18 Luglio 2024
Linguistica

Guerra, Mortalità ed Età – Renato Padoan

Ancora una volta vale ribadire il concetto che non è la Pace che si contrappone alla Guerra ma bensì la Politica e così si dirà per la Politica la quale non è la Pace ma un Mezzo della Guerra così come la Guerra è un Mezzo nella mani della Politica e che pertanto sono ambedue mezzi e che però il genere che li costituisce entrambi e in cui s’affrontano e alternano non ha un nome o non lo possiede ancora. Così si è coniato invece il termine di tiepido per denominare il corso dell’opposizione del caldo col freddo, della loro rincorsa l’uno verso l’altro. Eppure basterebbe pensare al conio dell’espressione Guerra Fredda, che altro non significa che il prevalere della Politica sulla Guerra, che si potrebbe benissimo coniare l’espressione Pace Calda. Non risulta infatti che si sia potuto fare a meno della Politica nel corso della Guerra Fredda come del resto nel corso della Guerra non fredda o calda o guerreggiata!

L’analogo della Guerra versus Politica che è un continuum si presenta a sottendere l’opposizione del continuum delle età dell’uomo.

La Guerra non può che essere agita preponderantemente e prepotentemente dall’età della giovinezza e della maturità.

A nessun vecchio verrebbe mai in mente di condurre e promuovere una Guerra o quanto meno di esercitarla. Per quando concerne i bambini, gl’infanti quand’anche la volessero o potessero concepirla non ne avrebbero le capacità fisiche. Per quanto concerne invece il genere o sesso va detto che la donna si è dimostrata nell’età adulta di poter benissimo esercitare quella crudeltà e vocazione di morte indotta che costituisce l’essenza della Guerra.

Le guerre si producono sempre laddove c’è una sovrabbondanza e un eccesso di popolazione giovane e adulta sia essa dunque maschile o femminile.

Prima di questo conflitto, i dati sulla demografia di Israele e dei territori palestinesi mostrano alcune tendenze interessanti. Vediamo i principali punti: 

Israele: 

Il tasso di fertilità delle donne israeliane è ancora elevato, con circa tre figli per donna. Questo è molto superiore alla media europea (1,48) e persino agli Stati Uniti (1,66) 1. 

La popolazione israeliana è giovane, con il 43,3% della popolazione sotto i 25 anni. Questo è quasi il doppio rispetto all’Italia e superiore anche ai Paesi ad alto reddito 1. 

Territori palestinesi: 

La fecondità delle donne palestinesi è scesa nel tempo, ma rimane maggiore di quella media del Medio Oriente o dei Paesi a reddito medio-basso. Le donne palestinesi hanno in media 3,5 figli per donna 1. 

La densità della popolazione nei territori palestinesi è notevole, con 852,7 abitanti per chilometro quadrato. Questo è più che nella Città Metropolitana di Roma 1. 

In sintesi, la demografia gioca un ruolo cruciale nel conflitto tra Israele e Palestina. La crescita della popolazione, i tassi di fertilità e la giovinezza della popolazione influenzano le dinamiche della guerra e la complessità del conflitto 1. 

Il Filosofo nella sua Retorica segmentava articolando il continuum del vivere degli umani in una parte iniziale, quella dell’infanzia, fanciullezza e adolescenza come gravida di attese e propositi ma carente di esperienza e memoria sedimentata di contro all’estremo della vecchiaia in cui avendo meno vita davanti e assai di più dietro e trascorsa l’individuo trovasi ricco di esperienza e memoria ma fragile nell’aspettativa del futuro. In mezzo trovasi la maturità che rappresenta un equilibrio di stati e tendenza.

La Politica è assistenziale nel primo caso in cui la vita individuale si profili prima della giovinezza maturità ed è invece dirigista nel caso della maturità vecchiaia e prende forma di Politica.

La Polis che è il commercio pacifico degli individui nell’ambito del Gruppo che li mantiene, si contrappone alla tendenza dei giovani a trascendere il limite dell’equilibrio demografico e delle risorse disponibili per l’espansione dei desideri che sono l’appropriazione delle risorse altrui e l’espansione della propria fede, dell’esagerazione e del cumulo delle credenze a fondamento del Desiderio.

La Guerra non è che il concretarsi delle pulsioni giovanili di contro alla prudenza e al pessimismo della vecchiaia che sono quella Politica di Pace che si oppone alla Guerra.

Questo periodo di Pace di cui continua a godere l’Europa peninsulare atlantico mediterranea è il portato dell’affermarsi della Politica come rappresentanza e manifestazione della sua matura vecchiaia e dell’inibizione della parte più giovane, sia per rispetto al numero con una forte riduzione delle nascite che per rispetto alla neutralizzazione d’ogni velleità bellicosa o quanto meno emergenziale, per mezzo della droga e dei palliativi del benessere consumistico esteso.

È impossibile perlomeno a un primo sguardo ritenere capace di una qualsiasi bellicosità questa gioventù europea che pertanto non potrà che esprimersi in una Guerra tiepida e pertanto in una Politica del compromesso e dell’assistenza. L’espansione del cosiddetto Terzo Settore ha a che vedere con tutto ciò.

Non è questo un quadro consolante, ma può ben esserlo consolatorio. Eppure si può veramente credere che i cosiddetti “venti di guerra” non spireranno più fortemente di ora fino al travolgimento della situazione presente?

Si consideri ora l’espressione del lottare contro una malattia. Ciò sembra un valore senz’altro che nobilita il malato e l’assistenza che si prende cura di lui.

Ha senso che un’umanità che si approssima a invadere la superficie terrestre con quasi una decina di miliardi di umani si prenda cura e combatta con ogni mezzo al fine di mantenere in vita un solo e unico suo membro afflitto da una rarissima malattia genetica la cui comparsa o ricomparsa minimamente porrebbe in crisi l’espansione continua per ora della massa degli umani? Se ciò non trova alcuna obbiezione è perché il Gruppo non si ritiene più tale ma vuole invece ridursi allo status dell’Individuo. Il Gruppo sconta per così dire la sua pretesa di superiorità nei confronti dell’Individuo e come s’impedisce con la proibizione della pena di morte di ergersi a giudice supremo dell’Individuo è colto da un’invidia irresistibile per l’individualità al punto di ritenersi tale e cioè di condividere con le risorse del Gruppo la specificità indivisibile, atomica dell’Individuo. L’ossimoro di un Gruppo che è come l’Individuo, che si crede tale è quel cieco che guida gli altri ciechi che lo seguono verso il precipizio.

La Guerra come articolazione necessaria della Politica dovrebbe distoglierci dal mito della Pace e della Politica come sua ancella e vassalla.

La Politica va intesa come la Guerra, se la si ritiene lecita e necessaria cioè come la lotta contro una malattia, epperò il riconoscimento della malattia come urgenza e necessità è altrettanto importante se non forse di più della sconfitta della malattia stessa!

Il fatto di non accondiscendere alla Malattia e di lottare contro di essa non deve impedire il riconoscere la Malattia come interlocutore politico della Cura.

La Guerra come Mezzo è intrisa di Politica e così la Politica è intrisa di Guerra e di determinazione di fronte alla Morte. Come non si ha il cuore tenero nel combattere microbi e batteri e ora virus così deve salvaguardarsi il Gruppo contro ogni Minaccia dacché quel che cura il malato oggi è il prodotto di un Gruppo altamente tecnologizzato e perciò altamente vulnerabile da parte di un aggressore forte soltanto della sua primitiva urgenza vitale cioè a dire soltanto genetica.

Se la Politica pensa di esimersi dalla Guerra, dal suo concepimento, ebbene la Politica amministra malamente coloro che hanno posto fiducia nel Gruppo delegando al Gruppo la loro propria individualità. Se invece pensano che con il far parte del Gruppo, il Magma degli Individui MGI, essi conservano intatta e per sempre la loro individualità rendendola magari universale col dire siamo tutti indistintamente degli esseri umani, costoro nell’accoglienza omni-estesa e nel pacifismo oltranzista … ebbene costoro sono esposti al ludibrio del fraintendimento del Logos oltre che a una Fine miserabile.

Quel patto con cui l’Individuo cede al Gruppo la sua propria singolarità non può averla restituita da parte del Gruppo pensando che il Gruppo mantenga intatta la sua capacità di tutela del Singolo.

Il rapporto tra l’Individuo e il Gruppo è regolato dal principio che non può aversi la botte piena e la moglie ubriaca donde l’economia necessaria dell’alternanza della Politica con la Guerra e pertanto la necessità della Guerra.

La Guerra prima di essere agita non è che questo. Essa è la drammatizzazione del patto sociale con cui l’Individuo riconosce la propria debolezza e la sua insignificanza congenita per entrare a far parte del Gruppo. La lotta che il Gruppo conduce è intrinseca in questo stesso patto per cui se non ci fosse nessun Nemico esterno al Gruppo nella forma di un altro Gruppo ci sarebbe ancora tensione e Guerra tra l’Individuo, tra la sua necessaria mortalità e infermità, nobilitata soltanto dalla coscienza di una canna pensante, e il prepotere assistenziale del Gruppo che con il suo rigenerarsi, come nella copula degli amanti, nell’amore del prossimo propone la sola resurrezione consentita che è quella del Gene. Con altra terminologia presa in prestito dal passato di potrebbe dire che l’Individuo detiene il “Soma” mentre il Gruppo detiene il “Germen”.

La detenzione del Soma è la concretezza della forma, il suo limite e pertanto la Morte. mentre la detenzione del Germen è il superamento del limite per Mezzo della Generazione e della novità dell’evolversi verso l’Ignoto.

Ai morti individui si concede invece la sola immortalità che si trae dalla necessità della stessa morte individuale per cui non potendo l’Individuo nuovamente morire potrà ben riconoscersi immortale senza lo sforzo di doversi continuamente riprodurre!

La Guerra è sfida nei confronti della malattia mortale e la sfida non può che coniugarsi nella fede, nella fiducia e nel Credo o Credito che si presta a quel in cui si crede. Si crede al Gruppo cioè al suo taumaturgico potere perché si ama semplicemente, per professione biologica. Non occorre coniugarsi dopo essersi carnalmente congregati che già si è parte del Gruppo anche in assenza di procreati propri. Come disse il Filosofo chi non può star solo o è Dio o è bestia. La bestialità ci compete nella forma dell’Immortalità Terrena o Metamorfica ITM.

L’umanità dei congregati è sofferente ed è bestiale. Le stesse bestie si riproducono e si aggregano. La solitudine è solo del Dio e dello Stilita, o del Singolo Pastore che guida il gregge verso la trascendenza decidendo della sua propria morte. La sommità della piramide è unica al vertice delle pietre ammassate gerarchicamente una sopra l’altra e su tutte sovrasta la cuspide con il tetto del cielo soltanto ad opprimerla ed esaltarla. Guerra è l’Ascesa mentre è Politica e consenso la stabilità della Massa degli umani. Non può essere per gli umani che l’Individuo si scinda dal Gruppo e resista alle ingiurie della Natura né che il Gruppo privato degli individui mantenga la coscienza del suo sopravvivere. Pensare per ora di potersi districare dalla crasi della Politica con la Guerra e con ciò della morte con la vita è improvvido.

Neikos e Philia percorrono e sostengono la vicenda, la rappresentazione di quelle marionette agite che siamo, cui prestiamo la voce soltanto del Logos. Siamo necessariamente omicidi di noi stessi nell’ineluttabilità della morte.

La prosecuzione della vita è il dono con essa della morte individuale nel Gruppo in cui si tramanda la vita.

2 Comments

  • Aleramo Lanapoppi 18 Giugno 2024

    E’ incredibile la quantità di sciocchezze che si possono dire ammantandosi di uno stile paludato ed erudito. Si possono ripetere le reboanti assurdità che hanno portato una metà delle nazioni d’Europa a cercare di ammazzare l’altra metà. Per fortuna il mondo umano è fatto oggi principalmente di laboratori di pensiero nei quali si ragiona con la forza della scienza e non della logica aristotelica.
    Aleramo Lanapoppi

  • renato padoan 18 Giugno 2024

    L’amico Aleramo col quale a suo tempo dividemmo gli studi di Filosofia ha avuto la bontà di attendere a questa mia riflessione sul rapporto della guerra con la popolazione. Ben conosco la sua tesi principale che consiste nel credere in un prospettico avanzamento della scienza biologica capace di volgere al bene la mente degli umani. Non si può escludere che ciò possa avvenire dato l’alto grado di manipolazione cui si è pervenuti del genoma umano, senonché la scienza stessa non è neutrale né può esserlo dacché queste stesse guerre che si conducono ora sono all’insegna del progresso tecnologico e non solo. Da una parte e dall’altra della contesa nessuno dei due rinunzia alla tecnica ed al progresso per cui la scienza muove dalla farmaceutica col il captagon per i militi fino all’elettronica per i droni. Se l’umanità non porrà dei limiti alla propria proliferazione sarà ben difficile che se ne venga a capo. Tutti gli altri animali sono stati modificati e selezionati e soppressi se inutili, per l’uomo si presentano e si presenteranno dei problemi. Il mio punto di vista è quello di Gaston Bouthoul l’autore de LA SURPOPULATION DANS LE MONDE LA – LA MUTATION DEMOGRAPHIQUE, EQUILIBRES DEMO-ECONOMIQUE L’ERE DE LA SURPOPULATION, e creatore del neologismo POLEMONOLOGIE la cui tesi principale è quella dell’ essere stata finora la guerra un infanticidio differito nel tempo. Devono ancora nascere degli umani che siano da subito volti totalmente, unicamente e immediatamente al bene proprio ed a quello altrui, perfettamente altruisti, benevoli ed empatici oltre che simpatici come i variopinti indigeni di un gay pride … ma che ciò possa accadere in seguito non possiamo escluderlo.

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