L’espressione “Asso piglia tutto” mi viene da un gioco di carte nostrano che è una variante del gioco della Scopa. A differenza della Scopa, se in una data mano si gioca l’Asso, ebbene l’Asso piglia tutte le carte che in quel momento stanno sul tavolo scoperte. L’abilità sta tutta nella scelta dei tempi, cioè quando sia meglio giocare l’Asso. Giocando l’Asso si piglia tutto ed è questa l’allegoria che chiamo in causa.
La RETORICA a differenza della DIALETTICA non ha veramente un avversario con cui competere ma soltanto un pubblico da persuadere.
La sua forma non è il DUE ma l’UNO.
Persuadere un pubblico o come si dice in inglese una audience non è come competere con un avversario di fronte.
Per rendere ancor meglio l’idea si pensi alla RETORICA come Propaganda.
La parola propaganda viene dal latino ed è un aggettivo verbale che si definisce come gerundivo che significa “da fare”, cioè quel che si deve fare come impegno. Il nome soggetto cui fa riferimento è la FEDE per cui dall’espressione DE PROPAGANDA FIDE si deriva il compito di propagare la fede presso coloro che non hanno la nostra stesse fede, cioè nel nostro caso quella cattolica.
Ora la fede è il CREDO, cioè quello in cui si crede e su cui ci si basa per organizzare la propria vita secondo uno schema senz’altro certo, solido da non mettere in dubbio.
La Fede non si discute ma si accetta, che, se così non fosse la Fede, il CREDO non si dovrebbero ritenere tali.
La Fede, il CREDO se è tale non si discute ma si accetta.
Per convincere chi non la pensa in questo caso come noi si dovrà operare in un certo modo.
Compito della RETORICA è quello di convincere gli altri che siamo noi ad avere ragione e non quegli altri!
Per convincere gli altri delle nostre ragioni una delle migliori ricette è quella di offrire il meglio del meglio, tutto quel che di più non si può, cioè TUTTO ed è per questo che abbiamo evocato l’ASSO.
Ecco che allora noi siamo TUTTO e gli altri sono NULLA.
Noi siamo il BENE e gli altri sono il MALE.
Il BENE è quello assoluto ed il MALE è altrettanto assoluto e non vi è né medietà né mediazione come nel caso del Nazifascismo confrontato con la DEMOCRAZIA.
Veniamo ora ai tempi nostri.
Non vi è proprio NULLA di dialettico nella presente contrapposizione verbale tra governo ed opposizione. Più in generale si dovrebbe dire che non vi è proprio nessuna DIALETTICA né confronto tra le forze politiche che elette da una quasi minoranza di cittadini o maggioranza relativa si ritengono autorizzate a rappresentarli.
Ciò è un vulnus una ferita sanguinante della DEMOCRAZIA più autentica la quale non può non essere che DIALETTICA e non già retorica e propaganda.
Ma che cos’è la DIALETTICA, dunque, e che cosa invece si sta totalmente impadronendo di essa?
La risposta è semplice, chiara ed immediata!
Il contrario della DIALETTICA è la RETORICA.
La DIALETTICA è il confronto.
Ma che confronto può esserci tra il male e il bene, tra l’inclusione e l’esclusione, l’antipatia e la empatia simpatia e così via?
Però …
Non si gioca a scacchi né poniamo a poker od al bridge da soli.
Da soli se si gioca a carte si compie un solitario, e rimpiango mai come ora di aver perduto per averlo prestato un prezioso libriccino della Hoepli che mi pare si chiamasse i Cento solitari di Napoleone, o qualcosa del genere.
Da soli ci si masturba e la faccenda è del tutto piacevole e nient’affatto riprovevole se persino quegli animali che oggi hanno accesso con noi negli ospedali e negli aerei lo fanno, cioè gatti e cani e pare particolarmente gli orsi che si masturbano nella foresta e non viaggiano in aereo.
Se si gioca in due è giocoforza come si dice che UNO dei DUE primeggi e quell’altro con un solecismo inventato secondeggi.
Non si può insomma vincere in due. Se si è in due si gareggia e ci si confronta perché uno dei due risulti superiore. Qui c’è il primo e il secondo.
Se poi si dovesse sempre pareggiare ciò si configurerebbe come un rituale e non come un confronto od una gara.
Non è come la Messa che va sempre a finir bene e nemmeno come la guerra che qualche volta si perde.
La DIALETTICA è un discorrere confrontandosi, combattendosi che presuppone il DUE! La parola Due è come il DIA dei Greci.
Il DIALOGO si fa in due e non da soli e così l’amore generativo invece dell’ipsazione perlomeno fino a qualche tempo fa perché ora si può generare e fecondare comodamente e sicuramente in una qualche clinica attrezzata con una equipe adeguata.
una fase ad altra fase del processo come nel caso della causa che si traduce in un effetto, che di connessione per cui i due termini sono connessi in UNO solo come nel caso di una simmetria speculare.
LA RETORICA INVECE MIRA A TUTT’ALTRO.
Scopo della RETORICA è quello di persuadere quell’altro, non tanto l’avversario quanto il giudice ed il pubblico o la giuria che giudicano, che si ha ragione e che il torto sta TUTTO dalla parte dell’avversario.
Non vi è maggioranza che sia più stabile, garantita ed esclusiva del TUTTO.
Se un tale promette qualcosa non potrà che perdere nei confronti di chi promette il TUTTO, il BENE assoluto invece del MALE assoluto come lo fu il Fascismo e il Nazismo ed ora NETANYAHU.
Tra la promessa di un bene relativo, parziale e circostanziato e la promessa di un bene imperituro ed universale non c’è scelta! Meglio di gran lunga un bene imperituro ed universale.
Come diceva scherzando un mio super cinico amico tra il Sindacato che promette un aumento di stipendio od una riduzione del carico orario di lavoro ed un CREDO religioso che promette resurrezione e vita eterna od un paradiso per maschi combattenti e vittoriosi di urì[1] islamiche, cioè di donne stupende danzanti non c’è proprio confronto!
Vediamo invece di stare coi piedi per terra, in quei pochi o molti anni di vita che ciascun individuo per il semplice fatto di essere nato avrà modo più o meno di vivere e pertanto di ragionare da vivi.
Tra i due litiganti però è stato detto che il terzo gode.
Valutiamo ora la presenza del terzo incomodo tra il BENE ed il MALE assoluti disgiunti.
Tra il TUTTO e il NULLA per cui il TUTTO è TUTTO ed il NULLA è NULLA vediamo di mediare, altrimenti non se ne viene proprio fuori.
Tra il TUTTO e il NULLA cӏ il QUALCHE COSA.
Un QUALCHE COSA non è per certo TUTTO ma non è nemmeno NIENTE!
Che si fa ora?
È come dicessimo che tra il male e il bene assoluti ci sta quel povero diavolo che ciascuno di noi è … prima fascista e poi comunista o prima russo e poi ucraino, ebreo e palestinese … e così via.
In quali termini si pone il contendere?
Aggiungiamo alla contraddizione del TUTTO verso il NULLA o NIENTE una via di mezzo che non sia né il TUTTO né il NULLA.
Questa via di mezzo è il qualche cosa, il SINGOLO, l’INDIVIDUO. Non più il Diavolo, insomma, ma il povero Diavolo.
L’individuo coi suoi difetti e le sue debolezze, rimpianti ed esaltazioni non è tutto ma non è neanche niente ed è pur sempre un QUALCOSA che è venuto al mondo non si sa bene perché ma senz’altro buono e scaloganto.
Da che parte stare per accontentare chiunque?
Il qualche cosa è l’individuo, il singolo.
Per trionfare si starà dalla parte del TUTTO e anche del SINGOLO e si escluderà il NULLA.
Soddisfare un singolo non è come soddisfare tutti per cui è senz’altro meglio stare dalla parte del TUTTO perché il TUTTO comprenderà anche il singolo individuo.
Dunque, accontentare tutti e non già qualcuno od uno soltanto.
Se si accontentano tutti nessuno verrà escluso e nessuno si lamenterà.
La vittoria sarà senz’altro dalla parte sia di tutti gli individui che anche dalla parte ipso facto del singolo individuo.
Ma come realizzare questo prestigio?
La soluzione è semplice!
Ciò si realizza per mezzo dell’EGUAGLIANZA.
L’individuo, il singolo è come il TUTTO e il TUTTO è UNO solo e non può che essere quello.
Non possono infatti esserci due TUTTO perché semmai ci fossero due o più TUTTI ciascuno di essi senza gli altri non sarebbe TUTTO.
Oggi a fronte delle contese e dei conflitti che ci pervadono e ci logorano è partita una crociata che promette il TUTTO.
Vediamo ora che cos’è il TUTTO dopo l’eliminazione di ogni DIALETTICA, cioè del predominio del DUE, cioè della differenza e della distinzione.
Il TUTTO è la PACE in cui coesistono sia coloro che prolificano con più o meno gioia, responsabilità o rispetto per il sesso, quasi opposto di questi tempi, in cui si è fatto sempre più incerto il genere, sia coloro che si astengono per l’affetto che li unisce ai propri simili senza distinzione né di sesso, né di razza, né di cultura, né di doti intellettuali o fisiche, olimpici o para olimpici che siano, attaccati alla vita residua o inclini al suicidio assistito.
La RETORICA risolve sempre e per costituzione quasi logica il DUE nell’ UNO che è UNO, solo e unico per definizione e questo UNO non è né conteso né teso ma come ci insegnò un epigono di Parmenide tale Severino Emanuele[2], cioè una versione ridotta ad uso cattedratico di un più severo e primordiale filosofo dell’antica Grecia di Elea.
La RETORICA risolve il DUE nell’ UNO cioè la lotta e la tensione nel consenso, la guerra infine nella pace purché sia eterna e immobile e che non sia alimentata dall’eros e dalla perdita, che generi figli immortali che non si ammalino e che non decedano innanzi tempo e che semmai fossero lesionati da una qualche perfidia omicida residua possano con gioia ancora partecipare ridenti a una qualche para-olimpiade sulle Dolomiti fatte urbane come una Milano non più inquinata ma immersa nel limpidume di una aria più pura e tersa tra grattacieli più simili a bonsai che a pinnacoli di cemento.
Anche questa è la vittoria del TUTTO della RETORICA sulla parzialità oppositiva della DIALETTICA perché è perdente quella DIALETTICA che ancora distingue la città dalla campagna, il senno dalla follia, l’oggi dal domani, la morte dalla vita, l’uomo dalla donna e così via fino alla mortalità dell’uomo e all’immortalità del Dio.
La ricetta è semplice!
All’alternativa di una moglie ubriaca e di una botte piena si propone la moglie ubriaca e la botte piena o per dirla con gli inglesi il dolce che si rigenera dopo che lo si è mangiato.
La Pace senza guerra né contesa è il BENE assoluto di contro al MALE.
Chi scrive però e spero di non essere rimasto solo non la pensa così!
Così si sogna non si esiste.
Ci sia concesso allora di essere cristiano e di credere al contrario nella mortalità del Dio che si fece Uomo.
Ciò ci consente di criticare persino quel Dio che ci volle creare infissi come stiamo nella croce dell’incontro dialettico.
Questa è la DIALETTICA, che non è la Propaganda del Bene, che ci conviene invece della follia RETORICA del presente, anche se è la RETORICA del TUTTO che oggi domina, cioè, il delirio democratico degli imbecilli.
Nel bruciare il getto, la gettata di questa mesta considerazione vorrei concludere con quest’osservazione che mi porto dentro da tanto.
La realtà è sempre più complicata e complessa specie ora e non può essere l’opera di un solo DIO ma di un DIO che assume di volta in volta forme diverse.
Parlo ovviamente per me, ma ritengo che ci sarà pure qualche altro tra gli affezionati di EreticaMente che la pensa cosi’!
Talune celebrità subiscono un torto che sembra inevitabile dal momento che possono ben essere contenti per quel che la sorte ha riservato loro. Ma ciò è una diminuzione come quando si dice di Celentano che è un grande attore, un performer.
È un torto che si usa a qualcuno che è ben di più. Intendo dire che Celentano è assai più teologo di un mesto e tristo Vito Mancuso[3].
Celentano nel suo film ASSO interpreta un eroe prometeico che si confronta perdendo alla fine con DIO, ma che gioioso dopo una prima morte e una prima sconfitta a carte con Dio confida in una persistenza ultraterrena di vittoria. Egli per ben due volte gioca a risorgere e non vi è messaggio più complesso e ridente di una tale DIALETTICA col Dio. La DIALETTICA non può che divertire nella complessità del confronto con l’assoluto che per noi si fa relativo.
L’eguaglianza è più mortifera della morte stessa.
La RETORICA che si vuole vincente mortifica ogni tensione DIALETTICA e riduce l’Eros stesso ad una masturbazione priva di fantasia, di icone e desiderio.
… da ultimo chi vedesse il film noterà che quel Dio con cui Asso perde ha le stesse fattezze di Celentano. Potrà mai un uomo vincere il suo DIO?
Celentano è un teologo cristiano di prima forza, non c’è alcun dubbio, vincerà la partita insieme a quel Dio resuscitato in cui ha creduto.
Renato Padoan
[1]Chi sono le Urì? Le Urì sono figure celestiali descritte nel Corano come compagni puri e bellissimi che accoglieranno i credenti virtuosi nel Paradiso (Janna).
La traduzione più comune dell’espressione è “compagne dai grandi occhi neri”, con un’enfasi sulla loro bellezza pura e luminosa. Caratteristiche principali delle Urì: Bellezza perfetta e pura: Il Corano le descrive come creature di incomparabile bellezza, modellate in modo perfetto e sempre giovani. Sguardo casto e riservato: L’attributo “dai grandi occhi neri” sottintende uno sguardo modesto e riservato, ammirato solo per i loro sposi. Vergini e sempre giovani: Sono spesso descritte come “vergini” (dalla pelle liscia e pura) e perennemente giovani, simbolo di una vita eterna senza decadimento. Compagne dei credenti: Il loro ruolo principale è di essere spose pure e amorevoli per gli uomini e le donne che hanno meritato il Paradiso attraverso le loro buone azioni e la loro fede.
[2]Emanuele Severino fu un filosofo italiano per il quale non nutro nessunissima stima. Questo è un giudizio senz’altro di parte da parte di un seguace come mi professo da sempre di Aristotele. Fu un fautore dell’Essere dominante per cui il divenire è mera apparenza. L’Essere alla Severino ha un grave difetto che tutto comprende sia dalla dolcezza di uno sguardo al fetore di un cadavere passando per l’orgasmo della copula.
[3]L’analisi del teologo Vito Mancuso e il “mondo schiacciato”
«Vedo il mondo schiacciato sull’unica dimensione orizzontale, come scriveva Marcuse già nel 1964. Da allora questa ideologia si è rivelata nella società occidentale. Oggi siamo ancora e più di allora schiacciati dall’economia, dal diritto dalla stessa storia come unico orizzonte. Eppure, sono profondamente convinto che l’uomo non sia a una sola dimensione altrimenti non si spiegherebbero l’arte, la poesia, la grande musica, la filosofia, le religioni.” Celentano in Asso ci insegna proprio questo in modo non sentenzioso.



