26 Settembre 2026
Società

Famiglia: da Valore ad Immagine – Gianluigi Ugo

Quand’anche in momenti di crisi anche profonda, più che altrove nel mondo industriale, la famiglia, malgrado tutto, sembra a volte voler costituire ancora in Italia il nucleo fondante dell’intera società nazionale. Essa è il luogo in cui l’italiano tradizionale mirerebbe alla propria realizzazione, non esclusa quella economico-lavorativa, sorretto, seppure inconsapevolmente, da quei valori cristiani che pervadono in profondità l’intero tessuto umano del paese: ne è autorevole prova il tributo riservato a suo tempo da Papa Giovanni Paolo II all’impresa artigiana ed al suo intimo legame con la famiglia, insieme fonte di affettività, laboriosità e socialità.

Lo stesso governo fascista, suo malgrado, non aveva lesinato il proprio sostegno a favore della famiglia mediante provvedimenti e normative che ne favorissero la costituzione e la crescita, sinanche a porre una tassa sul celibato. L’indomani del II conflitto mondiale, il “Miracolo Economico” aveva poi contribuito ad accrescere la convinzione che il massimo della vita fosse, con una sola parola, “sistemarsi”. La casa, il posto fisso, così come il metter su famiglia, è stato vissuto per decennî come un qualche cosa di scontato, senza il quale non sembrava esserci normalità.

S’era poi giunti agli anni della contestazione. Il ’68 e gli anni seguenti avevano visto vacillare regole comportamentali ed istituti sino a quel momento ritenuti incrollabili, tra questi anche la famiglia. L’introduzione del divorzio a séguito del successo referendario del 1974 apriva da un lato la strada al concetto di famiglia allargata, liberando nel contempo come tante schegge una miriade di soggetti in cerca di una nuova vita affettiva, destinati a divenire incomodi rivali per i tanti celibi e le tante nubili in corsa verso la propria prima esperienza di vita di coppia. Il ricorso poi alla convivenza “more uxorio” da parte di un numero crescente di coppie non fa che costituire, a cavallo tra Secondo e Terzo Millennio, l’ulteriore segno di crisi della famiglia intesa nella sua accezione tradizionale legata al matrimonio. Ma se tutto ciò si riferisce alla famiglia intesa come valore, altro è quando essa si erge a requisito di immagine, nel qual caso il mito del  quadretto familiare di consolidata memoria sembra rimanere anche ad inizio anni 2000 il requisito per più interessanti relazioni e per salire così di grado nella società, malgrado nelle alte sfere del potere e della cultura non manchino personaggi  che, forse proprio per l’intensa vita pubblica, hanno posto in secondo piano l’eventuale prospettiva di una vita a due. Né manca infatti chi stigmatizza l’attività di taluni personaggi politici e di governo, troppo condizionata dagli impegni familiari, con presenze in aula spesso troppo ridotte ed un conseguente eccessivo rallentamento nell’attività parlamentare, e guarderebbe con maggior favore a donne e uomini non coniugati come  più adatti, purché capaci, ad assolvere quel compito, meno pressati dalle incombenze del focolare domestico e perciò più liberi di dedicare maggior tempo all’assolvimento del proprio mandato. Sarebbe oltretutto un modo come un altro per valorizzare soggetti altrimenti vittime di una mentalità da piccola borghesia di apparato, per la quale Convolare a giuste nozze è un modo per consolidare la propria immagine come pure la propria stessa credibilità e fare carriera, tanto quanto ardua impresa per chiunque invece lo voglia in ossequio ai buoni principî, colpa di un non ben vissuto benessere e dei suoi abbagli che ci hanno visti passare dall’Italia delle mamme e delle mogli affettuose a quella delle veline e delle donne in carriera, un po’ nevrotiche, amanti però della natura, degli animali e di cos’altro ancora, in cerca, neanche dirlo, della storia senza impegno e con chi conta, salvo poi a liberarsene, se ne è il caso, lasciando allo sbaraglio migliaia di “singoli per forza” alla ricerca di una vita affettiva sempre meno alla portata. Non mancano i casi in direzione opposta,   vero è però, o così sembra, che la donna mostra una capacità superiore di reagire, mediante una più spiccata autonomia personale che finisce per conferirle un alone di quasi maggiore rispettabilità in rapporto al maschio, più vulnerabile di fronte all’essere da solo, guardato con una sorta di sufficienza dagli altri che a monte di quella situazione spesso sembrano voler intravvedere dei limiti di personalità che lo rendono poco interessante, poiché, non avendo famiglia, non parla delle ordinarie cose (i bambini, la moglie, la casa… e così via) di cui parla chi invece una famiglia ce l’ha. Accade tra colleghi di lavoro, nelle pause come nei momenti conviviali organizzati dall’ufficio, ed in tutte quelle circostanze in cui il poter vantare una propria rispettabile famiglia vorrebbe suonare quasi come un requisito di maggiore appetibilità rispetto a chi, solo (o sola), sembra mancare di una buona fetta di normalità sociale. Persino in certo tipo di associazionismo  avere famiglia sembra talvolta conferire un’aura di maggiore credibilità a tutto vantaggio dell’associazione stessa dinanzi alle istituzioni interlocutrici. Ne deriverebbe in tal caso per i soci “adeguatamente” coniugati una posizione di favore rispetto agli altri componenti nei ruoli di maggior rappresentatività, con una prospettiva di relazioni di sicuro stimolo. Ed ecco allora la famiglia fare ombra a chi non ce l’ha, volendosi qui parafrasare l’affermazione, divenuta celebre, di un tal Giulio Andreotti, per il quale “il potere logora chi non ce l’ha”…

E per chi, soprattutto uomo, non ha avuto la fortuna di approdare ad una vita a due in grado di proiettarlo adeguatamente in società, ecco dunque prospettarsi il rischio di una vita di relazione poco interessante, che lo vedrà sempre più indotto a frequentare persone nella medesima condizione con il conseguente rischio che tutto ciò finisca per farne progressivamente un soggetto caratteriale, evitato dalle famiglie, che in lui vedrebbero motivi di disagio, dalla possibile gelosia da parte del capo-famiglia ad un senso di temporanea esclusione da parte della moglie per l’attenzione del marito verso l’amico .

Quello che è veramente triste è che non sembra esserci di fatto chi intenda dare una voce a queste persone, compreso certo mondo cattolico, che sembra quasi ignorare il problema. Il mondo cattolico, quello delle mille associazioni ed affini, tanto per intenderci, non ha tempo per questo. Terzo Mondo, tossicodipendenti ed altro ancora contano più di chi, colpevole (si fa per dire) di non essersi drogato, di non far indebito sfoggio della propria omosessualità od altro, chiede soltanto sostegno nella speranza di formare una famiglia.

Il 19 marzo 2022 Papa Francesco inaugurava l’anno dedicato alla famiglia nonché alla figura di San Giuseppe quale modello di padre di famiglia, anno che si concludeva il 26 giugno di quello stesso anno con il X incontro internazionale delle famiglie, in occasione del quale, nella consueta passerella di testimonianze delle famiglie cattoliche più blasonate, ci è difficile immaginare un solo pensiero per chi una famiglia propria non riesce a formarla. Agenzie matrimoniali, servizî di incontri telematici e dintorni non sono certo la panacea a tutto ciò. Amore e sentimenti non si possono prenotare come un biglietto aereo o una camera d’albergo. Essi nascono di preferenza quando meno li si cerca, poiché alla loro base vi è principalmente la condivisione di valori e di interessi, di ambizioni e di progetti. Sposarsi per il mero bisogno di chi porti la paga o lavi i panni in casa è davvero troppo poco. La vita a due è davvero qualcosa di più, vale a dire, è una vocazione, e come tale non può nascere in virtù di un semplice viaggio in Africa o in Asia alla ricerca di soluzioni matrimoniali ideali con donne totalmente dedite al dovere di mogli, attirando con ciò l’interesse di chi, spinto da velleità padronali o, altrimenti, da esigenze legate a fattori quali, per esempio, una qualche disabilità, è indotto a cercare una serva uso moglie o, rispettivamente, una moglie-badante, figure entrambe insufficienti per chi, seppure, per esempio, disabile, non vi cerca unicamente la persona di servizio uso coniuge, ma, piuttosto, colui o più spesso colei con cui confidarsi e consigliarsi: insomma quello che ci si aspetterebbe in un buon matrimonio e che in un contesto comunicativo sempre più virtualizzato rischia vieppiù di finire in soffitta tra i ricordi di un bel tempo che fu.

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