7 Luglio 2026
Archeostoria

L’eredità degli antenati, centonovantaduesima parte – Fabio Calabrese

Nel momento in cui mi appresto a stendere questo nuovo articolo dedicato alla ricerca della nostra eredità ancestrale, ci troviamo alla fine di aprile, ma la ma tabella di marcia mi avverte che esso non troverà spazio per la pubblicazione su “Ereticamente” che tra un paio di mesi, verso la fine di giugno, perché, come avete potuto vedere, le cose da dire sono tante e tali, e penso che non vi renderei un buon servizio rinunciando a esprimermi anche su altre tematiche.

D’altra parte, è visibile che su “MANvantara”, il gruppo Facebook dell’amico Michele Ruzzai che ho scelto come principale guida per la stesura di questa serie di articoli, proprio i post relativi all’eredità dei nostri antenati, di argomento storico-archeologico, stanno diventando sempre più rari, e scommetterei che prima di aver raccolto materiale sufficiente per dare a questo articolo un’ampiezza decente, saremo pressappoco arrivati coi tempi, a non molto prima della pubblicazione dell’articolo stesso. Le due cose, in qualche modo si compensano.

D’altra parte, tanto per fare un confronto, l’articolo  precedente di questa serie è andato dagli ultimi giorni di marzo agli ultimi di aprile, coprendo un lasso temporale di circa un mese, un dato inconfrontabile con la situazione anteriore alla “riforma”, cioè al drastico taglio delle fonti dell’ottobre 2024, quando nell’inseguimento di un’irraggiungibile esaustività, ho dedicato a L’eredità degli antenati praticamente tutto il mio spazio settimanale su “Ereticamente”, e neppure bastava. Sono sempre convinto di aver fatto la scelta meno peggiore.

A un più attento riesame dell’articolo, si nota anche che ho dedicato quasi metà di esso a una notizia extra- “MANvantara”, per così dire, la pubblicazione del libro Una nuova preistoria umana di Widner Berni e Maria Longhena. E’ indubbiamente vero che la pubblicazione di questo testo che pare finalmente concretizzare nell’archeologia e nel nostro modo di considerare il passato, quella rivoluzione che Colin Renfrew auspicava già oltre mezzo secolo fa, meritava una tele ampiezza di esposizione, ma d’altro canto non è possibile non rilevare che sul gruppo FB creato da Ruzzai, le notizie sulla nostra eredità ancestrale tendono a comparire sempre più di rado.

Questo mi obbliga a rivedere, almeno in parte, le decisione presa, ma, come vi ho già detto, chi dice che solo le imprese facili vadano tentate?

Ricominciamo allora a vedere cosa ci offre “MANvantara” in questo periodo, e dovremo pure fare un passo indietro.

Mi accorgo infatti che c’è un post dell’11 aprile che ho trascurato e che per coerenza sarebbe dovuto andare nell’articolo precedente di questa serie. Si tratta di un link a un articolo di “Antiche civiltà scomparse” che ci illustra uno dei tanti misteri dell’America precolombiana. Nelle Ande boliviane si trova il complesso monumentale di Puma Punku.

Pare risalga a 3.600 anni fa, ed è del tutto ignoto chi l’abbia costruito. Esso è caratterizzato da una serie di strutture megalitiche a forma di H. Gli archeologi hanno scoperto che esse sono perfettamente identiche l’una all’altra. L’autore anonimo dell’articolo le paragona a degli enormi mattoncini Lego. La realizzazione di una tale precisione presupporrebbe il possesso di una tecnica ingegneristica raffinata del tutto al di fuori delle possibilità di culture pre-tecnologiche.

Uno dei tanti misteri che, grazie alla furia distruttrice dei conquistadores, non saremo probabilmente mai in grado di risolvere.

Un particolare che vale la pena di evidenziare, è il fatto che il post di “Antiche civiltà scomparse” è un estratto del libro Homo reloaded di Carlo Alberto Bisceglia, ma la stessa cosa vale per molti altri post linkati su “MANvantara”, praticamente tutti quelli che vi ho citato le volte scorse che provengono da “12.794 anni fa”.

Riflettiamo un attimo su questo termine inglese oggi entrato nell’uso comune: reloaded, letteralmente, ricaricato. Di solito, lo usiamo per indicare uno smartphone o un computer che abbiamo rimesso in carica dopo che la batteria è andata a zero o quasi. Il sottinteso è che l’umanità in uno o più punti della sua storia abbia perso parte della sua civiltà e della sua storia, per rimettersi poi faticosamente in moto.

E’ lo stesso concetto che troviamo nel titolo del libro che vi ho più volte citato di Robert Sepher, Species with Amnesia, specie con amnesia, e penso che in entrambi i casi si esprima una verità profonda: abbiamo “perso” – non importa se una o più volte – capitoli importanti della nostra storia, che oggi cerchiamo faticosamente di ricostruire.

Tralasciando la grande massa di cose che con l’eredità degli antenati non c’entrano nulla, arriviamo al 22 aprile. Qui troviamo un post che non è un link a qualcos’altro, ma un post originale. C’è un solo inconveniente a parlarvene: ne sono io l’autore, tuttavia vi prego di perdonarmi se ve lo cito integralmente, non per mettermi in mostra, ma perché l’argomento è davvero importante:

Vorrei condividere con voi alcune riflessioni sulla scienza. SULLA CARTA, il metodo scientifico dovrebbe consistere nell’osservazione e la raccolta di fatti, e poi dell’elaborazione di teorie in base ad essi. NELLA PRATICA avviene esattamente il contrario, prima si formula una teoria, poi si osservano i fatti, e quelli che non confermano la teoria o la smentiscono, si scartano o si ignorano.

Primo esempio: si avanza la teoria che le razze umane non esistano. Si ignorano tutti gli elementi fisici e comportamentali che distinguono i vari gruppi umani, e che anche un bambino può vedere.

Secondo esempio, si teorizza che la la nostra specie sia uscita dall’Africa attorno a 50.000 anni fa, si ignorano i dati della paleogentica che dimostrano che i nostri antenati si sono ripetutamente incrociati con gli uomini di Neanderthal e altri gruppi umani che esistevano in Europa ben prima di allora, dando luogo a una discendenza fertile, noi, e che quindi appartenevano tutti alla stessa specie, ben presente fuori dall’Africa ben prima di 50.000 anni.

Terzo esempio, si teorizza che la civiltà sia nata in Egitto e Medio Oriente, e si ignorano i grandi complessi megalitici che costellano tutta l’Europa. CONCLUSIONE: CIO’ CHE CHIAMIAMO SCIENZA E’ PERLOPIU’ UNA COSTRUZIONE IDEOLOGICA IN CUI DI REALMENTE SCIENTIFICO NON C’E’ NULLA”.

Penso che tutti noi dobbiamo riflettere su ciò che è realmente quello che ci viene spacciato per scienza dal sistema mediatico e dall’“educazione” scolastica.

Guarda caso, il 25 aprile, e non poteva essere che nella ricorrenza di questo infausto giorno, su “MANvantara” troviamo una citazione di Umberto Eco che riprende il concetto di “resistenza” in senso critico e ironico, e sembra messo lì apposta, anche se probabilmente si tratta di un caso, per proseguire e ampliare il mio discorso:

Ci vuole un coraggio eroico per sottrarsi a un mondo che ti vuole stupido. Perché mentre tutto spinge verso l’idiozia, pensare con la propria testa è l’ultima forma di resistenza”.

E trovo particolarmente ironico che queste parole siano state dette da un intellettuale di sinistra, un uomo certamente intelligente, ma che si rivolgeva a un gregge di cervelli all’ammasso.

Il 25 aprile, mentre altri sono impegnati in una ridicola celebrazione della sconfitta dell’Italia nella seconda guerra mondiale come se si fosse trattato di una vittoria, una celebrazione che, con nostra soddisfazione, almeno a Milano è finita in tafferugli, Felice Vinci ci dà notizia di una sua nuova intervista condotta da Gianluca Lamberti sul canale You Tube “Facciamo finta che”, un’intervista dal titolo significativo: Atlantide in Groenlandia, infatti il nostro ingegnere presenta l’ipotesi che Atlantide fosse in realtà, in un’epoca in cui godevo di un clima molto diverso da quello attuale, la grande isola oggi danese al largo delle coste del Canada.

Un’altra ipotesi “iconoclasta”, di rottura con interpretazioni consolidate, è che le Colonne d’Ercole non sarebbero state in origine lo stretto di Gibilterra, ma 19 enormi menhir che si trovano all’imbocco del golfo francese del Morbihan. C’è poi molto altro ancora, tutti temi che trovate affrontati nel libro del nostro ingegnere I misteri della civiltà megalitica.

Nel momento in cui su “MANvantara” sono proprio i post che riguardano la nostra eredità ancestrale, cioè proprio quelli che dovrebbero essere attinenti al focus del gruppo, a scarseggiare, non si può fare a meno di dare un’occhiata a cosa ci presentano altri gruppi Facebook anche se premesso che alcuni di essi in tempi non remoti si sono dimostrati assai poco grati della visibilità loro offerta, la scelta sarà necessariamente ristretta.

In pratica, come ho fatto le volte scorse, limiterò il mio esame a due gruppi assolutamente sicuri: “Tradizione primordiale e forme tradizionali” e “Frammenti di Atlantide-Iperborea”.

Per quanto riguarda il primo di questi due gruppi, stavolta non c’è letteralmente nulla che rientri nel nostro campo di interesse, vi sono molti post di argomento esoterico dei quali non mi addentro a parlarvi, salvo esprimere un concetto che vi ho ribadito più volte, ma che mi sembra abbia un’importanza fin troppo centrale per mancare l’occasione di sottolinearlo una volta di più.

Molti di noi si indirizzano verso l’esoterismo come la scelta di un’alternativa alla “scienza” democratica che, dall’economia marxista alla psicanalisi, all’Out of Africa, appare come una serie di armi puntate contro la nostra visione del mondo, ma c’è un piccolo particolare, questa “scienza” non è affatto scienza, se con questa parola intendiamo un’obbiettiva indagine della realtà, bensì costruzione ideologica, imbroglio, ciarlataneria.

Passiamo a esaminare l’altro gruppo, “Frammenti di Atlantide-Iperborea”. Qui trovate un gran numero di post il cui autore non è altri che il sottoscritto, infatti ho linkato qui tutte le varie Eredità degli antenati dopo averle pubblicate su “Ereticamente”, E’ chiaro che non ha senso che ve ne riparli.

Per trovare qualcosa che non sia uscito dalla mia penna (vabbè, dalla mia tastiera, fa poca differenza), bisogna risalire all’anno scorso, al 16 aprile 2025 – oltre un anno fa – quando troviamo il link a un articolo di “Sardegnanotizie24.it” (è firmato “Dice Montalbano”, dubito molto che non sia uno pseudonimo), che ci pone un interrogativo che è anche il chilometrico titolo dell’articolo: Atlantide è mai esistita? È stata uninvenzione di Platone o possiamo trovare elementi di verità?

Bella domanda, è un interrogativo che mi sono posto spesso anch’io senza mai arrivare a una conclusione definitiva in senso positivo o negativo, tuttavia non bisogna dimenticare che i miti, soprattutto quelli platonici, hanno una loro ragion d’essere profonda al di là della loro fattualità storica.

L’articolo interrompe la questione a questo punto, lasciando l’interrogativo in sospeso, e rimandando la risposta a un successivo articolo che “Frammenti di Atlantide-Iperborea” non ha linkato, e a questo punto non potevo fare altro che andare a dare un’occhiata all’archivio di “Sardegnanotizie24”, e il pezzo successivo c’è.

Secondo l’autore che, penso, abbia adottato come pseudonimo il personaggio del celebre commissario creato da Camilleri, dei riscontri reali al mito di Atlantide ci sarebbero, ed egli la identifica con la civiltà cretese e l’evento che l’avrebbe distrutta con l’eruzione del vulcano di Santorini.

Si tratta di una teoria tutt’altro che nuova, e al riguardo mi sento di dire soltanto che ormai di localizzazioni dell’Atlantide platonica ne sono state proposte tante e tali, dall’Irlanda alla Sardegna, al Sahara, all’Antartide, e ultimamente la Groenlandia da parte di Felice Vinci, per non parlare di chi avvalora letteralmente l’ipotesi del continente scomparso nel mezzo dell’oceano, che personalmente preferisco non pronunciarmi.

Torniamo ora – quasi – al presente, almeno all’anno in corso. Il 29 marzo troviamo un annuncio postato dall’autore stesso, della pubblicazione presso le edizioni Passaggio al Bosco del libro Guida all’Europa megalitica, Alla riscoperta di Dolmen, Cromlech e Menhir di Andrea Anselmo.

Non ho sottomano l’opera, tuttavia mi sembra quasi superfluo dirvi che un lavoro del genere è assolutamente necessario. I complessi megalitici rappresentano una grande eredità (prei)storica di cui la maggior parte della gente sembra non ricordarsi, e mi auguro che questo lavoro metta in luce anche il tanto spesso dimenticato megalitismo italiano, che ci svela che fin dai tempi più remoti, la nostra Penisola non è stata seconda a nessuno.

Concludo – per ora – con una notizia tratta dal “Corriere TV” del 2 maggio. Come sapete, a Pompei le ricerche e i ritrovamenti continuano. Ultimamente, i ricercatori hanno ricostruito con l’intelligenza artificiale l’immagine di un uomo morto durante l’eruzione che si proteggeva con un mortaio verosimilmente dalla caduta di lapilli e frammenti vulcanici.

Ne approfitto per precisare una cosa che non sembra chiara a molti. Pompei, nell’eruzione del 79 dopo Cristo è stata investita dalla nube piroclastica, ma lì la lava non è arrivata. Se ciò si fosse verificato, non vi sarebbe più nulla da ritrovare e ricostruire. La lava è roccia fusa, alle altissime temperature che potete immaginare.

NOTA: L’illustrazione che correda il presente articolo riflette la scarsità delle fonti su cui mi sono dovuto basare, infatti l’immagine centrale è quella di una ragazza basca, ed è tratta dal reel di “Untold History” in cui si parla delle particolarità genetiche dei Baschi, linkato su “MANvantara” e di cui parlo nel precedente articolo di questa serie. Non avendola utilizzata allora, a fronte della penuria di fonti anche iconografiche, ve la presento adesso. A sinistra invece, Homo reloaded di Carlo Alberto Bisceglia, e a destra Guida all’Europa megalitica, Alla riscoperta di Dolmen, Cromlech e Menhir di Andrea Anselmo.

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