Questa volta vi parlerò di uno scritto di Sergio Gozzoli e poi dovrò fare riferimento ad alcuni miei scritti già pubblicati, ma, data l’importanza e l’ampiezza dell’argomento, spero che me lo concederete.
Il testo più noto del compianto Sergio Gozzoli è probabilmente L’incolmabile fossato, un ampio saggio pubblicato sulla rivista “L’uomo libero” di cui era attivo collaboratore. In esso, confuta l’idea che sulle due sponde dell’Atlantico esista un’unica civiltà. La cultura – e parlare di civiltà è veramente troppo – americana deriva si da quella europea, ma è fondata sui suoi scarti, su tutto ciò che l’Europa ha rifiutato per l’incompatibilità con la sua anima più profonda, è, possiamo dire l’anti-Europa, tranne per il fatto che oggi, avvalendosi di un sistema mediatico globale, planetario, essa sta oggi avvelenando e distruggendo la cultura europea. Il fossato, sia pure incolmabile, rischia di essere oggi colmato dal cadavere dell’Europa.
Uno scritto di Gozzoli meno noto, ma a mio parere di non minore importanza, apparso sempre sulle pagine de “L’uomo libero” è La rivincita della scienza. In esso l’autore espone un concetto molto chiaro e molto importante. Ben lungi dall’essere basata su di un pensiero autenticamente libero, l’ideologia democratica e di sinistra si fonda su una serie di dogmi che impongono la negazione dell’importanza dell’eredità biologica dell’essere umano, l’inesistenza delle razze, la totale costruibilità della persona a partire dall’apprendimento e dagli stimoli ambientali, addirittura la riduzione dell’identità sessuale a una scelta personale – come vediamo oggi nell’ideologia LGBT – e via dicendo.
Questo fa sì che la democrazia abbia nei confronti della scienza un atteggiamento schizofrenico. Se ne accettano di buon grado i risultati e le applicazioni, ma allo stesso tempo se ne respinge il messaggio di fondo, la visione delle cose che da essa deriva.
E’ interessante rilevare che il pensiero espresso da Gozzoli si incontra con quello della scomparsa sociologa Ida Magli in un articolo apparso su “Il Giornale”, Il nuovo ordine dell’Europa: distruggere ogni differenza. E’ ovvio che “l’Europa” di cui si parla qui non è il nostro continente, ma l’organismo burocratico che ne usurpa il nome, la UE, e lo scopo che si prefigge è precisamente quello di piegare i popoli europei ai voleri del potere mondialista. La scelta di negare qualsiasi importanza all’eredità biologica, implicita nell’ideologia democratica, si traduce nella scelta verso l’informe, l’indifferenziato.
“L’uguaglianza finale non sarà soltanto quella delle idee, della lingua, della religione, della Patria, ma anche fisica. L’uguaglianza che si persegue, però, è il più possibile «indistinta», di cui il modello è il «trans». Quello che abbiamo davanti oggi, dunque, in Occidente, è il mondo della non-forma che pretende di diventare modello prevalente sulla forma”.
Nello specifico, le concezioni dell’ideologia democratica sulla totale costruibilità dell’essere umano a partire dall’apprendimento e dagli stimoli ambientali, sono state totalmente smentite dalla ricerca scientifica, infatti, ci spiega Gozzoli:
“Il cervello umano – ogni singolo cervello umano – non è una tabula rasa che l’esperienza debba riempire attraverso l’accumulo di impressioni e informazioni, ma è un “negativo impressionato in attesa di essere immerso nel liquido di sviluppo”.
L’ambiente, cioè la vita che lo accoglie e lo nutre, può portarlo – a seconda che esso sia positivo o negativo – al massimo della sua pienezza o al minimo della crescita e del rigore: il cervello di un grande matematico, o di un prodigioso portiere di calcio, se non è stimolato da attività ed esercizio non svilupperà mai le proprie caratteristiche, mentre al contrario ricerca ed allenamento stimoleranno lo sviluppo pieno delle potenzialità genetiche. Quello che però è certo è che il risultato conclusivo era già contenuto, in potenza, nella pellicola genetica del cervello”.
Le prove, accumulate da almeno un secolo di ricerca neurologica, ci sono, e schiaccianti, tuttavia l’ideologia democratica e di sinistra le ignora volutamente, e continua a imporre una visione dell’essere umano assolutamente fittizia:
“Il partito dell’anti-scienza, il gran partito di Utopia, con tutte le sue opposte sette e tutte le sue ramificazioni che giungono a dettare sudditanza ideologica o psicologica persino ad uomini della ricerca e del sapere scientifico, domina oggi incontrastato il mondo della pubblica opinione e della cultura di massa”.
Va da sé, purtroppo, che la rivincita della scienza di cui parla Gozzoli, si svolge su un piano puramente teorico, nella pratica, nella cultura di massa, attraverso i mezzi di presunta informazione e reale deformazione, le utopie sinistrorse e democratiche continuano a dominare incontrastate.
Io penso che vada data attenzione al fatto che tre fra i più interessanti intellettuali della nostra area, lo stesso Gozzoli, il grande Gianantonio Valli che fu pure lui collaboratore de “L’uomo libero” e il francese N. C. Doyto abbiano avuto in comune la professione medica, professione che non permette di pascersi delle astrazioni ideologiche care a democratici e sinistri, ma a conoscere L’uomo, questo sconosciuto, come diceva un altro insigne medico, Alexis Carrel, e a considerarlo per quello che è.
Tuttavia, come se non bastasse, abbiamo spesso a che fare con un paradosso: spesso nei nostri ambienti “la scienza”, dall’economia marxista alla psicanalisi freudiana, all’antropologia culturale, alle escogitazioni della Scuola di Francoforte, alla pretesa, in campo paleoantropologico, dell’origine africana della nostra specie, è vista come una serie di armi puntate contro la nostra visione del mondo, da qui la ricerca di molti di un sapere sovrarazionale, esoterico, iniziatico e simili, ma questo, a mio parere è un errore, è imboccare strade che non possono portare a nulla, perché questa “scienza” democratica e sinistrorsa, non è scienza, ma imbroglio, ciarlataneria.
Proprio per chiarire bene questo concetto sul quale mi pare sia impossibile insistere oltre il necessario, mi sono impegnato in una serie di scritti, l’articolo L’altra faccia della stupidità, pubblicato prima su “Ereticamente” poi sul sito del Centro Studi La Runa, che ambiva proprio a ricollegarsi a quello di Gozzoli, poi nella serie di articoli che ho intitolato Scienza e democrazia che avete potuto vedere sempre su “Ereticamente”, ma non finisce qui.
Al di là delle falsificazioni e delle idiozie particolari, che certo non mancano, della “scienza democratica”, la distorsione concettuale risiede proprio nella concezione di fondo. Lo faceva notare Sergio Gozzoli:
“L’intera cultura corrente, e quindi l’opinione dei più, è larghissimamente dominata da indirizzi e scuole di pensiero, filosofiche, ideologiche, antropologiche, psicologiche, sociologiche, pedagogiche, morali – che pretendono di studiare, definire e interpretare, o addirittura indirizzare e determinare, i comportamenti umani, ossia la funzione, senza conoscere nulla della struttura che la sottende. Anzi, ignorando del tutto l’esistenza stessa di un rapporto struttura – funzione nel campo della psiche umana”.
Va ovviamente da sé che questo atteggiamento di astrattezza che consente non solo di scambiare le proprie petizioni di principio morali per la realtà, ma di volerle imporre alla realtà stessa con esiti che si sono rivelati e si stanno rivelando il più delle volte disastrosi, non si applica soltanto alla psicologia. Basta pensare alla mai morta pretesa utopica della sinistra di dar vita a un “uomo nuovo” base di una società nuova, dietro il quale non è difficile scorgere un’eco del millenarismo cristiano, e poiché è noto che si costruisce meglio partendo da zero piuttosto che riadattando il vecchio, ecco spiegata la predilezione della sinistra e della Chiesa per gli immigrati, falsamente percepiti come culturalmente vergini, a tutto discapito degli Italiani e degli Europei nativi.
In una certa misura, scrivendo L’altra faccia della stupidità, mi ero ispirato proprio all’articolo di Gozzoli, cercando di completarne e approfondirne il discorso, poiché mi è sembrato quanto meno un indispensabile correttivo all’antiscientismo presente in taluni nostri ambienti, dettato dall’erronea convinzione che la “scienza democratica” sia appunto la scienza invece dell’ammasso di ciarlatanerie che è.
Ero partito da un noto detto antireligioso (sulla veridicità del quale non voglio ora discutere) secondo il quale “con o senza la religione, i buoni faranno il bene e i malvagi faranno il male, ma ci vuole la religione per indurre i buoni a fare il male” (qui bisognerebbe aprire un discorso a parte da cui ora vorrei prescindere, perché le religioni non abramitiche, paganesimo, induismo, buddismo, scintoismo, non hanno mai alimentato l’intolleranza e la violenza).
In modo assolutamente analogo, rilevavo che con o senza l’ideologia, le persone intelligenti direbbero e farebbero cose intelligenti e gli stupidi cose stupide, ma ci vuole l’ideologia per indurre le persone intelligenti a dire, fare, pensare cose stupide.
L’altra faccia della stupidità è appunto quella di persone anche intelligenti, anche colte, magari con una notevole cultura, che tuttavia pensano, dicono, fanno, cercano di applicare alla realtà, cose stupide perché irretite da ideologie di sinistra.
Un discorso che ho poi ripreso e ampliato nella serie di articoli, ben sei, che compaiono su “Ereticamente” con il titolo di Scienza e democrazia, nei quali ho esaminato il modo in cui l’ideologia democratica e di sinistra agisce in maniera deformante nei vari settori della scienza. Ora ve ne darò un accenno sintetico.
Per quanto riguarda la sociologia e l’economia, non occorrerebbe dire praticamente niente. Il fallimento delle società basate sui dettami del marxismo è sotto gli occhi di tutti, a partire dal 1989, abbattimento del muro di Berlino, e ancor più dal 1991, crollo dell’Unione Sovietica, ma già molto prima di allora era evidente a chiunque avesse voluto vedere che questa ideologia che avrebbe dovuto produrre una grande liberazione dell’uomo, nella pratica aveva prodotto solo miseria, oppressione, violenza e morte.
Un commento a parte lo merita l’antropologia culturale di Levi Strauss (Claude, non quello dei jeans). Qui culturale significa proprio prescindere dall’uomo come realtà fisica e genetica. A ciò si aggiunge il dogma del rifiuto di distinguere fra le conoscenze e gli usi. Se uno di noi sottosta a una terapia medica che gli salva la vita, mentre nelle stesse circostanze un africano non ha a disposizione altro che i balbettii di uno stregone, non significa che alle spalle della nostra scienza medica ci sono un secolo e mezzo di ricerche mentre nell’altro caso ci sono solo superstizioni inefficaci, ma che da noi ci sono certe usanze, altrove altre. Alla fine, tutte le culture si equivalgono, e una capanna di frasche è la stessa cosa del Partenone o della cattedrale di Chartres.
Che la psicologia sia ancora oggi qualcosa di rozzo, molto al disotto della soglia della scientificità, e proprio per il motivo chiaramente spiegato da Gozzoli, cioè voler spiegare la funzione, il comportamento, senza fare alcun riferimento alla struttura, cioè l’uomo come sistema fisico, su questo non c’è dubbio.
E’ esemplare in questo senso il caso della psicanalisi, cioè della dottrina di Sigmund Freud. Al riguardo, consiglierei la lettura del libro di Michel Onfray Il crepuscolo di un idolo, smascherare le favole freudiane. La conclusione è chiara, la psicanalisi è pura ciarlataneria che non ha nulla di scientifico e non ha mai guarito nessuno. Tuttavia bisogna ammettere che la psicologia “sperimentale” con il suo riduzionismo che cerca di spiegare la vita psichica mediante il meccanismo stimolo-risposta, non se la passa molto meglio.
Passando alle scienze naturali, sembrerebbe di muoversi su un terreno più solido, ma non è così, si pensi all’anatema, alla damnatio memoriae a cui è andato incontro Konrad Lorenz, padre dell’etologia e probabilmente l’ultimo grande scienziato della nostra epoca. La sua colpa? L’aver sostenuto che “L’uomo è per natura un animale culturale”, che è soltanto la sua base genetica a permettergli di essere un produttore e un fruitore di cultura.
Questo implica che la contrapposizione fra natura e cultura, ricalco della contrapposizione cristiana fra materia e spirito, di cui si pasce la mentalità di sinistra, è un assurdo. Non solo, ma che dato che la base genetica non è uguale in tutti gli uomini, non lo sarà neppure la capacità di essere produttori e fruitori di cultura. Abbastanza per far scattare le rituali accuse di fascismo e razzismo.
Perfino campi come la fisica e la cosmologia non sono affatto neutri. Qui c’è di mezzo l’ingombrante feticcio di Albert Einstein e della sua teoria della relatività. Su ciò non vorrei ora addentrarmi troppo, ma ricordiamo le ricerche di Silvano Lorenzoni che l’hanno bollata come un falso, una ciarlataneria. Nondimeno, per la “scienza democratica” essa è intoccabile, poiché Einstein apparteneva allo stesso gruppo etnico e pseudo-religioso di Marx, Freud e Levi Strauss, lo stesso “popolo eletto” che pur rappresentando meno dello 0,2 per cento dell’umanità, è autore del 100% delle idee della democrazia.
Tuttavia il discorso non finisce qui. Nel mio libro Ma davvero veniamo dall’Africa?, dedicato appunto alla confutazione della “teoria” dell’origine africana della nostra specie, che oggi va per la maggiore nel sistema “educativo” e in quello mediatico, e si e arrivati a sostenere addirittura, contro ogni evidenza logica, antropologica, iconografica, documentale, che gli Europei sarebbero stati neri fino a tremila anni fa, ho inserito un omonimo saggio, Scienza e democrazia, che è una sintesi dei sei articoli apparsi su “Ereticamente”, e il motivo è evidente: la favola dell’origine africana è proprio un esempio da manuale delle mistificazioni della “scienza democratica” in totale spregio alla realtà delle cose.
Che altro dire, se non che la battaglia per la verità contro le mistificazioni democratiche e sinistrorse, continua.
NOTA: Nell’illustrazione, al centro Sergio Gozzoli, a sinistra il suo libro Le radici e il seme, a sinistra un numero della rivista “L’uomo libero” di cui è stato attivo collaboratore.

