Testo e foto di Gianluca Padovan
Ai confini dell’accettabile.
Sono nella metropoli italiana per eccellenza. L’unica. Incredibile. Inimitabile Milano. Dal portone centrale del Duomo, la Cattedrale Metropolitana più grande d’Italia, scruto in direzione nord-ovest. E prendo la rincorsa.
Milleduecento e ventidue metri, equivalenti a ben quattromila piedi, mi separano dai confini del Mondo Civile.
Con i primi mille metri esatti sono alle porte della Storia, alla saracinesca del Castello di Porta di Giove, noto come “visconteo-sforzesco”. Ma proseguo.
Supero di slancio la ricostruita Torre del Filarete ed eccomi laddove Milano, una manciata di secoli fa, guardava la campagna ricca di animali.
Qui vi era anche il recinto del “Barcho”, con i suoi animali più preziosi: i cervi.
Oggi abbiamo il “parco”, ma non posso aggiungere altro.
Lo hanno chiamato “Parco Sempione”, ma io l’ho ribattezzato “parco sudicione”.
L’ignoranza qui è di casa, anzi, di castello.
Il Castrum Portae Jovis Mediolani è stato eretto a cavallo delle mura urbane. La parte più esposta, ovvero quella “verso la campagna”, è stata protetta con una poderosa cinta turrita che Leonardo da Vinci ha denominato “Ghirlanda”. E tale nome è rimasto fino ad oggi. Considero che gli armigeri sono scomparsi -purtroppo- assieme alle insuperabili mura.
Copro l’ultimo dei 1.222 metri, entro in “terra di nessuno” e slalomo tra spacciatori, venditori di braccialetti-portasfiga, truffatori con i tre bicchierini e borseggiatori.
Sono tutti stranieri che come lamprede vanno a caccia di turisti stranieri. D’italiani ce ne sono pochini.
Mi dirigo a fotografare i ruderi della Torre della Colubrina, ovvero una delle due torri superstiti della Ghirlanda, ma devo battere in ritirata. Le “vedette” africane montano digià la guardia alla sommità, mentre all’interno cagano, pisciano, dormono e bevono -già strafatti- una mezza dozzina d’individui.
Sono anni che la “municipalità” e le “autorità incompetenti in campo culturale” sono avvisate del degrado. E sono state più volte edotte sul fatto -per altro evidente- che queste opere architettoniche del Quattrocento devono essere tutelate (figg. 1, 2).
Nemmeno nel cosiddetto “terzo mondo” ho visto un simile squallore.
Un nodo gordiano al collo della Civiltà.
Mi dirigo dentro il “parco merdone”. Incrocio una italianissima e patetica coppia di cinquantenni belli secchi, rottami dell’eroina, rimessi in pista con chissà quali lavaggi del sangue, che se ne va soddisfatta con la “roba nuova”.
Mi perdo nei miei pensieri e faccio male: due africani con bottiglie in mano vengono verso di me e all’unisono tre si alzano dalla panchina che supero e un ultimo finisce di pisciare contro le rocailles e mi guarda, facendo cenno ad uno, mezzo imboscato, che afferra il telefono e chiama.
Ho disturbato qualcheduno? Ho interrotto qualche cosa?
Sì, l’ho fatto sicuramente perché sono in zona Biblioteca del Parco. Fortunatamente è giorno pieno.
La mia dabbenaggine coatta e democratica m’induce a considerare che -comunque e in ogni caso- il metropolitano “ex Parco Sempione” è una vera e propria RISORSA per la Città Metropolitana (fig. 3). E per essere più circostanziato ed anche propositivo ecco la mia carta turistica dell’attuale “parco busone”.
La soluzione “Alessandrina”.
Innanzitutto nel “parco” sono posizionati numerosi gabinetti chimici. Ben pochi li usano e vi lascio immaginare il perché. In compenso i cespuglioni e le basi delle piante sono i cagatoi d’eccellenza dei bipedi. Quindi, se andate a prendere il fresco al “parco”, portatevi il telo di plastica e non il classico plaid.
Ora seguite la planimetria del “parco” per un fantastico tour, ricordando che con gli asterischi sono indicati i punti-ingresso quando il “parco” è “chiuso” (fig. 4).
- A. Castello di Milano.
- B. Torre della Colubrina, il Monolocale messo a disposizione degli Stranieri dal Comune di Milano.
- C. Campo-Canna.
- D. Panchina dirigenziale.
- E. Area Manetta – Controllo.
- F. Presidio degli strafatti con birra, vino, droga, signorine e fast food da campo.
- G. Cespuglioni dei raccattatori di saponette in doccia.
- H. Hotel alla Belle Étoile.
Dimenticavo: per i più ardimentosi, per i cacciatori di adrenalina, il “parco” è da qualche mese aperto fino alla mezzanotte. Percorretelo, dunque, in piena vista… perché le emozioni non mancheranno. Questa geniale trovata della “municipalità” offre a chiunque una manciata di ore in più di svago.
Attenzione, e qui non scherzo, ora vi dico quello che ho personalmente constatato: la macchinina della vigilanza passa ad avvisare gli occupanti del “parco” che a mezzanotte le carrozze si tramutano in zucche (vuote) e a chiudere i cancelli del “parco”. Ma tali cancelli vengono chiusi con gli occupanti dentro, perché tanto costoro non se ne vanno (fig. 5).
Passeggiamo sulla Nostra Storia.
Passeggiamo allegramente sulla nostra storia e, soprattutto, lasciamo che gli altri la calpestino… Ma prima o poi dovrete smetterla di passeggiare e prendere una decisione.
Pertanto, se i nostri cari ipocriti desiderano aprirsi ad altri orizzonti, se ne vadano pure da questo bel Paese assieme alle loro risorse che hanno fortemente voluto, ma che non si azzardano ad ospitare in casa propria.
Grazie!







