Il fantasma della libertà. Occidente totalitario? – Roberto Pecchioli

Il fantasma della libertà. Occidente totalitario? – Roberto Pecchioli

La libertà non gode di buona salute in Occidente, autoproclamata patria della libertà. Rischia di trasformarsi in fantasma, sino a sfumare in una forma nuova, non meno insidiosa delle precedenti, di totalitarismo, in cui le modalità “dure” (costrizione fisica, terrore, eliminazione dei dissidenti, divieti espliciti di pensiero, parola, associazione, azione) sono sostituite dalla seduzione, dal controllo da remoto, dell’abolizione progressiva delle idee non conformi. E’ il metodo della rana bollita, il lento , costante restringimento delle libertà concrete, tolte una alla volta, sempre giustificate da nobili motivi: sicurezza, protezione, difesa delle minoranze, inclusione, discorso di odio e altro. Non siamo ancora scivolati in un vero e proprio totalitarismo, ma le premesse ci sono tutte.

Il titolo della presente riflessione contiene due parole (libertà e totalitarismo) il cui significato non è universalmente condiviso . La terza categoria- Occidente- ha da tempo perduto ogni connotato geografico per diventare il nome della civilizzazione imperniata sul liberalismo politico e il liberismo economico, capitanata dagli Usa, costituita dall’Europa occidentale, da Israele e dai satelliti dell’ex impero britannico, con propaggini sempre più riottose nell’America centrale e meridionale. L’ Occidente è un sistema di egemonia sull’umanità per conto di un’oligarchia internazionale illegittima. E’ l’opposto di Europa, di cui ha distrutto cultura, radici, tradizioni. Raggiunto un potere “imperiale”, ha inverato la previsione di Lord Acton nel XIX secolo: il potere tende a corrompere, il potere assoluto corrompe assolutamente.

Di questa tendenza fu interprete coerente Margaret Thatcher, per la quale al modello occidentale globale “ non vi è alternativa”. L’acronimo TINA, there is no alternative, è diventato uno dei mantra di un sistema sempre più oppressivo in nome della libertà economica e finanziaria di pochi giganti. La negazione della possibilità di alternative è di per sé un concetto totalitario.

La definizione più pregnante di totalitarismo è di Hannah Arendt. Per la pensatrice ebrea tedesca il totalitarismo contemporaneo è una modello politico distinto dalle forme storicamente note di potere autoritario come il dispotismo, la tirannide e la dittatura. Laddove ha preso il potere ha distrutto le tradizioni politiche, travolto l’ ordine sociale precedente e portato all’estremo le caratteristiche della società di massa, quali l’ l’isolamento e l’intercambiabilità degli individui.

Il neo totalitarismo non pretende solo la subordinazione politica, ma invade e controlla la sfera privata e intima. Il suo obiettivo è sostituire l’ esistente con una società radicalmente diversa, costruendo nel tempo una diversa umanità. In questo senso non vi è dubbio che il liberalismo globalista trionfante dopo la sconfitta del comunismo e il discredito di ogni altra forma di organizzazione politica, economica, sociale e valoriale ha tratti totalitari. In particolare per la sua alleanza con l’apparato tecnologico e scientifico di cui è motore nonché proprietario. Si ritorce contro il liberalismo – uscito da se stesso per diventare globalismo – l’accusa rivolta al collettivismo statalista da Friedrich Von Hajek, economista ultra liberale : chi possiede tutti i mezzi, determina tutti i fini. I suoi, ovviamente. Un altro indizio di totalitarismo.

Con altrettanta forza argomentativa si può sostenere che non può essere totalitaria una società fondata sui “diritti”, che la libertà economica non è mai stata così estesa e che in nessun tempo il singolo individuo nell’angolo di mondo chiamato Occidente ha goduto di opportunità tanto ampie, divenute “diritti”. Entrambe le tesi hanno fondamento. Chi scrive ama la libertà e sospetta dei diritti. Innanzitutto perché proclamare diritti senza stabilire corrispondenti doveri genera cinismo, indifferenza sociale, individualismo rancoroso, ripiegamento in un ’”io” capriccioso, tirannico come un bambino viziato. Poi per la natura dei diritti: sono cancellati i diritti sociali e comunitari, enfatizzati quelli soggettivi, in particolare relativi alla sfera pulsionale e sessuale. Piegato nell’individualismo radicale, polverizzata la comunità, l’Occidente ultimo distrugge anche la società, l’ordine che regola principi, valori, interessi distinti ma non incompatibili.

I diritti offerti riguardano sempre la sfera soggettiva e considerano la libertà come assenza di vincoli (libertà “da”) ossia liberazione. Dalla famiglia, dall’autorità, dalle appartenenze naturali, perfino dall’identità più intima. Il modello è il “trans”, un soggetto fluido, cangiante, provvisorio, slegato da tutto ciò che eccede la sua volontà, piacere, preferenza, diventate indiscutibili. Diritto a non essere più alcunché di definito facendone una bandiera. A rinunciare a qualsiasi eredità (tranne materiale; al denaro e ai mezzi diventati fini “non c’è alternativa”), a considerare felicità –il cui perseguimento è un diritto – la soddisfazione immediata di pulsioni, desideri, capricci.

Consumo, cambiamento continuo di gusti, idee, mode, partner, professione, genere, “orientamento sessuale” ed esistenziale. Fragili banderuole prive di sovranità su se stesse sospinte nella direzione in cui spira il vento. La provvisorietà come progetto di vita. Un assurdo logico che produce disagio, tensione, scontentezza sino alla schizofrenia e all’insoddisfazione costante, il cui rimedio è altrettanto provvisorio: il piacere compulsivo, il consumo della vita- trasformata in merce- da rilanciare continuamente. Bene e male, giusto e sbagliato? Vale il concetto di Calderòn de la Barca, in bocca al volubile Sigismondo: nada me parece justo, en siendo contra mi gusto. Niente mi sembra giusto se è contro il mio piacere o preferenza.

Senza avvedercene, abbiamo tracciato la definizione di dipendenza. La libertà dei moderni è la sequela delle dipendenze fatte diritto, a cui non è lecito opporre limiti etici, freni legislativi, riprovazione sociale, giudizi negativi. L’esito non può che essere l’equivalenza, l’indifferenza rispetto a qualsiasi elemento comune a favore di un soggettivismo egotista. Il relativismo che ne consegue diventa un assoluto, pensiero debole per divieto di pensiero forte. Secondo Benjamin Constant la libertà degli antichi era angusta autonomia politica vissuta nel diritto –dovere della partecipazione alla polis. Quella dei moderni è libertà privata individuale, compreso il diritto all’ indifferenza sociale. Risultato: dissoluzione di limiti e legami, sostituiti nei fatti dall’imperio del più forte, colui che soffia sulla banderuola imprimendole la direzione voluta.

La libertà dei moderni scaturita dal sistema dei diritti e dall’ insindacabilità delle scelte individuali (indotte, eterodirette da un dispositivo potentissimo) finisce in assenza di ancoraggi, di principi condivisi. Il paradosso è che l’unico universale riconosciuto è il divieto di universali, l’imposizione di non credere a nulla poiché nulla vale. Un controsenso distruttivo.

Per una singolare associazione di idee ci sovviene un brano de La luna e i falò di Cesare Pavese, la prova estrema dello scrittore, suicida pochi mesi dopo l’uscita del romanzo. “ Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Non c’è più qualcosa di nostro che ci aspetti, perché abbiamo reciso ogni vincolo. Andare via è spesso un viaggio in cui è messo in conto il ritorno, in cui ciò che lasciamo è un paragone anche nel rifiuto.

Al viandante servono bussole, traguardi, un’Itaca – materiale e spirituale- a cui fare riferimento, una comunità di cui sentirsi parte, un complesso di principi a cui attenersi, che possono essere rigettati ( “il gusto di andarsene”) ma restano lì ad aspettare, solidi, stabili, talvolta ruvidi come la Langa di Pavese. Per il poeta Antonio Machado non ci sono orme da seguire, la via sono le nostre impronte. No hay camino, sino estelas en la mar: non c’è un cammino, solo scie nel mare. E’ – nobilitato dalla scintillante bellezza dei versi- il programma della libertà dei moderni. Resta per un momento la scia, subito cancellata dalle onde.

Ancora peggiore, per la facile pervasività del messaggio musicale che ha influenzato milioni di persone, è la libertà astratta di Imagine (Immagina) il brano di John Lennon manifesto del gaio nichilismo contemporaneo, fatto di disimpegno. “Immagina che non ci sia alcun paradiso, Se ci provi, è facile. Nessun inferno sotto di noi, Sopra di noi solo il cielo. Immagina tutta le gente che vive solo per l’oggi. Immagina che non ci siano patrie. Non è difficile farlo. Nulla per cui uccidere o morire. Ed anche nessuna religione.”

Semplice, suggestivo, la vita in rosa. E’ la colonna sonora del progetto dei “diritti” sottilmente totalitario, poiché se per niente vale la pena vivere o sacrificarsi, se esistiamo solo per l’attimo, se destituiamo di senso ogni realtà che ci trascende, cessiamo di essere uomini. Questo è il meccanismo totalitario dell’Occidente ultimo, con tutte le sue maschere, i buoni sentimenti che nascondono la volontà di potenza delle oligarchie, il progetto di un’umanità gregaria, zootecnica, comandata dalla tecnologia, sorvegliata h.24, in cui le decisioni vengono prese da apparati artificiali posseduti da una cupola onnipotente, le cui parole d’ordine a uso della massa sono il contrario delle condotte.

Più si esalta il valore della solidarietà, più viviamo da indifferenti, estranei e nemici in competizione. Più gridiamo tolleranza, meno accettiamo l’ altro, meno riconosciamo il suo diritto ad avere idee difformi da quelle oggi dominanti, in attesa delle prescrizioni di domani. Più predichiamo libertà, più accettiamo, invochiamo la sorveglianza, il controllo, una vita da liberi schiavi davanti alla vetrata in milioni di fotocopie. E’ apprezzato ogni tipo di esibizionismo, che il potere chiama trasparenza per negare il diritto alla sfera privata, intima, intangibile.

Quelle che chiamano opportunità sono la negazione “virtuosa “di concreti diritti sociali. Basta con la sicurezza del lavoro, con un ragionevole ordine collettivo, con la dimensione pubblica, con la sanità tutelata, con un’istruzione che sia cultura, allenamento al pensiero critico, non semplice addestramento alle mansioni future. Se non ce la fai, colpa tua: sei un perdente nel gran ballo della competizione. Puoi consolarti con una delle mille dipendenze a cui hai diritto: droghe, alcool, sesso, sballo, gioco, eccetera. Nessuno te le può negare, sono “diritti”. Anche suicidarsi sarà presto un diritto.

Non hai uno stipendio dignitoso nonostante fatichi tutto il giorno, ma puoi sposarti con una persona del tuo sesso (padron genere) comprare a credito l’ultimo modello di smartphone o di maglia griffata. Puoi andare in vacanza a rate e noleggiare ogni cosa, da un abito alla Ferrari. Vite a debito e a nolo, un altro totalitarismo antiumano. Puoi sballarti tutta la notte nei locali e poi tornare strafatto. A piedi, però, poiché sono in preparazione le città “da quindici minuti”. Basta con l’automobile di proprietà e la libera mobilità. Lo fanno per l’ambiente. Bannato Dio, l’umanità adora Gaia, la Terra personificata: animismo di ritorno.

Dalla conoscenza è esclusa la metafisica e sono relegati a oziosi passatempi i saperi “umanistici”, a partire da storia e filosofia, guarda caso le materie che aprono la mente e consentono il giudizio personale. All’uomo tecnologico non servono. Tagliare la sapienza è un’operazione totalitaria, un’ablazione della personalità per schiavi che atrofizza intere aree del cervello.

La civiltà occidentale ha la pretesa di essere razionale, scientifica. “Civiltà, progresso, scienza, tecnica: parole a cui i nostri contemporanei sembrano annettere una sorta di potere misterioso, indipendentemente dal loro significato. La Scienza, con la maiuscola, come il Progresso e la Civiltà, il Diritto, la Giustizia e la Libertà, è una di quelle entità che è meglio non cercare di definire, e che rischiano di perdere tutto il loro prestigio non appena si incominci ad esaminarle un po’ troppo da vicino. Tutte le conquiste di cui il mondo moderno va tanto fiero si riducono a grandi parole dietro le quali non c’è nulla, o molto poco: suggestione collettiva; illusione che, per essere condivisa da tanti individui e mantenersi, non può essere spontanea”. (René Guénon) Appunto: totalitarismo soffice.

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Categorie: Filosofia

Pubblicato da Roberto Pecchioli il 25 Ottobre 2023

Roberto Pecchioli

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Commenti

  1. nino

    Ti leggo sempre volentieri anche se, tra gli
    spunti interessanti nel tuo scritto, resto perplesso, per esempio, quando scrivi ‘l’umanità adora Gaia, la Terra personificata: animismo di ritorno”.
    Perplesso per due motivi.
    L’umanità non adora la Terra, anzi è sostanzialmente indifferente ad essa. I movimenti ‘verdi’ in corso sono parte di agende che utilizzano i mezzi necessari per fini di controllo.
    L’ umanità è indirizzata ed indirizzabile.
    Pochi convinti che utilizzano portavoce di vario tipo per abbindolare gli altri, ignavi compresi.

    Ci manca una visione cosmica che esca dal piccolissimo pianetino blu, sul quale litighiamo ferocissimamente, e che discuta su cosa c’è là fuori e del posto degli umani nel contesto universale.
    E quindi chi può lotta per accaparrarsi risorse e gli altri, beh!, che si arrangino.

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