8 Ottobre 2025
Politica

Autismo e politica: la volontà di sterminare il pensiero creatore

“Il progressivo aumento della solitudine (cioè la perdita di relazioni significative), del disagio mentale, dell’impotenza decisionale e della perdita di senso, molto diffuse nel mondo contemporaneo, indicano il fallimento dei sistemi organizzativi attuali (stati, unioni, imperi) e la necessità di una radicale riorganizzazione delle nostre società.”
Franco Fabbro, La svolta biopsichica, Astrolabio 2024, pag. 142

Quest’anno ho scoperto di essere autistico dopo un percorso durato molti mesi, e questo mi ha permesso di capire moltissimi aspetti della mia identità, di acquisire maggiore consapevolezza e soprattutto di interrogarmi su che cosa significa la sindrome autistica e di pormi delle domande molto delicate sul rapporto fra autismo e politica.

Anzitutto diciamo che l’autismo non è una patologia bensì una specificità del sistema nervoso che determina un problema nella negoziazione delle informazioni fra il mondo esterno e il mondo interno quindi si tratta di una specificità neurologica che fa sì che l’autistico soffra di una disabilità inerente alla vita sociale.
L’autistico non riesce a sviluppare un senso dell’appartenenza, quindi a sentirsi parte di un gruppo, di una dinamica familiare e collettiva poiché ha difficoltà ad assimilare un modello dall’esterno e portarlo all’interno quindi è costretto a sviluppare un modello interno. Per questa ragione esso vive nel suo mondo e tende a sviluppare un mondo suo proprio, un suo linguaggio intimo, ma questo non significa assolutamente che sia un incapace né un interdetto. L’autistico è certamente portatore di un handicap che gli comporta difficoltà nella relazione sociale ed anche una specifica percezione sensoriale poiché l’autistico non percepisce il mondo nello stesso modo di una persona neurotipica.

Neurotipica si intende una persona statisticamente prevalente e con una conformazione nervosa che è quella della maggioranza. In che senso vorrei affrontare il tema del rapporto fra autismo e politica? Innanzitutto nel senso che l’autistico è un soggetto individuale che tende a trovare in sé stesso la sua completezza. Aὐτός (autos) («stesso», ovvero «sé stesso»), è la parola greca alla base della parola autismo, essa indica un rivolgersi all’interno, un essere divergenti, perlomeno riguardo a quanto riteneva Aristotele quando diceva che l’uomo è un animale sociale. Il soggetto autistico è l’eccezione che sconvolge la regola (sociale).

Per chi amministra la società l’autistico è un problema da arginare se non addirittura da sopprimere.
Noi viviamo in un modello sociale in cui la collettività è sottoposta a un ordine sociale indotto e basato sul consenso, consenso sia economico che politico. Il soggetto neurotipico ha una logica basata sulla ricerca del benessere e del consenso personale, ovvero del vantaggio personale, in base a questo la sua reazione a determinati stimoli in determinate circostanze è una reazione prevedibile.
I rappresentanti della vita politica ed economica possono indurre una reazione ad un soggetto. Quello che dico non è fantascienza, basti pensare al celebre “La fabbrica del consenso” di Edward S. Herman e Noam Chomsky od anche al testo “Le Armi della Persuasione” di Robert Cialdini, in cui si evidenzia come il marketing americano negli anni ‘70 studiava addirittura i colori e le forme geometriche delle confezioni di detersivi in base ai cicli mensili delle massaie per indurre loro a comprare, e tutto ciò era basato su una prevedibilità del soggetto neurotipico.
Questa prevedibilità è totalmente scardinata dal e nel soggetto autistico che, essendo incapace di acquisire un modello dall’esterno, non subisce una logica convenzionale diventando un problema da arginare.
La classe politica pretende che il soggetto autistico sia un soggetto incapace di pensare e lo si vuole collocare in una nicchia di incapacità cognitiva privandolo di ogni credibilità, togliendolo (per finta) da una ghettizzazione sociale per ghettizzarlo politicamente e intellettualmente. Quando l’autistico è considerato un “poveretto” o un “demente” va incluso e quindi tollerato.

La storia, è piena di soggetti autistici che hanno generato rivoluzioni nella scienza, nell’arte, nei modi di pensare spesso compromettendo il potere economico. Pensiamo a Nicola Tesla, autistico conclamato, che voleva dare energia gratis a tutti e quindi sconvolgendo i mercati e le oligarchie.
La vita dei neurodivergenti, non essendo concentrata sul consenso e sul vantaggio personale, è in grado di introdurre un’innovazione che poi va a beneficio degli altri salvo però essere stigmatizzata. Perché? Perché l’autistico manda un messaggio pericoloso, dice cioè: “io a casa mia, con la mia capacità di creare, cioè di portare un messaggio creativo, posso cambiare il mondo, posso portare un messaggio che influenzi gli altri”. Il rappresentante della vita politica si sente spodestato dalla pericolosità di questo messaggio. Perché il cittadino deve delegare la sua esistenza all’istituzione ed ai suoi rappresentanti, può avere voce solo e unicamente attraverso i giornali, i media, le industrie, i comitati, i direttivi, tutti ordinamenti i cui vertici non toccheranno mai la vita reale del singolo cittadino. Non può il cittadino a casa sua improvvisarsi un creatore, perché altrimenti scarta alla base quello che è l’ordinamento stesso del processo civile, politico ed economico. Ma l’autistico non si cura né di questa logica né di questo imperativo. Esso dice: io sono portatore di un mondo, io creo, io sono il mio modello, io sono la legge che porto in me, la legge della conoscenza, l’individuo creatore e indivisibile.

Bisogna poi distinguere la parola “collettività” da quella di comunità. Collettivo è oggi ciò che tende a inglobare tutto e tutti come se non ci fosse più nessuna differenza, la cosiddetta società liquida che mette ogni diversità sullo stesso piano di fatto eliminando ogni divergenza.
Genialmente Chomsky ha descritto con chiarezza il culmine di queste società, in particolar modo quelle occidentali anglo-americane che hanno schiacciato ogni tipo di diversità, pensiamo all’America dove ogni tipo di dissenso o di divergenza vengono dissipate.

In America si è cercato infatti di individuare il gene responsabile della predisposizione all’autismo e ci sono state manifestazioni di proteste da parte delle famiglie di soggetti autistici, perché a quel punto si vorrebbe spingere le donne ad abortire i nascituri autistici, compiendo una eugenetica delle neurodivergenze.
C’è quindi una volontà politica di eliminare il soggetto autistico, in quanto è capace di scardinare il modello sociale in cui ci troviamo, un modello sociale basato sul consenso e la sopraffazione. Pensiamo soltanto che l’ascesa politica è basata sul fatto che si può indurre o comunque persuadere un cittadino a votare, a comprare, ad applaudire.

Nelle società antiche, viceversa, il soggetto non ordinario è stato visto come una epifania, come un essere speciale, ciononostante è stato comunque confinato, vuoi nel Tempio, vuoi in uno spazio specificamente dato e demarcato, è stato affrancato. Deve ancora conseguire un terzo modello sociale pensato sul soggetto creatore e questo modello sociale non può essere basato sulla Polis, cioè sul classico concetto di società basata su un alto numero di individui, ma occorre tornare al piccolo numero sociale in cui l’individualità viene tutelata e dotata degli strumenti di dare il suo apporto alla comunità.

Per reagire a questa società che vuole estirpare il pensiero creatore dobbiamo riappropriarci del concetto di individuo assoluto, cioè del fatto che essere e individuo formano una sintesi che trascende l’individuo e l’essere, si tratta di una unità in cui l’io autistico si fonde con l’intera infinità dell’universo. Il soggetto creatore è una finestra sull’universo, come la monade di Leibniz ma non impersonale, non è una coscienza spersonalizzata, ma una finestra capace di darsi tutta a tutti, quindi non è un chiudersi totalmente dentro ma un isolarsi dall’inessenzialità, un affrancarsi da tutto quel modello meschino che è sopravvissuto per millenni basato sulla sopraffazione dell’uno sull’altro perché la ricerca del consenso personale significa sopraffare gli altri.

Il soggetto autistico è quindi la più grande minaccia ad un modello sociale basato sulla sopraffazione dell’uno sull’altro. L’autistico non è un caso venuto male, ma è un vero e proprio linguaggio dello Spirito che interviene nell’umanità per spingerla ad un nuovo modello sociale.

Emanuele Franz
13 luglio 2025

Note: per approfondimenti si può ordinare e leggere il mio libro “L’Io autistico. Tra esperienza personale e riflessione filosofica” (Audax Editrice 2025) con gli interventi di: Susanna Tamaro, Sergio Zanini, Franco Fabbro, Silvano Tagliagambe, su www.audaxeditrice.com

Emanuele Franz è nato il 14 agosto 1981 a Gemona in Friuli (Italia) e vive a Moggio Udinese. È saggista, filosofo, attore e poeta. Si occupa di filosofia e storia delle religioni e ha al suo attivo più di 30 pubblicazioni, nelle quali spazia dai romanzi alla saggistica, dai dialoghi alle opere drammatiche, dalla letteratura di montagna all‘ermetismo. Nel 2017 ha pubblicato “La storia come organismo vivente”, un saggio sulla storia universale in cui sostiene una teoria innovativa del tempo. Organizza convegni culturali internazionali (come il convegno Identitas) e i suoi libri sono tradotti anche in serbo “Evropa u sumraku” (“Europa al crepuscolo”), edizioni Prometej, Novi Sad, Serbia 2022, in tedesco “Metaphysik des Baumes” (“Metafisica dell’Albero”), Audax edizioni 2023, inglese “You are One” (“Voi siete Uno”) edizioni Prometej, Novi Sad, Serbia 2023, e russo “Все вы одно” (“Voi siete Uno”), Audax Editrice 2023.

1 Comment

  • UnUomo.InCammino 14 Luglio 2025

    È bene che nel gregge ci siano una pecora bruna, o pezzata o nera.
    Anche solo per di dimostrare l’assurdità del sinistro ugualismo, dogma che più è falso più viene martellato e imposto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *