Questa volta, per rimetterci sulla pista della nostra eredità ancestrale, toccherà ripartire da parecchio indietro, dalla metà di febbraio, tuttavia fate attenzione. Questo stavolta non dipende dal fatto che, come avveniva prima di prendere la (storica?) decisione di limitare il contenuto di questa serie di articoli alla traccia fornitami dal gruppo Facebook “MANvantara”, io mi sia di nuovo dedicato a una ricerca affannosa e comunque tale da non poter portare a un risultato esaustivo di tutte le notizie di argomento storico-archeologico che si rincorrono sui media, ma al fatto che ho dedicato una buona parte del mio spazio settimanale su “Ereticamente” ad altre tematiche, in primis il referendum sulla riforma della giustizia, e penso che, visti i tempi che corrono, non si poteva fare altrimenti.
C’era poi un discorso al quale tenevo da anni, e che per anni, per una serie di motivi contingenti, ho rimandato, quello che avete visto nella serie di articoli In ordine sparso, ossia una serie di considerazioni su testi importanti che in un modo o nell’altro hanno influenzato la nostra, o perlomeno la mia visione del mondo.
D’altro canto è pure avvenuto il fatto che nel frattempo gli articoli di argomento storico-archeologico che ci interessano su “MANvantara” si sono diradati, e il perché lo si capisce bene alla luce di quanto sia diventata convulsa la situazione soprattutto politica internazionale negli ultimi tempi, cosa che ha ovviamente comportato una pioggia di post a questo riguardo.
Direi che alla fine le due cose, il fatto di essermi necessariamente dovuto occupare di altro, e la rarefazione dei post di argomento storico-archeologico su “MANvantara”, si compensano, quindi continuiamo a procedere così, sapendo però che al riguardo non abbiamo alcun obbligo di legge, e le cose potrebbero nuovamente cambiare.
Io adesso, ovviamente, non mi addentrerò in una disamina delle molte cose recentemente apparse sul gruppo FB del nostro amico Michele Ruzzai su argomenti che con la nostra tematica storico-archeologica non hanno a che fare, tuttavia un brevissimo accenno non sarà fuori luogo.
Come era prevedibile, l’argomento che tiene maggiormente banco, è il recente avventurismo della politica estera americana. Dopo l’attacco al Venezuela, le minacce di annessione della Groenlandia, l’aggressione all’Iran in collaborazione con Israele.
Quali sono i valori dell’Occidente che con la loro politica aggressiva gli USA pretendono di tutelare ed esportare, ce lo fa capire molto bene un altro gruppo di post presenti su “MANvantara” e che si occupano degli Epstein Files, pedofilia, corruzione, ricatti.
Questo non è, in ultima analisi, fuori luogo rispetto alla nostra tematica, infatti ci insegna che alla potenza materiale degli Stati Uniti e del cosiddetto Occidente, corrisponde un totale degrado etico e di principi.
Sempre prima di tornare alla nostra tematica storico-archeologica. Sperando di non abusare troppo della vostra pazienza, aggiungerei ancora una piccola nota. Tra gli argomenti non concernenti il focus del gruppo, ma tutt’altro che privi di interesse che sono comparsi in questo periodo su “MANvantara”, oltre ai post di argomento esoterico, oltre a quelli che prevedibilmente si richiamano alla preoccupante situazione politica internazionale, a quelli che si rifanno ai file del defunto Epstein mostrandoci come sia ampia la rete di corruzione ai vertici della società non soltanto americana ma mondiale, ne abbiamo un paio che si richiamano alla teoria economica di Giacinto Auriti.
Detto in estrema sintesi, il sistema finanziario che controlla l’economia di tutto il mondo occidentale è una gigantesca truffa. Gli stati e quindi i loro cittadini sono costretti a contrarre debiti che non potranno mai estinguere, verso un sistema bancario-finanziario internazionale. Ma il punto è questo, alle banche il denaro non costa nulla, tranne il costo della carta e dell’inchiostro necessari a stamparlo, gli è stato dato il potere di creare dal nulla una ricchezza ovviamente fittizia, da cui tutto dipende.
Osservo che uno dei post di argomento esoterico ci parla del mito del re del mondo. Ci crede anche Donald Trump, il guaio è però che crede di essere LUI il re del mondo.
Tutto ciò premesso e ben chiaro, da uomini impassibilmente in piedi in mezzo alle rovine, così come ci ha insegnato Evola, andiamo ora a esaminare i post di “MANvantara” che riguardano la nostra tematica storica e archeologica.
Ricominciamo allora dal 14 febbraio, dove troviamo il link a un reel su You Tube di “Europantiqua” che ci racconta una storia piuttosto inconsueta. Nel 1003, dopo che i Vichinghi erano giunti sul continente americano e creato sull’isola di Terranova l’insediamento nella località oggi nota come L’Anse aux Meadows, Thorfinn, figlio di Eric il Rosso e fratello minore di Leif Ericcson guidò una spedizione commerciale sulla terraferma, cercando di vendere ai nativi vario bestiame di origine europea. Il mercato che era stato allestito stava andando bene, quando fu interrotto dalla carica di un toro imbizzarrito. L’insuccesso commerciale pose fine al tentativo vichingo di colonizzare le Americhe.
Tuttavia c’è una cosa da dire. Il reel presenta anche un’immagine di un guerriero vichingo e una donna amerindia con il loro bambino, sovraimposta con un cerchio barrato rosso, come a significare che accoppiamenti tra vichinghi e donne amerindie non siano mai avvenuti.
Sappiamo che non è così. L’analisi del DNA ha dimostrato che alcuni islandesi presentano un DNA mitocondriale, quello che si eredita soltanto per via materna, tipicamente amerindio, sono con ogni probabilità i discendenti di una donna india che ha seguito fin nella loro isola i biondi guerrieri norreni, una Pochaontas ante litteram. L’amore forse non è più forte della guerra, ma di certo lo è degli insuccessi commerciali.
Il 19 troviamo un link a un articolo di “Quotidiano.net”. La città tedesca di Colonia, sappiamo, deve il suo nome al fatto di essere nata come colonia romana, tuttavia gli archeologi non si aspettavano che uno scavo sotto la Rathausplatz (Piazza del municipio) mettesse in evidenza una tale quantità di resti della città romana, al punto tale che oggi se ne parla, come riporta l’articolo, di una “Pompei del nord”.
Come riferisce l’articolo, “I reperti – scale, altari, una basilica – per lo stato di conservazione sono stati paragonati a contesti come quelli di Pompei…A emergere sono i resti di una basilica romana del IV secolo con abside monumentale, costruita con blocchi di tufo, basalto e calcare, insieme a una scala in pietra risalente al I secolo d.C., parte di un percorso che dal livello del Reno saliva verso il praetorium, il palazzo del governatore romano...Inoltre, negli scavi è apparso un lararium, un altare domestico del II secolo dedicato alle divinità protettrici dei Lari, con evidenza di decorazioni e tracce di uso rituale, unico esempio del suo genere finora rinvenuto a nord delle Alpi”.
Il 20 febbraio abbiamo il link a una nuova intervista su You Tube a Felice Vinci, questa volta ad opera di Luca Zampi per il canale “Lost in the Past”. Come si vede, il nostro ingegnere è sempre molto attivo sui media. Ancora una volta, il tema trattato è quello che troviamo nel libro I misteri della civiltà megalitica, ossia la tesi secondo cui le imponenti costruzioni megalitiche sarebbero le tracce di un’antica civiltà globale esistita migliaia di anni fa, io stesso ve ne ho parlato più volte, mentre sembra che Vinci abbia accantonato, almeno per il momento la questione omerica.
Il 22 troviamo l’annuncio della presentazione, avvenuta il 6 marzo alla libreria Salvemini di Firenze, del libro di Andrea Anselmo L’equilibrio tra luce e ombra nel cosmo indoeuropeo: riletture ai margini dell’opera di G. Dumezil e J, Haudry. Questo testo rappresenta senz’altro una lettura utile per quanti desiderano approfondire la tematica della cosmogonia indoeuropea.
Il 25 troviamo un link a un articolo di “Paese Italia Press” che è in sostanza un estratto del libro di Pierfranco Bruni Che il dio del sole sia con te nel quale si descrive l’incontro e il dialogo, non si capisce bene se realmente avvenuti o immaginari, tra un monaco buddista e uno sciamano pellerossa. Al di là del fatto che un simile incontro sia realmente avvenuto o meno, noi sappiamo di conoscere veramente poco della spiritualità e della cultura native americane, brutalmente cancellate dagli yankee.
Il 27 abbiamo il link a un comunicato ANSA che ci da una notizia davvero sensazionale. Stando ad alcuni ricercatori tedeschi, le origini della scrittura potrebbero risalire a ben 40.000 anni fa. Oltre 3000 segni presenti su 260 oggetti scoperti in Germania nelle grotte del Giura Svevo lo testimonierebbero.
Secondo Christian Bentz, dell’Università tedesca del Saarland, e da Ewa Dutkiewicz, del Museo di Preistoria e Protostoria di Berlino, la ricerca indica che le enigmatiche sequenze di segni trovate sugli oggetti hanno un livello di complessità simile a quello dei primi esempi di protoscrittura emersi molti millenni dopo.
Tuttavia bisogna anche notare che il comunicato ANSA riporta:
“E’ noto che la scrittura si sviluppò in Mesopotamia circa 3.500 anni fa ”
No, le cose non stanno affatto così.
Qui si ignora (deliberatamente?) che la più antica scrittura conosciuta non è per nulla mesopotamica, ma è la cosiddetta scrittura del Danubio rappresentata dalle tavolette di Tartaria ritrovate nel 1962 nel sito romeno di Turda, che sono di almeno un millennio più antiche dei più antichi pittogrammi sumerici, e non è che da allora di acqua sotto i ponti non ne sia passata, e intanto a esse si è aggiunta la tavoletta greca di Dispilio, ma pare che il tempo intercorso e le nuove scoperte non siano finora bastate a bucare il muro di gomma del pregiudizio a favore del Medio Oriente, che si riconosca che la scrittura, questa scoperta fondamentale che da inizio alla storia documentata, è un’invenzione europea e non mediorientale.
E’ lo strabismo orientale che colpisce ancora, il pregiudizio dell’Ex Oriente lux, a sfatare il quale, come sapete, ho dedicato su “Ereticamente” la bellezza di ben trentanove articoli.
Ed eccoci finalmente arrivati a marzo.
Il primo marzo troviamo non proprio una recensione, ma l’immagine di copertina affiancata da alcuni versi con traduzione italiana de L’Edda poetica, il carme di Sigdrifa a cura di Carla Del Zotto, per le edizioni Schweiwiller. Ricordiamo che l’Edda è la più importante e vasta raccolta di poemi mitologici della letteratura norrena, e che oltre all’Edda poetica esiste una versione in prosa o Edda minore nota come Edda di Snorri.
Il 3 marzo troviamo il link a un reel de “L’antidiplomatico” con una dichiarazione di George Galloway che riporta una notizia che a prima vista non sembrerebbe avere molto a che fare con l’eredità ancestrale nostra o di chiunque altro, a parte implicazioni politiche attuali molto pesanti, e invece vi ha a che fare tantissimo.
In Israele sono proibiti i test del DNA, ma sapete perché? Questa è una storia che gli Israeliani e i loro amici vorrebbero che rimanesse per sempre sepolta. Vediamo cosa ci racconta la favola comunemente accettata della diaspora. Dopo le guerre giudaiche del 66-70 dopo Cristo, gli Ebrei si sarebbero dispersi in tutti i territori dell’impero romano e durante il medio evo si sarebbero stanziati, non si sa perché, prevalentemente nei territori di lingua tedesca, in Polonia, nell’Europa orientale, mentre la Palestina sarebbe rimasta disabitata fino alla conquista araba del periodo califfale.
Logicissimo, non vi pare? Non ti senti più sicuro a casa tua, e allora cosa fai? Vai a stare a casa dei tuoi nemici o di gente che presto dimostra di non riuscire a sopportarti!
La realtà è alquanto diversa. Già prima delle guerre giudaiche e verosimilmente anche dopo, c’è stata una certa emigrazione ebraica nei territori dell’impero romano legata a motivi commerciali, che è andata a formare le comunità note come sefardite, che costituiscono oggi un’esigua minoranza di coloro che attualmente professano l’ebraismo, ma il grosso della popolazione, guerre o no, rimase in Palestina. Costoro, come tutte le popolazioni del Medio Oriente, furono islamizzati e arabizzati dalla conquista califfale, diventando gli antenati degli “arabi” Palestinesi di oggi (arabi è un termine generico che non indica una precisa etnia, ma tutti i popoli del Medio Oriente in cui in seguito all’espansione califfale furono imposte la religione islamica e la lingua araba, Arabi della Penisola arabica, Palestinesi, Egiziani, Magrebini sono etnie differenti). I Palestinesi sono il solo popolo che ha abitato la Palestina per migliaia di anni.
Anni fa, gli Israeliani, umanitari e generosi come sempre, avevano pensato di creare un’arma biologica per sterminare i Palestinesi con un bel genocidio mascherato da epidemia, e ci hanno rinunciato solo perché Palestinesi e sefarditi sono geneticamente identici.
I sefarditi, tuttavia costituiscono un’esigua minoranza in Israele, meno del 5%, e ancora meno tra le comunità ebraiche sparse nel mondo. Da dove viene, che origini hanno gli Israeliani e la maggior parte di coloro che oggi professano l’ebraismo, ossia il gruppo noto come askenazita? Discendono da una popolazione in età medioevale stanziata nella Russia meridionale, fra i bassi corsi dei fiumi Don e Volga, nota come Khazari che aveva dato vita a un importante khanato.
Al momento di abbandonare il loro antico paganesimo, si trovarono in un dilemma. Convertirsi al cattolicesimo significava proclamarsi sudditi del Sacro Romano Impero, convertirsi al cristianesimo ortodosso significava proclamarsi sudditi di Bisanzio, e così scelsero di convertirsi all’ebraismo.
La verità che la proibizione di eseguire analisi del DNA vorrebbe nascondere, verità che i dirigenti israeliani conoscono benissimo, è che essi non hanno nessun legame storico con la Palestina, con le terre di cui si sono impadroniti. Israele è una pseudo-nazione meticcia e artificiale, costruita cacciando e massacrando gli abitanti nativi, come gli Stati Uniti, del resto.
Questo è un fatto su cui i cristiani, o coloro che si dicono tali, dovrebbero riflettere. Quello che oggi è perseguitato, massacrato, crocifisso dai sionisti, è proprio il popolo di Gesù.
I Palestinesi sono un popolo privato della propria terra e distrutto, come i Nativi americani, i Tibetani, gli Ungheresi della Transilvania, i Serbi del Kossovo, i Finlandesi della Carelia, i Tedeschi di Prussia e Pomerania, gli Italiani dell’Istria.
Sono le piacevolezze della modernità.
NOTA: Questa volta facciamo un’eccezione alla regola. L’immagine della bambina che vedete al centro dell’illustrazione si riferisce a una delle notizie di “MANvantara” che non riguardano l’eredità ancestrale. E’ la nipotina dell’Ayatollah Khamenei assassinata assieme al nonno dall’incursione USA-israeliana. A sinistra l’Edda poetica a cura di Carla Del Zotto, a destra Che il dio sole sia con te di Pierfranco Bruni.

