7 Luglio 2026
Storie italiane

Ottant’anni, e dimostrarli tutti – Fabio Calabrese

Quest’anno, il 2 giugno 2026 sono ricorsi gli ottant’anni dalla proclamazione della repubblica e, come era prevedibile, siamo stati sommersi a questo riguardo, da un diluvio di retorica autocelebrativa maggiore del solito, a parte, o se vogliamo con l’aggiunta di una fuga di cavalli per le vie di Roma. In tutta franchezza la cosa mi ha lasciato  indifferente. Questa repubblica, infatti, non è altro che la prosecuzione del governicchio badogliano costituito a Brindisi nel 1943 dai traditori sotto l’ombrello degli invasori angloamericani.

Semmai, l’unico aspetto positivo è stato rappresentato dall’eliminazione della monarchia sabauda.

Il re, Badoglio e i loro sodali pensarono di salvare il trono dissociando le loro sorti da quelle del fascismo, gettando l’Italia non sono nel caos ed esposta alla prevedibile reazione tedesca, ma nel disonore, e dopo la guerra ricevettero il benservito. Non si può non fare un paragone con il Giappone, dove la casa imperiale combatté fino all’ultimo a fianco del suo popolo, e la monarchia giapponese c’è ancora. Se ne può trarre una lezione importante: un nemico leale riceve maggiore considerazione di un traditore, anche da parte di chi del suo tradimento ha beneficiato.

Per inciso, nelle ultime fasi del conflitto, l’Italietta badogliana dichiarò guerra al Giappone. Naturalmente, fra Italiani e Giapponesi non fu sparato nemmeno un colpo, ma ciò, in ogni caso, fa ricadere sull’Italia parte della responsabilità morale per gli orrori nucleari di Hiroshima e Nagasaki.

Che nonostante il mutamento istituzionale, la repubblica sia in sostanza la prosecuzione del governicchio badogliano, ci sono ottant’anni di incuria dell’interesse nazionale e di servilismo verso il padrone straniero, a dimostrarlo.

Tanto per cominciare, vediamo quello che è ritenuto uno dei meriti della repubblica, l’introduzione del voto alle donne, primo passo per la parità giuridica fra uomo e donna, tema letteralmente esaltato ad esempio nella pellicola C’è Ancora domani di Paola Cortellesi che ha dimostrato che una brava attrice può essere una regista mediocre. Non è esatto, il voto femminile fu introdotto in vista del referendum che avrebbe sancito il passaggio alla repubblica, fu quindi una riforma dell’Italia ancora monarchica.

Un’altra riforma talvolta falsamente attribuita alla repubblica, è l’abolizione dal nostro ordinamento giudiziario della pena di morte, anche se c’è da dire che oggi viene veramente il dubbio che sia stata una riforma auspicabile, visti recenti fatti di cronaca e la violenza di cui hanno dimostrato di essere capaci i maranza, immigrati o quelli che con una terminologia ipocrita vengono chiamati “italiani di seconda generazione” o “nuovi italiani”, che italiani non sono affatto.

In realtà, la pena di morte fu formalmente abolita durante la guerra con decreto luogotenenziale, anche se i partigiani non ne tennero affatto conto, e a resa avvenuta massacrarono a migliaia combattenti della RSI, presunti avversari politici, chiunque era colpevole di aver resistito fino all’ultimo all’invasore angloamericano, talvolta anche con procedure poco formali come la raffica di mitra alla schiena con cui fu ucciso Adriano Visconti, l’asso della nostra aviazione da caccia.

Chi era questo luogotenente che firmò tale provvedimento? Il principe Umberto che dopo la guerra sarebbe stato per un mese re Umberto II.

Questa è una storia interessante. Appena la famiglia reale e il governo Badoglio giunsero a Brindisi a consegnarsi agli invasori, gli Americani “abdicarono” de facto Vittorio Emanuele III, e ne trasmisero la parvenza di poteri a Umberto “luogotenente del regno”, tanto per dimostrare da subito che da allora in poi, i padroni in casa nostra non saremmo più stati noi, ma loro.

Chi si è illuso che nei decenni le cose fossero cambiate, ha avuto amarissime sorprese. Ne è un esempio il caso di Bettino Craxi che fu distrutto politicamente e umanamente dopo essersi opposto alla protervia americana nel caso di Sigonella. O ancora le Brigate Rosse che furono lasciate libere di imperversare per anni, ma spazzate via in tempi sorprendentemente rapidi non appena osarono toccare un generale americano, Dozier. Ancora, forse, lo stesso sequestro Moro, Secondo alcune voci, il politico democristiano sarebbe stato rapito e poi ucciso dalle BR dopo una rovente discussione sul Medio Oriente con Henry Kissinger che gli rimproverò la sua simpatia per la causa araba.

L’esperienza di questi decenni ci ha dimostrato che agli occhi degli yankee, la nostra vita non vale quella di un superuomo a stelle e strisce. Potremmo prescindere dal caso del marine che uccise per errore(?) il nostro agente Nicola Calipari e rispetto a cui la nostra magistratura non ha potuto fare niente, ma più scandalosa è stata la nostra impotenza rispetto al disastro del Cermis, provocato da piloti yankee ubriachi fradici alla guida dell’aereo con cui tranciarono i cavi della teleferica, e forse qualcosa di analogo è stato anche l’incidente di Ustica. Ma la cosa probabilmente più vergognosa è stata la vicenda giudiziaria connessa al delitto di Perugia. Io non pretendo di sapere se l’americana Amanda Knox sia stata realmente responsabile della morte dell’inglese Meredith Kercher, il punto non è questo. Il punto – veramente vergognoso – è che Hilary Clinton venne in Italia pretendendo, e ottenendo mediante un processo d’appello-farsa, la sua liberazione, per ribadire “il principio” che i servi, come costoro ci considerano, non hanno il diritto di giudicare i padroni.

Quanto meno, la “nostra” ottuagenaria repubblica è uno stato a sovranità limitata nello stesso senso in cui lo erano i Paesi del Patto di Varsavia ai tempi dell’Unione Sovietica.

Che, nonostante il mutamento istituzionale e nonostante i decenni intercorsi questa repubblica sia in sostanza la continuazione del governicchio badogliano, lo dimostra l’incuria verso l’interesse nazionale, oggi particolarmente evidente nel fatto che non si pone alcun freno all’immigrazione-invasione clandestina incontrollata che minaccia di travolgerci fino alla sostituzione etnica, alla scomparsa dell’etnia italiana, ma che era da gran tempo rilevabile nella mancata tutela dei confini e nell’indebita cessione di territorio italiano allo straniero. Questo è stato particolarmente drammatico e particolarmente evidente nei confronti della Jugoslavia comunista, dello stato di coloro che hanno cancellato la presenza italiana sulla sponda orientale dell’Adriatico con una brutalità inenarrabile, con una “pulizia etnica” che ben si può definire genocidio.

Forse ai democratici e antifascisti leader di questa repubblica fantoccio è parso che le nostre terre non fossero state mutilate abbastanza in seguito agli eventi bellici, ma nel 1947 con la stipula del trattato di pace, pensarono bene di cedere alla Jugoslavia la città di Pola che fin allora era rimasta italiana.

Sempre sul confine orientale, si era progettato di costituire un “Territorio libero di Trieste”, mai esistito altro che sulla carta, che doveva essere composto da due parti, la Zona A, grosso modo l’attuale provincia triestina, e la Zona B, una striscia d’Istria che arrivava fino al fiume Quieto. Naturalmente, la sua costituzione si rivelò impossibile perché la Jugoslavia non intendeva cedere neppure un metro quadrato delle terre sottratte all’Italia.

Trieste e la Zona A rimasero sotto amministrazione militare angloamericana fino al 1954, quando furono restituite all’Italia. Allora, con una decisione inspiegabile, il governo italiano decise di cedere alla Jugoslavia parte della Zona A con il villaggio di Crevatini, sempre in cambio di nulla, come era avvenuto per la cessione di Pola. Si vede che per i “nostri” politici, in seguito alle vicende belliche le nostre terre non erano state mutilate abbastanza. Sono stato a Crevatini. Se da lì si lancia un sasso con sufficiente forza, arriva a Trieste.

Nel 1975 l’Italia con il trattato di Osimo ha ceduto la sovranità sulla Zona B  alla Jugoslavia sempre in cambio di nulla. Sovranità soltanto teorica, forse, ma che con qualcosa poteva essere negoziata, quanto meno con maggiori tutele per la superstite minoranza italiana in Istria, soprattutto quando con la dissoluzione dello stato jugoslavo, le nuove repubbliche di Slovenia e Croazia ambivano a un riconoscimento internazionale.

Ma non è vero che con il trattato di Osimo si sia semplicemente recepita una situazione di fatto. In seguito a esso le acque antistanti la Zona B che erano considerate acque internazionali, sono diventate acque territoriali jugoslave – ora slovene e croate – questo ha fatto sì che il golfo di Trieste rimane collegato al resto dell’Adriatico da uno stretto budello di acque internazionali difficilmente percorribile dalle navi di grosso tonnellaggio e ha dato un brutto colpo alla nostra già traballante attività portuale su cui un tempo si reggeva l’economia della città. In conseguenza di ciò, Trieste è una città che sta morendo, in costante calo demografico, perché i giovani devono perlopiù emigrare se vogliono trovare un lavoro.

Questa, però è solo una parte della storia. Per decenni, non ci siamo mai sentiti l’Italia alle spalle nel difendere l’italianità della nostra città, ma semmai lo stato sedicente italiano si dava addosso. Soltanto ricordare le migliaia di nostri connazionali trucidati e nelle foibe e le centinaia di migliaia di essi costretti all’esodo per non subire la stessa sorte, significava essere fascisti. L’antifascismo era allora, ed è oggi la foglia di fico di tutti i soprusi anti-italiani. La repubblica democratica e antifascista, non solo ha per decenni coperto con omertà mafiosa gli orrori avvenuti sul confine orientale, ma ha addirittura ostentato amichevole cordialità con i tiranni assassini di Belgrado, conferendo persino al maresciallo Tito, il massimo responsabile delle stragi delle foibe e della cacciata dei nostri connazionali il cavalierato di gran croce, la più alta onorificenza italiana, e il fatto che nemmeno il governo di centrodestra attualmente in carica si sia affrettato a rimuovere postuma tale decorazione, la dice lunga sul fatto che in realtà è molto distante dalle idee della maggior parte di coloro che hanno votato la maggioranza che lo regge.

Cedere alla prepotenza è non solo vigliaccheria, ma non è mai una buona politica, perché apre spazio a ulteriori rivendicazioni, ma è in qualche modo comprensibile, e dietro alla Jugoslavia, nonostante la formale rottura con Mosca, si intravedeva la massa minacciosa degli stati comunisti del Patto di Varsavia, ma la stessa cosa non si poteva certo dire per la Francia, a cui l’incuria della repubblica democratica per la tutela dei nostri confini ha dato altrettanto buon gioco.

Senza provocare alcuna reazione da parte italiana, la Francia si è annessa prima il tratto di Mar Tirreno fra la Corsica e la Toscana come proprie acque territoriali, poi la vetta del Monte Bianco, che non è solo un tratto di montagna, ma ospita una stazione sciistica di cui ci ha tolto i relativi introiti.

Caso strano, ciò è avvenuto sotto i governi di centrosinistra a guida PD, e il PD ha un buon numero di insigniti della Legion d’Onore nella propria dirigenza. Se come pare, questa decorazione premia chi mette un interesse straniero al di sopra di quello italiano, possiamo ben chiamarla Legione di Disonore.

Sembra quasi strano che il Concordato del 1982 non abbia portato a un allargamento del Vaticano a spese dello stato italiano, ma non preoccupatevi, esso è comunque possessore di tre quarti delle proprietà immobiliari di Roma, ed esentasse. Il Concordato del 1982 ha sostituito la Congrua con l’8 per 1000, ma lo stato italiano continua a fornire gratis al Vaticano elettricità, acqua, servizi.

Anni fa il “nostro” presidente a vita Sergio Mattarella si dichiarò fiero della laicità dello stato italiano, come se uno svizzero si dichiarasse fiero del suo mare o un olandese delle sue montagne.

Torniamo un momento al titolo di questo articolo. Ottant’anni sono molti nella vita di una persona, spesso è un’età a cui molti non arrivano, ma nella vita di una nazione costituiscono un periodo relativamente breve, ma che comunque si è dimostrato sufficiente perché la repubblica mostri tutti i segni della senescenza.

Fra questi, i più evidenti sono forse la crescente disaffezione dell’elettorato e la crescita dell’astensione a ogni tornata elettorale. Nell’immediato dopoguerra, quando fu fatto balenare il miraggio della sovranità popolare, si ebbero affluenze alle urne altissime, andavano a votare persino i moribondi portati in barella, ma la disaffezione e la disillusione sono rapidamente cresciute.

Gli pseudo-analisti politici in realtà corifei del sistema, non mancano di rilevare che la situazione italiana si è accostata a quella delle democrazie mature dove l’affluenza al voto supera appena e talvolta cade sotto la soglia del cinquanta per cento del corpo elettorale.

Ma sarebbe meglio dire delle democrazie senili, dove sempre più gente ha capito che votare non serve a nulla.

Ne abbiamo un esempio molto chiaro proprio in Italia, dove l’attuale governo di centrodestra sta facendo una politica che non ha nulla a che fare con le idee e le aspirazioni di coloro che hanno votato i partiti della maggioranza che lo sostiene. Dopo aver rimesso nella scuderia il suo principale cavallo di battaglia durante la campagna elettorale, ossia il freno all’immigrazione clandestina, ha adottato una politica filo-UE quasi paradossale, di piaggeria verso “l’alleato” – in realtà padrone – americano, scopertamente filo-sionista. Chiunque sia in un dato momento al governo, non può che seguire un’agenda politica scritta altrove che non ha nulla a che fare con i desideri dell’elettorato. Da qui l’inutilità del voto, come dice il detto popolare, “i suonatori cambiano, la musica rimane la stessa”.

Bisogna riconoscere che “la cabina di regia”, qualunque sia e dovunque si trovi, non manca di astuzia. Ad esempio, le privatizzazioni di marca liberista che hanno consentito la svendita all’estero delle nostre aziende e dei nostri marchi storici, che fatte da un governo di destra avrebbero spinto la gente sulle barricate, le ha fatte fare a governi di centrosinistra. Viceversa, riforme “di sinistra” come l’abolizione del servizio militare o l’introduzione dell’attuale “reddito di inclusione” per i migranti clandestini, sono state fatte fare a governi di centrodestra, tutto per cloroformizzare quanto più possibile lo scontento.

Ciliegina sulla torta, l’adesione alla UE e l’adozione della moneta unica non controllata da noi, che ci hanno tolto quasi tutto lo straccio di sovranità che ancora ci rimaneva.

Buon compleanno, repubblica.

NOTA: Nell’illustrazione il palazzo del Quirinale, uno dei più lussuosi e costosi simboli delle repubblica.

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