Alla fine dell’anno scorso, nel momento in cui mi ero accinto a stilare il Bilancio di un anno, avevo pensato di concludere l’articolo con qualche nota circa le vicende di “Ereticamente” e quelle mie personali come estensore di questi articoli, ma poi ho lasciato perdere, esse mi sono sembrate ben poca cosa rispetto ai grandi temi della politica internazionale e nazionale.
Quest’anno, nello stendere il Bilancio dell’anno 2025, il problema mi si è ripresentato uguale. Allora ho preso la decisione di stendere il presente articolo, ripercorrendo la mia esperienza in questo campo di entrambi gli anni. Non vorrei tuttavia che voi pensaste che io dia soverchia importanza alla mia persona. Io non mi ritengo altro che un semplice militante dell’idea, che combatte con la parola, non avendo altre armi.
Comincio con il dirvi subito che c’è un problema di fondo: Io non sono un giornalista professionista, sono un insegnante, attualmente in pensione.
Come fare a occupare stabilmente uno spazio settimanale, ormai da molti anni, sulle pagine di “Ereticamente”? Considerazioni di natura ideologica o filosofica possono avere spazio fino a un certo punto, ma poi? Sicuramente il fatto di essere nato e vivere a Trieste, città che è diventata di confine dopo la seconda guerra mondiale, non distante da terre da cui l’Italia è stata mutilata e l’etnia italiana scacciata con estrema brutalità, mi mette nella situazione strategica ottimale per denunciare le occasionali recrudescenze dell’oltranzismo slavo a cui fa da contraltare l’assoluta incuria dimostrata dalla repubblica democratica riguardo agli interessi nazionali, ma fortunatamente, anche queste sono circostanze che non si verificano tutti i giorni.
Una parte del mio lavoro, l’avete visto, l’ho dedicata alla mia passione nonché all’attività di autore nel campo della letteratura fantastica, che presenta addentellati forse inattesi con la nostra visione del mondo, ma anche questa è una tematica che non può essere dilatata all’infinito.
La conoscenza del nostro passato, la consapevolezza di essere gli eredi di una grande civiltà, è forse la tematica che presenta le maggiori possibilità di ampliamento, ma qui bisogna stare attenti a non cadere in un nozionismo “archeologico” fine a sé stesso.
Lungi da un interesse nozionistico, io mi sono sforzato di dimostrare soprattutto due tesi in aperto contrasto con la visione “scientifica” ufficiale che ci si vuole imporre: l’origine europea e non mediorientale della civiltà, e l’origine eurasiatica e non africana della specie umana, a esse ho dedicato anche i miei due libri, rispettivamente Alla ricerca delle origini, edizioni Ritter 2020 e Ma davvero veniamo dall’Africa?, edizioni Aurora Boreale 2022. Le tesi opposte, infatti, a mio parere non rappresentano alcunché di scientifico, se per scienza intendiamo una conoscenza reale basta sui fatti, ma presupposti ideologici intesi a sminuire l’idea che noi europei abbiamo di noi stessi, allo scopo di favorire la sostituzione etnica, si tratta quindi di un discorso eminentemente politico.
Tra l’altro, un gruppo presso il quale ho avuto modo di tenere la presentazione del mio libro Ma davvero veniamo dall’Africa?, è stata l’associazione “Le pecore nere” di Trieste, anche per la storia di questo gruppo, nato come centro di resistenza “no vax” all’epoca del COVID, e poi trasformatosi in un’associazione politico-culturale controcorrente. Ricordo che fu una bella serata con un pubblico che affollava la sala e reattivo, che mi fece molte domande, ma soprattutto mi sono sentito e mi sento anch’io una pecora nera, pronto, se lo ritiene giusto, ad assumere posizioni in contrasto con il pensiero della maggioranza.
Allo stesso modo, non ho mai mancato di presentarvi i testi delle conferenze da me tenute al Triskell, il festival celtico triestino.
Ma ora torniamo al discorso sull’Eredità degli antenati. Voi capite quale è il rischio che si corre qui. Stare dietro a tutte le novità in campo archeologico come in ogni altro settore della ricerca, è letteralmente impossibile, e in più andava a finire che il tentativo al riguardo assorbiva praticamente tutto il mio spazio settimanale su “Ereticamente” senza lasciarmi la possibilità di occuparmi d’altro. Tra la scelta di proseguire così oppure abbandonare completamente questa strada, ho optato per l’alternativa che mi è sembrata meno peggiore, quella di seguire una sola fonte, quella rappresentata dal gruppo Facebook “MANvantara” creato dall’amico Michele Ruzzai.
Questa decisione l’ho presa nell’ottobre 2024, ma già prima, a inizio d’anno, dopo un 2023 dedicato quasi esclusivamente a L’eredità degli antenati, ero deciso a dare maggiore spazio a tematiche diverse, e ho dato vita a una nuova serie di articoli, Considerazioni di ordine generale, con il significato di una ripresa di contatto con i temi trascurati nell’anno precedente. A essere sincero, avevo pensato di cavarmela con un solo articolo sull’argomento, poi, rendendomi conto delle cose che c’erano da approfondire, sono diventati otto.
Questa è una storia che in parte vi ho già raccontato. Nel corso degli anni avevo accumulato una serie di testi, sia cartacei, sia elettronici, scaricati on line e salvati sul mio hard disk, che mi apprestavo a recensire una volta raggiunto il pensionamento, e con esso un adeguato surplus di tempo libero, ma bisogna sempre fare i conti con il destino cinico e baro.
Nel dicembre 2018 un’improvvisa formattazione, un bellissimo blu crash, così detto perché lo schermo diventa di uno stupendo colore blu, mi ha cancellato la memoria del computer.
Ma i testi cartacei, quegli obsoleti oggetti chiamati libri, quelli la formattazione del computer non può averli cancellati. Il fatto è che non siamo macchine, ma uomini condizionati dai nostri stati emotivi. Dopo l’incidente non sono riuscito a trovare la voglia di occuparmene fino a non moltissimo tempo fa, e ho iniziato la serie di articoli che ho riunito sotto il titolo In ordine sparso, perché l’idea è appunto quella di occuparmi qui di una varietà di argomenti.
Devo dire la verità, alcune cose si sono rivelate una sorpresa anche per me, mi sono trovato di colpo a esplorare prospettive inaspettate. Ad esempio, la serie di articoli che ho riunito sotto il titolo Narrativa fantastica una rilettura politica. Avevo cominciato collegandolo alla nostra visione del mondo, un esame della narrativa fantastica per generi, un discorso incentrato soprattutto sulla fantasy, Tolkien e Howard che se non sono gli autori più vicini alla nostra visione del mondo, sono quanto meno invisi alla sinistra, altrettanto quanto Borges, Orwell e Lovecraft. Un discorso che non mi aspettavo di portare molto avanti, basta pensare che la convenzione editoriale riduce i generi fantastici solo a tre, fantascienza, fantasy e horror.
Ovviamente, a questa ristretta panoplia di temi potevo aggiungere e ho aggiunto i filoni dell’utopia e della distopia (utopia negativa), dell’ucronia, cioè la storia scritta con i se, e questo è un capitolo molto interessante perché mentre per gli autori americani essa ha un compito di rassicurazione, nel senso che qualsiasi svolta storica diversa da quella effettiva che si sarebbe potuta verificare, avrebbe verosimilmente portato a un esito per loro meno favorevole della storia che conosciamo e che ha portato gli Stati Uniti a emergere come prima potenza mondiale, per noi Italiani, al contrario, una storia diversa avrebbe implicato un esito più favorevole di quella che ci ha regalato quindici secoli di divisioni e di invasioni straniere.
Poi ancora mi sono occupato di fantapolitica, che in effetti è un genere a sé, della critica fantascientifica, del fantastico nei fumetti e nei videogiochi, della futurologia, che forse impropriamente ho trattato come un genere letterario, del filone fanta(pseudo)esoterico nato sulla scia del Codice da Vinci di Dan Brown.
Ma anche qui, i sottogeneri fantastici non si potevano moltiplicare all’infinito. Dopo aver esaurito questa parte del discorso, mi sono dedicato a un esame dei vari fantastici non anglosassoni, oggi quasi schiacciati dalla narrativa di lingua inglese, con l’intento di dimostrare che l’attuale dominio degli anglofoni in questo campo non è dovuto a una loro particolare propensione, ma esclusivamente alla posizione dominante assunta dagli Stati Uniti nel mondo occidentale, analisi cominciata non a caso dalla Germania, che con il movimento romantico è stata la patria d’origine del fantastico moderno, analisi proseguita poi con i fantastici francofono, italiano, iberico e latinoamericano, slavo e russo.
In questo modo sono giunto alla trentesima parte della mia rilettura politica della narrativa fantastica, eravamo nel 2022, e avevo l’impressione di aver detto tutto al riguardo.
Macché, con mia sorpresa mi sono accorto che rimanevano ancora svariati aspetti da approfondire, e infatti questa serie di articoli si è prolungata fino ad ora arricchendosi di un’altra decina di pezzi.
Un altro tema molto distante da questo cui ho dedicato la mia attenzione è la “nostra” costituzione, la legge fondamentale dell’attuale stato italiano, “la più bella del mondo” come l’ha definita l’illustre giurista Roberto Benigni.
Premetto che io ho una laurea in filosofia, ho quindi un tipo di cultura molto distante da quella giuridica, ma non occorre essere giuristi esperti per rendersi conto che la costituzione “più bella del mondo” è disseminata di trappole che hanno precisamente lo scopo di vanificare quella volontà popolare su cui in teoria dovrebbe reggersi lo stato democratico. Ad esempio, lo statuto speciale di cui soffrono talune regioni e che non significa affatto maggiore autonomia, ha lo scopo di rendere intoccabili i privilegi che lo stato sedicente italiano accorda alle minoranze etniche a tutto discapito della maggioranza nazionale, o ancora la proibizione a sottoporre a referendum i trattati internazionali, grazie alla quale ci hanno schiaffati dentro la UE senza consultarci e senza nemmeno informarci.
Ricordiamo che i Norvegesi si sono rifiutati di entrare in questa baracca fatiscente, e gli Inglesi hanno potuto andarsene, ma a noi la costituzione “più bella del mondo” proibisce di farlo.
Talvolta il destino ci viene incontro fornendoci tematiche inaspettate, ma non sempre è una cosa piacevole. A me è successo lo scorso maggio-giugno con un problema di salute che mi ha costretto a un sia pure breve ricovero ospedaliero. Vi ho raccontato la mia esperienza in un articolo che ho intitolato Pubblica insanità. Ricordo con particolare angoscia la giornata del 29 maggio, trascorsa per intero su una barella di un pronto soccorso affollato, nella vana attesa che qualcuno si degnasse di prestarmi attenzione.
C’è un discorso preciso che occorre fare a questo riguardo. Sentiamo spesso lamenti degli amici meridionali per le pessime condizioni della sanità nel sud in confronto alle regioni settentrionali. Beh, penso che possiamo dire loro di stare tranquilli, perché la differenza di livello tra la sanità settentrionale e quella meridionale è molto diminuita, non nel senso che al sud le cose siano migliorate, ma in quello che al nord sono decisamente peggiorate rispetto a non tantissimi anni fa.
In particolare, per quanto riguarda il Friuli-Venezia Giulia, la giunta regionale di centrosinistra guidata dalla dem Serracchiani impose un pesante taglio dei fondi destinati alla sanità per reperire risorse da destinare all’accoglienza dei migranti. Quando essa è stata poi soppiantata da una giunta di centrodestra guidata dal leghista Fedriga, quest’ultima non si è affrettata a ripristinare le cose come stavano prima.
E’ purtroppo una considerazione che tocca estendere a tutta Italia e a settori diversi da quello della sanità: a che diavolo serve dare il voto a partiti di centrodestra, se sappiamo che una volta al governo (nazionale, regionale o degli enti locali) faranno esattamente la stessa politica del centrosinistra? Come dice il proverbio, i suonatori cambiano, la musica resta la stessa.
Tuttavia l’anno appena trascorso non mi ha portato solo cose negative. Un mio racconto di fantascienza è apparso su un’antologia scolastica, cosa che costituisce un bel riconoscimento per un autore, si tratta del racconto Il condannato, pubblicato nel volume La mia antologia, testi, temi, mondi a cura di Maria Milva Cappellini edito dalla Mondadori scuola.
La cosa è andata così: ho ricevuto una gentile missiva da una signora, funzionaria della suddetta casa editrice che mi ha chiesto il permesso di pubblicare il racconto nell’antologia in questione, permesso che non ho avuto difficoltà ad accordare.
Ma la cosa interessante, è che la signora mi ha scritto di essere venuta a conoscenza della mia attività letteraria attraverso “Ereticamente”, dopo di che, suppongo, il mio profilo Facebook le avrà permesso di verificare che sono anche un autore di narrativa.
Al di là di quelli che possono essere o non essere i miei meriti letterari, è un bel riconoscimento del fatto che “Ereticamente” fa anche cultura.
Ma la sorpresa più grossa è arrivata qualche tempo dopo sotto forma di un messaggio che mi è arrivato dagli Stati Uniti. Sono stato contattato dalla Robert Howard Foudation che mi ha avvisato che il mio articolo H. P. Lovecraft e Robert Howard, letteratura fantastica e visione del mondo pubblicato anni fa su “Ereticamente” era in finale per l’edizione 2025 dell’Hyrkanian Award, il premio per la saggistica che viene assegnato annualmente agli studiosi dell’autore di Cross Plains.
Poi, in assenza di ulteriori comunicazioni, suppongo che il mio testo non sia riuscito a salire sul podio, ma l’aspetto importante non è questo, ma il fatto che tali premi ben raramente vengono assegnati o concorrono a essi testi di autori non americani, e soprattutto se scritti in una lingua diversa dall’inglese. A prescindere dai miei meriti personali, abbiamo la riprova che non solo “Ereticamente” fa cultura, ma cultura capace di scavalcare l’Atlantico.
Venerdì 28 novembre ero a Roma, per partecipare alla presentazione dell’opera postuma di Ernesto Roli Omero nell’Egeo, la caduta dell’impero ittita e la guerra di Troia, su gentile invito della signora Sabine Steinmeyer, vedova di Roli. Ernesto Roli, lo ricordiamo, è stato un importante intellettuale “nostro”, amico e collaboratore di Adriano Romualdi. L’opera in questione è l’ampliamento della precedente La caduta dell’impero ittita e la guerra di Troia arricchita degli appunti presi da Roli negli ultimi anni, pazientemente raccolti e ordinati da Sabine. Non occorre nemmeno che lo dica, ma è grazie alla mia presenza sulle nostre pagine che ho ricevuto questo cortese invito.
E’, se vogliamo una riprova in più che “Ereticamente” fa cultura nel senso più alto.
Io adesso non posso sapere cosa ci riserverà il futuro, quello che vi posso garantire, è il mio impegno a fare sempre il meglio possibile.
NOTA: Nell’illustrazione, a sinistra il logo dell’Associazione Culturale Le Pecore Nere, al centro l’antologia scolastica dove compare il mio racconto, a sinistra Omero nell’egeo, la caduta dell’impero ittita e la guerra di Troia, l’opera postuma di Ernesto Roli,


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