16 Luglio 2024
Società

Occidente, il virus senza vaccino – Roberto Pecchioli

Gesù non usa mezze misure per giudicare il bene e il male. “”Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile.” L’ Occidente è diventato uno scandalo quotidiano – così grande da non essere più avvertito – un virus senza vaccino. Occorre tagliare senza rimorsi ogni legame con una civilizzazione finita, certi che domani qualcuno rimetterà insieme le pietre sparse della cattedrale distrutta. Julius Evola parlava di “cavalcare la tigre”, ossia non attaccarla di fronte, ma mettersi in groppa alla belva nel tentativo di non essere travolti dalla sua carica. Ossia fare di tutto per affrettare la fine di un mondo agonizzante e perciò pericoloso come la bestia ferita. Difficile impresa, ma è probabilmente l’unica possibilità rimasta.

Troppo avanzata è l’infezione, non bastano le mascherine d’ordinanza per recuperare la normalità, il senno perduto. Il quotidiano Daily Telegraph ha titolato così un’intervista all’ex primo ministro inglese Tony Blair: gli uomini hanno il pene, le donne la vagina. Quando si giunge a questo, significa che tutto è perduto per le generazioni viventi. Al sabba rivoltante del gay pride romano un* stran* tizi* reggeva un cartello con scritto: alcune ragazze hanno il c…, fatevene una ragione. Più in là, tra esibizioni volgari, blasfemie ed ostentazioni di vario genere (alla presenza di bambini e minori) uno striscione assicurava “Gesù faceva orge gay”.

L’elenco potrebbe continuare; sarebbe solo la certificazione di una follia in fondo minoritaria, se tra i partecipanti più scatenati non ci fossero stati Elly Schlein, il sindaco di Roma e altri dirigenti politici. E se al G7 – nonostante siano stati sventati dall’Italia riferimenti peggiori – la dichiarazione finale non esprimesse “la forte preoccupazione per il ridimensionamento dei diritti di donne, ragazze e persone LGBTQIA+ in tutto il mondo, in particolare in tempi di crisi; condanniamo fermamente tutte le violazioni e gli abusi dei loro diritti umani e delle loro libertà fondamentali.” Nessun accenno ai diritti di tutti gli altri, silenzio sui diritti sociali polverizzati o sulla persecuzione a carico dei cristiani. Di fatto, adesione alla logica antimaschile (i diritti protetti non riguardano uomini e ragazzi…) e il consueto senso di superiorità di una civilizzazione ormai minoritaria, incapace di riprodurre se stessa.

L’Occidente muore di eutanasia (gaia morte) senza provare vergogna e senza senso del ridicolo. In Canada l’opera lirica Turandot di Puccini è stata “purgata” dai nomi dei personaggi cinesi per non offendere gli orientali. Ping, Pong, Pang sono diventati Bob, Joe e Bill. Chi scrive, se fosse cinese, si indignerebbe per veder loro attribuiti nomi anglosassoni. Suprematismo di morti che camminano. Sempre in Canada, avanguardia dell’allegro funerale civile, un’università ha pubblicato un’offerta di lavoro come docente che vieta agli uomini bianchi non omosessuali di candidarsi. Sono esplicitamente esclusi i soggetti che non soddisfano i folli criteri DEI (diversità, equità e inclusione) . La posizione offerta è ricercatrice sul cancro. I malati oncologici saranno felici di vedere messe da parte le competenze dei clinici maschi, bianchi, etero. La prevalenza del cretino. I candidati non dovranno dimostrare perizia scientifica, ma “sostenere l’equità, la diversità e l’inclusione”. La selezione sarà “limitata ai membri dei seguenti gruppi: persone con disabilità, popolazioni indigene, persone razzializzate, donne e persone appartenenti a gruppi di identità di genere minoritari”. Discriminazione razziale e sessuale. L’università lamenta che tra il personale sono sottorappresentati coloro che “si identificano” con una minoranza. Il rimedio è preferirli a ogni altro/a/*.

Per garantire che uomini bianchi eterosessuali non facciano domanda è imposto un “sondaggio sull’equità”. “I candidati devono identificarsi come appartenenti a uno o più gruppi designati per essere presi in considerazione “, giacché – testuale – “equità e diversità sono essenziali per l’eccellenza accademica”. I trattamenti anticancro sono validi solo se scoperti da non bianchi, non uomini, non eterosessuali. All’università di Liverpool si insegna a “problematizzare “l’essere bianchi e eterosessuali, cioè a odiare se stessi. Non resta che collaborare alle loro follie e affrettare la fine ingloriosa dell’Occidente, Terra del tramonto. Il destino nel nome. Quindi pronunciamo un sì convinto all’aborto diritto universale, con il divieto di obiezione di coscienza. Entusiasta adesione all’eutanasia non solo per malati terminali, ma per deboli, poveri, depressi e chiunque ne faccia richiesta. I boia in camice bianco siano reclutati con i sacri criteri di diversità, equità e inclusione, almeno saremo esclusi dalla professione di assassini. Applaudiamo le campagne di sterilizzazione di massa, per impedire che nascano i figli di questa follia. Rendiamo l’orientamento sessuale non etero criterio preferenziale per i concorsi pubblici, rigorosamente a tempo determinato, in omaggio al mondo liquido. Precari della vita è il criterio vincente. Assicura che pochi potranno sposarsi, avere una vita “normale” e figli, specie con l’aborrito metodo tradizionale. Non stiamo scherzando: se l’infezione non può essere bloccata, meglio somministrare dosi massicce del virus. La vita economica dovrà prevedere la privatizzazione di tutto e la compravendita dei corpi, delle loro parti e della stessa persona umana. Perché non diventare legalmente schiavi, se sussiste il consenso, unico criterio del manicomio occidente? Nessun privilegio legale per chi è sposato (omo, etero, trans, è lo stesso) tuttavia – sempre in base all’accordo tra le parti – ci si potrà sposare in tre, quattro, in numero indeterminato. Il cambio di sesso – lo ha proposto il Nuovo Fronte Popolare francese – avverrà a semplice richiesta amministrativa dell’interessat*. Si potranno scegliere i parenti (o rifiutarli) come già è legge in Germania.

Tutto sarà revocabile a piacere. Il mondo nuovo renderà inutile la previdenza sociale, poiché in una società individualista nessuno, tanto meno lo Stato, si deve occupare degli altri. Per chi vorrà, è pronta la mano privata. I figli – se nascono – potranno essere venduti e acquistati. Non è già così, tra uteri in affitto, provette e inseminazioni artificiali? Chi vorrà morire, farà domanda – rigorosamente online per evitare spreco di carta e abbattimento di alberi – pagherà un ticket e l’operazione avverrà con ogni garanzia igienica. I popoli dovranno smettere di esprimersi in lingue diverse: siamo uguali e inclusivi, perbacco. In Occidente sarà ufficiale il grugnito globish, idioma in cui vengono già impartite le lezioni in diverse facoltà universitarie italiane. Per accedere a scuole, ospedali, luoghi di lavoro, uffici, locali di divertimento, stadi, mezzi di trasporto, occorrerà mostrare un documento di identità digitale ( lo chiamano greenpass) , nella cui memoria ci sarà l’intera storia della nostra vita. Se non saremo stati abbastanza inclusivi, equi, “diversitari”, tolleranti, ci verrà ritirato. Ai maschi bianchi eterosessuali (le donne seguiranno) verrà assegnato un punteggio negativo, da neutralizzare previa rieducazione obbligatoria. A tutti verrà assegnato un vocabolario delle parole proibite e di quelle obbligatorie, aggiornato periodicamente come le vecchie enciclopedie. Ogni dissenso esplicito sarà sanzionato penalmente come discorso di odio. Non è tanto diverso dal presente: si tratta soltanto di fare presto, affrettare il successo del nuovo modello esistenziale, ossia rendere più rapida l’estinzione: biologica, culturale, esistenziale, spirituale. Poiché il consenso soggettivo è l’unica legge, si potranno avere rapporti intimi con ragazzi e bambini; in base al medesimo principio, le dipendenze – droga, alcool, gioco, tutte legate a fiorenti economie – non potranno essere contrastate, tanto meno proibite. La campagna antidroga promossa dal governo (brevi messaggi televisivi e in rete) è timidissima: invita a “pensarci un minuto”. Trascorso il quale polverine, pasticche, bottiglie e siringhe continueranno il loro lavoro distruttivo. Virus di una società infetta. La dimensione spirituale – al di là delle ubbie new age – è derisa, scavalcata dall’appello alle “emozioni” e all’”energia”, termini vuoti di significato, quindi assai popolari presso l’uomo dimezzato. Su tutto, dominano parole come concorrenza, competizione. Ovvero, individualismo solitario, lotta spietata per il successo, il tornaconto legge universale.

Ci viene spesso rimproverato il pessimismo, ma non riusciamo a vedere all’orizzonte levarsi “un fil di fumo” – come Cio Cio-San in Butterfly – che annuncia l’inversione del mondo capovolto. Pessimismo di cui faremmo a meno volentieri. Winston Churchill – che di imperi se ne intendeva – ricordava l’enormità del “potere di dominare la lingua di un popolo”. L’imbastardimento dell’italiano determina colonialismo linguistico, rappresentazione della subalternità al modello anglosassone. Vilfredo Pareto scriveva che “la decadenza ha per sintomo l’indebolimento dei sentimenti virili e l’acre voluttà nell’indebolire se stesso, nel degradarsi, nello schernire tutto ciò che prima si credeva rispettabile. “Amiamo la tecnica, a cui stiamo consegnando la nostra vita, ma essa è “la più decisiva forza anticristiana che mai sia entrata in scena. Là dove affiorano i simboli della tecnica lo spazio viene svuotato di tutte le forze della natura, di tutti i mondi spirituali rimasti in esso.” (Ernst Juenger). E ancora: “man mano che la libertà politica ed economica diminuisce, la libertà sessuale ha tendenza ad accrescersi a titolo di compenso. E il dittatore sarà bene accorto a incoraggiare queste libertà. Aggiungendosi al diritto di sognare sotto l’influenza della droga, del cinema, della radio, contribuirà a riconciliare le masse con la schiavitù che è il loro destino”. (Aldous Huxley) Se siamo pessimisti, la compagnia è ottima. Neanche le chiese cristiane difendono i principi naturali; la crisi è di fede. Pessimista anche Dostoevskij, che fa dire a Ivan Karamazov “se Dio non esiste tutto è permesso”? Liberato da tutto, nudo dinanzi al nulla, l’occidentale è diventato egli stesso un virus. I vaccini esistono: sono l’identità, la famiglia, la comunità, la solidarietà umana, la dedizione a una causa, la fede nel trascendente, la gratuità. Tutto ciò ci è stato fatto aborrire dal virus di una rivoluzione dell’anima, la regressione ad atomi solitari, astiosi, rivendicativi, contabili pedanti di ogni gesto inserito nelle colonne del dare e dell’avere. L’ottimismo è il paradosso di lavorare per un ulteriore degrado civile, morale, esistenziale. Arriverà presto l’anno zero: anche le peggiori pestilenze terminano. Chi resta, ricomincia a vivere. Saranno uomini e donne diversi da noi. Parleranno altre lingue e avranno altri volti. Forse non capiremo i loro principi, ma non saranno quelli dell’homunculus occidentale contemporaneo. Che si estinguerà in fretta: una società votata alla morte non può che conseguire il suo obiettivo. Cavalchiamo la tigre: è feroce, pericolosa, ferita. Ma è di carta e morirà. Come ogni virus, è “non vita”.

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