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	<title>Ortogenetica Archivi - EreticaMente</title>
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		<title>Sulla vita e sulla morte secondo natura &#8211; Cristina Coccia</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Mar 2017 07:00:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da alcuni decenni sembra essersi insinuato nelle menti delle donne moderne il singolare diritto all’aborto, all’uccisione volontaria di figli, anche per scelte di natura economica o sociale. In una Nazione in cui il decremento delle nascite si aggrava di anno in anno, favorire anche gli aborti di bambini sani è quantomeno criminale. La libertà di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da alcuni decenni sembra essersi insinuato nelle menti delle donne moderne il singolare diritto all’aborto, all’uccisione volontaria di figli, anche per scelte di natura economica o sociale. In una Nazione in cui il decremento delle nascite si aggrava di anno in anno, favorire anche gli aborti di bambini sani è quantomeno criminale. La libertà di cui si parla è un concetto esclusivamente individuale e non tiene alcun conto della situazione demografica dell’attuale popolazione italiana. La natalità, nella nostra Nazione, mostra una fortissima e costante tendenza alla diminuzione: dal livello minimo delle nascite del 2015, pari a 486.000, si è ulteriormente scesi a quello del 2016, con 474.000 nati. La fecondità totale delle donne italiane è scesa a 1,27 figli per donna. Nei rapporti dell’Istituto demografico nazionale si dichiara che “<em>ciò non è dovuto a una reale riduzione della propensione alla fecondità, ma al calo delle donne in età feconda”</em>. Questo è in minima parte vero, ma in gran parte fortemente sbagliato: come interpretare una diminuzione di nascite se non come una riduzione della fecondità della popolazione? “<em>Si conferma la propensione delle donne ad avere figli in età matura: l’età media al parto è di 31,7 anni</em>” afferma l’Istat.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è una delle cause del problema demografico, ma occorre andare più a fondo e comprendere i motivi reali di questa ‘propensione’. Perché le donne italiane non sono propense ad avere figli o ad averne in età più matura? Per mancanza di lavoro, di sicurezza economica, di stabilità? Certamente sono fattori che incidono su questa scelta, ma questi sono reali problemi soltanto se si affronta una gravidanza, e in sèguito il compito dell’educazione e della crescita dei propri figli, da un punto di vista individualistico, che rappresenta l’unica prospettiva lasciata ai giovani italiani in una società che non è più difesa e conservata da uno Stato. Lo Stato è di fatto inesistente.<br />
Da questa prospettiva, si riesce, quindi, a predicare il diritto all&#8217;aborto come una delle tante seduzioni dell’individualismo più esasperato. <a href="http://www.edizionidiar.it/spann-othmar/il-vero-stato.html" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignright wp-image-21783 size-full" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/03/spann-vero-stato1.jpg" width="153" height="230" /></a><br />
Una comunità che pensa all&#8217;aborto come a un diritto ha perso di vista ogni riferimento sovraindividuale. Othmar Spann, ne <em>Il vero Stato</em>, delinea perfettamente questo processo in un gruppo umano che decide di assumere un’organizzazione politica su base individualistica: “<em>Così come il singolo costituisce l’idea base dell’individualismo, la libertà del singolo ne costituisce il primo principio politico; infatti la libertà scaturisce direttamente e necessariamente dall&#8217;autosufficienza del singolo.</em>” (“I principi politici dell’individualismo”, in <em>Il vero Stato</em>, Edizioni di Ar, 1982, p.45).<br />
Il singolo è lasciato a se stesso, non esiste il senso di appartenenza a una comunità o a un gruppo, per cui ognuno si preoccupa di far valere i propri diritti e di inseguire la propria realizzazione personale e individuale.<br />
René Guénon, ne <em>La crise du monde moderne</em>, nel 1927, descriveva in maniera profonda e inequivocabile l’emersione della sfera individualistica nella società moderna:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">“<em>Ciò che noi intendiamo per individualismo è la negazione di ogni principio superiore all’individualità e, di conseguenza, la riduzione della civiltà, in tutti i domini, ai soli elementi puramente umani. [&#8230;] E’ proprio l’individualismo, come lo abbiamo appena descritto, la causa determinante dell’attuale decadenza dell’Occidente, per il fatto stesso che è, in qualche modo, l’agente che muove lo sviluppo esclusivo delle possibilità più infime dell’umanità, quelle la cui espansione non richiede l’intervento di alcun elemento sopraumano e che possono svilupparsi completamente solo in assenza di un tale elemento, poiché si trovano all’estremo opposto di ogni spiritualità e di ogni vera intellettualità.</em>” (“Critica dell’individualismo”, in <em>La crisi del mondo moderno</em>, Edizioni Mediterranee, Roma, 1972, p.83)</p>
<p style="text-align: justify;">È per que<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/03/guenon.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="wp-image-21784 size-medium alignleft" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/03/guenon-158x300.jpg" width="158" height="300" /></a>sto motivo che, prima del benessere e del futuro della comunità, si pensa alla soddisfazione individuale dei propri bisogni, spesso indotti dal pensiero unico e dal consumismo, presupposti che, al contrario, in una visione nazionalistica, perderebbero ogni significato. È fondamentale ritornare a una forma di esistenza più semplice, pulita, radicata nelle proprie terre e priva di bisogni indotti. In altri termini: essenziale e sintetica. La tecnologia, quella davvero necessaria allo sviluppo culturale e biologico di una comunità, dovrebbe essere gratuita, pubblica e garantita dallo Stato. E così anche l’educazione dei giovani. I prodotti di lusso non sono necessari per una prosperità autentica. Occorre invece ritornare al coraggio dei popoli arcaici, in cui i principî fondanti erano il sangue, la territorialità e la prosperità, non le illusorie libertà individuali.<br />
Tornando al rapporto tra madre e figlio, il valore intrinseco della generazione non risiede in una meccanica assistenza, ma nell’essenziale rapporto di <em>reciprocità</em> che, al di là dei bisogni fisiologici, è innato nella natura umana. “<em>È il bambino che crea la maternità</em>” afferma ancora Othmar Spann. Noi potremmo dire, ancor meglio, è la <em>reciprocità</em>. E se consideriamo non più la questione dal punto di vista soltanto della madre, ma dell’organismo madre-figlio e poi dell’intero organismo nazionale, non possiamo che essere in accordo con Spann quando dichiara che</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">“<em>Libertà non è fare quello che mi aggrada, bensì fare quanto esige una feconda comunità. […] Il pericolo del concetto individualistico di libertà è l’impoverimento spirituale del singolo, sia per isolamento, sia per soffocamento.</em>” (Spann, <em>Il vero Stato</em>, p.75)</p>
<p style="text-align: justify;">E, oltre a questo soffocamento di cui parla Spann, esiste anche un ulteriore pericolo: colui che appartiene a una Nazione – a una comunità di sangue e suolo – viene strappato alla propria terra, al proprio gruppo umano e, di conseguenza, è costretto a vivere in solitudine, sopportando il senso di una lontananza esistenziale dalla sua stirpe. Questo sradicamento determina nell’individuo la <em>nostalgia</em>. In questo stato di profondo abbandono, egli percepisce la propria vita come l’unico bene al quale aggrapparsi con tutte le sue energie.</p>
<p style="text-align: justify;">La vita e il futuro di ogni Nazione si fondano sulla sua prosperità e senza salute e senza fertilità non si può immaginare un avvenire. Si è voluta cancellare consapevolmente la possibilità di avere una sicurezza economica, un lavoro e una visione organica del proprio nucleo generativo. Il denaro è diventato un fattore limitante in un contesto in cui le risorse naturali non sono di certo limitate. Le energie rinnovabili sono illimitate, così come lo sono le potenzialità del suolo e delle comunità vegetali e animali che vivono nei nostri ecosistemi. Si è quindi creato un divario tra le necessità reali e i bisogni indotti dal consumismo. Occorre ritornare a una vita essenziale, ma in primo luogo è necessario aiutarci vicendevolmente, restituendo al nostro gruppo etnico la dignità di Nazione – quindi di una comunità di nascita –, abbandonando la visione deterministica, meccanicistica e individualistica, senza dimenticare che ogni comunità può conservare una visione di sé e del proprio destino se tende costantemente al proprio miglioramento, mediante i giusti criteri di selezione. Non si possono più sprecare risorse, tempo, energie per aiutare gli stranieri quando le istituzioni hanno fallito nell’aiutare le generazioni italiane che dovranno edificare il nostro futuro. Siamo stati traditi, ma dobbiamo essere più decisi nella reazione a questo tradimento.<br />
Il nostro destino di Nazione non può essere rappresentato esclusivamente dal futuro di un sistema finanziario, del debito nei confronti dell’Unione Europea o dai doveri nei riguardi dell’oligarchia che si è impadronita del potere in Europa. Dovremmo essere una Nazione che fonda la sua esistenza sulla nascita e sulla vita naturale.<br />
Altro discorso è invece quello degli aborti di feti con malformazioni congenite o tare ereditarie che, alla loro nascita, sarebbero soltanto un peso per il sistema sanitario nazionale, già ridotto in miseria dai continui tagli e dalla perdita di risorse pubbliche che inevitabilmente ogni anno sono deviate verso il sistema dell’integrazione degli stranieri. Integrazione che, in una visione organica dello Stato, risulterebbe inconcepibile, tanto quanto risulta impensabile l’inclusione di un organismo estraneo in un sistema biologico già ben definito e stabile. Invece degli aborti di figli sani, si dovrebbero, quindi, agevolare le adozioni nazionali all’interno dell’Italia.<br />
Infine è necessario, considerate le nostre deleterie abitudini alimentari e gli estenuanti ritmi di vita, prevedere una consulenza costante e un monitoraggio dello stato di salute delle madri italiane, totalmente gratuito e pubblico, durante tutte le fasi della gravidanza e dell’allattamento.<br />
Negli ultimi anni la ricerca ha portato a scoprire, ad esempio, che la carenza di vitamina D nelle donne in gravidanza è connessa a un aumento del rischio di aborti spontanei, complicanze, parti pretermine, diabete gestazionale e nascita di bambini con peso inferiore a quello ottimale.<br />
È stata condotta una ricerca dal Dipartimento di Microbiologia e Immunologia della Chicago Medical School Rosalind Franklin University of Medicine and Science: 133 donne tra quelle che avevano avuto almeno 3 aborti spontanei consecutivi entro le 20 settimane di gestazione sono state sottoposte a monitoraggio e, dai risultati, è stato possibile constatare che 63 donne su 133 (il 47,4%) presentavano livelli di vitamina D inferiori a 30 ng/ml (cioè il livello minimo di normalità).<br />
Con questo vogliamo dire che è fondamentale tanto impedire gli aborti di bambini sani quanto selezionare i genitori che possano naturalmente procreare e proseguire nel migliore dei modi delle gravidanze regolari, con il costante aiuto dell’assistenza sanitaria nazionale. In parte sarebbe la selezione naturale a scegliere, come sempre avviene in natura, i genitori migliori e, in parte, la nutrizione e la salubrità degli ambienti di vita darebbero il contributo essenziale affinché queste qualità siano conservate e tramandate alle nuove generazioni.<br />
Se si comprendesse davvero cos’è la <em>selezione naturale</em>, tutti i discorsi sull’eutanasia, sull’eugenetica, sull’aborto giungerebbero a una semplice risoluzione. Ad esempio, riguardo all’eutanasia, sarebbe talmente evidente che l’uomo non ha alcun diritto di continuare una vita se ‘naturalmente’ questa vita sarebbe dovuta finire. L’accanimento terapeutico, o il mantenimento in vita mediante l’utilizzo di strumentazioni o macchine, è una manipolazione inaccettabile della natura umana che le toglie ogni forma di dignità. E così ogni eliminazione della selezione naturale nei processi di procreazione e generazione è una pratica medica e tecnologica che indebolirà inevitabilmente la nostra specie. Non la fecondazione assistita, o le terapie geniche, ma la selezione è l’unica legge che possa guarire dalle malattie ereditarie ed è una regola alla quale noi, come parte del mondo biologico, non possiamo sottrarci. Ci sono terapie per le malattie congenite, ma non ci sono cure. Siamo vissuti per millenni e siamo arrivati fino a oggi soltanto grazie alla selezione naturale, non grazie alla fecondazione assistita, o all’apporto costante dei farmaci. <em>Noi dobbiamo riscoprire la natura e riallineare le nostre esistenze in accordo con le sue leggi,</em> non deformare la natura per appagare i nostri interessi. Questa è una forma di distorsione mentale provocata dal delirio della medicina moderna. Vivere a lungo, ma trascorrere i tre quarti della propria esistenza nella dipendenza da farmaci, è una forma di esistenza ingannevole e illusoria. Così come lo è la salute di una popolazione costituita principalmente da malati cronici, una popolazione in cui la disabilità è vista come una conquista della civiltà e la malattia è considerata normale, quasi una componente della vita o un valore da proteggere.<br />
In una comunità che fonda sulla sopravvivenza e la prosperità del proprio gruppo la sua organizzazione politica, la morte del singolo è una condizione da non temere, ma da affrontare con coraggio e dignità come imponeva, nella cultura nipponica, il codice dei samurai.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">“<em>L’essenza del Bushido è prepararsi alla morte, mattina e sera, in ogni momento della giornata. Quando un samurai è sempre pronto a morire padroneggia la Via.</em>” (Yamamoto Tsunetomo, <em>Hagakure</em>)</p>
<p style="text-align: justify;">La morte, diceva Nietzsche nello Zarathustra, è<a href="http://www.edizionidiar.it/nietzsche-friedrich/queste-le-parole-di-zarathustra.html" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignright wp-image-21785 size-full" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2017/03/friedrich-nietzsche-zarathustra1.jpg" width="154" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">“<em>la morte che tutto porta a compimento, che per i vivi si muta in stimolo e solenne promessa. Muore la sua morte di trionfatore colui che in essa si compie, circondato da gente che spera e solennemente promette. In questa maniera bisognerebbe imparare a morire; e non dovrebbe esservi festa, dove un tal moribondo non consacrasse i giuramenti dei vivi. Morire a questa maniera è la cosa migliore: mentre la seconda cosa è: morire in battaglia, e prodigare una grande anima. […] Vi faccio le lodi della mia morte, la libera morte, che a me giunge perché io voglio. E quando vorrò? — Chi ha uno scopo e un erede, vuole la morte al momento opportuno per il fine e per l’erede. E per il profondo rispetto del fine e dell’erede, egli non appenderà più serti avvizziti nel tempio della vita. Davvero non voglio essere come i cordai: i quali tiran la corda per lungo, retrocedendo così sempre di più.</em>”(Friedrich Nietzsche, <em>Queste le parole di Zarathustra. Un libro per Tutti e Nessuno</em>, “Della libera morte”, Edizioni di Ar, Padova, 2011, p.125)</p>
<p style="text-align: justify;">Noi stiamo appendendo serti avvizziti nel tempio della vita, quando, al contrario, dovremmo invece guardare alla vita della nostra comunità etnica come il Bene più prezioso. Non della ‘buona morte’ dovremmo occuparci, ma della ‘buona nascita’ (eugenetica), della nuova vita che noi popoli europei siamo chiamati a edificare nei nostri templi, nelle nostre terre, con il prosperoso futuro delle nuove generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Cristina Coccia</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>EreticaMente intervista Cristina Coccia a cura di Andrea Consonni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ereticamente]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2016 09:35:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Biografia di Cristina Coccia: Irpina, biologa della conservazione, Cristina Coccia ha pubblicato, per le Edizioni di Ar, Ortogenetica. Johann Gregor Mendel: la conservazione e l’ereditarietà delle forme organiche, ha curato la pubblicazione de La Città del Sole di Tommaso Campanella, con testo latino a fronte, insieme a Piero di Vona, scrivendo la postfazione ‘L’eugenetica di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Biografia di Cristina Coccia:</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Irpina, biologa della conservazione, Cristina Coccia ha pubblicato, per le Edizioni di Ar, <em>Ortogenetica. Johann Gregor Mendel: la conservazione e l’ereditarietà delle forme organiche</em>, ha curato la pubblicazione de <em>La Città del Sole</em> di Tommaso Campanella, con testo latino a fronte, insieme a Piero di Vona, scrivendo la postfazione ‘L’eugenetica di Tommaso Campanella’ nello stesso volume. È autrice dell’articolo <em>Sulle malattie genetiche: Telethon e la presunta cura</em>, per la rubrica <em>Cultrura</em> del sito web delle Edizioni di Ar, e della postfazione ‘Fondamenti genetici della suscettibilità all’autismo’ nel testo <em>Il giovane A. Un caso di autismo</em> di Renato D’Amore, per i tipi di Ar.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li style="text-align: justify;"><strong>Buongiorno Cristina, comincio col chiederti come é nato il tuo amore per la genetica/ortogenetica e come é stato il tuo percorso universitario. E qual è la tua valutazione della scuola italiana e in cosa dovrebbe cambiare ? E in quale stato versa il mondo della ricerca?</strong></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Buongiorno Andrea, la domanda che mi poni mi dà la possibilità di parlare di argomenti che da tempo occupano i miei pensieri. Il mio percorso universitario non è mai stato fluido: come molti miei coetanei, sapevo già che il lavoro desiderato sarebbe stato quasi impossibile da ottenere in una situazione economica come quella attuale, quindi ho iniziato gli studi di biologia lungo una strada dettata dalla mia indole, ma il contesto che ho trovato all’interno delle aule universitarie non era conforme a quanto mi aspettavo. Ho deviato spesso dal mio iniziale percorso di studi a causa delle mie intolleranze verso la visione fisiologista e meccanicista della natura e verso l’insegnamento specialistico e riduzionista delle scienze moderne. Tuttavia, la genetica è stata il mio punto fermo, affiancata dalla chimica biologica e dalla zoologia. Il mio desiderio di conoscere le forme naturali e le leggi di analogia, le trasformazioni e l’ereditarietà che le regolano, alla fine, ha saputo indirizzarmi verso la conservazione biologica.<a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2016/09/ortogenetica.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-19833 size-medium" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2016/09/ortogenetica-206x300.jpg" alt="ortogenetica" width="206" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La scuola, nell’àmbito delle mie discipline di studio, non si discosta dalla condizione dell’insegnamento universitario, con in più una classe docente demotivata e, spesso, non aggiornata sulle più recenti ricerche. Purtroppo la biologia che si insegna è un rigido insieme di formule predefinite, sradicate dalla realtà e dalla natura. Eppure sarebbe sufficiente insegnare ai ragazzi poche cose: a muoversi sul proprio territorio, a conoscere le specie vegetali e animali tipiche della propria area geografica, a preservare l’ ambiente secondo i princìpi dell’ecologia e a comprendere come funzioni un ecosistema o un organismo in base alla legge dell’equilibrio organico. La nascita in un determinato luogo non è mai un fatto casuale e l’equilibrio di un individuo può essere preservato soltanto se si mantiene un costante dialogo tra ambiente e genoma nel quale ognuna delle due parti forma e arricchisce l’altra. Invece si tende sempre a vedere l’elemento genetico distaccato dall’ambiente e dall’educazione. Niente di più sbagliato. Si preparano gli alunni per entrare nel mondo del lavoro e per superare i quiz universitari, senza che essi siano consapevoli dell’ambiente che hanno di fronte e di quali siano i comportamenti più idonei per la sua difesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo delle ricerca risente da anni di una mancanza di fondi, ma quel che è più grave risente di una carenza di volontà di intraprendere strade inesplorate, magari con qualche rischio. In ambiente universitario, ho ammirazione per un ristrettissimo numero di docenti e ricercatori, che, però, non ho mai considerato coraggiosi, nelle loro ricerche. Soltanto uno di loro ha la mia più profonda ammirazione per coraggio e determinazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="2">
<li style="text-align: justify;"><strong>Vorrei chiederti di raccontarci per sommi capi la figura di Mendel, le sue Leggi, le ragioni della sua grandezza e come e se il suo percorso si intreccia a quello di Darwin?</strong></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Il monaco agostiniano Johann Gregor Mendel fu uno scienziato estraneo all’ambiente accademico e privo di qualsiasi interesse economico. Incominciò la sua opera mosso unicamente da un’idea, quella di comprendere la natura organica e lo sviluppo delle sue forme. Superando ogni difficoltà economica, portò a termine un progetto lunghissimo compiendo un notevole passo in avanti rispetto ad altri studiosi di ibridazione del suo tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può asserire che Mendel creò un mondo che prima non esisteva, un settore di studi che era occupato soltanto da allevatori e agricoltori, definendo le leggi matematiche della trasmissione dei caratteri nelle generazioni. In sintesi comprese che i caratteri, quindi i geni, non si mescolano, come si credeva in passato, ma si accostano per creare equilibri e dare origine a un organismo completo e ben definito. Le sue scoperte sull’ereditarietà si sintetizzano in due parole: gerarchia dei caratteri e differenziazione morfologica. Egli postulò la presenza di unità ereditarie, gli alleli, che si trovavano in coppie e che determinavano un dato carattere in un organismo. Operando con incroci di linee selezionate, o linee pure, di piante di pisello, dimostrò che alcuni caratteri si manifestano invariati nella prima generazione filiale e altri non si manifestano nella prima generazione, ma soltanto in quelle successive e in percentuale inferiore. Chiamò i primi caratteri <em>dominanti</em> e i secondi <em>recessivi</em>. Ciò significa che nella discendenza c’è sempre una tendenza a tornare alla forma originaria e che esistono caratteri che <em>mascherano</em> la presenza di tratti recessivi, i quali restano invece latenti nel genoma. Al presentarsi delle condizioni ambientali più adatte, probabilmente questi caratteri recessivi potrebbero manifestarsi ed essere trasmessi alle generazioni successive. Darwin non venne a conoscenza delle teorie di Mendel. <em>L’origine delle specie</em> fu pubblicato nel 1859 e i <em>Versuche</em> di Mendel nel 1866, ma i due studiosi non si conobbero mai. Darwin aveva indubbiamente più credito presso gli scienziati del suo tempo, mentre gli esperimenti di Mendel rimasero sconosciuti fino al 1900. Successivamente, nella teoria nota come <em>sintesi moderna</em> o <em>neodarwinismo</em>, i biologi (tra i quali Morgan, Fisher e Dobzhansky) elaborarono una teoria evolutiva integrando la teoria dell’evoluzione delle specie per selezione naturale di Charles Darwin, la teoria dell’ereditarietà di Gregor Mendel, le più moderne scoperte sulle mutazioni genetiche come sorgente della variazione nelle popolazioni e nelle specie e, infine, le analisi dei dati paleontologici. Non tutti i biologi e i paleontologi sono in accordo con questa teoria: in Italia Roberto Fondi e Giuseppe Sermonti la considerano, ad esempio, un prodotto dello scientismo. A mio avviso le loro critiche sono più che convincenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="3">
<li><strong>Cosa significano parole come: Razza, etnia, specie?</strong></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Inizio con il termine specie, che include le altre due suddivisioni. La specie, secondo la definizione di Ernst Mayr, che costituisce la definizione biologica di specie, è un “<em>gruppo di popolazioni naturali, effettivamente o potenzialmente interfeconde tra loro, riproduttivamente isolate da altri gruppi di popolazioni naturali</em>”<em>.</em> Si tratta però di una definizione chiaramente astratta che non si può applicare agli organismi che, ad esempio, si riproducono per via asessuata. Si utilizzano, perciò, altre definizioni, che si affiancano a questa, e si parla di specie morfologica, tipologica, genetica. La definizione biologica di Mayr è comunque la più utilizzata negli studi evolutivi e biologici in generale.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il termine specie ha anche troppe definizioni, la razza è, al contrario, un termine odiato e condannato dalla scienza, quando viene impiegato per la specie <em>Homo sapiens</em>. Non esiste invece una parola più adatta a definire una continuità nelle generazioni e un patrimonio ereditario atemporale che si tramanda nelle specie e che si manifesta esteriormente con una somiglianza somatica, comportamentale e con il riconoscimento in una stessa idea, che dètta poi, ai singoli individui, un modo di essere, uno stile di vita. La moderna biologia e la filogenesi, legate alla concezione lineare e temporale dello sviluppo delle specie, negano il concetto di razza, con cui, invece, si può delimitare un insieme di caratteri condivisi da un gruppo di individui di una specie e che afferma, implicitamente, la volontà di tramandare, in maniera invariata, una stessa forma, ossia un particolare tipo di equilibrio tra ambiente e genoma.</p>
<p style="text-align: justify;">Le etnie sono, nello specifico, gruppi umani appartenenti ad una stessa comunità, differenziati dagli altri per affinità di caratteri fisico-somatici, ma anche culturali, linguistici e storici. In una stessa razza possono essere presenti più etnie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol style="text-align: justify;" start="4">
<li><strong>Il tuo libro si intitola Ortogenetica. Cos&#8217;é l&#8217;ortogenetica? E cosa sono i buoni geni e perché é importante affermare l&#8217;importanza di coltivare i buoni geni? Come coltivarli? Quali sono i rischi del meticciato? Chi sono gli individui puri?</strong></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">L’ortogenetica è la corretta genetica, la cura dei geni che possono contribuire a tramandare, nelle generazioni, i nostri caratteri migliori e ad accrescere la salute e la fertilità del nostro popolo e della nostra discendenza. Di recente sono stati proposti degli slogan pubblicitari mirati ad incrementare la fecondità degli Italiani, senza adeguate misure di aiuti economici e sanitari ai genitori. Mi chiedo per quali Italiani siano pensati. Questo è un aspetto che non si comprende. Non si riesce a comprendere che non è importante mirare alla quantità, ma alla qualità degli Italiani. Gli individui puri sono i più rappresentativi di quella continuità di cui parlavo prima, che si differenziano dagli altri per un basso grado di contaminazione esterna e che contribuiranno a tramandare, nella loro discendenza, la salute e la bellezza derivante dal profondo e radicato equilibrio tra genoma e ambiente al quale, nei millenni, un popolo si è adattato. I rischi del meticciato sono quelli di alterare questo equilibrio e generare una discendenza che non sia adattata ad alcun ambiente, che sia il risultato di una caotica e irrazionale sovrapposizione incontrollata di popolazioni e di geni, che sono, al contrario, programmati per adattarsi ad un luogo nel quale quelle popolazioni sono radicate. Un tipo umano siffatto non potrebbe che avere una salute in tutto dipendente dalle tecnologie farmacologiche. Del resto, un’ideologia che postuli l’esistenza di una umanità indifferenziata è mostruosa, contraria ad ogni legge naturale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol style="text-align: justify;" start="5">
<li><strong>Che ruolo ha la malattia nella storia degli esseri viventi? La malattia ha tanta importanza per l&#8217;uomo che incontrandola, vivendo si interroga sul senso dell&#8217;esistenza. La malattia, la deformità non sono componenti essenziali della vita umana?</strong></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Se si arriva a pensare che la malattia sia addirittura ‘componente essenziale’ nella vita, allora l’idea di salute è stata totalmente eliminata dalla nostra esistenza. Questo è sempre stato lo scopo delle aziende farmaceutiche e se adesso il genere umano non è capace di vivere senza farmaci vuol dire che siamo diventati una società di malati cronici. Puoi capire quanto questo aspetto sia un chiaro sintomo di indebolimento di una specie. Quale altra specie animale conosci che sia incapace di vivere senza farmaci?</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol style="text-align: justify;" start="6">
<li><strong>A pagina 91 scrivi “Per cominciare un processo di recupero si dovrebbe procedere attraverso una riallocazione di questi individui selezionati, all&#8217;interno di aree isolate in cui possano riprodursi in maniera indisturbata. Spesso si procede in questo modo, ipotizzando un numero minimo (20) e massimo (30) di riproduttori, non imparentati tra loro (per conservare la necessaria variabilità genetica), facendoli accoppiare, monitorando il loro stato di salute e mantenendo la popolazione in isolamento, talvolta in cattività, fino al raggiungimento di una dimensione stabile. Le tre fasi fondamentali in questo tipo di programma di restauro sono quelle di fondazione, crescita e mantenimento della popolazione.” e ho trovato questo passaggio per certi versi anche disturbante, alienante. Non ti sembra qualcosa che rasenti la fantascienza?</strong></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Il fatto che tu percepisca questa ipotesi come fantascientifica, indica che c’è un allarmante livello di assuefazione a un tipo di società che non può, in alcun modo, essere considerata naturale. Selezione naturale e procreazione, infatti, sono sempre stati i princìpi fondamentali del mantenimento delle condizioni vitali di una specie. Perché dovrebbero essere considerate fantascienza? La nostra popolazione è in costante declino demografico. Da questo grafico si può comprendere la situazione attuale.</p>
<figure id="attachment_19824" aria-describedby="caption-attachment-19824" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2016/09/Tabella1.png" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-19824" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2016/09/Tabella1-300x182.png" alt="[Fonte: Rapporto Istat 2015 - http://demo.istat.it]" width="600" height="365" /></a><figcaption id="caption-attachment-19824" class="wp-caption-text">[Fonte: Rapporto Istat 2015 &#8211; http://demo.istat.it]</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, nel 2015, il numero di morti è salito dell’11,3%. In un anno ci sono stati 67mila decessi in più rispetto al 2014. Per trovare un’analoga situazione della mortalità, con ordini di grandezza comparabili, si deve tornare indietro sino al 1943 e, prima ancora, occorre risalire agli anni tra il 1915 e il 1918.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò significa che le attuali condizioni di salute stanno peggiorando, in altre parole che siamo più malati e meno longevi, nonostante il progresso della medicina e della farmacologia. Contemporaneamente diminuisce la natalità.</p>
<p>Questi sono gli attuali dati demografici relativi alla natalità e alla mortalità. Sono gravissimi.</p>
<p><a href="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2016/09/Tabella2.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-19825" src="https://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2016/09/Tabella2-300x113.jpg" alt="[Fonte: Rapporto Istat 2015 - http://demo.istat.it]" width="600" height="226" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">È abbastanza evidente che il problema demografico non è di secondaria importanza rispetto agli altri problemi politico-sociali che il governo dovrebbe affrontare. In una situazione del genere, come <em>extrema ratio</em>, è necessario pensare a un piano di recupero demografico della popolazione in pericolo. In biologia della conservazione, ciò si fa con un programma di fondazione, crescita e mantenimento di una popolazione minima vitale fino a quando essa non sia stabile e capace di riadattarsi al suo ambiente originario.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti propongo un modo per verificare di persona la validità della mia teoria: se fosse possibile selezionare degli individui riproduttori in condizioni di salute ottimali e in età fertile per questo programma di conservazione umana, tu ti sottoporresti all’esperimento?</p>
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<ol style="text-align: justify;" start="7">
<li><strong>In un momento di crisi demografica, immigrazione di massa sostieni che sia in atto una sostituzione di un popolo con un altro. Ti va di spiegarci cosa s’intende con questa sostituzione? Cosa comporta e chi la sta favorendo a tuo modo di vedere. Ci stiamo estinguendo? Le religioni sono argine o complici di questa estinzione?</strong></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">In un momento in cui la popolazione italiana è indebolita e il tasso di natalità in declino, portare nel nostro ambiente una tale quantità di individui di un’altra etnia provocherebbe un’ introduzione di caratteri nuovi nel nostro pool genico, che, lentamente, nelle generazioni, soprattutto con gli incroci tra individui di razze diverse, andrebbe a modificare i caratteri originari della nostra popolazione, il nostro pool genico, che potrebbe, nel tempo, essere perduto per sempre. Facendo un paragone zoologico, rischiamo di condividere la sorte di specie attualmente in pericolo come l’aquila finnica dalla coda bianca, il lupo appenninico o il capriolo italico. Le religioni monoteiste non si preoccupano della qualità di chi venga convertito, in quanto puntano alle folle, al grosso numero. In ciò, esse sono certamente complici della sostituzione dei popoli. Al contrario, la visione politeista e pagana si fonda sulla qualità e le differenziazione di chi si fa portatore di questa visione del mondo; essa conserva, riconosce le specificità, non procede per conversioni e, pertanto, non punta sulla quantità e sulla indifferenziazione dei credenti; così essa funge da argine a questo processo di sostituzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol style="text-align: justify;" start="8">
<li><strong>Parli di salute nel tuo libro come condizione necessaria per mantenere buoni geni. Come vivere sani? Bisogna per forza allontanare i vizi?</strong></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Dipende da quali abitudini siano considerabili vizi. Credo, invece, che i vizi costituiscano solo la minima parte del problema. In realtà sono più pericolose le abitudini delle società moderne, i loro squilibri alimentari, la sedentarietà, la non curanza verso gli ingredienti dei cibi o verso la loro provenienza, la non ribellione verso i dettami dell’industria farmaceutica e alimentare. Prendere antidolorifici e antidepressivi non viene considerato un vizio, eppure è certamente peggio che bere un bicchiere di vino rosso dopo un pasto con un adeguato contenuto proteico e lipidico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="9">
<li><strong>Quale rapporto deve esistere fra etica e scienza, fra etica e ricerca scientifica?</strong></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">È molto semplice: è fondamentale non alterare gli equilibri naturali, tutto ciò che viene tolto dall’ambiente dev’essere restituito e tutto ciò che altera le nostre condizioni ottimali di esistenza è destinato a distruggerci. La comprensione delle leggi naturali è fondamentale per rispettarle. Sono leggi ben più severe di quelle umane. Per agire secondo etica, dovrebbero esserci ricercatori capaci di autodisciplinarsi e che non oltrepassino i propri limiti, cioè i limiti imposti dalla natura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol style="text-align: justify;" start="10">
<li><strong>Nel tuo libro si fa riferimento a donne che sono sempre meno madri. Cosa ne pensi a questo proposito di uteri in affitto, teorie gender, ideologia dei diritti, femminismo, fecondazione eterologa, adozioni per le coppie dello stesso sesso?</strong></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Credo che se il governo non decida seriamente di arginare l’attuale declino demografico, la popolazione italiana, a breve, potrebbe non esistere più. Il femminismo ha condotto la donna a deformarsi, ovvero a perdere la sua conformazione e bellezza originaria. Io, da femmina, sono la prima a respingere il femminismo e le sue isterie. La fecondazione artificiale è deleteria in quanto dà la possibilità a individui sterili di procreare, quindi va contro il principio naturale di selezione. Indebolisce la specie. Occorrerebbe spendere tempo e denaro, più che per questi inutili bisogni, queste suggestioni o mode, come preferisci  chiamarle, per programmare interventi di sostegno alle nuove generazioni e ai genitori, garantendo cure sanitarie gratuite e aiuti economici. Un altro intervento efficace sarebbe, inoltre, quello di condurre studi e analisi per comprendere le cause del calo della fecondità degli Italiani, che potrebbero essere legate, con ogni probabilità, allo stile di vita o alla loro alimentazione. Riguardo alle adozioni per le coppie dello stesso sesso,volendo guardare la questione soltanto da un punto di vista dello sviluppo comportamentale, penso che non si possa acquisire una buona e completa educazione con genitori dello stesso sesso. Ad ogni modo, i diritti degli omosessuali sono un tema che si discosta molto dal mio testo, quindi non mi riguarda e penso che sia al centro dei dibattiti mediatici per una semplice questione di moda del momento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol style="text-align: justify;" start="11">
<li><strong>Degli OGM, osteggiati da molti come dannosi, visti da altri come la possibilità per risolvere il problema della fame, cosa ne pensi?</strong></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Credo che la nostra conoscenza del genoma e della sua programmazione e mutabilità sia ancora a livelli che non ci permettono neanche lontanamente di ipotizzare un intervento umano nel materiale genetico. Il problema della fame si può avviare verso una soluzione ripensando gli stili alimentari dei cosiddetti paesi civilizzati, progettando coltivazioni ecosostenibili e curando maggiormente i nostri suoli, sempre più a rischio di perdita della componente organica, di erosione e di desertificazione. Pensare che gli OGM siano la soluzione al problema significa creare un problema ancora peggiore di quello della fame.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="12">
<li><strong>Che accoglienza hanno avuto le tue tesi? Sei osteggiata per quanto scrivi?</strong></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">L’accoglienza è quella che hai ben esposto prima, nelle domanda sulla pagina 91: fantascienza, per la maggior parte delle opinioni di chi è troppo legato ai dogmi della società moderna. In età antica, o, meglio ancora, nella preistoria, ai nostri primordi, le mie tesi sarebbero risultate talmente ovvie da non aver neanche bisogno di essere esposte. Noi discendiamo da società altamente selettive, quindi più sane della nostra, in grado di forgiare individui più forti di noi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="13">
<li><strong>Attualmente vedi qualche possibilità che le tue tesi abbiano una diffusione?</strong></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Dipende tutto dalla volontà di tornare a porre la salute di un popolo al centro dell’agire politico. Se questa volontà dovesse manifestarsi di nuovo, le mie tesi avrebbero la loro giusta diffusione. Non ho scritto un romanzo rosa o una silloge di gastronomia regionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="14">
<li><strong>Da quali pensatori, scrittori, politici prendi forza?</strong></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">La forza si prende dalle Idee, ma posso indicare certamente alcuni autori che hanno operato una catalisi nella direzione che hanno preso i miei studi. Sicuramente Goethe, Nietzsche, Konrad Lorenz, Walter Darré. Ma anche alcuni scritti di Plinio il Vecchio, di Aristotele, di Tommaso Campanella e di Giambattista Della Porta. Poi senza dubbio posso citare come autori indispensabili Evola, Guénon, Dàvila. A questi aggiungo Franco Freda, che con i suoi scritti e la sua attività editoriale ha definito l’unica linea politica possibile in questo momento, e altri autori delle Edizioni di Ar che ritengo indispensabili: Giovanni Damiano, Piero Di Vona e Massimo Pacilio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="15">
<li style="text-align: justify;"><strong>Chiudo questa intervista chiedendoti a cosa stai lavorando attualmente e quali sono i tuoi progetti futuri e ringraziandoti per la tua disponibilità.</strong></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Opero per continuare a dare la possibilità, a chi non si riconosce nell’attuale contesto scientifico, di avere una visione alternativa della scienza e un’idea arcaica della natura. I progetti futuri non hanno mai avuto molto senso, per me, quindi non ne faccio. Proseguo le mie ricerche nella prospettiva di un possibile collegamento tra la visione tradizionale e la biologia, per ripristinare quella unione tra l’uomo e la natura che si è smarrita nell’epoca moderna. Per questo motivo, mi interessa un particolare àmbito della ricerca naturalistica: l’<em>etnobiologia</em>, ancora poco nota, ma dalle innumerevoli potenzialità. Ho scritto già degli articoli su aspetti simbolici o sacri legati ad alcuni animali. Conduco ricerche che in seguito sottoporrò ai lettori, con la certezza che ciò che scriverò sarà recepito soltanto da chi è privo di condizionamenti ideologici e capace di contribuire alla restaurazione di una società fondata su princìpi radicalmente opposti a quelli moderni, corrispondenti alle più profonde leggi di natura: oggi dimenticate, ma un tempo cuore delle società umane. Chi saprà ricordare l’importanza di queste leggi sarà anche in grado di ristabilire l’ordine e di tracciare nuovamente il destino della nostra razza.</p>
<p>&nbsp;</p>

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