22 Giugno 2026
Attualità

MI dichiaro antifascista! – Roberto Pecchioli

Mi dichiaro antifascista. Che sollievo. Ringrazio il sindaco di Verona, l’ex calciatore Damiano Tommasi assai Democratico (con e senza maiuscola) per averla pensata giusta: ha deciso che per ottenere un passo carraio nella città di Giulietta, oltre alla tassa relativa, i richiedenti firmino una dichiarazione di antifascismo. Pur non abitando a Verona e non avendo necessità di un passo carrabile, intendo presentare e sottoscrivere l’istanza. Finalmente sarò al riparo da attacchi, sospetti, maldicenze. La mia città, Genova, ha anticipato da anni il primo cittadino scaligero, pretendendo, per le associazioni che utilizzano spazi civici per eventi ed attività, analoga autocertificazione con una mano sul cuore e l’altra sul portafogli. Orgoglio della Superba, perbacco.

L’antifascismo è oggi un concetto vuoto, simile a chi si dichiarasse pro o contro Napoleone Bonaparte. Tutto ciò che non piace alla gente che si piace è ipso facto chiamato fascismo, categoria eterna del Male. Dunque, il bene è antifascista: è la proprietà transitiva, parola di Aristotele. Non conta alcuna riflessione sul fascismo storico, sulla sua inesistenza nel presente e qualunque altra obiezione. Se lorsignori assicurano che ogni male è automaticamente fascista, bisogna schierarsi dalla parte del bene. A che serve ricordare che l’obbligo di antifascismo non è previsto da alcuna legge? Tanto vale, a Verona e altrove, per il passo carrabile, l’uso di spazi civici o altro, firmare quello che fa piacere al potere. È un po’ come l’autorizzazione all’uso dei dati personali che firmiamo in calce ai moduli più svariati o l’accettazione dei cookies per accedere a un sito web. Sono le nuove frontiere obbligate, le dogane immateriali postmoderne. Una in più non potrà farci più male di altre innumerevoli imposizioni quotidiane.

Per di più, dichiararsi antifascisti ci permette di entrare nella buona società e diventare cittadini modello della democrazia. Una bella comodità: libera dal peso di elaborate premesse, consente perfino di assumere posizioni non del tutto ortodosse. È un ombrello protettivo, un lasciapassare universale. Dal momento della firma – anche in formato elettronico – riacquistiamo la nostra libertà, conculcata dall’ombra del sospetto di essere, Dio non voglia, loschi figuri No–Antifa. Propongo che all’atto della sottoscrizione venga fornita una spilletta, una “cimice” da esibire sul risvolto degli abiti, giusto per togliere ogni dubbio e tranquillizzare l’OVRA (Opera Volontaria Repressione Anti-antifascista). Sbrigata la pratica burocratica e dichiaratomi antifascista, posso finalmente dire ciò che è pericoloso senza il prezioso certificato. Ad esempio, che l’esclusione di Erri De Luca da un festival letterario per le sue posizioni filosioniste a stretto rigore è un atto fascista, giacché punisce la libertà di pensiero e parola, discriminando su base ideologica (articoli 3 e 21 della benemerita costituzione antifascista). De Luca mi è cordialmente antipatico, sono contrarissimo alle sue idee su Gaza e Israele, ma difendo il suo diritto ad esprimerle.

Forse ha smarrito il certificato Antifà, che permette di dire tutto ciò che si vuole, naturalmente entro il perimetro “anti”. Abilita perfino a comportarsi come gli esecrati nemici, chiudere la bocca all’avversario, negargli agibilità politica e dignità personale in quanto fascista a giudizio insindacabile del collettivo antifà, riunito in seduta permanente nelle redazioni, nelle università, negli uffici pubblici, nelle piazze. L’antifascismo è il patentino universale, la chiave che apre tutte le porte. Meglio ancora: è il green pass del buon cittadino. O ce l’hai e campi tranquillo o sei un reprobo e un nemico del popolo. Meglio non rischiare. Ricordate la tessera del partito nazionale fascista? Bisognava averla o erano guai. Ai suoi tempi Leo Longanesi avvertiva che in Italia esistono due tipi di fascisti: quelli propriamente detti e gli antifascisti. Forse davvero il morto regime e il famigerato ventennio sono il ritratto di famiglia del nostro popolo, come afferma la cultura liberal. Dunque, va estirpata ogni traccia del Male Assoluto (parola di Gianfranco Fini che se ne intende) e pretesa la dichiarazione di antifascismo.

Per lenire il fastidio dei riottosi, un argomento a favore del green pass Antifà è la sua estensione: se tutti siamo antifascisti, nessuno è fascista e entrambi i termini vengono destituiti di significato e consegnati agli storici, se non agli archeologi. Inoltre, se la dichiarazione diventa un obbligo, il dazio da pagare alla dogana democratica, è ampiamente giustificato moralmente chi firma controvoglia. Non accettiamo forse senza leggerle o capirle clausole contrattuali capestro con le banche, le assicurazioni, i fornitori di servizi? Consentiamo senza fiatare che i nostri dati personali siano compravenduti e l’invasione nella nostra navigazione in rete ci sia negata senza l’Ok preventivo. Dai, firmiamo lo stampato e tiriamo avanti. Teniamo famiglia, dobbiamo vivere e lavorare, magari ci serve il passo carraio. Tanto, il potere, di qualunque ideologia si travesta, è sempre contro di noi, pretende obbedienza e sottomissione. Magari con il green pass in bella vista potremo assentarci alle manifestazioni del 25 aprile, fingere di non ricordare le parole di Bella Ciao, cambiare canale all’omelia di fine anno del presidente. Saremo (più o meno) liberi di dire quel che ci aggrada, al riparo dell’ombrello arcobaleno Antifà. Suvvia, facciamo contento il sindaco Tommasi, i suoi democratici seguaci e l’ANPI. Il potere di ieri chiedeva – più spesso imponeva – obbedienza e sottomissione. Quello di oggi in più pretende l’applauso, l’adesione convinta e in forma scritta. Ne ha diritto: è l’Impero del Bene. Antifascista, naturalmente.

2 Comments

  • Primula Nera 9 Giugno 2026

    Io ,al limite, potrei dichiararmi afascista, non fascista, l’antifascismo non mi appartiene, oltretutto ridotto com’è oggi a strumento di tirannide(proprio quella che pretenderebbe di combattere…) ; c’è qualcosa di più “fascista” (nell’accezione esclusiva che ne danno gli antifa) di pretendere pubbliche dichiarazioni sulla propria fede politica, per ottenere diritti che in base alla nostra, pur imperfetta, costituzione(a meno che gli assunti teorici di Popper non l’abbiano sostituita) dovrebbero essere, comunque, garantiti a tutti ?
    Su Erri De Luca, è innegabile che abbia posizioni sconcertanti sugli eventi in Palestina ; personalmente credo però che nessuno dovrebbe essere ostracizzato per le proprie opinioni ; le contestazioni sono legittime, ma alla fine si dovrebbe comunque permettere il diritto di parola a chiunque.
    Quello che mi infastidisce nel vedere atleti, cantanti e artisti israeliani esibirsi impunemente in giro per il mondo, non è la questione in sè ; come già detto credo nel diritto di tutti a esprimersi, al di là di opinioni e nazionalità, ma questo punto va bene solo se viene garantito (appunto) a tutti ; tuttavia se si discriminano ,per ragioni politiche , i cittadini russi e bielorussi, ad esempio, non si può far finta di nulla verso gli israeliani, in quanto ciò equivarrebbe ad una legittimazione delle azioni vomitevoli (non so come altro definirle)del loro governo ed esercito. Il messaggio sarebbe che i russi hanno fatto cose molto gravi (io non sono d’accordo, ma qui è secondario…)e sono fuori da ogni manifestazione, gli israeliani invece no… La loro partecipazione, anche a spettacoli trash come l’Eurovision, dove a momenti vincevano, trascende così il singolo evento in sè per trasformarsi in assoluzione morale di un operato(significato profondo che non avrebbe avuto, se non ci fosse stata l’esclusione, ipocrita, di altri popoli)…

  • Claudio Antonelli (Montréal) 15 Giugno 2026

    Vi sono grandi differenze tra il fascismo dei “fascisti” e il fascismo degli antifascisti. Il fascismo dei fascisti è durato un ventennio. Il fascismo degli antifascisti sta sfidando i secoli. In Italia gli ex comunisti pontificano ancora, gran moralizzatori con l’erre moscia. Quanti profughi giuliano-dalmati lasciarono l’Italia per tema che il comunismo finisse col prendere il potere nella penisola! L’hanno pagato caro, loro, l’anticomunismo. Il mitico “estero”, tanto celebrato in Italia, non si è trasformato sempre in una nuova patria. E nella patria d’origine sono stati persino considerati slavi dai fratelli italiani, che dicono Pula invece di Pola e Rijeka invece di Fiume.
    In Italia, paese così pacifico, è prosperato il terrorismo “antifascista” delle Brigate Rosse. Ma neanche un petardo esplose, in segno di protesta, quando il governo italiano rinunciò alla zona B. I giuliano-dalmati sono completamente ignorati sia dalla Storia sia da Hollywood. Cinecittà si è interessata soprattutto all’italiano “cacasotto”. Il “Giorno del ricordo” non può annullare il totale menefreghismo che ci ha circondati per mezzo secolo. Cosa volete, questi italiani “brava gente”, dopo tutto, sono capaci di piangere col cuore, a calde lacrime, una sconfitta, ma solo per una sconfitta dell’Italia sul campo da gioco.
    Il fascismo dei nostri genitori, o almeno di quelli miei “fascistissimi”- fatto che certamente stupirà i cattedratici studiosi del male assoluto – non era basato sull’odio. Era basato sull’amore per Roma, per Dante, per l’Italia. Quest’assenza in noi di odi tribali ci rende particolarmente vulnerabili quando viviamo lontani dalla madrepatria. Noi, figli dei “fascisti” delle terre irredente, al contrario dei nostri conterranei dell’ex magnifico mosaico di popoli slavi perpetuanti nei secoli gli odi tribali, non abbiamo la soddisfazione di poter trasmettere ai nostri figli l’odio inebriante che dà certezze, garantisce la continuità. Il nostro patriottismo, infatti, è basato sul rapporto sacro con la terra di nascita, e non sulla razza e sul sangue. E i nostri figli sono nati in un’altra terra: la loro patria.
    Una buona notizia quindi per tutti gli antifascisti, dilettanti e professionisti: il fascismo dei nostri padri morirà con noi.

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