Dire che il 2025 è stato la prosecuzione del 2024 suona terribilmente banale, ma se guardiamo lo scenario della politica estera, vediamo che le due principali crisi internazionali, quella palestinese e il conflitto in Ucraina, sono proseguite immutate, senza vie di uscita o soluzioni.
Dopo le stragi compiute dagli Israeliani nella striscia di Gaza, Israele ha consentito a una “tregua” all’ombra della quale gli eccidi di Palestinesi e la morte per fame soprattutto dei minori, continuano, e che è più che altro un contentino per indebolire l’universale riprovazione che lo stato ebraico riceve ormai a livello planetario, e per rabbonire Trump e continuare a ricevere gli aiuti americani.
Prima di passare oltre, tuttavia, non si può non esaminare il riflesso di questa situazione sul piano interno. Io trovo paradossale che oggi l’antisionismo sia diventato quasi un monopolio della sinistra, e di un certo tipo di sinistra, cioè proprio quella a cui il paraocchi – che di altro non si tratta – marxista toglie la consapevolezza che la vera dinamica della storia è costituita dai conflitti fra le etnie, e solo marginalmente fra le classi sociali.
Questo tuttavia non è il peggio. Quello che gli Israeliani hanno compiuto e stanno compiendo a Gaza ha riempito l’opinione pubblica di orrore, indipendentemente dal colore politico, colpendo la sensibilità umana di ciascuno. Ma pensate che ci sarebbe consentito accodarci a una manifestazione pro Palestina? Sia mai che i sinistri che la gestiscono permettano che essa sia “inquinata dai fascisti”. In compenso però, permettono che sia inquinata da una frangia che sarà minoritaria ma non certo isolata di “compagni” violenti a cui, in definitiva, della Palestina non frega proprio niente, ma è solo un pretesto in più, come potrebbe essere la TAV in Val di Susa o qualsiasi altra cosa, per distruggere quello che capita a tiro e aggredire le forze dell’ordine.
E’ uno dei paradossi di questa strana democrazia, che ad alcuni sia impedito di manifestare civilmente, mentre altri abbiano di fatto la licenza di commettere impunemente qualsiasi tipo di reato.
In Ucraina continua il sanguinoso stallo. La verità di cui i politici europei e italiani non sembrano volersi rendere conto, è che la Russia non può essere sconfitta. E’ vero che quella che all’inizio sembrava dovesse essere per i Russi una passeggiata militare non troppo diversa da quella in Ungheria nel 1956 o in Cecoslovacchia nel 1968, si è rivelata qualcosa di ben diverso, perché non hanno tenuto conto che nel frattempo la NATO aveva riempito l’Ucraina di armamenti, fornito tutto il supporto dell’intelligence USA nello spiare ogni mossa dei militari russi, dato il via a nuove tattiche come gli attacchi con droni esplosivi contro gli stati maggiori russi in modo da disarticolarne la catena di comando.
Sull’altro piatto della bilancia, bisogna però mettere il fatto che l’intento di piegare la Russia con strumenti economici come le sanzioni, o peggio, ancor più grottesco, il declassamento da parte delle agenzie di rating, si è rivelato inefficace e ridicolo.
Pensando di piegare la Russia con le agenzie di rating e togliendole la coca cola e le catene di fast food di Mc Donalds, si è involontariamente dimostrata una sola cosa, un fatto che sarà sempre più difficile da nascondere, che quella che da noi si fa passare per l’economia, fatta di mercato dei cambi, giochi di borsa, bolle speculative, non è l’economia reale. In essa, nella sua vera dimensione fatta di risorse umane, di spazio, di produzione alimentare, di materie prime, di combustibili, semplicemente la Russia non può essere piegata, e le sanzioni hanno dimostrato di fare più male all’economia dell’Europa occidentale che a quella russa, inoltre tutto ciò somiglia all’inutile assedio di una fortezza da un lato solo.
Scopriamo che “l’Occidente” è solo una piccola parte di mondo, e che la Russia continua ad avere libero accesso agli immensi mercati e alle enormi risorse di materie prime cinesi e indiani.
L’Ucraina, a sua volta, riesce a mantenere il conflitto in una staticità da prima guerra mondiale grazie al costante flusso di armamenti che le arrivano dagli Stati Uniti e dall’Europa occidentale – che non è che non pesino sulla nostra economia – e senza i quali le truppe russe entrerebbero a Kiev in una giornata, ma questo, più si prolunga nel tempo, non fa che aggravare l’emorragia di vite umane che mette seriamente a repentaglio il suo futuro. L’unico modo di rimpiazzarla, almeno sui campi di battaglia, è chiaro: sempre più spesso abbiamo notizia di “volontari” occidentali, soprattutto inglesi almeno per ora, catturati dalle truppe russe. La guerra per procura si sta trasformando in una terza guerra mondiale combattuta su un terreno circoscritto.
Passando dallo scenario internazionale, cupo per la verità, e che non dimostra segni di miglioramento, alle nostre vicende interne, non si può non notare una stranezza.
Parlando con diverse persone vicine alla nostra area politica, non è stato difficile notare una quasi unanime deprecazione della politica dell’attuale governo, che pure si regge su di una coalizione il cui partito principale è contrassegnato come simbolo da quella fiammella tricolore più o meno sentita come “nostra”, in generale gli si rimprovera, oltre ad aver del tutto abbandonato subito dopo le elezioni politiche quello che era stato il suo principale cavallo di battaglia di propaganda durante la tornata elettorale, ossia porre un freno all’immigrazione clandestina, il totale servilismo verso gli USA e la UE, l’acquiescenza verso la politica genocida di Israele, salvo un’estremamente tardiva e flebile resipiscenza, l’invio di armi in Ucraina che pesa sui nostri fondi pubblici, a tutto discapito di sanità, scuola e pensioni, le sanzioni contro la Russia che danneggiano soltanto la nostra economia, tutto il contrario, insomma della politica che si riterrebbe auspicabile, e quasi unanimemente, di fronte a tutto ciò, ho rilevato la decisione di non sostenere o di non sostenere più col voto la coalizione di governo, la scelta dell’astensione in mancanza di meglio.
Tuttavia, questo governo non solo ha battuto finora tutti i record di durata nella storia della repubblica e si qualifica ormai come governo di legislatura, ma sia le tornate elettorali amministrative, sia i ripetuti sondaggi confermano che Fratelli d’Italia non ha fatto altro che crescere come consensi. In tutta evidenza, ha ampiamente guadagnato “al centro” più di quanto può aver perduto “a destra”. La mia sensazione è che abbia catturato una certa anima democristiana mai scomparsa, ma rimasta senza una chiara voce in cui riconoscersi dal 1991.
A rendere ancora più chiaro ciò, è il fatto che mentre la consistenza elettorale di Fratelli d’Italia è oggi la stessa che aveva nel passato la DC, il Partito Democratico ricalca quasi esattamente quella che fu del PCI in anni che furono. Nonostante i decenni passati, la barriera elettorale tra centrodestra e centrosinistra sembra stabile, ed entrambi i partiti hanno raggiunto la consistenza attuale “mangiando” gli alleati, nel caso del PD i 5 stelle, in quello di FdI la Lega.
Come l’improvvisa esplosione, il progressivo, rapido declino dei 5 stelle era probabilmente inevitabile, man mano che si è sgonfiata la bufala del movimento trasversale atto a raccogliere i malumori e le proteste di tutto il panorama politico, ed ha sempre più rivelato la sua natura di partito di sinistra, il rosso è emerso sempre più mentre la mano di giallo stingeva.
Quanto alla Lega, non si può dire che l’attuale decadenza che la vede attualmente sorpassata nei numeri persino da Forza Italia, il partito mausoleo di Berlusconi, non si può dire che non sia pienamente meritata. La politica, lo sappiamo bene, fin troppo spesso è fatta di appelli di pancia, per ottenere i quali si ricorre a manipolazioni e distorsioni della realtà, ma raramente si era caduti così in basso come i leghisti hanno fatto. Non si possono sentire panzane del tipo “I barconi dei migranti ce li manda Putin”, o il tentativo veramente abietto di giustificare la politica genocida di Israele confondendo deliberatamente i Palestinesi con le masse di migranti magrebini e subsahariani che dal Nordafrica invadono le nostre coste.
E non è il caso neppure di dimenticare le origini secessioniste e antinazionali di questo movimento. Prima di adottare la giacca e cravatta ministeriali, Salvini faceva un grande sfoggio di felpe e magliette, ma ce n’è almeno una il cui ricordo dovrebbe imbarazzare l’ex leoncavallino divenuto segretario leghista, che esibiva prima di assurgere a quest’ultima carica, e che riportava la scritta, in tedesco, nemmeno in italiano, “Padania ist nicht Italien”, “La Padania non è Italia”.
E’ certamente grottesco il fatto che oggi la Lega sia diventata il partito del ponte sullo stretto di Messina, ignorando sia i problemi ecologici che quest’opera creerebbe, sia il fatto che si andrebbe a costruirla in una delle zone più sismiche d’Italia, sia il fatto delle organizzazioni mafiose pronte a mettere le mani sul giro d’affari che si creerebbe.
In realtà si tratta di un escamotage, una genialata di Salvini per cercare di conquistare al sud quel consenso che la Lega sta vistosamente perdendo al nord. A quanto rivelano i sondaggi e le recenti tornate amministrative, i risultati di ciò sono nulli.
Se una politica nuovamente incentrata su un “bipolarismo imperfetto”, adesso FdI-PD invece che DC-PCI può per certi versi sembrare un ritorno agli anni ’90 o ancor prima, dello scorso secolo, magari che la nostra situazione fosse quella di allora!
Parliamo prima di tutto dell’economia. In base a non si sa bene quale misterioso calcolo statistico, il PIL cresce di qualche punto percentuale ogni anno, anche quando la situazione rimane stabile o di contrazione economica, e quando le cose si mettono male, i periodici finanziari annunciano che “siamo tornati agli anni ’90”. Davvero? 30 anni fa era enormemente più facile per i giovani entrare nel mondo del lavoro, si poteva più facilmente contrarre un mutuo, mettere su casa, mettere su famiglia.
E’ chiaro che il PIL è un indice economico del tutto inattendibile. Tempo fa, mi è capitata sott’occhio una statistica che confrontava la situazione economica di tutta Europa fra il 2000 e oggi in termini di rapporto salari-prezzi, pare sia migliorata dovunque, tranne che in un Paese dove è andata decisamente in rosso, indovinate quale!
Se consideriamo altri assi importanti per valutare la qualità della vita, dall’istruzione alla sanità all’ordine pubblico, la situazione appare ulteriormente peggiorata.
C’è un nuovo termine che abbiamo dovuto forzatamente imparare, un neologismo che è entrato di prepotenza nel nostro lessico: maranza. Chi sono i maranza? Sono i componenti delle bande di teppisti che imperversano in alcuni quartieri delle nostre città, composte perlopiù da immigrati di seconda e terza generazione, che tra rapine, furti, danneggiamenti, aggressioni, commettono ogni sorta di illeciti, sicuri dell’impunità, sapendo bene che nel caso improbabile che venissero arrestati, troverebbero sempre un giudice di sinistra che li rimetterebbe in libertà in poche ore, che le leggi valgono soltanto per gli italiani. Il clima di illegalità diffusa che costoro creano rende invivibili molte aree delle nostre città.
Io direi che tocchiamo con mano il fallimento dell’idea stessa di integrazione. Costoro non hanno alcuna intenzione di integrarsi, sanno benissimo che grazie al nostro declino demografico, alla loro esuberanza da questo punto di vista, unita alla continua importazione nostro malgrado dal Terzo Mondo di quelli che, come loro, non sono risorse ma problemi, stanno per soppiantarci.
Quest’anno abbiamo avuto la notizia di un comune, Martello in provincia di Bolzano, dove non ci sono più italiani, ma solo tedeschi e immigrati, è il primo, ma non sarà l’ultimo, e quando l’etnia italiana sarà cancellata, l’Italia sarà un cadavere che cammina, grazie al peggiore in assoluto dei regimi, la più ipocrita delle tirannidi, la democrazia.
In tutto ciò, non si può non considerare il ruolo di una magistratura largamente infeudata a sinistra, il cui compito principale sembra essere quello di garantire l’impunità ai delinquenti allogeni e di perseguire con la massima durezza i cittadini che si difendono e le forze dell’ordine che cercano di fare il loro dovere, nonché di un sistema mediatico che altro non è se non propaganda di regime, e cerca costantemente di presentarci un’immagine distorta della realtà.
Tutti ricorderanno, ad esempio il bailamme mediatico che si fece attorno al caso di un extracomunitario, Willy Montero, ucciso da italiani, mentre le quotidiane violenze commesse da allogeni contro la nostra gente vengono passate sotto silenzio. Si sforzano di negare tutto ciò che vediamo ogni giorno coi nostri occhi: l’attuazione del piano Kalergi.
Il principio fondamentale dello stato moderno è il bilanciamento dei poteri che impedisce a ciascuno di essi di diventare tirannico, the Balancement of Powers già teorizzato dal filosofo John Locke nel XVII secolo, ma la “nostra” costituzione, “la più bella del mondo” secondo l’illustre giurista Roberto Benigni, assegna alla magistratura un potere che non è bilanciato e non è controllato da nulla. Si tratta di una delle tante trappole in essa disseminate per evitare che quel potere popolare proclamato in teoria possa diventare effettivo, e le conseguenze le abbiamo viste più di una volta, con una magistratura che ha cercato in tutti i modi di sovvertire per via giudiziaria il giudizio espresso dai cittadini nelle urne, sempre a vantaggio della sinistra.
Il potere della casta giudiziaria, non meno corrotta di quella politica, andrebbe drasticamente limitato, e la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante, oggi timidamente riproposto dal centrodestra, è ancora troppo poca cosa, e le possibilità di passare attraverso le forche caudine di un referendum confermativo, sono esigue, non solo perché è estremamente improbabile che oggi un qualsiasi referendum superi il quorum, ma perché la sinistra si batterà ferocemente in difesa dei privilegi della casta dei giudici.
Io di solito su queste pagine non mi occupo di cronaca nera, ma ora è il caso di fare un’eccezione, viste le implicazioni. Parliamo del delitto di Garlasco, un caso riaperto dopo 18 anni. C’è il forte sospetto che i familiari di un soggetto fortemente indiziato abbiano corrotto un magistrato e due agenti per ottenere l’archiviazione della posizione del loro congiunto, determinando la condanna di un innocente.
Ma il punto davvero centrale è che costoro, persone estranee alle secrete cose dei palazzi di (in)giustizia, non avrebbero potuto fare altro che accedere a un sistema di corruzione preesistente, e verosimilmente ben più esteso.
Mala tempora currunt. Viviamo brutti tempi, e tempi peggiori verosimilmente ci aspettano. Ciò che resta salda è la nostra determinazione a lottare finché sarà possibile farlo.
NOTA: Nell’illustrazione, l’Altare della Patria, uno dei simboli più importanti della nostra nazione, il cui futuro è oggi minacciato, in primo luogo dalla sostituzione etnica.


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