Riprendiamo di nuovo il cammino sulla pista della nostra eredità ancestrale, ripartendo da quegli inizi di novembre dove mi ero fermato la volta scorsa, ma con una variante. Come vi ho già raccontato, il nostro Michele Ruzzai ha dato vita a un nuovo gruppo “gemello” di “MANvantara”, “No OOA. Contro la teoria Out of Africa”.
Al riguardo, la volta scorsa non vi ho detto molto, a parte la citazione del mio testo Ma davvero veniamo dall’Africa? (E’ una soddisfazione non da poco, sia pure in un ambito molto ristretto, essere già considerato una sorta di classico), e la simpatica immagine di copertina, con il pesciolino che nuota controcorrente rispetto al resto del banco, bella metafora della nostra situazione.
E’ ovviamente quasi superfluo ripetere che l’Out of Africa non è una teoria scientifica, ma un grimaldello ideologico che ha lo scopo di demolire la resistenza alla migrazione-invasione dal Terzo Mondo e la sostituzione etnica, e negare l’esistenza delle razze umane.
In realtà, l’attività del nuovo gruppo era partita un po’ prima di dove mi ero fermato la volta scorsa, più o meno dalla metà di ottobre. Si inizia proprio citando il mio libro, però devo onestamente ammettere che se questo testo ha raggiunto una qualche autorevolezza, non piccola parte del merito va alla bellissima prefazione di Eugenio Barraco.
Un post del 13 ottobre, praticamente il primo dopo i ringraziamenti per essere invitati a far parte del gruppo, presenta una riflessione interessante. La maggiore antichità del popolamento dell’Africa rispetto all’Eurasia è ipotizzata in base alla maggiore diversità genetica, la quale però è presupposta in quanto si suppone che la presenza umana in Africa sia più antica. Si tratta di un ragionamento circolare, e – aggiungerei io – palesemente falso. Per fare un esempio, in qualsiasi città americana si può trovare una diversità genetica maggiore che in un paese dei nostri Appennini, ma essa non può essere anteriore al 1492, mentre il paese appenninico potrebbe presentare una continuità abitativa da due o tremila anni.
Il 17 ottobre troviamo l’annuncio di una conferenza tenuta nella stessa giornata a Povegliano (Treviso) da Alessandro Marchesan e Aurelio La Scala Marchesan sul tema “Veneti, Ethnos vs leggenda, Opere preistoriche di terra e metallurgia del Nordest”.
Il 24 abbiamo l’annuncio di un’altra conferenza, questa volta allo spazio Ritter di Milano, a cura di Avanguardia Europea, tenuta dallo storico cileno Rafael Videla Eissmann sul tema “Introduzione ai principi della cosmogonia glaciale di Hanns Hörbiger e Philipp Fauth, le traduzioni mitiche e i cicli delle catastrofi planetarie”.
Come si vede, c’è molta carne al fuoco. Il rifiuto del dogma che ci si vuole imporre della presunta origine africana, comporta la rimessa in discussione di tutto ciò che ci è stato insegnato sulle nostre origini e su noi stessi.
Troviamo poi ri-postato un articolo di Carlomanno Adinolfi sul “Primato Nazionale” vecchio di un paio di anni, e del quale vi ho già parlato a suo tempo, ma che, data la tematica del gruppo non si poteva non riproporre, La teoria dell’origine africana dell’uomo continua a perdere pezzi. In esso, ricorderete, si parla di ritrovamenti come quelli dei resti di Denisova e dell’uomo di Petralona, che rendono l’Out of Africa sempre più dubbia.
Ancora, altro argomento di cui vi ho già parlato, la teoria del professor Ulfur Arnason che si basa su poche, semplici costatazioni. In Europa troviamo heidelbergensis che è in sostanza un erectus più avanzato, da cui discende la tripartizione Neanderthal, Denisova, Cro Magnon, quindi è qui, su suolo europeo o perlomeno eurasiatico che va cercata l’origine della nostra specie.
Seguono due post del nostro Michele Ruzzai, uno, già apparso su “Hyperborea Veneta”, Madre Africa?, alcune riflessioni critiche sull’ipotesi OOA, è una sintesi degli articoli già pubblicati dal nostro amico su “Ereticamente”, nell’altro invece si occupa della bufala della “negrizzazione” che è stata fatta della ricostruzione dell’uomo di Cheddar, il più antico i cui resti sono stati trovati in Inghilterra, e anche questo è un argomento di cui mi sono a suo tempo occupato.
Ricordiamo comunque – diamo a Cesare quello che è di Cesare – che a svelare il fatto che questa ricostruzione “africanizzata” è un falso dettato da inconfessati ma intuibili motivi ideologici, è stato Tom Rowsell sul suo sito “Survive the Jive”.
Il 25 ottobre troviamo un link a un filmato su Youtube di “Echi della preistoria” che illustra le più recenti scoperte paleoantropologiche e conclude (che è anche il titolo del filmato) “Scioccante, gli esseri umani moderni non si sono evoluti in Africa”. Naturalmente, per noi che alla bufala dell’Out of Africa non abbiamo mai creduto, la sua definitiva confutazione è tutt’altro che scioccante.
Un post del 2 novembre che è un link a “Wired” ci parla poi di Yunxian 2, il cranio vecchio di un milione di anni ritrovato in Cina che dovrebbe essere la smentita definitiva dell’ipotesi dell’origine africana, e anche di questo vi ho già parlato.
Il 3 abbiamo una breve citazione del testo Atlantide, la patria ancestrale degli ariani di Karl Georg Zschaetzsch pubblicato da Thule Italia.
Tanto per non farci mancare nulla, il 5 novembre riparliamo dell’uomo di Petralona.
Ora, su questo io non vorrei dilungarmi molto, dato che la volta scorsa, proprio del teschio di Petralona ho riparlato ampiamente, ma non si può non notare che questo reperto vecchio di 600.000 anni, assieme a Yunxian 2 che ne ha un milione, dovrebbero essere la tomba definitiva dell’Out of Africa se soltanto si lasciassero parlare i fatti, invece di sovrapporvi inconfessati costrutti ideologici.
L’altro punto da rimarcare, è che il professor Poulianos che ha studiato il reperto di Petralona e diffuso la notizia della sua antichità, è sfuggito assieme alla moglie, per un pelo a un attentato i cui autori sono rimasti rigorosamente ignoti. E’ la seconda grande arma della democrazia: quando la censura fallisce, si ricorre alla violenza.
Il 14 troviamo un link a un articolo di “Radar Armenia” che ci racconta una storia davvero interessante. Ricercatori tedeschi hanno scoperto resti umani inumati in una grotta del Liechtenstein risalenti all’Età del Bronzo, 3.000 anni fa, ma la vera sorpresa è stato quando ne hanno analizzato il DNA e l’hanno confrontato con quello degli abitanti odierni di un villaggio vicino, Förste e hanno scoperto una pressoché totale continuità genetica, in particolare una famiglia, gli Huchthausen ha rivelato di aver conservato lo stesso genoma dei suoi antenati di tremila anni or sono. E’ quasi ovvio dire che non si è riscontrata la minima traccia di melanodermia.
Il 26 Michele Ruzzai riporta una citazione da Il cammino dell’uomo, antropologia culturale e biologica di Richard G. Klein: “I più antichi europei ed australiani conosciuti tendono ad assomigliare di più ai loro discendenti di età storica piuttosto che ai presunti antenati africani”. Anche la “scienza” ufficiale lo deve ammettere a denti stretti, prove concrete e tangibili a favore dell’Out of Africa non se ne vedono da nessuna parte.
Come si può vedere, era piuttosto ovvio il fatto che inaugurando il nuovo gruppo non si potesse fare a meno di “ripassare i fondamentali” presentando diverse cose già viste e risapute, aspettiamo di vedere le novità che potremmo trovare qui, e riprendiamo il discorso su “MANvantara”.
Qui, per la verità, dopo l’exploit di post attorno al 4 novembre che abbiamo visto la volta scorsa, non troviamo molto.
Tuttavia, prima di procedere come al solito a un’analisi dettagliata, vorrei rendervi partecipi di una riflessione. La singolare concentrazione di eventi che abbiamo visto la volta scorsa intorno al 4 novembre da quasi l’impressione che un’entità misteriosa, qualcuno o qualcosa, forse gli dei patri, voglia ricordarci l’importanza di questa ricorrenza che la repubblica democratica ha cancellato come festività e retrocesso a semplice “festa delle forze armate”, come se il (quasi) completamento dell’unità nazionale raggiunto a prezzo di un enorme sacrificio di sangue, fosse cosa che non riguarda chi non porta una divisa. In compenso, si continua a celebrare in pompa magna la ridicola ricorrenza del 25 aprile con la quale l’Italia antifascista celebra la sconfitta nella seconda guerra mondiale come se fosse stata una vittoria, attirandoci addosso il sarcasmo dell’intero pianeta.
Un link a un articolo di “12.794 anni fa” del 5 ci parla delle rovine semisommerse di Nan Madol nel Pacifico, precisamente in Micronesia (e, particolare davvero strano, queste rovine si trovano sull’isola di Pohnpei, il cui nome ci ricorda irresistibilmente Pompei). C’è da pensare che la città sia stata eretta nell’età glaciale, quando il livello dei mari era considerevolmente più basso di ora, e questo retrodaterebbe l’inizio della civiltà umana di molte migliaia di anni, ma a mio parere sono possibili anche altre ipotesi, bradisismi o simili.
Tuttavia, su questa strana somiglianza fra il nome dell’isola melanesiana dove sorge il complesso di Nan Madol e quello del più noto sito archeologico italiano, sarebbe bello sentire il parere di Felice Vinci che nel suo libro I misteri della civiltà megalitica ha segnalato altre sorprendenti concordanze analoghe che a suo parere sono una prova del fatto che in un’epoca remota, attorno ai 12.000 anni fa, sarebbe già esistita una civiltà globale planetaria.
Il 14 novembre troviamo il link a un articolo di Mario Querci su “Esquire Italia” che ci parla ancora una volta dei ritrovamenti che sono stati fatti nel fango della vasca votiva di San Casciano dei Bagni (Siena) e delle nuove recenti scoperte che vi si sono state fatte.
Sicuramente ricorderete che vi ho parlato di essi più di una volta, rappresentando una delle più importanti scoperte archeologiche degli ultimi decenni, ma il discorso non è finito, perché da essa sono emersi ancora nuovi ritrovamenti, una statuetta raffigurante un serpente guardiano, e diverse riproduzioni di parti del corpo umano, verosimilmente ex voto per guarigioni ottenute in quelle parti, tutto sempre in bronzo.
Il 21 troviamo un post che vi cito con particolare soddisfazione, perché riguarda un evento della mia città, Trieste, e a collocarlo, linkando da lets.trieste.it cioè “Letteratura Trieste” è ovviamente il nostro amico nonché mio concittadino Michele Ruzzai.
Il suddetto post annuncia che sabato 29 sarà tenuta al pubblico la presentazione di una nuova edizione curata da Eugenio Tabano del libro Orione, a proposito dell’antichità dei Veda, di Lokmanya Bal Gangadhar Tilak, lo studioso indiano del pensiero tradizionale noto soprattutto come autore de La dimora artica nei Veda.
Oltre al curatore Tabano, saranno relatori a questa presentazione Francesca Pagano, Ezio Albrile e Claudia Giordani, moderatrice. Introduce Mavis Toffoletto.
Si può ricordare che la levata eliaca ossia il sorgere al primo mattino della costellazione, aveva un particolare significato spirituale anche per gli Egizi, che identificavano Orione con Osiride.
Io però sapevo già in anticipo che non avrei potuto assistere a questa presentazione perché sono stato impegnato in un’analoga presentazione libraria, ma a Roma, infatti sono stato invitato dalla signora Sabine Steinmayer vedova di Ernesto Roli, il compianto ricercatore che fu amico e collaboratore di Adriano Romualdi, alla presentazione tenutasi venerdì 28 nella Sala Alessandrina dell’Archivio di Stato, della sua opera postuma Omero nell’Egeo, la caduta dell’impero ittita e la guerra di Troia.
A parte il sottoscritto e la stessa Sabine Steinmayer, relatori sono stati gli archeologi Leandro Sperduti e Giuseppina Ghini e, moderatrice dell’evento, Maria Elisa Gracia Barraco, titolare della casa editrice Arbor Sapientiae che ha pubblicato il libro (qualche parentela con Eugenio Barraco?, Me lo sono chiesto). Ma di tutto ciò vi ho ampiamente relazionato in un precedente articolo.
In più, a complicare le cose dal punto di vista logistico, venerdì 28 c’era lo sciopero generale dei mezzi pubblici e delle ferrovie, il che mi ha costretto a partire per Roma giovedì e tornare a Trieste sabato.
Come sempre, anche di questi tempi è molto attivo il nostro Felice Vinci che ci ha recentemente informati della pubblicazione sul sito dell’agenzia giornalistica “Com.unica” di un suo articolo, Il significato astronomico della mitica fenice, che è la versione italiana del suo pezzo già apparso in lingua inglese sulla rivista internazionale “Athens Journal of Mediterranean Studies”.
Secondo Vinci, il simbolismo della fenice, il mitico uccello che rinasce dalle proprie ceneri, presente in svariate culture, non solo quella greca ma anche, ad esempio quella egizia, e connesso al simbolismo ancora più universale dell’albero cosmico, ha un preciso significato astronomico, simboleggia il passaggio dall’una all’altra stella che nel tempo si presenta come polare a causa della precessione degli equinozi.
Vinci ci informa anche della pubblicazione sul “Journal of Anthropological and Achaeological Sciences” di un nuovo articolo in lingua inglese, New Evidence for the Nordic Origin of the Homeric Poems che riassume la nota tesi di Vinci sull’origine baltica dei poemi omerici che si riferirebbero a gesta tramandate oralmente dagli Achei prima della loro discesa nella Penisola ellenica, e fornisce nuovi indizi di natura topografica a suo supporto.
Questa volta concludere l’articolo con qualche considerazione conclusiva/riassuntiva sarà quasi superfluo, dato che esso è per buona parte occupato dalle notizie sul nuovo gruppo creato da Michele Ruzzai. Lungi dall’essere una teoria scientifica, l’Out of Africa non è altro che una bufala il cui scopo è farci accettare l’immigrazione/invasione e la sostituzione etnica come Kalergi comanda.
NOTA: Nell’illustrazione, a sinistra da “12.794 anni fa” il sito sommerso di Nan Madol, al centro da “Radio Armenia” ricostruzione di un uomo vissuto nell’attuale Liechtenstein 3.000 anni fa, geneticamente identico ai suoi discendenti moderni e senza alcuna traccia che indichi una qualche origine africana, a destra l’immagine della fenice che correda l’articolo di Felice Vinci su “Com.unica”.

