7 Luglio 2026
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Invito alla lettura: “Odio l’esperto” di Pietro Cattana – Massimo Selis e Belinda Bruni

Diceva Chesterton: «è facile essere pesanti e difficile essere leggeri. Satana è caduto per la forza di gravità».

Il libro del giovane filosofo Pietro Cattana, Odio l’esperto (Arca edizioni, Milano, 2026) è un’ode alla leggerezza. Il termine “odio” del titolo non deve infatti condurre fuori strada, perché fa parte del gioco di satira che pervade questo pamphlet, fin dal titolo appunto.

Perché scrivere un libro dissacrante sulla figura dell’esperto? Era davvero così necessario? Osserviamo senza filtri la contemporaneità.

L’esperto è entrato nelle nostre vite, non sapevamo di averne bisogno, ma lui sì.

Sa che senza di lui non possiamo vivere e lui esiste per ricordarcelo, o meglio per convincerci che la nostra vita dipende da lui.

È il nuovo protagonista del terzo millennio. È il «sacerdote del Tecnoevo». È il lato oscuro di ogni sapiente che smette di essere leggero e si prende troppo sul serio.

Dal profeta dell’euro che prevede sventure senza l’euro, all’economista araldo dell’austerità che fa crescere (austerità degli altri, non la sua), al santone in camice bianco, depositario della vita e della morte dei cittadini, ecco che per ogni ambito della vita sociale, ma anche personale, c’è un esperto che ci guida, ci indica la strada che da soli non potremmo mai trovare.

La figura dell’esperto è cresciuta, si è alimentata, erodendo quella del cittadino con diritti e doveri, educato alla responsabilità personale e civile. L’esperto, per “governare”, per dispensare le sue pillole di salute e di “sapienza” ha bisogno di rivolgersi al suddito che nulla sa, nulla può sapere, tutto deve credere, purché venga proferito dall’esperto.

L’uomo medio del terzo millennio è talmente progredito che ha rinunciato a pensare, c’è chi lo fa per lui. Ha ucciso Dio per dedicarsi al culto degli idoli in forma di esperti. Del resto pensare stanca e ci espone all’incertezza dei nostri ragionamenti, delle nostre intuizioni.

E così tutti ascoltano l’esperto, molti lo invidiano, quasi tutti in qualche angolo della propria anima lo trovano insopportabile, ma è vietato dirlo. Si rischia l’esclusione sociale.

Il giovane filosofo Pietro Cattana lo dice in un atto liberatorio perché privo di rabbia, rancore o invidia. L’odio del titolo è infatti affermato con la leggerezza di chi non ha paura e la sapienza di chi sa vedere oltre la cortina di parole e atti teatrali. Con il sorriso di chi ha capito che basta uno sgambetto per far cadere il piedistallo.

L’esperto viene descritto, raccontato, smontato pezzo per pezzo, maschera dopo maschera, con umorismo dissacrante, con la prontezza del bambino che grida “Il Re è nudo, non lo vedete?”.

E nel togliere il velo all’esperto Cattana lo toglie anche alla nostra società della competizione dove «non vogliamo essere divini, ma passare le vacanze in luoghi esclusivi e far sentire gli altri dei poveracci». È su queste debolezze che fa leva il potere ammaliante dell’esperto.

In fondo l’esperto non merita nemmeno il nostro odio, se ne nutrirebbe.

Il primo antidoto offerto da questo testo di agile lettura, ma dai significati densi – e solo chi ha compreso davvero bene qualcosa lo può concentrare in meno parole – è la risata che rompe l’incantesimo.

L’aura dell’esperto è pesante, ammaliante, ipnotica; l’umorismo è la presenza a se stessi che tiene ancorati alla realtà, alla terra (humus), che fa vedere le cose per quello che sono e l’esperto per il ridicolo che rappresenta.

Ma vi è un altro e “definitivo” antidoto che Cattana ci suggerisce per porre fine alla dittatura dell’esperto, e recuperare quella libertà prima di tutto interiore, premessa alla libertà sociale. Un antidoto che forse, alle prime può risultare un po’ amaro, ma che promette una dolcezza duratura.

Non vogliamo però qui anticiparlo, sebbene l’acuto lettore possa già intuirne i contorni. Vi ricordiamo solo che l’autore del libro è un filosofo. Chi vuol capire capisca!

Ci preme aggiungere però un’ultima nota a questo testo che è arricchito anche dalle illustrazioni di Noemi Collari e che vede il contributo di un capitolo da parte di Victoria Cremascoli. La sua forza potrebbe essere ancora più grande, il suo effetto più incisivo, se divenisse, un domani, un monologo teatrale. In quello spazio scenico dove la fonè si lega al gesto, all’atto. Lì, la potenza della satira trova il suo apice, il suo compimento. E l’odio per l’esperto, la sua catarsi.

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