8 Novembre 2025
Archeostoria

L’eredità degli antenati, centosettantanovesima parte – Fabio Calabrese

Rimettiamoci ancora una volta sulla pista della nostra eredità ancestrale, e, come le volte precedenti, seguiamo la traccia fornitaci da “MANvantara”. Stavolta siamo in settembre, al termine di un’estate non molto calda e alquanto piovosa che una volta di più smentisce le facezie che andavano di moda fino a poco tempo fa sul riscaldamento globale.

Avrete notato che a questo proposito di riscaldamento globale non si parla più, astutamente i media preferiscono ora la dizione “mutamento climatico”, espressione che può voler dire tutto e nulla.

Vorrei dirvi per prima cosa che sono assolutamente consapevole, scegliendo  il gruppo del nostro amico Michele Ruzzai come traccia da seguire per proseguire questa serie di articoli, di aver fatto una scelta di compromesso tra la ricerca di un’impossibile esaustività e la cessazione completa, compromesso che ha ovviamente i suoi pro e i suoi contro.

In particolare, scorrendo i post del gruppo in questo periodo, si notano molte cose con le quali è impossibile non convenire, ma che con la ricerca della nostra eredità ancestrale non c’entrano nulla, ma, data l’importanza dei temi trattati, sarà opportuno un breve accenno prima di concentrarci sulla nostra tematica usuale.

Continuano ovviamente i post che manifestano indignazione per l’orribile genocidio che sta avvenendo sotto i nostri occhi a Gaza, e, direi, va sottolineato lo scollamento sempre più evidente tra le classi dirigenti europee, compreso innanzi tutto il centrodestra italiano, che fingono di rappresentarci, schierate su posizioni filo-israeliane, e la reazione ormai corale dell’opinione pubblica di fronte all’ingiustificabile massacro. La democrazia, viene da dire, non è che la più ipocrita delle tirannidi.

L’altro argomento che tiene banco è l’assassinio di Charlie Kirk. Viene in mente il non brevissimo elenco di vittime della democrazia, da Socrate a Lavoisier, a Giovanni Gentile, a Robert Brasillac. Che bravi che sono questi democratici, il cui spirito democratico consiste nel voler tappare la bocca per sempre a chi la pensa diversamente da loro!

Ma ora passiamo a esaminare i post che riguardano la nostra eredità ancestrale.

Cominciamo il 7 settembre con un link a “12.794 anni fa” (si, questo gruppo FB si chiama proprio così) che riporta una notizia eccezionale. In India, davanti alle coste del Gujerat nel 2021 sono stati scoperti i resti di una città sommersa che oggi si trova a 40 metri di profondità, un po’ come la piramide sommersa di Yonaguni in Giappone, ma la cosa incredibile è la notizia recente, da essa sono stati riportati alla luce reperti che è stato possibile datare con il radiocarbonio – ceramiche, frammenti di legno, ossa – che hanno dato un’età sbalorditiva, 32.000 anni. Che dire, ci sono molte cose del passato dell’umanità che ignoriamo.

L’8 settembre troviamo un link a un articolo di Francesca Fiorentino su “Cult Web” che tratta una questione della quale per la verità mi sono già occupato in uno degli scorsi articoli: la distanza genetica fra esseri umani e scimpanzé, si è ora scoperto essere molto maggiore di quel misero 0,2% che ci era finora concesso. Ciò non rappresenta una smentita delle teorie evoluzionistiche, ma quanto meno uno dei pilastri del darwinismo classico scricchiola. L’articolo definisce esplicitamente la somiglianza genetica fra uomini e scimmie “un falso mito”.

Il 10 settembre troviamo un link a un filmato su You Tube di Daniele Antares (è chiaramente uno pseudonimo) che dovrebbe essere – non è molto chiaro – una presentazione del libro di riflessioni mitologiche ed etimologiche Fatti di stelle e di dei. Qui è presentata una riflessione sui concetti di Venere e veleno. Veleno, venenum in latino, pare derivi da Venere, e rimanda al discorso della femme fatale, del lato distruttivo dell’amore.

Sempre il 10 abbiamo poi un link a “Top 10s”. Un recente studio genetico ha confermato che i Nativi Americani Piedi Neri hanno abitato le loro terre da almeno 18.000 anni. Che dire? Questo, prima di tutto, smentisce la “vulgata ufficiale” che fa risalire l’insediamento umano nelle Americhe a non più di 12.000 anni fa, e in secondo luogo non si può fare a meno di pensare che la pseudo-nazione yankee che da qualche secolo ha occupato, strappandole ai nativi con violenza genocida, quelle stesse terre, sia qualcosa di abusivo, una sorta di metastasi tumorale.

L’11 abbiamo un altro link a “12.794 anni fa” che ci parla di un’apocalisse dimenticata, ma senz’altro di dimensioni molto più ampie di quella del 2001 quando gli USA hanno ricevuto semplicemente una piccola dose della medicina che da ottant’anni continuano a propinare a tutto il mondo.

In questo caso, però, si è trattato di un evento naturale. In Groenlandia, sotto il ghiacciaio Hiawatha è stato scoperto un cratere da impatto meteorico di ben 32 chilometri di diametro. A soli 183 chilometri di distanza ne è stato scoperto un altro ancora più ampio, 35 chilometri. E’ probabile che essi, formati da meteoriti caduti a poca distanza e coevi, siano stati scavati da due frammenti del medesimo oggetto, scissosi nell’urto con la nostra atmosfera.

Un simile impatto, risalente a 15.000 anni fa, non avrebbe avuto la portata di quello che 66 milioni di anni fa pose fine all’era dei dinosauri, ma ugualmente, di guai ne avrebbe combinati parecchi. Guarda caso, è proprio a quest’epoca che alcuni ricercatori, fra cui il nostro Felice Vinci, pongono la fine dell’antica civiltà globale che in un’epoca oggi considerata preistorica, avrebbe preceduto la nostra.

Un altro post ci informa che venerdì 12 settembre l’esperto di antichità sarde Stefano Piroddi ha tenuto una conferenza sulla preistoria nuragica a Palau, nel suggestivo scenario della Tomba dei Giganti di Li Mizzani, ma non finisce qui, infatti un ulteriore post del 13 settembre riporta linkato da Tik Tok uno stralcio di questa conferenza, dove Piroddi parla della “pietà sarda”. Si tratta di una statuetta di epoca nuragica ritrovata a Urzulei che raffigura una donna che tiene tra le sue braccia un guerriero, chiamata così per la somiglianza con la pietà di Michelangelo. Secondo Piroddi sarebbe una rappresentazione simbolica dell’equilibrio e della compenetrazione tra il principio maschile e quello femminile che avrebbe caratterizzato la visione del mondo degli antichi Sardi.

Seguono poi alcuni post che riguardano scoperte archeologiche già note da tempo, e di qualcuna di esse vi ho già accennato su queste pagine, quindi al riguardo mi limiterò a un breve cenno.

Cominciamo con una notizia riportata in un link a “Notizie e Non solo” del 9 settembre. A lungo si è creduto che le piramidi mesoamericane, a differenza di quelle egizie, non fossero tombe, ma “semplici” enormi basamenti per i templi eretti sulle loro sommità, fino a quando nel 1947 l’archeologo messicano Alberto Ruz l’Hollier non ha scoperto nel Tempio delle Iscrizioni a Palenque la sepoltura del nobile Pacal. 1947, diciamo che non è proprio l’altro ieri.

Abbiamo poi tre link ad altrettanti articoli da “12.794 anni fa”, uno del 14 settembre sul ritrovamento avvenuto nella grotta di Le Tuc d’Audoubert nei Pirenei francesi, dove sono state trovate due statue modellate in argilla raffiguranti due bisonti, risalenti a 14.000 anni fa, che dovrebbero essere le più antiche statue conosciute. Nella stessa data, un altro ci parla della necropoli di Varna in Bulgaria, risalente a 7.000 anni fa, dove è sato trovato un enorme tesoro di monili d’oro, e definita “il cimitero che non dovrebbe esistere”. Come pensi ricorderete, della necropoli di Varna e della sua probabile connessione con la cultura del Danubio a cui risalgono le tavolette di Tartaria, contenenti la più antica scrittura conosciuta al mondo, vi ho parlato più volte.

Un altro link del 18 settembre si riferisce a un articolo sulle linee di Nazca. Questi enormi geoglifi che si trovano nel deserto peruviano costituiscono un enigma forse destinato a rimanere per sempre irrisolto. Dato che non c’è modo di datare le linee, non sappiamo neppure se esse siano davvero attribuibili al popolo Nazca.

L’impressione che se ne ricava, è che “12.794 anni fa” sia un gruppo di non grande utilità per chi sia già addentro a certi argomenti, ma una miniera di informazioni per il lettore neofita.

Il 21 troviamo un link a un reel di Stuart Mackey che ci spiega – in inglese – da dove deriverebbe secondo la leggenda il nome Irlanda. Esso deriverebbe dal mito dei Tuatha de Dannan, leggendari antenati degli Irlandesi, che veneravano tre dee sorelle, Banba, Fodla ed Eriu. Da Eriu sarebbero derivate Eire-Ireann-Ireland.

Il 22 troviamo il link a un altro articolo di “12.794 anni fa” che ci parla di Gobeckli Tepe, ma vi ho parlato tante volte di questo antichissimo santuario anatolico, che ora mi sembra superfluo tornarci su.

Il 24 troviamo un link a un altro reel, stavolta di “The Iranian History, the Land of the original Aryans” che ci mostra immagini di varie popolazioni iraniche, Persiani, Curdi, Azeri, Osseti e via dicendo.

A questo riguardo sarà bene ripetere un discorso che vi ho già fatto più volte, tuttavia sul quale credo non sia possibile essere troppo insistenti, perché la confusione sulla questione è tanta. Se noi vogliamo usare questo termine, “ariani” nell’accezione ristretta di popolazioni indoeuropee della regione indo-iranica. Attribuire loro la provenienza come area originale dall’altopiano iranico, è del tutto corretto, ma se usiamo questo termine come sinonimo di Indoeuropei, allora le cose non stanno così.

I linguisti tedeschi dell’ottocento ai quali si deve la scoperta dell’unità di fondo delle lingue indoeuropee, commisero un errore grossolano identificando l’India come patria originale, Urheimat, degli Indoeuropei, al motivo del fatto che il sanscrito, la lingua dei Veda, i testi sacri indiani era la più antica lingua indoeuropea conosciuta, ma più antica lingua indoeuropea scritta non significa la più antica lingua indoeuropea a essere parlata, ma soprattutto perché avvinti dal fascino morboso dell’Oriente.

Al contrario, una collocazione dell’Urheimat indoeuropea in Europa è molto più verosimile. Lo stesso termine Indoeuropei, accordando la precedenza al subcontinente asiatico, è errato. Euro-indo-iranici sarebbe più corretto.

Ora io non vorrei, a tal proposito dover qui ripetere il contenuto dei ben 38 articoli che ho pubblicato su “Ereticamente” sotto il titolo Ex Oriente Lux, ma sarà poi vero?, dedicati appunto a smontare il falso mito della luce da Oriente, che impedisce di comprendere quali sono le nostre vere radici.

Un link a “Scienza e cultura” del 26 ci racconta una storia davvero interessante. Ricercatori colombiani, analizzando il DNA di resti umani risalenti a 6.000 anni fa ritrovati sugli altipiani di Bogotà, avrebbero individuato un gruppo umano che non sembra geneticamente collegato a nessuna altra popolazione umana conosciuta, vivente o estinta. Si pensa che costoro fossero i discendenti di una popolazione che, migrata in tempi  remoti dalla Beringia, si sarebbe insediata negli altopiani colombiani rimanendo geneticamente isolata dal contatto con altre popolazioni.

Naturalmente, a questo punto nulla ci vieta di dare un’occhiata anche al di fuori da “MANvantara”. Il 23 Felice Vinci ha postato sul suo profilo un link che rimanda all’intervista a lui fatta da Roberto Venturino per il canale “Next Ancestorsi” il giorno precedente, e intitolata Misteri megalitici.

Come è facile capire, Vinci ha esposto quella che è la tesi presentata nel suo libro I misteri della civiltà megalitica, ossia che le strutture megalitiche siano gli indizi dell’esistenza di un’antica civiltà globale. Si è poi diffuso sulla questione del cambiamento climatico, tema oggi molto dibattuto, ma da lui ritenuto un’autentica bufala, per concludere addentrandosi in questioni esoteriche come il significato del biblico numero 666 menzionato nell’Apocalisse e dell’enigmatica frase “Pape Satan, Pape Satan Aleppe” che troviamo nella Divina Commedia di Dante.

Per concludere, dovrò ora accennare a una faccenda che – almeno in parte – mi riguarda personalmente. A due anni dalla scomparsa di Ernesto Roli, il suo libro La caduta dell’impero ittita e la guerra di Troia è stato ripubblicato dalla casa editrice Arbor Sapientiae in una nuova edizione ampliata con gli ultimi appunti sull’argomento dell’autore e con il nuovo titolo Omero nell’Egeo, la caduta dell’impero ittita e la guerra di Troia.

La vedova di Ernesto Roli, la signora Sabine Steinmeyer mi ha cortesemente invitato a Roma, a tenere la presentazione del libro. Vi terrò informati di come andrà la faccenda.

E’ abbastanza ovvio che l’interpretazione di Roli che identifica i Troiani con gli Ittiti,  delle vicende narrate nei poemi omerici, sia in contrasto con quella di Felice Vinci che le colloca invece nell’area baltica, e al momento della pubblicazione di Omero nel Baltico, ci fu fra i due autori un vivace confronto, che però non trascese mai i limiti del reciproco rispetto, a differenza della velenosa polemica dimostrata verso Felice Vinci da Massimo Polidoro in un suo recente intervento su You Tube.

Io presentando la questione sulle pagine di “Ereticamente”, vi avevo espresso la mia opinione in proposito. Non è necessario giurare su un’ipotesi né sull’altra, ma entrambe meritano di essere attentamente vagliate e approfondite dai ricercatori, ed entrambe sono accomunate dal rappresentare una sfida a un ambiente accademico anche troppo conservatore e ingessato.

Forse mai come questa volta una conclusione riassuntiva appare difficile. Prevalentemente, ci siamo spinti nella preistoria, nel nostro passato non documentato e che ha lasciato tracce perlopiù elusive. Forse ciò che merita maggiore riflessione è l’articolo dell’8 settembre su  “Cult Web”. Contrariamente a quanto asseriva Desmond Morris, gli esseri umani sono molto di più che scimmie prive di pelo.

NOTA: Nell’illustrazione, a sinistra una delle più note, anche se non antica, rappresentazione di Venere, la Venere di Botticelli. Al centro, da “Top 10s”, una ragazza Piedi Neri, secondo una recente ricerca genetica, la sua gente ha abitato la sua terra da almeno 18.000 anni. A destra l’immagine che su “Scienza e cultura” correda l’articolo sulla misteriosa popolazione scoperta in Colombia, ma non mi sentirei di giurare che si tratti di un’autentica ricostruzione della fisionomia di questa gente, e non un’immagine di fantasia.

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