8 Aprile 2026
Appunti di Storia

La strage di Monte Sant’Angelo – Pietro Cappellari

Dubbi e misteri su un eccidio dimenticato

 

Monte S. Angelo, in provincia di Ancona, quasi al confine con l’Umbria, è tristemente famoso per essere stato il teatro di un terribile rastrellamento germanico condotto il 4 Maggio 1944, durante il quale vennero passate per le armi 24-25 persone (sette civili e diciotto poi identificati come “partigiani”). Una rappresaglia che avrà il suo triste strascico nella barbara uccisione, per vendetta ed odio, di tredici fascisti o presunti tali avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 Luglio seguente, in quella che passò allo storia come la “strage delle ricamatrici” nella cava di Madonna dei Monti di Arcevia (cfr. Comitato per le Onoranze alle Vittime di Madonna dei Monti di Arcevia, La verità sull’eccidio di Madonna dei Monti di Arcevia, Editrice L’Ultima Crociata, Ferrara 1989; e P. Cappellari, In memoria dei 13 Martiri di Madonna dei Monti, “L’Ultima Crociata”, a. LXII, n. 5, Settembre 2022). Se questi sono i fatti salienti di quella drammatica stagione nella zona, vogliamo soffermarci su un evento altrettanto drammatico di cui, ancor oggi, poco si sa, ossia la morte di una dozzina di fascisti, prigionieri dei partigiani, avvenuta negli stessi momenti del rastrellamento germanico del 4 Maggio, presso la Chiesa di S. Pietro de Agiglioni, detta “Le Ginestrelle”, in località Catobagli-Capoggi, in Comune di Sassoferrato (Ancona). Un eccidio compiuto dai Tedeschi che, ebbri di sangue, quel giorno non fecero distinzione – come al solito – tra fascisti, ribelli e semplici civili inno-centi.

In quei mesi, sul Monte S. Angelo, era attivo il sito della SNIZ (Società Nazionale Italiana Zolfi) che, nei pressi della località Cabernardi di Sassoferrato, disponeva di una serie di impianti di areazione vitali per la miniera e, per questo, sorvegliati da sei Militi della Guardia Nazionale Repubblicana della 52a Compagnia OP di Rovigo, unità al Comando del Cap. Franco Del Punto, coadiuvato dai Tenenti Antoni-no Fichera e Carlo Frigato; e dai Vicebrigadieri Aldo Mantovani e Regolo Vallini.

Il 2 Aprile 1944, una ventina di partigiani attaccò il piccolo Distaccamento GNR di Fondiglie di Cabernardi, venendo però rispinti. Tra le Camicie Nere si contarono due feriti che furono ricoverati presso l’ospedale di Pergola (Pesaro).

Il fatto provocò il rafforzamento del Distaccamento, portato a dodici uomini. Ciò, comunque, non dissuase i ribelli: la notte tra il 18 e il 19 Aprile 1944, alcune decine di partigiani in “abito civile con stella rossa sul berretto” – si narra settanta, tra cui diversi Slavi –, attacca-rono il presidio fascista, avendo facile ragione delle Camicie Nere che dormivano. Le due sentinelle di guardia furono sorprese, una che tentò di reagire venne ferita. Furono catturati dodici Militi e venero distrutti gli impianti per un danno complessivo di 250.000 Lire.

I partigiani, prigionieri in testa, infine, si allontanarono verso Monte S. Angelo, “liberandosi” della Camicia Nera ferita che fu trasportata all’ospedale di Arcevia.

Il colpo di mano ebbe una eco in tutta la zona, anche se molti non compresero l’iniziativa, visto che i Militi di Rovigo si erano sempre dimostrati tolleranti e mai avevano compiuto eccessi di zelo nell’applicare la legge. Tipico il fatto di sparare in aria quando ci si avvicinava a dei casali “sospetti”, in modo da poter far fuggire in tempo “ospiti problematici”.

L’assalto al Distaccamento GNR di Fondiglie di Cabernardi fu considerato dai Comandi italo-tedeschi di una gravità inaudita e venne predisposto un rastrellamento con l’intento di liberare i prigionieri e mettere fine al movimento di guerriglia che agiva sul Monte S. Angelo e stava pericolosamente estendendo il suo raggio di azione.

È l’antefatto degli eccidi del 4-5 Maggio 1944, durante i quali – come abbiamo detto – trovarono la morte 24-25 persone, tra semplici civili e ribelli illegittimi belligeranti.

Tuttavia, le vittime furono di più di quelle “certificate”: tra gli uccisi dei Germanici, infatti, vi furono anche dodici fascisti (gli undici Militi catturati a Cabernardi e un Avvocato), ritrovati cadaveri – secondo alcune cronache – presso la Chiesa di S. Pietro de Agiglioni, in località Catobagli-Capoggi di Sassoferrato.

Secondo alcune voci non potute verificare, sembra che i dodici fascisti non siano stati assassinati dai Tedeschi, ma dai partigiani poco prima dell’intervento germanico: fu proprio la vista dei corpi dei camerati italiani assassinati a provocare la terribile rappresaglia. Questo quanto sostenuto da tale Severini nel 1954, nella prima crona-ca dell’evento, ricostruzione poi cancellata nelle storie successive (cfr. A. Severini, Duemila belve e un pugno di eroi, ANPI, Ancona 1954).

Non essendoci testimoni, impossibile dire cosa in realtà avvenne.

La prima strage germanica si ebbe a Casa Mazzarini di Arcevia, dove vennero falciati dai mitra anche due disertori della GNR – tra cui, sembra, tale Vito Mingolla – passati in forza alle bande ribelli tra il 24 e il 25 Aprile precedenti. Tutto questo, mentre il Tenente partigiano Frangipane “faceva fucilare alcuni popolani di Monteforti-no che avevano (in precedenza) aiutato i suoi partigiani”, in un altro episodio che merita di essere indagato in futuro.

Chi erano i dodici fascisti assassinati?

Ancor oggi un velo di mistero circonda questo eccidio. Si conosce il nome dell’Avvocato ucciso, Gianpiero De Strani (Federale del PNF di Ancona nel 1932, nato ad Arcevia il 28 Ottobre 1899), così come quello di un altro fascista rapito dai ribelli ed assassinato quel giorno, il Sergente dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana Ernesto Lore-telli, catturato durante una licenza dopo la spiata di un suo parente, “invidioso del discreto stipendio” percepito da questo Sottufficiale della RSI.

La presenza di Loretelli tra gli assassinati farebbe ascendere allora a tredici il numero esatto dei fascisti uccisi (undici Militi, De Strani e, per l’appunto, Loretelli).

Secondo altre versioni, i Militi catturati a Cabernardi non erano stati dodici, ma tredici: due di questi, che durante il percorso si erano lamentati del trattamento subito dai partigiani, vennero passati per le armi sul posto, dopo essere stati costretti a scavarsi la fossa. Se si aggiunge il ferito ricoverato ad Arcevia, le Camicie Nere uccise alla Chiesa di S. Pietro de Agiglioni sarebbero, quindi, in totale dieci e, sommando De Strani e Loretelli, si arriverebbe al numero “dodici” con cui si quantificano i fucilati in questa località il 4 Maggio 1944 (ma arriverebbero a quattordici complessivamente con i due ammaz-zati durante il trasferimento).

Ancor più difficile fare i nomi degli uccisi: il Milite Fabris Ceschino? Il Milite Sartin? Nessuno sa.

Ma il problema non è solo quantificare quanti fascisti morirono quel giorno, ma anche dove. Infatti, De Strani e Loretelli, in alcune cronache, sono indicati come uccisi a Costa di Arcevia, a più di quattro chilometri (linea d’aria) da Catobagli-Capoggi, località nei pressi della quale sorge la Chiesa di S. Pietro de Agiglioni.

I luoghi citati

Dopo la strage tedesca del 4-5 Maggio, il Distaccamento della Guardia Nazionale Repubblicana di Fondiglie di Cabernardi fu ricostituito e posto al comando del bonario Vicebrigadiere Aldo Mantovani che, nonostante la sua tolleranza, venne assassinato a tradimento dagli antifascisti in zona Felcine di Camarano, nel Comune di Sassoferrato, in un giorno di Luglio 1944: “Con flebile voce il povero Sergente, prima di perdere conoscenza, aveva raccomandato all’Onnipotente la sua famiglia e gli anziani genitori, che ormai avrebbero dovuto sopravvivere senza di lui, faticando ed invecchiando con rassegna-zione nelle nebbiose campagne del Polesine”.

I corpi dei fascisti uccisi presso la Chiesa di S. Pietro de Agiglioni (12? 13?) vennero esumati diversi mesi dopo. Così, sembra, anche quelli dei due Militi uccisi dai ribelli lo stesso 19 Aprile, durante il percorso per le loro proteste. Nessuno sa di preciso i loro nomi e neanche in quale fossa comune di quale cimitero vennero sepolti.

Ancor oggi dubbi permangono su chi abbia sparato contro i fascisti. Si obietta che non avrebbe avuto senso ricoverare, quel 19 Aprile 1944, la Camicia Nera ferita all’ospedale di Arcevia se si voleva poi sterminare il gruppo; come si evidenzia che la mattanza si verificò due settimane dopo la cattura, poco prima del rastrellamento germanico, probabilmente perché i prigionieri erano intrasportabili durante la fuga dei partigiani e, oramai, scomodi testimoni…

Nessuna ricerca ha mai potuto appurare cosa avvenne precisamente in quei luoghi il 4 Maggio 1944 e dare un sostegno documentale alle voci “alternative”.

Solo il 14 Aprile 2019, dopo settantacinque anni, è stata possibile celebrare una Santa Messa, grazie a Frate Franco da Osimo, in ricordo dei fascisti assassinati, “una dozzina di pacifici e tolleranti Soldati, rimasti senza nome e senza tomba”.

L’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI cercherà di far conoscere anche questa storia e ricordare l’evento magari affiggendo una lapide sulla chiesa che vide questa tragedia.

 

Pietro Cappellari

 (“L’Ultima Crociata”, a. LXXIV, n. 5, Luglio-Agosto 2024)

Chiesa di S. Pietro de Agiglioni, detta “Le Ginestrelle”, in località Catobagli-Capoggi, in Comune di Sassoferrato
(www.iluoghidelsilenzio.it)

 

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:

G.D. Jannacci, Ancona 1943-1944. Cronaca di una pagina di storia, Ultima Crociata Editore, Rimini

 

 

 

 

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