13 Aprile 2026
Archeostoria

L’eredità degli antenati, centoottantasettesima parte – Fabio Calabrese

A questo mondo non esistono soluzioni perfette, così come nulla sotto il sole raggiunge la perfezione. Come sapete, nel 2024 ho dovuto compiere una scelta difficile, continuare per quanto riguarda questa serie di articoli a ricercare un’esaustività e una completezza di fatto impossibili, oppure abbandonarla completamente, cosa che sarebbe stata senz’altro deludente per alcuni lettori affezionati.

Tra l’incudine di una soluzione e il martello dell’altra, ho pensato di ricorrere a una soluzione di compromesso, ossia proseguire questa serie avvalendomi di una sola fonte, “MANvantara”, il gruppo Facebook dell’amico Michele Ruzzai.

Rileggendo alcune cose da me scritte prima dell’ottobre di quell’anno in cui ho preso tale decisione, mi sono ancor più convinto di aver fatto la scelta giusta, perché ho visto che in alcuni casi il tentativo di una totale esaustività si traduceva in un nozionismo che io stesso ho trovato insopportabile, invece lavorare su una fonte più ristretta e su tematiche più rade mi ha obbligato ad approfondirle meglio, risultando, mi pare, nel complesso più interessante.

Ma c’è un ma, tutto ha un costo. Negli ultimi tempi pare essersi sempre più accentuata la tendenza a comparire su “MANvantara” di post che non hanno nulla a che vedere con la tematica delle origini e della nostra eredità ancestrale. L’atteggiamento più ovvio è qui di ignorarli senza entrare nel merito di ciascuno di essi, merito che può essere apprezzabile quando si tratta di questioni di politica contemporanea, o darvene al massimo un fugace accenno. Il vero problema è quando, come sta succedendo attualmente, sono tanti e tali da non lasciare spazio al focus originale del gruppo.

Come conseguenza ovvia, ho dovuto in parte rivedere la mia decisione, se infatti leggete l’articolo di questa serie che ha preceduto il presente, la centoottantaseiesima parte, vedete che è strutturato come un sandwich, il contenuto di “MANvantara” è inserito tra due fette di pane, una prosecuzione della discussione contenuta nell’articolo Ritorno al Ferdinandeo in apertura, il commento a una comunicazione privata di Felice Vinci in chiusura.

Ora, per la stessa ragione, sarà il caso di procedere nello stesso modo.

Una cosa che per me è sempre stata un problema, è il fatto che di solito i miei articoli su “Ereticamente” ricevono pochi commenti o non ne ricevono affatto, questo mi fa sempre temere di non essere seguito dai lettori. Beh, almeno la centoottantaquattresima parte de L’eredità degli antenati pubblicata il 12 gennaio ha ricevuto quattro commenti lunghi e interessanti che integrano il mio discorso. Era già successo che un mio articolo, Sulla spianata del Ferdinandeo avesse ricevuto una pioggia di commenti, ben 14, perlopiù di critica, a cui ho risposto con un nuovo pezzo, Detti e contraddetti. Stavolta avevo pensato di scrivere qualcosa come Detti e non contraddetti, ma tutto sommato non è il caso di ripresentarvi qualcosa che trovate già sulle pagine di “Ereticamente”, tuttavia un breve accenno non sarà qui fuori luogo.

Comincio con un’osservazione di Primula Nera:

Il testo di Klein è degli anni ’90, quello di Biondi e Rickards dei primi anni 2000, quando ancora era possibile mettere in discussione (anche timidamente) i dettami del politicamente corretto. Da una quindicina d’anni a questa parte, la ( non) cultura progressista è diventata totalmente dominante e non soggetta ad alcuna discussione in tutto l’Occidente”.

Si riferisce al fatto, purtroppo verissimo e innegabile, che nel cosiddetto occidente democratico gli spazi per la discussione e il confronto delle idee sono diventati sempre più stretti. In particolare, negli ambienti che pretendono di essere scientifici, la favola dell’Out of Africa, dell’origine africana della nostra specie, nonostante le numerose prove in senso contrario di cui vi ho ripetutamente parlato, è diventata un dogma che non è più lecito mettere in discussione.

Tuttavia, vorrei far osservare che i testi citati provengono da una quasi rubrica, “Pillole di no OOA” che Michele Ruzzai ha creato in “No OOA, contro la teoria Out of Africa” il gruppo FB gemello di “MANvantara” dove ha compiuto un’operazione brillante. Spulciando, come ha fatto, i testi dei sostenitori dell’origine africana, si può notare quanto spesso cadano in contraddizione.

Ho accolto con piacere i due commenti seguenti, di Michele Bettini, un vecchio amico che non si faceva sentire da tempo, e ciò che riferisce è molto interessante, ci parla del libro di Massimo Caranzano AzTLAN, il mito di Atlantide diventa realtà.

In sintesi, la tesi sostenuta da questo ricercatore è questa: gli Aztechi sostenevano di provenire da una terra scomparsa posta a oriente del Messico e del continente americano, da cui derivavano il loro nome, Atzlan. Erano dunque discendenti da Atlantide. Questo fatto costituisce la maggiore prova storica del fatto che il mito platonico corrisponde a una realtà perduta. Se ciò è vero, gran parte dei nostri libri di storia sono da riscrivere.

C’è poi il commento di un altro vecchio amico, Michele Simola. Nell’articolo in questione avevo analizzato il mito della Sicilia araba, che non corrisponde alla realtà storica ed è un’invenzione moderna, filiazione di uno dei tanti campanilismi e separatismi oggi in voga, falsamente identitari, in realtà fomentati dal NWO allo scopo di distruggere l’ostacolo maggiore alla creazione di un mondo omologato e imbastardito, l’idea stessa di nazione.

In appoggio alla mia tesi, Simola scrive: “Non solo i siciliani non videro mai di buon occhio gli arabi, lislam e le loro usanze che peraltro erano estranee alle tradizioni dellisola, dove ricordiamo fiorì prima la Magna Grecia, ad opera di coloni ed esuli della civiltà greca che rese lisola un importante laboratorio culturale e scientifico grazie al fermento del pensiero filosofico greco, abbiamo avuto filosofi e matematici del calibro di Pitagora, Archimede di Siracusa, poi la successiva dominazione Romana e dopo la caduta dellimpero romano doccidente, la vicinanza e linfluenza di Costantinopoli. Proprio per le loro tradizioni e origini gli abitanti dellisola non potevano provare vicinanza verso i figli del deserto, verso colonizzatori che non amavano il bello il cui ruolo fu per molti secoli quello di predoni del deserto”.

Sempre relativamente alla nostra tematica delle origini, non posso non citare un altro commento di Primula Nera, stavolta al mio articolo Due anni di impegno pubblicato il 26 gennaio: “Mi è passata davanti un articolo, credo estremamente importante (non recentissimo, è del 28 dicembre) sul Primato nazionale, che si collega a molte delle tematiche da lei affrontate in questi anni : La prima britannica era bianca: la genetica rivede il caso Beachy Head Lady senza filtri di Sergio Filacchioni”.

Si tratta di una faccenda importante. Già Tom Rowsell sul suo sito “Survive the Jive” aveva documentato che l’attribuzione che era stata fatta, di caratteristiche africane all’uomo di Cheddar, il più antico scheletro umano conosciuto in Gran Bretagna, è una grossolana falsificazione. La stessa operazione di falsificazione è stata ora tentata con minor successo coi resti di Beachy Head Lady, la più antica donna britannica.

I sostenitori dell’origine africana della nostra specie non cercano di adattare le teorie ai fatti, ma i fatti alle teorie, falsificandoli. E’ il vizietto di tutti i dogmatismi tirannici che aspirano a mettere alla gente la benda sugli occhi.

Dopo questo excursus, torniamo a vedere cosa ci riserva in questo periodo “MANvantara”. Come vi ho anticipato, in questo periodo c’è poco che riguardi quello che dovrebbe esserne il tema principale, la nostra eredità ancestrale. Oltre ai temi politici, sono comparsi di recente molti post di argomento esoterico. Ora, a questo riguardo diciamo pure che l’esoterismo è una sorta di religione non ufficiale, e che merita il rispetto con cui vanno trattate tutte le religioni, sapendo che riguardo al soprannaturale e al trascendente ciascuno può credere qualsiasi cosa, ma nessuno può dire di sapere come le cose realmente stiano, ma francamente non ci vedo una connessione così stretta come alcuni sembrano pensare, con la nostra visione politica.

L’equivoco nasce dal fatto che “la scienza” democratica appare come una serie di armi puntate contro di noi e la nostra visione del mondo, dall’economia marxista alla psicanalisi, allo strutturalismo della scuola di Francoforte, all’antropologia culturale. Da qui, la ricerca da parte di molti di noi, di un sapere alternativo nelle varie forme di esoterismo.

Ma a mio parere, e questo è un punto sul quale credo proprio che non si possa insistere abbastanza, questa “scienza” democratica non è scienza, se per essa intendiamo l’applicazione e i risultati del metodo galileiano basato su osservazioni ed esperimenti, bensì ciarlataneria, fuffa, imbroglio, a volte basato su smaccate falsificazioni, e proprio l’Out of Africa ne è un esempio lampante.

Quindi ora, sebbene stavolta non ce ne siano molti, terrò in considerazione solo i post che riguardano la nostra eredità ancestrale.

Il 25 gennaio troviamo un link a un post di “12.794 anni fa” che ci racconta di un rilevamento satellitare giapponese che avrebbe messo in luce in Africa settentrionale le tracce di un grande fiume o di una zona umida che andava dalle montagne dell’Haggar fino all’Atlante e all’oceano Atlantico, che sarebbe esistita fino a 10.000 anni fa. Si ipotizza che proprio la regione dell’Atlante, all’epoca molto più umida e verdeggiante di oggi, sarebbe stata appunto l’Atlantide platonica.

Un post del 28 ci da la notizia di tre nuove opere di Silvano Lorenzoni, Abramo ed Eva, la maledizione contro la natura e il tramonto dell’occidente, Antropogenesi e sciamanesimo, e Polonia 1939 Ucraina 2022. Quest’ultimo scritto è contenuto in un volumetto che contiene anche Riflessioni sul destino della Russia di Piero Missiaggia.

Aspetto con interesse di avere l’occasione di leggere questi nuovi scritti del nostro autore, anche se, ad esempio il contenuto di Abramo ed Eva è intuibile. Lorenzoni non è mai stato tenero con le tre religioni abramitiche, ebraismo, cristianesimo, islam, le ha sempre denunciate come elementi di dissoluzione della civiltà europea.

Un link ad AGI del 1 febbraio torna a parlarci della scoperta a Fano dei resti di quella che potrebbe essere la basilica di Vitruvio. Quest’ultima, progettata dall’autore del De Architectura, testo che ha fissato i canoni dell’architettura romana, dovrebbe essere stata un po’ il modello concreto degli stessi e aver influenzato tutta l’arte di costruzione civile romana successiva. L’edificio, andato in seguito perduto e i cui resti sono stati oggi forse ritrovati, ci dice l’articolo di AGI, E’ il Sacro Graal dell’archeologia e dell’architettura dell’antica Roma”.

E’ sempre sorprendente il fatto che la nostra Italia, pur essendo una terra dove da tempo il piccone degli archeologi ha scavato per ogni dove, non cessa di rivelarci inattese meraviglie, ma in particolare i nostri antenati Romani non hanno cessato di lasciarci sorprendenti tracce del loro passaggio e sorprese archeologiche anche altrove, in tutta l’area mediterranea e in gran parte dell’Europa.

Ne è un esempio quanto ci racconta un articolo di “Quotidiano.net” linkato su “MANvantara” il giorno 3, da cui apprendiamo che nel sito di Son Fornés in Spagna e precisamente nell’isola di Maiorca nelle Baleari, sono stati riportati alla luce i resti di quello che inizialmente gli archeologi ritenevano trattarsi semplicemente di un insediamento rurale di età romana, ma che man mano gli scavi hanno rivelato essere un vasto e ben pianificato complesso urbano, una vera e propria città finora perduta, forse una Pompei iberica.

Plinio il Vecchio nei suoi scritti cita due città costruite dai Romani nelle Baleari di cui si sono perdute le tracce, Tucis e Guium. La città i cui resti sono stati ora ritrovati potrebbe essere una delle due.

Torniamo adesso a dare un’occhiata a “No OOA, contro la teoria Out of Africa”, il gruppo FB gemello di “MANvantara” creato recentemente dal nostro Michele Ruzzai. Anche qui di novità non ce ne sono molte, forse il gruppo di recente creazione stenta a decollare.

Tuttavia, vorrei ora soffermarmi sull’osservazione di un contributore che vi cito letteralmente: “Una domanda che mi pongo da un po’ di tempo: ma se veniamo dall’Africa, non dovrebbero comparire nei racconti popolari o in pitture ed opere rupestri tale migrazione?

Prescindiamo dalla lieve sgrammaticatura (se il soggetto è “tale migrazione”, il verbo dovrebbe essere “non dovrebbe” e non “non dovrebbero”), la questione sollevata è seria e importante, e si tratta di un problema che sostenitori dell’Out of Africa non hanno mai risolto perché non possono risolverlo.

Nelle tradizioni di tutti i popoli del pianeta non si trova alcuna traccia di una presunta origine da sud, dall’Africa, invece esse quasi concordemente ci parlano di un’origine boreale, posta addirittura nel polo artico.

Un’attenta analisi di ciò e di come le tradizioni, quasi con un’unanimità planetaria siano in contraddizione con la teoria (o la moderna leggenda) dell’Out of Africa e la smentiscono, la potete trovare nell’ottimo libro di Silvano Lorenzoni Mondo aurorale.

In conclusione, direi che oggi più che mai la tematica delle origini è diventata un campo di battaglia. Beh, senza alcuna paura, non ci resta che controllare i caricatori e affilare le spade.

NOTA: Nell’illustrazione, a sinistra il libro di Massimo Caranzano AzTLAN, il mito di Atlantide diventa realtà, al centro il libro  di Silvano Lorenzoni, Abramo ed Eva, la maledizione contro la natura, a destra gli scavi a Fano che hanno riportato alla luce i resti di quella che sembrerebbe essere la basilica di Vitruvio.

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