Dopo una lunga pausa torniamo al capolavoro di fantascienza e horror della letteratura disegnata firmato nel 1939 da Pedrocchi & Molino – due dei fondatori del moderno fumetto avventuroso italiano.

Terza sequenza: episodi 10/12
Nonostante l’impianto narrativo fantastico gli autori sentono l’esigenza di ammantare di sano realismo scientifico le mirabolanti invenzioni “fuori dal tempo” dello scienziato pazzo – ma non troppo – Virus. Nel “riassuntino” delle puntate precedenti che appare all’inizio dell’episodio 10 si parla, non a caso, di “telefotografia”, per spiegare il principio-base su cui si fonda il sistema usato dal folle ricercatore per trasmettere a distanza una “immagine solida” del prigioniero, l’aviatore Roberto; inventata negli anni ’10, la “telefotografia” conobbe proprio negli anni ’30 un consistente sviluppo, grazie al quale i giornali di tutto il mondo riuscirono a pubblicare scatti storici di celebri personaggi o di grandi catastrofi; e funzionava proprio come funziona il marchingegno di Virus, che trasforma un’immagine in segnali sonori per poterla registrare su dischi speciali e successivamente inviarla a distanza (essendo nel regno della fantasia, gli autori sorvolano su fatto che manchi un’apparecchiatura ricevente nel luogo dove il “fantasma” elettroacustico appare). Mentre Virus, tramite un dispositivo mentale, comanda le azioni dello pseudo-Roberto, e riesce persino a duplicarlo a piacimento, il nipote Piero fugge dalla gabbia dove era stato rinchiuso; anche qui assistiamo a un “salto” di sceneggiatura, in quanto è lasciato all’immaginazione del lettore il trucco con il quale il ragazzino è riuscito ad aprire la porta della gabbia, in un covo ultrasegreto che si presumeva sicuro e blindato contro ogni evasione. Da notare la presenza dei Berter, la famiglia di agricoltori-allevatori che abbiamo conosciuto all’inizio del racconto: la tecnologia di Virus è talmente profonda da essere da loro scambiata per magia. Nella miniserie The Books of Magic, scritta da Neil Gaiman negli anni ’90 per la DC Comics nella linea Vertigo, nell’ultimo episodio i due protagonisti – due maghi, un mentore e uno in erba – visitano la Terra del Sessantesimo Secolo: La sua gente pratica qualcosa che non è né magia, né scienza, però si serve di tutte e due in egual misura. Immagini, computer composti in parte da silicio e in parte da una ragnatela di incantesimi. In questo senso Virus è un “araldo del futuro”: le sue conoscenze scientifiche sono talmente avanzate da non essere assolutamente comprese dall’uomo medio del Novecento.

Nell’undicesimo episodio Pedrocchi usa una tecnica narrativa consolidata per far conoscere ai lettori (e a Piero che è lì vicino, nascosto) i piani del lugubre personaggio che infesta la Foresta Morta: Virus, esaltato dal successo del suo esperimento di – chiamiamolo con terminologia moderna, anche se non del tutto esatta in questo caso – teletrasporto si vanta a voce alta con il suo servo Tirmud, portando l’intero universo a conoscenza dei suoi piani: invadere il mondo con un numero indeterminato di copie di Roberto assoggettate alla sua volontà, in modo da creare un dominio globale.
Piero raggiunge lo zio nella stanza dov’è rinchiuso e gli spiega quello che Virus intende fare per il futuro dell’umanità. Il colloquio dura troppo e i due, inspiegabilmente, preferiscono rimanere a parlare senza fuggire. Per quale motivo? Sarà perché Roberto confessa di provare per Virus – parole sue – spavento misto ad ammirazione? Siamo solo al dodicesimo episodio e molto probabilmente Pedrocchi ritiene che non sia ancora giunto il momento della resa dei conti che il Mago scientifico abbia ancora da calare parecchi assi. Intanto ecco nella sesta vignetta una dettagliata pianta del rifugio di Virus sul quadro segnalatore, dove ogni locale è controllato a distanza da sensori che possono rilevare ogni presenza umana nell’ambiente.

La terza sequenza – molto breve e giocata tutta in interni – termina con una suspense: il fedele Tirmud si reca di soppiatto verso l’alloggio di Roberto…
(fine 3a parte)

