’edilizia pubblica costruito a partire dal 1965 per circa 8.000 persone, composto da una quarantina d’edifici. Agli inizi degli Anni Ottanta era uno spaventoso termitaio senza servizi, con due soli bar e una sola linea pubblica di trasporto che lo collegava alla città.
Con l’innesco delle lotte sociali è stato azzerato mediante l’eroina.
La padella oppure la brace?
Dagli Anni Ottanta ad oggi ho visto il progressivo sviluppo di quel progetto, sia in Italia sia in Europa.
Difatti l’importazione forzata di stranieri dai continenti asiatico, africano e americano hanno creato le condizioni pensate per il termitaio.
Ma parliamo dell’Italia.
Nel progetto vedo che sono andati al risparmio: ogni nostra bella e antica città sta diventando un termitaio. Non costruiscono megapalazzi, ma utilizzano quel che già c’è. Non solo: come a Brescia e a Venezia, ad esempio, i politici operano in modo da allontanare gli italiani dal centro storico per riempirlo di stranieri.
Gli U.S.A. vogliono un’Italia azzerata culturalmente e divisa in una pleiade di realtà in conflitto tra loro: solo così potranno tenerla in mano con successo.
La Russia, o meglio dovrei dire l’U.R.S.S. (prossimo a tornare in vita come il golem nei progetti a breve termine di Mosca), vuole un’Italia deculturata, divisa e priva d’identità in quanto diventata un grigio mescolone. Solo così, qualora gli U.S.A. perdessero di potenza in campo militare, potrebbero invadere militarmente l’Italia e con successo: niente scudo U.S.A. e popolo imbelle, ignorante, drogato, alcolizzato, malato di sesso, vessato dalla malavita e terribilmente grigio e ignaro del proprio passato.
Intanto abbiamo i “politici versicolore”, che lautamente manteniamo, i quali altro non sono che traditori: fanno bene il loro lavoro di distruzione dell’Identità Nazionale per il nemico.
A questo proposito mi torna alla mente un “grande politico italiano comunista”: non rubò mai una sola lira allo Stato Italiano, ma perché la Russia gli versava i soldi direttamente sul suo conto.
Ora non fate l’errore di pensare che gli U.S.A. agiscano diversamente.
I paragoni sono antipatici.
Come dipingere il futuro verso cui ci stanno spingendo?
Blade Runner, uscito nel 1982.
Che cos’abbiamo?
Una città soffocante, un vero e proprio termitaio, dove persino gli uffici della così detta “giustizia” sono uguali alla fogna trasudante in cui guazzano una incredibile moltitudine di bipedi che si arrabattano per campare.
E il bounty killer di replicanti per eccellenza che fa?
S’invaghisce di una replicante dalle sembianze più che umane, spasmodicamente attaccata a quattro ricordi della sua infanzia… indotti.
Costei non ha cultura propria, non ha ricordi propri, non ha una propria filosofia di vita, ma solo una umanità artificiale inseritale all’interno.
E la massa mantecata di bipedi che guazza nelle strade?
Vuoti.
Senza futuro.
Dimentichi persino dell’energia vitale che li anima.
Oramai ignari di essere corpi animati d’energie immortali e straordinarie.
Come dipingere il futuro verso cui ci stanno spingendo?
Detto questo, ecco la mia conclusione: fatevi “due conti”!

