4 Settembre 2026
Archeostoria

Il mondo celtico alle origini della civiltà europea – Fabio Calabrese

Vi presento ora una versione molto sintetica del testo della seconda delle due conferenze che quest’anno ho tenuto al festival celtico triestino Triskell.

Sono argomenti che ho trattato molte volte, sulle pagine di Ereticamente o altrove, ma repetita iuvant, soprattutto quando si tratta di concetti fondamentali per capire il nostro mondo e la storia che ci ha portati a essere quello che siamo.

Tutti i libri di testo, dalle elementari all’università, raccontano la stessa storia sulle origini della civiltà. Egitto e Mezzaluna Fertile, poi un passaparola tra Fenici, Ebrei, Persiani, infine Greci e Romani, per arrivare nel cuore del nostro continente sui gladi di Roma poco prima di Cristo. Lo stesso ripetono i media. Tutte le culture europee autoctone sono retrocesse a primitive. Questo vale in particolare per la cultura celtica, sviluppatasi fuori da influssi mediorientali.

Io vorrei proporre qui una tesi eretica. Questa visione delle cose, sostanzialmente falsa, deriva dal peso nella nostra cultura storica della bibbia con l’ovvia centralità da essa attribuita al Medio Oriente. Fino a Galileo, quella biblica era la visione del mondo. Copernico e Galileo hanno liberato dall’influenza biblica l’astronomia e le scienze fisiche, Darwin le scienze biologiche, ma la storia aspetta ancora il suo Copernico, il suo Galileo, il suo Darwin.

Vi sono molti elementi, ignorati dalla storia ufficiale, che suggeriscono che l’Europa e non il Medio Oriente sia stata la culla della civiltà umana, e fra questi il mondo celtico ha particolare rilievo.

Preferisco parlare di mondo celtico, piuttosto che di Celti tout court perché è ancora controverso se i costruttori di megaliti fossero una popolazione pre-celtica poi assimilata dai Celti, o semplicemente gli antenati dei Celti storici, sebbene quest’ultima sia stata l’opinione di Colin Renfrew, il maggiore archeologo della nostra epoca.

Non c’è una prova diretta che l’agricoltura e con essa l’insediamento umano stabile siano avvenuti prima in Europa che in Medio Oriente o in qualsiasi altro luogo, ma vi sono prove indirette legate a due scoperte collaterali, l’allevamento e la metallurgia.

La prova della priorità europea nell’allevamento bovino è data dalla tolleranza al lattosio anche in età adulta, tipica delle popolazioni europee o di origine europea, adattamento al latte bovino come risorsa alimentare.

Il rapporto agricoltura-metalli è più complesso. A noi gli strumenti di pietra possono sembrare qualcosa di rozzo, ma in realtà le bifacciali magdaleniane del paleolitico superiore erano capolavori di raffinatezza tecnica e perfettamente adeguate alle esigenze di cacciatori-raccogltori. Il mesolitico è caratterizzato dalla produzione di dentelli di pietra che, immanicati su un ramo curvo formavano un’efficiente falce, è un’epoca già agricola. Poi arriva l’ascia in pietra levigata del neolitico, che non è un perfezionamento dell’ascia in pietra scheggiata paleolitica, ma serve ad abbattere alberi. Le comunità umane, già agricole e stabili avevano bisogno di spazio per i campi, strappandolo alle foreste. Poi arrivano gli strumenti di metallo. Teniamo conto dei loro svantaggi, sono fatti di un materiale più difficilmente reperibile, possono essere prodotti solo da artigiani specializzati, sono più fragili, si ossidano, perdono il filo. Ciò è però compensato da un vantaggio decisivo. Per un artigiano preistorico, produrre un crogiolo poteva comportare molto più lavoro che realizzare uno strumento di pietra, ma una volta fatto, poteva essere riutilizzato per un numero praticamente infinito di fusioni. Strumenti in maggiore quantità per far lavorare un numero crescente di braccia, è il segno di comunità umane in crescita demografica, comunità agricole, perché le pressioni ambientali, la scarsità di risorse costringono i cacciatori-raccoglitori a essere demograficamente stabili.

Il più antico strumento metallico conosciuto è l’ascia di Oetzi, l’uomo del Similaun, più antica di almeno 500 anni di analoghe asce mediorientali. La miniera conosciuta che presenta più antichi segni di sfruttamento, è quella di Rudna Glava nella ex Jugoslavia.

Parliamo della scrittura. Se vi chiedessi chi ha inventato l’alfabeto, rispondereste i Fenici, è quel che vi hanno insegnato a scuola, ma essi non fecero che semplificare la scrittura demotica egizia. La vera invenzione dell’alfabeto, con la divisione della sillaba in vocale e consonante e l’introduzione degli spazi fra le parole, il pratico metodo che usiamo ancora oggi, fu opera dei Greci. Ma, sorpresa, anche nelle scritture non alfabetiche, sillabiche o ideografiche, la priorità spetta all’Europa, non al Medio Oriente. Nel 1963 l’archeologo romeno Nicolae Vlassa ritrovò nel sito di Turda in Romania appartenente alla cultura Vinca delle tavolette ora note come tavolette di Tartaria, di almeno mille anni più antiche dei più antichi pittogrammi sumerici.

La misura del tempo, conoscere le variazioni stagionali, può essere importante per un cacciatore, ma lo è molto di più per un agricoltore che deve sapere quando seminare e quando mietere. Questa era probabilmente una delle funzioni più importanti di Stonehenge che con i suoi sofisticati allineamenti astronomici funzionava come un enorme astrolabio di pietra, ma prima ancora a Warren Fields in Scozia è stato trovato un circolo di buche dove dei pali infissi svolgevano probabilmente la stessa funzione.

Tuttavia la prova più evidente della precoce civiltà europea si trova nei monumenti megalitici che costellano un po’ tutta Europa, ma con una particolare concentrazione nell’area celtica, sebbene l’archeologia e la cultura ufficiale continuino di fatto a ignorare tutto ciò, con lo sguardo ostinatamente rivolto a oriente.

Essi non possono essere stati eretti da tribù di cacciatori-raccoglitori nomadi, ma da società già agricole e stabili, con un buon livello tecnico e la presenza di classi di lavoratori specializzati.

L’edificio più antico al mondo giunto intatto fino a noi, è la tomba di Newgrange in Irlanda, più antica di otto-novecento anni delle piramidi egizie. Essa ci mostra anche una buona conoscenza astronomica, perché la fessura sopra l’architrave dell’ingresso, è stata posta in modo da illuminare l’interno esattamente all’alba del solstizio d’inverno. Newgrange e Stonehenge non possono essere state isole di civiltà sperdute in un mare di barbarie, basta pensare alle pietre blu del secondo cerchio di Stonehenge, monoliti di diverse tonnellate che provengono dalle Praseli Hills del Galles, Hanno richiesto scambi fra le popolazioni e trasporti sicuri, oltre che tecniche raffinate per il trasporto e la posa in opera.

Negli ultimi decenni lo studio dei resti umani delle sepolture adiacenti a Stonehenge ha fornito nuove informazioni preziose. Gli isotopi presenti nello smalto dentario derivano dai vegetali assimilati in vita, e ogni località ha la sua “firma”, così si può sapere dove una persona ha prevalentemente vissuto. Una delle sepolture più note per il ricco corredo funebre, è quella dell’arciere di Amesbury. E’ stato chiamato così per la quantità di punte di freccia trovate nella sepoltura, non sappiamo se praticasse il tiro con l’arco, le frecce erano probabilmente un “must” nei funerali, come oggi i fiori. L’uomo proveniva dall’arco alpino, soffriva di una zoppia conseguenza probabile di una caduta da cavallo, e di un ascesso dentario che gli si era infiltrato nella mandibola e doveva procurargli dolori lancinanti. Probabilmente si era recato a Stonehenge per beneficiare dei poteri taumaturgici del santuario che qualcuno ha definito una Lourdes della preistoria.

Un’altra sepoltura molto rivelatrice è quella dei cosiddetti arcieri di Boscombe, collettiva, che ha restituito i resti di tre uomini, un adolescente e due bambini. Tutti e sei provenivano dalle Praseli Hills gallesi. Erano probabilmente addetti al trasporto e alla posa in opera delle pietre blu. I bambini probabilmente seguivano i padri per imparare il mestiere e fare qualche lavoretto. Devono essere rimasti vittima di qualche incidente, cosa tutt’altro che improbabile quando si maneggiano monoliti di svariate tonnellate. Questo comunque ci fa vedere l’esistenza di classi di lavoratori specializzati.

Un’altra sepoltura molto rivelatrice è quella del ragazzo con la collana di ambra, un quindicenne che proveniva dal Mediterraneo. L’ambra della collana invece è baltica, ed essendo di un materiale prezioso, testimonia l’appartenenza del giovane a una famiglia benestante. E’ improbabile che il ragazzo fosse giunto fin lì da solo, faceva probabilmente parte di un gruppo familiare. All’improvviso, scorgiamo un immagine della preistoria molto diversa da quella cui siamo abituati, dove non isolati avventurieri, ma gruppi familiari si spostano su lunghe distanze, e lo stesso avviene per le merci, come l’ambra baltica.

Stonehenge nell’Inghilterra meridionale non è un unicum. Tutta l’Inghilterra è costellata di circoli megalitici, fra cui quello di Avebury che ha un’ampiezza quattro volte maggiore. In Irlanda troviamo le imponenti costruzioni della valle del fiume Boyne, note come tombe a corridoio, di cui Newgrange è la più bella e meglio conservata, ma non è la più grande Tale primato spetta al tumulo di Knowt.

Nel nord delle Isole Britanniche, davanti alla Scozia, nelle isole Orcadi c’è un complesso neolitico ben conservato, conosciuto come “Cuore neolitico delle Orcadi”. Esso comprende il villaggio neolitico di Skara Brahe, la necropoli di Maheshowe, il cerchio di pietre di Brodgar, le pietre erette di Stennes, ma la scoperta forse più importante è avvenuta a Brodgar nel 2012, sono stati ritrovati i resti di un grande edificio dalla pianta a forma di croce, forse un tempio, che è stato chiamato la cattedrale neolitica delle delle Orcadi.

Tuttavia l’aspetto più sorprendente dell’archeologia delle Isole Britanniche sono forse i forti vetrificati dell’Età del Ferro. Se ne trovano in tutte le Isole, con una più alta concentrazione in Scozia, ma anche in Francia

Si tratta di imponenti fortificazioni le cui mura in pietra silicea sono state trasformate un un’unica massa compatta, vetrosa, tramite l’applicazione di un calore intenso, che a tutt’oggi non si comprende come sia stato prodotto. Le prove fatte hanno permesso di escludere che si sia trattato di qualcosa di accidentale, ad esempio fuochi appiccati da assedianti.

Tracce importanti dell’archeologia celtica e megalitica non si trovano solo nelle Isole Britanniche ma anche in Francia, dove ricordiamo l’estesissimo campo di menhir di Carnac. Troviamo poi forti vetrificati, una dozzina,nella valle della Creuse e in Bretagna, per non parlare dell’oppidum di Vix, dove sono stati fatti importanti ritrovamenti fra cui un grande e bel cratere di origine greca.

In Germania è da tempo noto il circolo megalitico di Externsteine, conosciuto come la Stonehenge tedesca, ma in tempi più recenti si sono aggiunti la scoperta del circolo megalitico di Gosek, antichissimo, risalente a 7.000 anni fa, e quello straordinario manufatto che è il disco di Nebra, che debitamente allineato si può considerare una Stonehenge in miniatura e portatile.

Di tutte queste scoperte, ben poco, o nulla, è giunto alle orecchie del grosso pubblico, e assolutamente niente è entrato nell’insegnamento scolastico perché, non dobbiamo avere illusioni al riguardo: quella che chiamiamo scienza storica è assai poco interessata alla verità, e molto di più al prestigio di certe teorie a cui sono legate importanti carriere accademiche, sebbene l’essenza del metodo scientifico dovrebbe essere che non sono i fatti a dover essere censurati se non corrispondono alle teorie, ma sono le teorie che si devono adeguare ai fatti.

Nondimeno, noi sappiamo quanto sia inverosimile che la civiltà sia giunta in Europa dal Medio Oriente o da altrove in un complicato passaparola tra popoli e culture eterogenee. Quella civiltà che a partire dal XVI secolo è diventata mondiale, è autoctona del nostro continente, e il mondo celtico è al cuore della sua origine.

NOTA: Nell’illustrazione, una rappresentazione artistica di Stonehenge.

1 Comment

  • investigator113 11 Agosto 2026

    dagli antenati c’è arrivato tutto come esistere, come sopravvivere alle intemperie della vita ,Abbiamo solo un pensiero fisso: dobbiamo morire pure noi, perf ar posto ai posteri che verranno dopo di noi.

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