Vi sembrerà strano, ma la stesura di questa serie di articoli, o se volete di rubrica semi-fissa, riserva sempre delle sorprese. Ad esempio, la centonovantunesima parte di essa copre il periodo da fine marzo a fine aprile, circa un mese, non solo, ma credo che se non avessi dedicato circa metà dell’articolo a parlarvi di qualcosa al di fuori di “MANvantara”, cioè l’uscita del libro Una nuova preistoria umana di Widner Berni e Maria Longhena, l’articolo non avrebbe probabilmente raggiunto una lunghezza decente.
Mi aspettavo quindi che con la centonovantaduesima parte succedesse un po’ la stessa cosa, premesso che non sono intenzionato a tornare indietro rispetto alla drastica riduzione delle fonti che ho introdotto nell’ottobre 2024, per tutta una serie di motivi che vi ho spiegato più volte e che ora mi sembra superfluo ripetere.
Macché, quest’ultimo articolo è andato a coprire il periodo tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, una settimana – una decina di giorni, e questo nonostante che il gruppo Facebook creato dall’amico Michele Ruzzai sia ormai zeppo di cose che con l’eredità degli antenati non c’entrano per nulla.
Come andranno le cose adesso, non posso prevederlo. Il futuro – ha detto qualcuno – è sempre davanti a noi, ma non lo possiamo vedere. A ogni modo, riprendiamo il cammino, che questo nuovo tratto finisca per presentarsi rapido e veloce oppure lento e irto di difficoltà.
Ricominciamo dunque il nostro percorso, sempre seguendo “MANvantara” come pista. Il 6 maggio troviamo un link a “Eastern iranic Civilization” che ci segnala qualcosa di cui non ero a conoscenza e, penso, nemmeno la maggior parte di voi. Nel post (tradotto in italiano) Occhi dell’Iran orientale ci racconta appunto che nella parte est dell’altopiano iranico, tra le popolazioni Tagike e Pashtun che abitano questa parte dell’Iran, ma anche Tagikistan, Afghanistan, Cina e Uzbekistan, e parliamo di circa 25-35 milioni di persone, troviamo un’inaspettata concentrazione di lineamenti europidi, pelle chiara, occhi azzurri. Non solo i Kalash e gli Hunza a cui non ci scordiamo neppure di aggiungere i Wendat che vivono in un territorio oggi cinese, che Felice Vinci ci segnala ne I misteri della civiltà megalitica. Tutte queste popolazioni sono con ogni probabilità i residui di una storia remota e misconosciuta del continente asiatico nel quale esso era molto più “bianco” di quanto non sia oggi, e di cui la storia ufficiale ha conservato pochissime tracce.
Torniamo poi in Italia con un link a un post di “Antikythera.net”. A Mantova sono stati recentemente restaurati e resi accessibili al pubblico gli affreschi del Palazzo del Podestà che risalgono al XIII secolo. Tra le figure affrescate spicca quella di un cavaliere che cavalca una sorta di centauro-capra. L’estensore del post ci dice che secondo una tradizione iconografica allora diffusa nella nostra Penisola, questa figura semiumana potrebbe voler rappresentare nientemeno che re Artù, spesso associato a figure di animali selvatici nella nostra iconografia, infatti nel mosaico di Otranto è raffigurato a cavallo di un grande caprone. Ciò sarebbe una sottile metafora del fatto che il potere può trasformare l’uomo in un mostro. Un monito che i recenti avvenimenti politici internazionali hanno riportato drammaticamente di attualità.
Preso nota di ciò, è però evidente che attorno al 10 maggio la situazione si è fatta ormai insostenibile, “MANvantara” è ormai riempito di post che non hanno a che fare con il focus originale del gruppo, che è “le origini e le Radici dell’Uomo e delle sue Razze”. Alcuni sembrano aver scambiato “MANvantara” per un loro blog personale, dove mettono di tutto, che sia attinente al focus del gruppo oppure no. A questo punto, Michele Ruzzai e io ci siamo decisi per una radicale epurazione di tutti i post che non hanno a che fare con l’argomento di indagine storico-archeologica per la quale il gruppo è nato.
Mercoledì 13 maggio ho provveduto a mettere in atto il repulisti, non senza qualche sofferenza. Perché ad esempio i post che condannano l’aggressione americana e sionista verso l’Iran e i Palestinesi, mi trovano pienamente d’accordo.
Tanto per chiarezza, abbiamo specificato in una comunicazione: “Rilevando che, nel corso del tempo, molti dei post qui pubblicati hanno trattato argomenti piuttosto distanti dal focus del gruppo, d’ora in poi tutto il materiale verrà preventivamente vagliato dagli amministratori, che si riservano la facoltà di escludere quelli meno attinenti. Chiediamo la cortese comprensione degli autori che non vedranno pubblicato quanto proposto, ma tale azione appare necessaria per non snaturare le finalità originarie di MANvantara e rendere più facilmente reperibili i contenuti di reale interesse”.
Ci aspettiamo dunque, con tale azione, di garantire un ritorno alle origini di “MANvantara”.
Bene, sembra che qualche risultato l’abbiamo subito ottenuto. Anzi, credo di poter dire che la drastica “cura” a cui ho sottoposto il gruppo ha ottenuto effetti maggiori e prima di quanto avessi preventivato. Abbiamo un buon numero di nuovi post che rispettano il focus del gruppo che si concentrano temporalmente soprattutto al 13 maggio.
Gli articoli della serie de L’eredità degli antenati, dopo che sono apparsi su “Ereticamente”, li posto regolarmente su “MANvantara”, non ve ne parlo perché è inutile fare dei doppioni di quel che trovate già sul nostro sito. Un’altra nostra collaboratrice che ha l’abitudine di postare su “MANvantara” gli articoli apparsi su “Ereticamente”, è Rita Remagnino. Io quelli non li ho toccati, anche quando si discostano dal focus, perché in ogni caso sono pezzi di spessore, anche se, sempre per non creare doppioni inutili, ho evitato di parlarvene. Non tralascio di dirvi che dopo il repulisti che ho fatto, Rita ha postato il 13 maggio ben 7 nuovi articoli, anche se ne prescinderò ora, dato che li trovate tutti su “Ereticamente”.
Lo stesso stimolo, tuttavia, sembra aver influito in modo simile anche su altri contributori.
Il 9 maggio troviamo un link a “Ethnographic Materials ML” che ci presenta una galleria di figure femminili che rappresentano i vari popoli iranici: Pashtun, Persiani, Beluci, Osseti, Curdi, Tagiki, eccetera. Certo, si capisce che le donne sono state scelte per la loro avvenenza, ma colpiscono i lineamenti nettamente “europei”, bianchi, soprattutto quelli della ragazza curda.
Il 13 troviamo il link a due post dei quali mi sono già occupato in precedenti Eredità degli antenati, e ora non ne accennerò che brevemente. Il primo, tratto da “12.794 anni fa” si riferisce alla due statue, altorilievi di bisonti di epoca paleolitica trovate nella grotta di Le Tuc d’Audoubert nei Pirenei, il secondo alla conferenza tenuta da “Pagine Filosofali” con la partecipazione di Fabrizio Bandini per la Midgard editrice in data 4 marzo su Le armi magiche nella tradizione germanica – nordica e nelle opere di J.R.R. Tolkien.
Abbiamo poi un nuovo link a “12.794 anni fa” che ci presenta uno di quei rompicapi che fanno impazzire gli archeologi. Sembra che sotto le piramidi più antiche dell’Egitto si sia scoperto un sistema di canali sotterranei che probabilmente permetteva di trasportare fino ad esse i grandi blocchi di pietra necessari per la loro costruzione. Ma c’è un problema: l’Egitto è una terra arida e quindi quei canali devono essersi prosciugati, da 7.000 anni. Quindi le piramidi di cui parliamo devono essere state costruite almeno due millenni prima della loro datazione ufficiale. Quando e da chi? Il mistero permane.
Segue un link a una conversazione su You Tube tra Giuseppe Barbera e Leonardo Petrocelli a cura dell’Associazione Tradizionale Pietas sulla figura del dio Giano.
Abbiamo poi un link a un reel di “Oltre il limite” su Byoblu. Siamo i figli dei sopravvissuti di Atlantide. Anche questa, per la verità, è una tesi che non ci viene del tutto nuova. Secondo alcuni, i superstiti della scomparsa isola del mito platonico avrebbero dato origine pressappoco a tutte le civiltà antiche. A mio avviso, è proprio il tipo di cose su cui è bene sospendere il giudizio.
Troviamo poi un link alla pubblicazione inglese “Express” con un articolo che ci annuncia (vi do la traduzione italiana del titolo), L’Africa non è più la culla dell’umanità. L’autore è Michael D. Carroll. Questo ripensamento sulle nostre origini deriva ovviamente dalla scoperta cinese del teschio denominato Yunxian 2. Come certamente ricordate, ve ne ho già parlato più volte, e ora mi sembra abbastanza inutile ripetermi, tuttavia non si può non evidenziare il fatto che l’articolo riporta il giudizio di Chris Stringer, uno dei più insigni paleoantropologi britannici, secondo il quale la scoperta di Yunxian 2 taglia definitivamente i garretti all’Out of Africa.
Ci sono poi tre post che ci parlano di due importanti figure femminili dell’antropologia italiana. Due ci parlano di Ida Magli, di cui ricorre il centenario della nascita e sono link rispettivamente a “Lafrecciaweb informazione on line” e “Sololibri.net”, entrambi riportano stralci diversi di un’intervista rilasciata da Pierfranco Bruni, autore del libro Ida Magli, cercatrice di verità (per essere esatti, Bruni è co-autore del libro assieme a Marilena Cavallo, inoltre il testo contiene un ricordo di Giordano Bruno Guerri).
Possiamo ricordare che, tra le altre cose, la Magli ha mosso un’aspra critica alla modernità, che tende all’indifferenziato, all’informe, alla scomparsa di qualsiasi differenza, compresa quella fra i sessi, come vediamo nell’ideologia gender.
La seconda importante figura femminile dell’antropologia italiana è quella di Cecilia Gatto Trocchi. Questa studiosa si è dedicata soprattutto a un’analisi del fenomeno religioso. A parlarcene in un link a “Paese Italia Press” è ancora Pierfranco Bruni che ci racconta:
“Antropologia dell’anima, simbolismo esoterico e dimensione sciamanica nell’opera e nel pensiero di Cecilia Gatto Trocchi”.
Rimaniamo in tema di religione, un campo dove per fortuna, a differenza di quello che sembrano pensare alcuni, non esistono solo quelle abramitiche. Troviamo poi un link a un reel su You Tube a cura di “Die Herschaft” (bella espressione tedesca che significa “la signorilità”) che è una conversazione con Valerio Crusco autore dei libri La via del nord e Il sentiero del lupo, sul tema Megalitismo: radici europee e senso dell’eterno.
Senza alcun dubbio, i megaliti, sui quali io stesso mi sono soffermato tante volte, hanno anche un significato religioso, sono testimonianze di una spiritualità autoctona europea che nulla deve alle influenze abramitiche, e oggi ne stiamo riscoprendo il significato.
Troviamo poi un link a “Made in China” che ci invita a Svelare il misterioso regno della mitologia cinese. Si tratta, apprendiamo, perlopiù di miti cosmogonici diffusi in un’epoca relativamente tarda, parallelamente o successivamente alla diffusione del confucianesimo, e fra di essi, esattamente come avveniva in Giappone, ce n’è uno che sostiene l’origine divina degli imperatori. Cose interessanti, ma lontane dalla nostra sensibilità europea.
Senz’altro molto più vicino alle nostre radici è il link seguente, questa volta a un reel su You Tube di “Europantiqua” dove Gioal Canestrelli, curatore del sito risponde alla domanda Chi erano i Micenei. Questa civiltà greca dell’Età del Bronzo che ha preceduto quella classica, davvero merita di essere conosciuta meglio.
Proseguiamo con un link a “Scienza e cultura – Elearnx” che ci dà notizia di un importante ritrovamento avvenuto in Siberia. Recentemente nella regione di Tuva, in una zona nota per l’alta concentrazione di Kurgan, antichi tumuli funerari, e per questo chiamata “la Valle dei Re siberiana”, gli archeologi ne hanno scavato uno che ha rivelato di essere la sepoltura di un uomo di alto rango, cosa attestata dai resti di ben 18 cavalli sepolti insieme a lui, e dallo scheletro di una donna, forse sacrificata per fargli da compagnia nell’aldilà.
Sappiamo che la cultura dei Kurgan oggi non è più ritenuta alle origini dell’ecumene indoeuropeo, ma ciò non toglie che si tratti di un mondo interessante, e questi tumuli ci aprono una finestra sulla vita in un’epoca che non ci ha lascito testimonianze scritte.
Prima di parlarvi del prossimo post, vorrei fare una premessa. D’accordo con Michele Ruzzai, ho provveduto a togliere dal gruppo i post che non c’entrano con il focus del gruppo, e lasciare quelli che lo rispettano, e questo indipendentemente dal fatto che io sia d’accordo o meno sul loro contenuto, non si è trattato, insomma di una brutale operazione censoria ma di una cernita ragionata. Così ho deciso di lasciare il post che segue, sebbene dissenta radicalmente.
Si tratta, infatti, di nuovo di un link a “Scienza e cultura – Elearnx” che ci racconta una volta di più la storia dell’eruzione del vulcano Toba in Indonesia, che si ritiene circa 70.000 anni fa avrebbe sterminato la quasi totalità dell’umanità presente allora sul pianeta, lasciando solo un pugno di superstiti africani da cui tutti noi discenderemmo. A mio parere, si tratta di un’ipotesi ad hoc che ha lo scopo di salvare l’Out of Africa dalla smentita rappresentata dal fatto che le ricerche hanno messo in evidenza che già molto prima di allora in ogni parte del mondo eccetto le Americhe esistevano varie popolazioni umane, oggi sbrigativamente etichettate come pre-sapiens o sapiens arcaiche. Il post arriva addirittura a quantificare i superstiti in numero di 1.280. Fantasia galoppante.
Troviamo poi un post che si occupa di un’altra questione di cui vi ho già parlato più di una volta, il fatto che alcuni islandesi presentano un DNA mitocondriale (quello che si eredita soltanto per via materna) di tipo amerindio, fa supporre che siano i discendenti di una donna nativa americana che avrebbe seguito i vichinghi tornati in patria dalla loro esplorazione oltre Atlantico.
Un post del 14 maggio ci parla della teogonia di Tolkien, che l’autore del Signore degli anelli ha espresso soprattutto nel Silmarillion. Cosa importante soprattutto per capire che tentativi anche recenti da assimilarlo alla “cultura” di sinistra, non possono che rivelarsi del tutto spurii.
Direi che la drastica “cura” cui ho sottoposto “MANvantara” ha raggiunto il suo scopo, è servita a rimettere in carreggiata il gruppo. Questo ci dà un’utile lezione: spesso con le maniere forti si ottiene quello che con le buone maniere è impossibile ottenere.
NOTA: Nell’illustrazione, a destra, da “Oltre il limite” Siamo i figli dei sopravvissuti di Atlantide, l’immagine di un tempio sommerso che rappresenta la mitica isola sprofondata, al centro, da “Eastern iranic Civilization”, una ragazza curda dai lineamenti inaspettatamente europei, a sinistra il libro Ida Magli, cercatrice di verità di Pierfranco Bruni e Marilena Cavallo.


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