<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Precisazioni sulla logica originaria – Flores Tovo	</title>
	<atom:link href="https://www.ereticamente.net/precisazioni-sulla-logica-originaria-flores-tovo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ereticamente.net/precisazioni-sulla-logica-originaria-flores-tovo/</link>
	<description>Cultura, Azione, Identità</description>
	<lastBuildDate>Tue, 10 May 2016 08:11:46 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1</generator>
	<item>
		<title>
		Di: Antonio		</title>
		<link>https://www.ereticamente.net/precisazioni-sulla-logica-originaria-flores-tovo/#comment-2721</link>

		<dc:creator><![CDATA[Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 May 2016 08:11:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ereticamente.net/?p=14851#comment-2721</guid>

					<description><![CDATA[Partire dal dato di fatto storico e dalla propria condizione esistenziale del momento, questo porterà fatalmente a incappare  nell&#039; &quot;adeguamento a posteriori&quot;, cioè in quella pericolosa tendenza che porta a normalizzare e legittimare, tramite l&#039;elaborazione di teorie filosofiche e scientifiche, quel determinato dato di fatto e quella determinata condizione esistenziale, qualsiasi essi siano, anche quando sono patologici.
Un intellettuale, se è veramente tale, dovrebbe avere abbastanza malleabilità mentale da mollare la presa, se si accorge che ne è il caso, mentre noi qui vediamo solo difensori d&#039;ufficio e difensori per &quot;partito preso&quot; di Hegel e della dialettica idealista, questo implica un caricamento ideologico e perfino emotivo, da &quot;innamoramento&quot;, che poco ha a che vedere con l&#039;obiettività intellettuale.
Anche riferendosi alla logica conclusione finale in cui doveva finire la catena filosofica idealista, riassunta nella formula: &quot;Non ha la benché minima importanza di come stanno effettivamente le cose, l&#039;unica cosa che conta è come io voglio che stiano&quot;, questo obbliga di nuovo a portare l&#039;attenzione sulla condizione esistenziale in cui si trova il soggetto agente.
Perché costui vuole certe cose invece che altre, che cos&#039;è che lo costringe a volerle, perché costui funziona in modo dialettico, il funzionamento dialettico è una cosa normale? Si può funzionare anche in modo non dialettico? Certo che si può! Anzi, questo è il solo modo corretto di funzionare! Si elaborano sistemi dialettici perché si funziona in modo dialettico, questo è il vero dato di fatto, va da sé che colui
 che non funziona in tale modo se ne infischia dei sistemi dialettici.
Se si è stati così critici con la dialettica e con l&#039;idealismo dialettico, è perché ogni tipo di dialettica, specie quella idealista, è anti-iniziatica, se non addirittura controiniziatica, perché sembra fatta apposta per gonfiare a dismisura il &quot;guardiano della soglia&quot;, che a tempo debito non ti lascierà passare, ti respingerà indietro, di nuovo nel mondo dialettico, e qui c&#039;è sempre e solo il cane che gira in tondo per mordersi la coda (il divenirismo continuo che non porta da nessuna parte).
La catena dialettica idealista è fatalmente decadentista, una certa interpretazione ascendente fatta da Hegel, è appunto un&#039;interpretazione a posteriori, cioè un ribaltamento logico di un processo che si è già svolto in discesa, in realtà ogni nuovo ciclo di tesi-antitesi-sintesi inizierà su di un livello leggermente inferiore al precedente e con del materiale più degenerato. La filosofia, come la scienza, non ha niente di assoluto, perché entrambe sono delle semplici modalità interpretative, mediante le quali un determinato soggetto in una determinata condizione esistenziale tenta di spiegare a sé stesso come funziona la realtà e sé medesimo; i limiti insiti in tutto questo sono più che evidenti.
Naturalmente noi siamo liberi, se a voi piace &quot;funzionare&quot; in modo dialettico, liberi di farlo, anche se questo avrà fatali ripercussioni sulla realtà esteriore, nella quale ci sono anche i non-dialettici, i quali hanno tutto il diritto di recriminare, anche duramente, se ne subiscono danno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Partire dal dato di fatto storico e dalla propria condizione esistenziale del momento, questo porterà fatalmente a incappare  nell&#8217; &#8220;adeguamento a posteriori&#8221;, cioè in quella pericolosa tendenza che porta a normalizzare e legittimare, tramite l&#8217;elaborazione di teorie filosofiche e scientifiche, quel determinato dato di fatto e quella determinata condizione esistenziale, qualsiasi essi siano, anche quando sono patologici.<br />
Un intellettuale, se è veramente tale, dovrebbe avere abbastanza malleabilità mentale da mollare la presa, se si accorge che ne è il caso, mentre noi qui vediamo solo difensori d&#8217;ufficio e difensori per &#8220;partito preso&#8221; di Hegel e della dialettica idealista, questo implica un caricamento ideologico e perfino emotivo, da &#8220;innamoramento&#8221;, che poco ha a che vedere con l&#8217;obiettività intellettuale.<br />
Anche riferendosi alla logica conclusione finale in cui doveva finire la catena filosofica idealista, riassunta nella formula: &#8220;Non ha la benché minima importanza di come stanno effettivamente le cose, l&#8217;unica cosa che conta è come io voglio che stiano&#8221;, questo obbliga di nuovo a portare l&#8217;attenzione sulla condizione esistenziale in cui si trova il soggetto agente.<br />
Perché costui vuole certe cose invece che altre, che cos&#8217;è che lo costringe a volerle, perché costui funziona in modo dialettico, il funzionamento dialettico è una cosa normale? Si può funzionare anche in modo non dialettico? Certo che si può! Anzi, questo è il solo modo corretto di funzionare! Si elaborano sistemi dialettici perché si funziona in modo dialettico, questo è il vero dato di fatto, va da sé che colui<br />
 che non funziona in tale modo se ne infischia dei sistemi dialettici.<br />
Se si è stati così critici con la dialettica e con l&#8217;idealismo dialettico, è perché ogni tipo di dialettica, specie quella idealista, è anti-iniziatica, se non addirittura controiniziatica, perché sembra fatta apposta per gonfiare a dismisura il &#8220;guardiano della soglia&#8221;, che a tempo debito non ti lascierà passare, ti respingerà indietro, di nuovo nel mondo dialettico, e qui c&#8217;è sempre e solo il cane che gira in tondo per mordersi la coda (il divenirismo continuo che non porta da nessuna parte).<br />
La catena dialettica idealista è fatalmente decadentista, una certa interpretazione ascendente fatta da Hegel, è appunto un&#8217;interpretazione a posteriori, cioè un ribaltamento logico di un processo che si è già svolto in discesa, in realtà ogni nuovo ciclo di tesi-antitesi-sintesi inizierà su di un livello leggermente inferiore al precedente e con del materiale più degenerato. La filosofia, come la scienza, non ha niente di assoluto, perché entrambe sono delle semplici modalità interpretative, mediante le quali un determinato soggetto in una determinata condizione esistenziale tenta di spiegare a sé stesso come funziona la realtà e sé medesimo; i limiti insiti in tutto questo sono più che evidenti.<br />
Naturalmente noi siamo liberi, se a voi piace &#8220;funzionare&#8221; in modo dialettico, liberi di farlo, anche se questo avrà fatali ripercussioni sulla realtà esteriore, nella quale ci sono anche i non-dialettici, i quali hanno tutto il diritto di recriminare, anche duramente, se ne subiscono danno.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Antonio		</title>
		<link>https://www.ereticamente.net/precisazioni-sulla-logica-originaria-flores-tovo/#comment-11224</link>

		<dc:creator><![CDATA[Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 May 2016 08:11:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ereticamente.net/?p=14851#comment-11224</guid>

					<description><![CDATA[Partire dal dato di fatto storico e dalla propria condizione esistenziale del momento, questo porterà fatalmente a incappare  nell&#039; &quot;adeguamento a posteriori&quot;, cioè in quella pericolosa tendenza che porta a normalizzare e legittimare, tramite l&#039;elaborazione di teorie filosofiche e scientifiche, quel determinato dato di fatto e quella determinata condizione esistenziale, qualsiasi essi siano, anche quando sono patologici.
Un intellettuale, se è veramente tale, dovrebbe avere abbastanza malleabilità mentale da mollare la presa, se si accorge che ne è il caso, mentre noi qui vediamo solo difensori d&#039;ufficio e difensori per &quot;partito preso&quot; di Hegel e della dialettica idealista, questo implica un caricamento ideologico e perfino emotivo, da &quot;innamoramento&quot;, che poco ha a che vedere con l&#039;obiettività intellettuale.
Anche riferendosi alla logica conclusione finale in cui doveva finire la catena filosofica idealista, riassunta nella formula: &quot;Non ha la benché minima importanza di come stanno effettivamente le cose, l&#039;unica cosa che conta è come io voglio che stiano&quot;, questo obbliga di nuovo a portare l&#039;attenzione sulla condizione esistenziale in cui si trova il soggetto agente.
Perché costui vuole certe cose invece che altre, che cos&#039;è che lo costringe a volerle, perché costui funziona in modo dialettico, il funzionamento dialettico è una cosa normale? Si può funzionare anche in modo non dialettico? Certo che si può! Anzi, questo è il solo modo corretto di funzionare! Si elaborano sistemi dialettici perché si funziona in modo dialettico, questo è il vero dato di fatto, va da sé che colui
 che non funziona in tale modo se ne infischia dei sistemi dialettici.
Se si è stati così critici con la dialettica e con l&#039;idealismo dialettico, è perché ogni tipo di dialettica, specie quella idealista, è anti-iniziatica, se non addirittura controiniziatica, perché sembra fatta apposta per gonfiare a dismisura il &quot;guardiano della soglia&quot;, che a tempo debito non ti lascierà passare, ti respingerà indietro, di nuovo nel mondo dialettico, e qui c&#039;è sempre e solo il cane che gira in tondo per mordersi la coda (il divenirismo continuo che non porta da nessuna parte).
La catena dialettica idealista è fatalmente decadentista, una certa interpretazione ascendente fatta da Hegel, è appunto un&#039;interpretazione a posteriori, cioè un ribaltamento logico di un processo che si è già svolto in discesa, in realtà ogni nuovo ciclo di tesi-antitesi-sintesi inizierà su di un livello leggermente inferiore al precedente e con del materiale più degenerato. La filosofia, come la scienza, non ha niente di assoluto, perché entrambe sono delle semplici modalità interpretative, mediante le quali un determinato soggetto in una determinata condizione esistenziale tenta di spiegare a sé stesso come funziona la realtà e sé medesimo; i limiti insiti in tutto questo sono più che evidenti.
Naturalmente noi siamo liberi, se a voi piace &quot;funzionare&quot; in modo dialettico, liberi di farlo, anche se questo avrà fatali ripercussioni sulla realtà esteriore, nella quale ci sono anche i non-dialettici, i quali hanno tutto il diritto di recriminare, anche duramente, se ne subiscono danno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Partire dal dato di fatto storico e dalla propria condizione esistenziale del momento, questo porterà fatalmente a incappare  nell&#8217; &#8220;adeguamento a posteriori&#8221;, cioè in quella pericolosa tendenza che porta a normalizzare e legittimare, tramite l&#8217;elaborazione di teorie filosofiche e scientifiche, quel determinato dato di fatto e quella determinata condizione esistenziale, qualsiasi essi siano, anche quando sono patologici.<br />
Un intellettuale, se è veramente tale, dovrebbe avere abbastanza malleabilità mentale da mollare la presa, se si accorge che ne è il caso, mentre noi qui vediamo solo difensori d&#8217;ufficio e difensori per &#8220;partito preso&#8221; di Hegel e della dialettica idealista, questo implica un caricamento ideologico e perfino emotivo, da &#8220;innamoramento&#8221;, che poco ha a che vedere con l&#8217;obiettività intellettuale.<br />
Anche riferendosi alla logica conclusione finale in cui doveva finire la catena filosofica idealista, riassunta nella formula: &#8220;Non ha la benché minima importanza di come stanno effettivamente le cose, l&#8217;unica cosa che conta è come io voglio che stiano&#8221;, questo obbliga di nuovo a portare l&#8217;attenzione sulla condizione esistenziale in cui si trova il soggetto agente.<br />
Perché costui vuole certe cose invece che altre, che cos&#8217;è che lo costringe a volerle, perché costui funziona in modo dialettico, il funzionamento dialettico è una cosa normale? Si può funzionare anche in modo non dialettico? Certo che si può! Anzi, questo è il solo modo corretto di funzionare! Si elaborano sistemi dialettici perché si funziona in modo dialettico, questo è il vero dato di fatto, va da sé che colui<br />
 che non funziona in tale modo se ne infischia dei sistemi dialettici.<br />
Se si è stati così critici con la dialettica e con l&#8217;idealismo dialettico, è perché ogni tipo di dialettica, specie quella idealista, è anti-iniziatica, se non addirittura controiniziatica, perché sembra fatta apposta per gonfiare a dismisura il &#8220;guardiano della soglia&#8221;, che a tempo debito non ti lascierà passare, ti respingerà indietro, di nuovo nel mondo dialettico, e qui c&#8217;è sempre e solo il cane che gira in tondo per mordersi la coda (il divenirismo continuo che non porta da nessuna parte).<br />
La catena dialettica idealista è fatalmente decadentista, una certa interpretazione ascendente fatta da Hegel, è appunto un&#8217;interpretazione a posteriori, cioè un ribaltamento logico di un processo che si è già svolto in discesa, in realtà ogni nuovo ciclo di tesi-antitesi-sintesi inizierà su di un livello leggermente inferiore al precedente e con del materiale più degenerato. La filosofia, come la scienza, non ha niente di assoluto, perché entrambe sono delle semplici modalità interpretative, mediante le quali un determinato soggetto in una determinata condizione esistenziale tenta di spiegare a sé stesso come funziona la realtà e sé medesimo; i limiti insiti in tutto questo sono più che evidenti.<br />
Naturalmente noi siamo liberi, se a voi piace &#8220;funzionare&#8221; in modo dialettico, liberi di farlo, anche se questo avrà fatali ripercussioni sulla realtà esteriore, nella quale ci sono anche i non-dialettici, i quali hanno tutto il diritto di recriminare, anche duramente, se ne subiscono danno.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Elogiodelleccedenza		</title>
		<link>https://www.ereticamente.net/precisazioni-sulla-logica-originaria-flores-tovo/#comment-2720</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elogiodelleccedenza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 May 2016 20:30:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ereticamente.net/?p=14851#comment-2720</guid>

					<description><![CDATA[Sì, Flores, lei argomenta bene, benissimo e con criteri che non stanno nell&#039;inventario di un professore universitario che deve inventare un abbecedario; solo, e mi permetta, ma lo direi anche al Casolino, che è adorabile: Hegel rappresenta un astratto comunque, fuori dalla pista tautologica, che neanche voglio seguire: Inoltre questo (gigantesco) pensatore ha dato, involontariamente, corda a rivoli venefici, ed anche in questo caso, fuori da parti o visioni del mondo. Ma proprio perché irriassumibile, che è condizione del dono, oppure del vano. Infine,  senza insistere sulla necessità di questa presenza, nulla (Hegel) presentiva di un fatto radicale, essenziale e fiondato al centro di una condizione di Essere: ciò che la vulgata chiama Sacro o Ermetico, che altri nomina come necessità di essere oltre la conoscenza di un fatto numericamente, osssessivamente, definito triadico; aldilà d&#039;ogni eccesso in ignoranza, ovvero in Sapienza.
Insomma: lei è perfetto nella diagnosi, ma secondo me non è Hegel né a dirigere, né a salvare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, Flores, lei argomenta bene, benissimo e con criteri che non stanno nell&#8217;inventario di un professore universitario che deve inventare un abbecedario; solo, e mi permetta, ma lo direi anche al Casolino, che è adorabile: Hegel rappresenta un astratto comunque, fuori dalla pista tautologica, che neanche voglio seguire: Inoltre questo (gigantesco) pensatore ha dato, involontariamente, corda a rivoli venefici, ed anche in questo caso, fuori da parti o visioni del mondo. Ma proprio perché irriassumibile, che è condizione del dono, oppure del vano. Infine,  senza insistere sulla necessità di questa presenza, nulla (Hegel) presentiva di un fatto radicale, essenziale e fiondato al centro di una condizione di Essere: ciò che la vulgata chiama Sacro o Ermetico, che altri nomina come necessità di essere oltre la conoscenza di un fatto numericamente, osssessivamente, definito triadico; aldilà d&#8217;ogni eccesso in ignoranza, ovvero in Sapienza.<br />
Insomma: lei è perfetto nella diagnosi, ma secondo me non è Hegel né a dirigere, né a salvare.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Elogiodelleccedenza		</title>
		<link>https://www.ereticamente.net/precisazioni-sulla-logica-originaria-flores-tovo/#comment-11223</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elogiodelleccedenza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 May 2016 20:30:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ereticamente.net/?p=14851#comment-11223</guid>

					<description><![CDATA[Sì, Flores, lei argomenta bene, benissimo e con criteri che non stanno nell&#039;inventario di un professore universitario che deve inventare un abbecedario; solo, e mi permetta, ma lo direi anche al Casolino, che è adorabile: Hegel rappresenta un astratto comunque, fuori dalla pista tautologica, che neanche voglio seguire: Inoltre questo (gigantesco) pensatore ha dato, involontariamente, corda a rivoli venefici, ed anche in questo caso, fuori da parti o visioni del mondo. Ma proprio perché irriassumibile, che è condizione del dono, oppure del vano. Infine,  senza insistere sulla necessità di questa presenza, nulla (Hegel) presentiva di un fatto radicale, essenziale e fiondato al centro di una condizione di Essere: ciò che la vulgata chiama Sacro o Ermetico, che altri nomina come necessità di essere oltre la conoscenza di un fatto numericamente, osssessivamente, definito triadico; aldilà d&#039;ogni eccesso in ignoranza, ovvero in Sapienza.
Insomma: lei è perfetto nella diagnosi, ma secondo me non è Hegel né a dirigere, né a salvare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, Flores, lei argomenta bene, benissimo e con criteri che non stanno nell&#8217;inventario di un professore universitario che deve inventare un abbecedario; solo, e mi permetta, ma lo direi anche al Casolino, che è adorabile: Hegel rappresenta un astratto comunque, fuori dalla pista tautologica, che neanche voglio seguire: Inoltre questo (gigantesco) pensatore ha dato, involontariamente, corda a rivoli venefici, ed anche in questo caso, fuori da parti o visioni del mondo. Ma proprio perché irriassumibile, che è condizione del dono, oppure del vano. Infine,  senza insistere sulla necessità di questa presenza, nulla (Hegel) presentiva di un fatto radicale, essenziale e fiondato al centro di una condizione di Essere: ciò che la vulgata chiama Sacro o Ermetico, che altri nomina come necessità di essere oltre la conoscenza di un fatto numericamente, osssessivamente, definito triadico; aldilà d&#8217;ogni eccesso in ignoranza, ovvero in Sapienza.<br />
Insomma: lei è perfetto nella diagnosi, ma secondo me non è Hegel né a dirigere, né a salvare.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>
