Testo e foto di Gianluca Padovan
Ai confini del qualunquismo.
Sono ai confini di una fettina di Mondo Italico dove non si conservano tradizioni. Vi parlo del territorio che non si conosce e che non si desidera che venga conosciuto.
Sono nella patria del qualunquismo imperante, dove per taluni la Natura montana è terreno fertile per le sole piste da scii.
Ma un’eclatante eccezione esiste, però non soggiungo “fortunatamente”. Un gruppo di personaggi ha messo in moto il progetto per cancellare una delle più belle vallate situate ai confini del Mondo Italico mediante lo sbarramento di un corso d’acqua per alimentare una centrale elettrica per la produzione d’energia (fig. 1). Il progetto di questa diga idroelettrica ha promesso di diventare un secondo Vajont. Un fianco, addirittura, è un calcaraccio vacuolare pericoloso persino per l’arrampicata. Fortunatamente gli scavi delle opere in galleria hanno aperto gli occhi anche all’evidenza dei ciechi: i fianchi montani dove “agganciare” la struttura in cemento armato non tengono e soprattutto quello in destra orografica tende a franare (fig. 2), come ben documenta la mia foto della galleria collassata.
Fatta la debita premessa per inquadrare l’insipienza culturale, andiamo alla scoperta dell’evidente realtà storico-archeologica locale.
Un nodo viario strategico.
Percorrendo i confini del Mondo m’imbatto in una costruzione moderna che si sostiene su di un enorme terrapieno. Ovviamente il terrapieno è antico (fig. 3).
Difatti una foto panoramica dei primi del Novecento mostra un corso d’acqua, che è la Dora di Verney, sovrastata da un più che preciso terrapieno a forma di piramide troncoconica a base rettangolare. Su di esso insistono poderosi ruderi, verosimilmente riferibili ad una fortificazione altrettanto antica.
Il luogo è oggi chiamato Entrèves ed è una frazione di La Thuile. Si trova in uno spazio triangolare alla confluenza della Dora di Verney con il Torrente Ruitor e posso affermare, senza tema d’essere smentito, che si tratta del miglior posto dove erigere una fortezza a controllo della Conca di La Thuile. Protetto ai lati dai turbolenti corsi d’acqua, con le spalle coperte dalle pendici montane boscose, controlla le tre direttrici d’accesso e di partenza:
–sud-est: la viabilità sale al Colle di San Carlo per giungere giunge nella Valle d’Aosta, nel territorio di Morgex;
–sud-ovest: da qui si snoda l’antico percorso che giunge al Passo del Piccolo San Bernardo e scende in territorio di Francia;
–nord: seguendo il corso della Dora di La Thuile e la strada d’epoca romana si giunge in Valle d’Aosta, nel territorio di Pré Saint Didier con le sue acque termali calde.
Ariolica – La Thuile.
Nella copia dell’antico “stradario romano” denominata Tabula Peutingheriana La Thuile figura sotto il nome di Ariolica.
Qualcuno ne parla, ma di fatto le parole restano nel vento. A parte la testata di un ponte dato per romano, una fortificazione medievale trasformata in condominio, una torre antica sventrata perché considerata una “calchéra” e un muraglione antico scoperto per caso e non a caso reinterrato, abbiamo poco di veramente antico da vedere.
Tra le strutture architettoniche eclatanti, ma relativamente recenti, posso però menzionare il “Trincerone del Principe Tommaso”, opera di sbarramento sei-settecentesca, e una pleiade di architetture militari del medesimo periodo.
Ma dov’è finita Ariolica?
La risposta -seppure scontata- è presto data: sotto gli occhi di tutti.
Il terrapieno di La Thuile, in frazione Entrèves, è indubbiamente romano ed è perfettamente visibile in ogni suo lato (fig. 4). La fortificazione che esisteva ancora ai primi del XX secolo è invece sparita e al suo posto vi è la Caserma alpina Monte Bianco.
Il castra di La Thuile
Innanzitutto il castra è l’accampamento militare romano. In Italia sono studiati da ben poca gente e in linea di massima sono ignorati in quanto, conseguentemente, non si riconoscono per tali oppure è meglio costruirvi sopra un bel palazzo o, in alternativa, una macchia di villette a schiera.
I paragoni potranno essere antipatici, ma sono assolutamente utili e pertanto eccone uno per tutti. Un bell’esempio di terrapieno romano lo possiamo vedere a Villafranca (Verona). Il castello del XII secolo è stato eretto sul sedime del castra, sopra il terrapieno artificiale (fig. 5).
Passeggiamo sulla Nostra Storia.
Ho scritto questo “pezzo” anche per fare conoscere un lavoro recentemente pubblicato: Passeggiate sulle Alpi. Guida a 12 antichi presidi tra Morgex e La Rosière. Certo che faccio pubblicità, ma altrettanto certamente vorrei che la Nostra Storia non venisse prima ignorata e poi spazzata via dal “lottizzatore” di turno. Conoscere è il primo passo per preservare. Quindi scrivo. Anzi, scriviamo.
Se il progetto culturale più eclatante è lo spianamento dei fianchi montuosi per creare nuove piste da scii e l’installazione di “spara-neve” è meglio che chi non è del territorio consideri che anche questo lembo di terra è Italia! Non si tratta e non si deve trattare di un’isola d’insipienza perduta nel limbo dell’ignoranza e del guadagno facile a discapito d’una intera Nazione.
Il Libro: https://www.amazon.it/Passeggiate-sulle-Alpi-antichi-pres%C3%ACdi/dp/B0DXC1WCVP








