7 Giugno 2026
Società

Denatalità, suicidio in differita Roberto Pecchioli

Nella via più commerciale del mio quartiere ha chiuso un supermercato alimentare, sostituito da un emporio di prodotti per animali. La vicina piazza alberata, luogo di ritrovo e di giochi, è frequentata più dai cani che dai bambini. Dovunque si ha la sensazione di trovarsi alla fine del ciclo vitale di una civiltà: anziani e vecchi, stranieri, gente con animali al guinzaglio per resistere alla solitudine trattati come figli umani, code interminabili di persone dai capelli bianchi nei presidi sanitari. È come se vivessimo la morte programmata di una civiltà, di una nazione, di un popolo. Nell’indifferenza dei protagonisti – noi – e delle istituzioni. Crolla la natalità, diminuisce la popolazione autoctona, aumentano gli immigrati, i quali, a loro volta, dopo il loro arrivo hanno meno figli. Il sistema globalista, consumista, individualista e liberalcapitalista è l’anticoncezionale più potente. Allegria di naufraghi, come sul Titanic in rotta verso l’iceberg fatale. Si canta, si balla o si è incuranti, ma la fine di questa nazione e di altre, con le rispettive civiltà, usi e costumi si avvicina per consunzione biologica. Chiudono le scuole e gli asili, aprono gli ospizi per vecchi, detti pudicamente residenze sanitarie assistite. In Italia l’indice di fertilità per donna è sceso a 1,1, la metà di quel 2,1 che permette la riproduzione biologica a parità di numero. Un disastro di cui poco o nulla importa alla popolazione, i cui promotori sono le classi dominanti.

La drammatica condizione italiana si avvicina rapidamente al punto di non ritorno, il momento in cui invertire la tendenza non sarà più possibile, se anche si tentasse. È il caso della Corea del Sud, lo Stato asiatico che detiene il triste primato del collasso demografico nel mondo sedicente sviluppato. Una nazione antica che ha percorso a ritmo velocissimo la via del progresso industriale e tecnologico, dell’aumento del reddito e della scolarizzazione, i cui fiori all’occhiello sono colossi della tecnologia e della produzione di semiconduttori come Samsung, dell’industria automobilistica e navale come Hyundai, e dell’elettronica di consumo (LG). Il benessere (ben-avere…) materiale non rende più felici: il caso coreano mostra una nazione in cui crollano, insieme alle nascite, anche i matrimoni e la stabilità delle famiglie. Aumenta in modo esponenziale la presenza di animali domestici, sostituti sentimentali nel deserto della solitudine di massa.

Un cambiamento testimoniato dallo sviluppo di movimenti come il cosiddetto 4B, emerso tra le giovani donne sudcoreane, che propone una rottura totale con il modello esistenziale familiare. Il termine si riferisce a quattro rinunce esplicite: non sposarsi, non avere relazioni sentimentali, non avere rapporti sessuali con uomini e non avere figli. Si tratta di una drammatica risposta regressiva alle condizioni sociali, lavorative e culturali considerate incompatibili con la creazione di una famiglia, con impatto diretto sul crollo della natalità. Il risultato è già visibile nella vita di tutti i giorni. Le vendite di passeggini per cani hanno superato quelle delle carrozzelle per bambini e il numero di animali domestici è aumentato vertiginosamente nell’ultimo decennio. Centinaia di scuole elementari non hanno registrato nuovi iscritti nell’ultimo anno scolastico; nella capitale Seul crollano le iscrizioni alla scuola materna.

Le previsioni sono ancora più preoccupanti. La Corea del Sud invecchia e diventerà prestissimo un paese dominato dai pensionati, con forza lavoro in calo e un sistema di protezione sociale ai limiti dell’implosione. Il governo cerca da anni di arginare la tendenza con aiuti finanziari, congedi parentali e politiche di conciliazione vita-lavoro. L’investimento è stato negli ultimi anni di oltre 200 miliardi di won (centoventi miliardi di euro). Le misure non sono riuscite a invertire una dinamica che va oltre l’orizzonte economico. Molti denunciano l’alto costo degli alloggi, la pressione del lavoro – con orari tra i più lunghi del mondo sviluppato – e la distribuzione ineguale del lavoro domestico. A tutto ciò si aggiunge un clima di crescente tensione sociale, con casi di violenza, scandali sessuali e la diffusione online di contenuti illegali che hanno alimentato la sfiducia nelle relazioni tra i sessi. Parallelamente, è emersa una reazione maschile di rigetto che accusa i movimenti femministi di esacerbare la crisi demografica.

Il risultato è una tensione crescente tra giovani uomini e donne con gravi implicazioni politiche, sociali, culturali. La guerra dei sessi, unita al modello individualista che rende riluttanti a formare una famiglia, ha come conseguenza il crollo della natalità. Nulla di diverso dalla realtà a noi vicina, con Italia, Spagna, Grecia a guidare la corsa verso il baratro demografico. La differenza è che la Corea del Sud ha già superato la soglia critica. La sua traiettoria dimostra fino a che punto una società può subire un declino insanabile quando convergono difficoltà economiche, dirompenti cambiamenti socioculturali guidati dall’alto e un aperto conflitto tra i sessi. Lo scenario avanza anche da noi.

La verità è che le misure di natura economica non sono risolutive. Necessarie, certo, ma restano un pannicello caldo su un inverno demografico che dà risultati solo in tempi molto lunghi. Lo dimostrano i casi della Cina e della Russia, che pure stanno affrontando il problema. Non così in Occidente, dove l’individualismo libertario e l’inversione totale dei valori e delle priorità soggettive vanno nella direzione opposta. Solo un profondo cambiamento di principi generali potrebbe scongiurare il tramonto e la fine di molte nazioni storiche. La realtà è il trionfo della cultura della morte. Si impedisce la nascita di nuovi membri della comunità con la contraccezione e soprattutto con l’aborto, passato da crimine a possibilità e infine a diritto assoluto da rivendicare a spese dello Stato, che finanzia la propria estinzione biologica.

Si lavora senza dirlo alla diminuzione dell’aspettativa di vita attraverso il peggioramento dei diritti sociali, delle condizioni di lavoro e della sanità. Non si incentiva la formazione di famiglie da alcun punto di vista (economico, fiscale, valoriale) e non si attribuisce preminenza all’unione tra uomo e donna. Infine si invita apertamente chi è malato, anziano, depresso, povero, solo a farla finita con l’eutanasia, l’omicidio o suicidio di Stato. Tutto ciò viene presentato come allargamento dei diritti individuali; la potenza del meccanismo di comunicazione, propaganda e indottrinamento sin dall’infanzia genera il necessario consenso. Salvo lamentarsi dell’immigrazione sostitutiva, diventata indispensabile – hanno agito per decenni in questo senso – per evitare il crollo dell’intera architettura economica.

La denatalità determina un netto cambiamento della spesa – pubblica e privata – centrata su popolazioni anziane e malate, rende meno dinamica la comunità, costretta in difesa, ridotta ad amministrare la semplice sopravvivenza. Balliamo una danza macabra in cui il trionfo della morte della nostra nazione, del modo di vivere ereditato, della cultura e della visione del mondo costruita nei secoli avanza in tempi rapidissimi ma viene rimosso, espulso dal dibattito pubblico. Stiamo morendo, ma a nostra insaputa. A nessuno sembra interessare a chi consegneremo un’eredità immensa, dilapidata in fretta come in certe famiglie i cui figli degeneri o debosciati distruggono la fatica di generazioni. Un ulteriore elemento che sgomenta è il rifiuto delle responsabilità: chi vive nel presente pensa solo a se stesso, non si cura degli altri – a partire dai familiari – crede esclusivamente nel successo personale, nel divertimento volgare. I figli sono un peso insopportabile. Egoismo delle generazioni ultime ma anche dei vecchi, il cui istinto di conservazione diventa pura sopravvivenza.

La società civile diventa meno dinamica, più centrata su se stessa, più chiusa. Cagnolini, gatti, uccellini e altri animali diventano gli unici compagni di vita. A loro si dedicano le attenzioni (e le spese) che in una società in salute andrebbero a figli, nipoti, persone fragili. La morte diventa la soluzione per sottrarsi a sofferenze o disagi esistenziali. Una donna inglese ha ricevuto la “dolce” (!!!) morte in una clinica svizzera (igienico ultimo rifugio dell’infelicità) pur essendo in perfetta salute, sconvolta dalla morte del figlio. Il tragico affresco finale di un mondo in decomposizione, dove vivere ha sempre meno senso, in assenza di relazioni, futuro, persone amate, principi da condividere e trasmettere.

La vera domanda, la più dolorosa, è se la nostra società meriti di vivere. Vale la pena tentare l’ultima battaglia per salvarla? Chi scrive pensa che dobbiamo provarci, per rispetto di noi stessi, della storia, della speranza nel domani che non ha mai abbandonato l’essere umano. Poi esce di casa, guarda in faccia la realtà e la folla dei casuali contemporanei da cui è circondato, vede quel che vede, ascolta i loro discorsi, osserva comportamenti, preferenze, idiosincrasie e conclude che mai l’estinzione di una grande civiltà fu così giusta e meritata. Senza padri, senza figli, senza ideali, indifferenti a tutto tranne al consumo e ai “diritti”, la folla solitaria corre senza direzione. L’ultimo chiude la porta.

7 Comments

  • Cla 30 Aprile 2026

    Si concordo pienamente:
    ” Poi esce di casa…….
    ……giusta e meritata.”

  • Sergio 1 Maggio 2026

    Nel mio dizionario di filosofia degli anni Sessanta, autore un gesuita, si afferma che “sposarsi è un obbligo per tutti”. Singolare affermazione, ma con una sua logica: la società per sopravvivere ha bisogno di figli, donde l’obbligo cogente. Ne sono esentati i religiosi in quanto la discendenza è ampiamente assicurata dalla gente comune.
    Dunque tutti dovrebbero sposarsi e avere dei figli. Ma un’affermazione del genere oggi susciterebbe scandalo e condanna. Ormai in tutto il mondo occidentale c’è un altro obbligo: f… e consumare. Ovunque si assiste a questi vomitevoli prides e si proclama che “si ha diritto di amare chi si vuole”, preferibilmente individui dello stesso sesso che non possono ovviamente generare. Ma anche gli e le omosessuali hanno diritto a essere genitori e i bambini si possono acquistare al mercato. Viviamo nell’era dei diritti, di doveri nessuno parla. Questo processo sembra o è ormai irreversibile. Ancora nel primo dopoguerra, diciamo Anni Cinquanta, l’aspirazione della maggior parte della popolazione era di sposarsi, di metter su famiglia. Ma una famiglia è un impegno che oggi i consumatori non vogliono più assumersi. Cosa, una famiglia, dei figli da mantenere? Ma scherziamo, noi vogliamo f… e consumare. Persino la Chiesa cattolica ha fatto la sua rivoluzione sessuale, anche se con ritardo. Si leggano le raccomandazioni dei vescovi tedeschi agli insegnanti. Questi dovrebbero tener conto della diversità e moltiplicità delle inclinazioni sessuali dei piccoli e giovani che vanno seguiti e incoraggiati. Gli insegnanti sono tenuti ad aggiornarsi per poter svolgere questo nuovo compito. Nell’opuscolo dei vescovi tedeschi non si promuove ancora il cambio di sesso con mutilazioni genitali, non ancora, ma ci arriveranno. I vescovi tedeschi sono quasi tutti concordi nel voler celebrare matrimoni omosessuali. Prima o poi ci arriverà anche la Chiesa prevostiana-bergogliana. Un’inversione di tendenza è inimmaginabile. La folla in occidente urla ormai: vogliamo f…. e consumare. Ma tutto questo è successo per caso o è stato voluto dalle elite, dai poteri forti, che hanno oggi persino il sostegno della Chiesa cattolica e arcobaleno?
    Chi non vuole sposarsi e avere figli non dovrebbe aver diritto alla pensione sociale. E basta coi diritti senza doveri.

  • Sergio 2 Maggio 2026

    Che ciò a cui assistiamo – sostituzione etnica, meticciamento, islamizzazione – non siano eventi casuali, ma voluti dalle elite dovrebber essere noto. Ce l’hanno addirittura sbattuto in faccia. Lo stesso Bergoglio insisteva sui frutti benefici del meticciato (“i popoli che alzano muri o si rinchiudono in sé stessi si isteriliscono”). Tutto ciò è dunque voluto dalle elite e persino dichiarato, si vedano le loro affermzioni.

    Il 17/12/2008 Sarkozy si espresse così in una conferenza_
    “Il mescolamento delle razze sarà il grande compito del
    21° secolo. È una via obbligata. Se ci sarà opposizione
    bisognerà ricorrere a misure coercitive statali.” Cioè
    costringere i propri cittadini ad accettare tale progetto.
    (con la polizia o l’esercito?)

    Peter Sutherland, ex commissario dell’UE e capo
    dell’Organizzazione mondiale del commercio, dichiarò
    in funzione d’inviato speciale dell’ONU per le migrazioni:
    “La demografia è la chiave dell’immigrazione di massa
    e lo scopo è la dissoluzione dell’omogeneità dei popoli
    e lo sviluppo di paesi multiculturali.”

    Alcuni commissari dell’UE che hanno incoraggiato
    l’immigrazione di massa degli islamici in Europa –
    tra i quali il socialista olandese Frans Zimmermann –
    hanno più volte dichiarato che gli stati “monoculturali”
    hanno fatto il loro tempo e che la cultura europea
    è soltanto un costrutto sociale.

  • Nebel 2 Maggio 2026

    Mi sembra che ci sia poco da fare, allora.

  • UnUomo.InCammino 4 Maggio 2026

    Sergio, eccovi apparire qui!
    Ricordiamo pure altri apologeti della grande sostituzione come Scalfari e i suoi pipponi sul meticciamento, la conoscenza, cultura medi. È la ugualizzazione alla mediocrità se non al peggio che manda in visibilio i sinistra(n)ti.

    Fare figli è impegnativo e, per le donne, che le esalta nella loro straordinaria potenza generatrice, faticoso, impegnativo, come ogni eccellenza.

    Alla grande economia, al grande capitale cosmopolitismo urgono consumisti famelici (ottimi quelli importati dal terzo mondo, considerato che non pochi di quelli locali, indigeni, da tempo, sanno che il ben-vivere è incompatibile col consumismo) e lavoratori a basso prezzo.
    L’aumento del volume della piramide sociale permette di aumentare il volume di risorse e ricchezza che vengono rastrellate verso il vertice.
    Ecco spiegate la banliueizzazione, la maranzizazione dell’Europa.

  • Sergio 4 Maggio 2026

    In tutto l’occidente è stato approvato il “matrimonio per tutti” (la Chiesa non ha fatto una decisa opposizione per non imicarsi la popolazione mondiale e persino i credenti). Vengono poi rivendicati e riconosciuti “diritti” agli individui della galassia Lbgtq +. Quali sarebbero questi diritti? Di accoppiarsi con individui non eterosessuali? Ma possono già farlo da un pezzo, cosa vogliono ancora o di più? Non essere discriminati e riconosciuti come non eterosessuali? Già fatto, chi li discrimina, possono fare quello che vogliono. E come si riproducono gli appartenenti alla galassia Lbgtq+. Ci sono vari metodi, dalla gestazione per altri (attenzione: dire utero in affitto è reato o discriminazione) alle diverse alchimie della fecondazione assistita. Tuttavia questi metodi hanno delle contraindicazioni e soprattutto non permettono ai non eterosessuali di riprodursi alla grande come i beoti eterosessuali. È probabile che il matrimonio per tutti e i diritti della galassia Lgbtq+ siano stati propagandati dalle elite per ridurre la popolazione nel mondo occidentale. Il risultato è sotto i nostri occhi: la denatalità ormai imperversa, la gente vuole ormai solo f… e consumare, divertirsi. Vade retro famiglia tradizionale bigotta e ormai superata. Ricordo un cartello con la scritta: Dio patria famiglia, e accanto una donna evoluta, adesso non ricordo il nome, che commentava: Dio patria e famiglia? Una vita di merda. La Corea del Sud fa da battistrada per il suicidio collettivo, tallonata dall’Italia. E la Chiesa abbozza, il cardinale Zuppi preferisce far politica, la vita eterna e Gesù Cristo non fanno parte dei suoi interessi.

  • Sergio 4 Maggio 2026

    Ah, la donna evoluta era la Cirinnà, veramente una poco di buono.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *