Troviamo l’aquila in molte bandiere di nazioni slave, nelle bandiere tedesca e austriaca, ma ricordiamo la sua presenza anche nella bandiera del primo Regno d’Italia agli inizi dell’Ottocento. Ovunque vi sia il sentimento di indipendenza e di identità dei popoli europei appare l’Aquila, legata al Dio del Cielo e alla tradizione imperiale romana.
E’ interessante l’aggettivo che lei ha usato: trasposizione “arbitraria” dice. In effetti i tempi cambiano e ogni epoca dell’umanità ha la sua configurazione morale e spirituale. In questo senso la Roma antica è un qualche cosa che non può essere replicato, perché appunto i tempi cambiano. E tuttavia è significativo che un popolo, come il russo, per proprio “arbitrio”, ovvero per propria libera scelta, si sia posto nel solco di Roma e abbia proclamato Mosca III Roma. Ed è per questo che l’uomo forte del Cremlino alle soglie del terzo millennio viene chiamato sui giornali di tutto il mondo lo “Zar Putin”, lo Czar ovvero il Cesare. Dal punto di vista religioso essi hanno ricevuto il cristianesimo attraverso la mediazione della Grecia e del rito ortodosso, dal punto di vista politico essi hanno inserito lo Stato – fondato da Riurik il vikingo – nella tradizione di Roma. Per tale motivo noi sentiamo come fratelli i Russi che evocano queste comuni origini. “Heartland”, ovvero il Cuore della Terra, è un importantissimo concetto della geopolitica anglo-americana: esso fa riferimento a una inespugnabile fortezza nel cuore della Terra che appunto corrisponde al territorio della Russia. Questa grande potenza terrena è per certi aspetti alternativa alle potenze “di mare”, le talassocrazie commerciali e finanziarie inglese e americana. Gli esperti geopolitici dell’Impero Britannico, all’inizio del secolo scorso, erano ossessionati da un incubo: che si verificasse una saldatura tra l’organizzazione tecno-industriale tedesca e l’immenso territorio russo ricchissimo di risorse nel suo retroterra siberiano e inespugnabile, come ben sanno Napoleone e Hitler.
razione Barbarossa, si disperdono e cadono vittime dell’inesorabile clima nordico-polare che caratterizza la Russia in ampie parti del suo territorio. E’ interessante come in un film fumettistico prodotto da Hollywood nel 2014 l’eroe paladino dei “giusti” Capitan America vada a scontrarsi con un ostico avversario “Il Soldato d’Inverno”. Almeno nel fumettone cinematografico a vincere è Capitan America. Certo è impressionante confrontare le cartine della espansione napoleonica, della espansione della Germania guglielmina, della espansione di Hitler, e della espansione della NATO ad Est: praticamente coincidono, ma pare che all’altezza del Don sia fissato un fatale “non plus ultra” per le forze antagoniste che spingono da Occidente.
Guardi è un ruolo fondamentale. Non lo dico per spirito nazionalistico e neppure voglio citare le tremila ragioni che riguardano la grandezza dell’Italia. Mi limito a segnalarle due dati per suggerirle un mistero. Il dato geografico: l’Italia è al centro del Mediterraneo, che a sua volta è il “lago” sul quale si incontrano i tre continenti dei tre grandi gruppi umani (Africani, Caucasici, Mongolidi). Essa è in posizione “cruciale”: a Nord confina col mondo germanico, a Sud con il ribollente mondo africano, a Ovest si apre alla direzione atlantica (si pensi al genovese Colombo…), a Est si apre all’Eurasia (si pensi al veneziano Marco Polo…). Ora consideriamo un dato storico: dalla caduta dell’Impero Romano la nazione che estendeva la sua influenza sulla penisola italiana era quella che solitamente poteva essere considerata la “superpotenza” del tempo. Da una parte l’Italia post-romana ha una sua intrinseca debolezza, divisione interna; d’altra parte sembra custodire in sé ancora l’Arcanum Imperi. Sia pur debole politicamente essa continua ad essere “ispiratrice”. Per tale motivo ritengo che la “relazione speciale” tra Italia – terra di frontiera tra Oriente e Occidente, terra cruciale – e la Russia sia una delle chiavi per affrontare in maniera risolutiva le crisi geopolitiche del presente.
Perché era dai tempi del Liceo Classico che non sentivo una parola del genere: mi fa ricordare l’Anabasi di Senofonte. Certo, in questo caso si parla di “catabasi”, ovvero di un andare verso il basso. Capisco ciò a cui lei si riferisce: banchieri che dominano i popoli e premendo un pulsante su un computer mandano in rovina milioni di lavoratori e risparmiatori, quartieri periferici di capitali un tempo eleganti messi periodicamente a ferro e fuoco, popstar vestite da baldracche che si atteggiano a maestre di vita, creature amorfe metà pelle e metà silicone. Come dice la canzone: “più in basso di così c’è solo da scavare!” In alternativa a tutto questo mondo che affonda nel mare occidentale, Vladimir Vladimirovic Putin sembra davvero assumere una funziona di guida, la funzione del Katechon.




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