Abstract
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Introduzione: perché parlare di sistemi in metafisica
Negli ultimi decenni la parola “complessità” è uscita dai laboratori scientifici ed è entrata nel linguaggio della cultura, della politica, dell’ecologia, della sociologia e perfino della spiritualità. Spesso, però, viene usata in modo vago, quasi come sinonimo di confusione. La teoria dei sistemi complessi, invece, non invita a rinunciare alla ragione: al contrario, chiede di usarla in modo più paziente e meno frettoloso. Un sistema complesso è una realtà composta da molte parti in relazione, nella quale il comportamento dell’insieme non si lascia dedurre semplicemente dalla somma dei comportamenti individuali. La vita di una città, il clima, un ecosistema, il cervello, una comunità religiosa, un mercato o una tradizione culturale non sono ammassi casuali di elementi: sono reti di interazioni, retroazioni, equilibri provvisori e trasformazioni. Proprio per questo, la complessità interessa anche la filosofia: perché mostra che il reale non si lascia capire davvero quando viene ridotto a pezzi isolati, ma chiede di essere pensato come una trama.
Il punto è decisivo anche per la metafisica. Gran parte del pensiero moderno ha oscillato tra due tentazioni: da un lato ridurre la realtà a meccanismo, dall’altro rifugiarsi in un’immagine dell’essere talmente generale da perdere presa sul mondo concreto. La complessità suggerisce una terza via. Essa mostra che la realtà possiede livelli diversi di organizzazione: il livello fisico non annulla quello biologico, quello biologico non esaurisce quello psichico, quello psichico non spiega da solo quello sociale e simbolico. Ogni livello dipende dai livelli inferiori, ma introduce proprietà nuove. In termini semplici, ciò che nasce dalle relazioni non è sempre già contenuto in modo evidente nelle parti prese una per una; per comprenderlo, bisogna osservare il modo in cui quelle parti si incontrano, reagiscono, si stabilizzano e si trasformano nel tempo.
Giorgio Parisi ha dato un contributo fondamentale proprio a questo modo di guardare il mondo. Il Premio Nobel per la Fisica 2021 gli è stato attribuito per la scoperta dell’interazione tra disordine e fluttuazioni nei sistemi fisici, dalla scala atomica a quella planetaria; l’Accademia dei Lincei ricorda che tali sistemi sono caratterizzati da casualità e disordine e che il lavoro di Parisi ha fornito nuovi metodi per descriverli e prevederne il comportamento di lungo periodo.1 La sua ricerca sui vetri di spin e sui sistemi disordinati ha mostrato che ciò che appare caotico può nascondere strutture profonde, regolarità inattese, configurazioni multiple. Per la metafisica e per la teologia questo non significa trasformare la fisica in una prova di Dio, né piegare la scienza a una tesi precostituita. Significa piuttosto riconoscere che il mondo non coincide con un meccanismo piatto, e che la razionalità può abitare anche dove non vi è semplicità.
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Che cos’è, in parole semplici, la teoria dei sistemi
La teoria dei sistemi nasce dall’esigenza di studiare realtà che non possono essere comprese isolando i loro pezzi. Se guardiamo un orologio, possiamo smontarlo e capire la funzione di ogni ingranaggio; ma se guardiamo un organismo vivente, una famiglia, una società o una tradizione religiosa, lo smontaggio non basta. Eliminando le relazioni, perdiamo proprio ciò che volevamo capire. Un sistema è dunque un insieme di elementi connessi; un sistema complesso è un insieme in cui queste connessioni producono effetti collettivi non lineari, spesso imprevedibili nel dettaglio, ma non per questo privi di ordine. Per chiarire il punto si possono usare tre parole: interdipendenza, retroazione, emergenza. Le parti si influenzano reciprocamente; gli effetti di un processo ritornano sulle cause e le modificano; dall’interazione tra elementi semplici può nascere una proprietà nuova, non riducibile alla somma dei singoli elementi.
Questi concetti diventano più chiari se pensiamo a esperienze comuni. La fiducia in un gruppo, ad esempio, non è semplicemente la somma delle buone intenzioni individuali: nasce da gesti ripetuti, aspettative condivise, conferme reciproche. Allo stesso modo, la sfiducia può produrre chiusura e finire per confermare se stessa. Parisi, in un testo divulgativo pubblicato sul suo sito, osserva che lo scopo di una teoria dei sistemi complessi è cercare leggi del comportamento globale non facilmente deducibili dalle leggi che regolano i singoli costituenti.2 Questo non significa abbandonare l’analisi delle parti, ma riconoscere che da sola non basta: quando la realtà è fatta di molte parti che interagiscono, l’analisi deve essere accompagnata da uno sguardo capace di seguire le relazioni, le soglie, le trasformazioni e gli effetti di ritorno.
Il riduzionismo ha avuto un ruolo enorme nella scienza moderna: ha permesso di scomporre problemi difficili e di raggiungere risultati straordinari. Tuttavia, proprio il successo dell’analisi rende più evidente il suo limite quando essa pretende di diventare l’unico modo possibile di conoscere. In una recente riflessione italiana sulla complessità, Gianluca Bocchi e Arianna Barazzetti sottolineano che le scienze dei sistemi complessi hanno offerto un sostegno culturale a chi lavora con sistemi umani, perché aiutano a rispettare la varietà dei comportamenti senza ridurla a un “invisibile semplice”.3 È precisamente qui che la teoria dei sistemi diventa interessante per la metafisica: essa non nega l’ordine, ma lo cerca dentro la relazione, il processo, la pluralità. Non ci chiede di scegliere tra ordine e movimento, ma di comprendere come l’ordine possa nascere e conservarsi proprio nel movimento.
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Giorgio Parisi e il disordine che non è semplice caos
Il contributo di Parisi è importante perché ha reso pensabile una forma di ordine non immediatamente visibile. I sistemi disordinati studiati dalla fisica statistica, come i vetri di spin, non si comportano come sistemi semplici, dotati di un solo equilibrio facilmente identificabile. Possono presentare molti stati possibili, configurazioni metastabili, percorsi dipendenti dalla storia precedente. In altre parole, non esiste sempre una sola soluzione ordinata; esiste piuttosto un paesaggio ricco, accidentato, in cui il sistema può stabilizzarsi in modi diversi. Un articolo recente di Focus Unimore ricorda che Parisi ha contribuito a mostrare come fenomeni apparentemente caotici e imprevedibili, se osservati correttamente, rivelino regolarità e connessioni sorprendenti.4 Qui la parola “disordine” va intesa con cautela: non indica semplicemente assenza di senso, ma una configurazione così ricca di possibilità da non poter essere ricondotta a uno schema lineare immediato.
Sul piano filosofico, questa intuizione è preziosa perché corregge un pregiudizio molto diffuso. La modernità ha spesso identificato la razionalità con la chiarezza geometrica: ciò che è razionale dovrebbe essere lineare, prevedibile, trasparente. Ma la complessità insegna che il reale può essere razionale senza essere semplice. Un rapporto umano, una cultura, una coscienza, una comunità credente non sono irrazionali perché non si lasciano ridurre a formule elementari; sono piuttosto realtà in cui la causalità lavora per intrecci, soglie, retroazioni. La metafisica, allora, non dovrebbe cercare soltanto il fondamento come punto fermo esterno alla trama del mondo; dovrebbe anche interrogare la trama stessa, il modo in cui le relazioni generano forme, significati e stabilità provvisorie. In questa luce, il lavoro di Parisi non offre una metafisica già pronta, ma sposta il modo in cui siamo autorizzati a immaginare l’ordine del reale.
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Dalla sostanza isolata alla relazione generativa
Una delle conseguenze più interessanti riguarda il passaggio da una metafisica centrata esclusivamente sulla sostanza a una metafisica attenta alla relazione. Nella tradizione classica, la sostanza indica ciò che sussiste in sé; la relazione, invece, è stata spesso pensata come qualcosa di secondario. La visione sistemica non rovescia necessariamente questa gerarchia, ma la complica: mostra che molte realtà sono ciò che sono non malgrado le relazioni, ma grazie a esse. Una cellula è definita dalle sue funzioni interne e dagli scambi con l’ambiente; una persona è irriducibile alla rete sociale, ma diventa se stessa dentro relazioni linguistiche, affettive, storiche e simboliche; una comunità religiosa non è soltanto un insieme di individui, ma una forma di vita che emerge da riti, testi, memorie, autorità, pratiche e interpretazioni.
In questo senso la teoria dei sistemi non sostituisce la metafisica, ma le offre un’immagine del reale più adeguata alla sensibilità contemporanea. Non ci obbliga a dire che tutto è fluido e privo di fondamento; ci invita piuttosto a pensare il fondamento non come rigidità, ma come capacità di generare ordine, stabilità e trasformazione. Il pensiero teologico può riconoscere qui un’affinità con alcune sue categorie profonde: creazione come relazione originaria, provvidenza come accompagnamento non meccanico del mondo, comunione come forma dell’essere personale. Naturalmente queste categorie non derivano dalla fisica; ricevono però dalla complessità un linguaggio nuovo per dialogare con la cultura scientifica.
Tre categorie metafisiche risultano particolarmente sollecitate dalla complessità: ordine, contingenza e finalità. Se l’ordine viene inteso soltanto come disposizione statica, la complessità appare minacciosa; ma se l’ordine è capacità di mantenere coerenza attraverso trasformazioni, allora i sistemi complessi diventano un laboratorio filosofico. Un organismo resta se stesso cambiando continuamente le proprie cellule, una lingua conserva una struttura pur modificandosi nel tempo, una tradizione teologica rimane riconoscibile proprio perché interpreta, seleziona, approfondisce e corregge. L’ordine vivente non è immobilità, ma continuità dinamica: non sta nel bloccare il divenire, bensì nel dare al divenire una forma riconoscibile.
Lo stesso vale per la contingenza. La complessità mostra che piccoli eventi possono avere conseguenze ampie, ma non arbitrarie; ciò vale per il clima, per i mercati, per la storia personale e collettiva. La contingenza non è semplice caso senza senso: è lo spazio nel quale molte possibilità reali possono attualizzarsi. Per la metafisica questo è importante perché consente di evitare due estremi: il determinismo assoluto, secondo cui tutto sarebbe già scritto, e l’indeterminismo cieco, secondo cui non vi sarebbe alcuna intelligibilità. Il mondo appare piuttosto come un intreccio di necessità locali, aperture possibili e vincoli storici; ed è proprio in questo intreccio che diventa possibile parlare di libertà, decisione, responsabilità e storia senza cancellare la dimensione naturale dei processi.
Anche la finalità può essere ripensata in modo più fine. Parlare di sistemi complessi non significa reintrodurre automaticamente una finalità cosmica, come se ogni processo naturale dovesse avere uno scopo evidente e prestabilito. Tuttavia, permette di comprendere come nei livelli superiori della realtà emergano direzioni, funzioni e scopi. Un sistema biologico tende alla conservazione della vita, una comunità educativa tende alla formazione, una liturgia tende alla comunione del senso. Tali finalità non sono sempre imposte dall’esterno: spesso emergono dall’organizzazione interna del sistema. Qui il pensiero teologico può trovare un terreno di dialogo, perché la finalità non deve essere pensata necessariamente come intervento puntuale che interrompe le cause naturali, ma come intelligibilità profonda di un mondo capace di generare forme di senso.
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Teologia e sistemi: creazione, provvidenza, libertà
La teologia moderna si trova davanti a una sfida: parlare di Dio senza ridurre il mondo a un teatro di eccezioni e senza dissolvere Dio in un principio impersonale. La teoria dei sistemi può aiutare a formulare meglio questa sfida. Se il mondo è un sistema di sistemi, aperto, stratificato e relazionale, allora la creazione può essere pensata non come un atto remoto che lascia dietro di sé un meccanismo chiuso, ma come il dono continuo di una realtà capace di consistenza propria. La creaturalità non diminuisce l’autonomia del mondo; la rende possibile. Un mondo creato non è meno reale perché dipende da Dio: è reale proprio perché riceve l’essere in modo da poter operare secondo leggi, relazioni e dinamiche proprie. In questa prospettiva, la fede non deve temere l’autonomia delle scienze, perché proprio tale autonomia mostra la densità del reale e la serietà della creazione.
Anche la provvidenza può essere ripensata senza ricadere in immagini troppo meccaniche. In una visione ingenua, essa viene immaginata come una correzione esterna degli eventi, quasi un intervento che aggiusta dall’alto ciò che il mondo non riesce a compiere da sé. Ma in un universo complesso la cura divina può essere compresa come presenza che sostiene la possibilità stessa delle relazioni, delle libertà e delle trasformazioni. Ciò non elimina il mistero del male, né offre soluzioni facili. Anzi, la complessità rende più serio il problema: un’azione locale può avere effetti lontani, un equilibrio fragile può rompersi, una rete di relazioni può produrre vita o distruzione. Proprio per questo il pensiero teologico è chiamato a superare immagini troppo semplificate di causalità e intervento, e a pensare la presenza di Dio non come concorrenza con il mondo, ma come fondamento della sua possibilità.
In questo quadro diventa necessario chiarire che cosa si intende per libertà. La libertà non va pensata come assenza totale di vincoli, come se l’uomo fosse libero solo quando non dipende da nulla e da nessuno. Una simile idea sarebbe astratta e poco realistica: ogni esistenza concreta nasce dentro condizioni biologiche, storiche, linguistiche, sociali e spirituali. La libertà, piuttosto, è la capacità personale di orientarsi consapevolmente dentro una rete di relazioni e di vincoli, assumendo responsabilmente una direzione. Non consiste nel sottrarsi alla complessità, ma nel poter rispondere a essa. In termini sistemici, un soggetto libero non è un elemento isolato dal sistema, bensì un nodo capace di interpretare le influenze ricevute, di rielaborarle e di introdurre nel sistema una novità intenzionale.
Dal punto di vista teologico, questa libertà non è in concorrenza con la provvidenza divina. Se Dio fosse pensato come una causa che sostituisce l’agire umano, allora la libertà apparirebbe inevitabilmente diminuita. Ma se la creazione è il dono dell’essere a creature capaci di consistenza propria, allora la libertà diventa uno dei modi più alti in cui la creaturalità si esprime. L’uomo libero non è colui che si emancipa da ogni dipendenza, ma colui che può riconoscere la propria dipendenza originaria senza trasformarla in fatalismo. La libertà è quindi risposta, discernimento e responsabilità: risposta perché nasce dentro una chiamata e dentro una storia; discernimento perché deve leggere possibilità, limiti e conseguenze; responsabilità perché ogni scelta modifica la rete di relazioni in cui il soggetto vive.
- Il sistema filosofico e teologico moderno alla luce di Parisi
Il contributo di Parisi aiuta soprattutto a cambiare immaginario. La filosofia e la teologia moderne hanno spesso ereditato una rappresentazione meccanica del mondo: parti separate, leggi esterne, causalità lineare, previsione come ideale assoluto. Parisi mostra invece che la scienza più rigorosa può occuparsi di sistemi nei quali il disordine non è un difetto della conoscenza, ma un tratto costitutivo della realtà studiata. L’ordine, in questi casi, non sta in superficie; va cercato a un livello più profondo, nelle correlazioni, nelle strutture nascoste, nelle probabilità, nelle configurazioni possibili. L’universo non appare meno intelligibile: appare più ricco. E questa ricchezza obbliga il pensiero filosofico e teologico a misurarsi con una realtà che non può essere dominata da un’unica immagine, ma deve essere seguita nei suoi passaggi, nei suoi livelli e nelle sue relazioni interne.
Per il sistema filosofico contemporaneo, ciò significa abbandonare l’alternativa secca tra riduzionismo e irrazionalismo. La complessità è anti-riduzionista, ma non anti-scientifica. Essa mostra che la realtà può essere studiata rigorosamente anche quando non è completamente controllabile. Per il sistema teologico, invece, significa imparare a parlare del divino senza contrapporlo ingenuamente alla natura. Se la natura è già capace di generare livelli di ordine, relazione e senso, allora la domanda su Dio non nasce dalla necessità di colmare lacune scientifiche, ma dallo stupore davanti all’intelligibilità stessa del reale. Dio non è la spiegazione provvisoria di ciò che non sappiamo ancora; è, nella prospettiva credente, il fondamento ultimo di un mondo che può essere indagato, abitato e interpretato.
Una recente riflessione italiana sull’“ontologia della complessità” ha proposto di leggere la complessità come paradigma ontologico emergente, capace di rispondere alle crisi epistemologiche della modernità e di aprire un dialogo tra filosofia e teologia.5 Questa prospettiva è utile, purché non si cada in un uso puramente retorico della parola complessità. Il rischio è trasformarla in una formula buona per tutto. Il compito serio, invece, è distinguere: la scienza descrive strutture e dinamiche; la filosofia interroga condizioni di intelligibilità, livelli dell’essere, causalità e senso; la teologia interpreta il reale alla luce della rivelazione e della fede. Il dialogo è fecondo quando ciascun linguaggio conserva la propria competenza e accetta di lasciarsi provocare dagli altri.
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Limiti di una lettura metafisica della scienza
È necessario, però, evitare equivoci. La teoria dei sistemi complessi non dimostra direttamente una metafisica relazionale, né fonda da sola una teologia della creazione. Le scienze lavorano con modelli, misure, simulazioni e verifiche; la metafisica lavora con domande ultime sull’essere, sulla causalità e sul senso; la teologia lavora dentro una tradizione di fede. Confondere questi piani produrrebbe cattiva scienza e cattiva filosofia. Il contributo di Parisi non consiste nel fornire argomenti apologetici immediati, ma nel rendere culturalmente meno plausibile l’idea che il reale sia comprensibile solo se ridotto a elementi semplici e isolati.
Proprio questo limite rende il dialogo più serio. La complessità non autorizza scorciatoie; invita alla modestia. Insegna che il mondo non si lascia possedere da un unico schema, che la previsione ha confini, che la conoscenza procede per modelli parziali ma efficaci. Questa lezione può avere un valore spirituale: non perché la fisica dica che Dio esiste, ma perché educa a una forma di razionalità non arrogante, capace di riconoscere il mistero senza rinunciare all’indagine. In un tempo in cui il dibattito pubblico alterna semplificazioni aggressive e relativismi stanchi, una metafisica della complessità può aiutare a pensare l’unità senza cancellare la differenza.
Un primo limite riguarda il passaggio dal piano descrittivo al piano normativo. Dal fatto che la natura presenti strutture relazionali non segue automaticamente che ogni relazione sia buona, né che ogni forma di auto-organizzazione possieda valore morale o spirituale. Anche sistemi distruttivi possono essere complessi: una dipendenza, una propaganda, una dinamica di violenza collettiva o una crisi ecologica possono sviluppare reti di rinforzo, retroazioni e stabilizzazioni. Per questo la metafisica e la teologia non possono limitarsi a celebrare la complessità come tale; devono anche giudicare le forme che essa assume, distinguendo tra relazioni che generano vita, apertura e responsabilità e relazioni che producono chiusura, dominio o dissoluzione del senso.
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Conclusione: una razionalità più ampia
La teoria dei sistemi complessi, letta attraverso il contributo di Giorgio Parisi, non sostituisce la metafisica né la teologia. Offre però un’immagine del reale profondamente consonante con alcune domande decisive del pensiero contemporaneo. Il mondo non è una somma di pezzi muti; è una trama di relazioni. Il disordine non è sempre assenza di intelligibilità; può essere la superficie di un ordine più profondo. La causalità non è sempre una linea retta; spesso è una rete. La libertà non è isolamento; è capacità di orientarsi dentro legami. La creazione, per la teologia, non è concorrenza con la natura; è il fondamento di un mondo capace di operare e generare.
In questa prospettiva Parisi aiuta il pensiero filosofico e teologico moderno non perché trasformi la fisica in metafisica, ma perché libera la metafisica da immagini troppo povere della realtà. Se il mondo è complesso, allora anche il pensiero deve diventare più ospitale, più prudente, più relazionale. La sfida non è rinunciare alla verità, ma cercarla in modo adeguato alla ricchezza del reale. Forse è proprio qui che scienza, filosofia e teologia possono tornare a parlarsi: non nel tentativo di ridursi l’una all’altra, ma nel riconoscere che ogni autentica ricerca nasce dallo stesso stupore davanti a un ordine che non si lascia esaurire.
Giuseppe Chiantera
Note
- Accademia Nazionale dei Lincei, “A Giorgio Parisi il Premio Nobel per la Fisica 2021”, 5 ottobre 2021.
- Giorgio Parisi, “Sistemi complessi”, testo divulgativo pubblicato su parisigiorgio.it, 27 marzo 2023.
- Gianluca Bocchi e Arianna Barazzetti, “Complessità: un pensiero sfaccettato, difficile, generativo”, Nuova Rassegna di Studi Psichiatrici, vol. 28, 2024.
- Focus Unimore, “Giorgio Parisi e la teoria dei sistemi complessi: la collaborazione con un Premio Nobel”, novembre 2024.
- Attilio Meliadò, “Ontologia della complessità. Un dialogo tra filosofia e teologia nell’era contemporanea”, testo rielaborato da un intervento al Festival della Complessità XIV edizione, 2023, pubblicato online nel 2025.
Bibliografia essenziale
- Accademia Nazionale dei Lincei, “A Giorgio Parisi il Premio Nobel per la Fisica 2021”, 2021, disponibile sul sito dell’Accademia dei Lincei.
- Bocchi, Gianluca; Barazzetti, Arianna, “Complessità: un pensiero sfaccettato, difficile, generativo”, Nuova Rassegna di Studi Psichiatrici, vol. 28, 2024.
- FocusUnimore, “Giorgio Parisi e la teoria dei sistemi complessi: la collaborazione con un Premio Nobel”, 2024.
- Meliadò, Attilio, “Ontologia della complessità. Un dialogo tra filosofia e teologia nell’era contemporanea”, Università di Messina, pubblicazione online, 2025.
- Parisi, Giorgio, “La complessità”, parisigiorgio.it, 2023.
- Parisi, Giorgio, “Sistemi complessi”, parisigiorgio.it, 2023.
- Parisi, Giorgio, In un volo di storni. Le meraviglie dei sistemi complessi, Milano, Rizzoli, 2021.
- Prigogine, Ilya; Stengers, Isabelle, La nuova alleanza. Metamorfosi della scienza, Torino, Einaudi, edizioni varie.
- Morin, Edgar, Introduzione al pensiero complesso, Milano, Sperling & Kupfer, edizioni varie.




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