8 Ottobre 2025
Archeostoria

L’eredità degli antenati, centosettantatreesima parte – Fabio Calabrese

Dopo aver stilato la parte precedente, dedicata sostanzialmente al mese di maggio 2025, non pensavo di rimettermi al lavoro sugli articoli di questa serie così presto, oggi siamo al 1 giugno, ma la notizia arrivata alla fine del mese, esattamente il 30, è davvero troppo bella.

Come avete visto la volta scorsa, seguendo la traccia fornitami da “MANvantara”, non ho potuto fare a meno di rilevare che su questo gruppo FB alle tematiche storico-archeologiche, per motivi che non hanno certo bisogno di giustificazione, se ne sono mescolate altre di ben più drammatica attualità, in particolare post che manifestano una sacrosanta indignazione per le atrocità sioniste commesse oggi a Gaza contro il popolo palestinese.

Bene, la notizia arrivata adesso tocca entrambi gli ambiti, quello storico-archeologico e quello politico attuale, perché mette in crisi uno degli elementi su cui si basa la mitologia sionista, e sono proprio archeologi israeliani a fornircela.

Grazie a monete di età romana ritrovate in uno scavo nelle sue fondamenta si è potuto stabilire che il famoso Muro del Pianto di Gerusalemme non è la rovina di un tempio israelitico, ma di un teatro di età romana probabilmente simile a quello di Marcello a Roma, risalente al 17 dopo Cristo.

Un caso che, almeno a me, ricorda un altro verificatosi anni fa, e su cui in internet si è ironizzato parecchio. Una donna cinese residente negli Stati Uniti aveva costruito un altare casalingo per quella che credeva essere una statuetta di Buddha, e per anni le ha rivolto offerte e preghiere, salvo poi scoprire che si trattava di un pupazzo del disneyano orco Shreck.

Proprio per non far arrivare tardi sulle pagine di “Ereticamente” questa notizia che ci permette di sorridere della lacrimosa mitologia sionista, vediamo alcune cose di fine maggio che ho trascurato la volta scorsa.

Il 26, “Ancient Origins” si è occupata di due misteri giapponesi di cui anch’io ho già avuto occasione di parlarvi in passato. Il primo riguarda gli Jomon, l’antica popolazione bianca delle Isole nipponiche di cui oggi gli Ainu di Hokkaido sono un residuo. Il Sol Levante, oggi mongolizzato, ha avuto una base originaria europide, e questo spiega molte cose.

Il secondo è un enigma davvero inquietante, la piramide sommersa di Yonaguni, una struttura davvero troppo regolare per essere solo un capriccio della geologia e degli elementi naturali, ma per trovare un’epoca in cui essa doveva trovarsi alla luce del sole, occorre risalire all’età glaciale.

Il 28, “Ancient Pages” torna a occuparsi di mitologia nordica e ci parla di Elli, la dea della vecchiaia, che rappresenta un destino che nessuno può evitare purché viva abbastanza a lungo.

Il 31 è “Ancient Origins” a occuparsi del mondo norreno parlandoci del Maine Penny. Quest’ultimo è una moneta rinvenuta nel 1957 in un insediamento indiano nella Nuova Inghilterra. Inizialmente ritenuta una moneta inglese, si è scoperto essere un conio vichingo di età medioevale. Per quanto a noi come italiani dispiaccia doverlo ammettere, penso che ormai non ci siano dubbi sul fatto che i Vichinghi abbiano raggiunto le Americhe molto prima di Colombo.

Dopo questo ampio excursus, torniamo a occuparci di “MANvantara”, e anche qui a fine maggio c’è qualcosa che la volta scorsa ho trascurato.

In particolare, c’è un post del 28 che è un link a un testo della Società Storica e Antropologica della Valle Camonica che ci annuncia il convegno “Alpi immaginarie. Antropologia del paesaggio e geografia leggendaria delle vallate alpine ”.

Il presupposto del convegno è che:

In ambito antropologico, il paesaggio è concepito come una costruzione culturale, modellata dallinterazione tra luomo e lambiente. Le comunità non si limitano a vivere lo spazio naturale, ma lo interpretano e lo caricano di significati: montagne, i boschi, le valli non sono soltanto elementi geografici, ma diventano luoghi di significato attraverso le pratiche, le memorie e i racconti delle comunità che li abitano. Limmaginario collettivo plasma il territorio e, al contempo, ne è modellato.

Vi riporto un’altra notizia che ho trovato in Internet il 1 giugno, purtroppo senza indicazione di fonti, ma vi prego di prenderla per buona, dato che il suo contenuto mi sembra estremamente probabile e verosimile.

Noi sappiamo che la più antica cultura considerata indoeuropea è quella nota come Yamna o Yamnaia, e poiché abbiamo resti umani associati ad essa, siamo anche in grado di determinarne il DNA.

Bene, come spiega questo post, riguardo alla componente Yamna, essa si trova nelle più alte percentuali negli Europei moderni, in Russia e in Scandinavia, in componente minore ma sempre elevata in Germania e nell’Europa centrale, e decresce man mano che ci si sposta verso l’Ovest e l’Europa mediterranea.

L’autore del post vuole dimostrare, dati genetici alla mano, che contrariamente a una certa propaganda oggi di moda, ma non più scientifica di quella che veniva fatta in tempo di guerra, che i Russi sono europei a tutti gli effetti, anzi più europei di quanti vivono entro i confini della UE, e che il concetto di Europa non può essere ristretto a coloro che vivono all’interno di quest’organismo. Ma la carta genetica allegata a esso ci dimostra anche altro. Tranne che per una presenza nell’Asia russa, nel super-continente orientale, la presenza genetica Yamna sparisce.

Direi che questo taglia senza appello le gambe a tutte le teorie che vogliono far derivare gli Indoeuropei dall’Asia centrale o dall’India. Essi hanno avuto in Europa l’Urheimat, la patria ancestrale. Come vi ho detto altre volte, lo stesso termine Indoeuropei è inadeguato, lo manteniamo perché è invalso nell’uso, ma Euro-indo-iranici, accordando la priorità al nostro continente, sarebbe più corretto.

Sempre il 30 maggio, “Ancient Pages” ci parla di uno degli oggetti più enigmatici tramandatici dall’antichità, la cosiddetta coppa o tazza Farnese.

Realizzata in pietra lavorata finemente incisa, è uno dei più grandi oggetti antichi di questo tipo che si conoscano, è di fattura ellenistica, probabilmente realizzata ad Alessandria d’Egitto attorno al III secolo dopo Cristo, fu proprietà di Lorenzo il Magnifico ed è oggi conservata al Museo Nazionale di Napoli. Presenta sul lato interno una complessa scena mitologica e su quello esterno una testa di Medusa. Non è peraltro l’unico esempio dell’abilità dimostrata dagli artisti dell’età classica in questo genere di lavorazioni. Ricordiamo anche la coppa di Licurgo, oggi conservata al British Museum di Londra, il cui vetro ha la singolare proprietà di cambiare colore a seconda di come viene illuminata.

In un post del 2 giugno, Felice Vinci racconta  della sua intervista nell’ambito della manifestazione “E’storia 2025” tenutasi a Gorizia. Il tema che ha trattato nel suo intervento è stato “Il nome di Pompei e la civiltà megalitica”.

Probabilmente, vi domanderete cosa c’entra il nome di Pompei con la civiltà megalitica. “Pompei” sembra essere una parola molto antica, passata nel latino attraverso la lingua osca, e singolarmente, trova una corrispondenza nella toponomastica del Pacifico, per esempio Ponape, e sempre in aree che, come quella campana, presentano un accentuato vulcanismo. Data la distanza che ci separa da quelle aree, costituirebbe una prova dell’esistenza di un’antica civiltà globale esistita nel remoto passato, così come lo sarebbero le costruzioni megalitiche, non solo disseminate per tutta Europa, ma che trovano proprio nel Pacifico singolari analogie. E’ la stessa tesi che Felice Vinci ha esposto nel libro I misteri della civiltà megalitica.

Il 2 giugno “Ancient Origins” ci parla dell’interpretazione dei sogni, ma non nel senso della celebre, omonima opera di Sigmund Freud dalle credenziali scientifiche molto discutibili, bensì in quello che le hanno perlopiù dato le civiltà antiche e tradizionali, che hanno visto in essi messaggi degli dei e presagi del futuro.

Il giorno 3 un articolo di Laura Larcan su “Il Messaggero” ci racconta una storia abbastanza singolare. Nel sito archeologico di Eskisehir,  in Turchia risalente all’Età del Bronzo, 5.000 anni fa, era stata scoperta una pagnotta. Bene, un panificio locale ha provato a riprodurla utilizzando lo stesso impasto di cereali e lo stesso formato. Risultato? Il “pane preistorico” una volta posto in vendita, è andato letteralmente a ruba, e chi l’ha assaggiato riferisce che sia anche molto buono.

La Larcan suggerisce che anche noi qui in Italia potremmo fare un’operazione dello stesso genere, sulla scorta dei numerosi pani di età romana che sono stati ritrovati fra le rovine di Pompei. E’ un’idea da non buttare via.

Visto che siamo in argomento, continuiamo a parlare dell’area vesuviana. Riprendo la notizia da una storia di Domenico Papaccio su “Voloscontato”.

Come sapete, grazie all’impiego combinato di scansione laser e intelligenza artificiale, si è iniziato a leggere i papiri della Villa dei Papiri di Ercolano, oggi carbonizzati e impossibili da srotolare. La villa stessa, ci racconta l’articolista, pare essere appartenuta al senatore Lucio Calpurnio Pisone, suocero di Giulio Cesare.

Il papiro recentemente scansionato, ha rivelato contenere il testo di De virtutibus, un trattato di filosofia morale opera di Filodemo di Megara.

Sempre il 3 giugno, un articolo su “Ancient Pages” ci presenta un’ipotesi singolare. Noi sappiamo che le storie di elfi, folletti, gnomi, fate, troll, eccetera, di quello che complessivamente è chiamato “il piccolo popolo”, con diverse varianti e nomi a seconda delle popolazioni e delle culture, sono diffuse in tutto il mondo. E se esse fossero la riminiscenza ancestrale di un’antica popolazione di piccola taglia un tempo realmente esistita? E se la loro universale diffusione fosse un’ulteriore prova dell’esistenza di un’antica civiltà globale?

E torniamo finalmente a occuparci di “MANvantara”, dove troviamo un post che è il link  una conferenza tenuta su Tiktok da Stefano Piroddi.

Noi sappiamo che fra tutti gli isolani, i Sardi sono probabilmente i meno propensi alla navigazione e  vivere sulle coste, ma sappiamo anche che questo atteggiamento è una lontana eco di una situazione verificatasi nel medioevo, quando soprattutto la parte occidentale del Mediterraneo era infestata dalle incursioni dei pirati barbareschi.

Nell’antichità, soprattutto preromana, la situazione era ben diversa, e che coloro che hanno ritenuto di estendere indietro nel tempo questa riluttanza dei Sardi verso il mare, hanno commesso un grave errore di prospettiva.

Secondo Stefano Piroddi, non solo i Sardi antichi erano eccellenti navigatori, ma avrebbero anche esportato il loro modello di civiltà in varie parti dell’Europa e del Mediterraneo, e questo spiegherebbe perché in varie zone che vanno dalla Scozia a Israele troviamo costruzioni sorprendentemente simili ai nuraghi.

Ma non è tutto, e qui arriva la parte più sorprendente. Secondo Piroddi, la stessa civiltà etrusca sarebbe nata da un’espansione della cultura sarda nel continente. La prova di ciò sarebbe costituita dalla somiglianza delle tombe di Populonia e Tarquinia con quelle nuragiche, ma non basta, Piroddi sostiene che le stesse élite etrusche sarebbero state di origine sarda, e riporta l’affermazione del lessicografo latino Sesto secondo cui i re etruschi si chiamavano l’un l’altro con l’appellativo di SARDI.

Come al solito, vorrei dirvi due parole conclusive prima di congedare l’articolo. Soprattutto se la confrontate con quelle precedenti, questa Eredità degli antenati vi sembrerà decisamente anomala, e ancora più anomala, se vogliamo, la sua collocazione temporale immediatamente a ridosso della centosettantaduesima parte.

Se scendiamo nei dettagli, notiamo altre due cose insolite, la prima è che essa si riferisce a un arco temporale molto ristretto, la fine di maggio e i primi giorni di giugno 2025, la seconda è che, a differenza di quanto ho fatto in tempi immediatamente precedenti, ho seguito molto poco la pista fornitami da “MANvantara”.

Il motivo di tutto ciò è semplice: avevo appena terminato di approntare la centosettantaduesima parte, quando ho trovato sul web la notizia davvero troppo bella che il famoso Muro del Pianto con l’importanza che ha assunto nella mitologia ebraica, non è affatto, come si credeva, un resto del tempio di Gerusalemme, bensì quello di un teatro di epoca romana, una notizia troppo bella per non avere il desiderio di parlarvene immediatamente o per lo meno quanto prima.

Diciamolo fuori dai denti, giudaismo e cristianesimo sono elementi estranei, di origine mediorientale che si sono infiltrati e incistati nella cultura europea, e tutto quanto può servire a ridurne l’impatto, non può che essere il benvenuto.

A questo punto, mi si è posto il problema: potevo riuscire, spulciando meticolosamente il web, ad allestire una nuova Eredità degli antenati a tempo di record? Beh, come potete vedere, ce l’ho fatta.

Potrei dirvi ancora che il risultato di questo esperimento somiglia di più alle Eredità degli antenati come sono state fino alla centosessantacinquesima parte che agli articoli successivi, infatti, se c’è una cosa che ho dovuto lamentare nel momento in cui mi sono messo a utilizzare “MANvantara” come “blocco di appunti”, è la non grande rilevanza data al mondo romano.

Stavolta invece abbiamo visto quello straordinario oggetto che è la coppa Farnese e gli ultimi ritrovamenti dell’area vesuviana, senza dimenticare Felice Vinci che ci ha parlato del nome di Pompei.

Abbiamo alle spalle un passato grandioso, non dimentichiamolo mai.

NOTA: Nell’illustrazione, a sinistra, ricostruzione del volto di un uomo appartenente alla cultura Yamna, al centro la Coppa Farnese, a destra il libro di Felice Vinci I misteri della civiltà megalitica in cui l’autore ventila l’ipotesi di un’antica civiltà globale.

2 Comments

  • Sikelivs 22 Luglio 2025

    Mi perdoni Professore, ma la faccenda della struttura megalitica sommersa di Yonaguni risale al lontano 1986, anche se è ancora a tutt’oggi oggetto di aspro dibattito, e per me, è lapalissiano che la sua origine risale a 12 millenni orsono, quando il livello degli oceani era più basso di 120 metri circa.

  • Fabio Calabrese 25 Luglio 2025

    Sikelivs. Concordo assolutamente.

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